Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

giovedì 29 settembre 2011

12/09/10: Polaveno o Passo Tre Termini–Passo Maniva e ritorno (bici da corsa: 150 km tondi tondi – 2280 m. disl. in salita)

La sveglia suona alle 5,30, ma sono già sveglia da un po’. Di solito, sei ore di sonno mi bastano per ricaricarmi, a volte anche meno. Non mi piace sprecare tempo dormendo. Mi preparo senza fretta, tanto fino alle 6,30 non schiarisce. Faccio un’abbondante colazione e metto nello zainetto, oltre al k-way, un bel po’ di scorte alimentari. Non si sa mai. Scendo, tolgo la bici dal garage e parto. Il cielo è limpido, non c’è una nuvola. Le previsioni meteo danno bel tempo OVUNQUE ed io, chissà perché, faccio sempre l’errore di crederci. Il sole non è ancora sorto, ma incrocio già un gruppetto di ciclisti altrettanto mattinieri. Un saluto, un sorriso e via .. di buonumore verso questa nuova avventura. Ho una vaga idea dei chilometri che dovrò macinare, però non so nulla del dislivello che dovrò affrontare. Ma non mi faccio troppi problemi, di sicuro non supera i 3.000 metri e tanto mi basta. Arrivo ad Iseo dopo 18 km ed al semaforo giro a destra. Inizia qui la salita al Passo Tre Termini, meglio conosciuto come Polaveno. E’ una salita blanda, di 8 km, con un dislivello di circa 500 m e una buona aslfaltura. Il traffico a quest’ora è quasi inesistente, salvo alcuni motociclisti che passano veloci. Non mi danno fastidio come le auto, anzi, ammiro molto le loro acrobazie sui tornanti e, poi, in genere, sono simpatici. Spesso si accostano per farmi i complimenti o alzano il pollice in segno di approvazione. Non posso negare che tutto ciò mi faccia gongolare. Mentre salgo, la vista spazia sul sottostante lago, sulle Torbiere e su Montisola. 

Mi superano di gran carriera diversi ciclisti. Mi consolo pensando che, forse, hanno in programma un giro più breve del mio. Io voglio soltanto essere sicura di riuscire a tornare a casa. Non c’è nessuno che mi dia il cambio e il mio passo regolare mi consente di percorrere lunghe distanze senza problemi. Tra un pensiero e l’altro scollino e mi lancio, per modo di dire, nella discesa. Sono 9 km, ma c’è il sole adesso e non fa freddo, perciò niente k-way. Come non detto, dopo un paio di chilometri ritorna l’ombra. Mi fermo per indossare il k-way e, nonostante tutto, arrivo a Ponte Zanano quasi ibernata. Al semaforo giro a sinistra e inizio la risalita della Val Trompia. Da qui a Collio sono circa 24 km in leggera pendenza, che aumenta progressivamente dall’1 al 5%. L’asfalto è orribile. Sono costretta a fare una gincana tra una buca e l’altra, col rischio di farmi investire dalle auto che mi sorpassano. E’ davvero pericolosa questa strada per noi ciclisti. Possibile che le amministrazioni locali non se ne siano accorte? Probabilmente l’ultima asfaltatura risale al Medioevo. Sputando improperi a destra e a manca, supero i paesi di Gardone Val Trompia, Marcheno, Tavernole sul Mella, Bovegno, Collio. Da Tavernole sul Mella il paesaggio diventa, via via, sempre più incantevole. La valle si restringe e sullo sfondo, tra il verde dei pascoli e dei boschi, spuntano le cime rocciose di una catena montuosa cui purtroppo non so dare un nome.

Lungo il percorso mi fa compagnia il rumore del torrente Mella che scorre alla mia destra. A Collio una brutta sorpresa. Il sole è improvvisamente scomparso dietro grossi nuvoloni neri che non promettono nulla di buono. Accidenti, vuoi vedere che la pioggia non mi risparmia neanche oggi! Mi ritrovo a scrutare il cielo con preoccupazione. I temporali in alta quota mi terrorizzano. Già ho avuto un’esperienza allucinante sul Giau, un paio di anni fa, che non vorrei proprio ripetere. Nuvole basse nascondono le cime delle montagne tutt’attorno. Nella migliore delle ipotesi arriverò al Passo immersa nelle nubi e non voglio pensare come ci arriverò nella peggiore. E non vi è dubbio alcuno che io ci arrivi, perché ormai sono qui e indietro con le pive nel sacco non ci torno! Alla frazione di San Colombano inizia la salita al Passo del Maniva. Finalmente! Adesso si fa sul serio! Pendenze a doppia cifra: 10-11-12-13%. Pochi tornanti e si sale di quota velocemente. Dài, sono soltanto 11 km, anche se duretti. Forse ce la faccio a scollinare prima che si aprano le cataratte dal cielo. Spingo con forza sui pedali, intraprendo una lotta feroce con un tafano e a fatica me ne libero. Ecco, già intravedo sopra di me i tornanti che conducono al Passo e, a destra, individuo la strada, in parte sterrata, che corre a mezza costa sulla montagna e che, mi diranno poi, porta al lago di Idro.  Ad un certo punto arrivo ad un bivio. Un unico cartello indica a sinistra Crocedomini 17 km. E mo’, ndo sta il Maniva? Sarà a destra! Salgo e arrivo ad un grande parcheggio occupato da una moltitudine di auto. Che succede? Uno speaker parla nel microfono. Mi avvicino all’arco rosso gonfiabile. Ah, è L’Ecomaratona del Maniva! Allora sono arrivata! Cerco il classico cartello con l’indicazione del Passo e dell’altitudine per fare una foto ricordo, ma non c’è verso. Ispeziono il territorio centimetro per centimetro. Chiedo alle signore che vendono il bagòss, tipico formaggio della zona, che confermano i miei sospetti. Non esiste alcun cartello segnaletico.  Ok, rassegnamoci, se non c’è, non c’è. Indosso il k-way e inizio a scendere. Almeno qui l’asfalto è buono. Adesso posso godermi con calma il paesaggio che mi circonda: la pineta, i prati, la valle sottostante che, piano piano, si avvicina e, nel giro di pochi minuti, mi ritrovo a San Colombano. 

Ripercorro a ritroso la strada fatta all’andata. Noto che le nuvole sono arrivate fin qui, ma, adesso che mi trovo a valle, sono più tranquilla. Che piova pure! Per fortuna non c’è molto traffico e così posso destreggiarmi in un magnifico slalom tra le buche e le crepe delll’asfalto. A Ponte Zanano giro a destra e riprendo la strada per il Polaveno o Passo Tre Termini, ma, dopo circa 5,5 km, svolto a sinistra.
Salgo al paesino di San Giovanni, scendo ad Ome e mi ritrovo nello splendido paesaggio della Franciacorta, con le sue dolci colline, i suoi vigneti, gli ulivi, le grandi tenute  e le tipiche case a grosse righe gialle e rosse.

Qui le nuvole non sono arrivate e il sole è piacevolmente caldo. Attraverso i bei paesini di Torbiato e Adro e, dopo pochi chilometri, sono a casa. Tiro un bel sospirone. E’ andata anche stavolta! Una nuova zona esplorata e un’altra bella giornata da ricordare.