Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

sabato 12 maggio 2012

06/05/2012: GRAN FONDO ALPI (Sondrio – Lombardia) (90 km – 1100 m di dislivello) - 5^ prova valida per la Coppa Lombardia


Perplessità ...                                                              
Dopo complesse trattative, riusciamo a strappare a Riccardo un orario più umano per la partenza. Sondrio dista 175 km; con la superstrada ci si arriva in circa due ore e la gara inizierà soltanto alle 9. Così alle 5 ci mettiamo in viaggio: Riccardo e Pierino sul furgone; io, Francesco e la Patty sulla Passat guidata dal nostro simpatico presidente, il quale, con grande positività, ignora la spia luminosa che, tutto ad un tratto, si accende sul cruscotto: “motore in avaria”. Nel cielo poche nuvole fanno ben sperare. Lungo il tragitto Bruno ci fa da Cicerone: ecco alla nostra destra la strada che sale a Valcava; quello che stiamo costeggiando è il lago di Garlate, primo troncone del lago di Como; più avanti, sull’altra sponda, il Ghisallo; là in fondo, a destra, sotto quel cielo tempestoso, la Valsassina e la strada per Culmine San Pietro; alla nostra sinistra i vigneti che producono vini di gran rilievo, quali Sassella, Inferno, Grumello, Prestigio e Sforzato. E’ proprio un pozzo di sapere il nostro presidente ed io non mi lascio sfuggire una parola; come una spugna, assorbo ogni informazione. Quanto vorrei anch'io dare un nome a tutto ciò che vedo! Man mano che risaliamo la Valtellina, però, notiamo che lo scenario attorno a noi non è dei più felici. Nuvole basse ricoprono i pendii delle montagne, il cielo è livido e gonfio di pioggia. All’uscita di una galleria uno scroscio violento e improvviso si abbatte sulla nostra vettura, facendoci sobbalzare. Ho la vaga idea che oggi non ce la passeremo molto bene. Anche la temperatura si è abbassata notevolmente. Il termometro del bar dove ci fermiamo per far colazione segna 7 gradi; questo tempo da lupi non è certo l’ideale per correre una Gran Fondo. Riccardo medita di non partire e vedo Francesco perplesso. Solo in questo momento vengo a sapere che il regolamento della Coppa Lombardia prevede, comunque, lo scarto del minor punteggio conseguito nelle gare del circuito e, quindi, i miei due compagni stanno valutando se effettivamente val la pena di buttarsi sotto la pioggia per una gara che poi, con molta probabilità, verrebbe scartata. 

Io come sempre casco dal pero. Sarà veramente questa la mia peggior corsa? Non che nelle altre io sia stata poi così brillante. Comunque, visto che di punteggi non ci capisco niente e che della classifica non me ne può fregar di meno, per me il problema non si pone. Nello sport come nella vita mi interessa soltanto portare a termine quello che ho iniziato e se le prove sono 7 io cerco di farle tutte e 7, con il bello od il cattivo tempo. Perciò, se l’organizzazione dice che la gara si può fare, io ci provo. Mi dispiacerebbe però lasciare cinque persone ad attendermi per ore solo perché io mi sono impuntata. Ad arginare ogni indecisione dei miei compagni, uno squarcio nel cielo cupo, un triangolo di luce. Inaspettato, uno sprazzo di sole irrompe dalle nuvole, creando un bellissimo arcobaleno; “l’occhio di Dio” scherza la Patty. E se è Dio che lo vuole … 


