Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 25 ottobre 2011

24-25-26/04/2011: Ciclabile lungo il Sarca - Passo Rocchetta e Strada del Ponale - Lago di Tenno, in mountain bike


140 km in mountain bike nell'alto Garda

24 aprile 2011: Ciclabile lungo il Sarca (56 km – 200 metri di dislivello)
Arriviamo a Torbole nel primo pomeriggio di sabato e subito montiamo in sella alle nostre mountain bikes, giusto per fare un giro d’esplorazione e sgranchirci le gambe in vista della sfacchinata che ci aspetta l’indomani. L’alto Garda non è solo un paradiso per i velisti ed i surfisti, ma anche per i bikers, soprattutto d’oltralpe che, evidentemente, lo hanno scoperto prima di noi italiani e ne hanno fatto il loro regno. Ci sono sentieri e piste ciclabili per tutti i gusti, dai percorsi più impegnativi per chi è ben allenato, a quelli più facili per famigliole con bimbi al seguito. Non avendo con noi alcuna mappa, ci affidiamo al caso e ci avviamo sulla pista ciclabile, seguendo l’argine del fiume Sarca e lo risaliamo per circa 6 km fino ad Arco, un bellissimo borgo dominato dalla mole di un castello. La pista ciclabile si interrompe all’inizio del paese e riprende dopo qualche centinaia di metri, passando davanti ad alte pareti rocciose. La moltitudine dei cicloturisti vacanzieri per fortuna finisce qui e noi proseguiamo per Ceniga, attraversiamo l’abitato e raggiungiamo Dro. Poi, attraverso stradine secondarie e poco trafficate, arriviamo alla Centrale dell’Enel di Dro e ci immettiamo su un’altra strada secondaria che costeggia il fiume fino alla centrale idroelettrica di Fies. A questo punto termina la pista asfaltata e inizia quella sterrata che conduce a Pietramurata, all’interno dell’area delle Marocche. Da Pietramurata la pista ritorna asfaltata, attraversa piantagioni di frutta, costeggia ancora il Sarca e finisce all’imbocco di una splendida gola, purtroppo inaccessibile. Non ci resta che ritornare sulle nostre ruote, concedendoci però una sosta ad Arco per una visita veloce del centro storico e per gustarci un ottimo gelato.
25 aprile 2011: Monte Tremalzo .. o quasi (almeno quella era l’intenzione) - (52 km – 1300 metri di dislivello) 
E’ inutile che io scarichi da Internet tutte le informazioni necessarie per raggiungere il Monte Tremalzo da Limone del Garda se poi le dimentico a casa … Il mio compagno di ventura poi è specializzato nello sbagliare strada, quindi le premesse per questo giro in mountain bike non sono le migliori.  Partiamo da Torbole, seguendo la pista ciclabile che costeggia il lago fino a Riva del Garda, dove arriviamo dopo circa 2 km. Abbandoniamo la pista e ci immettiamo sulla statale per Limone del Garda. Poco prima della galleria, Marco imbocca deciso la rampa che sale alla destra del tunnel, convinto che sia un’alternativa a quest’ultimo. Saprò, invece, più tardi di aver imboccato la vecchia strada del Ponale, che un tempo congiungeva il lago di Garda alla valle di Ledro. E’ più un largo sentiero che una strada ed è battuto sia da bikers che da pedoni in entrambi i sensi di marcia, perciò cerco di fare molta attenzione. Il dubbio di aver sbagliato strada mi assale di tanto in tanto, ma questo sentiero è così spettacolare che non ci penso nemmeno a tornare indietro; corre alto, sopra le acque blu cobalto del Garda e attraversa piccole gallerie scavate nella roccia. Non esagero se dico che il panorama è mozzafiato. La vegetazione è rada, mediterranea, fatta di cipressi e lecci che crescono tra rocce strapiombanti sullo specchio d’acqua sottostante. Dopo qualche chilometro arriviamo ad un bivio. Dilemma .. è vero, ci sono diversi cartelli segnaletici, ma nessuno che indichi la direzione per il Monte Tremalzo. Chiedo lumi ad alcuni bikers tedeschi nel mio scarso inglese maccheronico; uno di loro ci spedisce sicuro verso la via alla nostra sinistra, che a questo punto diventa asfaltata. Ci inerpichiamo, fiduciosi, su per spettacolari tornanti, buttando gli occhi di qua e di là alla continua ricerca di scorci pittoreschi. Tutto sommato penso che, se anche avessimo sbagliato strada, valeva comunque la pena passare di qua, perché mi sarebbe davvero spiaciuto perdere lo splendore di questo posto. Dopo alcuni chilometri sbuchiamo su una strada aperta al traffico, proprio prima di una galleria, che lasciamo alla nostra destra, mentre noi, su indicazione di due simpaticissimi runners, ci dirigiamo a sinistra, verso l’incantevole borgo di Pregasina e da qui continuiamo a salire verso la Malga Palaer. Poco dopo l’asfalto lascia di nuovo il posto allo sterrato. La strada entra in un fantastico bosco e la pendenza, via via, aumenta sempre più, fino a superare in alcuni tratti, per fortuna bitumati, il 20%. E’ una salita massacrante e sembra non finire mai. Ho le gambe a pezzi quando sbuchiamo su un pianoro battuto dal vento. Un attimo di respiro e poi via, di nuovo, su per una rampa spacca gambe. Strappo dopo strappo, arriviamo finalmente alla malga e ad un altro bivio: un sentiero che sale a sinistra della malga e l’altro che scende alla sua destra. Che fare? Io d’istinto sarei propensa a seguire lo sterrato a destra, ma Marco non sembra dello stesso avviso. Ma vuoi che al Monte Tremalzo ci arriviamo in discesa? Certo che no. E allora bisogna per forza prendere quel sentiero da capre che sale a sinistra e che, per me, ad occhio e croce, ha davvero una pendenza impossibile. Parto già consapevole del fatto che non ce la farò, ma ci provo, giusto per dimostrare la mia buona volontà, seguita da alcuni marmorei, giovani bikers teutonici che, poco dopo, mi superano decisi. Chissà se conoscono davvero il percorso o se mi hanno seguita confidando in me … Comunque la pendenza è tale che, uno dopo l’altro, siamo tutti costretti a mettere i piedi per terra e a caricare la bici in spalla, gli altri, a spingerla, io. Dopo un tempo interminabile ed una faticaccia immensa, alzo gli occhi e vedo sopra la mia testa alcuni bikers che percorrono un sentiero parallelo al nostro, ma, evidentemente, più pedalabile. Ma da che parte arrivano questi? Mi assale un dubbio. Vuoi vedere che lo sterrato a destra della malga, prima scendeva e poi risaliva, come avevo pensato io? Beh, ormai siamo qui. Con non poca difficoltà riusciamo a superare la scarpata e ad immetterci sul sentiero soprastante. Non ci metto molto a capire che anche questo è un sentiero molto tecnico, per trialisti puri, con radici, pietre e gradoni da superare e, quindi, impossibile per me e per molti altri, costretti, pure loro, a spingere per tratti più o meno lunghi. Alla fine tutti, nel bene o nel male, arriviamo al Passo Rocchetta. Accidenti che panorama da queste rupi a strapiombo sul lago! Una vista da capogiro! Mangiare una fetta di crostata qui è una goduria sublime! Una foto ricordo e via, si scende. Questo sentierino ripido e pietroso, a stretti tornantini non fa per me; abbasso la sella, ma mi sento sempre un po’ insicura. Per fortuna la discesa dura poco. Ecco che si riprende a salire e, dopo qualche facile chilometro, arriviamo al passo Guil. Proseguiamo verso il Passo Nota e raggiungiamo l’omonimo rifugio. Non ci fermiamo, c'è un sacco di gente. Dopo una veloce discesa, finalmente, incrociamo la strada che sale al Monte Tremalzo. Il cartello indica due ore e mezzo di marcia a piedi, poco meno sarebbe il tempo che io impiegherei in bici, soprattutto adesso che le gambe cominciano a sentire la fatica. Incosciente come sono, se fossi sola forse continuerei, a costo di tornare a Riva del Garda col buio, ma il mio compare, che queste follie non le vuole nemmeno sentire, decide che è il momento di rientrare all’ovile e segue le indicazioni per Limone, credendo di arrivarci ancora attraverso strade sterrate. Invece, nel giro di poche pedalate, ci ritroviamo sull’asfalto. A questo punto e a quest’ora non è il caso di iniziare la ricerca di percorsi alternativi. Perciò ci rassegniamo e scendiamo da questa comoda strada che ci scodella, dopo parecchi chilometri, sul trafficato lungolago, dove, aihmè, siamo costretti a sopportare 10 km di puro inferno da qui a Riva. Da dimenticare! La prossima volta, piuttosto che ripetere un’esperienza così allucinante, prendo il battello! In totale, un giro di circa 50 km davvero impegnativo, ma ripagato da sentieri favolosi e panorami mozzafiato.
26/04/2011: Lago di Tenno  (32 Km – 800 metri di dislivello) 
Ultimo giorno di vacanza e abbiamo a disposizione poche ore. Come spesso accade, lasciamo che sia il caso a decidere per noi l’itinerario. Raggiungiamo Riva percorrendo i soliti 2 km della pista ciclabile che costeggia il lago. Continuiamo, quindi, seguendo le indicazioni per la cascata del Varone e, poi, per il lago di Tenno. Ci inerpichiamo su per una ripida salita, attraversiamo un uliveto, sbuchiamo sull’asfalto e, poco dopo, imbocchiamo uno sterrato che ci scodella ancora sull’asfalto più avanti. Attraversiamo un grazioso borgo, con ripide e strette vie ciottolate, che passano tra caratteristiche case in pietra, ritrovandoci di nuovo sull’asfalto. Ancora qualche minuto ed ecco il lago, con le sue acque turchesi. Ci fermiamo giusto il tempo di rifocillarci e scattare alcune fotografie, dopodiché riscendiamo verso Riva, non prima di aver fatto una deviazione alla panoramica torre di questa incantevole cittadina. Per raggiungerla, percorriamo una ripidissima stradina di ciottoli, che sale, con ripidi e stretti tornantini, sul fianco della montagna. Abbraccio con lo sguardo questo meraviglioso angolo lacustre, che consente di associare il relax di una vacanza sul lago alla pratica sportiva. Non c’è che l’imbarazzo della scelta!

