Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 7 maggio 2013

21/04/2013: GRANFONDO IL DIAVOLO IN VERSILIA

(percorso medio: 87 km – circa 1.000 metri di dislivello)

Dopo una notte travagliata ed insonne, alle 5,15 di domenica mattina prendo posto sul furgone dell’OMPG, tra Bruno e Roberto: destinazione Viareggio. Non è da tutti sciropparsi 560 km in un giorno per partecipare ad una gara ciclistica. C’è da riconoscere al nostro sessantenne presidente, alla guida dell'automezzo, una grande resistenza fisica alla fatica ed una grintosità che, a quell’età, pochi hanno. Tempo pessimo fino alla Cisa, ma le previsioni meteo assicurano una giornata serena in Versilia e noi ci crediamo. Il viaggio trascorre, come sempre, in modo piacevole e veloce. Un paio di soste tecniche in autogrill e verso le 8,30 siamo sul posto. Grande l’abilità di Bruno nel trovare parcheggio su un largo marciapiede nei pressi del ritrovo, come pure è grande la sua capacità organizzativa. Mentre io e Roberto ci cambiamo, lui monta in sella alla sua bici e va alla ricerca di Francesco e della Patty che ieri ci hanno ritirato i pacchi gara. Alle 9 entriamo nelle nostre griglie. So che da qualche parte dovrebbero esserci anche Luis e Stefano, arrivati pure loro ieri, ma è impossibile individuarli. Siamo circa in 2.300 …. L’attesa è breve: si parte alle 9,30. Uno scambio di sorrisi con una giovane collega, che m’inquadra nell’obiettivo della sua fotocamera, ed ecco che lo speaker inizia il count down. Il suo tono di voce, via via sempre più alto, avrebbe l’ammirevole intento di accrescere la tensione, ma io, in questo momento, sono vergognosamente avvolta in un dolce torpore, poco consono alla situazione. Tre secondi … due … uno … pronti via e che Dio ce la mandi buona! Come non detto! Pochi minuti e tutto si ferma, nel parapiglia generale. Grida, imprecazioni, agitazione. Attenzione … uomo a terra! Occhio alla borraccia che rotola sull'asfalto! Attimi di terrore, ma poi si riparte a grande velocità. Qualcuno mi sfugge, ma, stranamente, riesco a tenere le ruote di altri. Il percorso è stato all’ultimo minuto modificato. Saltiamo la salita di Pedona, a causa di una frana, e svoltiamo a destra, andando a prendere subito quella di Piantoneto, che troviamo dopo una decina di chilometri. Intravedo la Patty e la saluto, mentre, con buon passo, affronto i dolci tornanti tagliati sul fianco della collina. 
Ben sette le “cime” che scaleremo oggi, ma le loro quote non superano i 400 metri e le salite vanno da uno a sei chilometri di lunghezza. Scollino abbastanza in fretta e mi lancio nel successivo falsopiano in discesa, cercando di stare a ruota di qualcuno che mi tagli l’aria. Non sempre ci riesco: c’è chi va troppo forte o chi troppo piano. Mi pare, però, di avere un po’ di gente alle spalle che sfrutta la mia scia. Possibile? Deviazione, quindi, a sinistra per affrontare la seconda asperità, inedita e molto bella: quella di Orbicciano-Casciana, lunga 4,5 km. Il paesaggio è un incanto. La natura, appena risvegliatasi dopo un inverno interminabile, si sta mostrando in tutto il suo splendore, con un trionfo di sfumature di verde acceso. Il calore del sole sulla pelle è un piacere che da tempo non provavo. A questo punto il grosso dei ciclisti se ne è andato. Metto il solito rapporto agile e salgo con il mio abituale passo. Nel frattempo, mi supera e mi risaluta la Patty. Mentre pedalo, non posso non ascoltare, divertita, gli sfottò di alcuni ragazzi, preoccupati di dover conservare un po’ delle loro energie per poter soddisfare, una volta a casa, anche gli assalti focosi delle loro compagne. C’è chi si offre volontario in caso di necessità, vantando virtù che i presenti non possono smentire. Ci crediamo sulla parola … Queste salitelle non fai in tempo ad iniziarle che già finiscono. Viaggio un po’ in piano e poi scendo una bella strada a tornanti ravvicinati. Che pace si respira qui! Il silenzio è rotto soltanto dal canto degli uccelli e dal fruscio delle gomme sull'asfalto. Intorno a me, ulivi e prati; il giallo vivace dei fiori, che spicca sul verde brillante dell’erba, è un inno alla vita e alla gioia. Bentornata primavera!  
