Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 6 ottobre 2015

07/09/2015: LAGO DI IDRO (BS) E CICLABILE DELLA VALLE DEL CHIESE IN CAMPER E BICI

Per raggiungere Ponte Caffaro, sul lago di Idro, percorriamo la A4, usciamo al casello Brescia Ovest e proseguiamo sulla superstrada, seguendo le indicazioni per Lago di Garda – Salò – Lago di Idro e, poi, la SS 237. Da casa nostra sono soltanto 85 km. Parcheggiamo il camper sul lungolago, a sinistra del bar-ristorante (Via Quadri Prima, 6 – GPS: N45° 48.620' – E010° 31.504'). Costo: 10€ per 24/h, solo servizi igienici (un incaricato del Comune si occupa della riscossione). Il posto è carino e tranquillo. Proprio davanti passa la pista ciclabile che, attraversando la valle del Chiese, conduce, in circa 20 km, a Pieve di Bono. E' prevista, nel futuro, la realizzazione di un altro troncone di ciclabile che consentirà di arrivare sino a Tione e di immettersi sulla Ciclabile della Val Rendena. 
Quest'ultima costeggia il Sarca e, in 25 km, collega il lago di Ponte Pià a Carisolo. Da qui, si può fare un'escursione nella Val Genova per ammirare le Cascate del Nardis oppure proseguire, lungo una strada asfaltata chiusa al traffico (la via vecia), fino a Sant' Antonio di Mavignola, affrontando la salita più impegnativa per Madonna di Campiglio. 
Il percorso odierno, dunque, si snoda nella vallata del fiume Chiese, alle porte del Parco Naturale Adamello-Brenta ed al confine tra Lombardia e Trentino. Partiamo dal punto in cui il fiume si getta nel lago di Idro e risaliamo la sponda sinistra del corso d'acqua, fino ad un caratteristico doppio ponte in legno. A questo punto la strada si biforca e si può scegliere se continuare dritto, lungo il Chiese, ed evitare il centro di Storo, oppure deviare a destra, attraversare il paese e rientrare nuovamente nell'altra ciclabile. 
Noi optiamo per quest'ultima via, scoprendo, al ritorno, che era meglio l'altra. Poco male! Dopo il centro abitato, prima di un ponte, svoltiamo a destra. Passiamo accanto ad un'area attrezzata per pic-nic con tanto di cascatella, pedaliamo su una passerella di legno e, poi, proseguiamo, per circa 2 km, lungo una stradina sterrata, che corre in un ambiente naturalistico davvero splendido. Superato un ponticello, fiancheggiamo le rovine di un antico casale, nel pressi del quale si trova un bicigrill. Procediamo ancora verso Condino e Cimego, percorrendo un breve tratto di statale sul marciapiede ed alcune centinaia di metri su una strada secondaria. Infine, ritorniamo sulla ciclabile ed arriviamo a Pieve di Bono, dove termina, di fronte all'Ufficio Informazioni (toilette e tavolino con panche), la facile pista riservata alle bici, adatta anche a chi è poco allenato. 
A questo punto propongo a Marco di continuare ancora un po' sulla statale 237. Acconsente brontolando, perchè la strada non ha lo spazio per le bici, ed imprecando contro il traffico, che a me non pare nemmeno tanto sostenuto. Non c'è niente da fare: lui è un biker e, fuori dai sentieri, gli prende l'ansia. Piano, piano la pendenza si accentua. Un paio di tornanti, un lungo rettilineo ed ecco apparire all'orizzonte la sagoma di un fortino. Sarà la nostra meta finale. Poche centinaia di metri e siamo davanti all'entrata del forte di Larino, alle porte di Lardaro. Essendo la visita gratuita, ne approfittiamo per dare una sbirciatina veloce all'interno, abbandonando per un attimo le bici. Quindi, su consiglio del custode, andiamo alla ricerca del Sentiero della Pace, che dovrebbe riportarci al lago di Idro evitando la statale. 
Il nome è allettante e, con grande curiosità, ci avviamo verso il pugno di case indicatoci come luogo presso il quale avremmo potuto trovare l'accesso al sentiero. Di cartelli segnaletici, però, neanche l'ombra. Non ci resta che chiedere informazioni all'unico essere umano incontrato nel piccolo borgo, il quale, con aria perplessa, ci dice che è abbastanza lontano da lì e che dovremmo pure arrampicarci su per una montagna. Insomma, è un po' complicato arrivarci. Non è proprio il caso di andare allo sbaraglio in posti che non conosciamo. 
Perciò, ritorniamo tranquillamente da dove siamo venuti. Personaggi strani questi custodi di fortini! In conclusione, abbiamo percorso una sessantina di chilometri e 440 metri di dislivello, in una valle da noi mai esplorata prima d'ora, aperta al turismo, dove è possibile praticare sport all'aria aperta, visitare i luoghi della Grande Guerra o semplicemente vivere momenti di relax in un ambiente ancora autentico ed incontaminato. 