lunedì 24 ottobre 2011

17/04/2011: Bedulita, Costa Imagna e Fuipiano (Valle Imagna - Bergamo) - (89 km – 1560 metri di dislivello, in bici da corsa)

Lascio la mia piccola Opel nel parcheggio del cimitero di Seriate. L’appuntamento è per le 7,15. Arrivo con qualche minuto di anticipo, scarico la bici, monto la ruota anteriore, sistemo le borracce e il Garmin, indosso il casco e sono pronta proprio nel momento in cui Antonio fa la sua bella comparsa .. perfetto sincronismo. Alé .. si parte per la Valle Imagna. Sono mesi che non pedaliamo insieme e le cose da raccontarsi non mancano. Ci dirigiamo spediti verso il rondò delle valli e, poco dopo, ci immettiamo sulla circonvallazione che aggira Bergamo e che ci introduce nella strada delle valli. Seguiamo, quindi, le indicazioni per Almenno San Salvatore, superiamo il ponte sul Brembo ed eccoci nella Valle Imagna. Proseguiamo sulla strada provinciale verso S. Omobono Imagna e, qualche chilometro prima, svoltiamo a sinistra per Bedulita. Inizia qui una delle salite, a mio avviso, più tranquille e poco frequentate delle valli bergamasche, che, in circa 10 km, conduce a Costa Imagna. La strada sale con una pendenza regolare, mai superiore all’8 - 9% e attraversa prati e boschi. Non ci sono macchine o moto a disturbare la pace di questi luoghi e il panorama, una volta scollinati, è davvero splendido. Indossiamo il kway e scendiamo dalla Valsecca fino a S. Omobono Imagna. All’inizio del paese, giriamo a sinistra per Rota Imagna e Brumano. Da qui a Fuipiano sono altri 10 km di salita, un po’ più impegnativa della precedente, ma la strada è altrettanto tranquilla e panoramica;  negli ultimi due chilometri si restringe e si inerpica su per la montagna con pendenze a doppia cifra, in alcuni tratti sfiorando il 15%. Una volta scollinati procediamo in falsopiano per alcuni chilometri fino al paese di Fuipiano, da dove si gode una bella vista del Monte Resegone e della valle sottostante. Scendendo, prima, a Locatello e, poi, a S. Omobono Imagna, si completa un anello perfetto, ideale per chi, come me, ama la tranquillità, le lunghe salite regolari e la natura, che qui, per fortuna, è ancora intatta.

domenica 23 ottobre 2011

10/04/2011: MONTE BALDO da Torbole (Trento) -(15 km di salita - 1500 metri di dislivello)

Lago di Garda
Quando va tutto storto, la miglior soluzione per non farsi travolgere dagli eventi è quella di montare in sella e fare un bel giretto in bici. Se poi si ha la possibilità di trascorrere un fine settimana in una tranquilla località sul lago di Garda, tanto meglio.
Il piccolo centro di Torbole (70 metri s.l.m.) è la base ideale per l’ascesa al Monte Baldo (circa 2000 metri s.l.m.).
Dalla piccola piazza lastricata parte subito una rampa spezzagambe che in pochi secondi ci catapulta in mezzo ai prati e ai boschi. Marco ed io procediamo in silenzio, ascoltando la musica del nostro lettore MP3.



E’ una bellissima giornata di primavera e fa già caldo, nonostante siano soltanto le 9 del mattino. L’aria è limpida, nessuna nuvola a contrastare l’azzurro intenso del cielo. C’è una gran pace quassù e la visione del  lago, che via via rimpicciolisce mentre saliamo, non fa che aumentare questa sensazione di benessere che mi pervade. La salita è regolare, ma non concede tregua. Passiamo accanto ad alte falesie ed attraversiamo volte naturali create dai rami degli alberi. Non posso non notare quanto sia brillante il verde delle foglioline appena nate, soprattutto in questo momento, investite dalla luce dorata del sole. Ai bivi seguiamo le indicazioni per il Parco delle Busatte e per il Monte Altissimo.



Più si sale di quota, più la vista spazia lontano: sulla catena di montagne ancora innevate alla mia destra, sul piccolo triangolo azzurro del lago di Ledro, in fondo a sinistra, e sul lago di Garda, sempre più piccino, sotto di noi.


A 1500 metri di quota, dopo 15 km di salita, la neve comincia ad invadere la carreggiata, sempre più, fino ad ostruirla completamente. Se anche Marco, impavido biker, rinuncia a penetrare il candido manto con le ruote della sua mountain bike, significa che l’impresa non è fattibile e se non lo è per lui, men che meno per me, che impavida non sono.
Sarà per la prossima volta. Indossiamo il kway ed invertiamo la rotta.



Lascio che Marco si sfoghi nella discesa, mentre io scendo di proposito con molta calma, per imprimermi nella mente tutte le meravigliose immagini che i miei occhi riescono a catturare. 
La fine della discesa arriva, in ogni caso, troppo presto.


L’acqua del lago adesso è fortemente increspata dal vento che si è alzato, per la gioia dei velisti e dei surfisti; una moltitudine di vele bianche che filano veloci sulla superficie dell’acqua .. spettacolo!









sabato 22 ottobre 2011

03/04/2011: Colle del Melogno (Savona - Liguria) (36 km – 1000 metri di dislivello circa in bici da corsa)


Si può partire una domenica mattina all'alba e sciropparsi 600 km di autostrada in un solo giorno soltanto per scalare un colle? Sì, si può, se si ha per amico un folle, adorabile ciclista. Fantastico Beppe! Ha capito la situazione al volo. Via, si parte .. destinazione Liguria. Il Colle del Melogno da Orco Feligno è una piacevole scoperta. La strada non è assolutamente paragonabile a quella che sale da Finale Ligure, più trafficata e meno suggestiva. Dopo il Colle S. Fermo di casa nostra, questa è la prima vera salita della stagione: circa 18 km in totale fino al Forte, anche se gli ultimi 3 o 4 km sono tutto un saliscendi. Bellissimi i primi tornanti che in un batter d'ali mi fanno salire di quota. La natura non si è ancora risvegliata completamente, ma ormai è questione di pochi giorni. Salgo ascoltando il silenzio, c'è una gran pace tutt'attorno. Il magnifico faggeto che appare all'improvviso mi lascia senza fiato per la sua bellezza. E' già uno spettacolo così, chissà che meraviglia quando le verdi chiome ricopriranno i rami di questi snelli, altissimi alberi! Lo attraverso con mistico rispetto .. è impossibile dimenticare un posto così! I 12 km di salita fin qui passano senza che me ne accorga. A questo punto inizia il saliscendi e dopo pochi chilometri la strada va ad incrociarsi con la provinciale che sale da Finale Ligure. Ancora un chilometro in leggera salita ed ecco il Forte. Mentre Beppe si concede un the al bar, io ne approfitto per riscaldarmi al sole. Una gran pace è scesa dentro di me, la mente libera da ogni pensiero. Non lo credevo possibile, mi sembra quasi un miracolo .. Grazie carissimo amico, non dimenticherò mai quello che hai fatto per me.

venerdì 21 ottobre 2011

13/11/10: Grumello - Parzanica - Solto Collina - Valrossa - Colle Gallo - Colle dei Paste - Gandosso - Grumello - in bici da corsa


(135 km - 2230 metri di dislivello in bici da corsa) 

Isola di San Paolo (lago d'Iseo)
Strano, non fa tanto freddo stamattina … meglio così! Però il copione è lo stesso dei fine settimana precedenti. Stesso cielo grigio, stessa aria umida e stesso giro, ma tanta voglia di pedalare. Chissà che succede oggi! Tanto per cominciare sul lungolago sento una voce alle mie spalle: è Renato con il suo gruppetto di fedeli. “Ciao Manu”, grida e, nel superarmi, mi dà un’occhiata eloquente. So che vuole che mi attacchi al “trenino”, ma questo mica è un treno normale, è un TAV, capperi! Il problema è che la velocità mi fa venire la “gregnarola”, mi dà alla testa come un bicchiere di vino. Dài Manu piantala di ridere, concentrati sulle ruote che ti stanno davanti e di fianco, altrimenti rischi di causare un tamponamento a catena .. e poi chi li sente questi! Per fortuna arriva il bivio per Parzanica. Saluto il gruppo che procede dritto, costeggiando il lago, mentre io metto la freccia e giro a sinistra. Puff .. meno male, il gioco è bello finchè dura poco! 
Accidenti, la strada per Parzanica è ancora chiusa per lavori, ma il nastro bianco e rosso, che serviva per impedire il passaggio, strappato e penzolante, è un invito a passare nonostante il divieto. Ignoro il semaforo rosso che incontro dopo circa un chilometro e procedo un po’ titubante. Sono curiosa, voglio vedere cosa è successo, al massimo tornerò indietro. Lo so, potrei fare anche oggi la salita di Vigolo, ma non ha lo stesso fascino di questa e, poi, quella è intasata dai ciclisti, mentre qui passano solo quattro gatti e oggi neppure quelli. Il tempo passa e i 7 km scorrono sotto le mie ruote senza che succeda nulla. Non c’è assolutamente niente! Non capisco, questa strada è chiusa da alcune settimane e non c’è alcun lavoro in corso. Mah ..  
Lago di Endine dalla Valrossa
Intanto il cielo si sta aprendo e la strada è inondata dalla luce calda del sole. Giro la bici e scendo di nuovo sul lungolago. Trovo subito un altro “trenino”, questa volta più alla mia portata, che mi trasporta senza fatica fino al bivio per Solto Collina. Di nuovo il trenino prosegue lungo la riva del lago, mentre io affronto la seconda, breve salita. Dappertutto c’è un sacco di gente affaccendata nella raccolta delle olive. 
Proseguo verso la Valrossa. Sosta “tecnica” e pausa caffè al bar. Poi è la volta del Colle Gallo. Mentre scendo dal colle, osservo che è una bella giornata .. non fa per niente freddo. Mani e piedi sono incredibilmente caldi, sembra quasi primavera. Non l’avessi mai pensato! Nel giro di un nano secondo il cielo si oscura di nuovo. Una massa grigia e compatta si muove in modo repentino verso il sole, lo inghiotte e tutto ritorna incolore e spento. Fine di un sogno! Sul provinciale, fino a Trescore Balneario, mi estraneo per non vedere il via vai di auto, camion e pullman. Poi, verso il Colle dei Paste, torna la quiete. Scollino e mi avvio verso casa. C’è ancora tempo per salire a Gandosso. Meglio approfittare ... Chissà per quanto tempo ancora sarà possibile andare su e giù per i colli!