Riccardo ... sta studiando la sua tattica di partenza
Ci prepariamo io, Francesco e Riccardo. Bruno e Pierino faranno il giro con l’”ammiraglia”, mentre la Patty attenderà i primi arrivati con le chiavi del furgone. Una mezz’oretta prima della partenza ci avviamo verso le griglie, pressoché deserte. In effetti, del migliaio di partecipanti previsti, risultano iscritti poco più di 700 ciclisti e ne partiranno soltanto 526, tra cui 20 donne, delle quali io devo essere quella con più primavere alle spalle. Di fianco a me Olga Cappiello, ex professionista, non più giovanissima neanche lei, ormai da anni dedita alle Gran Fondo e che si cimenta nei percorsi lunghi, arrivando quasi sempre prima tra le donne. Davvero forte. Oggi, invece, il percorso lungo è stato soppresso a causa dell’impraticabilità della strada che sale a Santa Cristina e tutti correremo il medio di 90 km e circa 1100 metri di dislivello. Nel giro di pochi minuti il cielo si ricompatta e ricomincia a piovere. Che beffa! Non manca molto alla partenza. Ecco Bruno; il suo passaggio è ormai diventato un gesto scaramantico. La colonna sonora di “Sogni di gloria” cattura la mia attenzione … farà da sottofondo al conto alla rovescia. Mi emoziono. Sono qui anch’io, piccola ciclista, in mezzo a tanti campioni. Aggancio il pedale destro: 3, 2, 1 … pronti via. Velocità controllata per 1 km e mezzo. E allora che senso ha partire a manetta? Come a Laigueglia, è tutto un andare e frenare, con la differenza che qui piove e l’asfalto è viscido. Alla prima inchiodata per poco non faccio un testacoda con la bici. Mi basta questo per lasciare andare avanti tutti, che poi non sono molti. Una voce dall'inconfondibile accento milanese precede l'arrivo di Hiroshi. “Dài, la facciamo insieme”, mi dice tranquillo. Ciò significa per me la morte certa. Ci pensa il destino, nella frazione di pochi secondi, a decidere per me, creando un mega ingorgo all'imbocco di una rotonda, nel quale perdo di vista il mio prode cavaliere, che sparisce tra la folla di ciclisti. Grazie, comunque, Hiroshi per le tue buone intenzioni. Com'era prevedibile, rimango sola. Ho davanti a me 24 km di statale, lunghi e in leggera pendenza, che affronto con l'incubo di forare. Domenica scorsa alla Gran Fondo delle Valli Bresciane, poco dopo l'arrivo, le gomme si erano afflosciate improvvisamente con un lungo sibilo e così pure martedì, mentre salivo ai Colli di S. Fermo. Ad ogni imperfezione dell'asfalto, sussulto; con le orecchie tese ascolto il rumore delle ruote. Basta! Devo scacciare il pensiero, non posso fare 90 km con quest'ansia addosso. 

Francesco e il suo casco antipioggia
Mi superano alcuni ciclisti. Approfitto dell'occasione e accellero per mettermi a ruota. Poco dopo, il ciclista alla testa del gruppetto cede il suo posto al secondo della fila, mettendosi in coda e così via, finchè, inesorabilmente, arriva anche il mio turno. Cosa faccio, mi defilo ignobilmente come sempre, confidando nella loro comprensione? Quantomeno ci devo provare, giusto per dimostrare la mia buona volontà. Il fatto che mi risuperi subito uno dei miei colleghi non lascia adito a dubbi sulla mediocrità del mio intervento. Mi sposto di lato per lasciar passare gli altri, ma mi accorgo che siamo rimasti solo in tre. Com'è possibile? Non sarà stato per colpa mia … Bravissimi i miei due colleghi; alternandosi regolarmente riescono a raggiungere Tirano in un tempo più che buono, considerato che la pioggia continua a cadere, incessante. Giriamo a sinistra e ci immettiamo su una strada secondaria. Uno dei due ragazzi va più spedito rispetto all'altro, che tende a staccarsi. Io rimango incollata come una sanguisuga a quello che avanza con più energia. Ogni tanto si gira; non capisco se gli dia fastidio la mia presenza oppure se controlli che io ci sia. Scusa, ma ho deciso che sarò la tua ombra. Però è carino, mi segnala le buche e i vari ostacoli sulla strada, segno che mi tollera. Una piccola risalita e poi una breve discesa. Mi sembra di scivolare sul burro. Chissà se saper pattinare mi sarà d'aiuto oggi ... Mi aspetto di venir superata dal gruppetto che, nel frattempo, ci aveva raggiunti e invece nulla. Anche il mio gregario rimane indietro. O sono eccessivamente prudenti loro o io sto osando un po' troppo. 

