Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

domenica 29 settembre 2013

18/07/2013: ANTICA CALA’ DEL SASSO – 4444 gradini verso il cielo (da Valstagna (VI) – Veneto


Una vacanza tra le province di Vicenza, Treviso, Belluno e Trento in bici e camper 
(5° giorno)

Innanzitutto bisogna dire che questa strada a gradini, affiancata da uno scivolo, sempre in pietra, è stata costruita, alla fine del XIV secolo, per consentire agli abitanti di Asiago di scaricare il legname a valle. I tronchi finivano la loro corsa nel Brenta e poi venivano trasportati dalla corrente verso il mare e Venezia, dove erano usati per costruire le navi della Serenissima.
E’ la scalinata più lunga d’Italia, oltre ad essere quella più lunga del mondo aperta al pubblico, ma anche una delle opere più fantastiche delle Alpi e … sconosciuta.
Dal centro di Valstagna partono due strade verso Calà del Sasso. La prima, a destra della piazzetta (dando le spalle all’edificio con il grande orologio e il leone di Venezia) sale con ampi gradini all’interno del paese. La seconda, a sinistra, è asfaltata e conduce anche a Foza e ad Asiago. Le due strade si congiungono all’uscita del paese e per raggiungere l’imbocco dello sterrato per Calà del Sasso si deve camminare ancora per circa 1,5-2 km. 
Nelle vicinanze ci sono due piccoli parcheggi. Noi abbiamo preferito lasciare il camper nell’area attrezzata posta all’uscita del paese, dopo i campi di calcio, distante più o meno 1 km dal centro.
Lo sterrato ci introduce nell’angusta Val Frenzéla e costeggia il letto asciutto di un torrente dove alcuni operai stanno estraendo la ghiaia con un escavatore. Camminiamo ancora per almeno 1 km e finalmente mettiamo il piede sul primo gradino. Bisogna fare molta attenzione, perché il rischio di inciampare è alto. Infatti i gradini sono composti da tante piccole pietre che sporgono dal sentiero. Basta poco per mettere il piede in fallo e procurarsi una distorsione. 
La scalinata è ripidissima; in alcuni tratti sfiora il 40% di pendenza (c’è un cartello che lo indica). Con questa inclinazione, i tronchi saranno scivolati velocemente a valle e chissà che trambusto! 
Tutto il tragitto si snoda all’interno di un bosco, umido e fresco. Per osservarlo, rallento. E’ bellissimo e con una varietà incredibile di piante e fiori. Sto bene e non sono nemmeno affaticata. Pur essendo il dislivello da affrontare notevole (744 metri metri su 7 km) i gradini sono bassi e permettono di salire con piccoli passettini che non fanno venire il fiatone. 
Non so quanto tempo impieghiamo complessivamente a percorrere questa scalinata, perché, Marco ed io, non indossiamo l’orologio e nemmeno abbiamo l’abitudine di controllare l’orario sul cellulare. 
Pare siano necessarie due ore per la sola andata. Due ore che volano, tra felci, muschi, ciclamini e farfalle, nella pace assoluta, interrotta soltanto dal cinguettio degli uccelli. Un piccolo eden, un posto unico in Europa che, se si fosse trovato in terra francese, sarebbe stato valorizzato e pubblicizzato ovunque. Avremmo trovato le indicazioni per raggiungerlo già a 50 km di distanza. Qui, invece, dopo aver ricevuto i soldi dalla Comunità Europea per rimettere in sesto questo luogo, è stato fatto molto poco. Sulla strada principale non abbiamo visto alcun cartello che lo pubblicizzasse e neppure alcuna segnaletica stradale, se non una volta giunti nel centro di Valstagna, che si trova su una strada secondaria. 
Chi non sa che esiste questo posto, tira dritto ed è un peccato. Il turismo, nel nostro Paese, è uno dei pochi settori che possiede ancora innumerevoli risorse da sfruttare. E allora perchè non valorizzare anche questi piccoli paradisi? Se consideriamo, poi, che a Valstagna scorre il Brenta, un fiume che si presta per il rafting in gommone o kayak, dove c’è una scuola di canoa e dove, da ben 28 anni, si disputa il Palio delle zattere, investire un po’ di soldi per promuovere e far conoscere questi luoghi ameni, attraversati, peraltro, dalla Ciclovia della Valsugana, penso sarebbe fruttuoso per tutti. 