Sbuco nei pressi di un centro abitato e svolto a sinistra. Ecco il lungo falsopiano percorso, l’anno scorso, sulla scia di un purosangue lanciato a velocità supersonica. Mi accodo a tre ciclisti sopraggiunti nel frattempo; con loro sarà meno faticoso affrontarlo. Dopo una decina di chilometri, quando arriviamo al bivio che ci introduce alla terza salitella, il gruppetto si è ingrossato, ma si disperde nel giro di pochi secondi, una volta che riprendiamo a salire. Non di molto, a dir la verità, perché poi scendiamo nuovamente per svoltare, infine, a destra, verso Vigna Ilaria. Breve risalita e altrettanto breve discesa in mezzo al bosco. Prima di entrare nel centro abitato di Mutigliano, deviamo a sinistra. Riconosco l'imbocco del “Piccolo Mortirolo”. Ormai non m’incute più alcun timore, anzi, è la salita di questa gara che prediligo e farla in compagnia dei ciclisti del team di Paperino è uno spasso. La stradina s’inerpica tra splendidi uliveti, in un paesaggio davvero meraviglioso, che rasserena e invoglia a ridere e a scherzare. Tre chilometri ed un dislivello di 239 metri, con una pendenza massima del 14%, che passano veloci. 
Quando mi accingo a scendere dall’altro versante, il sole è scomparso dietro una massa grigia e compatta. Cerco di essere prudente. La strada è un po’ sporca, l’asfalto grosso e ci avevano avvisati di fare attenzione: durante la notte un camion si era ribaltato, riversando a terra dell’olio. Arrivo a valle senza problemi e percorro il rettilineo che precede la sesta salitella, breve e dolce: quella delle Gavine. Sobbalzo un paio di volte alla vista, improvvisa, dei fotografi appostati sul ciglio della strada e mi vengono i brividi quando due ambulanze, a sirene spiegate e a poca distanza l’una dall’altra, mi superano mentre sto per scollinare. Discesa corta e sinuosa; svolta a sinistra e i pochi ciclisti rimasti nei paraggi spariscono. 
Rimango nuovamente sola ad affrontare, a ritroso, il lungo falsopiano percorso all'andata e la blanda, ultima salita verso Pitoro, ma ho ancora forza nelle gambe, tant’è che raggiungo e supero alcuni fuggitivi in prossimità dell’incrocio con la strada dalla quale provengono i corridori del percorso lungo. Anche se, nell’ultimo tratto, la pendenza aumenta leggermente, di certo, questa, non la si può chiamare salita. Svolto a sinistra. Continuo ancora in leggera pendenza e, poi, inizio la discesa verso Viareggio. Devo fare attenzione, la strada è piuttosto trafficata. Curve e controcurve, mi ritrovo alla quota del mare. Credo che i ciclisti che mi stanno superando in questo momento siano quelli del percorso lungo, perché sono giovani e ancora scattanti. Provo a seguirli. Ce la faccio fino quasi in città. Dopo una curva mi stacco, ma riesco ad accodarmi ad una ragazza ed al suo gregario, cercando di non perdere anche loro nel susseguirsi delle rotonde. A tradimento, la svolta a destra verso l'area riservata all'allestimento dei carri del famoso carnevale, dove il tratto piastrellato mi crea qualche problema. Perdo terreno e rimango sola, ma ormai mancano soltanto un paio di chilometri e le gambe girano ancora bene. Curva a destra. Il vigile mi dà la precedenza all'incrocio. Svolto a sinistra e percorro il lungo rettilineo che precede il traguardo. Ecco Roberto, in attesa sul viale, nei pressi del furgone. Mi sbraccio nel salutarlo: ormai la sua presenza è diventata familiare e rassicurante. E' così che, sola soletta, ma felice, passo sotto il gonfiabile dell’arrivo. E' andato tutto bene anche stavolta. Guardo l’orologio; è soltanto l’una. Avevo preventivato di arrivare verso l’una e mezza … Caspita! Ho fatto un tempo strepitoso!  
Raggiungo Roberto e insieme facciamo un tifo da stadio a Bruno, mentre arriva sparato e gasatissimo al traguardo. La più grande soddisfazione per tutti è quella di essere giunti alla fine della gara con ancora sufficiente energia, segnale, questo, che la nostra forma fisica sta migliorando. Una granfondo, questa, che mi piace tantissimo, sia per l’ambiente, che ci ha permesso di fare una full immersion nella natura, sia per il buono stato delle strade, sia per la capillare sistemazione delle frecce direzionali, a prova di imbecille più imbecille e, soprattutto, per l’ottimo menu del pasta party, distribuito con classe ed eleganza dai ragazzi della scuola alberghiera; la coda era interminabile, ma è valsa la pena aspettare. Una giornata fantastica, trascorsa in allegria e spensieratezza, come dev’essere una competizione per ciclisti come noi, che danno il massimo senza, tuttavia, superare certi limiti, dove l'unica sfida è quella verso se stessi, lontani da quell’accanimento esasperato che non ha alcun senso, se non quello, sciocco e puerile, di dimostrare qualcosa a qualcuno. Quel che più conta è fare sport sentendosi parte di un gruppo affiatato, con cui condividere esperienze, luoghi ed emozioni, in accordo e amicizia. Con questo spirito è nato il nostro gruppo,  per tali motivi ho chiesto di farne parte ... per gli stessi motivi sono stata accolta … ed è così che, mi auguro, continui a rimanere.