giovedì 20 ottobre 2011

06/11/10: Grumello del Monte - Vigolo - Solto Collina - Valrossa - Colle Gallo - Colle dei Paste - Gandosso - Grumello del Monte


(135 km - 2010 metri dislivello in bici da corsa)

Sabato mattina .. la sveglia del cellulare mi fa balzare dal letto. Sono le 5,00, sono viva e ho davanti a me un nuovo giorno. Non lo voglio sprecare.
Quando esco da casa il cielo è grigio, l’aria densa di umidità, ma non ci faccio caso. Monto in sella e parto serena.
Il giro sarà più o meno lo stesso di sabato scorso e degli autunni passati, ma è sempre un’avventura diversa: gli incontri, le sansazioni e le emozioni cambiano. Ogni volta noti qualcosa di nuovo nel paesaggio, che nei giri precedenti ti era sfuggito, e gli imprevisti sono all’ordine del giorno. Infatti, a Tavernola, la strada che sale a Parzanica è chiusa per lavori. Poco male, torno indietro 3-400 metri e imbocco la salita per Vigolo, che è più o meno della stessa lunghezza di quella per Parzanica, ma più dolce e con un dislivello inferiore di 200 metri. Però è altrettanto panoramica. Mi raggiunge un ragazzo in M.T.B. Facciamo un po’ di strada insieme, parlando, ovviamente, di ciclismo. Che belle amicizie sono nate pedalando e quanto bene mi ha fatto e mi fa, soprattutto in certi momenti, parlare o semplicemente ricevere un sorriso da persone sconosciute! Quante piacevoli scoperte si fanno! E poi, a parte pochi “esaltati”, quasi tutti hanno la mia stessa filosofia di vita, lo stesso spirito e si entra subito in sintonia. Mi capita spesso di incontrare ciclisti che cambiano i loro programmi ed il loro percorso per stare in mia compagnia, per non interrompere quell’armonia che si è creata parlando di ciò che ci appassiona. Questo mi fa tanto piacere, perché sono persone di ogni età, e ciò significa che la bici unisce tutti, giovani e meno giovani, donne e uomini di ogni estrazione sociale, dall’operaio all’avvocato. In bici siamo tutti uguali, senza distinzione di sorta.
Scollino, indosso il k-way e riscendo dalla medesima strada, planando verso il lago. Dietro un tornante mi trovo, improvvisamente, faccia a faccia con uno splendido cavallo nero. Il suo muso sporge talmente dal recinto che, se non fossi così saldamente aggrappata ai freni, potrei alzare una mano e accarezzarlo.
Incrocio Francesco che sale come un razzo. So già che tra poco mi riprenderà in discesa .. e così è. Non per niente è stato soprannominato “la moto”.
Sul lungolago incrocio anche Renato, sempre seguito da uno stuolo di discepoli. Due parole al volo e via .. continuo il mio giro: Solto Collina, Valrossa, Colle Gallo, Colle dei Paste.
Altri incontri, altri panorami. Pensieri positivi, la speranza che tutto si risolva per il meglio.
E’ ancora presto quando arrivo a Grumello. Dài, ci sta anche la salita a Gandosso, ma me la voglio prendere con calma.
Salgo e scendo in modo tranquillo, assaporando i profumi, godendomi il panorama, la quiete e il tepore del sole che, finalmente, ha deciso di mostrarsi. Mi sento un po' stanca, ma è una stanchezza voluta, cercata, che, sarà anche un paradosso, ma mi fa star bene.

martedì 18 ottobre 2011

30/10/2010: dal lago d’Iseo al lago di Endine (Bg) - (122 km - 1920 m dislivello in bici da corsa)

Grumello – Tavernola – Parzanica – Solto Collina – Valrossa – Colle Gallo – Colle dei Paste – Grumello

Lago di Endine (Bg)
Il meteo prevede anche per domani piogge torrenziali. Che barba! E’ la terza domenica di fila che piove e allora mi organizzo per anticipare l’uscita in bici al sabato. Peraltro, pare che alle 8 del mattino ci saranno solo 3° C e, quindi, oggi, niente discese lunghissime, pena congelamento assicurato. Farò il solito giro autunnale, con tante, brevi salitelle e altrettante brevi discese, sui monti prospicienti i laghi d’Iseo e di Endine, quelli con una quota non superiore agli 800 metri. Percorro con passo regolare i 21 km che mi separano da Tavernola e, subito dopo il cementificio, giro a sinistra. Inizia qui la salita che in 7,5 km mi porterà a Parzanica, piccolo borgo affacciato sul lago d’Iseo. E’ una salita panoramicissima, ma un po’ impegnativa, con un dislivello di circa 600 metri. La strada sale alle spalle dell’orrendo cementificio con una pendenza tra l’8 e l’11% per il primo chilometro. Al bivio svolto a destra. Qualche metro di respiro e, poi, un altro chilometro al 9-10%. In prossimità del ponte in ferro, butto l’occhio alla bella cascata alla mia sinistra e, quindi, riprendo a salire. Un altro chilometro al 9-10%, seguito da 700 metri facili e da uno strappo di 500 metri all'11-12%. Negli ultimi chilometri la pendenza si mantiene tra il 7 e il 9%. Mi piace da morire questa salita. La vista del lago, con Montisola e gli isolotti di Loreto e San Paolo, non mi abbandona mai. Vedo lo specchio d'acqua rimpicciolirsi sempre più mentre affronto i numerosi tornanti. Il sole, seppur un po’ pallido, riesce comunque a ravvivare i colori e a rendere l’ambiente tutt’intorno ancor più ridente. Volendo, da Parzanica si può raggiungere Vigolo attraverso una bella strada che corre lungo il fianco della montagna e, da lì, ridiscendere a Tavernola, in un giro di circa 18 km. Ovviamente si può fare il percorso inverso: salire a Vigolo e ridiscendere da Parzanica, affrontando una salita molto più facile, con pendenze mai superiori all’8%. Scollino, mangio un panino e scendo, avendo sempre sotto gli occhi il lago, incastonato in una splendida cornice di montagne. Il Monte Guglielmo, con i suoi 1957 metri di altitudine, è già spolverato di neve.  Poco dopo, mi ritrovo sul lungolago e proseguo a sinistra, verso Riva di Solto. Passo accanto ad una spettacolare cascata, che si tuffa nel lago con un alto salto, mi infilo in una galleria, supero un’altra scenografica cascata e, dopo circa 7 km, arrivo a Riva di Solto. Qui, seguo le indicazioni per Solto Collina e affronto la seconda, breve salita. Tre chilometri facili, con pendenze blande, ma un tratto iniziale al 12% e uno finale all’11%, sempre con il lago a farmi compagnia. Scendo dall’altro versante e mi trovo nella Val Cavallina, all’incrocio con la strada che da Bergamo conduce a Clusone e in Val Seriana. Giro a sinistra, dirigendomi verso Endine Gaiano. Al bivio alla mia destra, salgo all’interno del paese e, alla piccola rotonda, imbocco la via a sinistra, procedendo lungo una strada secondaria che corre alta e parallela a quella sottostante, trafficatissima, che costeggia il lago di Endine. Anche qui la vista spazia sull’intero bacino e sulle montagne che lo sovrastano. E’ un lago più piccolo rispetto a quello d’Iseo, dall’atmosfera più silenziosa e tranquilla. Le sue acque, di colore blu scuro, riflettono il paesaggio circostante e spesso, in inverno, ghiacciano, realizzando uno spettacolo davvero singolare a quote così basse (attorno ai 350 metri slm). Imbocco Via della Costituzione, alla mia destra, e affronto la terza salita. La strada sale in modo deciso verso Ranzanico per circa 1,5 km, con alcuni strappi al 15-16%. Da quassù il panorama è fantastico, da cartolina, e lo è ancor di più alle mie spalle. Attraverso il piccolo borgo e arrivo all’incrocio con la strada più frequentata che, da Spinone al Lago, conduce in Valrossa, mia prossima tappa. Proseguo dritto su per una dolce salita e, dopo 3 km, scollino. Dal bivio di Endine sono circa 7 km. Ne approfitto per mangiare il secondo panino e, poi, scendo lungo la Valrossa fino a Cene, attraversando, per circa 8,5 km, la stretta valle. Il calore del sole rende gradevole questa facile discesa. Che incanto e che belli i boschi con questi colori autunnali! Di fronte a me, all’orizzonte, alcune montagne si stagliano contro l’azzurro del cielo.  A Cene, all’incrocio, svolto a sinistra. Procedo, quindi, sempre dritto per 1,7 km, fino ad un successivo crocevia, dove giro nuovamente a sinistra, seguendo le indicazioni per Casazza. Dopo aver percorso un noioso falsopiano in leggera salita per 3,7 km, inizio la quarta ascesa: cinque chilometri di strada ampia e ben asfaltata, con pendenze tra il 7-8%, intervallati da brevi tratti al 9-10%, che mi elevano ai 763 metri di quota del Colle Gallo, valico che collega la Val Seriana alla Val Cavallina attraverso la Valle del Lujo. Qui, c'è una fontanella ed un chiosco che vende bibite e panini, nonché la chiesetta della Madonna dei ciclisti ed uno splendido panorama. La discesa a Gaverina Terme e alla strada provinciale Bergamo-Clusone è di 7,7 km (l’anello Colle Gallo – Valrossa si può fare anche in senso inverso per una lunghezza di circa 50 km). Mi immetto sul provinciale trafficato e mi dirigo a destra verso Trescore Balneario. Dopo meno di 4 km, al semaforo, giro a destra per Cenate Sopra e percorro una strada secondaria, meno caotica, che mi porterà al Colle dei Paste, quinta e ultima salitella, in circa 5,5 km, attraverso un falsopiano in leggera salita che s'impenna nel tratto finale. Ho una fame da lupi. Credevo che un’abbondante colazione e due panini potessero bastare per questo percorso e, invece, adesso, mi trovo in preda alle allucinazioni. Per fortuna le salite sono finite. Tra 20 km sarò a casa e potrò, finalmente, dar fondo al frigorifero.