17/07/2013 – IN BICI SULL'ALTOPIANO DI ASIAGO


(anello di 86 km e 1300 metri di dislivello in mountain bike)

Una vacanza tra le province di Vicenza, Treviso, Belluno e Trento in bici e camper
(4° giorno)

All’altopiano dei Sette Comuni, forse più conosciuto con il nome di Altopiano di Asiago, vi si può accedere da diverse vie. Una di queste parte dalla piazza di Valstagna e giunge al comune di Foza, che si trova a 1.083 metri di quota.  E’ una bella strada a tornanti, che ci porta subito in alto, tra il verde e le montagne, nel silenzio assoluto. Come sempre, in questi casi, spengo il lettore MP3. Il silenzio, quando c’è, va ascoltato. 
Questi luoghi selvaggi, quasi dimenticati da Dio, sono una manna dal cielo per me. Quando decisi di venire a curiosare in queste zone, non immaginavo di trovare una natura così intatta. E' stata una piacevole scoperta.

In questo periodo, poi, i fiori a bordo strada sono cascate di colori che mettono allegria e il canto degli uccellini, che ci accompagna lungo il cammino, contribuisce a creare un’atmosfera serena, rilassante, che ci fa sentire in armonia con il mondo intero. Un toccasana per chi vuole liberarsi dallo stress.
Oggi ho optato per la mountain bike. Dovremmo percorrere strade asfaltate, ma non si sa mai. Magari riusciamo a fare anche un po’ di sterrato. Intanto questa salita di 14,4 km e 939 metri di dislivello, pur non essendo particolarmente impegnativa, ha una buona pendenza e non molla proprio mai.
A Foza continuiamo per Asiago. La strada corre in falsopiano per 14 km; la prima parte in leggera discesa, la seconda in lieve salita. 
All’Ufficio Turistico chiediamo delle mappe per escursioni in mountain bike. Ci dicono che non tutti i sentieri sono segnati. E allora chi si fida? Per percorrere 10 km rischiamo di farne 30. Asiago è un comune grosso e trafficato. Non è il caso di perdere troppo tempo qui. Ritorniamo, pertanto a Foza, passando davanti al sacrario. Marco vorrebbe rientrare dalla medesima strada percorsa all’andata. 
Gli propongo di fare un percorso ad anello, visto che è presto, così possiamo vedere un’altra parte dell’altopiano. Accetta, poco convinto. Della serie: fidarsi è bene … Chissà perché, poi? Alla fine non ci siamo mai trovati nei guai a causa mia, mi pare … o no? Perciò proseguiamo verso Enego, su dolci saliscendi, per 15 km. 
Paesaggi superbi anche qui. Pinete, prati, piccoli borghi e un lungo viadotto, là dove la montagna sembra spaccarsi in due. Da Enego, una discesa di una dozzina di chilometri e 19 tornanti, ci fa perdere oltre 500 metri di dislivello, depositandoci, così, nei pressi di Primolano, frazione di Cismon del Grappa. 
Poco dopo il ponte sul Brenta, ci infiliamo nella pista ciclabile della Valsugana, lunga ben 80 km e che collega Caldonazzo a Bassano del Grappa, dirigendoci verso sud. La stradina, asfaltata, si snoda per alcuni chilometri all’interno di una stretta gola. 
Alla nostra sinistra, il corso d’acqua, che qui non ha ancora le dimensioni che assumerà più a valle. Tra il fiume e la montagna, invece, corre la statale 47, strada infelicemente battuta da camion e TIR. Cerco di ignorarla e mi concentro su tutto il resto del paesaggio, che è splendido. Pedaliamo sempre in leggera discesa. Man mano che scendiamo, la valle si allarga e così pure gli argini del fiume. Ed eccoci, dopo 15 km, di nuovo a Valstagna, “paese delle zattere”, sani e salvi … c’era da dubitarne?





16/07/2013 - DA MAROSTICA A VALSTAGNA CON VISITA ALLA GROTTA DI OLIERO, in camper (20 km)


Una vacanza tra le province di Vicenza, Treviso, Belluno e Trento in bici e camper 
(3° giorno)

