Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

mercoledì 5 giugno 2013

25-28 aprile 2013: QUATTRO GIORNI SULL'APPENNINO EMILIANO IN CAMPER E BICI


1° giorno - GIOVEDI’: Verso la Valle del Panaro e il Monte Cimone

Il ponte del 25 aprile è un’occasione da cogliere al volo per trascorrere qualche giorno sull’Appennino Emiliano. Già pregustando aria di vacanza, imbocchiamo la “Serenissima”, direzione Venezia, per poi deviare, a Brescia, sull'“Autostrada dei vini”, verso Piacenza ed immetterci, quindi, sulla più famosa e battuta “Autostrada del Sole”. Cielo limpido e azzurro, aria frizzante e venticello primaverile. Chiacchiera, chiacchiera, arriviamo quasi a Bologna, mentre saremmo dovuti uscire al casello di Modena Sud. Alla faccia della distrazione! Dietro front, giusto in tempo per evitare l’infinita coda dei vacanzieri diretti verso le spiagge romagnole. Una veloce consultazione della cartina ci consente di individuare la via più breve per Vignola. La cittadina, famosa per le sue ciliegie, si trova all’imbocco della Valle del Panaro, ampia e luminosa, che risaliamo con circospezione, alla ricerca di un posteggio per il camper, poichè l’intenzione sarebbe quella di raggiungere, da qui e in bici, il Monte Cimone (2.165 metri di alt.). Non troviamo nulla atto allo scopo, perciò continuiamo, costeggiando il Panaro e dirigendoci verso Fanano e Sestola (scopriremo, tre giorni più tardi, che ci era sfuggito il parcheggio posto all’ingresso del Parco dei Sassi di Roccamalatina, dall’altra parte del fiume). 
Magnifico lo scenario di cime innevate che si apre davanti ai nostri occhi. Siamo nel Parco Regionale dell’Alto Appennino Modenese, detto anche Parco del Frignano. La bellezza del luogo è, però, deturpata da un orrendo edificio, forse un albergo, che si erge sul fianco della montagna: un pugno nell’occhio … ma anche nello stomaco; è davvero disgustoso. 
Anziché entrare nel centro di Sestola, al bivio svoltiamo a sinistra e proseguiamo per un paio di chilometri verso le piscine, dove troviamo l'area comunale, attrezzata e gratuita, per i camper per info clicca qui
E’ già quasi l’una del pomeriggio, ma c’è tutto il tempo per fare un giretto prima del calar del sole. Inforcate le nostre bici, partiamo alla conquista della vetta. La strada, oltre ad essere dissestata, s’impenna subito, costringendomi, almeno per i primi chilometri, ad affrontare pendenze a doppia cifra. 
Un occhio a terra, per evitare l’asfalto infido, e un altro al cielo, per cercare di capire le intenzioni di quelle nuvole grigie che si stanno ammassando sopra la mia testa. Quest’anno la primavera è più bizzarra del solito: si concede con il contagocce. Il freddo non ha ancora mollato del tutto la sua morsa e la pioggia ormai è diventata una quotidianità. Quando la pendenza si addolcisce, posso indugiare un po’ più a lungo con lo sguardo anche sul meraviglioso paesaggio circostante. A sinistra, il Monte Cimone, ammantato di neve, a destra, le dolci propaggini dell’Appennino. Lungo il cammino notiamo diversi sentieri segnalati, dai nomi fiabeschi, che s’inoltrano nei boschi. Qui è stato istituito il Cimone Bike Park, un parco progettato per offrire il massimo divertimento ai bikers, in un'area facilmente accessibile e immersa in scenari da sogno. 
Peccato che la neve e le piogge persistenti degli ultimi giorni li rendano ancora inagibili. Scolliniamo dopo circa 12 km e, alla biforcazione della strada, prendiamo la via a sinistra, scendendo al lago della Ninfa, ancora coperto dal ghiaccio. Da qui, sempre a sinistra, uno sterrato conduce a Fanano, ma anch’esso è occupato dalla neve e impraticabile. L'area ai piedi della seggiovia è invasa da auto e moto. In molti hanno approfittato di questo giorno di festa per fare la classica gita “fuori porta” e divertirsi nell'Adventure Park Cimone. Notiamo un'area attrezzata per i camper, ma è aperta soltanto da giugno a settembre. Ritorniamo sulle nostre ruote e ripercorriamo gli ultimi 4 km fatti all’andata. 
Ci infiliamo, quindi, in una stradina secondaria, ripida e dall’asfalto quasi inesistente, che scende a Fanano. Superato il primo tratto dissestato, il manto stradale migliora. Valeva la pena deviare di qua. Posso godermi, in tutta tranquillità, il panorama dei monti e della valle anche da quest'altra angolazione. 
Giunti in paese, dopo circa 11 Km, riprendiamo a salire verso Sestola. Sei chilometri dolci e in buono stato, attraverso distese di prati fioriti. Ecco la rotonda, il bivio e, dopo le piscine, il piazzale con il camper che ci attende paziente. Abbiamo percorso circa 33 km e mille metri di dislivello, inclusa l’escursione al centro storico di Sestola, che abbiamo raggiunto prendendo, all’incrocio, la strada che sale a destra, in direzione di Castelnuovo Garfagnana. 
Il paesino è grazioso e sovrastato da un castello medievale, che domina le valli sottostanti dall’alto di uno sperone roccioso. Ma quel che più ha attratto la mia attenzione è stata la vetrina di una spettacolare cioccolateria-croccanteria. Mi sono lasciata sedurre e, abbandonata la bici, con l’acquolina in bocca, ho varcato la soglia del negozio. Dentro era la fine del mondo ed immensa è stata la tentazione di saccheggiarlo. Come potevo resistere a tanto ben di Dio? Ho cercato di darmi una controllata e, dopo aver acquistato un'enorme stecca di cioccolato fondente puro, mi sono catapultata fuori come un proiettile.
 

