Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

domenica 30 settembre 2012

CARINZIA E STIRIA in camper e bici (Austria 2012)

Un viaggio alla scoperta di nuovi paesaggi naturali ... in camper e bici (sia da corsa che mountain bike) 

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22/07/12 (primo giorno) - Dalla provincia di Bergamo al lago di Ossiacher in Carinzia con il camper (456 km)

Quando si ha la passione per la bici, nel momento in cui si programmano le vacanze, spesso si prendono in considerazione quei luoghi che, non solo si prestano per piacevoli pedalate, ma offrono anche un’occasione per scoprire nuove regioni e nuove località. E come non pensare alla Stiria e alla Carinzia, che sono conosciute come i paradisi dei ciclisti? 

Foto reperita sul web
Partendo da Bergamo, decidiamo di raggiungere la Carinzia percorrendo l'autostrada A 4 in direzione Padova-Venezia e, poi, la A 23 verso Udine-Tarvisio. Prima di sconfinare in terra straniera ci fermiamo all’autogrill per acquistare la vignette che ci permetterà di viaggiare sulle autostrade austriache. Prendiamo quella di minor durata: 8 giorni per 8 euro, essendo nostra intenzione proseguire, nei giorni successivi, su strade non a pagamento. Continuiamo, quindi, seguendo A10 -E55 -E66 per Salzburg / Villach / Deutschland / Ossiacher See. Usciamo a Villach-Ossiacher See e ci dirigiamo, infine, a Ossiachersee-Sud, svoltando a destra. Non ci fermiamo al primo campeggio. Procediamo ancora per qualche chilometro verso le rovine della fortezza di Landskron e, al semaforo, giriamo a sinistra, finchè ci ritroviamo sulla sponda meridionale del lago di Ossiacher. Giunti al See Camping Berghof, troviamo un parcheggio all’esterno, nei pressi del supermercato Spar, dove passiamo la notte indisturbati e gratuitamente in compagnia di altri camperisti. 
Foto reperita sul web
23/7/2012 (2° giorno): Giro dei 3 laghi: Ossiacher See – Worther See e Keutschacher See, (Carinzia)

(km 87 – dislivello 1026 metri) in mountain bike

Foto reperita sul web
La Carinzia è una terra ricca di laghi, se ne contano più di mille: grandi, piccoli, quasi tutti con acque calde e pulite. Attorno ad ogni specchio d’acqua c’è una fitta rete di sentieri e di piste ciclabili numerati e ben segnalati. Perciò non poteva mancare, nella nostra vacanza, un assaggio di questo ambiente lacustre. Tutto sommato l’idea di andare incontro all’ignoto non mi dispiace, anzi accresce la mia curiosità, regalandomi quel pizzico di adrenalina che mi spinge a pedalare con ancor più entusiasmo. Giusto per essere pronta ad affrontare al meglio ogni incognita stradale, opto per la mountain bike.
Costeggiamo l’Ossiachersee, un lago incastonato tra alte montagne, nei pressi di Villach. Sulle sue rive si affacciano piccoli cottage circondati da giardini curati, ognuno con il proprio pontile e la barchetta ormeggiata a lato. Ovunque alberi di mele e pere, ma anche canneti e qualche campo di mais. Si respira tanta pace e tranquillità, nonostante la pista ciclabile, che stiamo percorrendo, sia affiancata dalla strada principale e nonostante il via vai di ciclisti, per la maggior parte in mountain bike. Il senso di ordine e pulizia balza subito agli occhi, come pure i ritmi calmi di vita della gente che incontro strada facendo. Guardo la vasta, liscia distesa d’acqua al mio fianco e una pace infinita mi pervade. Sorrido … non è come l’immaginavo, è ancora meglio!
Proseguiamo sempre lungo la pista ciclabile verso Feldkirchen. Dopo circa 14 km, imbocchiamo a destra la strada per St. Nikolai. La stradina sale morbida per una decina di chilometri, salvo alcuni strappetti al 12-14%. Nel primo tratto attraversiamo verdi prati e piccole, silenziose borgate. Poi, salendo di quota, pedaliamo all’ombra di fresche pinete. Nei pressi di Alpen, l’asfalto lascia il posto allo sterrato: un tratto di discesa seguito da uno di salita, per circa 1,5 km. Noto le orme di un copertoncino da bici da strada, segno che qualche ciclista è passato di qua. Seguiamo le indicazioni per Velden, piccola città lacustre, che raggiungiamo dopo aver superato Wurzen e una veloce, panoramica discesa. 
Foto reperita sul web
Sbucati su una strada trafficata, giriamo a sinistra e poi a destra, ignorando il cartello per Portchach e dirigendoci, invece, verso Worthersee sud e Maria Worth. Ad una piccola rotondina, prima che inizi la salita, prendiamo la strada a sinistra che costeggia il lago per 12 km fino alla penisola di Maria Worth. Ci fermiamo per rifocillarci nei pressi di una chiesetta in stile gotico-romanico, che si affaccia sul Worther See, il più grande e il più caldo dei numerosi laghi adagiati tra le ondulate colline della Carinzia centrale. Lungo 16,6 km e largo 1,6 km, viene chiamato il mare d’Austria. Lo lasciamo dopo pochi minuti, immettendoci, alla successiva diramazione, sulla strada per Pyramidenkogel. 
Foto reperita sul web
Dopo 2 km giriamo a destra, ignorando, però, il bivio per Pyramidenkogel e, continuando diritto, ci ritroviamo a pedalare lungo la sponda del terzo lago, quello di Keutschacher See, molto più piccolo rispetto ai precedenti, seguito, poco oltre, da un altro minuscolo laghetto. Ancora una manciata di metri e, poi, abbandoniamo la strada principale per imboccare una pista ciclabile sterrata che corre in mezzo alla campagna. Giunti alla biforcazione, giriamo a sinistra, seguendo la direzione per Schiafling e, dopo una salitella, svoltiamo a destra (i cartelli gialli sono leggibili soltanto a chi arriva nel senso opposto al nostro) e, infine, di nuovo a sinistra. 
Ci riportiamo nuovamente sulla strada asfaltata e arriviamo ad una rotonda. A destra si ritornerebbe a Velden, ma da lì non ci sono altre possibilità per rientrare a Villach, se non attraverso la superstrada o ripercorrendo a ritroso la strada fatta all’andata. Perciò si va a sinistra, verso Roseg, procedendo dritto per qualche chilometro fino ad un crocevia, dove svoltiamo a destra, seguendo il cartello che indica “Villach 15 km”. Giunti all’incrocio con la strada n. 83 nei pressi di Lind ob Velden, ci dirigiamo, quindi, a sinistra e, dopo 6-7 km di strada trafficata (non abbiamo trovato alternative), ci infiliamo nella stradina che conduce a S. Michael. Al paese, dopo una sosta-gelato, prendiamo a destra per Villach, lasciando alla nostra sinistra, poco dopo, la ciclabile per il centro città e proseguendo, invece, verso Landskron e Ossiachersee. 
Passiamo ai piedi dei ruderi di un’antica fortezza, che domina la valle dall'alto di una rupe, ed, al semaforo, deviamo, infine, a destra. Dopo pochi chilometri, nei pressi di Hielingergestade e del supermercato Spar, ritroviamo il nostro camper pronto ad accoglierci.