Una visita a Marostica è d’obbligo, visto che dista soltanto 6 km da Bassano del Grappa. Ad ovest del paese e vicino al centro storico, troviamo un ampio parcheggio, dove si può sostare gratuitamente anche con il camper, ma per non più di 72 ore. E’ pure provvisto di pozzetto e rubinetto per lo scarico ed il carico delle acque.
La cittadina sorge ai piedi dell’Altopiano di Asiago ed è nota in tutto il mondo per la partita a scacchi che si svolge nella sua piazza, con personaggi viventi, nel secondo fine settimana di settembre e per questo viene anche soprannominata “la città degli scacchi”. 
Le antiche mura circondano e racchiudono un ampio territorio, che comprende un piccolo colle e la pianura sottostante, unendo così due castelli, quello superiore e quello inferiore. Nella cinta di pietra si aprono quattro porte d’accesso, ognuna delle quali è posta in corrispondenza di un punto cardinale. Il nucleo antico è piccolo, ma grazioso e due passi tra le sue strette vie medievali  si fanno volentieri.
Ne approfittiamo per fare la spesa e, poi, partiamo, insinuandoci nella stretta valle del Brenta, quasi schiacciata tra il Monte Grappa da una parte e l’Altopiano di Asiago dall’altra. 
Dopo qualche chilometro di statale, ci spostiamo sulla sponda sinistra del fiume.
Lungo la strada ci fermiamo alla grotta di Oliero. La visita costa € 7,50 a persona. 
Dopo aver indossato caschetto e giubbetto salvagente, entriamo con un gruppo di 14 bambini, forse del CRE.  L’ingresso alla caverna, così come l’uscita, avviene attraverso una lunga fessura e per mezzo di una barca che le guide fanno scivolare sull’acqua di un laghetto, profondo 13 metri, grazie alle corde tese sulle pareti laterali e sul soffitto dell’oscuro antro. 
L’imbarcazione ha una capacità piuttosto ridotta, ma, stringendoci, riusciamo a starci tutti. 
Immobili come statue, per non sbilanciare il piccolo natante, attraversiamo la distesa d’acqua e attracchiamo ad un molo, dove veniamo abbandonati insieme alla guida. La barchetta, infatti, deve riportare all’entrata il gruppo che ci ha preceduti.
Non è una grande grotta, ma le spiegazioni del ragazzo che ci accompagna sono interessanti. La visita dura circa mezz’ora e, tutto sommato, è piacevole. C’è sempre qualcosa da imparare e da scoprire. 
Infatti, questa è una grotta-sorgente, dalla quale sgorga gran parte dell’acqua che penetra attraverso l’Altopiano di Asiago sovrastante; classico esempio di carsismo. 
E’ una delle sorgenti valchiusane più importanti d’Europa, versando circa 8 milioni di metri cubi d’acqua al giorno. Gli sbocchi, detti anche “covoli”, sono quattro, due dei quali secchi, mentre il principale è quello che stiamo visitando in questo momento. Nella grotta, dove la temperatura è di 9-12° C,  ci sono diverse stalattiti calcaree, di cui una lunga circa 14 metri.
Usciti sani e salvi dalla bella spelonca, ci avviamo con il camper all’area di sosta di Valstagna, poco distante e posta all’uscita del paese, dopo i campi di calcio, ad 1 km circa dal centro. E’ gratuita e fornita di pozzetto nonchè di colonnette per la corrente. 
Per l’erogazione di quest’ultima, però, è necessario telefonare ad un incaricato. Noi ne facciamo a meno. Il pannello solare è più che sufficiente.
Siamo passati, nel giro di pochi chilometri, dal caldo torrido, umido e asfissiante di Bassano e Marostica, a quello più gradevole della Val Brenta. Il fiume, da cui prende il nome la valle, è percorso da gommoni, canoe e kayak. 
Sembra che i ragazzi a bordo di quelle piccole imbarcazioni si stiano divertendo un sacco. Qui, a Valstagna, uno dei pochi borghi allungati sulla sponda del fiume, c’è la scuola di canoa e si organizzano anche gare e manifestazioni sportive, come il Palio delle zattere, che si terrà a fine luglio.
Dalla piazza parte il sentiero per Calà del Sasso, formato da 4444 gradini. Sarà un’escursione che faremo nei prossimi giorni.

sabato 28 settembre 2013

15/07/2013: MONTE GRAPPA DA SEMONZO in bici da corsa (18,6 km di salita – 1562 metri di dislivello)


Un anello di 61 km e 1700 metri circa di dislivello in bici da corsa

Una vacanza tra le province di Vicenza, Treviso, Belluno e Trento in bici e camper 
(2° giorno)

