Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

giovedì 26 gennaio 2012

05/08/2011: Gorges du Cians (5° giorno: Alta Provenza in bici e camper - Francia) (da Touët sur Var a Beuil e ritorno: 44 km – 800 metri di dislivello in bici da corsa)

Le mattine d'estate, in Alta Provenza, sono fresche e luminose. Anche oggi il cielo è limpido e azzurro, il sole splendente e, tra poche ore, batterà implacabile sulle nostre teste. Ma, adesso, mentre percorriamo in bici la strada che corre in fondo al canyon delle Gole inferiori del Cians, tra strette ed altissime pareti di roccia levigata che non lasciano trapelare nemmeno un piccolo raggio, ho i brividi e la pelle d'oca.
Procediamo su tratti di dolce pendenza che si alternano a falsopiani. Giunti in località Moulin de Rigaud, lasciamo a destra la strada per Lieuche, continuando facilmente fino a Pra d'Astier ed all'incrocio con la strada per Pierlas. Pedaliamo lungo la parete rocciosa che sovrasta il piccolo borgo, mentre la pendenza via via aumenta, finchè arriviamo alle Gole superiori del Cians. La strada è stretta e ripida, la vista spettacolare. Pur riproponendo i medesimi colori delle Gorges du Daluis, tuttavia questo ambiente offre vedute diverse. 
Raggiungiamo l'ingresso della Petite Clue, gola strettissima, che la nuova strada evita con una moderna galleria, ed imbocchiamo il vecchio percorso accessibile soltanto ai ciclisti ed ai pedoni. L’angusto passaggio, scavato nella roccia rossa, consente una visione magica della gola. La luce, in alcuni punti, fa fatica a penetrare attraverso la profonda e stretta fenditura. Sono istanti unici, di grande emozione, che mi godo lentamente, cercando di rimandare il più a lungo possibile l’uscita da questo luogo magnifico.  




Riemergo da un sogno e mi ritrovo sulla strada principale, che continua a salire con accentuata pendenza fino all'imbocco della Grande Clue, a quota 1067 metri. Anche qui, una moderna galleria consente ai veicoli di aggirare la gola, difficile da percorrere pure in bici. Infatti il fondo stradale, in alcuni tratti, è abbastanza sconnesso e ricoperto da un tappeto di schegge rosse franate dalle pareti rocciose.




La gola è superba: le opposte pareti quasi si congiungono sopra il torrente e la roccia rossa crea forti contrasti con il verde smeraldo della vegetazione, l'azzurro del cielo ed il bianco spumeggiante dell’acqua del torrente.



A malincuore mi reimmetto sulla nuova strada, ampia e a due corsie, che sale, ora, in modo più deciso, mentre la valle si allarga. Piano piano l'ambiente circostante cambia e ci ritroviamo in una grande vallata alpestre. Affrontiamo alcuni impegnativi tornanti e, dopo 22 km, giungiamo ai 1450 metri di quota dell'antico borgo di Beuil, arroccato sulla roccia.

Lasciamo alla nostra sinistra la strada per Valberg, che non abbiamo potuto percorrere ieri con il camper, ed entriamo nel villaggio.


Una sosta nella piazzetta della chiesa per dissetarci con la freschissima acqua della fontanella e, poi, riprendiamo la via del ritorno, tutta in discesa e per lo più deserta. Del resto è mezzogiorno e i buoni cristiani, a quest'ora, son già con le gambe sotto il tavolo. Noi, invece, consumiamo i nostri panini seduti su grandi massi rossi nei pressi di una bella cascata, con i piedi in ammollo nell'acqua gelida, rompendo le scatole ai poveri gamberetti provenzali.







martedì 24 gennaio 2012

03-04/08/2011: da Barcelonnette alle Gole del Daluis in camper (4° giorno: Alta Provenza in bici e camper – Francia - 300 km)