domenica 16 ottobre 2011

24/10/10: Alla croce di Predore in mountain bike (BG) (40 km - 850 m di dislivello)


(foto scattata in un altro periodo)
Un’altra domenica di pioggia e un’altra notizia sconvolgente. Che faccio? Mi chiudo in casa e mi piango addosso o reagisco ed esco ugualmente? Scelgo la seconda soluzione, anche se sarà dura ... il morale è in fondo ai calzini. Comincio la giornata con due ore e mezza di camminata veloce in collina e sto già meglio. Al ritorno, arriva a fagiolo un invito di Marco e Giuseppe per un giro in mountain bike nel primo pomeriggio. Pioviggina, ma non percorreremo sentieri infangati, perciò accetto volentieri, servirà a distrarmi. La nostra meta è la croce di Predore (che è situata in cima al Col d’Oregia, 892 metri slm) da Viadanica. Partiamo tranquilli, senza fretta e ci dirigiamo verso Villongo. Dopo circa 7 km, al bivio per Viadanica, svoltiamo a sinistra e seguiamo le indicazioni fino al paese. L’atmosfera è distesa, ci si prende in giro a vicenda. Sono grata ai miei compagni, è proprio quello di cui avevo bisogno! Procediamo su asfalto ancora per 4-5 km in leggera salita e arriviamo ad una biforcazione. A sinistra si sale alla chiesetta degli alpini, mentre a destra si può raggiungere il Monte Bronzone (1334 m slm) o la croce di Predore. Perciò svoltiamo a destra, abbandonando l’asfalto, e ci inerpichiamo su per una stradina in bitume che si insinua in un bellissimo bosco avvolto dalle nuvole basse. Tutt’intorno è silenzio, nessuno fiata, adesso, forse per non rompere l’incantesimo, forse per risparmiare ossigeno, visto che nei due chilometri successivi la pendenza non ci darà respiro e si manterrà sempre tra il 20 e il 25%. Dopo un tornante, il bitume lascia il posto allo sterrato e la pendenza scende all’8%. Procediamo con un po’ di difficoltà a causa delle rocce rese scivolose dalla pioggia. Una breve discesa e, poi, riprendiamo a salire. Ecco alla nostra sinistra il sentiero che porta al Monte Bronzone, ma noi lo ignoriamo e continuiamo su per lo sterrato fino ad un’azienda agricola. Siamo quasi arrivati alla nostra meta.
Imbocchiamo una brutta stradina che sale a destra del fabbricato e, dopo pochi metri, raggiungiamo il pianoro con l’imponente croce di ferro. Ai suoi piedi c’è una tavola di orientamento con incisi i nomi di alcune vette. Marco sostiene siano le montagne che si possono osservare da qui in una limpida giornata di sole: Presolana, Monte Guglielmo, Ortles ... e dài, addirittura Monte Bianco, possibile? Mah, faccio fatica a crederlo! In ogni caso, il panorama da qui dev’essere davvero eccezionale, ma non oggi. Mi sembra di essere sospesa su un mare di bambagia! L’aria è gelida, quindi non perdiamo tempo o rischiamo di beccarci un accidente! Giriamo le bici e iniziamo a scendere. Al primo bivio, però,  svoltiamo a destra e scendiamo verso Predore. Non è una bella idea. Lo sterrato è ripidissimo, con stretti tornanti, fango e pietre rese viscide dalla pioggia. I freni bagnati non fanno un buon lavoro; prendo velocità, non riesco ad avere il controllo della situazione. Scendo e risalgo dalla bici più volte. Nel bosco non va meglio, con quel tappeto di foglie bagnate e scivolose. In un modo o nell’altro, riesco a sbucare sull’asfalto, convinta che il peggio sia passato. Povera illusa! Ma che razza di strada è mai questa! Cerco di spostare indietro il corpo il più possibile al di là della sella per evitare di ribaltarmi. L’asfalto è bagnato e i freni non tengono. Anche qui tornanti stretti e pendenze intorno al 30%. Otto, nove chilometri di terrore! Che sollievo giungere sul lungolago! E chissenefrega se adesso piove a dirotto! Sono in salvo! 15 km e sono a casa, al calduccio, ma la cosa più importante è che, almeno per alcune ore, ho dimenticato le mie preoccupazioni.

giovedì 13 ottobre 2011

13/10/10: Alle pendici del Misma in mountain bike (44 km – 757 m di dislivello)

Giornata calda .. cielo terso .. vado sul Misma! Ovviamente dovrò accontentarmi di un percorso breve, quello che mi consente di fare la pausa pranzo. Il Misma è un monte "situato a pochi km da Bergamo, a cavallo tra la Val Seriana e la Val Cavallina. Ha un'altitudine di 1160 metri ed è, tra le montagne delle Prealpi Bergamasche, quella che offre il panorama più ampio e completo sulle principali vette orobiche", almeno questo è quello che ho letto. Ormai conosco tante stradine secondarie che mi permettono di raggiungerlo evitando il traffico dell’ora di punta. Da Grumello mi dirigo verso Chiuduno e dopo un km mi immetto su una stradina di campagna. Guado un piccolo ruscello, attraverso un vigneto e mi trovo su una strada secondaria che mi condurrà a Gorlago. Qui imbocco uno sterrato che mi scodella ai piedi del Colle dei Paste. Salgo su asfalto per alcune centinaia di metri e poi giro a destra. Una breve rampetta in bitume, un tratto di sterrato in discesa e poi di nuovo una rampa in bitume a piccoli solchi trasversali. Il particolare non è irrilevante se la pendenza è del 25%, perché la salita diventa più difficoltosa, anche se poi “spiana” al 15 e al 18%. Sono soltanto 500 metri, ma che dolore! Scollino, percorro un paio di chilometri in falsopiano su asfalto e al bivio giro a destra, godendomi il panorama di colline a perdita d’occhio. Al successivo incrocio scendo a sinistra, verso la Tribulina e, giunta al crocevia, prendo la prima strada a destra “Via Monte Misma”, procedendo per 1,5 km in salita (pendenza dal 10 al 13%). Arrivo al tratto in bitume ed entro nel bosco. La pendenza è del 16%, ma soltanto per 560 metri, poi la strada diventa sterrata per  1,2 km e la pendenza non supera mai l’8-10%. Passo attraverso una grande cancellata e mi inerpico su per un’altra rampa tremenda al 25%. Un lungo ramo spinoso con annesso fogliame mi si infila, non so come, nella ruota anteriore. Ma proprio qui!! Mi rassegno a trasportarmelo su fino in cima, quando scorgo un raccoglitore di castagne, munito di falcetto. Gli chiedo gentilmente se ce la fa a sfilare il ramo senza che io mi fermi, altrimenti con questa pendenza non riesco più a ripartire. Detto fatto, in un attimo il problema è risolto. Ringrazio il mio provvidenziale soccorritore e continuo a salire per circa 400 metri fino ad un secondo cancello, dove mi fermo. Da qui partono diversi sentieri. Il Misma è un vero labirinto e se non lo conosci bene rischi di vagare per ore senza trovare la giusta via d’uscita, come è successo a me un po' di tempo fa. Però era domenica e non dovevo tornare al lavoro come adesso. Perciò, dietro front. Ritorno sui miei passi, scendo alla Tribulina, risalgo il Colle dei Paste e, dulcis in fundo, mi voglio proprio godere una divertente discesa nel Parco dell’Argon. Mi è sempre piaciuto scendere a manetta da questo bellissimo sterrato che si insinua nel fitto di un bosco … è inebriante! Arrivo in un baleno a S. Paolo d’Argon e riprendo la via di casa con un’espressione beata stampata sul volto, ma un’amara sorpresa mi aspetta al guado del ruscello. Un contadino mi si para davanti con fare minaccioso e mi impedisce di passare. E’ proprietà privata, sostiene. E da quando? Io non ho mai visto alcun cartello, è una vita che passo di qua! Sì, ma da questo momento non si passa più e così dicendo piazza un bel tronco sulla via, ostruendo il passaggio. Benedetto uomo, ma che fastidio ti può dare una donzella in bici su una stradina di campagna? Non mi resta altro da fare che tornare indietro ed immettermi sul provinciale trafficato. Per fortuna sono di indole pacifica e non permetto a nessuno di rovinarmi il buonumore, ma certe cose proprio non le capisco!