Partiamo dall’Agricamp di Bassano del Grappa e, tenendo la sinistra, ci troviamo subito all’incrocio con la strada per Romano d’Ezzelino. Procediamo per 2 Km, fino a Semonzo, dove vediamo l’indicazione a sinistra per Cima Grappa. Ho pensato di scalare il Monte Grappa da questo versante, meno conosciuto, sia perché, pur essendo la salita più corta rispetto a quella di Romano, è più impegnativa, ma, soprattutto, perché mi auguro sia più tranquilla.
Il massiccio del Grappa è immenso e ben individuabile. Sorge tra il Brenta, ad ovest, e il Piave, ad est. Davanti, la pianura trevigiana e, alle spalle, quella feltrina.
La strada sale subito a tornanti; ne contiamo 21 nei primi 9 km. Sono abbastanza distanti l’uno all’altro e soltanto i rettilinei si trovano all’ombra del bosco, mentre i tratti in curva sono esposti ai raggi del sole. La pendenza è regolare, senza strappi e si mantiene tra l’8 ed il 9%. Man mano che saliamo, le pareti della montagna diventano sempre più verticali. Guardo in alto, alla mia sinistra, quegli alberi e quelle rocce che sfidano la forza di gravità. Mi chiedo come facciano a non staccarsi dal suolo che a fatica li trattiene. Alla mia destra, invece, uno strapiombo da vertigine. Passiamo sotto un arco scavato nella roccia. Poco più avanti, eccone un altro. Che posto meraviglioso! 
Tra il 21° ed il 22° tornante incontriamo un paio di chilometri pianeggianti, fino a Campo Croce. Da questa località la strada si restringe e s’impenna. Non c’è più respiro. Circa 8 km sempre tra il 12 e il 16%. Prati, pascoli e un caldo asfissiante, nonostante ci stiamo avvicinando ai 1800 metri di quota. 
All’improvviso ci troviamo immersi in un imprevisto e spesso strato di nuvole. Rabbrividisco, anche perché, per un breve tratto, la strada scende leggermente per poi impennarsi ancor di più, ma forse è soltanto una mia impressione. Il paesaggio circostante è celato dalla nebbia. Tutto è ovattato e silenzioso. Un’atmosfera surreale, da thriller. 
L’incrocio con la strada che sale da Romano d’Ezzelino o da Feltre pone fine alla nostra fatica. La pendenza ritorna più umana e ormai siamo quasi arrivati a Cima Grappa. Facciamo una visita all’ossario, dove sono sepolti 55.000 soldati italiani, oltre a 10.000 soldati austroungarici. Spengo il lettore MP3, per rispetto verso questi giovani che persero la vita “per riscattare la libertà e la dignità del nostro Paese”, Paese che oggi sta andando alla deriva, che rischia di affondare, ad ogni pié sospinto, per colpa di governi ladroni ed incapaci. Valeva la pena tutto questo sacrificio di vite umane per ridurci così? Con l’amaro in bocca, andiamo a recuperare le bici. 
Decidiamo di affrontare la discesa verso Romano d’Ezzelino. Sono circa 25  km, ma le pendenze non superano mai il 10%. Inoltre la salita (nel nostro caso, la discesa) è intervallata da un lungo falsopiano in contropendenza. E’ bello anche questo versante, ma, essendo quello più noto, è battuto da una moltitudine di ciclisti e motociclisti, nonché da auto e pullman, in particolar modo nei fine settimana. Oggi, invece, è lunedì e c’è poca gente in giro; è quasi tutto per noi. 
Ci godiamo in santa pace lo spettacolo:  le pinete, le mucche al pascolo, le pozze d’acqua dove vanno ad abbeverarsi gli animali, anche quelli selvatici, che vivono su questa montagna, i fiori multicolori che spuntano dalla pietre a bordo strada e, poi, più a valle, vasti panorami sulla pianura. Concludiamo il nostro anello nel centro storico di Bassano del Grappa. Punto come un segugio la gelateria di ieri per un mega cono ipercalorico. Sono monotona, lo so, ma il gelato non mi basta mai. 



venerdì 27 settembre 2013

14/07/2013 – ANELLO BASSANO DEL GRAPPA - ASOLO in bici


(63 km, 700 metri di dislivello in mountain bike)

Una vacanza tra le province di Vicenza, Treviso, Belluno e Trento in bici e camper 
(1° giorno)