Lasciata l’area camper di Barcelonnette, ci dirigiamo a sud, lungo la D900, costeggiando per un tratto la sponda del Lago di Serre Ponçon e, al bivio per Seyne, imbocchiamo la via alla nostra sinistra. Valichiamo facilmente il Col de Maure ed il Col du Labouret, continuando il nostro viaggio lungo una strada tranquilla, che si snoda tra sonnacchiosi, piccoli borghi di campagna. Oggi ce la prendiamo con calma, abbiamo bisogno di recuperare le fatiche dei giorni precedenti ed è bello godersi il panorama che scorre lento attraverso i finestrini del camper, fare qualche sosta per assaggiare le golosità culinarie della regione e scambiare due chiacchiere con i nonnini del posto. Giunti a Digne-les-Bains, dopo 85 km, però, finiamo dritti e senza volerlo su una veloce superstrada, che ci scodellerà, 53 km più a sud, nella pittoresca cittadina di Castellane, dominata da un'alta falesia di 200 metri, sulla cui sommità si erge un campanile. E' tardo pomeriggio ed il parcheggio riservato ai camper è completo. Perciò andiamo alla ricerca di un posto per passare la notte in uno dei tanti campeggi disseminati sulla strada delle famose Gorges du Verdon, strada senz'altro spettacolare, visto che costeggia le gole più grandi d'Europa, seconde al mondo soltanto dopo il Gran Canyon statunitense, ma terribilmente trafficata in questo periodo dell’anno. Percorriamo alcuni chilometri da vertigine e da batticuore: la strada è stretta, scavata nella roccia e ci vuole un’attenzione particolare per evitare le sporgenze laterali. L’incrocio con altri camper, poi, è da brivido e, comunque, tutti i campeggi sono al completo, pure quello più remoto di La Palud, dove finalmente riusciamo a fare manovra ed invertire la rotta di marcia. Peccato, mi sarebbe piaciuto l’indomani fare il periplo completo delle gole in bici: 103 km, compresa la magnifica Route des Crêtes, e 2450 metri di dislivello, ma è troppo rischioso e stressante con questo traffico. Questo giro, realizzato in un periodo di bassa stagione, sarebbe un’esperienza unica e fantastica, ne sono certa. Adesso, invece, l'imperativo categorico è quello di allontanarci subito da questa confusione. Visto che in tutta l'area delle gole vige il divieto di campeggio libero o di sosta per camper, una volta ritornati a Castellane, ci reimmettiamo sulla N85 per Digne-Les-Bains e, dopo 300 metri, alla nostra sinistra, troviamo un ampio spiazzo nei pressi del Museo della Resistenza, dove passiamo la notte indisturbati.  

La mattina seguente, con calma, ritorniamo verso Castellane ed imbocchiamo la D955, seguendo le indicazioni per il Col d'Allos. Nei successivi 13 km costeggiamo il lago artificiale di Castillon, con la sua diga ad arco, pervenendo, quindi, al bivio con il Colle, che lasciamo, però, alla nostra sinistra per seguire la N202 in direzione di Entrevaux. Dopo circa una ventina di chilometri, poco prima del villaggio, svoltiamo a sinistra e prendiamo la D902 che conduce alle Gorges di Daluis, per fortuna sufficientemente ampia e tranquilla. Man mano che saliamo di quota, il paesaggio cambia. Che meraviglia il contrasto tra il verde brillante della vegetazione ed il rosso vinaccio delle rocce! Questo luogo è chiamato il “Colorado” delle Alpi ed è un vero spettacolo: gole profondissime sono state scavate dal Var, nel corso dei millenni, lungo la sua corsa verso il Mediterraneo. 

La strada, all'andata, aggira, in un unico senso di marcia, le numerose, strette gallerie, essendo, queste ultime, percorribili soltanto nel senso inverso (col camper, al ritorno, siamo passati a filo). Superiamo il Point Sublime e la Clue d'Amen, con due splendidi belvedere. Un ambiente particolarmente suggestivo, che termina quando la strada scende in corrispondenza del corso d'acqua. La valle allora si allarga, i colori tornano quelli di sempre e, dopo 20 km, giungiamo a Guillaumes. Da qui, risalendo una bella strada a tornanti per circa 13 km, arriviamo alla stazione sciistica di Valberg. 

La nostra intenzione sarebbe quella di fare il circuito intero delle gole e, quindi, dopo aver raggiunto Beuil, scendere lungo le Gorges del Cians, affluente del Var, per ritornare, infine, di nuovo ad Entrevaux, completando un anello di 83 km. Purtroppo, all'uscita dell'abitato di Valberg, un cartello vieta il passaggio ai mezzi di larghezza superiore ai 2,5 metri e di altezza superiore ai 3,10 metri. Accipicchia, che peccato! E vabbè, non c'è niente da fare, bisogna proprio ritornare indietro. Certo che, a saperlo prima, non ci saremmo avventurati fino ai 1700 metri di quota di Valberg per niente. Dietro front! Ripercorriamo i 13 km in discesa fino a Guillaumes e risaliamo all'apice delle gole, scomparendo, poi, all'interno degli striminziti tunnel per riuscirne, ogni volta, dopo pochi secondi, con un gran sospiro.
  