24/07/2012 (terzo giorno): Windische Hohe e la Valle della Drava (Carinzia)

(km 100 – dislivello 1183 metri) in mountain bike

Arrivare a Villach dall’Ossiachersee con la pista ciclabile R2 è facile, ma, uscire dalla città e trovare la strada che porta al Windische Hohe (1100 metri alt.), diventa un po’ più complicato se non si dispone, come noi, di una mappa specifica delle ciclabili. Comunque, chiedendo a destra e a manca, a volte improvvisando, alla fine riusciamo a sbrogliarci da questo intrigo di piste, peraltro ben segnalate, che si incrociano e portano in ogni dove. Ecco la R1 per Spittal, che corre lungo l’argine della Drava. Giunti nei pressi di un grande ponte, abbandoniamo la ciclabile e prendiamo la via a destra, attraversiamo il fiume alla nostra sinistra e, infine, procediamo sempre dritto per alcuni chilometri su strada un po’ trafficata. Al terzo semaforo svoltiamo a sinistra per Bad Bleiberg, tranquillo e fiorito centro termale, che raggiungiamo percorrendo 12 km sulla Bleiberger Strasse (L35), una strada ampia, che sale dolcemente tra prati e boschi. Riempiamo le borracce ad una fontanella e poi scendiamo fino all’incrocio con la strada per St. Georgen (L36), verso il quale ci dirigiamo, deviando a destra e riprendendo subito a salire per circa 7 km fino a Tratten, immersi nella pace silenziosa del luogo.
Da qui a Windische Hohe (L33) la strada s’impenna paurosamente, con pendenze che si mantengono tra il 14 e il 18% per 2,8 km. Scolliniamo di nuovo e affrontiamo una breve discesa, alla fine della quale la valle si restringe fino a diventare una gola. Questo è un tratto molto suggestivo, con un torrente che scende tumultuoso alla nostra destra. Risaliamo di nuovo. Un altro, lungo strappo cattivo e poi ci lanciamo giù per una ripidissima discesa di circa 8 km. Al bivio ci dirigiamo verso Pollan e Villach, svoltando a destra. 
Continuiamo per alcuni chilometri sulla n. 100, finchè notiamo a sinistra il cartello della Drau-radweg, una delle piste ciclabili più famose d’Europa, che fiancheggia la Drava per tutta la sua lunghezza. 
Vi arriviamo attraverso stradine di campagna e seguendo dei cartelli blu con il disegno della bici. Sulle rive del fiume, che scorre placido alla nostra sinistra, piccoli borghi si alternano a piantagioni di mais e grano non ancora mietuto. Pedaliamo lungo la ciclabile, sempre in direzione di Villach, per una ventina di chilometri, molti dei quali sterrati. In realtà la Drau-radweb è lunga 366 km; parte da San Candido, in Italia, e raggiunge Maribor, in Slovenia. Sul percorso si incontrano ciclisti, ma anche podisti, di ogni genere e razza, oltre a strutture che offrono un deposito per le biciclette, la possibilità di lavare il mezzo, degli attrezzi per piccole riparazioni, uno stenditoio per il bucato, bici a noleggio e piantine della zona. 
Giunti in città, ci dirottiamo sulla ciclabile R2 fino all’Ossiachersee, attraversando parchi, ponti e filari di betulle. E’ ormai tardo pomeriggio quando, costeggiando il lago, arriviamo al camper. Ce la siamo presa comoda, ma ogni tanto è bello pedalare senza l’assillo del tempo e in vacanza il tempo non manca.




25/07/2012 (quarto giorno): dal lago di Ossiacher alla valle del Gurk con il camper (90 km) - Carinzia

(Millstattersee - Foto reperita sul web)
Lasciamo Heilinger Gestade, sul lago di Ossiacher, ritorniamo verso Villach con il camper e prendiamo la strada n. 98 per Radentheim, che corre lungo la bella valle dell’Afritzerbach, superando i piccoli laghi di Afritzer e Feld. Continuiamo oltre, verso il Millstatterseeil secondo lago per estensione e il più profondo della Carinzia. D'estate ha una temperatura di 25° C, che lo rende balneabile e dalle sue rive partono numerosi percorsi, sia pedonali che per gli amanti delle due ruote, con 150 km di sentieri di ogni tipo. Tutto molto invitante, ma noi, in questo momento, siamo alla ricerca di un campeggio fornito di pozzetto e rubinetto per il carico e lo scarico dell’acqua, dato che il camper ci consente un’autonomia di tre giorni e che, in questa regione, non esistono i Camper Service. Il primo campeggio è completo, il secondo è immenso e caotico; mi ricorda le spiagge affollate di Rimini. Fuggiamo da qui e decidiamo di spostarci in una zona meno turisticizzata, ma sempre nei pressi della strada che porta al Nockalpen, nostro prossimo obiettivo ciclistico. Ci dirigiamo, quindi, verso Patergassen e poi verso Gnesau, avendo individuato sulla cartina un campeggio nella zona. Sulla strada (n. 95) vediamo un cartello con il disegno di un camper. Seguiamo le indicazioni e arriviamo al camping Hobitsch. Fa al caso nostro, piccolo, tranquillo, in riva ad un torrente, per soli 12 euro al giorno, più 3 per la corrente. E’ curato e non manca niente: c’è un campo da tennis, uno da calcio, la piscina, il gioco degli scacchi “da terra” e diversi giochi per bambini. Un ponticello in legno attraversa il torrente e conduce alla reception, ad un piccolo ristorantino ed ai vari servizi. Pane fresco alle 8 di mattina. Ci troviamo nella valle del Gurk, in questo punto abbastanza ampia e, anche qui, c’è la possibilità di fare belle passeggiate sia in bici che a piedi. Inoltre è a soli 5 km dall’imbocco della salita al Nockalpen … non potevamo chiedere di meglio.