Visto che tre week-end nel vicentino non erano bastati per scoprire tutte le bellezze di quei luoghi e che la mia sete di conoscenza non ha limiti, come mi ero ripromessa, ho organizzato un’intera settimana di vacanza, non solo nella provincia di Vicenza, ma anche in quelle limitrofe, che pure hanno molto da offrire. Per iniziare le nostre scorribande cicloturistiche, un posto valeva l’altro e così la scelta è caduta casualmente su Bassano del Grappa. Ci siamo arrivati ieri sera, attraverso la A4, uscita Vicenza Ovest, e la SS 11 per Verona, deviando, poi, sulla SP 248. Sempre per caso ci siamo imbattuti nei cartelli segnaletici  color marrone dell’Agricamp, sui  quali era disegnato un camper. Seguendoli passo, passo, ci hanno condotto alla Fattoria Sociale Conca d’Oro, gestita da un gruppo che opera per l’inserimento lavorativo di giovani con ritardo mentale. 
Qui i ragazzi coltivano ortaggi ed ulivi biologici, oltre a produrre confetture che si possono acquistare al loro punto vendita. Bellissime le parole che il Sindaco ha dedicato loro e che ho scorto su una targa all’ingresso dell’edificio.
Il posto, gradevole e lontano dal traffico, dista soltanto 2,5 km dal centro storico di Bassano, che si può raggiungere, a piedi o in bici, attraverso una stradina di campagna. Il nostro proposito di farvi una scappatina veloce dopo cena è svanito dall’arrivo di un temporale, graditissimo, per la verità, che ha rinfrescato un po’ l’aria della torrida giornata. Sarà una mia impressione, ma da queste parti c’è un’umidità esagerata, che rende il caldo ancor più opprimente.
Ora, dall’Agricamp, con le nostre mountain bike, ci avviamo verso il Brenta per poi arrivare a Bassano. Non c’è segnaletica, ma, cercando di dirigerci sempre verso sud-ovest, raggiungiamo il fiume e, seguendo il suo corso, ci troviamo direttamente in centro città. Decidiamo di visitarla al ritorno e così proseguiamo il nostro giro. Meta odierna è Asolo e, perciò, andiamo alla ricerca di indicazioni stradali che ci conducano a destinazione. Marco parte sicuro verso Sud, nonostante gli faccia notare che Asolo si trovi ad Est. Rotonda dopo rotonda, ci allontaniamo sempre più da Bassano. Non c’è uno straccio di cartello stradale e nessuno a cui chiedere informazioni, ma è chiaro che questa non è la direzione giusta. Percorriamo a ritroso alcuni chilometri, fino ad un autolavaggio, dove troviamo un ragazzo che ci illumina sul cammino da seguire. 
Ritorniamo in città, l’aggiriamo verso est, passiamo davanti alla stazione ferroviaria e, poco dopo, giriamo a destra sulla SP 248 per Mussolente. Per evitare questa via, più breve, ma piuttosto trafficata, per Asolo, alcuni chilometri dopo, al semaforo, svoltiamo a sinistra per Semonzo, senza però arrivarci. Dopo il cavalcavia, infatti, deviamo a destra e c’immettiamo su una stradina secondaria, che corre parallela alla catena montuosa che si estende alla nostra sinistra. E’ senz’altro il Massiccio del Monte Grappa. Qui l’ambiente è piacevole. Pedaliamo in mezzo a prati fioriti e all’ombra di piccoli boschi. Due rampe ripide, due discese ardite e, poi, giriamo a sinistra. Siamo a Mussolente, dove troviamo i cartelli di alcune piste ciclabili, distinte con nomi diversi, in base a ciò che si desidera visitare. Noi seguiamo la via dell’Architettura, perché i paesi che dovremo attraversare sono anche quelli che ci avvicinano di più alla nostra meta, che, per la verità, in linea retta dista soltanto 15 km da Bassano, ma noi, alla fine, ne faremo quasi il doppio. 
Ecco Sopracastello e, poi, Fonte Alto. All’incrocio con la statale giriamo a destra e, subito dopo, al bivio, a sinistra, verso  Asolo. Saliamo un paio di chilometri, passando davanti al lussuoso albergo di Villa Cipriani, con il giardino-belvedere adornato di statue e circondato da una balaustra di marmo bianco, finchè sbuchiamo nel centro storico dell’antico borgo, “uno dei più belli d’Italia”, c’informa una targa sul muro. Scendiamo verso la piazza, percorriamo una stretta via fiancheggiata da arcate e poi svoltiamo a sinistra. Poco oltre, sempre alla nostra sinistra, si stacca una stradina che, dopo due chilometri impervi e pendenze intorno al 20%, ci porta alla rocca e ad un punto panoramico. E’ quasi mezzogiorno e il sole picchia forte, ma qui è ventilato e c’è un po’ d’ombra. Ne approfittiamo per mettere qualcosa sotto i denti e per fare, io, quattro coccole ad un bellissimo cagnone. Abbandoniamo a malincuore la quiete di questo luogo, per rituffarci nel centro affollato di turisti. Ritorniamo al bivio per Fonte Alto, che ignoriamo, e procediamo dritto verso Castelcucco, Possagno e Crespano del Grappa. Non c’è in giro anima viva, ma percorrere questo stradone sotto il sole cocente è un inferno. 
Per alleviare l’arsura facciamo una sosta per gustarci un gelato, che consumiamo all’ombra di un piccolo parco, di fronte alla gelateria: un’oasi nel deserto. Poi riprendiamo a pedalare verso Romano d’Ezzelino, concludendo il nostro piccolo anello a Bassano del Grappa. 
Un giretto nello splendido centro storico, qualche foto al famoso e antico Ponte degli Alpini, un altro gelato … perché no? E, poi, l’acqua del Brenta, che scorre, limpida, a pochi metri di distanza, ci tenta. E’ un invito a cui non possiamo resistere. Troviamo un posticino tranquillo, poco lontano dal centro, nei pressi di una chiesetta. 
Mentre osservo una famiglia di anatre sguazzare nell’acqua, mi accingo anch’io, con entusiasmo, a mettere le gambe in ammollo. 
Caspiterina, l’acqua è gelida come quella di un torrente di montagna! Non credo sia possibile farvi un bagno. Ci basta una rinfrescatina per avere un’illusione di benessere, che durerà quanto una bolla di sapone. Vabbè, sempre meglio di niente …

