Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

venerdì 14 dicembre 2012

25/11/2012: LUNGO LE SPONDE DEL SERIO (da Seriate a Casale Cremasco in mountain bike)

(104 km e 112 metri di dislivello)




Per pura combinazione, mi ritrovo, nel giro di poco tempo, a percorrere in bici gli argini di un fiume. Il Serio non è certo paragonabile al Po, ma ha anch'esso le sue attrattive e ben venga, soprattutto in questo periodo autunnale, qualche variazione ai soliti percorsi. Sono numerosi i ciclisti che, con il sopraggiungere della stagione fredda, abbandonano l’asfalto o le lunghe salite per dilettarsi in veloci incursioni nei boschi o piacevoli pedalate lungo strade sterrate con la mountain bike. Il cambiamento aiuta a rinnovare lo stimolo e, per quanto mi riguarda, queste piccole avventure mi regalano tanta spensieratezza; è come se tornassi indietro nel tempo, a quei momenti dell'infanzia in cui il gioco era l’occupazione predominante delle mie giornate, la mente ancora libera e lontana da altri pensieri. E così, dopo aver captato gli accordi tra Marco, Davide e Francesco sulla loro escursione in mountain bike lungo la sponda del Serio, animata da grande curiosità, mi aggrego al piccolo gruppo senza troppa preoccupazione. L’itinerario che affronteremo si svolge, comunque, nella provincia bergamasca, conosco più o meno i luoghi e, nel momento in cui mi rendessi conto che la mia andatura fosse d’impiccio alla corsa dei miei, ben più scattanti, compari, posso staccarmi da loro quando voglio e continuare il giro da sola. Pertanto, alle 8,00 di una fredda mattinata domenicale, agganciamo le tacchette delle scarpe ai pedali e da Grumello del Monte ci dirigiamo verso Seriate attraverso vie secondarie o piste ciclabili deserte e tranquille. Nei pressi dell'Iper siamo costretti a pedalare per qualche minuto sulla statale. Seguiamo il cartello con l’indicazione del Parco Regionale del Serio Nord e raggiungiamo la stradina con cui vi si accede, situata nelle vicinanze del canile municipale. Il Parco si sviluppa da Seriate fino allo sbocco del Serio nell'Adda, quindi da nord verso sud. Decidiamo di percorrere la sponda destra del fiume, la quale, a differenza di quella di sinistra, non è fiancheggiata da una pista ciclabile larga e facile, ma da un sentiero che, seguendo la conformazione del terreno, permette dei single track più spassosi. Per coloro che, invece, preferiscono fare una pedalata più rilassante, l'ingresso alla ciclovia si trova nei pressi delle piscine comunali di Seriate (si percorre Via Francesco e Canetta e Torquato Decò, una sola via con tanti nomi, per 400 metri e poi Via Lazzaretto). Si attraversa il parco e in fondo, a sinistra, si stacca la pista che costeggia tutto il fiume fino a Ghisalba per una dozzina di chilometri; una “strada bianca”, bella e adatta a tutti. La sponda destra, invece, è più da scavezzacollo.


Il percorso è caratterizzato da sentieri pietrosi o in terra battuta; a volte sono solo tracce sul greto ghiaioso del fiume, altre volte sono sottili solchi che penetrano in piccoli boschetti con divertenti saliscendi ed un susseguirsi di curve e controcurve. Insomma, un percorso più tecnico ed adrenalinico, che, dopo un'oretta, ci scodella alla località Basella di Ghisalba. Attraversiamo la statale, giriamo a sinistra, passando sopra il ponte e poi svoltiamo subito a destra, per portarci sulla sponda sinistra del fiume. Poco dopo, a destra, inizia lo sterrato che entra nel Parco Regionale del Serio Sud. Il percorso abbraccia paesaggi diversi tra loro: terreni coltivati, boschetti, lande desolate e spoglie. Arriviamo a Romano di Lombardia e continuiamo alternando stradelle di campagna, dove giovani amazzoni lanciano i loro cavalli al galoppo, a sentieri, più o meno visibili, che tagliano tra i campi arati. Dopo 55 km giungiamo a Casale Cremasco. Accipichia ... siamo sconfinati in un’altra provincia. Entriamo in paese, passiamo davanti alla chiesa e percorriamo un tratto di ciclabile asfaltata, dirigendoci a destra, verso Sergnano, per portarci sull'altra sponda del fiume. Poco prima del cartello della frazione di Trezzolasco, imbocchiamo una stradina a destra che diventa subito sterrata. Abbiamo già macinato una quarantina di chilometri da Seriate; per arrivare alla confluenza del Serio con l'Adda ne mancano ancora circa 25, ma per noi è giunta l'ora di ritornare. Seguiamo, quindi, lo sterrato per 5-6 km e, dopo aver superato un ponticello in legno su un piccolo canale, ci troviamo a pedalare lungo una bella stradina che ci porta a costeggiare la riva sinistra del Serio, dal quale ci eravamo un po' allontanati nell'ultimo tratto. Presto, però, ricomincia il sentierino e dobbiamo prestare molta attenzione quando lo stesso si avvicina troppo al bordo del fiume, dove il terreno tende a cedere. 
Al ponte di Romano di Lombardia siamo costretti a salire sulla statale per attraversarlo e ritornare sull'argine opposto, dove riprendiamo lo sterrato percorso all'andata. Usciamo dal Parco Sud e giriamo a sinistra, ritrovandoci di nuovo nei pressi della Basella. Alla rotonda continuiamo dritto e, dopo poche decine di metri, svoltiamo sempre a sinistra, passando davanti alla cava della ditta Testa. Ci infiliamo, quindi, nella Ciclovia dei Castelli, la strada bianca, larga e facile, di cui avevo accennato all'inizio e che costeggia la sponda sinistra del Serio. In pratica l’itinerario di oggi si è sviluppato seguendo un tracciato ad “8”. Pedaliamo veloci ed agili fino a Seriate, dove termina la pista ciclabile. Continuiamo, poi, verso destra, in direzione delle piscine e da qui torniamo a casa via Brusaporto, Montello e Chiuduno. Un bel giro ... un po' faticoso, almeno per me, perchè ho voluto “tenere le ruote” di Davide e Francesco, due saltamartin poco più che trentenni, ma che, oltre ad avermi regalato tanta serenità e delle belle scosse di adrenalina, è stato effettuato per la maggior parte lontano dal traffico … e ogni tanto ci vuole.

venerdì 7 dicembre 2012

03/11/2012: DA FERRARA ALLA CICLOVIA "DESTRA PO", CON RITORNO VIA BONDENO E CICLOVIA DEL BURANA, IN MOUNTAIN BIKE


(70 km – 30 metri di dislivello)



Terzo giorno in quel di Ferrara. Stamattina il cielo è un po’ lattiginoso e leggermente offuscato dall’inevitabile nebbiolina autunnale. Siamo fortunati, visto che in questo momento dalle mie parti sta piovendo. Anche oggi abbiamo la possibilità di fare un bel giro in mountain bike, seppur su strade asfaltate. Salvo imprevisti, compiremo un piccolo e facile anello di circa 70 km che include un breve tratto della ciclovia Destra Po, la pista ciclabile più lunga d'Italia: inizia a Stellata di Bondeno e termina a Gorino Ferrarese, alla foce del fiume che le dà il nome. Un percorso di 124 km attraverso ambienti naturali unici, borghi antichi e città d'arte. La “Destra Po”, tra l’altro, è inserita nel progetto Eurovelo, una rete di 12 itinerari ciclabili paneuropei che collegano tutti i Paesi del continente e costituisce il tratto centrale del percorso n. 8 che parte da Atene, in Grecia, e arriva a Cadice, in Spagna.

