Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

mercoledì 30 novembre 2011

29/06/2011: anello Marmolada (Passo Fedaia - Passo Pordoi) con l'aggiunta del Passo Falzarego (km 90 – 2400 metri di dislivello in bici da corsa) Dolomiti

(Caprile – Passo Fedaia – Canazei - Passo Pordoi – Arabba – Passo Falzarego – Caprile)

Il ghiacciaio della Marmolada

Lo so, è ridicolo passare una notte in bianco a causa di una salita, ma non posso farci nulla, il Fedaia mi fa paura, così come mi fanno paura il Mortirolo e lo Zoncolan. Però ne sono anche attratta. Perciò, dopo un’abbondante colazione ipercalorica, come raccomandato dagli esperti, i cui consigli, in questi casi, seguo sempre in maniera indiscussa, si parte alla conquista del Passo, io piena di timore, il mio compagno d’avventura tutto bello rilassato. Vorrei avere la sua tranquillità, ma le voci che circolano sul Fedaia non hanno fatto altro che alimentare il mio terrore. Non sono i 13,7 km e 1.059 metri di dislivello a spaventarmi, ma le pendenze, che raggiungono la punta massima del 18% proprio negli ultimi 6 km e l'impossibilità di trovare dei punti in cui si possa riprendere fiato e recuperare. D’accordo che spesso e volentieri si fa del falso terrorismo, ma se questa volta non fosse così? Vabbè, alla peggio, posso scendere dalla bici e farla a piedi. C’è sempre una prima volta. La salita arriva quasi subito, dopo l'ampio curvone a sinistra, ma i primi 5-6 km sono facili, a parte un paio di brevi strappi. Superiamo Rocca Pietore e, giunti a Plan, procediamo a sinistra, sulla vecchia strada, fino a Sottoguda, lasciando la statale alla nostra destra. Sono emozionata, tra poco m'infilerò nei Serrai, una gola spettacolare, unica al mondo, caratterizzata da pareti alte fino a 60 metri e poco distanti l’una dall’altra. Una delle ragioni per le quali desideravo tanto salire al Fedaia era appunto quella di passare attraverso questa feritoia della montagna, che avevo visto in TV durante le riprese del Giro d’Italia. Un luogo davvero suggestivo e magico; che meraviglia!

I Serrai di Sottoguda






A malincuore abbandoniamo questo incanto. Già all'interno della gola la salita cominciava a farsi sentire, ma, all'uscita, la pendenza si fa davvero seria. Dopo circa un chilometro e mezzo raggiungiamo la Malga Ciapela, dove la strada dei Serrai si ricongiunge alla statale e da dove partono gli impianti di risalita diretti alla Marmolada.
Da qui dovrebbero iniziare i 6 km assassini. Ormai ci siamo. Infatti la strada incomincia ad inclinarsi paurosamente. Ce la farò, non ce la farò? Un km al 12% per raggiungere la baita Dovich, un paio di Km al 11,2% per arrivare alla Capanna Bill. A rendere impegnativo questo tratto non è soltanto la pendenza, ma anche l’assoluta mancanza di curve: tra la Malga Ciapela e la Capanna Bill c’è un interminabile, odioso rettilineo ed è proprio qui che si tocca la pendenza massima del 18%. Si dice che percorrendo questa strada in discesa, senza toccare i freni, si possano raggiungere i 100 Km orari; ci credo sulla parola. Sfortuna vuole che inizi pure a soffiare un forte vento, ovviamente contrario. Ci mancava solo questo! Ma perché proprio oggi? La mia preoccupazione aumenta. Se prima conservavo dentro di me una minuscola speranza di farcela, adesso la situazione comincia a diventare disperata. Il panorama non mi sembra niente di straordinario, ma forse sono talmente sotto sforzo da non riuscire ad apprezzare quelle rare immagini che i miei occhi riescono a catturare qua e là durante le sporadiche volte in cui riesco a staccarli dall’alfalto. Spingo con forza sui pedali, le gambe mi fanno male, ma vado avanti, piano piano. Incredibile, ho ancora il fiato per salutare due ciclisti che mi superano e per fare una battuta stupida.
Dopo la Capanna Bill iniziano i tornanti, ma non cambiano le pendenze, che rimangono elevate anche in questo tratto: fino alla vetta ci sono 2,5 Km di strada caratterizzati da una pendenza media dell'11% e da una punta al 15%. C’è persino un pannello stradale che premurosamente me lo fa notare, come se ce ne fosse bisogno! Improvvisamente riemergo dal mio stato di trance; sento delle voci, intravedo un edificio. Che succede? Dove sono? La strada spiana. Cerco con lo sguardo un'altra via che sale; non posso essere arrivata!  Sfilo di fianco al cartello e leggo “Passo Fedaia”, ma ancora penso ad un errore. Faccio un giretto d'esplorazione. C’è soltanto una strada che scende dal versante opposto. Inutile negare l’evidenza: che io ci creda o no, sono arrivata al Passo. Potessi in questo momento prendere per il collo coloro che mi hanno fatto perdere una notte di sonno per l’angoscia! Ma la gioia a questo punto è così tanta che cancella qualsiasi pensiero omicida. E’ stata comunque dura e sono contenta di aver scalato anch’io questa salita da leggenda, però mi aspettavo molto peggio.