Visto, però, che oggi il cielo è bigio e ogni tanto ci omaggia di spruzzatine di pioggia, una volta eseguita la registrazione (il gestore del campeggio è un giovanotto che parla benissimo l’italiano) e le varie incombenze, andiamo ad esplorare il territorio con il camper. Scendiamo verso Feldkirken per una ventina di chilometri sulla strada n. 95 e poi deviamo a sinistra, immettendoci sulla n. 93 per Gurk. Dopo circa 17 km, ad un bivio, giriamo a sinistra per Sirnitz e l’Hochnindl Alpenght. Saliamo per 8 km impervi e, curva dopo curva, ci ritroviamo in mezzo alle nuvole che avvolgono le cime delle montagne. Una breve sosta e poi ripartiamo, scendendo a sinistra verso Eben Reichenau. Dieci chilometri di vero paradiso. Un torrente affianca la strada per tutta la discesa, ora a destra ora a sinistra, scomparendo sotto la carreggiata da una parte e riapparendo, poco dopo, dall’altra. Scende sinuoso e impetuoso, disegnando ampie anse lungo la sua corsa verso il fondovalle, attraversando foreste di pini, pascoli e piccoli borghi sonnacchiosi. Scendiamo anche noi, ma con calma, sia perché la forte pendenza consiglia prudenza, sia per goderci il più a lungo possibile questo luogo da sogno; ne approfittiamo, non essendoci altri veicoli alle nostre spalle. Sbuchiamo, infine, di nuovo sulla n. 95, giriamo a sinistra verso Patergassen e, dopo alcuni minuti, siamo al campeggio. 


26/07/2012 (quinto giorno): dalla Valle del Gurk, in Carinzia, ai confini della Stiria (km 100 con il camper)

Cattedrale di Gurk
Anche oggi tempo da lupi e ci sono soltanto 13° C a bassa quota. Chi si arrischia a salire agli oltre 2000 metri del Nockalpen? Non mi piace rinunciare facilmente, ma nemmeno amo la sofferenza estrema. Siccome non abbiamo portato con noi l’abbigliamento invernale e visto che non possiamo star qui ad aspettare tempi migliori, propongo di metterci in  viaggio verso la Stiria e di rimandare la scalata in bici al Passo al nostro ritorno in Carinzia, quando avremo la possibilità di raggiungere la Nockalpenstrasse da nord, anziché da sud.
Perciò ripercorriamo la strada n. 95 di ieri verso Klagenfurt e poi la n. 93 per Gurk, dove facciamo una sosta per visitare il piccolo villaggio, la cui unica, vera attrattiva è la cattedrale romanica del XII° secolo. Proseguiamo, poi, sulla n. 317 per St. Veit ed infine sulla n. 82 per Hochosterwitz. Il castello compare all'improvviso. 
Castello di Hochosterwitz
Grandeggia in mezzo alla pianura dalla cima di una roccia solitaria, con i suoi possenti bastioni e le 14 torri. Il colpo d'occhio è davvero notevole. Patrimonio dell'Unesco, è ancora abitato dalla famiglia Khevenhuller, da sempre proprietaria del maniero. Altra sosta per salire alla roccaforte. Dopo una passeggiata di 2 km, però, scopriamo che l’accesso alla fortezza è consentito soltanto con l’ascensore ad un costo di € 8,50 + 4 per la guida, ciascuno. A dissuaderci, la lunga fila in attesa e la lentezza dell’ascensore, che trasporta otto persone per viaggio. Ci accontentiamo di ammirarlo dal basso … è bello anche da quaggiù. 
Castello di Hochosterwitz
Ritorniamo sulla n. 82 e deviamo, poi, sulla n. 70, verso Wolfsberg. Un giretto tra le strade del centro storico e quattro passi nel bosco, per raggiungere l’antico maniero, posto sulla collina che sovrasta la bella cittadina e per scoprire, alla fine, che altro non è che la sede superlussuosa del Lion’s Club. Riprendiamo il nostro girovagare sulla n. 70. A rompere l’incanto dei luoghi, una mostruosa, gigantesca fabbrica. Infiniti treni merci vi trasportano direttamente del legname, che viene triturato da enormi macchinari e raccolto in alte montagne. E' impressionante! L’aria è pervasa da un odore acre, nauseabondo. A cosa servirà questo obbrobrio? Forse a trasformare il legno in carta?  
Wolfsberg
Continuiamo oltre, fino a St. Gertraud, dove troviamo un ampio parcheggio, in centro al paese, per passare la notte e ottimo punto di partenza per il giro in bici che ci aspetta domani. 
Il tempo è stato molto instabile oggi … sole e pioggia si sono presi a cazzotti per tutta la giornata e ancora non si capisce chi avrà la meglio. Speriamo bene …



27/07/2012 (sesto giorno): Tra la Carinzia e la Stiria, attraverso il Passo di Weinebene e il Passo Heb Alpe, in bici da corsa

(100 km – 2200 metri di dislivello)