Ci reimmettiamo, quindi, su una strada trafficata e, dopo circa 8-9 km, giungiamo a Tresenda. Imbocchiamo, poi, il bivio a destra per Teglio, località nota per l'accademia del pizzochero e perchè, pare, abbia dato origine al nome di questa valle. 5 km (pendenza media 7%, max 9%, dislivello 350 metri) che scorrono veloci, chiacchierando con il mio giovane collega, il quale, però, ha un passo più rapido del mio e, quando scolliniamo, mi ha staccata di qualche decina di metri. Come promesso, ecco Bruno e Pierino ad attendermi e a fare il tifo per me sotto la pioggia; che carini! Ti aspettiamo al Triangia, grida Bruno, affiancandosi poco dopo con l’ammiraglia. Passo davanti al ristoro e procedo su un falsopiano, dove mi aggrego ad un gruppo di novatesi. Scendiamo, poi, tutti insieme dall'altro versante e tutti insieme affrontiamo i 22 km di mangia e bevi fino a Sondrio, passando per Ponte in Valtellina, Tresivio, Poggiridenti e Montagna, su una strada panoramica che corre alta sulla valle. Stiamo, infatti, ritornando verso la città, ma, poco prima di giungervi, giriamo a destra per salire a Ponchiera. Piano, piano, i miei compagni si allontanano e mi ritrovo a percorrere i successivi 3 km (pendenza media 9%, max 12%, dislivello 350 metri) in completa solitudine. La strada è stretta e abbastanza ripida; poi, dopo il paese, spiana, ma l'asfalto, per un breve tratto, presenta tante, piccole rosicchiature, che rendono un po' malagevole il passaggio in bici. Supero un ponte in pietra su un impetuoso torrente dalle acque torbide e marroni a causa della terra trascinata durante la sua corsa e, subito dopo, un altro ancora, che attraversa un corso d’acqua più piccolo. Pedalo in mezzo al verde, il canto degli uccellini a farmi compagnia. Che pace e che meraviglia, nonostante il maltempo! Ancora 4-5 km di discesa fino a Mossini e poi, all'improvviso, uno strappo a destra da far paura. Leggo sul cartello: Triangia, 5 km, pendenza media 7,4%, max 9%, dislivello 350 m. Un posto molto bello, tranquillo. Mi accorgo adesso che ha smesso di piovere. A metà strada, però, mi sembra di fare una fatica sproporzionata rispetto alla difficoltà della salita che sto affrontando. Mi affianca un'auto. Un signore mi chiede se voglio riposare. Lì per lì non capisco, ma poi realizzo cosa intende: se con una mano mi aggrappassi al finestrino aperto, potrebbe “darmi un passaggio”. A me??? Non se ne parla nemmeno!!! A costo di arrivare in cima con la lingua per terra. E’ mezzogiorno quando scollino; le campane del paese suonano a festa. Non vedo nè Bruno nè Pierino. Strano, Bruno è uno che mantiene la parola data. Forse che da qualche parte hanno organizzato un ristoro con degustazione di vini e pizzoccheri? Mi guardo in giro, ma non vedo nulla del genere. Mi rammento dell'ambulanza incrociata fra Teglio e Sondrio che correva a sirene spiegate. Non sarà successo qualcosa ai miei compagni ... Ma che vado a pensare … semplicemente l’ammiraglia sarà in panne da qualche parte. Inizio la discesa, ma m’imbatto all'improvviso in nuvole basse che limitano la visibilità a poco più di 20 metri. Non vedo i tornanti, non vedo niente. Fa freddo e la bici va un po' dove vuole lei. Rallento sensibilmente, finchè, scendendo di quota, la nebbia si dirada. Passo attraverso piccoli, splendidi borghi antichi, dalle strade anguste, fiancheggiate da case in pietra, tipiche della Valtellina e finalmente li vedo, i miei angeli custodi, in piedi e al freddo, ad attendermi con lo scatto pronto. Tiro un sospiro di sollievo. Non è successo niente di quel che immaginavo, per fortuna. Semplicemente ogni accesso a Triangia era sorvegliato dai volontari ed interdetto al traffico motorizzato. Rido nel vedere Bruno venirmi incontro, a passo da bersagliere, con la macchina fotografica. Mi chiede se va tutto bene. A dir la verità mi sento come se m'avesse investito un autotreno, ma, convinta, di arrivare a Sondrio in discesa, rifiuto la barretta che mi offre e che potrebbe ridarmi un po’ di energia. 