Ritornati all'incrocio con la D202, svoltiamo a sinistra e scendiamo a Entrevaux, circondato da un'ansa del Var e dalle montagne provenzali. 
Parcheggiato il camper nei pressi della piccola stazione ferroviaria, dove transita il Pignes (storico trenino a vapore che collega Nizza a Digne-les-Bains, attraversando paesaggi pittoreschi tra le anse dei fiumi, campi di lavanda, strette gole, decine di ponti, viadotti e gallerie), andiamo alla scoperta di questo piccolo borgo medievale. 
Dopo aver superato il ponte sul fiume e l'impressionante ponte levatoio, attraverso la 
Porta Reale, accediamo alla città storica.























Ci incamminiamo, quindi, lungo una stretta stradina che conduce alla cittadella, costruita su un abbagliante sperone roccioso a strapiombo sui tetti del borgo, arrampicandoci, poi, su per una ripida rampa fortificata che sale a zig zag. Stupendi gli scorci che si intravedono attraverso le strette feritoie aperte nella muraglia.

Alla fortezza ci arrivo con la lingua per terra, ma la fatica è ben ripagata dall'incredibile panorama sulla valle del Var che si gode da quassù. 
Visitiamo le varie stanze, le celle, le prigioni sotterranee, buie ed inquietanti, percorrendo su e giù gli stretti, angusti cammini.
Poi scendiamo di nuovo al villaggio. Un susseguirsi di stradine tortuose e pittoresche, fiancheggiate da antiche, alte abitazioni, che non lasciano filtrare la luce del sole. Botteghe, fontane, una cattedrale, un curioso museo della moto, di proprietà di un gentilissimo italiano, che si può visitare gratuitamente o lasciando un obolo a piacere.


Abbandoniamo a malincuore questo piccolo gioiello e ritorniamo al camper, decidendo di spostarci verso Touët sur Var, altro piccolo, singolare villaggio medievale, le cui case, alte e strette, le une contro le altre, letteralmente incollate ad una falesia verticale, ricordano un po' la strana architettura dei villaggi tibetani. 
Troviamo un posto per la sosta notturna nel parcheggio della tranquilla stazioncina e da qui, domani, potremo risalire, in bici questa volta, lungo le gole del Cians.

venerdì 20 gennaio 2012

02/08/2011: Col d’Allos da Barcelonnette (2250 metri alt.) (3° giorno: Alta Provenza in bici e camper - Francia)

(km 40 – 1050 metri di dislivello – 19 km di salita - in bici da corsa)

Il Col d'Allos mette in comunicazione la valle dell'Ubaye a nord con l'Alta Valle del Verdon a sud. Da inizio luglio a fine agosto, tutti i venerdì, dalle 8 alle 11, la D 908 per il colle è riservata soltanto ai ciclisti, ma oggi è martedì, quindi dovremo condividerla anche con i mezzi motorizzati. Partiamo da Barcelonnette e seguiamo la medesima strada percorsa ieri, ma, al bivio segnalato da una scultura raffigurante un’enorme bicicletta, deviamo a destra, lasciando a sinistra la strada per il Col de la Cayolle. Imbocchiamo la D 908, evitando l’indicazione a destra per Praloup. Attraversiamo un ponte sul torrente e saliamo lungo il fianco della montagna esposto ad ovest. La strada si restringe e si snoda tortuosa in mezzo al verde con una pendenza costante. E’ una bella salita, non troppo impegnativa, ma neppure troppo dolce, di quelle che ti consentono di respirare e che puoi affrontare con passo regolare, senza pensare alla fatica, permettendoti di godere il panorama che è, a dir poco, entusiasmante, con scorci davvero incantevoli.
Il traffico per fortuna è scarso e gli automobilisti gentili. Qualcuno si sporge dal finestrino e grida un “Bonjour et bon courage!”, come si usa qui e ogni volta, non so perché, mi vien da ridere. Pochi chilometri prima di scollinare, superiamo una coppia che, con due bici robuste e appesantite da enormi borsoni, arranca lentamente e con evidente fatica sotto il sole cocente. A volte viene anche a me la tentazione di provare una simile esperienza, ma non vorrei fare una vacanza del genere con il tempo contato e l’ansia di dover ritornare al lavoro dopo un tot numero di giorni, visto che non mi sono concesse più di due settimane consecutive di ferie. Secondo me, queste esperienze o si fanno avendo a disposizione tutto il tempo necessario per viaggiare con calma, fermandosi a visitare i luoghi attraversati e senza dover necessariamente pedalare con qualsiasi intemperia per mantenere fede alle tappe prestabilite, o non si fanno, perché rischiano di diventare dei tours de force stressanti ed insoddisfacenti. E così, tra una riflessione e l’altra, scolliniamo. Qui c’è un bel rifugio, con tanto di tavoli e panche di legno all'esterno. E' una bellissima giornata, il cielo splende alto nel cielo azzurro e terso. Nonostante i 2250 metri di quota, la temperatura è gradevole, così ce la prendiamo comoda. Le gambe cominciano ad essere affaticate e reclamano un po’ di riposo. Non sono abituata a pedalare tre giorni consecutivi e soprattutto ad affrontare ogni volta salite così lunghe. Perciò domani sarà una giornata esclusivamente di trasferta. Continueremo a percorrere la Route des Grands Alps, ma con il camper e ci dirigeremo verso Sud.