Finalmente un bel sole caldo ci accoglie stamattina. Senza indugi inforchiamo le nostre bici e lasciamo alle spalle St. Gertraud, inerpicandoci subito sulla L148, verso il Passo di Weinebene. I primi 4 km al 13% sono davvero aspri, da sfascio dei polmoni; ecco, adesso mi è chiaro perché questa strada è interdetta alle roulottes. Non sarà tutta così! Un attimo di tregua dove la strada spiana e poi riprendiamo a salire ancora con gran fatica, all’ombra del bosco. Il silenzio è rotto, di tanto in tanto, dal passaggio di alcune motociclette.  
Man mano che avanziamo, la pendenza, però, diminuisce e, dopo 18 km e 1300 metri di dislivello, scolliniamo ai 1666 metri dell’Alpe, da dove dipartono numerosi sentieri e piste da sci, sia da discesa che da fondo.
Scendiamo dal versante opposto e, dopo aver perso circa 500 metri di dislivello, continuiamo in falsopiano per alcuni chilometri, per poi scendere definitivamente e bruscamente, per complessivi 18 km, fino a Deutschlandsberg, in territorio stiriano. Dalla piazza del paese si intravede la fortezza, in alto, sulla collina. All'interno del castello si può visitare un museo di oggetti preistorici e celtici, oltre alla camera di tortura. Fa un gran caldo, ma per fortuna non c’è afa; il clima in questa regione è molto diverso da quello a cui sono abituata: l’escursione tra il giorno e la notte è molto più accentuata, passando dagli 11-12 gradi del mattino ai 33-34 del pomeriggio. A questo punto mi merito un gelato … non è buono, ma è tanto e rinfresca. Riprendiamo il nostro giro, seguendo i cartelli per Graz. Dopo aver superato un centro commerciale e attraversato con attenzione un’ampia strada trafficata, deviamo a sinistra per Freiland, sulla L606. Dopo 6-7 km pianeggianti, inizia nuovamente la salita: si ritorna in Carinzia, ma attraverso un altro Passo. Un’ascesa strana: una volta superati gli iniziali, regolari 3 km, dove le pendenze si mantengono, comunque, al di sotto del 10%, ci ritroveremo, poi, a salire per altri 15 km “a scale” e in modo più deciso, passando dai 372 metri di quota di Deutschlandsberg ai 1.380 di Heb Alpe. Nei pressi di una biforcazione della strada, dove l’unico segnale stradale indica la direzione di Freiland a sinistra, per sicurezza, chiediamo informazioni all’unica persona incontrata o, meglio, rintracciata in una fattoria sperduta tra i monti. Con grande sorpresa, l’uomo ci risponde nella nostra lingua: “Italiani? Sempre dritto!” E allora avanti, a tutta, fino a Heb Alpe. Anche qui, come sull’altra Alpe, ci sono tanti campi da sci e diversi sentieri segnalati, ma pochi turisti. Meglio così! 
Indosso il k-way, immaginando che, adesso, come in tutte le montagne che si rispettino, dopo la salita, inizi la discesa dal versante opposto. Invece queste montagne non sono così; non scendono mai del tutto. Dopo una breve discesina, la strada spiana nuovamente. Viaggiamo, quindi, in cresta per chilometri e chilometri, in un continuo, dolce, ma logorante, su e giù. La vista spazia lontano, su verdi e ondulati rilievi. Poi, finalmente, arriva la vera discesa, bella, morbida, di circa 13 km. All’incrocio con la n. 70 giriamo a sinistra per Wolfsberg (24 km), così come a quello successivo. 12 km e siamo di nuovo St. Gertraud, in Carinzia. Un altro gelato per riportare la glicemia ai giusti livelli e un assalto al supermercato, per colmare la voragine che si è aperta nel mio stomaco. Come Pinocchio, mi scrollo di dosso il grillo parlante che mi sconsiglia di entrare in un negozio di alimentari quando sono così affamata: rischio di acquistare più di quello che mi necessita per soddisfare la voglia di tutto che mi assale, cosicché, alla fine, incredibilmente, le calorie ingerite sono sempre superiori a quelle bruciate, che non sono poche. Pazienza, domani è un altro giorno e si vedrà ….
Accantonati i sensi di colpa, dopo cena riprendiamo il nostro viaggio con il camper.
Barenshutzklamm (foto reperita sul web)
Prendiamo l’autostrada A2 per Graz e, poi, seguiamo la direzione di Bruck an der Mur (Salisburgo-Lienz-Bruck). Lasciamo la Carinzia e ci spostiamo verso la Stiria. Usciamo a Mixnitz con l’intenzione di visitare, l’indomani, il Barenshutzklamm, uno dei canyon di roccia più belli dell'Austria, dichiarato patrimonio naturale nel 1978. Il sentiero natura consente di osservare, salendo e scendendo centinaia di scalini, percorrendo ponti e passerelle di legno, prima 24 cascate e una forra boscata lunga 1300 metri e, poi, lungo le strade forestali, l'incantevole paesaggio montano del lago di Teichalm, a 1172 metri di altitudine. Purtroppo, gira e rigira, non riusciamo a trovare alcun posto dove parcheggiare il camper per passare la notte. Ormai sono le 10 di sera, è buio, le strade sono strette, senza illuminazione e noi non sappiamo dove andare. L’unica è tornare ancora in autostrada, ma da Graz a Bruck an der Mur e per 55 km, non c’è nemmeno l’ombra di un autogrill dove sostare. Entriamo nella città di Bruck. Una deviazione ci manda verso la periferia, dove troviamo un parcheggio nei pressi di una ditta. Ci fermiamo qui per la notte. E’ una zona abitata, ci sono molte case tutt’intorno e mi sento tranquilla.