Poco dopo la strada spiana e diventa un po' sconnessa. Guado un'immensa pozzanghera che occupa l'intera sede stradale, supero Castione, Andevenno, Postalesio, Berbenno e attraverso il grande ponte sull'Adda. Sono stanca e sola ormai da parecchio tempo. Mancano una dozzina di chilometri a Sondrio e non sono certo in discesa, come stupidamente avevo pensato. Il vento contrario, seppur non fortissimo, a questo punto mi sembra la Bora che soffia a Trieste. Ma ecco la manna dal cielo, che si manifesta sotto forma di un ciclista di Iseo. Mi offre gentilmente le sue ruote. Anche lui, mi dice, non si è mai sentito così stanco. Mi metto al riparo delle sue possenti spalle, finchè non ci imbattiamo in due ciclisti del posto, che prontamente si piazzano davanti a noi. "Se non vi offendete vi diamo una mano". Figurati se mi offendo. Ecco il cartello dei 10 km e poi quello dei 5. L’ingresso in città. Sono così stravolta che a fatica riconosco la Patty, che mi sta aspettando all’arrivo con le chiavi del furgone. Poveretta, chissà da quanto tempo è lì per me … spero almeno di averla ringraziata. 

Saluto e mando un bacio ai due valtellinesi che ci hanno scortati. Devo dire che, se nella vita di tutti i giorni m’imbatto spesso nell’indifferenza e nella freddezza del genere umano, ciò non avviene, salvo rare eccezioni, nell’ambiente ciclistico ed è anche per questo che amo questo sport.
Ma non finisce qui. Sulla strada di casa, durante una sosta al bar, si apre il sipario ed ha inizio lo spettacolo. Bruno telefona a Roberto, oggi in tutt’altre faccende affaccendato, per comunicargli il suo 5° posto di categoria. La vittima della burla, poco convinta, si affretta a chiamare Pierino per una conferma, il quale, con dovizia di particolari, inizia ad imbastire un racconto molto colorito sulla gara e, rincarando la dose, si assegna pure lui un 3° posto in classifica. Certo che la fantasia non gli manca proprio! Mi metto nei panni del nostro adorabile capitano e immagino la sua espressione sbalordita all’altro capo del filo. Forse sta rimpiangendo di non essere venuto con noi oggi; se Bruno è arrivato 5°, lui, avrebbe potuto ambire sicuramente al primo posto. Si starà rodendo il fegato per questo ed io vorrei che qualcuno alla fine gli dicesse: “Sorridi, sei su scherzi a parte!!!”. Invece quelle simpatiche canaglie glielo lasciano credere … ma fino a quando, povero Roberto?

In conclusione:
77° Gavazzeni Riccardo – 2:42:19 – 5° cat.
147° Belotti Francesco – 2:47:44 – 5° cat.
510^ Tintori Emanuela – 4:01:20 – 8^ cat.