mercoledì 18 gennaio 2012

01/08/2011: Col de la Cayolle da Barcelonnette (2326 metri alt.) (2° giorno: alta Provenza in bici e camper - Francia)

(km 60 – 1193 metri dislivello – 27 km di salita - in bici da corsa)

Ieri pomeriggio, al rientro dal Col de la Bonette, ci siamo trasferiti con il camper nell’aria di sosta attrezzata di Barcelonnette (1.130 metri alt.), che dista 8,5 km da Jausiers.
Dopo la lunga ascesa di ieri, per non stancare eccessivamente le gambe, abbiamo pensato di scalare oggi il Colle della Cayolle, risalendo la valle parallela a quella dell'Ubaye. Una salita impegnativa per la lunghezza, 27 km dal bivio (30 km da Barcelonnette), ma gradevole, con pendenze modeste, tranne gli ultimi 9 km un po' più duretti, ma non troppo.
Dopo l'abitato di Barcelonnette, percorrendo un falsopiano lungo la D 902 e seguendo le indicazioni per la "Route des Grandes Halpes", raggiungiamo il bivio per il Col della Cayolle. La strada sale dolcemente sino ad Uvernet. Superiamo il ponte sul torrente ed entriamo nelle meravigliose gole del Bachelard, un affluente dell’Ubaye. Che spettacolo! Adoro pedalare nelle gole o gorges, come le chiamano qui, lungo questa strada stretta e tortuosa. Attraversiamo ponti e torrenti, spostandoci continuamente da una parte all'altra della vallata.

Le gole finiscono dove la valle comincia ad aprirsi. Dopo alcuni falsopiani, alternati a brevi strappetti, giungiamo al piccolo borgo di Saint Laurent; null'altro che un pugno di case ed un grazioso ristorantino. La strada si insinua adesso in una fresca pineta; superiamo una bella cascata e raggiungiamo la testa della valle, in località Bayasse. Attraversiamo di nuovo il torrente e affrontiamo alcuni tornanti, non particolarmente aspri, se non fosse per il forte vento contrario che aumenta la difficoltà. Altri ponti, altre cascate. ll panorama è molto vario e non annoia mai. Un cartello ci informa che siamo entrati nel Parco Naturale del Mercantour. Ecco l’immancabile marmottona cicciottella. Quanto vorrei prenderla tra le braccia e accarezzarne il pelo morbido! Impresa impossibile, al minimo rumore fuggono e spariscono nelle loro tane. Il paesaggio diventa via via più brullo e il vento soffia sempre più forte. Gli ultimi tre chilometri sembrano eterni. Comincio a soffrire. La strada disegna ampi tornanti; ecco l’ultimo cippo, mancano soltanto 600 metri al Colle. Che fatica! Finalmente scolliniamo. Una coppia di motociclisti si congratula con noi, il vento impetuoso ha reso la vita difficile pure a loro. Alzo un sopracciglio, è senz'altro una battuta. 

In questo luogo desolato e spoglio non c'è alcuna possibilità di ristoro. Avevamo incontrato il rifugio Cayolle un chilometro prima di scollinare, ma qui non esiste nulla di nulla, oltre alla pietra miliare che indica l’arrivo al colle. Perciò facciamo subito dietro front e ci lanciamo nella lunga discesa verso Barcelonnette. Vivace e colorata cittadina di giorno, di sera, una volta chiusi i negozietti e ritirati i tavolini dei bar, si trasforma in un villaggio fantasma. Per quanto ci riguarda, l’avventura continua e, visto che non c’è il due senza il tre, domani si va all'attacco del Col d’Allos, nella valle parallela a quella percorsa oggi.

venerdì 13 gennaio 2012

31/07/2011: Col de la Bonette da Jausiers (2802 metri alt.) (1° giorno: alta Provenza in bici e camper - Francia)

(Jausier – Col de la Bonette – Jausier)
(km 23 di salita – 1515 metri di dislivello – in bici da corsa)