Dài, ci meritiamo un buon caffè; il mio compare anche una fetta di torta, visto che, oltre a non essere allenato, è salito pure con dei rapporti impossibili. Come abbia fatto, io proprio non lo so. Eh, ma è mica finita qui! Indossiamo il k-way e scendiamo dall’altra parte, costeggiando dapprima un laghetto artificiale e, poi, passando ai piedi del ghiacciaio della Marmolada, maestoso e abbagliante alla luce del sole.

Il ghiacciaio della Marmolada

Spettacolare questa discesa che ci deposita a Canazei. Un veloce pieno di acqua alle borracce e, poi, su di nuovo, verso il Passo Pordoi. Altri 13 km di salita, circa 800 metri di dislivello e 27 tornanti, ma al confronto della precedente sono una passeggiata e posso tranquillamente osservare il paesaggio che è davvero una favola. 

Gruppo Sella 

Salita al Passo Pordoi

Ovunque una miriade di fiori, un’esplosione di colori e una gioia per gli occhi. C’è un po’ di traffico, ma, d’altra parte, il Pordoi fa parte del Sella Ronda, il classico giro dei quattro Passi che fanno tutti. Infatti, quando scolliniamo, troviamo una gran bolgia di auto, moto e pullman, niente a che vedere con il solitario e tranquillo Passo Fedaia. 



La fame a questo punto morde terribilmente. Ci fermiamo ad un bar per rifocillarci e per dare un’occhiata ad una cartina stradale appesa alla parete. Da qui ci sono due possibilità per scendere a Caprile e ritornare all’albergo, ma ce n’è anche una terza, che contempla una deviazione al Passo Falzarego. Una tentazione per me. Butto lì la mia proposta, aspettandomi quantomeno un accenno di protesta o un tentennamento da parte del mio compagno. Macchè! E' presto, si può fare. Evviva! C'involiamo verso Arabba, cercando di non fare la fine degli insetti sul parabrezza dei pullman che salgono con grande baldanza nel senso inverso. 

Il Sass Pordoi

Non ci sono parole per descrivere la bellezza del paesaggio che si apre davanti ai miei occhi mentre scendo, canticchiando, i 33 tornanti. Nell'anima, un'immensa sensazione di libertà, un'incontenibile voglia di volare.


La piramide dell'Antelao

Al crocevia prendiamo a sinistra per affrontare gli ultimi 10 km di salita e i 600 metri di dislivello del Passo Falzarego. Strada tranquilla e non impegnativa. La luce calda del tardo pomeriggio, la pace che si respira qui, il nostro incedere regolare, le nostre chiacchiere rilassate … Vorrei poter continuare così all’infinito, ma forse ho chiesto troppo al mio paziente compagno, che comincia ad accusare un terribile dolore alla pianta del piede. Mancano ancora parecchi chilometri al Passo e non so se ce la farà a continuare. Ma lui è un uomo duro, di quelli che non mollano mai. Stoicamente va avanti, ignorando le fitte, ma soprattutto senza lamentarsi. Ammiro la sua capacità di sopportare in silenzio. Questi, sì, che sono Uomini! Ed è soprattutto in certe situazioni che si capisce quanto valgono. 




Eccoci finalmente al Passo, ai piedi del Monte Lagazuoi, all’interno del quale è stato scavato, durante la prima guerra mondiale, un lungo e stretto cammino che conduce all'omonimo rifugio, a 2.752 metri di quota. L’ho percorso a piedi un paio di anni fa con l’aiuto di una torcia; veramente adrenalinico!
Una sosta al passo per riposare le stanche membra e, poi, affrontiamo l'ultima discesa della giornata, 19 bellissimi chilometri in mezzo ai boschi e alle pinete fino a Caprile.
In conclusione: in tre giorni abbiamo macinato 261 km e accumulato 6.800 metri di dislivello; abbiamo pedalato ai piedi, ai fianchi e alle sommità di un numero considerevole di vette dolomitiche, soffrendo, gioendo ed emozionandoci dopo ogni conquista. E, se vogliamo mettere in conto anche la camminata da sogno di 21 km alla Forcella del Giau, la splendida passeggiata al Catinaccio Rosengarten, con vista delle Torri del Vajolet e del Gruppo Sella, la gita a Cortina con la scenografica visione del Monte Cristallo, possiamo dire di aver fatto quasi l’en plein di queste splendide Dolomiti, uniche al mondo e nostro tesoro. Una vacanza indimenticabile, dove, una volta tanto, tutto, ma proprio tutto, è stato perfetto. A questo punto non mi resta altro che ringraziare di cuore colui che le ha dato vita.


Panorama dalla Forcella del Giau

Catinaccio Rosengarten e Torri del Vajolet


Gruppo Sella


La piana di Cortina dal Passo Giau



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