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30/08/2015: PASSO DI MALOJA (1815 metri alt.) da Chiavenna






32 km da Chiavenna – 1500 metri di dislivello+ (pendenza massima 13%)

Salita piuttosto lunga, ma senza grosse difficoltà. La parte più impegnativa, ma forse anche la più divertente, si concentra negli ultimi 2,5 km: 13 tornanti ravvicinati, con pendenze comprese tra l'8 e il 13%. Tutto il percorso, comunque, è molto suggestivo e si svolge in un ambiente naturale incantevole. Decidiamo di percorrere la pista ciclabile n. 6 che, da Chiavenna, in circa 13-14 km, ci porta al confine svizzero. Boschi, torrenti, ponti, cascate e anche un po' di sterrato … non c'è proprio da annoiarsi! Dalla dogana, la strada continua a salire sempre dolcemente, con morbide curve e lunghi rettilinei, tanto che, nei primi 22 km, superiamo meno di 800 metri di dislivello. Nonostante sia domenica, il traffico è meno sostenuto di quel che pensavo. 
Automobilisti e motociclisti sono, comunque, rispettosi e silenziosi. Così, quel giro infernale, ipotizzato da Marco, si sta rivelando, invece, una piacevole passeggiata tra le bellezze alpine svizzere. Nei pressi di Promontogno siamo obbligati a deviare verso il caratteristico paesino ed a percorrerne le vie acciottolate per evitare una galleria vietata alle bici. Sbuchiamo, poco dopo, sulla strada principale; affrontiamo un altro, lungo rettilineo, un paio di tornanti e, finalmente, arriviamo ai piedi dell'incredibile serpentone d'asfalto, che si snoda sinuoso sul ripido fianco della montagna. Tornante dopo tornante, lasciamo alle nostre spalle i 2 impervi km che, con un balzo di 200 metri, ci innalzano ai 1815 metri di quota del Passo. Lo splendido panorama sulla Val Bregaglia, che si gode da quassù, ripaga di ogni fatica. 
La strada, contrariamente a quanto si può pensare, continua, poi, in falsopiano nella valle dell'Engadina, verso Saint Moritz, e consente di raggiungere l'imbocco di ulteriori vie per altri Passi alpini, quali lo Julierpass, a 12 km (7 km di salita da Silvaplana, 39 da Tiefencastel), l'Albulapass a 30 km (9 km di salita da La Punt, 31 da Tiefencastel), il Passo del Fuorn da Zernez a 50 km (22 km di salita), il Fluelapass a 57 km (13 km di salita da Susch, 14 da Davos), o semplicemente di scendere a Tirano, passando dal Passo Bernina, e tornare a Chiavenna sulla ciclabile, completando un anello di circa 200 km. Io, intanto, mi accontento così, grata a Marco per la compagnia che mi fa, nonostante lui non sopporti di pedalare sull'asfalto. Perciò, dopo la foto di rito, giriamo le bici e ci accingiamo a tornare a Chiavenna. Il rientro avviene velocemente: il vento a favore, i lunghi rettilinei e l'ottimo stato del manto stradale, invogliano anche un brocco come me a mollare un po' i freni in discesa. Una volta rimpatriati, evitiamo la ciclabile e ci dirigiamo direttamente a Borgonuovo, dove ci aspettano le maestose cascate dell'Acquafraggia: uno spettacolo della natura! La giornata non poteva finire in modo migliore.