Dal Castello Estense di Ferrara, lungo l'antico Corso Ercole I d'Este, con un po' di fastidio da parte mia, a causa della pavimentazione in sassi che mi fa tremare come un budino, raggiungiamo le alte mura della città, che la cingono per 9 km. Con grande sorpresa, scopro che si può salire sul terrapieno alberato che copre la cortina muraria, accessibile soltanto a piedi o in bici. Come se pedalassi sul crinale di una collina, osservo il centro storico che si dispiega alla mia sinistra e la periferia alla mia destra. Dopo pochi chilometri, però, lo sterrato sulle mura termina e siamo costretti a scendere. Tanto per cambiare, abbiamo sbagliato direzione. Torniamo indietro sulla strada asfaltata e andiamo alla ricerca della ciclabile FE202 per la Destra Po. Non è difficile da trovare, le indicazioni ci sono, ma noi eravamo distratti o, forse, attratti da quella particolare cinta muraria. La pista appena imboccata, invece, ci porta all'esterno delle mura.

Pertanto, lasciamo alle nostre spalle la città, passiamo accanto al Campeggio Estense e ci dirigiamo verso Francolino, che raggiungiamo dopo circa 10 km. Qui, saliamo sull'alto argine del Po e pedaliamo, per circa 25 km, attraverso le tipiche atmosfere rarefatte della campagna, ammirando il paesaggio fluviale che scorre lento davanti ai nostri occhi. Dopo un’oretta, arrivati a Bondeno, usciamo dalla ciclovia, che, seppur poco trafficata, è comunque aperta ai veicoli motorizzati. Superiamo il ponte sul Cavo Napoleonico (grande canale che collega il Reno al Po) e seguiamo le indicazioni per il centro del paese. Riconosco le strade già percorse ieri e adesso è facile individuare, alla nostra sinistra, appena attraversato il ponte sul Panaro, il “Percorso ciclopedonale del Burana”, che ci riconduce a Ferrara dopo una ventina di chilometri. 
E' presto, perciò ci arrampichiamo di nuovo sulle mura della città. 
Mi piace questa strada sopraelevata che corre tra due filari di alberi: sembra di essere in un immenso giardino, dove la gente passeggia, pedala o fa jogging. 
Ad un certo punto dobbiamo scendere dai bastioni per risalirvi, qualche metro più avanti, attraverso un piccolo sentiero, al termine del quale ci lanciamo giù per un ripido pendio erboso. 

Ci infiliamo subito nella pista che aggira le mura all’esterno, in un bel parco, dove coppiette e intere famiglie passeggiano indisturbate ... un'oasi di pace in mezzo al verde. Non ho mai desiderato vivere in una città, ma Ferrara è davvero bella e ci si sta bene; è a misura d’uomo, vivibile di giorno e vivace quando calano le ombre della sera.


sabato 1 dicembre 2012

02/11/2012: DA FERRARA A CENTO E RITORNO IN MOUNTAIN BIKE

(99 km – 77 metri di dislivello)