I tempi:

Francesco:   2:33:08
Stefano Biella:   2:47:42
Luis:   2:54:56
Roberto:   3:03:11
Patty:   3:23:43
Emanuela:   3:30:02
Bruno:   3:39:02

domenica 5 maggio 2013

14/04/2013: GRANFONDO COPPA PIACENTINA

(percorso medio: 95 km – 1460 metri di dislivello)

Castello di Gropparello
Dopo un lungo e freddo inverno, finalmente è arrivata la tanto desiderata  primavera. Un bel sole caldo ci accompagnerà per tutta la gara, regalandoci una giornata splendida, sotto tutti i punti di vista. L’allegra brigata dell’OMPG oggi è quasi al completo. Prima delle 8 siamo già a Carpaneto Piacentino. La partenza è prevista per le 10, quindi, c’è tutto il tempo per il ritiro dei pacchi gara ed i preparativi, che avvengono con la solita, festosa confusione. Faccio un giretto di riscaldamento con la Patty e, poi, verso le 9,15 entro nella mia griglia. Un rumore fastidioso ci fa compagnia durante l'attesa: sembra quello di un generatore. Lo speaker parla e parla, ma si percepisce poco o nulla di quello che dice. Che sollievo il conto alla rovescia! Tre .. due .. uno. Pronti via. Una curva a sinistra e poi scompaiono tutti nella campagna assolata. Non capirò mai come si possa partire a quella velocità senza patire alcunchè. Gambe dalla potenza incredibile, che girano rapide, nonostante la strada tenda impercettibilmente a salire. Non riesco a tenere le ruote di nessuno, nemmeno delle cicliste. E pensare che non tutte corrono con l'ardore dei vent'anni; molte di loro gravitano attorno ai 50, con la menopausa che incombe e con tutto ciò che essa comporta. A me ci vuole un po’ prima di carburare. Queste partono a 45-50 km/h come se niente fosse! Saranno veramente esseri umani oppure sotto quei completini attillati si celano creature aliene dai poteri soprannaturali? Per quanto mi riguarda, la sensazione iniziale, come sempre, m’indurrebbe a mollare subito, ma ormai ho imparato a pazientare. 
Prima o poi arriva il gruppetto che fa al caso mio. Quando questo accade, però, ho già percorso una dozzina di chilometri e manca poco all’inizio della prima salita. Benedetta salita! Metto un rapporto agile per sciogliere un po' i muscoli e mi avvio verso Gropparello. 
A parte un paio di strappetti iniziali, la strada procederà, poi, con dolce saliscendi, fino a Prato Barbieri, dove è posto uno dei ristori. Là, saremo, più o meno, al 45° chilometro. 
Lascio alle mie spalle la prima, breve ascesa ed affronto con attenzione la successiva, blanda contropendenza. Mi ricordavo del pessimo stato dell’asfalto, ma quest’anno è davvero indecente. Io non me ne intendo molto di gare ciclistiche; so che i corridori sono sempre pronti ad affrontare forti disagi fisici ed ambientali, ma mi chiedo fino a che punto si debba rischiare la pelle. Ed ecco la prima vittima, distesa a terra, in attesa dei soccorsi. La strada in leggera discesa invoglia alla velocità, ma le insidie dell’asfalto consigliano prudenza. Riprendo a salire, circondata da un paesaggio ondulato, punteggiato da piccoli borghi. La natura si sta risvegliando; il vivace contrasto dei fiori gialli e azzurri con il verde smeraldo dei prati mette allegria. 