Riccardo: il primo a destra
Francesco: il secondo da sinistra


giovedì 3 maggio 2012

29/04/2012: GRAN FONDO VALLI BRESCIANE (Brescia - Lombardia) (108 km - 1393 metri di dislivello)

Il cielo plumbleo stamattina è un’amara sorpresa. Le previsioni meteo per oggi davano nuvole e un po’ di pioggia soltanto tra le 14 e le 15. Chissà se il tempo terrà fino a quell’ora … Francesco mi dice che a Milano sta già piovendo ed infatti, guardando verso ovest, il cielo è quello tipico dei temporali primaverili, scuro e minaccioso, da rovescio rabbioso. Ecco, il temporale mi mancava proprio … Come al solito ci ritroviamo da Riccardo, per poi partire tutti insieme alla volta di Brescia, dove, alle 9,15, avrà luogo la Gran Fondo delle Valli Bresciane, 5^ prova valida per il circuito del Giro delle Regioni e 4^ per quello della Coppa Lombardia. 
Dalla Valcamonica, attraverso il Passo Tre Termini, si accederà alla Val Trompia; da lì, passando per Lodrino, raggiungeremo la Val Sabbia e, dopo aver affrontato le salite di Preseglie e del Colle S. Eusebio, approderemo di nuovo a Brescia, per un anello di 108 km e 1393 metri di dislivello. Il percorso è molto bello, si pedalerà in mezzo al verde e le salite non presentano alcuna seria difficoltà. Avevo fatto un giro di ricognizione mercoledì scorso, 25 aprile, ma quel giorno splendeva il sole ed avevo potuto cogliere i colori della primavera in tutto il loro splendore. Oggi sarà completamente diverso. Alla gara partecipiamo soltanto io, Francesco, Riccardo, Mirko e Roberto. Bruno, nonostante due antidolorifici, ha ancora male alla schiena e non si fida a salire in bici. Sostiene, il nostro caro presidente, che, se la schiena gli si bloccasse, soltanto un argano a motore riuscirebbe a smontarlo dalla sella. Così ha deciso di seguirci con l’”ammiraglia”, mettendosi a nostra completa disposizione e lo farà con grande impegno e solerzia. Con noi anche Pierino e Vincenzo, che ci precederanno fuori gara, come pure farà la Patty, partendo però da casa. Il nostro viaggio è veloce: Brescia dista soltanto 30 km da Grumello. Nell’immenso parcheggio del Centro S. Filippo c’è posto per tutti. Come sempre le operazioni di preparazione avvengono in un clima disteso e brioso. Roberto, poi, questa mattina è pimpante e carico più che mai. Appoggio due dita al suo braccio a mo’ di spina nella presa della corrente, perché mi trasmetta un po’ della sua energia e poi ci avviamo verso le nostre griglie. Sono sempre più o meno in pole position, insieme a Riccardo e Francesco. Non so con che criterio avvenga l'assegnazione dei pettorali, ma oggi parto addirittura con il n. 81. Come d’abitudine, Bruno passa per assicurarsi che i suoi figliocci siano tutti ben sistemati ai loro posti; è un modo per darci la sua benedizione. Il tempo all’interno delle griglie trascorre sempre troppo lentamente. Gli ultimi minuti, però mi piacciono da matti. Musica a manetta, adrenalina che schizza da tutti i pori, conto alla rovescia, 3 … 2 …1… pronti via. Si parte subito a razzo. Curva secca a sinistra, un’altra a destra. Qualcuno urla. Evito per un pelo una ragazza caduta in mezzo alla strada. Mamma mia! Ok, concentrazione … ci sono un’infinità di rotonde e spartitraffico nei 30 km di quasi pianura da qui ad Iseo, non devo distrarmi. Una mano si appoggia delicatamente sulla mia spalla destra e mi fa uscire dallo stato di trance. Che bello il sorriso di Marcello! E’ un toccasana per il mio umore che stava andando di pari passo con il grigiore del tempo. Lo saluto con entusiasmo, mentre si allontana lesto. Sorrido a mia volta ad una ragazza che mi sta superando. Mi fa cenno di seguirla. E’ molto robusta, ma viaggia sorprendentemente veloce. Mi dispiace, non ce la faccio. Le dico di non preoccuparsi per me, ma lei continua a girarsi, mi aspetta. Non è giusto, lei deve fare la sua gara. Quando, però, si rende conto che sono un caso disperato, per fortuna se ne va con il resto della ciurma. Arrivo ad Ome. 