Il meteo per il prossimo “ponte dei morti” è sconfortante. Non mi scoraggio … c’è sempre una via d’uscita. Ma dove posso andare senza sprecare troppo tempo per il viaggio, visto che ho a disposizione soltanto quattro giorni? Procedo per gradi. Un’occhiata generale alle previsioni dell’Italia mi consentono di individuare due aree meno piovose per quel periodo, raggiungibili con il camper in meno di tre ore: la provincia di Cuneo e il delta del Po, due regioni diverse e opposte. Per la prima sono annunciate temperature massime intorno ai 7° C, mentre, per la seconda, più vicine ai 19°. Nessuna indecisione sulla scelta, dunque … per gelare dal freddo ci sarà tutto il tempo nei mesi a venire. La zona nei pressi del delta del Po offre molto, sia dal punto di vista naturale che culturale; non c’è che l’imbarazzo della scelta. Se, poi, consideriamo che questi luoghi sono “amici” dei ciclisti … un motivo in più per andare a conoscerli. 
E allora perché non cogliere due piccioni con una fava e combinare una visita ad una città d’arte con qualche scorribanda in bici nei suoi dintorni? Ferrara mi entra nella testa come un tarlo; non ci sono mai stata, ma so che è un piccolo gioiello. Già mi vedo passeggiare lungo i suoi vicoli stretti, che trasudano storia da ogni pietra. 
Dal sogno alla realtà, il passo è breve e, come per magia, mi ritrovo nel parcheggio riservato ai camper di Via Darsena, vicino allo splendido centro storico della città estense, quest’ultimo meravigliosamente chiuso al traffico motorizzato ed esclusivamente a disposizione di ciclisti e pedoni. 
Dedicato il pomeriggio del giovedì alla visita di tesori artistici e storici, quali il Palazzo dei Diamanti, la cattedrale di S. Giorgio ed il castello degli Este, dopo aver attraversato immense piazze, passeggiato sotto infiniti portici e tra antiche mura, respirato secoli di storia e ammirato capolavori d’arte, nonchè degustato, con il medesimo piacere, quelli culinari, il venerdì successivo montiamo in sella alle nostre mountain bike e andiamo alla scoperta anche delle bellezze naturalistiche del posto.
Dal parcheggio di Via Darsena giriamo a sinistra e poi subito a destra verso Corso Cavour, che percorriamo sino in fondo sul largo marciapiede riservato alle bici. Svoltiamo, quindi, di nuovo a destra in Viale Po, restando sempre sul marciapiede. Attraversiamo l'incrocio e proseguiamo alla nostra sinistra su pista ciclabile, seguendo i cartelli che indicano FE 101 del Burana. 
Dopo circa 4 km usciamo dalla città e ci portiamo sull'altro lato della strada, immettendoci sul “Percorso ciclopedonale del Burana”, che costeggia il canale omonimo; 14 km di puro relax nelle campagne ferraresi. Prima della sua inaugurazione, nel 2004, questo percorso era un semplice argine di un comune e anonimo canale sperduto tra le nebbie. Oggi, invece, è un paradiso per chi ama praticare sport all’aria aperta, a due passi dalla città. A parte un piccolo tratto finale soleggiato, la ciclabile corre tra due filari di pioppi ed è, quindi, ombreggiata; ideale in estate, ma sconsigliata a chi soffre di allergia, nel periodo primaverile, durante la fioritura di queste piante. La si può percorrere sia a piedi che in bicicletta ed è adatta a tutti, anche ai più piccoli. Sulla strada ci sono pure aree attrezzate con panchine e tavoli ove poter sostare, ma è presente un solo punto di ristoro: una fontana situata nei pressi della località di Vigarano Pieve. 
Poco dopo aver attraversato il Cavo Napoleonico (un canale artificiale, lungo 18 km, che collega il Reno al Po) sul vecchio ponte della ferrovia, usciamo dalla pista ciclabile e svoltiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per il centro di Bondeno, che raggiungiamo attraversando il ponte sul Panaro. Da qui si può raggiungere anche la pista ciclabile "Delta Po", che fa parte di un altro itinerario. Noi, però, siamo diretti a Cento. Percorriamo, quindi, un lungo viale, alla fine del quale giriamo a destra ed, al semaforo, a sinistra, verso Santa Bianca, uscendo velocemente dall’abitato. Nei pressi di un’idrovora e appena superato l’ennesimo ponte sul canale, giriamo a destra, ritrovandoci sull’argine sinistro di quest’ultimo, molto alto rispetto al corso d’acqua che scorre a destra ed ai terreni coltivati che si estendono a sinistra. 
Percorriamo una strada aperta al traffico, ma si tratta di una via secondaria poco battuta dalle auto. In genere amo pedalare in luoghi solitari, anche quando il paesaggio è celato dalla nebbia; qualche variazione sul tema c’è sempre e non è mai successo che mi  annoiassi. Qui, invece, è tutto uguale e un po' monotono, cosicché il tempo scorre troppo lentamente nel silenzio della campagna. Dopo una dozzina di chilometri, giungiamo a Finale Emilia. All'incrocio giriamo, prima a sinistra e, poi, a destra. Mancano 14 km alla nostra meta e li facciamo su strada un po’ trafficata, attraversando Alberone, Dodici Morelli e Rezzato. Quando arriviamo a Cento abbiamo percorso 46 km. 
La cittadina, piano piano, si svela in tutta la sua bellezza. Il centro storico, nonostante sia stato gravemente danneggiato dal sisma dello scorso mese di maggio, è magnifico, con i suoi lunghi portici tipicamente padani. Osservo con dispiacere le lunghe e profonde crepe negli edifici che, con tanta cura, erano stati ristrutturati. Chissà quanto tempo e denaro sono stati spesi per recuperarli e riportarli al loro originario splendore ... Che peccato! 
Un brivido lungo la schiena mi riscuote dai tristi pensieri .. è ora di ritornare a Ferrara. Usciamo dal centro città dalla via principale e continuiamo dritto verso il cimitero, a destra del quale troviamo la stradina che conduce a Dosso. 
Improvvisamente la nebbia si dirada e, come d’incanto, mi ritrovo circondata da un paesaggio ridente e luminoso. Così è tutto un altro mondo! Costeggiando un piccolo canale e dopo aver superato i borghi di Dosso e Molino Albergati, ci troviamo ad un crocevia. Giriamo a sinistra, continuando dritto per un paio di chilometri fino ad una grande rotonda, dove prendiamo la prima via a destra per S. Agostino. Dopo il ponte svoltiamo subito a sinistra verso S. Carlo, sbucando di nuovo sulla statale. Deviamo, quindi, a sinistra, passando davanti ad un altro cimitero e, poco dopo, imbocchiamo, sempre a sinistra, Via Risorgimento per raggiungere il centro di S. Carlo. 
Procediamo dritto per alcuni minuti e, prima del ponte, al bivio, viriamo a destra sulla stretta carreggiata che costeggia il Cavo Napoleonico. Dopo 8 km ci ritroviamo nuovamente a Bondeno, all’incrocio con la strada principale. 
Ci dirigiamo, quindi, a sinistra, verso il centro del paese, ma adesso ignoriamo il ponte sul Panaro attraversato questa mattina e ci infiliamo nella stradina a destra, dalla quale eravamo usciti all’andata e che ci riconduce sulla Ciclovia del Burana. Ripercorriamo quest'ultima a ritroso e con buon passo, godendoci il tepore del sole. Dopo circa un’oretta, ci rituffiamo nel centro storico di Ferrara; voglio riassaporarne ancora un po’ la magia alla luce calda del tardo pomeriggio. 
Ecco, però, che, dopo aver pedalato per 99 km, altri desideri si fanno impellenti e prendono il sopravvento. Abbandono, quindi, senza sensi di colpa, i capolavori rinascimentali per dedicarmi a quelli più seducenti, in questo momento, della pasticceria “Il gusto dell’arte”. Non nutriranno l’anima, non coinvolgeranno le emozioni, non libereranno lo spirito, ma vuoi mettere? E, poi, chi l’ha detto? Sempre di arte di tratta …


venerdì 9 novembre 2012

23/09/2012: GRAN FONDO NOBERASCO (Albenga - Liguria)

(percorso unico: 116 km – 2050 metri di dislivello)