Aspettavo con bramosia questa settimana di vacanza in bici e camper nell’Alta Provenza. Marco ed io, infatti, percorreremo qualche breve tratto della Route des Grandes Alpes, “il più affascinante itinerario montano per ciclisti e motociclisti” che si snoda su 684 km e 17 passi, dal Lago di Lemano, nei pressi di Ginevra, a Menton.
Attraverso il Colle della Maddalena, sabato sera raggiungiamo Jausiers (1.213 metri di alt.), nella valle dell'Ubaye, in territorio francese e parcheggiamo il camper nell’apposita area, gratuita, ma priva di corrente. Nei pressi, per il carico e lo scarico dell’acqua, c’è un’attrezzatura che funziona soltanto con la carta di credito, forse per evitare il furto delle monetine. Il villaggio è veramente piccolo e tranquillo; in due passi lo visitiamo tutto, ragion per cui ne approfittiamo per andare a nanna presto ed essere pronti l’indomani a scalare il leggendario Colle della Bonette, salita storica del Tour de France, di 23 km e 2802 metri di quota. Questo colle è situato all'interno del Parco Nazionale del Mercantour, al confine tra i dipartimenti di Alpes-Maritimes e Alpes de Haute Provence. Così, domenica mattina, dopo aver riempito gli zainetti con cibarie varie, agganciamo i pedali delle nostre bici ed imbocchiamo subito la “plus haute route d’Europe”, come indica il cartello stradale all’inizio della salita. Per la verità non è proprio così, ma fingiamo di crederci. Attraversiamo il ponte sul fiume Ubaye, mentre la strada comincia a salire dolcemente tra piccoli borghi e vecchie cascine. Da subito veniamo assaliti da un nugulo inviperito di mosche. Ci circondano dalla testa ai piedi e si depositano a grappoli sui nostri corpi. Ho i guantini letteralmente ricoperti di mosche. Non c’è verso di allontanarle. Inutile agitare le mani per scacciarle; dopo qualche secondo le maledette ritornano disciplinatamente ai loro posti. Che tormento pedalare così! Marco sostiene che, una volta saliti di quota, le mosche ci abbandoneranno, ma dovremo pedalare ancora una decina di chilometri prima di liberarcene. Per fortuna la pendenza all’inizio è blanda, intorno al 6-7%. 
Mi distraggo osservando ciò che mi sta intorno: i prati stranamente senza fiori, i cippi a bordo strada che indicano i chilometri percorsi, quelli rimanenti e la pendenza media del chilometro successivo. Beh, devo dire che la prima impressione non è entusiasmante: il paesaggio è abbastanza scialbo e desolato, per nulla paragonabile alla vivace bellezza dei passi dolomitici, ma ogni montagna ha un proprio fascino e unicità, come le persone, basta saperli cogliere. Tornante dopo tornante, saliamo di quota. Al settimo chilometro siamo già a 1700 metri di altitudine. E' tutto molto tranquillo; l'unico suono è quello dell'acqua che scorre nei torrenti. 
Superiamo una baita e, dopo un breve tratto in discesa, ritorniamo a salire, ma in modo più deciso. Infatti le pendenze adesso si innalzano all'8-9%, con punte al 12%. Il paesaggio diventa sempre più brullo, con pietre e massi disseminati sul pendio della montagna, mentre, a ricordarmi che stiamo pedalando ad una quota significativa, ci pensano i fischi delle marmotte. Il cielo si è annuvolato, l’aria è diventata più fresca. Qualche moto a farci compagnia, poche auto e pochi ciclisti. A quota 2000 metri siamo circa a metà salita. Mancano ancora 11 km al Colle e 800 metri di dislivello. Un pianoro, un'altra baita ed altri tornanti. Risaliamo un costone roccioso ed ecco, al sedicesimo chilometro, un piccolo lago, alimentato dai ruscelli che scorrono lungo i pendii della montagna. Dopo un chilometro pianeggiante, la strada si dirige con decisione verso sinistra.
Qui iniziano gli ultimi chilometri più impegnativi al 10-11%. Superiamo alcune fortificazioni militari e, al ventesimo chilometro, ci troviamo nei pressi del Col de Restefond a 2.656 metri di quota. Siamo quasi vicini alla nostra meta e adesso l’ambiente circostante, nella sua selvaggia solitudine, è di una bellezza particolare. I due chilometri che ci separano dal colle sono facilmente pedalabili, vista la dolce pendenza. In breve valichiamo anche il colle geografico della Bonette (da non confondere con la cima), a 2715 metri di quota e ci troviamo all’incrocio con la strada che conduce a Nizza, come indica il cartello segnaletico. Per raggiungere quota 2802, però, dobbiamo continuare dritto e aggirare la cima della Bonette, una piramide rocciosa dall’aspetto cupo, lungo la nuova strada che i francesi hanno tracciato in epoca recente, facendola così diventare la più alta d'Europa. E’ un tratto di circa un chilometro piuttosto ripido. Gli ultimi, aspri tornanti e anche la cima è conquistata, con grande fatica, ma altrimenti che soddisfazione sarebbe? 
L’aria è gelida, ma non c’è alcun rifugio o costruzione dove ripararsi; solo una stele rocciosa con una targa nera che, oltre ad indicare la quota di 2802 metri, racconta la storia di questa strada, costruita, per volere di Napoleone, per collegare Nizza a Briançon attraverso i colli Bonette, Vars e Izoard. Dall’altra parte della carreggiata, un irto sentiero consente di raggiungere, dopo un'arrampicata di 10 minuti a piedi, un belvedere posto a 2860 metri di quota, dal quale si può godere di uno spettacolare panorama a 360° e dove una table d'orientation permette di individuare le alte vette che si stagliano all’orizzonte.
A questo punto non c'è altro da fare che ritornare a Jausiers attraverso la medesima strada. Mentre planiamo verso il fondovalle, con calma e ormai senza più il fardello della fatica, possiamo osservare meglio il paesaggio che, in discesa, offre scorci più ampi e lontani. E già penso alla salita che ci aspetta domani: il Colle della Cayolle. 

