Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 6 marzo 2012

Dicembre 2011: Strappi e picchiate sulle sponde del Garda - 08/12/2011: in mountain bike da Torri del Benaco a S. Zeno di Montagna (1° giorno)

(18 km – 600 metri di dislivello in mountain bike)


Visto che quest’anno l’inverno tarda ad arrivare, cosa che a me non dispiace affatto, perché non sfruttare il “ponte” dell’Immacolata per le ultime scorrazzate in mountain bike sul Lago di Garda? Detto, fatto! Siamo a Torri del Benaco, sulla sponda veronese del grande bacino. Per oggi mi accontenterò di un giro breve, giusto per sgranchirmi le gambe e ritrovare un po’ di familiarità con la mia vecchia mountain bike, sulle antiche vie che collegano piccole contrade. Partiamo dal grande parcheggio davanti al castello scaligero di Torre del Benaco e ci immettiamo sulla Gardesana veronese. E’ una bella giornata di sole, ci sono ben 15 gradi. Ohibò, un ciclista in maglietta e calzoncini .. avrà esagerato lui oppure io con il mio abbigliamento da spedizione polare? Forse entrambi. Una cosa è certa, oggi mi farò una bella sudata! Al semaforo svoltiamo a destra e iniziamo a salire per Albisano, ma, dopo circa cento metri, prendiamo una stradina asfaltata che si stacca a sinistra, seguendo le indicazioni per Coi e Loncrino. 


La pendenza, intorno al 20%, è una vera rasoiata per i miei poveri garretti da ciclista prevalentemente di strada, i quali non hanno ancora avuto la possibilità di riscaldarsi. Mi auguro che la sofferenza duri poco. Invece un’amara sorpresa mi aspetta dietro l’angolo: un orribile pavè! La bici rimbalza sulle pietre, il mio equilibrio è molto precario e la ruota anteriore tende a staccarsi dal suolo. Piego il busto in avanti sul manubrio per ottenere una maggiore aderenza dei copertoni e spero che questa tortura finisca presto, ma faccio l’errore di alzare gli occhi dopo una curva. Argh ... non vedo la fine della salita. E’ un attimo, perdo fiducia in me stessa e metto il piede a terra. Poi mi pento, mancavano soltanto 20 metri e potevo resistere. Purtroppo quando non si conosce il percorso si pensa sempre al peggio. Arriviamo nei pressi di una fontana, che lasciamo alla nostra destra, e poi ad un bivio. Provvidenziale l’arrivo di un pescatore che ci spedisce su per la rampa a destra, anche se io avrei preferito scendere a sinistra. Un altro bivio, ma noi sappiamo di dover continuare a sinistra, finchè la strada diventa sterrata e successivamente sentiero. 


Pedaliamo tra lago e montagna, attorniati da centinaia di ulivi. Proseguiamo, poi, all’interno di un fitto bosco, facendo attenzione alle insidie che si nascondono sotto il fogliame. Risaliamo, quindi, a piedi quello che sembra il letto di un torrente asciutto, superiamo un altro paio di punti difficili e poi, finalmente, arriviamo alla contrada di Crero, un pugno di case in pietra affacciate sul lago. 


Dopo una breve sosta, ci inerpichiamo su per una stradina che serpeggia fra le antiche case della borgata. La pendenza è del 24%, ma ce la faccio; procedere su asfalto, seppur grosso e un po’ sconnesso, è meno difficoltoso. Andiamo avanti così per un lungo tratto, poi la strada “spiana” al 15% per impennarsi, poco più avanti, di nuovo al 24%. 


Da Crero ci fanno compagnia quattro giovani bikers. Procediamo insieme su bitume con grande fatica; questa rampa non finisce più. Uno alla volta i baldi giovanotti gettano la spugna. Io soffio come uno stantuffo, ma non voglio mollare. Mi infilo in una via laterale piana, propizia per recuperare fiato e poi continuo, piano piano, fino alla contrada Schena di S. Zeno. 


Siamo all’incrocio con la strada principale che scende ad Affi. Ne percorriamo una manciata di chilometri. Poi, al bivio per Albisana, svoltiamo a destra e, attraverso tranquille stradine che s'insinuano tra uliveti e vecchie case, perdiamo velocemente quota, ritrovandoci, poco dopo, nuovamente sul lungolago di Torri del Benaco. 


Ecco, questo è stato soltanto un assaggio di quello che può offrire il lago di Garda, perché qui c’è veramente tanto da scoprire.

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