Io e Mirko
Una sera d’agosto, durante la mia abituale passeggiata in collina, ricevo una telefonata da Francesco. Mi chiede se parteciperò alla Gran Fondo Noberasco “E perché mai?”, ribatto io, pensando già ad un rifiuto. Nella mia testolina avevo chiuso con le gare il 24 giugno, dopo la GF Giordana e mi stavo ormai da tempo rilassando con i miei giri cicloturistici. La voglia di ributtarmi in pista era pari a zero. “Perché sei iscritta, visto che la GF Città di La Spezia, sospesa a suo tempo, è stata sostituita dalla GF Noberasco, che, a questo punto, è valida sia per il brevetto del Giro delle Regioni che per quello della Coppa Lombardia, oltre a far parte del Gran Trofeo, dove tu sei quinta di categoria e siccome premiamo i primi cinque ….”, mi spiega pazientemente Francesco, che, a differenza della sottoscritta, è sempre informatissimo su tutto ciò che riguarda le gare ciclistiche. La notizia mi getta nello scompiglio più totale. Ma, dài … quinta … e neppure lo sapevo! Però, che tentazione! I primi due brevetti me li sarei già aggiudicati, ma il Gran Trofeo è un’occasione inaspettata, non posso lasciarmela sfuggire così. La classifica è a tempo, rifletto, siamo rimaste solo in cinque ... dunque non devo far altro che portare a termine la gara. Quasi, quasi, ci provo. “Va bene, salvo imprevisti, ci sarò”, rispondo un po’ preoccupata, pensando alla scarsa forma fisica del momento ed al poco tempo a disposizione per allenarmi, vista l’imminente partenza per le vacanze. Vabbè, farò quel che potrò …
Ed ora eccomi qui, sullo splendido lungomare di Albenga, a rivivere le vecchie emozioni. A dir la verità, il mio battito cardiaco non manifesta alcuna turbolenza; forse grazie al giro turistico, appena compiuto con Bruno, nel magnifico centro storico della cittadina, oppure alla sorpresa di vedere in griglia, accanto a me, la ragazza che incrocio e saluto, ormai da anni, sui Colli di San Fermo, dove entrambe ci alleniamo, ma con la quale non avevo mai avuto l’occasione di parlare. Buffa combinazione! Il tempo passa veloce, assorbito dalle nostre chiacchiere allegre. Non c’è nemmeno la musica a manetta a mettere in circolo un po’ di adrenalina. Il count down è scandito da un’adorabile nonnina di 80 anni. Partenza soft, quindi, a velocità controllata per circa 10 km, ma la calma dura poco. Ai primi spartitraffico e alle prime rotonde si scatena il parapiglia di sempre e qualche imprecazione vola pure ai danni dell’organizzazione, che ci sta mandando verso l'autostrada. E vai e corri e inchioda. Come da copione. Con le mani pronte sulle leve dei freni, al solito, lascio che tutti mi sfilino ai fianchi, compresi Mirko e Bruno, che, insieme a me e a Francesco, partecipano a questa gara. Un unico pensiero: “Manu non fare caxxate, devi soltanto riuscire a varcare il traguardo in bici ed incolume ... ora più ora meno, non ha importanza”.
Nella baraonda mi par di udire alle mie spalle qualcuno fare il mio nome. Mi giro, ma incrocio soltanto lo sguardo interrogativo di uno sconosciuto. Bah, avrò sentito male! Ma ecco il mio nome ripetuto di nuovo. Questa volta, la voce mi sorpassa e riconosco Hiroshi, del Team Tex, che saluto ridendo, notando che la sua concentrazione è, se possibile, ancora maggiore della mia, mentre con invidiata maestria si insinua tra una bici e l’altra, dissolvendosi, infine, tra la folla colorata.
Alla rotonda dell’autostrada, imbocchiamo la strada per Castelbianco e, dopo 200 metri, i cavalli, finalmente sciolti dalle briglie che li trattenevano, possono dare libero sfogo alla loro potenza. Passata la mandria indiavolata, nelle retrovie rimane sempre qualcuno che se la prende con più tranquillità. Ormai l’ho sperimentato ed attendo fiduciosa il mio piccolo pony, che si manifesta in un ciclista del gruppo godiaschese. Marcia ad una velocità ideale per me. Mi metto a ruota e lo seguo lungo il falsopiano che introduce alla salita vera e propria e che non è per niente impegnativa. Tuttavia, non è da sottovalutare, perché si scollinerà dopo 28 km e circa 1300 metri di dislivello. La strada piega verso l’interno. Stiamo abbandonando la costa per dirigerci a nord, verso il Piemonte e la provincia di Cuneo. Superiamo Cisano sul Neva e continuiamo, sempre dolcemente, fino a penetrare in una bellissima valle, verde e tranquilla. Il cielo è coperto, ma la temperatura è gradevole; ci sono circa 20 gradi. Via via che si procede, la pendenza aumenta dal 2 al 4% per poi mantenersi intorno al 7-8%. Il godiaschese ha una pedalata agile, ma regolare e piano piano recuperiamo alcuni colleghi. Quando le gambe, però, iniziano a farmi male, mollo la presa; ci sono oltre 2000 metri di dislivello da affrontare, oggi, e mi voglio gestire con buon senso. Nel frattempo mi ha raggiunta Marco e saliamo insieme, in compagnia di altri ciclisti. Verso Caprauna ci superano le ambulanze e la macchina di fine gara, ponendo, così, termine alla chiusura del traffico e dando luogo ad una colonna di vetture che avvelena l’aria e i nostri polmoni. Per fortuna non dura molto e, poco dopo, ritorna la calma. Strada facendo, riprendo alcuni fuggitivi, tra cui Mirko e Bruno, ben sapendo che, a loro volta, mi semineranno in discesa. Divertente constatare che il numero di pettorale di Bruno, 456, è la prosecuzione del mio, 321, vabbè, al contrario, comunque la cosa è simpatica. Nel frattempo mi godo questo magnifico bosco di castagni immerso nella nebbiolina. In effetti l'ambiente qui sembra già quello autunnale, anche se siamo soltanto a settembre. Ad un chilometro e mezzo dallo scollinamento incrociamo la Patty. Prima dell’inizio della gara si era avviata con Marco lungo il percorso e adesso sta scendendo nel senso inverso, decisa a tornare indietro, preoccupata di non aver visto Francesco, suo marito, tra i ciclisti finora transitati sul Passo. La convinco a venire con noi: se fosse successo qualcosa a Francesco me ne sarei accorta, visto che era davanti a me. Mentre i miei amici si fermano al ristoro, io proseguo in discesa. L’asfalto è bagnato; deve aver piovuto da poco da queste parti. Scendo adagio e con prudenza. Fa un freddo terribile; il k-way non è sufficiente a calmare i brividi ed ho le mani ghiacciate. Mi supera la Patty, che in discesa si muove con molta più sicurezza di me, mentre Marco mi aspetta, paziente. Dopo 5-6 km riprendiamo a salire per qualche centinaia di metri, finchè sbuchiamo su una strada trafficata. Giriamo a sinistra, verso Ponte di Nava, che dista 2 km, rimanendo bloccati dietro una lunga coda di auto e moto, fino ad un incrocio, dove continuiamo di nuovo verso sinistra, attraversando il fiume Tanaro e affrontando un falsopiano, di circa 5 km, che termina al Colle di Nava. Mi lancio, quindi, nella lunga discesa verso Pieve di Teco, sempre con grande attenzione e concentrazione. E' quasi mezzogiorno ed il via vai di veicoli è impressionante; se il gruppo di testa è a rischio per l’alta velocità, noi delle retrovie lo siamo per il traffico, che, dopo l’apertura delle strade, rimaste chiuse soltanto durante il passaggio dei primi corridori, aumenta a dismisura, diventando ancora più caotico e frenetico. Ormai ci sono abituata e, oggi più che mai, scendo con molta attenzione. Mi supera Mirko e mi informa che Bruno ha rotto un pedale, perciò è dovuto salire sul carro scopa. Accidenti, questa non ci voleva! Mi dispiace davvero: non potrà ottenere il brevetto del Giro delle Regioni, visto che una gara era già saltata, purtroppo, quando è venuta a mancare sua madre. Con tristezza raggiungo il fondovalle, percorro la preannunciata galleria di 1,8 km, ben illuminata, e imbocco il bivio a sinistra per Borghetto d'Arroscia. Mi supera il carro scopa, riconoscibile dalle scope di saggina, tipo quelle delle streghe, sistemate più o meno in corrispondenza degli specchietti anteriori. A bordo, il nostro caro presidente, costretto a sorbirsi, proprio lui che vive la bici all’insegna del divertimento e dello star bene in compagnia, le imprese di altri sfortunati colleghi, esaltate ed esagerate al pari di quelle dei pescatori, come ci racconterà più tardi al pasta party, facendoci morire dalle risate. Lo vediamo, poco dopo, fermo al bivio, tutto bello sorridente ed ironico. L’ha presa bene! C'era da aspettarselo da un umorista come lui. Grande Bruno! Mi avvio su per la salita di Gazzo più sollevata. Adesso che mi sono scaldata posso anche togliere il k-way. Veramente qui fa un caldo tremendo: saremo passati dai 10 gradi del Passo ai 30 della pianura e questa salita ha delle belle rampette, che accrescono ancor più la sensazione di calore. Ho le guance infuocate e bevo come una spugna. La strada è stretta, ma è un incanto, insinuandosi per 6 km all’interno di immensi e argentati uliveti. Ci supera il carro scopa, che ritroviamo allo scollinamento, dopo 450 metri di dislivello, dov’è collocato l’unico tappetino di controllo dei chip ed il ristoro. Non è rimasto nulla, nemmeno l’acqua. In compenso ritrovo la Patty e Mirko. Quest'ultimo, in preda ai crampi, spera in un'ultima, conclusiva discesa. Purtroppo per lui, qui inizia, invece, una serie infinita di saliscendi fino ad Onzo, che raggiungiamo dopo circa 13 km. Un'altra sosta al ristoro, questa volta ben fornito, e poi, finalmente, arriva la tanto agognata discesa verso Albenga. Mirko si lascia andare e anche la Patty. Io tiro i freni. Da lontano intravedo qualcuno del mio gruppo che non ha la corporatura di Mirko e, infatti, avvicinandomi, riconosco Francesco. Incredibile, si è sciroppato altri 18 km di falsopiano e salita per venirci incontro. Oggi non stava bene, ancora reduce da una settimana di influenza, eppure è riuscito a stare sotto le 4 ore di gara. Che tempra! Molto generosamente mi aspetta, raggiungiamo la Patty e poi riagguantiamo Mirko. 
Con Mirko e la Patty
Che bello scendere tutti insieme! Però ci manca Bruno; con lui sarebbe stato perfetto. Quando la strada spiana, Francesco si piazza alla testa del gruppetto e, mantenendo una velocità di 32 km/h, per consentirci di stargli a ruota, ci porta al traguardo. Fantastico!!! Grazie, grazie, grazie! E anche questa è fatta, non ci posso credere! Caricate le bici sul camper, raggiungiamo il pasta party, allestito nello stabilimento della Noberasco, a quest’ora illuminato e riscaldato dai tiepidi raggi del sole, che penetrano trasversalmente attraverso i grandi finestroni. Ormai è quasi deserto: le premiazioni sono finite da un pezzo. L’atmosfera è quella serena e tranquilla della festa che sta per finire, con i volontari affaccendati nel riordino dei tavoli e nelle pulizie, ma per noi c’è ancora un piatto di pasta fumante che ci attende e per di più senza la scocciatura di fare la coda. Risate, battute, quattro chiacchiere con i pochi rimasti e poi i saluti, con quella leggera, piacevole malinconia che ti assale quando qualcosa di bello sta per finire e sai che per un po’ vivrai di bei ricordi, fino alla prossima … Chissà!