Comincio a riconoscere i luoghi e finalmente trovo un gruppetto che fa al caso mio. Mi tranquillizzo; questi non li perdo di sicuro e non rimarrò sola a metà strada come temevo. Incredibile, però, come i chilometri scorrano rapidi sotto le nostre ruote; gli ultimi dieci, poi, ce li mangiamo in un soffio. Ad Iseo, poco prima del passaggio a livello, un’altra ragazza a terra, ma questo è un “incidente annunciato”. Ero convinta che il Comune avrebbe chiuso quei profondi crateri almeno nell’imminenza della gara e invece sono ancora lì e da tempo immemorabile. Questo è un tentato omicidio o, meglio, una tentata strage. Ma bisogna proprio attendere che ci scappi il morto per provvedervi? Ci vuole così tanto a riempire le buche con del catrame? Per non parlare del tratto di strada all’ingresso del paese, con quegli orribili rattoppi dei rattoppi. Una vera vergogna per un rinomato centro turistico! Arriva l’ambulanza a sirene spiegate. Mi viene la pelle d’oca. Spero che alla malcapitata non sia successo niente di grave. Qualche imprecazione nell’aggirare la nuova, mini rotondina e, al semaforo, giro a destra. Inizia qui la salita al Passo Tre Termini o Polaveno: 8 km dolci, una pendenza media del 5,7% e 500 metri di dislivello. Decido di farla quasi tutta fuori sella; mi costa meno fatica che pedalare seduta. Raggiungo la ragazza robusta, che in salita sta pagando un po’ l’eccesso di peso, ma è ammirevole la sua volontà. La saluto, vorrei fare qualcosa per aiutarla, ma è lei che mi incita ancora: “Vai che sei grande!”. Mi consola il fatto che Mirko le stia facendo compagnia. Questa volta non lo richiamo all’ordine, va bene così.
Ad un tratto una voce alle mie spalle: “Hai visto come vai forte oggi?”. Guardo stralunata Marcello, quasi avessi visto un fantasma. “Ma che ci fai qui?” gli chiedo. “Ho forato …”. Accidenti, come mi dispiace! Si era preparato così bene per questa gara … Ma, a questo punto, ha perso i treni più veloci e recuperare il tempo perso sarà dura. Si alza sui pedali e sparisce in un amen. Che tipo Marcello! E che autocontrollo! Un altro al suo posto sarebbe nero di rabbia e lui, invece, ha ancora voglia di fare lo spiritoso. Una personalità da leader. E’ giovane, ma è sempre stato molto più maturo della sua età. Marcello può fare grandi cose nella vita, perché è intelligente e la sua sensibilità gli attira il bene delle persone. Sono così immersa nei miei pensieri che mi accorgo all’ultimo minuto di Luis che sta scendendo dall’altra parte della carreggiata con Ezio. Negli ultimi tempi il troppo lavoro non gli ha permesso di allenarsi e non se l’è sentita oggi di gareggiare, ma, conoscendolo, non credo che la cosa gli dispiaccia più di tanto; e poi, in questo momento, al centro della sua vita c’è la sua splendida bimba, Estel, che lo gratifica più di ogni altra cosa al mondo.