mercoledì 4 gennaio 2012

24/07/2011: Colle delle Finestre + Tour dell’Assietta (Piemonte) -(53 km – 2200 metri dislivello in mountain bike)

(Susa – Colle delle Finestre – Cima Ciantiplagna – Frais – Chiomonte – Susa)

Apro gli occhi e ... tendo le orecchie. Tutto tace ed è un buon segno. Forse non siamo venuti a Susa per niente. Ieri sera, improvvisamente, dopo il Palio storico dei borghi, si era levato un vento fortissimo, di quelli che fan piegare paurosamente le fronde degli alberi, e aveva continuato a soffiare con furia durante la notte. Impossibile pensare di salire in mountain bike al Colle delle Finestre e fare il giro dell’Assietta con quelle condizioni. Ma stamattina, per fortuna, è tornata la calma, o quasi; che bellezza, non tornerò a casa con le pive nel sacco! Scarichiamo le bici dal camper, parcheggiato, per l'occasione, dietro la tranquilla stazioncina ferroviaria di Susa, in un'area di sosta gratuita, dotata di pozzetto ed energia elettrica. Con grande entusiasmo e curiosità partiamo verso la nostra nuova avventura. La strada che sale al Colle delle Finestre, per chi proviene da Torino (uscita autostrada Susa Est), si trova sulla sponda sinistra della Dora Riparia. Pertanto, trovandoci noi sulla Statale 25, che corre sull’argine destro del fiume, dobbiamo attraversare quest’ultimo sul ponte e portarci sulla Statale 24, seguendo le indicazioni per Meana, Frais, Colle delle Finestre. Raggiungiamo velocemente il bivio e imbocchiamo la strada a destra che s'inerpica tra le case di Meana con pendenze che, così a freddo, tagliano da subito le gambe. All'altezza del ponte della ferrovia, una rampa al 14% mi manda in leggero affanno. Per fortuna dopo Meana la pendenza si attenua un po' e si stabilizza, mantenendosi tra il 9 ed il 10%. Lasciamo alle nostre spalle le case e gli orti del piccolo borgo e saliamo immersi in uno splendido e fitto bosco di castagni, mentre la strada comincia ad avvitarsi attorno alla montagna in una serie incredibile di tornanti, che si susseguono, uno dopo l’altro, in maniera serrata (28 in circa 3 km). Le gambe mi fanno un po' male, forse perché mi alleno poco con la mountain bike, che, tra l’altro, pesa quasi il doppio di quella da corsa ed ha i copertoni che aderiscono all’asfalto come una ventosa. Ho scelto le ruote grasse per affrontare questa salita, perchè gli ultimi 9 km non sono asfaltati ed inoltre la nostra intenzione è quella di proseguire oltre il Colle e fare un giro sulla dorsale dell'Assietta. Così le gambe fanno quello che possono ed io, per distogliere il pensiero dalla fatica, mi concentro sul paesaggio, che certo non lascia indifferenti. Ci troviamo nel Parco Osiera-Rocciavrè. Il cielo è limpido e azzurro, l'aria fresca e non tira vento, per ora. Speriamo si mantenga così per il resto della giornata, altrimenti sono cavoli. Dopo circa 10 km finisce l’asfalto e inizia lo sterrato o, meglio, la cosiddetta strada bianca, larga e dal fondo abbastanza compatto. In ogni caso io non me la sarei proprio sentita di percorrerla con la bici da corsa, come hanno fatto i corridori del Giro d’Italia e come fanno alcuni ciclisti amatoriali. Prima del Giro la strada era stata “pulita”, ma ora in molti punti è ricoperta da un’infinità di sassolini e il rischio di forare o di perdere l’equilibrio è reale. Usciamo dal bosco e, a questo punto, il paesaggio cambia completamente: la strada adesso sale serpeggiando in mezzo a vaste distese erbose. La scelta del rapporto medio davanti risulta azzeccata, soprattutto dopo aver superato due bikers che, avendo invece optato per il rampichino, danno l’impressione di fare una fatica immensa. Salendo con regolarità i muscoli si scaldano e le gambe cominciano a girare bene, tanto che ricevo i complimenti da un ciclista che sale con la bici da corsa. Mi chiedo come abbia fatto costui a percorrere gli ultimi, stretti tornanti prima del colle, dove la carreggiata è piuttosto sconnessa, anche a causa dei fuoristrada che faticano a salire e smuovono la terra con le ruote, creando solchi e avvallamenti pericolosi per i ciclisti. Una volta scollinati, lo spettacolo è grandioso: da qui si dominano le valli sottostanti e le vette alpine che le incoronano. C’è un po’ di folla. Del resto è una domenica soleggiata di luglio; vacanzieri e gitanti possono salire comodamente anche da Sestrière e da Fenestrelle, attraverso una buona strada asfaltata. Infatti il valico collega la Val di Susa con quella del Chisone. Faccio qualche coccola ad un dolcissimo pastore tedesco e poi, dopo aver chiesto informazioni, ripartiamo verso l’Assietta.