Continuo, sempre agile, sempre in compagnia di altri ciclisti. Verso il 30° km, molti deviano a sinistra, seguendo le frecce del percorso corto, mentre io procedo dritto, chiacchierando con un ciclista milanese. Mi piace tantissimo la strada che sale a serpentina sulla collina, sebbene il pessimo stato dell’asfalto, in alcuni punti, la farebbe sembrare più adatta ad una gara di mountain bike. Se non altro, non c’è il vento spietato della volta scorsa. Il milanese si ferma al ristoro; io proseguo. Un breve falsopiano, una salitella e poi inizio a scendere. Grossi triangoli bianchi con il punto esclamativo al centro, disegnati sull’asfalto, invitano alla prudenza; la strada è davvero pietosa. Molti i ciclisti con guai alle bici, fermi in attesa del carro scopa che li raccoglierà e chissà a quale ora li riporterà indietro. Curva dopo curva, perdo quota. Il secco bivio a destra questa volta non mi coglie impreparata. Scalo velocemente i rapporti per salire a San Michele. So che è una salita dura, ma mi sono risparmiata finora e l’affronto bene. Scollino dopo un paio di chilometri e mi lancio subito in discesa verso Tiramani e Morfasso. Anche qui l’asfalto è orribile. Un ciclista fermo a bordo strada con la gomma forata. Poco più avanti, un’altra ragazza con lo stesso problema. Oddio, eccone un altro! Scendo con attenzione, pregando che non tocchi anche a me la stessa sorte. Forare in discesa è un'esperienza che non vorrei ripetere. Da qui a Castell'Arquato mancano una trentina di chilometri. Molto suggestivo il passaggio nella splendida Val d'Arda, nonostante il vento stia aumentando d'intensità. Un’ambulanza, ferma a bordo strada per soccorrere un altro malcapitato, mi fa ricordare che l’anno scorso, lungo questa discesa, un ciclista si era scontrato con un cervo che gli aveva attraversato la strada. Non ci devo pensare. Mi superano alcuni colleghi, ma li lascio andare. E’ inutile, ci sono ancora troppe curve, che io non so prendere come loro e mi staccherei subito. Poco prima del bivio per il percorso lungo, però, con un’accellerata, riesco ad agganciare un baldo giovanotto. Siamo intorno al 60° km. 
A questo punto la pendenza si è ridotta, come pure le curve, e posso provare a stare a ruota di qualcuno. Fortuna vuole che, nei pressi dell'incrocio, due compagni del mio ignaro gregario fossero in attesa dell’anima persa. Recuperato il ritardatario, prima che me ne renda conto, si piazzano in testa al gruppetto e partono al galoppo. Porca paletta, questi mica scherzano; 40 km/h non li reggerò per molto. Noto che, a turno, si voltano verso di me. Staranno controllando se sono al gancio o mi vorranno seminare? Quando, però, il ragazzo che guida il trenino si sposta di lato, mi affianca e mi chiede se la velocità per me va bene, ho un attimo di commozione. Sì, sì, vai tranquillo. “Sta sòta, fa mia ol bùs”. No, no, fo mia ol bùs. Sorrido, le mani in presa bassa per sfruttare al meglio il taglio dell’aria, concentratissima; voglio meritarmi la loro generosità e gentilezza. Trenta chilometri all’arrivo. Le gambe girano sorprendentemente bene, veloci ed energiche. Pedalata fluida, battito regolare. E’ esaltante! Adesso viaggiamo in piano, controvento. Intravedo le acque azzurre di un lago alla mia sinistra e poi alcuni edifici. Stiamo per avvicinarci a Castell'Arquato. 
Castell'Arquato
Superiamo un cavalcavia e poi svoltiamo a destra. I miei angeli custodi si accertano della mia presenza e, poi, di nuovo, via di corsa. Gli ultimi chilometri prima del paese, un po’ di attenzione al traffico ed ecco la rocca che si staglia davanti ai nostri occhi. Curva a sinistra ed iniziamo a salire. E' qui che, con dispiacere, mollo la presa e saluto i tre tesori del Team Professional Bike, Massimiliano, Daniele e Ivan, individuati poi in classifica; non riuscirei a seguirli su queste pendenze, ne sono certa. Grazie ragazzi per l'emozione che mi avete regalato. Forse non tutto è perduto se, nei cuori dei giovani d'oggi, albergano ancora sentimenti veri e sani come i vostri. Mi fermo per fare il cambio di borraccia e mi preparo mentalmente ad affrontare la ripida ed acciottolata salita del centro storico. Procedendo a testa bassa su per il pendio impervio, non mi accorgo che il percorso è stato modificato e mi ritrovo, poco dopo, a scollinare nei pressi del secondo ristoro. La rocca è già alle mie spalle. Com'è che sono finita qui? 