martedì 11 ottobre 2011

10/10/10: Croce di Salven e Val di Scalve (Bs) - (173 km - 2.160 m di dislivello in bici da corsa)


Grumello - Lovere - Rogno - San Vigilio - Angolo Terme - Dezzo - Croce di Salven - Borno - Malegno - Boario Terme - Angolo Terme - San Vigilio - Rogno - Lovere-Grumello

E’ da un po’ di tempo che mi frulla nella testa l’idea di esplorare la Val di Scalve. Una delle mie mete, la Croce di Salven, si trova soltanto ad una quota di circa 1.150 m ed ho letto da qualche parte che la discesa è, sì, di 15 km, ma tutta esposta ai raggi del sole. Quindi un itinerario fattibile in questo periodo dell’anno. Si trattava soltanto di aspettare una domenica di bel tempo e oggi dovrebbe essere quella giusta. In effetti, quando esco di casa, il cielo promette bene. Non è limpidissimo, ma il meteo prevede un miglioramento nel corso della giornata. Come sempre sono fiduciosa e, poi, quell’alba infuocata, che si presenta davanti ai miei occhi mentre mi dirigo verso il lago d’Iseo, è incoraggiante.
Come domenica scorsa, percorro la sponda bergamasca del lago, l’unica assolata al mattino. 25 km che scorrono veloci sotto le mie ruote. Il lago infonde una gran pace e, a quest’ora del mattino, la strada è tranquilla. Tra non molto, quando sarà invasa dai numerosi gruppi di ciclisti e da un traffico infernale, perderà tutta la sua magia. Supero Predore, Tavernola e Lovere, con i loro porticcioli ancora deserti. Alla rotonda, prima del ponte sull’Oglio, seguo le indicazioni per Rogno e, dopo 3 km, al bivio per Castelfranco, giro a sinistra. Ovviamente in Val di Scalve ci voglio arrivare per la via più dura e meno trafficata, quindi quella che sale a S. Vigilio e a Monti. Nei primi 3 km la pendenza è regolare e si mantiene al 7-8%; seguono, poi, un lungo rettilineo al 13-14% ed altri due al 9-10%. Sono 4 km abbastanza impegnativi, con uno strappo, verso la fine, al 14-15%. La strada è molto panoramica; sale a zig-zag sul versante della montagna rivolto ad est e, quindi, essendo completamente al sole, è l'ideale per le fredde mattine di ottobre. Laggiù, un po’ più spostato a sud, il lago d’Iseo, mentre, dall’altra parte della vallata, una lunga catena di montagne, tra le quali Montecampione, rinomata stazione sciistica.
Scollino alla piccola borgata di S. Vigilio. Da qui la strada si restringe e prosegue a mezza costa per circa 2,5 Km, con qualche saliscendi, fino al paesino di Monti, disegnando un ampio semicerchio, alle cui estremità sono situati, appunto, S. Vigilio e Monti. Sopra e sotto di me il bosco, con i suoi caldi colori autunnali. A Monti parte un sentiero per la Valle degli Orsi; nome strano, visto che, per quel che ne so io, di orsi qui non ce ne sono. Scendo verso Angolo Terme per 6 km, godendomi il panorama e lasciandomi riscaldare dai raggi del sole, essendo anche questo versante orientato ad est. Al paese, seguo le indicazioni per la Val di Scalve e svolto a sinistra. Sono circa 13 km di salita blanda. Poco dopo, mi trovo davanti una galleria. Alla sua destra c’è una stradina, ma, a colpo d’occhio, non mi sembra in buono stato. E se poi mi porta da tutt’altra parte? Uhm ... meglio evitare. E dài, che sarà mai? Non c’è in giro quasi nessuno ed è abbastanza illuminata. Non sento puzza di gas e, comunque, non sarà peggio di Bergamo all’ora di punta. Non so quanto sia lunga, perché il Garmin dentro la montagna non rileva i dati, ma, a spanne, penso non più di 2 km. Quello che vedono i miei occhi all’uscita del tunnel mi lascia letteralmente a bocca aperta. Sono sorprendentemente catapultata in un altro mondo. Incredibile! La valle si è ristretta all’improvviso e la strada corre in mezzo ad una bellissima gola. Mi sento come Alice nel Paese delle Meraviglie. Non so più dove buttare gli occhi. Alla mia destra, leggermente più in basso, un torrente dalle limpide acque azzurre; ai lati, due alte pareti rocciose a strapiombo, dalle quali scendono innumerevoli cascate e cascatelle. Così tante, tutte insieme le avevo viste solo in Norvegia e nel Parco di Plitvice in Croazia. Queste, magari, sono più minuscole, ma sono altrettanto splendide.  Certo non mi aspettavo di trovare un posto così incantevole! Non c’è in giro anima viva, sono sola soletta. Quasi quasi mi prende un pizzico di inquietudine, che passa subito, ovviamente. Non c’è motivo di inquietarsi in un posto tanto bello. Mi infilo in una seconda, piccola galleria di 500 metri e in una terza un pochino più lunga. Poco dopo eccone un'altra. Accippicchia! Ma quante sono? Questa è più lunga, forse 2-3 km, abbastanza illuminata e in leggera discesa, quindi velocissima. Poi la valle diventa appena appena più ampia e il bivio per la Croce di Salven mi coglie di sorpresa. Di già? Attraverso un ponte sul torrente alla mia destra e, dopo una curva a gomito, prendo a salire su una strada in mezzo al bosco, più stretta e ripida, con una pendenza tra il 9 e l’11%, per circa 3 km. Seguono 2 km panoramici in falsopiano ed altri 2 un po’ più ripidi fino alla Croce di Salven, una croce di marmo bianco che noto per puro caso alla mia sinistra. Un cartello mi informa che mi trovo nei boschi di Giudetti, parco naturale. Indosso il k-way e mi lancio nella lunga discesa che mi condurrà, prima a Borno e, poi, a Malegno su strada ampia, soleggiata e non troppo trafficata. Da Malegno a casa sono circa 60 km di piattume. Mi vien male solo a pensarci. Dopo una decina di noiosi chilometri raggiungo Boario Terme e sono già in preda ad una leggera sonnolenza. E’ l’effetto del pedalare in pianura. Al semaforo, un cartello indica a destra per Angolo Terme e la Via Mala. Ne avevo sentito parlare, ma non sapevo fosse questa. Decido in una frazione di secondo. Ritorno ad Angolo Terme e rifaccio a ritroso la strada fatta all’andata. Non so di quanto allungo il percorso, ma la deviazione mi aiuterà a rompere la monotonia. Percorro 4 km fino ad Angolo Terme e altri 6 per risalire a S. Vigilio, più o meno tutti ad una pendenza del 7-8%. Scollino, sbrano il terzo ed ultimo panino e ridiscendo a Rogno. Da qui a Lovere mi dividono 3 km di puro inferno, un caos tremendo. Sono costretta pure io a procedere a passo d’uomo e a fermarmi per far passare i pedoni. Il bivio per Castro arriva come una liberazione. L’inferno se ne va a destra ed io a sinistra, lungo la riva del lago che, stranamente, è meno incasinata di quel che pensavo. Come sempre, i chilometri sul lago scorrono veloci. All’improvviso sento un sibilo. Che succede? Oh no .. ho forato! Ma proprio adesso .. a 10 km da casa? Chissà se mi ricordo ancora come si fa .. l’ultima foratura risale a più di due anni fa!  No panic .. ce la devo fare per forza. Sorprendo anche me stessa per la facilità con cui sostituisco la camera d’aria. Però, che soddisfazione poter contare solo su se stessi! E adesso via, di corsa a casa!

lunedì 10 ottobre 2011

03/10/10: Sponda bresciana lago d'Iseo - Passabocche e Nisistino (145 km - 2.220 metri di dislivello in bici da corsa)