28/07/2012 (settimo giorno): Da Bruck an der Mur al Parco Nazionale di Gesause in Stiria (Km 170 con il camper)

Si riparte con il camper da Bruck an der Mur. Decidiamo di non ritornare a Minitz, vista l’impossibilità di parcheggiare il bestione, ma di proseguire verso Mariazel, sulla B20, deviando, poi sulla n. 24 in direzione di Wildalpen. Percorriamo la strada ai piedi dell’Hochschwab, la montagna più alta delle Alpi settentrionali della Stiria. Un tratto tranquillo e affiancato, per oltre 70 km, dalla Salza, un affluente dell'Enns dalle acque limpidissime. Il torrente scorre in una valle quasi disabitata, circondato da una natura ancora intatta e molti coraggiosi si stanno cimentando nel rafting su gommone o kajak. I 100 km percorsi fin qui passano senza che ce ne accorgiamo, tanto siamo presi dallo splendore dei luoghi che stiamo attraversando. Al bivio, imbocchiamo la L714 per Kirchenland e poi svoltiamo a destra per Attammarkt, immettendoci prima sulla strada n. 115 e successivamente sulla n. 117 per Admont. 
Lo scenario naturale che scorre davanti ai nostri occhi è sempre rilassante ed è piacevole osservare lo spettacolo standosene comodamente seduti sui sedili del camper, ma io sono impaziente di percorrere queste strade in sella alla mia bici. Ad Admont vediamo un cartello verde con l’indicazione di un Campingplatz. Seguiamo la freccia e ci immettiamo sulla n. 146 per Hieflau, entrando nel Parco Nazionale di Gesause, un posto da favola, che mi lascia a bocca aperta. Mai avrei immaginato di finire, oggi, in un paradiso simile. Il profondo solco dell’Enns, scavato dalle acque del fiume nell’arco di milioni di anni, taglia in due le montagne, formando una valle fiancheggiata da pareti ripide, alte fino a 1800 metri.
(Parco Nazionale di Gesause - Foto reperita sul web)
Il Gesause è, infatti, un’aspra zona montuosa, con rocce la cui forma mi ricorda un po’ quelle delle dolomiti e il suo paesaggio è di una bellezza straordinaria. Qui si possono praticare tutti gli sport alpinistici, oltre al ciclismo e alla mountain bike, a stretto contatto con una natura ancora selvaggia. Il Campingplatz si trova a 15 km da Admont, in un’incantevole radura, sovrastata da alte pareti rocciose … sembra di essere in un altro mondo. Peccato che il tempo si stia guastando. Ho individuato sulla cartina alcuni giri da fare in bici nei prossimi giorni e spero con tutto il cuore che domani Giove-Pluvio versi la sua acqua altrove. 

29/07/2012 (ottavo giorno): giro in mountain bike nel Parco Nazionale di Gesause (fattibile anche in bici da corsa) – Stiria

(72 km – dislivello tra i 1000-1500 metri. Il Garmin ad un certo punto ha smesso di rilevare il dislivello)

Uscire in bici stamattina è un azzardo. Non piove, è vero, ma tutta la notte sulle nostre teste ha imperversato un violento temporale ed è impossibile che quei nuvoloni neri, che ci osservano minacciosi da lassù, non rovescino di nuovo, sul mondo sottostante, qualche goccia d’acqua, ma io voglio crederlo; magari non proprio qui, magari non così tante da inzupparci, magari molto più tardi, a giro concluso. Così, sorretti dal reciproco ottimismo, Marco ed io inforchiamo le nostre mountain bike, che, in questi posti traboccanti di piste ciclabili, sono l’ideale, perché permettono di andare dappertutto, e ci dirigiamo verso Hieflau. Costeggiamo per 9 km la sponda destra del torrente, in un ambiente che, se fosse illuminato dai raggi del sole, sarebbe paradisiaco. Come cambiano i luoghi, invece, in una giornata fosca e cupa! Un paesaggio ridente diventa improvvisamente lugubre ed opprimente. L’allegro gorgogliare di un torrente si trasforma in un frastuono sinistro e inquietante. Le sue acque, limpide e chiare, assumono il colore della terra che trascinano nella loro corsa tumultuosa. Ce la sto mettendo tutta per vedere un cespuglio di rose al posto di uno di rovi, ma proprio non mi riesce. Non lo voglio ammettere, ma sono delusa. Oggi, come non mai, avrei tanto desiderato una giornata diversa. I 9 km fino a Hieflau scorrono lenti; il paesaggio è nascosto dalle nuvole. Passiamo sull’altra sponda dell'Enns, percorrendo, ora, il corso d’acqua in senso inverso e seguendo le indicazioni per Kirchenland. 
Lo scroscio violento arriva improvviso, preceduto da folate di vento. Neanche il tempo di indossare il k-way e ci ritroviamo fradici. Il cielo è squarciato dalla luce dei lampi, che preannunciano i boati dei tuoni. Raggiungiamo, dopo alcuni minuti, una vecchia cascina e ci ripariamo sotto un capanno della legna, in attesa che il temporale passi. Poi ripartiamo alla volta di Attanmarkt, allontanandoci dalla gola del Gesause. 
Pioviggina, adesso. La strada è tutta un saliscendi ed è praticamente deserta. Svoltiamo a sinistra verso Admont, attraversiamo St. Gallen, passiamo ai piedi del suo piccolo castello, eretto su un’altura, e, poco dopo, iniziamo a salire; prima dolcemente, poi con pendenze più severe. E' una bella strada, fiancheggiata da un ruscello, che serpeggia tra boschi e prati. Scolliniamo dopo circa 7-8 km e ci fiondiamo in una discesa che è spettacolare anche col maltempo. Alte montagne rocciose si stagliano all’orizzonte, emergendo dalle nuvole, che le avvolgono come stole preziose sulle spalle di eleganti signore. 
Continuiamo, poi, su un tratto in pianura fino ad Admont, dove seguiamo le indicazioni per il Campingplatz, immettendoci sulla n. 146. In alto, a destra, immersa nel fitto del bosco, scorgo l'abbazia benedettina, che ospita, tra l'altro, la più grande biblioteca abbaziale del mondo, creata nel corso dei secoli dai monaci benedettini. La tregua è terminata, ricomincia a diluviare. Con gli occhi appannati dalla pioggia, percorriamo gli ultimi 15 km che ci separano dal campeggio. Oggi è andata così, ho voluto forzare gli eventi e mi devo accontentare. Beh, almeno ci ho provato. Poteva andare meglio, ma forse anche peggio. 