29/08/2015: PASSO DELLO SPLUGA (2113 metri alt.) da Chiavenna



Salita di 31 km e 1860 metri di dislivello (pendenza max 12%), impegnativa per la lunghezza, non tanto per le pendenze. Partiamo da Chiavenna (300 metri alt.) e seguiamo le indicazioni per il Passo. Già sulle lunghe rampe e sui quattro tornanti a gomito dei primi 3 km, i muscoli delle gambe sono chiamati a svolgere il loro lavoro con impegno. In compenso, la valle di San Giacomo, protetta da alte montagne, fresca e boscosa, è ideale per pedalare in queste giornate torride. Essendo il Passo dello Spluga un valico che collega l'Italia alla Svizzera, ci aspettavamo parecchio traffico. Invece, tutto sommato, finora, il via vai di auto, moto e camper è sopportabile. Guadagniamo, senza troppo affanno, la frazione di San Giacomo Filippo e continuiamo a salire, superando, con altri tornanti e brevi gallerie, il Santuario di Gallivaggio. 
Un attimo di tregua in corrispondenza di un moderno ponte. Poi, ancora su, fino a Campodolcino (1.091 m alt.). Qui, tiriamo il fiato per 3 km e, addirittura, scendiamo per qualche centinaio di metri, prima di affrontare il tratto, secondo me, più spettacolare di tutta l'ascesa: una serie di dieci, ripidi tornanti consecutivi, con pendenze sempre sopra l'8%, oltre a diverse, brevi gallerie, scavate nella roccia, alcune delle quali un po' strette e scarsamente illuminate (per sicurezza accendiamo il faretto posteriore). In alternativa, per evitare questo tratto tortuoso, usciti da Campodolcino, si può deviare a sinistra e percorrere una variante, più lunga di 3 km, che si ricongiunge più avanti alla strada per il Passo. Ci inerpichiamo, quindi, sul fianco scosceso della montagna, condividendo gli stretti tornanti con auto e moto (poche, a dir il vero). 
Procediamo tutti con attenzione e prudenza, cercando di non intralciarci gli uni con gli altri. Poco dopo, arriviamo al bivio per Madesimo, ignoriamo la galleria alla nostra destra e ci dirigiamo dalla parte opposta. Le pinete lasciano il posto a prati e pascoli, mentre la valle si allarga, consentendo allo sguardo di posarsi sulla corona di cime rocciose circostanti. 
Panorami mozzafiato, che distraggono dalla fatica. La salita sembra interminabile, però mi sta entusiasmando. Ci infiliamo in altre gallerie paravalanghe, aperte verso l'esterno, che lasciano passare la luce ed offrono scorci da cartolina. Piano, piano, la pendenza si fa più dolce. Scorgo in lontananza l'imponente muro di una diga, che annuncia la presenza di un bacino artificiale. 
La strada, adesso, spiana completamente ed il paesaggio intorno a noi è brullo, ma tutt'altro che desolato. Costeggiamo il lago per circa 3 km, fino al piccolo borgo di Montespluga (1908 metri alt.), che attraversiamo, preparandoci ad affrontare gli ultimi 3 km di salita. 
Con una serie di curve e controcurve, accolti dai fischi d'allarme delle marmotte, eccoci, in breve, ai 2113 metri del Passo ed alla frontiera con la Svizzera. Scendendo dal versante opposto, verso Splüghen, e costeggiando l'autostrada fino a Tiefencastle, si può risalire ai 2294 metri di quota dello Julierpass (con una salita di 39 km), scendere per circa 7 Km fino a Silvaplana e, poi, tornare verso Chiavenna, passando da Maloja e completando un anello di complessivi 170 km e 3700 metri di dislivello (ricordarsi di portare con sé la carta d'identità). 
Noi, invece, ritorniamo per la medesima strada percorsa all'andata: non oso nemmeno proporre a Marco un giro del genere. E' già tanto se abbandona qualche volta lo sterrato per seguirmi, con la sua pesante mountain bike, in qualche giro sull'asfalto.