2° giorno - VENERDI’: Parco Regionale del Corno alle Scale


L’indomani, con calma, scendiamo di nuovo a Fanano con il camper. Giunti al fondovalle, dopo aver attraversato il ponte sul Panaro, che qui è ancora torrente e prende il nome di Leo, ci immettiamo sulla SS 324, salendo dolcemente, ma in modo tortuoso, verso Lizzano in Belvedere, dove facciamo una breve sosta per visitare un’antica pieve. Ci troviamo nel Parco Regionale del Corno alle Scale, una bellissima zona di montagne e foreste, attraversata da una fitta rete di sentieri escursionistici. Riprendiamo il nostro viaggio sotto una leggera pioggerellina. Superiamo il torrente Dardagna e scendiamo verso Silla, seguendo l’omonimo corso d’acqua. Qui, deviamo sulla SS 64, svoltando, poi, a destra, verso Porretta Terme e Sambuca. 


Ci fermiamo alla piccola borgata di Taviano, racchiusa in una stretta valle, tranquilla e lussureggiante ... un piccolo paradiso. Davanti al Municipio c’è un parcheggio, al quale si accede oltrepassando uno stretto ponticello. Non vediamo alcun divieto di sosta per i camper e, comunque, il luogo pare deserto. Siamo sconfinati in Toscana, nella provincia di Pistoia. Approfittando di una tregua della pioggia, scarichiamo le nostre mountain bike e andiamo ad esplorare la zona. Risaliamo per pochi minuti la SS 64 e poi seguiamo le indicazioni per il Castello di Sambuca. Ci arriviamo dopo un paio di chilometri, inerpicandoci su per una stradina che taglia il fianco della montagna. 


Due passi e due foto al piccolo, ma suggestivo, borgo in pietra e poi ritorniamo a Taviano. Qui giunti, imbocchiamo la strada per Treppio, che diparte di fronte al paese e percorre il versante opposto della valle. Sulla cartina avevo visto che, continuando, poi, si sarebbero potuti raggiungere i laghi di Suviana e Brasimone, nell'omonimo parco, ma un cartello informa che c’è un’interruzione al km 2,8. Andiamo a verificare di persona la situazione. In effetti, una rete è tirata da un lato all’altro della carreggiata, ma si riesce a sollevarla e a farvi passare le bici sotto. Qualche goccia riprende a cadere dal cielo. C’è aria di temporale. Forse non è il caso di allontanarci troppo in una zona che non conosciamo. Il neurone saggio consiglia di rimandare l’escursione a domani. Speriamo sia una giornata migliore …