mercoledì 7 novembre 2012

ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 8° e 9° giorno (il rientro)


01-02/09/2012: dalle Gorges della Jonte alla Corniche des Cévennes (dip. Lozère - regione Languedoc-Roussillon) e ritorno in Italia
(km 764 con il camper)

E’ sabato e siamo ormai agli sgoccioli … già si percepisce che le nostre vacanze stanno per concludersi. Partiamo con il camper da Le Rozier, porta d’accesso alle Gole della Jonte, meno imponenti di quelle del Tarn, ma altrettanto affascinanti … 20 km di grande bellezza. Dall’alto della nostra posizione possiamo osservare i piccoli borghi che sorgono sulle sponde scoscese del fiume o addirittura in fondo alla gola. Faccio fatica a credere che qualcuno possa abitare in posti così isolati, eppure qualche casa è stata ristrutturata e noto segni di vita laggiù. C’è persino una teleferica per il trasporto delle merci. 
Procediamo sempre con molta attenzione sulla D996. Nonostante il traffico sia limitato, la strada è stretta e noi siamo piuttosto ingombranti. All’uscita della gola, la valle si allarga e piano piano ci inerpichiamo verso il Col de Perjuret (1031 m), che valichiamo. Stiamo attraversando una tra le zone più selvagge e scarsamente popolate della Francia, dimenticata o ignorata dal turismo di massa. Vasti orizzonti si allargano davanti ai nostri occhi ... terre brulle, arse dal sole, spazzate da un vento impetuoso. Incrociamo la D907, che seguiamo fino a Racoules, dove, al bivio, giriamo a destra sulla D49 e, subito dopo, ci immmettiamo sulla D9, riprendendo nuovamente a salire verso la Corniche des Cévennes, un altopiano desolato, lungo circa 50 km. 
Si dice sia “uno dei percorsi panoramici più suggestivi”, però è interminabile, senza variazioni e, nonostante io mi sforzi di coglierne la bellezza, dopo un po’ diventa monotono. Ormai siamo qui ... e da qui incomincia il nostro viaggio di ritorno verso l’Italia. 
Tutto sommato, il clima mutevole e la particolare formazione del territorio di questa zona centrale della Francia, costituita da tutta una serie di altopiani e da profonde valli, non ci ha consentito di visitarla in bici come avremmo voluto, ma, viaggiando con il camper, siamo pur sempre riusciti ad apprezzare il fascino di questa regione. 
Senza rimpianti, dunque, scendiamo verso Saint-Jean-du-Gard e seguiamo la D50 in direzione di Alès. Continuiamo, poi, sulla D6 verso Bagnols; un breve tratto sulla D86 e, quindi, deviamo sulla D994 verso Bollène, dove imbocchiamo la D94 ed, in seguito, ancora la D994 per Gap. Attraversiamo il bel dipartimento della Drome, con le sue verdi colline, gli uliveti ed i filari infiniti delle vigne, che lasciano il posto, poco oltre, alle selvagge gole di Saint May e, successivamente, alle prime propaggini delle Alpi. Circa 30 km prima di Gap ci fermiamo al parcheggio del villaggio di Serre per passare la notte.
Domenica mattina. Il vento si è calmato, finalmente. L’aria è fresca, limpida e luminosa. Viaggiando verso Briançon, il paesaggio cambia; s’intravedono le alte cime delle montagne spruzzate di neve. Costeggiamo l’azzurrissimo lago di Serre-Ponçon, superiamo Embrun ed entriamo nella splendida valle della Durance, racchiusa tra alte catene montuose. Ecco Briançon, con il suo imponente forte. Due passi nel bel centro storico sono di rito, ogni volta che si passa di qua. Valicato il Monginevro, siamo nel Bel Paese e già si sente aria di casa. Un pizzico di malinconia mi assale al pensiero che domani si ritorna alla quotidianità. Così è la vita, ma “dopo ogni meta raggiunta, il mio animo esploratore, solo temporaneamente appagato, si accende di nuovi desideri, sogna luoghi ancora sconosciuti ...”.