30/07/2012 (nono giorno): verso il Salisburghese con il camper (km 116)

Dal Campingplatz del Parco Nazionale di Gesause torniamo ad Admont per poi dirigerci verso Trieben. La nostra intenzione sarebbe quella di scendere a Judenburg e percorrere la valle del Mur, per tentare la risalita al passo di Nockalpen. Putroppo la strada per Trieben è bloccata e non si può passare. C’è un foglietto, affisso sullo sbarramento, con un avviso scritto in tedesco che, ovviamente, non comprendiamo. Non c’è altra strada se non quella per Liezen, che corre molto più a nord, in direzione di Salisburgo. Dovremo raggiungere la regione di Nockberge per vie più lunghe. Anche oggi il tempo è pessimo; la pioggia è scesa incessantemente durante la notte e non ha ancora smesso. Cielo plumbeo, nuvole basse, temperature autunnali. Non è certo la giornata ideale per salire ad oltre 2000 metri di quota. Che fare? Cominciamo ad andare, poi, strada facendo, decideremo. Seguiamo le indicazioni per Schladming, rimanendo sulla n. 320 fino a Radstadt, cittadina medievale nella valle dell'Enns, dove ci fermiamo per fare due passi. Tutto sommato, non ne valeva la pena. Durante i 100 km percorsi finora, il paesaggio è rimasto immutato: prati, boschi, montagne, piccoli paesi con belle casette dai colori pastello e giardini curati si sono succeduti lungo la strada. A Radstadt prendiamo la n. 99 per Bischofshofen e poi la n. 159 per Salisburgo. Ci stiamo allontanando dal Parco del Nockberge. Ormai abbiamo abbandonato l’idea di salire al Passo. Il tempo non è migliorato e fa abbastanza freddo. Con un po’ di rammarico, optiamo per la visita al castello di Hohenwerfen, che raggiungiamo poco dopo, scoprendo che nessun cartello vieta la sosta notturna ai camper. Perfetto, così domani mattina saliremo direttamente al maniero per assistere allo spettacolo degli uccelli rapaci.


31/07/2012 (decimo giorno): dal Castello di Hohenwerfen alla Gola di Liechtensteinklamm e arrivo a Fusch, sulla Grossglockner Alpenstrasse, con il camper (56 km)


Ovviamente al castello ci saliamo a piedi (10 euro a testa; con l’ascensore euro 14,50). 


Non perdiamo mai l’occasione per fare un po’ di movimento e poi il sentiero, oltre ad essere panoramico, sale all’interno di un bel bosco, fresco ed ombroso. Un cartello indica una camminata di 20 minuti. Ce la prendiamo con calma, visto che lo spettacolo dei rapaci inizia soltanto verso le 11. Abbiamo anche il tempo per visitare questa imponente fortezza, cinta da alte mura e per ammirare lo splendido paesaggio che si estende tutt’intorno. All’ora stabilita, insieme ad altri turisti, ci raduniamo nel prato antistante il castello. Aquile e falchi, trasportati sulle robuste braccia di giovanotti in abiti d’epoca e poi lasciati liberi, spiccano il volo con un battito d’ali che mostra tutto il loro vigore. Mi affascina la loro potenza, la loro energia. Senza volerlo mi sono messa in una posizione tale da vedermeli passare accanto o pochi metri sopra la testa. 
Devo dire che, pur sapendo che sono ammaestrati, fanno una certa impressione. Provo a fare qualche scatto, ma fotografarli in movimento è un’impresa ardua. Lo spettacolo finisce con un vecchio e grosso rapace che passeggia, stordito, tra gli spettatori. Povero animale, mi fa tenerezza. Ritorniamo al camper e partiamo, passando nei pressi della Eisriesenwelt, la grotta di ghiaccio più grande del mondo.
Foto reperita sul web
Ha un’estensione interna di 42 km, dei quali solo un piccolo tratto di 1 km viene percorso dai visitatori ed il suo ingresso è posto a 1.641 metri di altezza. Ci eravamo saliti un paio d'anni fa con la funivia e, dopo una bella scarpinata, eravamo giunti all'entrata della grotta insieme a decine di altre persone ben imbacuccate, con guanti, berrette e calzettoni, perché all’interno la temperatura era di 0° C. Ancora oggi, non riesco ad immaginare cosa possano aver provato coloro che, invece, calzavano le infradito. Una guida ci aveva consegnato una torcia a petrolio e un foglio in lingua italiana con la descrizione della grotta. Eravamo entrati a piccoli gruppi e un vento gelido ci aveva investiti all’improvviso, prima che la porta si chiudesse alle nostre spalle. Ci eravamo, quindi, incamminati alla luce delle torce; io davanti a guidare la fila, mentre la guida correva di qua e di là ad illuminare i punti più suggestivi di quell’antro immenso. Dopo un giro circolare, avevamo guadagnato l’uscita, passando accanto ad una lunga fila di persone in attesa del proprio turno. Beh, sì, era valsa la pena: non capita tutti i giorni di vedere un luogo così singolare.
Adesso, invece, ci dirigiamo verso St. Johann, sulla n. 311. Lungo la strada notiamo i cartelli marroni con l’indicazione della gola di Liechtensteinklamm. 
Li seguiamo ed arriviamo ai parcheggi. Ce ne sono quattro piccoli: due ai piedi della salita che precede l’ingresso della gola (a circa 2 km di distanza) e due proprio davanti all’entrata. 
Per sicurezza parcheggiamo il camper al secondo parcheggio, più in piano rispetto al primo. Una breve passeggiata ed eccoci alla cassa: 4 euro a testa. Seguiamo, in senso inverso, il corso del torrente che scende tumultuoso tra scoscese, alte pareti rocciose, facendosi strada tra enormi massi bianchi dalle forme più strane; alcune sembrano musi di animali. 
Camminiamo su passerelle e ponticelli di legno o lungo passaggi scavati nella roccia, che in certi punti gocciola in modo fastidioso. Certo sarebbe stato utile un k-way con cappuccio. 
La temperatura è molto più bassa qui; il sole non riesce a penetrare nell’orrido e l’acqua fredda, che scorre pochi metri più in basso, provoca l’effetto del condizionatore. Salendo una serie di scale, ci alziamo di quota e, attraverso un lungo cunicolo, sbuchiamo su una radura dove una cascata si lancia, con un fragore assordante, da un’alta rupe. Un luogo idilliaco, dove il sole illumina l'acqua nebulizzata dalla cascata con i colori dell'arcobaleno, mentre la potenza del getto, agitando le fronde degli alberi, provoca una leggera brezza. 
Impossibile restare indifferenti di fronte ad un tale spettacolo della natura e, come sempre, mi è difficile staccarmene. 
Ritorno sui miei passi e, a malincuore, mi allontano da questo incanto. 
Recuperato il camper, ci portiamo di nuovo sulla n. 311, dirigendoci verso Zell am Ziller. Sulla strada seguiamo le indicazioni per la Grossglockner Alpenstrasse, che percorriamo fino a Fusch, dove troviamo un parcheggio, antistante un campeggio, per passare la notte. 