(P.S.: Chiavenna si raggiunge da Lecco e imboccando, successivamente, la superstrada che costeggia il lago di Como fino a Colico. Si prosegue, quindi, sulla SS36 seguendo le indicazioni per Chiavenna)

ULTERIORI FOTOGRAFIE

BELGIO IN CAMPER (giugno-luglio 2015)

Percorsi complessivamente: 3.960 km
Spese complessive di gasolio: € 680
Bergamo-confine Belgio = km 990 km

Ebbene sì, ci siamo finalmente convertiti anche noi al navigatore satellitare e devo dire che mai decisione fu così saggia. Essere guidati, passo passo, da qualcuno che sa il fatto suo, è una gran bella cosa. La vecchia mappa cartacea, comunque, è sempre qui, sulle mie ginocchia. Ogni tanto ci butterò l'occhio e darò una controllatina, perchè fidarsi è bene, ma ….. voglio vedere dove mi sta portando. Adesso non siamo più soli: con noi c'è Simona e non la invidio proprio. D'ora innanzi, Marco se la prenderà solo con lei, se le indicazioni fornite non saranno giuste. La nostra meta è il Belgio, chissà perchè da noi finora sempre snobbato. 
Il Paese ha la superficie di Piemonte e Liguria messi insieme, un decimo dell'Italia, eppure le cose da vedere e da fare sono infinite. Avendo circa un mese di tempo a disposizione e volendo, comunque, prendercela comoda, cercheremo di cogliere il meglio di ciò che il Belgio offre. Giusto per inquadrare la zona, la possiamo geograficamente così descrivere: a settentrione, le basse coste del Mare del Nord e il corso della Schelda; a meridione, le morbide colline delle Ardenne e il solco della Mosa/Sambre; al centro, un altopiano pressoché pianeggiante. Dal punto di vista amministrativo, invece, il Belgio è diviso in tre regioni: Bruxelles, che comprende l'agglomerato urbano ed altri 18 comuni; le Fiandre, con le province del Brabante fiammingo, del Limburgo, di Anversa, della Fiandra orientale e di quella occidentale; la Vallonia, con le province del Brabante vallone, di Liegi, del Lussemburgo, di Namur e dell'Hainaut. 
Fatte le opportune premesse, si parteeeeeeeeee!!!

Fussen (Germania)
24/06/2015 – mercoledì: partenza da Grumello ore 11. Imbocchiamo l'Autostrada A4, direzione Venezia e, poi, l'Autostrada A22 del Brennero. Al confine con l'Austria, facciamo una sosta in autogrill per acquistare la vignette (8,70 euro), necessaria per viaggiare sulle autostrade austriache. Paghiamo pure 9 euro di pedaggio per attraversare il Ponte Europa, che collega il Brennero ad Innsbruck. Qui giunti, seguiamo A45 – A12 ed usciamo a Mols. Superato il Fernpass, arriviamo a Fussen, in Germania intorno alle 18. Pernottiamo al Camper's Stop (Abt-Hafner-Str.9 – tel: 08362/940104): 13 euro + 2 euro per 3 kw di corrente, camper service, docce (servizi pulitissimi - nonostante l'area sia quasi al completo - profumati e dotati di filodiffusione). Fin qui, il percorso è stato piacevole e ci ha regalato bei panorami in Trentino Alto Adige e lungo la Valle dell'Inn, in Austria.