giovedì 26 settembre 2013

30/06/2013: VALICO DI VALBONA - PASSO COE da Arsiero - PASSO DELLA BORCOLA da Piazza, in bici da corsa (Vicenza – Veneto)


(71,5 km – 1970 metri dislivello – 35 km di salita complessiva)

3° week-end nel vicentino – 2° giorno

Sta per terminare il terzo fine settimana nella provincia Vicentina e mi rendo conto che qui le cose da vedere sono infinite. Mentre da Posina ci dirigiamo verso Arsiero, mi riprometto di organizzare ancora una settimana di vacanza in questi luoghi; ne vale veramente la pena. Tra una  fantasticheria e l’altra, i 10 km di dolce discesa passano veloci e ci troviamo nella parte alta di Arsiero. Al bivio svoltiamo a sinistra sulla SP 83 e saliamo regolarmente per 10 km verso il comune di Tonezza del Cimone, posto a 930 metri di quota. 
Non ci sono grossi cambi di pendenza, mantenendosi, questa, più o meno tra il 6 e l’8%. Superiamo una dozzina di piccole gallerie, lunghe dai 20 ai 150 metri, nel traffico contenuto di una domenica mattina di fine giugno. Man mano che ci alziamo di quota, il panorama si fa, via via, sempre più grandioso, con splendide viste sulla Val D’Astico. Da quassù si scorgono diverse strade che disegnano lunghe serpentine, sia sul versante che stiamo risalendo, sia su quelli scoscesi dell’Altopiano di Asiago o dei Sette Comuni, dall’altra parte della vallata. 
A Tonezza del Cimone facciamo una breve sosta al belvedere, una spettacolare balconata sull’immenso e verde tavolato che si estende di fronte a noi. Qui, noto una targa dedicata a Lucio Battisti, che su questo palcoscenico naturale cantò nel 1968. Continuiamo seguendo le indicazioni per Folgaria, sempre in salita, sempre regolari, sempre con gli occhi pieni di splendide immagini. E’ una bella giornata: cielo azzurro, limpido e aria fresca, che non fa sudare. All’orizzonte posso vedere nitidamente le cime innevate di una catena montuosa. Già, ma quale? Al solito, non so dare un nome alle montagne che mi circondano. 
Inoltrandoci nel bosco, la luce del sole mette in risalto una specie particolare di albero, dai cui rami penzolano profumatissimi grappoli di fiori gialli: il maggiociondolo. Ce ne sono tantissimi, che formano una volta ombrosa, ma luminosa, sulla strada … e, poi, farfalle bianche, gialle e nere … e una viperella, poverella, che forse finirà spiaccicata sull’asfalto come le altre sue sorelle. Superata una piccola galleria, il paesaggio diventa ancor più selvaggio. Procediamo sospesi su un vertiginoso precipizio, in uno scenario di guglie, pinnacchi e canaloni, finchè, giunti ad un bivio, prendiamo la via a sinistra, cosiddetta “strada Francolina”, per Folgaria. 
Dopo un’altra breve galleria, ci ritroviamo sul versante sud del Monte Compomolon. Il panorama è diverso, ma sempre incantevole. Raggiungiamo, poco dopo, il valico di Valbona, a quota 1782 metri. Finora abbiamo percorso, da Arsiero, 22 km di salita e circa 1400 metri di dislivello. Vediamo arrivare parecchi bikers dagli sterrati che qui convergono. Ci dicono che sono tratti di strada che fanno parte del circuito “100 km dei forti”. Ne ho sentito parlare e, come sempre, mi ripropongo di documentarmi meglio, mentre il neurone folle sta già lavorando di fantasia. 