01/08/2012 (undicesimo giorno): da Fusch al Grossglockner (22 km di salita - 1685 metri di dislivello - in bici da corsa)

Ghiacciaio del Pasterze (foto reperita sul web)
Quando Marco scarica la sua mountain bike dal camper e trova entrambe le gomme a terra, non fa una piega, come se la cosa fosse la normalità. Sogno o son desta? Appoggia lo zaino a terra, riapre il camper, toglie l’occorrente e, con tranquillità, sostituisce le camere d’aria forate. Così, alle 10 di una soleggiata mattina d’inizio agosto, saltiamo in sella alle nostre rispettive bici e ci immettiamo sulla Grossglockner Hochalpenstrasse, la strada alpina a pagamento, che valica il Grossglockner. Troppo tardi: il traffico a quest’ora è impressionante. Avevo notato numerosi ciclisti dirigersi verso il Passo già all’alba e adesso ne capisco la ragione. 
Ogni anno, ma solo nel periodo estivo, quando la strada non è invasa dalla neve e, quindi, praticabile,  circa 200.000 auto, 80.000 moto e 5.000 pullman la percorrono, sia perché è la via di collegamento più breve tra il Salisburghese e la Carinzia, sia per vedere il ghiacciaio del Pasterze, il più esteso delle Alpi Orientali.
Pazienza, ci tocca salire in queste condizioni. Cielo limpido e azzurro. Nei primi 6 km fino al casello, le lievi pendenze sono l’ideale per riscaldare un po’ i muscoli e prepararli per i successivi 16, ben più ostici, dove è concentrato gran parte del dislivello. 
Alla fine della corsia preferenziale riservata ai ciclisti, che non pagano in termini di denaro, ma di polmoni, premiamo il pulsantino sulla colonnina posta a sinistra e le sbarre si aprono, come d’incanto, per farci passare. I veicoli a motore, invece, devono pagare un pedaggio: 22 euro le moto, 32 le auto e 49 i camper e i bus. 
Da questo punto, la strada inizia a salire alternando pendenze tra l’11-12% ed il 9-10%. Rari i tratti al di sotto del 9%. La carreggiata è larga, a due e, in alcuni tratti, a tre corsie. In effetti sembra più un’autostrada che una strada di montagna. I chilometri scorrono lentamente sotto le nostre ruote e, a rendere stressante l’ascesa, una fila interminabile di auto, moto, camper e pullman. Ci passano accanto senza tregua, tanto da rendere problematico persino l’attraversamento della strada. Il panorama, però, è di una bellezza strepitosa, con i ghiacciai sempre in primo piano. Ed è a questo meraviglioso paesaggio che dedico tutta la mia attenzione per isolarmi. 
Tornante dopo tornante, ognuno dei quali seguito da lunghi, ripidi rettilinei, arriviamo ad un crocevia: a sinistra si sale al belvedere, a destra, dopo uno strappetto che porta ad un punto di ristoro, si scende dal versante opposto, verso Lienz. 
Procediamo verso il belvedere (Edelweisspitze), superando una coda di auto e moto ferme, in attesa di poter salire anch’esse. Infatti, l’accesso al belvedere è regolato da un tipo che lascia passare tanti veicoli tanti quanti ne scendono, perché la strada è stretta e il parcheggio lassù è piccolo. Inorridisco: queste persone non spostano il loro deretano dal sedile della macchina nemmeno per fare un paio di chilometri a piedi .. e c’è pure un sentiero come alternativa alla strada. Può darsi che tali individui amino veramente la montagna, ma c’è una bella differenza tra il viverla e l’osservarla. 
Con questo pensiero, mi inerpico sugli ultimi due, irti chilometri. La pendenza varia dall’11% al 14% e il fondo in pavè accresce la difficoltà. Sono soltanto 4 tornanti, ma la fatica, a questo punto, è parecchia. La  soddisfazione, però, va di pari passo: tanto più fatico, maggiore è la gioia di avercela fatta. Quando sbuco sul belvedere, sono ricompensata ampiamente di tutta la mia tribolazione: uno spettacolo di montagne a 360°. Siamo a 2571 metri s.l.m e la vista spazia su 37 cime di oltre 3000 metri di quota. Davvero impagabile!
Ridiscesi a Fusch, troviamo un foglietto sul camper. La direzione del campeggio ci invita gentilmente a pagare la notte passata nel parcheggio antistante, di loro proprietà. Vabbè, assolviamo il nostro onere; non è una gran somma, ma potevamo evitarla se avessimo saputo che era possibile lasciare il camper nei pressi del casello del pedaggio.
Ripartiamo verso Lienz, che raggiungiamo valicando il Passo Felbertauern da Mittersill sulla strada n. 108 e dopo 101 km. 
Continuiamo ancora sulla n. 100 per 20 Km, fino a Oberdrauburg, dove parcheggiamo il camper in centro al paese, punto base per il giro in bici che compiremo domani ... tempo permettendo.