Non è ancora l’alba. Apro la finestra e alzo lo sguardo. Uhm, nemmeno una stella! Stamattina si mette male. Cincischio un po’ per casa in attesa che schiarisca un po’. Alle 7,45 mi decido ad uscire. C’è poca luce, il cielo è coperto da una spessa coltre di nuvole grigie e compatte. Entusiasmo zero, ma ormai mi conosco, dopo qualche pedalata mi trasformo e riesco persino a trovare affascinanti le nuvole e la nebbiolina. Però, con questo tempaccio dove vado? Non dovrebbe piovere, ma c’è tanta foschia e i panorami mozzafiato per oggi me li posso scordare. Potrei dirigermi verso il Lago d’Iseo: dalle sue rive si dipartono alcune belle salite e quelle della sponda bresciana si insinuano in fitti boschi e pinete. Non godrò di grandi panorami, ma almeno farò un bel tuffo nella natura. Aggiudicato! Si parte! Il freddo è pungente a quest’ora del mattino e mi fa lacrimare gli occhi. Ormai mi devo rassegnare .. sarà così e anche peggio per i prossimi 4-5 mesi. Pedalo per circa 10 km prima di raggiungere il lago e per altri 31 km lungo la sua riva sinistra per arrivare a Pisogne, dove inizia la salita verso Passabocche. Seguo le indicazioni per la Val Palot e percorro per circa 4 km una bella strada che sale a tornanti, con una pendenza regolare del 6-7% e un breve tratto al 14% dopo il secondo chilometro, fino al bivio con la fontanella. Procedendo dritto si giunge al Colle San Zeno, svoltando a destra, invece, si va a Passabocche per una strada più tranquilla, meno conosciuta e, quindi, meno frequentata, ma che, comunque, dopo un giro di circa 15 km, si ricongiunge ancora a quella che sale a San Zeno. Perciò giro a destra. La salita a Passabocche è abbastanza impegnativa, perché la pendenza si mantiene costante intorno al 9-10% con punte al 10-11% e non molla mai, se non per due tratti in falsopiano: un paio di chilometri prima di scollinare e tra l'ottavo e il decimo chilometro. Salgo tranquilla in mezzo ad un bosco di castagni. Cascatelle e rivoli d’acqua scendono dalla montagna. E’ un incanto! Ogni tanto qualche riccio si abbatte sull’asfalto. Rischio un bel bombardamento dall’alto, ma per fortuna il casco mi protegge la capoccia. Mentre mi alzo di quota vedo il lago là in basso rimpicciolirsi sempre più. C’è tanta foschia e i suoi contorni sono un po’ sfocati. E' come se lo guardassi attraverso un sottile velo bianco. Mi sembra di essere fuori dal mondo. Pedalo per chilometri e chilometri senza incontrare esseri umani, auto o moto. Soltanto io e le mucche, dove il bosco cede il posto ai pascoli. Il silenzio è rotto unicamente dal suono del loro campanaccio e dal cinguettìo degli uccellini. Ormai ho alle mie spalle circa 15 km di salita e un dislivello di 1.100 metri. Percorro un altro chilometro in falsopiano ed altri 3 km in discesa su asfalto in alcuni tratti un po’ sconnesso. La strada si ricongiunge, quindi, a quella della Val Palot che sale al Colle San Zeno. Non mi resta che svoltare a sinistra ed affrontare la lunga discesa. Nel giro di pochi minuti mi ritrovo tutta irrigidita dal freddo; mani e piedi hanno perso la sensibilità, faccio fatica a frenare. Cerco di estraniarmi, di pensare ad altro: prima o poi finirà! Arrivo di nuovo a Pisogne, giro a sinistra e, dopo pochi chilometri, imbocco la pista ciclabile che costeggia il lago. Non c’è alternativa alla superstrada che corre all’interno di un lungo budello scavato nella montagna. Però, questo tratto di strada di circa 5 km è splendido e anche romantico. Lo percorro sempre con piacere e ne approfitto per fare il pieno di “benzina”. La pista mi scodella a Marone. Proseguo per Sale Marasino e Sulzano, dove, al secondo semaforo, giro a sinistra e imbocco la salita che mi porterà a Nisistino. Il tratto iniziale è al 10%, seguito da un paio di chilometri micidiali. Strappi dal 14 al 22% si susseguono uno dietro l’altro, senza tregua. Sguardo fisso a terra, mi concentro per cercare di tenere le ruote incollate all’asfalto. Finalmente la strada “spiana” al 10% per qualche metro e posso respirare un secondo. Riesco a malapena a scorgere un cartello del Touring Club Italiano. Informa che da qui si gode di uno dei 100 panorami più belli d’Italia. E ci credo! Da quassù lo sguardo abbraccia l’intero lago d’Iseo, Montisola compresa. E’ davvero uno spettacolo di rara bellezza! Riprendo a salire con decisione. Altre 4 rampe al 18%. La schiena duole, i reni implorano pietà. Ancora un’ultima rampa al 19% ed è fatta. Adesso la strada continua in falsopiano per circa un chilometro e poi sale di nuovo in mezzo ad un fitto bosco di castagni per circa 3 km, con una pendenza costante e regolare del 9-10%. Anche qui tanta pace e tranquillità. I pensieri corrono a briglia sciolta; li lascio andare e venire a loro piacimento, senza curarmene, senza soffermarmi su nulla. Sento la mente che si rilassa, che si libera da ogni tensione. E’ una sensazione meravigliosa, che si rinnova ogni volta che esco in bici e sto tanto tempo sola con me stessa, in mezzo alla natura, lontano da tutto e da tutti. Scollino e adesso sono pronta a tornare, più carica che mai. Scendo dall’altro versante fino all’incrocio con la strada che sale al Polaveno o Passo Tre Termini. Giro a sinistra, verso la Valtrompia, ma, dopo pochi chilometri di discesa, svolto a destra per San Giovanni. Affronto l'ultimo chilometro di salita e, infine, mi tuffo nella splendida Franciacorta. 30 km di pianura e arrivo a casa. Sono partita con poco entusiasmo ed ora mi sento una favola. E’ sorprendente constatare quale effetto benefico possa produrre una sana, lunga e bella pedalata!

venerdì 7 ottobre 2011

26/09/10: Piani di Ceresole (Val Brembana) in bici da corsa (171 km - 2419 m dislivello)

Grumello - Colle dei Paste - Selvino - Valtorta - Piani di Ceresole - Selvino - Colle dei Paste - Grumello

Valtorta
Come sempre sono indecisa fino all’ultimo. Del resto ho la fortuna di abitare in una zona più o meno equidistante sia dalle valli bergamasche, sia da quelle bresciane e, quindi, non ho che l’imbarazzo della scelta: mi dirigo verso destra se opto per le prime e a sinistra per le seconde. Stamattina il cielo è limpidissimo; in alto, quasi di fronte a me, una luminosissima luna piena. Sono le 7,15 e a quest’ora l’aria è gelida, il sole non è ancora sorto, ma più tardi, quando splenderà, i suoi raggi saranno ancora abbastanza caldi e mi conviene approfittarne per fare un bel giro in Val Brembana. Forse l’ultimo della stagione. Ormai siamo all’inizio dell’autunno e già adesso il sole fa fatica a far capolino dietro le alte montagne che sovrastano le valli, lasciando quest’ultime sempre più all’ombra, così da trasformarle in vere e proprie ghiacciaie. Anche scendere dai 1500-2000 metri di quota in bici diventa una sofferenza. Bisognerà rimandare tutto alla successiva primavera e, nel frattempo, accontentarsi di stare a quote più basse, sulle colline “dietro casa”. Ok, deciso, giro a destra e vado a Valtorta, via Colle dei Paste e Selvino, così evito il traffico da Bergamo a San Pellegrino Terme.
Il Colle dei Paste è una dolce salita di circa 3 km, con un dislivello di soli 167 metri. Il sole illumina la cima del colle con la sua luce calda, l’aria è tersa e alle mie spalle, all’orizzonte, si vede il profilo nitido dell’Appennino. Ho il cuore gonfio di gioia .. sì, lo sento, sarà una giornata fantastica! Raggiungo velocemente Nembro e mi preparo ad affrontare i 10 km del Selvino (1100 m di quota). E’ una salita da passisti, regolare e senza strappi. La pendenza non supera quasi mai il 7-8% e il dislivello è di 630 m. A quest’ora e in questo periodo dell’anno non c’è traffico, ma d’estate c’è un gran via vai di auto e moto .. da impazzire! Anche qui mi superano un bel po’ di ciclisti, ma non me ne dolgo. Devo gestire le mie energie senza fare stupidaggini, per tornare a casa senza problemi. Oggi mi aspetta un giro abbastanza lungo e sono da sola.
Scollino, indosso il k-way e poi via, giù verso Bracca. Sono 16,5 km, tutti all’ombra. Man mano che scendo comincio a perdere la sensibilità a mani e piedi, il corpo è irrigidito dal freddo e la discesa diventa interminabile in queste condizioni. L’arrivo a Bracca è un sollievo. Non tolgo il k-way, sono troppo infreddolita, e ignoro la stupenda Ciclovia della Val Brembana, anch’essa ancora tutta all’ombra. Preferisco sopportare il caos della provinciale fino a San Giovanni Bianco. Poi, da qui a Piazza Brembana il traffico viene dirottato nelle gallerie, mentre io percorro una strada secondaria e tranquilla che costeggia il fiume Brembo. Raggiungo Olmo al Brembo e, al bivio, giro a sinistra per Valtorta. Qui entro davvero in un mondo da favola. La strada sale leggermente in mezzo alla valle, che diventa via via sempre più stretta. Un torrente dalle limpide acque color smeraldo scorre al mio fianco facendosi strada, gorgogliando, fra enormi massi bianchi, mentre alcuni ponticelli mi spostano ora sulla sua sponda destra, ora su quella sinistra. Sullo sfondo, le cime delle montagne già spolverate di neve. Un cartello mi dice che mi trovo nel Parco delle Orobie Bergamasche. Mi riempio gli occhi di queste immagini fantastiche e spengo il lettore MP3 per godermi appieno la pace e la tranquillità di questi luoghi. Che bellezza! Non c’è in giro anima viva ed io mi sento meravigliosamente bene! Due km prima di Valtorta la pendenza aumenta un po’ e alcuni tornanti mi fan salire di quota. Sento il rumore del torrente giù in basso, ma non lo vedo più, nascosto dal fitto degli alberi. Arrivo al paesino dopo 11 km. Un ragazzo del posto mi dice che la strada continua per 4 km fino ai piani di Ceresole, dove ci sono gli impianti di sci. E’ durissima, mi avverte. Va beh .. ci provo. Intanto mi guardo attorno. Davvero un bel posticino, c’è anche la ruota di un mulino che gira grazie all’acqua che scende dalla montagna con ripidi salti. Imbocco la famigerata stradina. Caspita, si impenna subito al 15%! Se è tutta così, arrivo su con la lingua per terra, ma ne varrebbe la pena. Ragazzi .. questo è il Paradiso! Corsi d’acqua ovunque, cascatelle di ogni forma e dimensione e un tripudio di colori, dal verde intenso del muschio sulle pietre al giallo-arancione dei fiori, dal rosso acceso delle chiome degli alberi al verde brillante dell’erba. Com’è rigenerante questa full immersion nella natura! E poi adesso la pendenza si è assestata intorno al 10-11% e, quasi quasi, mi dispiace quando arrivo ai piani di Ceresole, che, mi dicono, si trova ai piedi della montagna più alta della catena delle prealpi orientali: il Pizzo dei Tre Signori, la cui vetta raggiunge quota di 2554 metri. Peccato dover rientrare .. ma giuro che ritornerò!
Indosso il k-way e scendo con calma: mi voglio godere il panorama che si trovava alle mie spalle mentre salivo e che mi sono persa. Le montagne sullo sfondo, da qui, sembrano incrociarsi una dietro l’altra, alternando diverse tonalità di verde. Che spettacolo!
Dopo 15 km mi ritrovo a valle, esco dal mio mondo di sogno e, a fatica, riprendo contatto con la realtà. Per il ritorno decido di percorrere la Ciclovia della Val Brembana, adesso inondata da un bel sole caldo. E’ lunga circa 21 km ed è molto suggestiva. Il fondo è per la maggior parte in asfalto rosato, a due corsie di marcia, ed è stata costruita sfruttando il percorso della vecchia ferrovia che da Zogno saliva a Piazza Brembana. Passa da una sponda all’altra del fiume Brembo attraverso diversi ponticelli, di cui uno, nei pressi di Lenna, a schiena d’asino. Si insinua dentro numerose, piccole gallerie scavate nella roccia, alcune delle quali illuminate dal basso; corre accanto a splendide cascate e in mezzo a piccoli boschi. E’ costata 5 milioni di euro, ma sono stati spesi bene.
Arrivo a Bracca e risalgo ancora a Selvino. Anche da questo versante la salita non è impegnativa. Sono 16,5 km con un dislivello di poco più di 500 metri, quindi pedalabile, ma, quando hai già nelle gambe un bel po’ di dislivello, non è proprio una passeggiata. Oggi, però, le gambe girano incredibilmente bene, mi sento piena di vitalità e scollino quasi senza accorgermene. Riaccendo il lettore MP3 che avevo dimenticato e mi lancio nella discesa. Le note di Volare dei Gipsy Kings arrivano al momento giusto. Sono felice, mi sento in pace con me stessa e con il mondo intero e, mentre canto a squarciagola, mi scappa l’occhio sul Garmin. Fischia, ho consumato 6000 calorie! Beh … posso tranquillamente mettere da parte i sensi di colpa per il mezzo ettaro di crostata ai frutti di bosco ingurgitato ieri sera!