Abbazia di Orval
25/06/2015 – giovedì: partenza h. 9,30 da Fussen. Il percorso è monotono sulle autostrade tedesche e sfiora le città di Ulm, Stoccarda e Pirmasens. Gli innumerevoli lavori in corso rallentano continuamente la nostra marcia. Per fortuna, l'attraversamento del Lussemburgo avviene in modo rapido ed indolore. Entriamo in Vallonia, la regione meridionale del Belgio, nei pressi di Arlon. Dirigendoci verso Orval, il paesaggio cambia di colpo. Le Ardenne ci accolgono con le loro foreste fitte, fitte, i piccoli villaggi dai tetti in ardesia, le antiche dimore, i fiumiciattoli e i laghetti dove candidi cigni scivolano lenti sulla superficie dell'acqua. Un posto idilliaco, in una zona lussureggiante. Alle 19,30 parcheggiamo il nostro mezzo di fronte alla bella abbazia, non essendoci alcun divieto per i camper. Siamo affamati. Velocemente, ci prepariamo un buon piatto di fusilli al pomodoro e basilico, che ci gustiamo nella pace e nella tranquillità del luogo, allietati dal canto degli uccellini. 

Abbazia d'Orval
26/06/2015 – venerdì: 20° C al mattino, che saliranno a 30°C nel corso della giornata. Tempo soleggiato. Ore 9,30, entriamo nell'abbazia di Orval, rinomata non solo per la sua storia e per la vita spirituale dei monaci, ma anche per la produzione di un formaggio tipico nonché della birra trappista nell'annesso birrificio. E' immensa e dedichiamo piacevolmente alcune ore alla visita, passeggiando tra le rovine romaniche dell'antica  abbazia, soffermandoci davanti alla fonte legata alla leggenda di Matilde di Canossa e il nome Orval, attardandoci nel giardino    delle piante medicinali e nelle sale espositive, dove viene illustrato il procedimento per produrre la birra. La zona dell'abbazia abitata dai monaci, giustamente, è chiusa al pubblico. 
Le "Classic d'Eduard"
Ci spostiamo, quindi, a Florenville. Lasciato il camper all'uscita del paese, nel parcheggio sulla strada che porta agli impianti sportivi, andiamo subito alla Maison du tourisme per reperire del materiale informativo e le mappe del posto, ma non troviamo ciò che cercavamo. Il paese non ha nulla di particolare, a parte la famosa cioccolateria “Les chocolats d'Eduard” (dove si può anche pranzare) che, naturalmente, non mi lascio sfuggire. Entro e ordino un “Classic d'Eduard”: tre fette di torta al gianduia, su una base di crepe croccante, ricoperte da un sottile strato di cioccolato fondente, guarnite con fragole e fogli di fondente, al costo di 6 euro. Divino e supercalorico, tanto che arrivo all'ora di cena senza appetito; non è da me! 
Chateau-fort di Bouillon
Lasciamo Florenville e ci dirigiamo verso Bouillon, borgo medievale, racchiuso tra due strette anse della Semois e dominato da un imponente chateau-fort.
L'area camper si trova nei pressi degli impianti sportivi (parcheggio gratuito, con camper service, privo di elettricità), sulla riva del fiume. Per raggiungerlo, una volta arrivati in paese, ci infiliamo in una piccola galleria, giriamo a destra, superiamo uno stretto ponte in pietra a tre arcate, e, poi, svoltiamo a sinistra, proseguendo per circa 1 km sulle sponde del fiume (Rue de la Poulie). E' una bella zona, tranquilla, in mezzo al verde, distante circa 1,5 km dal centro. Lo raggiungiamo a piedi, poco dopo, percorrendo una piacevole stradella lungo il corso d'acqua, che continua anche sulla sua riva opposta, al di là del ponte, sulla sinistra.
Bouillon
Il vialetto alberato offre una gradevole ombra e una rilassante passeggiata sull'argine della Semois. Breve incursione alla Maison touristique per recuperare il solito materiale turistico, veloce spesa al supermercato Colruyt, lì accanto (i cui prezzi sono davvero convenienti), ancora due passi lungo il fiume e, quindi, torniamo al camper. Ci troviamo nel Lussemburgo belga, una delle province della Vallonia attraversata dagli affluenti della Mosa. Una terra che offre tante attività: dalla pesca al kajaking, dal trekking alle passeggiate a piedi o a cavallo. Le strade mi sembrano particolarmente pericolose per praticare il ciclismo: sono strette e non c'è uno spazio per le bici. Tra l'altro sono battute anche da grossi Tir, che viaggiano a velocità sostenuta.