Ma, poi, “forti”, starà per fortezze o per chi possiede una muscolatura particolare? Perché in quest’ultimo caso l’impresa per me potrebbe anche rappresentare un azzardo. Ma chissenefrega. Se avessi sempre dato retta ai miei neuroni saggi, avrei perso un sacco di occasioni nella vita e non poche soddisfazioni. Indosso il k-way e mi avvio verso il versante opposto: quello trentino. L’ambiente cambia completamente. Gli altopiani, i dirupi, le rocce a picco, lasciano il posto a pascoli e pinete. Scendiamo un paio di chilometri e poi risaliamo brevemente fino al passo Coe (1610 metri s.l.m.). Di nuovo giù, in picchiata, per altri 7, ripidi chilometri, superando il Fondo Piccolo e il Fondo Grande, le piste da sci e gli impianti di risalita. Mi ci vuole un po’ per ricordare che qui ero venuta a sciare una decina di anni fa. 
Al bivio per Serrada svoltiamo a sinistra. 4 km di saliscendi e poi 7 km di discesa ardita verso Piazza. Qui, Bruno si sarebbe sicuramente lasciato andare ad una velocità da brivido. Io, invece, tiro i freni. All’incrocio con la SP 81, svoltiamo a sinistra ed affrontiamo, in senso inverso rispetto a ieri, i 10 km che ci separano dal Passo della Borcola. Solo gli ultimi 4 km dopo la galleria sono impegnativi. Si sale a scale e la pendenza raggiunge anche punte del 14%, ma ormai siamo quasi alla fine del nostro giro e tiriamo a raccolta tutta la nostra residua energia. Una volta scollinati, non ci resterà che scendere gli ultimi 9,5 km verso Posina per concludere il nostro anello. 
Alla Malga Borcola è in corso una grande festa per l’inaugurazione dell’edificio restaurato. Passiamo oltre … noi s’ha da rientrare. Un ultimo sguardo malinconico e un po’ invidioso alle placide mucche che pascolano indolenti al suono dei campanacci appesi ai loro grossi colli e, poi, mi lancio in discesa. La strada è larga e deserta. Mi concentro per affrontare con impegno i 19 tornanti che caratterizzano i primi 4 km, così come mi aveva insegnato il grande Imerio, l’anno scorso, scendendo dall’Etna; piano, ma con metodo, seguendo una linea che mi permette di prenderli in modo armonioso. 
Tutto si può imparare nella vita, basta volerlo. Non mi interessano le grandi prestazioni, mi basta fare le cose bene. E quando il movimento diventa armonioso, allora so di aver raggiunto la perfezione o quella che io ritengo tale. Così, pure nella corsa e nel nuoto: raggiunta l’armonia, la fatica si trasforma in piacere. In qualsiasi sport praticato, il mio obiettivo principale è sempre stato il raggiungimento del benessere fisico e mentale. Purtroppo la sfilza di tornanti termina in fretta. La discesa adesso si fa dolce. Qualche curva, alcuni veloci rettilinei ed eccoci a Posina, al camper, alla fine di quest’altro week-end nel vicentino, che è volato, come i precedenti, ma non finisce qui …




mercoledì 25 settembre 2013

29/06/2013: anello PASSO DELLA BORCOLA da Posina e PASSO PIAN DELLE FUGAZZE da Rovereto, in bici da corsa (Vicenza – Veneto)



(70 km – 1870 metri di dislivello – 34 km di salita)