martedì 6 novembre 2012

ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 7° giorno


31/08/2012: da Saint-Côme d'Olt, nell’Aveyron (regione Midi-Pyrenées), alle Gorges du Tarn, nel Lozère (regione Languedoc-Roussillon)

(km 75 con il camper)

Saint Eulalie
Lasciamo Saint-Côme d'Olt e proseguiamo in camper sulla D988 verso le Gorges du Tarn. Un viaggio piacevole, che non annoia mai. I paesaggi variano continuamente e, lungo le panoramiche stradine che attraversano il dipartimento dell’Aveyron, si incontrano alcuni borghi medievali che celano meravigliose perle di storia. S. Eulalie merita una sosta; come Saint-Côme d'Olt, visitato ieri, fa parte dei borghi più belli di Francia ed ha ricevuto il primo premio dei villaggi fioriti. Passeggiando lungo le sue antiche strade, strette e tortuose, si scopre tutto lo charme e la bellezza di questo luogo dall'aspetto medievale, costruito con i ciottoli del fiume Lot (Òlt, in occitano), sulle cui sponde sorge il villaggio. 
Saint Eulalie
Con calma ritorniamo al camper e continuiamo, quindi, il nostro itinerario in direzione della regione del Lozère, superando boschi, foreste e pascoli … un’overdose di verde. 
Poco dopo Saint Laurent, seguiamo le indicazioni per le Gorges du Tarn, uno dei più grandi canyon d'Europa, che alterna zone di corso calmo a rapide, talvolta tra pareti rocciose alte 500 metri. La D998  intervalla tratti abbastanza ampi a tratti più stretti, ma il traffico è scarso e non incontriamo alcuna difficoltà, come del resto è stato su tutte le strade finora percorse. Puntando verso S. Enemie, raggiungiamo una posizione molto alta sulle gole, dalla quale possiamo estendere lo sguardo su un buon tratto delle stesse. 
Gorges du Tarn
Scendiamo, poi, verso il piccolo borgo, costruito in una verde e stretta conca ai piedi di alte pareti rocciose e dominato dalle imponenti rovine di un antico monastero, da dove inizia, dopo una sosta, il nostro giro delle gorges. L’idea iniziale era quella di farlo in bici, ma vedendo le dimensioni della strada, conveniamo che sia troppo pericoloso per noi, che saremmo, a nostra volta, d’intralcio alle vetture, per non parlare dei bus e dei pulmini con il rimorchio di canoe, che riportano al punto di partenza coloro che sono scesi lungo il torrente. Per fortuna sono state create diverse piazzole che permettono di parcheggiare i veicoli e scendere per osservare meglio le gole. 
Purtroppo, spesso, nei posti più suggestivi, non c’è la possibilità di fermarsi per fare fotografie e sono davvero dispiaciuta. Provo a fare qualche scatto dal camper, ma non sempre l’obiettivo riesce a cogliere quello che vedono i miei occhi. A Malène c’è il bivio per il Pont Sublime (861 m s.l.m), roccione a picco sul Tarn e miglior punto d'osservazione sul selvaggio Causse de Sauveterre, che dista 12 km. Chiedo ad alcune persone del posto se sia possibile arrivarci col nostro bestione, ma le risposte non tranquillizzano Marco e così decidiamo di soprassedere. Tutti i 50 km delle gole sono meravigliosi, ma alcuni tratti sono più spettacolari di altri; la strada corre tra pareti di roccia giallo-ocra, ora lisce, ora frastagliate. 
Essendo pomeriggio inoltrato dell’’ultimo giorno di agosto, il traffico non è così sostenuto come, credo, possa esserlo in alta stagione o nelle ore centrali della giornata, e anche Marco, guidando il camper, riesce a godersi il paesaggio, facendo però molta attenzione nei punti in cui le rocce sporgono pericolosamente. 
A Le Rozier, piccolo villaggio ai margini della Corniche de Causse Mejan, un’ampia area montuosa molto verde e di grande bellezza, superiamo il ponte che attraversa il Tarn ed imbocchiamo la strada delle Gorges della Jonte. Poco dopo il paese troviamo una piazzola dove passare la notte. Un incanto vedere la luna piena e luminosa sorgere dietro le pareti rocciose delle gole.

lunedì 5 novembre 2012

ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 6° giorno


30/08/2012: Pas de Peyrol, Puy Mary e Salers nell’Alvernia, Saint-Côme d'Olt, nel dipartimento dell'Aveyron, regione Midi-Pyrenées

(10 km in bici - 140 km con il camper)

Raggiungere il Pas de Peyrol (1588 metri s.l.m.) dal Col de Serre (1335 metri s.l.m.), in bici, è ben poca cosa. Sarebbe stato un pochino più entusiasmante partire da un punto qualsiasi della Vallée de Cheylade, ad una quota di circa 900 metri, ma ormai siamo finiti qui, nostro malgrado, e adesso non avrebbe senso scendere per poi risalire. Perciò montiamo sulle nostre mountain bike e ci immettiamo sulla D 680 che conduce al Passo. L’ambiente che attraversiamo, comunque, è davvero suggestivo, quasi fuori dal mondo. Mentre pedalo, osservo la massa di montagne circostanti, livellata dall'erosione glaciale, che ha come epicentro il Puy Mary. 
Non c’è traffico e nei prati che fiancheggiano la strada pascolano indisturbate paciose mucche dal bel manto marrone. Una volta scollinato, leghiamo le bici ad una staccionata per poter salire a piedi, lungo una ripida scalinata di oltre 100 gradoni, alla sommità del vulcano, a 1787 metri di quota. Siamo fortunati: oggi la giornata è splendida ed il panorama a 360 gradi che si gode da quassù è superlativo. La vista spazia sulle sottostanti vallate scolpite dai ghiacciai e disposte a stella intorno al Puy Mary, che, con la sua circonferenza di base di 70 km, è il più grande vulcano spento d'Europa. Nel 2008 e nel 2011 è stato anche una tappa del Tour de France. 
Ci attardiamo un po’ sul belvedere e poi scendiamo a recuperare le bici per ritornare al Col de Serre, dove avevamo lasciato il camper. Da lì, valicando nuovamente il Pas de Peyrol con il bestione, ci recheremo a Salers. Perciò riprendiamo la D680 e ripercorriamo la strada fatta poc’anzi in bici. Dobbiamo sbrigarci, però: i mezzi pesanti possono salire al Passo soltanto dalle 9,00 alle 12,15. L’ascesa si rivela più facile del previsto e, quindi, ci apprestiamo ad affrontare la ripidissima discesa. Il primo tratto è al 15%, ma se ce la fanno i bus, ci riusciamo anche noi; l’importante è non incrociarne uno nel senso opposto .. sarebbe una tragedia. Credo, tuttavia, che il traffico dei mezzi pesanti sia regolato in modo tale che un simile evento non si verifichi. Panorami straordinari anche da questo versante; 20 km piacevolissimi. Dalle cime verdi ed assolate del vulcano, all’ombra di lussureggianti boschi. 
Qualche chilometro pianeggiante e poi di nuovo su, verso il cielo. La strada è stretta, ma le piazzole create ogni 300 metri, agevolano il passaggio di due veicoli che si incrociano. Ci ritroviamo ancora oltre i 1000 metri di quota. Un lungo, panoramico falsopiano corre alto sulla valle sottostante, alla fine del quale una breve discesa ci conduce a Salers, uno dei borghi più belli di Francia, che vale una visita. Ben 22 dei suoi edifici sono stati dichiarati monumenti nazionali. Infatti, la presenza della corte reale diede a Salers una prosperità che tuttora si avverte nelle case rinascimentali e nei palazzi del XVI secolo costruiti in pietra lavica. 
Salers
Un borgo rimasto immutato nel tempo, dove si respira un'atmosfera magica, dal fascino tutto francese. Lasciamo a malincuore questo gioiello artistico e ritorniamo al camper. Continuiamo sempre sulla D 680, deviando, poi, sulla 922 per Aurillac. Stiamo abbandonando il territorio dei vulcani e degli altopiani d’Alvernia per dirigerci verso le Gorges du Tarn, enormi gole scavate dal fiume nel corso dei millenni, nel dipartimento del Lozère. Per arrivarci, seguiamo le indicazioni per Rodez. Imbocchiamo, quindi, la D920 e giungiamo a Saint-Côme d'Olt, piccolo borgo medievale dell’Aveyron, la cui caratteristica è data dal curioso tetto a spirale del campanile della Chiesa, che sembra avvitarsi nel cielo. 
Saint-Côme d'Olt
Facciamo una sosta, entrando nel cuore antico del villaggio da una delle tre porte fortificate. E' piacevole passeggiare lungo le sue stradine lastricate, racchiuse tra le mura ben conservate di alti palazzi e belle dimore. Saint-Côme d'Olt è una tappa di pellegrinaggio sul Cammino di Santiago de Compostela, un tronco della quale, passando ai piedi dei monti d'Aubrac, è stato inserito nel patrimonio mondiale dell'Unesco. Visto che ormai è tardi, ci fermiamo per passare la notte nel piccolo, ma curato, campeggio in riva al fiume (12,00 euro). 