La Semois dal castello di Bouillon
27/06/2015 - sabato: 20° C al mattino, 25° C al pomeriggio. Trascorriamo la mattinata alla fortezza di Bouillon, chateau-fort meraviglia dell'arte militare medievale, dove visse Goffredo di Buglione, il Prode cavaliere che comandò gli eserciti cristiani della prima Crociata. Ingresso: 7 euro adulti, 4-5 euro bambini. Siamo fortunati, dopo 10 minuti inizia lo spettacolo di falconeria; neppure paragonabile a quello offerto dal castello di Hohenwerfen, in Austria, ma simpatico e divertente, anche se in lingua francese. Per la visita del castello seguiamo la numerazione apposta sulle pareti, che ci porta dal gelo dei sotterranei al caldo della torre, dalle anguste prigioni alle grandi sale a volta. E così, percorrendo tetri cunicoli, salendo e scendendo ripide scale in pietra, dando una sbirciatina all'esposizione dei rapaci imbalsamati e un'occhiata alla più interessante mostra di scrittura (dalla piuma al personal computer), non ci accorgiamo del tempo che passa. Per fortuna le boulangeries sono sempre aperte. Da buoni italiani, senza pane siamo morti! Torniamo al camper, camminando lungo il fiume e sbocconcellando le due baguettes appena acquistate. Dopo pranzo si alza un forte vento, che spazza via le nubi e noi ci concediamo un pomeriggio di relax.

Un meandro della Semois
28/06/2015 – Domenica: h. 8: 12° C. - - h. 14: 24° C - - h. 17: 33° C.
Finalmente si pedala! Un breve giro in bici di 55 km e 530 metri di dislivello in mountain bilke, ma su asfalto e su strade secondarie … meglio di niente!
Da Bouillon ci dirigiamo verso Rochehaout. La strada sale leggermente, in un ambiente naturale splendido, fino ad un punto panoramico, dal quale si può ammirare un magnifico meandro della Semois. Poi scendiamo verso Sedan, sconfinando in terra francese e subito si nota la differenza dell'asfalto. Tutto sommato, le strade della Vallonia non sono migliori di quelle italiane, quanto a qualità e sicurezza. Di piste ciclabili non se ne vedono proprio. Mi piacerebbe arrivare fino a Sedan (mancano soltanto 12 km) e tornare a Bouillon via Orval e Florenville, ma Marco sostiene che dovremmo percorrere tratti troppo pericolosi, perciò torniamo subito al camper. Effettuiamo le operazioni di carico/scarico acque e, poi, ci rimettiamo in viaggio.
Sohier
Lasciamo la valle della Semois e ci spostiamo verso quella della Lesse. Il navigatore ci porta a percorrere strade strette e deserte, che si insinuano all'interno di interminabili, secolari foreste, dove il sole fatica a penetrare. Attraversiamo piccoli borghi, con case in pietra e tetti neri d'ardesia, come Redu, “villaggio del libro”, che possiede 24 librerie, una fabbrichetta per la produzione della carta e una chiesa con un bellissimo altare ligneo; oppure Daverdesse, un pugno di case nascoste nel verde,  circondate da giardini curati e quattro viette delimitate da basse siepi. Dopo una quarantina di chilometri arriviamo a Sohier, uno dei tanti villaggi fioriti di Vallonia. Ci fermiamo qui per la notte, parcheggiando il camper vicino alla chiesa.
Non c'è in giro nessuno, a parte alcuni contadini che tornano dai campi a bordo di piccoli trattori. Siamo ancora nelle Ardenne, ma più a Nord, e qui le attività prevalenti sono quelle dell'agricoltura, dell'allevamento e del legname. Il paese è minuscolo, ma carino. 
Su un pannello informativo, leggiamo: “Les Pays de la Haute Lesse: Daverdisse, Libin, Tellin , Wellin. La Haute Lesse: un paese tra tradizione e modernità dove è bello vivere. Lungo il suo fiume (la Lesse), La Haute Lesse propone paesaggi tranquilli ed armoniosi. I suoi villaggi, le sue campagne, i suoi boschi hanno mantenuto il fascino delle vecchie Ardenne. Vicino ai grandi siti turistici, come l'Euro Space Center, vi si trova il Villaggio del Libro, il museo dell'agricoltura, quello della campana a Tellin e della scarpa (sabot) a Porcheresse, oltre a tante altre curiosità da scoprire in questo quadro discreto, semplice, vero”. 