Scollino praticamente da sola e scendo subito verso Ponte Zanano. Cavoli, sta iniziando a piovigginare! L’asfalto potrebbe diventare scivoloso; devo stare attenta. A metà discesa mi supera Mirko e poco dopo altri ciclisti. Mi ricordo della necessità di aggrapparmi a qualcuno per risalire più agevolmente la Val Trompia fino a Brozzo, dove c’è il bivio per Lodrino. Perciò metto da parte ogni cautela e vado all’inseguimento delle mie lepri. Ne trovo una di verde vestita, che corre spedita, forse un po’ troppo per me, ma ci provo e poi il verde di solito mi porta bene. Sorpassiamo di gran carriera alcuni colleghi, tra cui Mirko. La strada è in leggera salita, ma stringo i denti. Preferisco tener duro piuttosto che dovermi sciroppare questi 7,5 km da sola. Al bivio per Lodrino mollo la presa; voglio salire con il mio passo questi 5 km e mezzo, dalla pendenza media del 5,1% e dal dislivello di 288 metri. Mi raggiunge Mirko. Saliamo un po’ insieme, ma il mio compare odia le salite quanto io odio i falsopiani e, piano piano, rimane indietro, ma vedo che è in buona compagnia. Sarò io una pensamale o è una combinazione che Mirko si stacchi sempre quando nei paraggi c’è una donzella? Vabbè, non sono affari miei. Mi si affianca un ciclista un po’ su d’età; parla uno strano dialetto, ma è simpatico. Mentre chiacchieriamo sento qualcuno fare il mio nome. Mi giro appena in tempo per scorgere Massimo, Paolo e Antonella. Beh, oggi sto giocando in casa. Quando scollino, trovo Bruno ad attendermi con il K-way che gli avevo consegnato alla partenza, ma per ora la pioggerellina non mi dà problemi, perciò decido di lasciarglielo. Mi chiede gentilmente se ho bisogno di qualcosa, facendomi un elenco dettagliato di tutto ciò che offre il ristoro. Gli rispondo che sto bene così. Lo ringrazio e passo oltre. Ma dove lo troviamo un altro presidente tanto premuroso? La strada corre per un tratto in quota, prima di scendere verso Nozza e la Val Sabbia. Nel giro di pochi minuti la pioggerellina si trasforma in pioggia torrenziale. Mi pento di non aver preso con me il k-way, ma ormai è tardi per rimediare. L'acqua batte inclemente su braccia, schiena e gambe, appiccicando gli abiti alla pelle; s'infila fastidiosamente nelle scarpette e inzuppa i calzini. 
Comincio ad avere freddo e a sentire un certo disagio. La discesa è lunghissima, interminabile. Mi maledico per la mia imbecillità. Poco prima del bivio per Barghe mi supera una ragazza; mi esorta a seguirla. Era tra le prime quattro, ma ha forato pure lei. E' carina. Si gira più volte per vedere se riesco a starle a ruota, ma io proprio non ce la faccio; pedala troppo veloce. Credo sia più dispiaciuta lei di me, ma questa è una gara ed è giusto che ognuno pensi per sé. La lascio andare. Mi basta il suo gesto a rincuorarmi e continuo tranquilla da sola. Mi riacchiappa il simpatico ciclista che si era fermato al ristoro di Lodrino. Procediamo insieme fino al bivio per Preseglie. Poi, quando la strada inizia a salire, io innesto la ridotta da carro funebre e perdo terreno. Il pover’uomo si gira più volte, ma anche lui sta facendo la sua gara e piano piano si allontana. La pioggia adesso è diminuita d’intensità. Passa Bruno in auto. Rallenta per dirmi che mi aspetterà al Colle S. Eusebio. Scollino dopo 2,4 km di salita ad una pendenza media del 4%. Supero il piccolo paese e scendo dall’altro versante fino ad una rotonda. Giro a destra, imboccando una strada larga e trafficata. Poi finalmente salgo verso Odolo ed il Colle S. Eusebio, dove mi aspettano 7,4 km alla pendenza media del 3,2%, con un dislivello di 258 metri. Mi supera il primo del percorso lungo, preceduto da due moto della