domenica 4 novembre 2012

ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 5° giorno

29/08/2012: dal Puy de Sancy, nei Monts Dore, al Col de Serre, nel Cantal
(Km 30 e metri 610 di dislivello in mountain bike più 99 km con il camper)

Il paese di Mont-Dore dominato dal Puy de Sancy
Anche stamattina il cielo non è molto incoraggiante. Il sole fa fatica a trovare un varco attraverso gli ammassi nuvolosi che transitano nel cielo; speriamo siano solo di passaggio. Fiduciosi, inforchiamo le nostre mountain bike e seguiamo le indicazioni per Sancy. Dopo 4 km di salita, arriviamo all’impianto della seggiovia. Sorpresa! La strada finisce qui. Al Puy si sale soltanto comodamente seduti, con le gambe penzoloni. Che fregatura! Com’è possibile? Tutte le montagne sono incise da sentieri che portano alla sommità …. Inutile brontolare, non c’è altro da fare che tornare indietro e provare a salire da un altro versante, individuato sulla cartina e distante circa 26 km. 
Puy de Sancy
Cerchiamo la D 645, che aggira la montagna, e ci allontaniamo da Mont-Dore. I soliti saliscendi, comunque piacevoli, soprattutto quando la strada si addentra nel bosco. Il tempo, però, via via peggiora. Un temporale si sta avvicinando ad un ritmo incalzante e siamo soltanto all’undicesimo chilometro. Che fare? Sarà utile abbandonare l’impresa e ritornare velocemente al camper. Lo raggiungiamo giusto in tempo per evitare un violento scroscio. Il cielo è ormai tutto compattamente grigio. Purtroppo i pochi giorni a disposizione non ci consentono di aspettare momenti migliori ….. Vabbè, il Puy de Sancy lo scaleremo un’altra volta … forse. Oggi abbiamo percorso soltanto 30 km e 610 metri di dislivello in mountain bike .. una passeggiata, ma meglio di niente.
Puy de Sancy
Ripercorriamo con il camper la D 645. Prossima meta: il Puy Mary, una delle vette principali dell'immenso vulcano del Cantal. A La Tour d’Auvergne prendiamo la D 203. Praticamente la strada gira tutt’intorno al Puy de Sancy, così abbiamo la magra consolazione di vederlo da ogni angolazione. Procediamo fino al bivio con la D 978 e, poi, deviamo sulla D 678 per Condat e Riom des Montagnes. Lungo la strada, boschi, foreste, pascoli con placide mucche sdraiate sull’erba, piccoli villaggi, laghetti e molte case abbandonate. All’incrocio, ci immettiamo sulla D 3, svoltando, quindi, a destra sulla D 62 per la Vallée de Cheylade. La strada, che s’inerpica su per la montagna, è tanto stretta e tortuosa da crearci non poche difficoltà quando incrociamo altre vetture, fortunatamente poche. Con un certo sollievo giungiamo al Col de Serre, a 1335 metri di quota e parcheggiamo il camper in un largo spiazzo circondato dalle montagne. 
Il Puy Mary dalla Vallée de Cheylade
Siamo soli, ma ormai è tarda sera e il maltempo sta arrivando anche qui. A questo punto cos’è più prudente? Affrontare l’ignoto sotto il diluvio e al buio o fermarsi? Optiamo per la seconda soluzione. Se avessimo conosciuto i luoghi, non saremmo saliti fin quassù per passare la notte, ma, una volta imboccata la salita, non vi è stata più alcuna possibilità di fare manovra per tornare indietro. E adesso siamo qui, sballottati dalla furia del vento, che ulula in maniera inquietante. Osservo la massa nera che sta divorando gli ultimi lembi di cielo, mentre la luce, pian piano, svanisce. Il buio è squarciato dai lampi e il boato dei tuoni è terrificante. Tranquilla Manu .. che ci potrà mai accadere! Al massimo la grandine, che adesso si sta abbattendo con suono sordo sul tetto del camper, lo ridurrà un colabrodo ... non andare oltre col pensiero. Ma, come sempre, dopo la tempesta arriva il sereno. Il temporale si esaurisce e una luna rassicurante fa capolino tra lo strascico delle nuvole che si stanno allontanando. Ora posso dormire sonni più tranquilli ...

ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 4° giorno


28/08/2012: Puy de Dome e Mont-Dore 

Puy de Dome
L’alba del nuovo giorno ci regala un cielo nuvoloso, cupo e una pioggia battente. Attendiamo pazienti, sperando in un miglioramento del tempo. Nel frattempo ci occupiamo delle operazioni di carico e scarico dell’acqua. Verso mezzogiorno il cielo si apre, le nubi si allontanano velocemente e il sole riprende a brillare nel cielo limpido, riportando luce e calore. Partiamo in mountain bike verso la vetta del Puy de Dome (1465 metri alt.), che, tra i vulcani dell’Alvernia, è il più antico , formando, tra l’altro, insieme ai Monts Dore e al vulcano del Cantal, i rilievi del Massiccio Centrale. Il cartello all’inizio della salita indica una lunghezza di 8 km. 
La strada è asfaltata e sale a spirale intorno al cono del vulcano, affiancata dalla cremagliera, su cui corre un trenino bianco che trasporta i turisti alla sommità. Poco più avanti, sulla destra, si stacca un sentiero per chi preferisce salire a piedi o in mountain bike, ma a vederlo così mi pare talmente ripido che non lo prendo nemmeno in considerazione. Già sto penando sull’asfalto … le pendenze dal 9 al 17% non danno tregua. 
Un improvviso attraversamento trasversale del binario, verso destra, mi crea qualche attimo di panico, ma, poco dopo, con sorpresa, mi accorgo che la salita è terminata. Non è possibile, ho fatto soltanto 4 km e 550 metri di dislivello!
Eppure il trenino si ferma qui e l’antenna, che si vedeva da lontano sulla cima del vulcano, è lì a due passi; oltre non si può andare, c’è soltanto l’azzurro del cielo. 
Ciò significa che siamo partiti già da una quota di circa 900 metri. Non me ne ero accorta ... l’altopiano mi ha tratta in inganno. Metto la bici in spalla e risalgo alcuni gradoni che portano proprio alla base del ripetitore, dove, tra l'altro, scopro esserci pure i resti di uno dei grandi santuari della Gallia: il tempio di Mercurio. Una stradina bianca, asfaltata, gira intorno al cucuzzolo della montagna e permette una passeggiata panoramica a 360° sul territorio circostante e sugli altri Puys.  
Ritorniamo alla piccola stazioncina e da lì iniziamo la discesa verso il parcheggio. 
Scendo più piano del solito, sia per la mancanza del casco, sia per imprimermi nella mente il paesaggio che si presenta, immenso ed unico, davanti ai miei occhi.
Raggiunto il camper, riprendiamo il viaggio, riportandoci sulla D 942 e, quindi, immettendoci sulla D 27. 
Prossima meta: il Puy de Sancy, che con i suoi 1885 metri di altezza, svetta al centro dei Monts Dore.
Strada facendo, non manchiamo di fare una sosta al paesino medievale di Orcival per ammirare la stupenda basilica romanica di Notre-Dame, costruita nella prima metà del XII secolo con la pietra lavica
Basilica romanica di Orcival
Proseguiamo, poi, sulla D 983 fino ad un belvedere, dove ci fermiamo per osservare con calma i due monoliti di Roche Tuillière e Roche Sanadoire, originariamente due vulcani, i cui profili sono stati fortemente erosi dai ghiacciai. 
Grandioso il panorama che si estende a perdita d’occhio davanti a noi. Poco dopo raggiungiamo Mont-Dore (circa 36 km a sud del Puy de Dome), dove abbiamo la possibilità di passare la notte in un ampio parcheggio sulla riva di un torrente, dal quale, domani, potremo partire in bici per affrontare l’ascesa al Puy de Sancy.
I due monoliti di Roche Tuillière e Roche Sanadoire






ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 3° giorno

27/08/2012: Alla ricerca del Meandre de Queuille 

(61 km – 1150 metri di dislivello in mountain bike)

Il Meandre de Queuille
Da Miremont raggiungiamo Les Ancizes, prima sulla D 121 e poi sulla D61 che incrociamo dopo 7 km. Le strade sono tutte in ottimo stato; non ci sono buche o crepe e sembra siano state asfaltate di recente. Anche i bordi sono ben curati, puliti e con l’erba tagliata. Dopo 15 km giungiamo a Les Ancizes, imbocchiamo la D62 e procediamo per altri 6,5 km, prima in piano e poi in discesa, verso il Viaduc des Fades, costruito nel 1901. Impressionante visto da quaggiù, con quegli enormi piloni che si lanciano verso il cielo. E’ altissimo e costruito tutto in pietra nera, quella tipica delle costruzioni della regione, che utilizza il materiale lavico per ogni edificio. Sopra ci passa la ferrovia, ma credo sia ormai in disuso. Nei pressi c’è anche un’enorme diga, che limita il corso della Sioule. 
Continuiamo adesso sulla D513, più stretta, ma sempre in buono stato. Finora non abbiamo incontrato anima viva, a parte uno scoiattolone dal pelo fulvo che ha attraversato la strada proprio pochi metri davanti a noi. Intorno, solo immense foreste. Arriviamo ad un piccolo monumento alla Resistenza, che lasciamo alla nostra destra e proseguiamo in salita per qualche chilometro fino all’incrocio con la D523. La nostra destinazione sarebbe il “Meandre de Queuille”, un meandro impressionante della Sioule, che in questo punto si allarga per via di una diga, ma finora non abbiamo incontrato alcuna indicazione segnaletica per quel luogo. Forse l’abbiamo superato. Ritorniamo indietro. Nei pressi del piccolo monumento c’è una radura, due tavoli di legno e uno sterrato che costeggia il fiume; lo seguiamo finchè ci rendiamo conto che il sentiero muore nel nulla poco prima di un'ansa. Forse il "meandre" è questo minuscolo angolo di paradiso, ma dalla nostra posizione il campo visivo è limitato (scoprirò, in seguito, che lo stesso si può ammirare in tutta la sua bellezza dall'alto di un belvedere nei pressi del villaggio di Queuille). 
Ne approfittiamo, comunque, per rifocillarci, prima di ritornare verso il Viaduc des Fades e Les Ancisez. 
Fa caldo adesso. Siamo passati dai 6 gradi di stamattina ai 33 del primo pomeriggio. Questa è una terra di altopiani; anche se non ce ne si rende conto, siamo sempre a quote superiori agli 8-900 metri, nel centro della Francia, dove il clima continentale causa forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Mi fermo per togliere una delle due magliette che avevo indossato alla partenza e appoggio il casco su un’aiuola. 
Riparto con una sensazione di gran benessere. Dopo circa 5 km, Marco, che mi segue a ruota, nota i miei capelli al vento. “Dov’è il tuo casco?”, mi chiede sorpreso. Azzzz … ecco spiegato il fresco alla testa. 
Di corsa ritorniamo sul luogo del misfatto. L’erba dell’aiuola è appena stata tagliata, ma il mio casco non c’è più. Porca paletta … non c’era in giro nessuno, si sentiva soltanto in lontananza il ronzio della tagliaerba. Adesso tutto tace e il silenzio acuisce il mio dispiacere, non certo per il valore del casco, ma perché, senza di esso, mi sento vulnerabile e insicura. Inutile e vana si rivelerà, poi, la ricerca di un sostituto. Con maggior cautela del solito, riprendo a pedalare e da lì, attraverso la D19, dopo circa 14 km di saliscendi, siamo di nuovo a Miremont.
Decidiamo di spostarci con il camper, subito dopo la doccia, verso il Puy de Dome. Prendiamo, quindi, la D987 verso Pontaumur e, poi, la D941 per Pontgibaud fino al parcheggio, gratuito e con camper service, del Puy più celebre della regione.