Scendiamo circa 250 metri lungo la strada asfaltata del versante opposto ed imbocchiamo un largo sentiero che sale alla sua destra in modo abbastanza deciso verso il Colle della Vecchia. Qui il rampichino lo uso anch’io. Il fondo è di quelli che ti impediscono di distogliere gli occhi dalle ruote e la concentrazione è al massimo .. una minima distrazione e si rotola a valle. Ogni tanto ci fermiamo per goderci il panorama. Sarebbe da stupidi pedalare in un posto tanto meraviglioso senza ammirare il paesaggio circostante e così ne approfittiamo anche per fare qualche fotografia. La Strada dell'Assietta è di origine militare e si snoda, per oltre 30 km, quasi interamente sopra i 2000 metri. Salvo alcuni giorni ed orari, in cui vige il divieto, è aperta anche ai motociclisti, ma presumo che soltanto le moto da enduro o da cross possano percorrerla.

Lungo il tragitto notiamo le fettucce rosse del passaggio di una Gran Fondo. Spero in cuor mio che i corridori abbiano fatto il giro nel nostro senso di marcia e che ci abbiano preceduti, perché, in caso contrario, per me sarebbe una tragedia. Scopriremo più tardi che, proprio questa mattina, si è corsa la 24^ edizione del Tour dell'Assietta (82 km per la Marathon e 57 km per la Gran Fondo), con professionisti del calibro di Deho, Tiberi, Mirko Celestino, Sandra Klomp e la bellezza di 1200 partecipanti. L’abbiamo scampata bella! Strano, però, avevo creduto che il giro dell’Assietta si sarebbe svolto tutto in quota e, quindi, visto che al Colle delle Finestre ci trovavamo già a 2176 metri di altitudine, mi aspettavo di pedalare, se non in piano, almeno in leggera pendenza. Ma qui si continua a salire senza tregua e il sentiero tira da matti. Purtroppo il mio Garmin si è scaricato ed il contachilometri del mio compagno d’avventura è rimasto a casa. Inoltre entrambi non portiamo l’orologio.

Così non abbiamo nulla che possa indicarci la pendenza, la distanza e l’ora, ma mi sembra che sia trascorso un tempo interminabile da quando abbiamo lasciato il Colle delle Finestre. Finalmente arriviamo ad un fortino e ne approfittiamo per mangiare un boccone ed indossare il k-way, non perché inizi la discesa, ma perché quassù c’è un aria così gelida che fa venire la pelle d’oca anche in salita. Il panorama è eccezionale, si vede all’orizzonte il lago del Moncenisio, il Rocciamelone e tutta una serie di catene montuose. Risaliamo in sella, convinti che ormai manchi poco alla Testa dell’Assietta. Stiamo salendo da una vita e non è possibile che si debba continuare ancora per molto. Pedalo con passo stanco per un tempo infinito e la pendenza non accenna a diminuire, anzi. Anche Marco, che è abbastanza allenato ed ha la forza di un mulo, inizia a manifestare segni di insofferenza e dubbi sull’esattezza del tracciato che stiamo percorrendo.