scorta. E’ magro da far paura e sale agilissimo, apparentemente senza alcuno sforzo. Mi dirà poi Bruno, mentre assistiamo alle premiazioni, che molti dei ragazzi premiati oggi sono ex professionisti, come pure la prima donna del lungo, che scoprirò, in seguito, essere stata sospesa dalle gare per due anni, in un passato non molto lontano, perché trovata positiva all’antidoping. Come diceva poc’anzi il mio anziano collega, meglio ultimi, ma puliti. Poco prima di scollinare vengo raggiunta da una ragazza; ha la bellezza di due gregari, eppure non riesce a superarmi. Ed io non sono certo una saetta. Scambio due parole con i suoi ragazzi, ma lei mi snobba sdegnosamente. 
Saluto Bruno, fermo a bordo strada. Grida che dopo la curva è finita. Mi lancio, quindi, nella discesa e stavolta il verbo è appropriato. Credo di non essere mai scesa così bene in vita mia. Affronto le curve quasi come i ciclisti veri, con i gomiti che sfiorano le ginocchia. L’asfalto è bagnato, ma sono molto concentrata, mi sento sicura. Arrivo a Nave dopo 10 km. Prendo di petto lo strappetto nel centro del paese, giro a sinistra e poi giù di nuovo. Mancano altri 10 km all'arrivo. Quando la strada diventa pianeggiante, mi superano i due gregari e la ragazza. Mi metto a ruota, ma ad ogni rotonda lei rimane indietro ed io, pur senza intenzione, non posso fare a meno di usurparle il posto, che, poi, le ricedo. Cerco di scherzare, di fare delle battute su quelle maledette rotonde, ma lei niente, mi ignora, se ne sta sulle sue. Siamo ormai in città. Una curva a destra, un cavalcavia, un lungo tratto sulla superstrada a 48 km/h. Un’altra curva a destra ed ecco in fondo al rettilineo il gonfiabile dell’arrivo. Uno dei gregari si sposta, mi lascia il suo posto. Che occasione! Prendo a raccolta tutte le mie residue energie e, con impeto gioioso, passo in volata davanti alla mia rivale. Se solo mi avesse fatto un accenno di sorriso, me ne sarei stata buona, buona alle sue spalle e, invece, il suo comportamento ha suscitato in me un irresistibile bisogno di darle una lezione. So di aver fatto una carognata, ma se lo meritava.
Mi cambio e mi precipito al pasta party. Marcello mi aveva avvertita: “Chi di noi arriva prima, si sbafa tutto quello che c’è”. Devo fermarlo prima che ponga in atto il suo proposito. Non posso permettere che riacquisti di nuovo quegli 8-9 kg persi con tanta fatica … e poi ho una fame da lupi! Invece lo trovo ancora in perfetta linea e, per fortuna, ha lasciato un po’ di pasta anche per noialtri. Dio sia lodato! 
Al ritorno, la sosta in Autogrill per un caffè è soltanto una scusa per un'ulteriore merenda. Oggi dobbiamo ringraziare la moglie di Vincenzo per l'ottima torta di mele e Bruno per le sue pregiate bottiglie di Bonarda e di Pinot Bianco dei Colli Piacentini. Questo è il momento più bello della giornata. Guardo i miei compagni prendersi in giro scherzosamente e scambiarsi battute degne di artisti di cabaret. Le simpatiche baruffe tra Bruno e Roberto, poi, mi ricordano tanto quelle di Don Camillo e Peppone … due eterni avversari, ma, in fondo, grandi amici. 
Roberto, il nostro addetto al taglio

E questi i numeri
(totale arrivati nel corto 1151; 402 nel lungo):
    62° Gavazzeni Riccardo – 3° cat. - 2:56:26
  119° Belotti Francesco – 3° cat. - 3:02:07
  914° Seghezzi Roberto – 59° cat. - 3:51:26
1051^ Tintori Emanuela – 34^ su 45 cat. - 4:13:57 
1078° Paris Mirko – 204° cat. - 4:20:19









Riccardo, 3° di categoria


Francesco, 3° di categoria