3° giorno – SABATO: nei luoghi della Granfondo Dieci Colli

La pioggia, che tamburella sul tetto mansardato del camper, è tutto un programma. E te pareva! Inutile attendersi un miglioramento del tempo; il cielo è tutto uniformemente coperto. Decidiamo così di continuare il nostro viaggio con il camper. Ci dirigiamo, quindi, verso Porretta Terme e Silla, sulla SS 64. Da qui, deviamo a sinistra verso Gaggio (623 metri alt.), su strada inizialmente ripida, che sale in mezzo ai prati. Alcuni volontari stanno affiggendo i cartelli della Granfondo Dieci Colli che, evidentemente, si correrà domani. Seguiamo, senza averlo voluto, il percorso della gara, che, adesso, continua su dolci e sinuosi saliscendi fino a Castel d’Aiano. 
Procediamo verso Zocco, sempre su un tracciato ondulato, che attraversa boschi, prati e piccoli borghi. Da queste parti non sembra aver piovuto. Siamo intorno ai 900 metri di quota. Scendiamo, poi, in direzione di Samone e Ponte Samone, lungo i numerosi tornanti che si susseguono uno dietro l’altro, in un paesaggio veramente splendido, fino al ponte sul Panaro, che oltrepassiamo. Su indicazione di una persona del posto, svoltiamo a destra e fiancheggiamo il corso del fiume fino a Casona. Ignorando il primo ponte in ferro, dopo il piccolo paese attraversiamo di nuovo il fiume su un altro ponte, in mattoni questa volta. 
Eccoci, dunque, all’ingresso del Parco dei Sassi di Roccamalatina, dove parcheggiamo il camper nell’apposita area, priva di qualsiasi servizio. Leggiamo sulla bacheca che oltre 100 km di sentieri sono fruibili dai visitatori: a piedi, in bici o a cavallo. 14 gli itinerari possibili da seguire, tutti numerati. Un peccato davvero avere i giorni contati!
Siamo accolti con affetto da una dolcissima micetta dal pelo fulvo, ben avvezza, a quanto pare, ai visitatori. Dopo uno scambio di fusa e coccole, si accomoda, con fare dignitoso, sul prato fiorito lì accanto. Grazie del benvenuto e della compagnia!

4° giorno - DOMENICA: Parco dei Sassi di Roccamalatina in mountain bike

Le colazioni che precedono un’uscita in bici sono uno dei piaceri più grandi della vita, almeno della mia. Posso appagare i miei peccati di gola senza avvertire alcun senso di colpa, tanto poi ci pensa il mio inceneritore a bruciare tutto … o quasi. Mentre osservo, attraverso i finestrini del camper, ciclisti e bikers che si avviano all’interno del parco, attacco con golosità la stecca di cioccolato fondente acquistata l’altro ieri a Sestola, in quell’indimenticabile bottega della ghiottoneria. 
Bici da corsa o mountain bike? La strada, per quel che possiamo vedere da qui, è asfaltata, ma chissà se è tutta così ... Come sempre, nel dubbio, la mountain bike ha la meglio, adattandosi a qualsiasi terreno. E allora, partenza! Andiamo a cercare i famosi “sassi”, seguendo l’itinerario n. 3.
Saliamo un primo tratto agevole, seguito da uno strappo assassino; l’unico, comunque, incontrato lungo i circa 30 chilometri percorsi. Al bivio proseguiamo dritto. Poco dopo la strada spiana e l’asfalto lascia il posto allo sterrato. Ecco davanti a noi le gigantesche e spettacolari guglie. 

Ci arrampichiamo su per la collina e poi scendiamo, seguendo le indicazioni poste ad ogni biforcazione della strada, che adesso si restringe e si infila nel bosco, con una ripida discesa. Grosse pietre rendono malagevole il nostro procedere. Un ponticello in legno ci consente di superare un ruscello e ci scodella in una piccola radura provvista di un’area attrezzata per picnic, già occupata dai gitanti. Continuiamo, quindi, su un piccolo sentierino in terra battuta.

















Una curva secca a sinistra e mi blocco con il pedale a mezz’aria. E adesso come ci arrivo io lassù?

Me lo sentivo, era ineluttabile, logico, naturale. Non poteva filare tutto liscio! Mi sa che abbiamo sbagliato percorso. Probabilmente questo è solo per podisti ... e capre. Pazienza, ormai siamo qui. Trascino la bici su per il pendio impervio. Una fatica immane, per circa un paio di chilometri. Finalmente sbuchiamo sull’asfalto. Tenendo sempre la sinistra, arriviamo al centro visite, dove il custode ci propone la scalata alla sommità della rupe. Quando gli mostriamo le nostre scarpette, munite di tacchette di ferro, l’ometto conviene che le stesse non siano proprio adatte a camminare sulla roccia. A questo punto non ci resta che tornare al camper. Ci avviamo verso lo sterrato che si addentra nel bosco, ma il custode ci dissuade dal prendere questa via, più adatta ai pedoni, consigliandoci, invece, la carrozzabile. Tentenniamo un po’, ma visto i precedenti, ci lasciamo convincere. 
E così, planando dolcemente verso valle, raggiungiamo il parcheggio. Un giro breve, visto che s’ha da rientrare prima di rimanere intrappolati in autostrada, ma piacevole. Quattro giorni sono volati, ma, si sa, in vacanza il tempo scorre sempre troppo in fretta.