Castell'Arquato
Mi dicono che la strada d'accesso al magnifico borgo medievale è chiusa per lavori di ristrutturazione. Meglio così … Godersela a piedi è una cosa, ma affrontarla in bici è una piccola tortura. Mi butto in discesa con più audacia del solito; voglio seguire alcuni ciclisti che potrebbero aiutarmi, tra poco, quando dovremo percorrere i 10 km di pianura che mancano, più o meno, all’arrivo. In prossimità di un incrocio rallento troppo. Accidenti ... li sto perdendo! Un ragazzo, nel superarmi, raccoglie il mio gesto di sconforto; con poche pedalate, recupera lo svantaggio e mi riporta in coda al gruppetto. Deviazione a sinistra su strada secondaria che taglia in mezzo alla campagna. Si viaggia intorno ai 35 km/h, con il vento che, pur non essendo violento, rende, comunque, la corsa faticosa. Nelle curve mi do un gran daffare per restare a ruota, ma, all’ultimo bivio, quel secondo in più di frenata mi stacca irrimediabilmente. Per poco, fortunatamente, perché sopraggiunge un corridore d’azzurro vestito. Ha un bel passo, agile e veloce, giusto per me e per pochi altri che, lungo la strada, raccogliamo. Rivedo anche i miei angeli custodi, che si erano fermati al ristoro. 
Procediamo tutti in fila indiana, ordinati e regolari. Mancano soltanto 5 km al traguardo e i muscoli rispondono ancora bene. Ormai è fatta. Riconosco il tratto di strada percorso all’andata. Siamo in dirittura d’arrivo. All’improvviso una ragazza si stacca dal gruppetto. Ma dove va questa? Mica siamo al Giro d’Italia dove vinci la tappa. Alle granfondo c’è il real time e anche se tu arrivi davanti a me non è detto che hai fatto un tempo migliore. Inspiegabilmente, è solo in questi momenti che il mio agonismo si risveglia. Ho voglia di giocare. Scatto anch’io. Alle mie spalle si scatena il tifo. Vai vai vai!!!! Scarico tutte le rimanenti forze sui pedali e in pochi secondi la raggiungo. Ho un sorriso a trentadue denti quando, in volata, passiamo insieme sotto il gonfiabile. 
Sorriso che si trasforma in una smorfia di stupore nel vedere, nei pressi dell’arrivo, il nostro mitico presidente già cambiato. Alla faccia! Allora la rotopress funziona davvero! Bruno, ma che tempo hai fatto? Sono arrivato un’ora e mezzo fa, perché, vedi, arrivato al bivio tra il corto e il medio, mi sono detto “Ma chi me lo fa fare? E così ho preso la via più breve”. Bruno, Bruno … così non vale! E il nostro capitano? Tanto per cambiare, è stato di nuovo vittima di una burla. La sua soddisfazione per un presunto 6° posto di categoria, purtroppo, è durata ben poco. Gli autori dello scherzo si sono giustamente meritati tutta la sequela di insulti vomitati dal pover'uomo. Dài Roberto, non prendertela! Come dice il proverbio “Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi” e vedrai che, prima o poi … A proposito del diavolo! Domenica prossima ci aspetta in Versilia e speriamo che quest'anno non ci metta lo zampino …

I tempi:

Percorso medio:

Francesco:   2:55:57
Stefano Moraschini:   2:58:53
Roberto:   3:31:16
Emanuela:   4:03:11
Patty:   4:15:33

Percorso corto:

Riccardo:   1:41:27
Federico:   1:43:53
Stefano Biella:   1:51:23
Tiziano:   1:56:23
Luis:   2:01:41
Bruno: 2:31:25