02/08/2012 (dodicesimo giorno): un giro nella Lesachtal (Carinzia)
(da Oberdrauburg: 115 km - 1800 metri di dislivello in mountain bike)

L’ultimo giorno in terra austriaca ci regala un cielo sereno e un sole splendente. Che bellezza! Sono proprio curiosa di attraversare la Lesachtal: una piccola valle compresa tra le Dolomiti di Lienz, a nord, e la Carnia friulana, a sud. Un angolo d’Austria ancora piuttosto isolato, ideale per chi ama la natura intatta e, per me, tutto ancora da scoprire. E’ un ambiente raccolto tra valli e vette, pochi paesini, niente complessi turistici o vita mondana. 
E allora via, si parte alla scoperta di un territorio che già si preannuncia interessante. Ci immettiamo sulla strada n. 110 e, superato il ponte sulla Drava, affrontiamo subito una salita, a dolci tornanti, di 6 km, seguita da una discesa di altrettanti 6 km, che ci deposita a Kotschach. Deviamo, quindi, a destra, sulla n. 111, infilandoci nella Lesachtal, in direzione di St. Lorenzen e, dopo un tratto di pianura, ricominciamo a salire di nuovo, in modo molto irregolare. 
Alternando blande pendenze a strappi più ripidi, stretti tornanti a curve più ampie, e raggiunta una quota intorno ai 1500 metri, procediamo, poi, su interminabili saliscendi, dove perdiamo e recuperiamo continuamente dislivello, rimanendo, comunque, più o meno, sempre tra i 1000 e i 1500 metri di altezza. 
Non avevo mai affrontato prima d’ora un percorso simile. E' sfibrante! 45 km di su e giù, con tratti all’11-12%: davvero infiniti. Il paesaggio, però, merita tanta fatica. Una sfilata di cime rocciose ci accompagna per tutta la lunghezza della valle che stiamo attraversando. Dalla nostra posizione possiamo intravedere il Lesach, che scorre laggiù, distante, quasi nascosto dalla fitta vegetazione. Lungo la strada, piccoli borghi, fontanelle per riempire le borracce ed un numero incredibile di chiesette con il tetto a punta. Tutto è ordinato e armonioso, come in una bella cartolina: i prati dove pascolano indisturbate le mucche, le case con i fiori ai balconi e, poi, boschi e montagne alte più di duemila metri. A Maria Laggau facciamo una deviazione di 100 metri per vedere i famosi, antichi mulini e, dopo uno sguardo preoccupato al cielo, proseguiamo. 
Non riuscirò mai ad abituarmi ai repentini cambi di tempo della montagna. Com’è possibile che alcuni sbuffi di nuvole bianche, in un cielo terso, si trasformino, nel giro di qualche minuto, in un ammasso nero che avanza minaccioso, pronto a sconquassare la terra da cima a fondo? Non è tanto la pioggia a darmi fastidio, quanto i fulmini ed il timore che, ad uno di essi, venga la malaugurata idea di scaricarsi proprio sulla mia bici. L’animo sereno lascia il posto ad una leggera inquietudine ed è con un certo sollievo che raggiungo S. Oswald. Ricordo, per averlo notato sulla cartina, che, poco distante da lì, dovremmo incrociare un altro segmento della pista ciclabile che costeggia la Drava e, avvicinandoci alla civiltà, avremo maggior possibilità, all’occorrenza, di trovare riparo in un luogo più sicuro. 
Dopo una discesa più lunga delle precedenti e poco prima della ferrovia, imbocchiamo, a destra, la pista ciclabile R1 per Lienz, quasi tutta in mezzo al bosco e completamente asfaltata. Ci troviamo, ora, nell'Osttirol.
Cambiando la nostra direzione di marcia, il tempo sembra migliorare. Qui c’è ancora il sole e il suo conforto ci persuade a fermarci qualche minuto per mettere qualcosa sotto i denti. Calmati i morsi della fame, risalgo in sella e scruto il cielo di nuovo con un po’ di apprensione. La massa cupa e compatta ha, nel frattempo, superato la montagna alle nostre spalle, che la celava, ed ora incombe ancora sopra le nostre teste. Da altre direzioni, diversi nuvoloni si stanno radunando e convogliando verso di noi. Presto si scatenerà il finimondo e Lienz dista ancora 30 km. Pesto come una forsennata sui pedali, mi sento braccata. Un vento violento scuote le fronde degli alberi, sollevando foglie e ramoscelli nel suo vortice. 
Vedo i chilometri che mancano a Lienz, segnati sui cartelli posti lungo la strada, scorrere velocemente al mio passaggio: 30, 25 … Finalmente la periferia della città ed ecco il bar di un campeggio. 
Marco vuole continuare fino ad Oberdrauburg, è convinto che ce la possiamo fare. Io insisto per fermarci. Com’è possibile evitare il putiferio nei prossimi 20 km? Già stanno scendendo i primi goccioloni! Entro decisa nel campeggio. Il bar è all’aperto, ma i tavolini sono protetti da enormi ombrelloni. Man mano che il temporale si avvicina, il rombo dei tuoni diventa via via più potente e lo scrosciare della pioggia sempre più assordante. I pochi avventori del bar se ne vanno e pure le due ragazze al banco. Siamo soli in balia degli eventi. A questo punto non resta che lasciar passare la tempesta e sperare che gli ombrelloni resistano all’urto travolgente del vento. Sopravviviamo ad un’ora di burrasca e, quando la turbolenza si allontana, ripartiamo. 

Procediamo dritto verso il centro di Lienz, percorrendo un breve tratto sterrato e poi, prima del ponte sul fiume e della stazione ferroviaria, giriamo a destra. In fondo alla via ricompaiono i piccoli cartelli verdi della R1. Visto che dobbiamo tornare in Carinzia, seguiamo la direzione di "Kärnten" e, successivamente, quella di Oberdrauburg per circa 20 km, avendo alla nostra destra la Drava e alla sinistra i binari della ferrovia. Gli ultimi 3 km prima di Oberdrauburg diventano sterrati, ma, c’è anche la possibilità di deviare sulla strada principale asfaltata. 
Arriviamo al paese cinque minuti prima della chiusura dei negozi. Già pregustando qualche gustosa prelibatezza, entro felice nella forneria-pasticceria del centro e saluto radiosa il commesso che sta dietro il banco, che, invece, mi guarda torvo. “It’s closed … closed … closed”. Eh, che diamine! Ho capito! Questa sera niente gratificazione del palato. Ci si deve accontentare degli gnocchi. Avrei voluto lasciare l’Austria con un ultimo bel ricordo … pazienza. Domani si torna in patria e già sogno i magnifici gelati italiani.