Purtroppo non c’è anima viva a cui chiedere informazioni, ma, a questo punto, mi sembra insensato tornare indietro. Vedo il mio compare in preda ad una leggera apprensione. Non voglio farmi contagiare dalla sua ansia; non mi sento in pericolo e la paura, si sa, è una brutta compagnia. La mia unica preoccupazione è che il tempo non cambi repentinamente; per il resto ci rimangono ancora diverse ore di luce e prima o poi incontreremo una strada che scende, altrimenti, di questo passo, stavolta, finiamo davvero in paradiso. Così rimuginando, procedo a fatica in mezzo alle rocce, con il vento che comincia a soffiare a raffiche, l’aria gelidissima che fa lacrimare gli occhi. Marco ogni tanto va avanti in avanscoperta, poi ritorna per darmi notizie. Niente, la strada continua a salire. Ma quanti chilometri avremo fatto? Proprio nel momento in cui mi sto chiedendo se forse non sia il caso di ritornare sui nostri passi, vedo Marco venirmi incontro più sollevato; mi informa che siamo giunti a Cima Ciantiplagna, GPM della Gran Fondo, nientedimeno che alla ragguardevole quota di 2849 metri. Accipicchia, adesso capisco perché la salita non finiva più! Basta dare un’occhiata al fondovalle per capire che siamo veramente in alto.

Faccio un bel respiro e mi rilasso, tutto è bene ciò che finisce bene. Il problema è che, adesso, abbiamo davanti una discesa interminabile. O, almeno, è quello che io immagino. Invidio la mountain bike biammortizzata di Marco, che gli permette di scendere comodamente seduto. Io, invece, per evitare gli scossoni, dovrò tenere staccato il mio posteriore dalla sella, in una posizione tale da mettere ko le mie povere gambe, già martoriate dalla lunga salita. Ma, ahimè, poco dopo un’amara sorpresa. Si ricomincia a salire. Non ci posso credere! Ma dove diavolo siamo finiti? Adesso la strada non sarà tutta un su e giù all’infinito ... ci sarà pure un sentiero che scende a valle! Mi trovo a pensare come sarebbe passare la notte a questa quota con maglietta, calzoncini e k-way. Non perdiamo la calma e non fasciamoci la testa prima che si sia rotta. Sangue freddo e tutto si risolverà nel migliore dei modi. E intanto continuiamo a salire, il tempo passa e nulla succede. Finchè un incrocio ci coglie di sorpresa. Non è un miraggio, c'è proprio un ampio sentiero che scende verso il basso. E c’è pure un cartello di legno sul quale leggiamo “Frais”. Alleluia! Conosciamo questa località, per fortuna, e sappiamo che da lì si può raggiungere Chiomonte e poi Susa. 

Il sentiero è abbastanza ripido e invaso da pietre, ma non importa; ciò che conta in questo momento è perdere quota. Via, giù, a rotta di collo, con l’umore che sale man mano che si scende. Siamo adesso nel meraviglioso bosco di Salbertrand; senza dubbio uno dei più belli che io abbia mai visto in vita mia, quello che un bambino si immagina leggendo una fiaba, con alberi secolari, immensi e dai tronchi forti e giganteschi. Tutto sommato, se non fosse stato per quel pizzico di angoscia che mi è preso nel viaggiare così alla cieca, avrei potuto apprezzare meglio il percorso e quei luoghi estremamente selvaggi. Non era proprio questo il giro che avevo programmato. In effetti non abbiamo raggiunto la Testa dell’Assietta, ma siamo arrivati alla Punta del Gran Serin e anziché scendere al paese di Salbertrand siamo scesi a Chiomonte. Tuttavia, nel bene e nel male, è stata una grande esperienza e penso che ci ritornerò, sull'Assietta, magari partendo dalla Val Chisone, perché mi è rimasta dentro la voglia di completare il giro e la curiosità di sapere quanto mancava ancora alla nostra meta.

E la prossima volta non dimenticherò di caricare il mio Garmin, tra l’altro munito di GPS. Di certo, essere consapevoli dello spazio e del tempo, dà un po' più di tranquillità.