Roche-en-Ardenne
29/06/2015 – lunedì: h 8: 19° C - - h. 17: 36° C - - h. 22: 24°C. Caldo secco, parzialmente nuvoloso.
Ci avviamo verso Hans sur Lesse, che raggiungiamo dopo 12 km. C'è un grande parcheggio in Rue de la Lesse (GPS: N 50.12722, E 5.18638), dove contiamo ben 18 pullman già alle 10 del mattino. Sciami di bimbi festanti si avviano verso la piazza del paese, dove un tram li condurrà alle famose grotte. Noi non amiamo i luoghi affollati, perciò, a malincuore, rinunciamo alla visita. Proseguiamo per altri 5 km fino a Rochefort, ma non troviamo un parcheggio per il camper. Ci accontentiamo di ammirare il castello dai finestrini del nostro mezzo e continuiamo verso Marche-en-Famenne per altri 15 km. Belle strade alberate corrono tra distese di campi coltivati, boschi e prati. Il cielo adesso è limpido e una luce calda illumina il paesaggio. 
Roche-en-Ardenne
Lasciato il camper presso gli impianti sportivi, dopo il cimitero, c'incamminiamo verso il centro storico, che dista circa 500 metri ed è chiuso al traffico. Marche-en-Famenne è un bel paesotto, curato e pulito, con tanti negozi ed edifici antichi. All'ora di pranzo ne approfittiamo per mangiare qualcosa qui e, intorno alle h. 14, ripartiamo per la nostra prossima meta: Roche-en-Ardenne (sur l'Ourthe). 24 km di saliscendi, un breve tratto di superstrada e, poi, procediamo su strada tranquilla, immersi nel verde di pascoli, boschi e pinete. Nei 4 km che precedono il paese conto 4 camping sulla riva del fiume. Siamo nel Parc Naturel de Haut Ourthe, nella valle dell'Ourthe. Il colpo d'occhio sul borgo, con i ruderi di un castello, è spettacolare. Un piccolo gioiello circondato da foreste, i cui alberi dal fusto dritto e altissimo svettano verso il cielo. Il parcheggio per i camper si trova di fronte alla piscina, in Rue de Harsè n. 18. 
Roche-en-Ardenne
Dopo aver raggiunto il centro storico con una bella passeggiata, costeggiamo il fiume, attraversiamo un ponte e saliamo sulla collina per scattare qualche foto dall'alto. Questi paesini della Vallonia si girano con pochi passi, ma vale la pena vederli. Facciamo la spesa al Despar e, quindi ci avviamo verso Hutton, che raggiungiamo dopo 17 km. Superato il ponte sull'Ourthe, troviamo un parcheggio per i camper accanto ad un parco giochi per bambini (segnalato).