3° week-end nel vicentino – 1° giorno

Come sempre, per guadagnare qualche ora di tempo, partiamo venerdì sera. Raggiungere Posina da Grumello è facile e veloce. Dopo aver percorso la A4, nei pressi di Vicenza deviamo sulla A31 e la percorriamo fino alla fine, uscendo al casello di Piovene Rocchette. Seguiamo, poi, le indicazioni per Arsiero, ignorando la SP 349 per Asiago e transitando, invece, per il comune di Cogollo del Cengio. 
Continuiamo, quindi, sulla SP  80  ed evitiamo la SP 78 per Valdastico. La strada comincia a salire e, poco più avanti, al bivio, giriamo ancora a sinistra e ci immettiamo sulla SP 81 per Posina, anziché procedere sulla SP 83 per Tonezza del Cimone. 
Risalendo la Valposina per 10 km, in circa due ore e mezza siamo a destinazione. 
A Posina non troviamo subito l’area camper. Pare si trovi nei pressi del Bar Tre Garofani, in Via Macello, ma quando arriviamo è buio e non riusciamo ad individuarla, perciò parcheggiamo di fronte al caseificio, pochi metri dopo il bivio, sulla strada per il Passo di Xomo.
Inconfondibile il raglio dell’asino a darci la sveglia stamani. Nessun altro suono ha, tuttavia, disturbato il nostro sonno in questo piccolo paese, nemmeno le campane del vicino campanile. Che cielo strano, però, sembra lattiginoso. Il nostro animo invece è gaio e la voglia di mettersi in sella ai massimi livelli. Alè, si parte e subito in salita.
Il Passo della Borcola, posto a 1.207 metri di quota, mette in comunicazione la Val Posina, nella provincia di Vicenza, con la Val Terragnolo e, quindi, con Rovereto, nella provincia di Trento.  Dista da qui 9 km e mezzo. 
Nei primi 5 km le pendenze sono blande. Il dislivello di 667 metri è in gran parte concentrato negli ultimi 4-5 km, dove una serie di 19 bellissimi tornanti permettono di risalire più agevolmente la testata della valle. Le pendenze si aggirano intorno al 10%, con tratti al 13-14%. 
Pedaliamo in completa solitudine, nella pace più assoluta e in un paesaggio davvero suggestivo. Questo luogo, dall’aspetto selvaggio, sembra abbandonato a se stesso.
L’arrivo al Passo è annunciato dal suono dei campanacci prodotto dalle mucche che pascolano sui prati scoscesi. Un breve falsopiano, la Malga Borcola ed ecco la discesa che in 22 km conduce a Rovereto. Scendiamo inizialmente a scale, alternando tratti ripidi a tratti più dolci. C’inoltriamo, quindi, nella rigogliosa Val Terragnolo, penetrando un fitto bosco e attraversando piccole borgate. 
Poi la strada taglia trasversalmente il fianco della montagna, degradando dolcemente verso il fondovalle. 
Arrivati al bivio per Vicenza e Noriglio, giriamo a sinistra e scendiamo una ripida e bella strada, asfaltata di fresco, che si incrocia con la statale 46. Siamo a circa 3 km da Rovereto, ma noi andiamo nella direzione opposta, risalendo la Vallarsa per 22 km. 
Se prima la strada era in discesa, con qualche morbido saliscendi, ora, al contrario, è in salita, con qualche lieve contropendenza. La strada corre alta sulla valle e, a parte il tratto iniziale un po’ stretto, è ampia e in buono stato. Il traffico scarso. Rari i ciclisti. Soltanto qualche cugino motociclista, discreto e poco rumoroso. 
Là, in basso, scorre il torrente Leno, nascosto dal fitto della vegetazione, mentre, sul versante opposto a quello che stiamo percorrendo, in posizione ardita e quasi incastrato nella roccia, sorge l’eremo di S. Colombano. 
Poco più avanti, costeggiamo il lago artificiale di Spèccheri, mentre all’orizzonte, si staglia la catena montuosa, frastagliata ed un po' innevata, delle Piccole Dolomiti, che con la sua forma ad anfiteatro naturale, chiude questa splendida valle. Scolliniamo a Pian delle Fugazze (1.163 metri s.l.m.), dopo aver attraversato di nuovo un fitto e splendido bosco. 
Scendiamo, quindi, dall’altro versante, affrontando per 3 km una serie di tornanti, fino al bivio per il Passo di Xomo, che troviamo alla nostra sinistra. Ancora 5 bellissimi e panoramici chilometri in leggera salita, ad eccezione dei primi 6-700 metri un po’ più ripidi, per raggiungere il colle ed altri 6,5 km di discesa contorta, tra prati e boschi, per arrivare a Posina. Anche oggi abbiamo percorso un anello di circa 70 km e 1780 metri di dislivello, in un contesto ambientale incontaminato e selvaggio, dove l’opera discreta dell’uomo si integra perfettamente con il paesaggio circostante. 
Non sempre ci rendiamo conto dell’immensa fortuna che abbiamo, noi italiani, di poter disporre di un simile patrimonio naturale. Ma forse è meglio così. Lasciamo questi luoghi ai pochi che ancora li sanno rispettare ed apprezzare.