giovedì 6 ottobre 2011

21/09/10: Montorfano e Monte di Capriolo in mountain bike (37,5 km – 707 m dislivello)

Montorfano e Monte di Capriolo sono le mete preferite dei bikers bergamaschi e bresciani. Il primo dista circa 15 km dal paese in cui vivo, il secondo circa 10 km. Da Grumello raggiungo Capriolo e proseguo per Adro. Alla rotonda, seguo le indicazioni per Zocco. Supero un cavalcavia e, 50 m prima che la strada compia una curva a destra, io giro a sinistra, continuo dritta e svolto alla prima via a destra. Passo accanto ad un vigneto e ad un campo di mais. Subito dopo, a sinistra, inizia lo sterrato che sale a Montorfano. Non c’è alcuna indicazione, perciò non è facile da individuare.
Quando si vuol fare un giro in mountain bike, o si conoscono i sentieri e gli sterrati oppure si esce con qualcuno pratico della zona, altrimenti non sai mai dove vai a finire. E’ un peccato che nessuno abbia mai pensato di mettere dei cartelli segnaletici anche per i bikers ... non credo sia una grande spesa.
Poche decine di metri e la pendenza sale vertiginosamente. Il cuore schizza subito in mezzo alle orecchie. Resisto perché so che poco dopo la strada spiana e posso riprendere fiato, ma solo per una manciata di secondi, perché poi si riprende a salire in modo deciso. La strada entra in un fitto bosco di castagni. Adesso il fondo è in terra battuta e rende più agevole il mio procedere, ma dopo la curva a gomito le cose si complicano. Qui, il modo migliore per superare i massi che sporgono dal terreno è quello di spostarsi a destra sull’unico passaggio accessibile. Continuo per un tratto davvero scosceso e malagevole, che non sempre riesco a fare in sella. Poi, però, posso recuperare un po’ prima di affrontare un altro tratto ripido su ghiaia. Dopo l’ampia curva a destra, il fondo ritorna in terra battuta, anche se la pendenza non molla. Arrivo all’ultima curva e, qui, su questa rampa da capre, mi pianto sempre .. a metà salita i pedali non girano più. Ci vorrebbe un argano a motore per portare su questo cancello su cui sono seduta! Comunque, in un modo o nell’altro, scollino su una radura con una grande croce in ferro e un’area picnic. Continuo dritto fino a sbucare su una stradina asfaltata, scendo a destra poche centinaia di metri e, prima della chiesetta degli alpini, prendo un sentiero che mi riporta sullo sterrato poco sotto la croce di prima e che, quindi, ripercorro in discesa. Accidenti! Con tutti questi moscerini che mi danzano davanti agli occhi faccio fatica a vedere dove metto le ruote. Speriamo bene! Finalmente arrivo sull’asfalto. Ritorno al paese di Adro, passo davanti alla chiesa, svolto a sinistra e salgo poche decine di metri. Subito dopo la grande croce in legno giro di nuovo a sinistra. Percorro la ripida rampa in bitume, supero la torre in pietra e mi trovo sullo sterrato che sale al Monte di Capriolo e che, in confronto a quello di Montorfano, è un velluto, seppur  abbia anche lui le sue belle rampette. La strada, lunga circa 4,5 km, è quasi tutta in terra battuta e attraversa un fitto bosco di castagni. Scollino abbastanza velocemente e percorro un tratto in falsopiano. In questo punto, purtroppo, le piogge di domenica scorsa hanno lasciato il segno. Il largo sentiero è diventato un pantano e non c’è modo di arginarlo. Ahimè, ci devo per forza entrare in mezzo! Le ruote scivolano paurosamente .. Dio, ti prego, non farmi mettere i piedi a terra proprio qui! Grazie al cielo riesco ad uscire indenne da questo fiume di melma, ma io e la bici siamo davvero inguardabili. Pazienza … La discesa è facilissima, perché di recente i cacciatori della zona hanno pensato bene di ricoprire tutto lo sterrato con bitume e asfalto, togliendo a noi bikers tutto il divertimento. No comment! Arrivo così in un baleno al paese di Capriolo e, dopo pochi chilometri, sono a casa. Non vedo l’ora di farmi una doccia per rendermi di nuovo presentabile. Chissà cosa direbbero in ufficio se mi vedessero conciata così!

mercoledì 5 ottobre 2011

19/09/10: Colle Gallo–Orezzo-Salmezza (bici da corsa) (102 km – 1830 m di dislivello

L’appuntamento è a Montello alle 7,30 e quando arrivo Antonio è già lì che aspetta. Mi dispiace, sono in ritardo di alcuni minuti. Appena messo il naso fuori di casa, mi era venuto il dubbio che, forse, calzoncini e maglietta, oggi, non sarebbero bastati e così ero rientrata per prendere anche una maglia a maniche lunghe. Il cielo era nero e denso di nuvole … non presagiva niente di buono. E pensare che anche per la giornata odierna il meteo dava bel tempo! Oltretutto ho passato una notte in bianco. E’ sempre così quando ho una preoccupazione, ma questo non è un problema. Ormai so che la mancanza di sonno non fa venir meno le mie energie e riesco comunque a pedalare come sempre, anche se sono un po’ meno presente. Ma oggi non sono sola, perciò devo reagire, perché sono decisa a passare una bella mattinata, nonostante tutto. A Montello, però, sembra che si stia rasserenando. Benone, possiamo partire un po’ più tranquilli. Antonio ed io procediamo affiancati per un breve tratto, giusto il tempo di commentare le bizzarrie del tempo e di informarci sulle reciproche condizioni di salute. Dopotutto non ci sentiamo da 15 giorni. Poi ci mettiamo diligentemente in fila indiana e pedaliamo ognuno immerso nei propri pensieri. Naturalmente io mi defilo alle spalle del mio amico, lasciando che sia lui a tagliare l’aria, anche se, con la sua silouette, di riparo ne dà gran poco. Con il vento contrario, però, Antonio viaggia ad una velocità che io non raggiungerei neppure con il vento a favore. Mi dispiace che non stia molto bene. Da quando, per motivi di lavoro, è costretto ad alternare due settimane in Italia a due settimane nel nord Africa, il suo bioritmo è andato un po’ in tilt e soffre ogni tanto di emicrania e capogiri. La sofferenza maggiore però, da appassionato ciclista qual è, è causata dall’impossibilità di allenarsi con regolarità come prima. Lui sostiene di non essere in grande forma, ma a me non pare. L’ho visto schizzare via tante volte come un camoscio su per salite impervie. Beato lui! C’è chi può, io non può! Tra un pensiero e l’altro arriviamo al bivio per Gaverina e il Colle Gallo, una salitella  di 6-7 km non troppo impegnativa, giusta per sgranchirci le gambe. Il sole ormai ha fatto la sua bella comparsa e la temperatura adesso è gradevole. Saliamo affiancati, parlando un po’ di tutto. Mi piace la compagnia di Antonio perché non si lamenta mai, non critica il mio lento procedere e non si impiccia dei fatti miei. Ha davvero una pazienza infinita! Intanto scolliniamo e, senza troppi indugi, ci lanciamo nella discesa. Al bivio per Cene svoltiamo a destra e ci dirigiamo verso Gazzaniga, dove inizia la salita che conduce, prima, ad Orezzo e, poi, al Passo di Ganda. E' lunga circa 9 km ed è di media difficoltà. Infatti le pendenze diventano un po’ più severe negli ultimi 2-3 km e, a parte uno strappetto al 14%, il resto si mantiene tra il 7 e l’11%. La strada è tranquilla e corre parallela a quella più frequentata che sale a Selvino da Nembro. Dal paese di Orezzo la strada diventa più suggestiva. Entriamo in un fitto bosco e passiamo sotto la volta formata dai rami degli alberi, con il sole che crea giochi di luce fantastici tra le foglie.  Poco dopo, il bosco lascia il posto ad ampi pascoli, dove alcune mucche se ne stanno placidamente sdraiate sull’erba. Questo è il tratto più duro dell’intera salita, ma niente di impossibile. Ormai manca poco alla fine. Un ulteriore ingresso nella volta del bosco ed eccoci al Passo. Il panorama che si gode da quassù è strepitoso! Dopo un breve saliscendi, giungiamo ad Aviatico. All'incrocio giriamo a sinistra e, prima di entrare nel centro di Selvino, svoltiamo a destra, scendendo qualche chilometro verso la val Brembana, ma, al bivio per Sambusita, deviamo a sinistra e ricominciamo a salire. I muscoli raffreddati dalla discesa fanno fatica a rimettersi in moto. Le gambe sembrano pezzi di legno, ma basta qualche pedalata e tutto passa. Questa strada è abbastanza dura e tutta al sole. Comincio a sentirmi un po’ cotta. Ci manca solo il profumo di brasato che esce da una cucina ... mi sento svenire per la fame. Al bivio per Salmezza prendiamo a sinistra. Un ultimo sforzo e, prima ancora che me ne renda conto, scolliniamo. Chissà perché me la ricordavo più lunga questa salita; saranno circa 5-6 km. Ci fermiamo alla piccola cappella. Leggo “Madonna del riposo”. E’ il posto ideale per fare una sosta ed ammirare il panorama, che da qui è davvero notevole. Più in basso, a destra, Selvino e, tutt’intorno, una splendida corona di montagne. Io ne approfitto per rifocillarmi, Antonio per sgranchirsi il soprasella. E già, lui non ha, come me, un’imbottitura naturale. Le sue ossa poggiano direttamente sul sellino. Sfido io che poi duole! E’ giunta l’ora di rientrare. Infiliamo il k-way e ci fiondiamo giù fino a Selvino e, poi, a Nembro. Qui Antonio dà sfoggio della sua abilità di discesista e scompare nel giro di pochi secondi. Lo ritroverò a valle, dopo 20 lunghi minuti, ricoperto di una spessa ragnatela. Non c’è niente da fare, non sono proprio capace ad affrontare i tornanti in discesa! Al bivio per il Colle dei Paste, le nostre strade si separano: io giro a sinistra per la Tribulina, lui tira dritto per Villa di Serio. Alla fine abbiamo percorso solo un centinaio di chilometri, con un dislivello di 1830 metri, ma io ho trascorso davvero una piacevole mattinata in compagnia di una splendida persona.

lunedì 3 ottobre 2011

14/09/10 - Uscita in mountain bike (S. Giovanni delle Formiche + Grena) (36 km - 1150 m di dislivello)


Dalle mie parti gli sterrati hanno pendenze assassine. Numerosi sono gli strappi tra il 19 ed il 24% ed i sentieri sono ingombrati da massi e radici, a volte viscidi e scivolosi. In discesa è necessario mollare i freni, se non si vuole catapultare e, questo, l’ho imparato a mie spese. Purtroppo, a causa della forte pendenza, la bici acquista subito velocità e, pertanto, serve la massima concentrazione per evitare di fare voli acrobatici. Sono per lo più percorsi difficili, ma non c’è molta alternativa. La pausa pranzo è lunga, ma non abbastanza da permettermi di allontanarmi troppo. O così o pomì. Ma sì, un pizzico di adrenalina non può che far bene!


Oggi per esempio ho fatto un giro di circa 36 km e 1.150 m di dislivello, metà su asfalto e metà su sterrato e sentieri. 
Appena uscita da casa, imbocco la salita che porta alla chiesetta del Calvario. Sono circa 2 km di sterrato, con un tratto iniziale pavimentato. Subito una rampa al 15%, seguita da un'altra al 18% e da una successiva al 15%. Adoro questo luogo. A sinistra la vista spazia sulle Prealpi Orobiche e a destra su Montorfano e la piana che lo circonda. Al tramonto lo spettacolo che si gode da quassù è davvero impagabile. Proseguo su asfalto fino al campo sportivo della graziosa frazione di S. Pantaleone e, poi, tiro dritto su per un’altra rampa di 700 metri al 16% fino alla chiesetta degli Alpini. Da qui, nelle giornate limpide, si vedono i monti dell’Appennino. Continuo fino a Gandosso, scendo verso Villongo e prendo la scorciatoia per Foresto Sparso, dove inizia la salita per San Giovanni delle Formiche, lunga circa 3,5 km. Anche qui pendenze di tutto rispetto, con tre rampe dal 14 al 16%.  Arrivo alla cappelletta e svolto a destra in direzione Entratico.


Sono 2,5 km in leggera salita, con brevi tratti al 9-11%. Che bella questa strada che corre in mezzo a prati e boschi in totale silenzio! Inizio la discesa, ma, poco dopo, svolto a sinistra e imbocco uno sterrato che scende a Zandobbio, passando per località Grena. Arrivo alla cava e faccio dietro front, perché voglio percorrere questi 3 km di sterrato anche in salita. Mi piace tantissimo, perché la strada, oltre ad essere all’ombra, è abbastanza ampia e i primi 2 km facili. Pendenza blanda e buon fondo. Poi però arriva il bello, una rampa di 700 metri, metà in bitume che sembra un gruviera e metà in terra compatta e rocce. Mi chino sul manubrio per evitare che la bici si impenni e pedalo velocemente con il cuore a mille. Sono così presa dallo sforzo che non mi ricordo di guardare la pendenza, ma di certo supera il 20%. 
Sbuco di nuovo sull’asfalto e risalgo a San Giovanni delle Formiche. Alla cappelletta svolto a destra e percorro il durissimo chilometro e mezzo che mi separa dalla piccola chiesa. I tornanti sono stretti, non c’è possibilità di respiro. Do una sbirciatina al Garmin: segna 24%. Accipicchia! Poi inizio la discesa nel bosco; è lunga circa 3 km e mi riporterà a Gandosso. Il sentiero, nel primo tratto, è abbastanza ampio, ma completamente ricoperto di pietre; poi risale per pochi metri fino ad un capanno di caccia, ridiscende e, quindi, migliora leggermente. Ora c’è terra compatta, ma le moto da cross, che passano di qua pur essendoci un cartello di divieto, vi hanno scavato al centro un lungo e profondo solco, dove ristagna l’acqua piovana. Procedo con cautela ed equilibrio precario su uno dei bordi della fenditura, cercando di non scivolare dentro la stessa. Poco più avanti incontro grosse rocce che devo saltare. E’ facile, perché sono larghe, ma non troppo alte e la pendenza dolce. Quando, però, l'inclinazione aumenta, scendo dalla bici. E’ più forte di me. Fosse una roccia sola, potrei anche provare a superarla, ma qui è tutto un susseguirsi di massi e, con la bici che acquista velocità, mica sono sicura di riuscire a mantenere l’equilibrio! E poi sono da sola. Se mi succede qualcosa, qui passano ore o giorni prima che qualcuno mi trovi. No, no, meglio non rischiare. Il sentiero sbuca, poi, su una radura, sale leggermente, ridiscende e rientra nel bosco. Anche in questo punto c'è un tratto che non mi fido a percorrere in bici, perché è stretto, irto e viscido. Ma la cosa più inquietante è il bel burrone che si apre alla mia destra e, se cado, rotolo giù fino a valle. Ritorno in sella e affronto l’ultima ripida, orribile discesa. Mollo i freni e mi lascio andare, implorando l’aiuto di Dio, mentre le ruote corrono sulle pietre, facendomi sussultare e sbandare. Sono alla località Pitù di Gandosso. La strada adesso è asfaltata. 

Salgo al cimitero e, poco dopo, svolto a destra. Un’ultima rampetta al 19% ed ecco il sentiero che scende alla chiesetta degli Alpini di Grumello. Percorro un tratto pianeggiante su terra battuta, supero due pozzanghere, scivolo nel fango viscido e, poi, giù. Saranno un paio di chilometri di discesa, ma qui vedo i sorci verdi. Non sapevo di trovarmi nel regno dei tafani. Questo sentiero l’ho percorso diverse volte, in periodi più freddi, senza problemi. Allora, l’unica mia preoccupazione era stata quella di concentrarmi sulla scelta della migliore traiettoria, che mi avrebbe permesso di superare una serie di sassi che occupavano l’intera sede del sentiero. 

Oggi, invece, la faccenda si complica. Non potendo staccare le mani dai freni, tenere a bada i tafani diventa un'impresa da circo. 
Sono letteralmente presa d’assalto. Non vedo l’ora che questo inferno finisca. Basta! Mai più di qua! Riemergo, stravolta, sull’asfalto, alle spalle della chiesetta degli Alpini e ripercorro a ritroso la strada fatta all’andata. Nonostante tutto sono soddisfatta del giro che ho fatto.

Mi sento felice e spensierata mentre scendo a manetta verso casa. Una doccia veloce e via, di corsa in ufficio, ma col sorriso sulle labbra.