Durbuy
30/06/2015 - martedì: ore 8: 20° C. - - h. 17: 37° C. 
Anche Hutton non è un grande paese, ma ha vasti spazi verdi ricreazionali. Ci accorgiamo solo stamattina che c'è un'area camper dietro la chiesa, con camper service e corrente; pagamento con carta di credito: € 10 per 24 ore, 4 posti. E' tutto molto tranquillo e silenzioso:  anziani seduti sulle panchine lungo le sponde del fiume, mamme che spingono il passeggino, bambini che giocano nel parco ... Ci rimettiamo in marcia.  Durbuy è la nostra meta odierna e dista soltanto 13 km. Lungo la strada, però, facciamo una deviazione di 4 km verso Soy, classificato come uno dei più bei villaggi della Vallonia. Ci arriviamo dopo una serie di saliscendi su dolci colline ricoperte di boschi e pascoli. Delusione: non c'è nulla! Ci guardiamo attorno con attenzione, ma oltre alla fila di semplici case che si affacciano sulla via principale, non notiamo niente di particolare. Bah … Comunque, mi piacciono molto queste stradine, che si perdono all'interno di lunghi tunnel naturali formati dalle fronde degli alberi. I giochi di luce ed ombre, creati dai raggi del sole che filtrano attraverso il fogliame, rendono il tutto molto suggestivo e poetico. A questo punto evitiamo anche Hoppale, presupponendo sia sulla falsa riga di Soy, e puntiamo direttamente su Durbuy, la più piccola città del mondo, secondo la guida. L'area sosta per i camper sarebbe in Rue Fond de Vedeur (21 euro al giorno), ma noi abbiamo intenzione di restare qui soltanto alcune ore, perciò lasciamo il mezzo nel parcheggio per auto in Allée Louis de Loncin, tra l'altro quasi vuoto (3,5 euro per due ore e mezza), sperando di non essere multati.
Parco topiario di Durbuy
Durbuy è un bel villaggio, dominato dal Castello dei conti d'Ursel, di proprietà privata. E' piacevole passeggiare lungo il fiume, ascoltando il canto degli uccelli, e respirare l'aria gradevolmente intrisa del dolce profumo dei tigli. Solo per curiosità, entriamo al Parco toupiaires (topiario) (€ 4,50 adulti, 4 euro bambini). Quella  topiaria è l’antica arte di creare figure con la potatura di cespugli, siepi e arbusti; nel caso del parco di Durbuy con la potatura delle piante di bosso. Qui ci sono più di 250 figure, che arrivano ad avere fino a 120 anni. C'è anche la possibilità di acquistare tutto il necessario per praticare l’arte topiaria o bere qualcosa di fresco al bar, con tanto di terrazza dalla quale si gode di una vista panoramica del parco e del castello. 
Parco topiario di Durbuy
Ripartiamo in direzione di Theux (41 km). Come sempre, mentre viaggio, la mia attenzione ricade, non solo sul paesaggio circostante, ma anche sulle strade per verificare la loro compatibilità alla pratica del ciclismo e, per quanto mi è dato vedere finora, in Vallonia, non lo sono: troppo strette e senza spazio oltre la riga bianca laterale. In effetti di ciclisti non se ne vedono. Un'occasione per farci una risata ce la offrono i nomi dei paesi che attraversiamo: Sy, Ny, Vy, My … sicuramente non aveva tempo da perdere chi glieli ha assegnati. Proseguiamo su un altopiano, dove si susseguono piccoli villaggi con case in pietra nera o rossa. Saliamo dolcemente ed altrettanto dolcemente scendiamo, tra prati verdi e mucche al pascolo. Ed eccoci a Theux. Non riusciamo a trovare un parcheggio per il camper e siamo costretti a passare oltre, continuando verso Liegi, che dista da qui 39 km. 
Parco topiario di Durbuy
Ritorniamo a salire su strade drittissime e dalle pendenze notevoli. Poi finiamo in autostrada (in Belgio sono gratuite). Discesa mozzafiato, risalita su viadotto e, poi, di nuovo giù, in picchiata, perdendo tanto dislivello. L'impatto con la città è terrificante e qui mi viene in mente che il Belgio è lo stato più urbanizzato d'Europa: la sua popolazione si concentra, infatti, nelle città. E l'urbanizzazione colpisce subito: lungo la Mosa, un palazzotto dietro l'altro e colonne infinite di automezzi  sulle rive del fiume, nel doppio senso di marcia. Un traffico infernale, pazzesco ed in ogni dove, sopra e sotto i ponti. Incroci e semafori non fanno altro che creare ingorghi e rallentamenti. Chi lavora o vive qui è costretto a passare la maggior parte della giornata in auto. Mi chiedo cosa diavolo ci è venuto in mente di venire a Liegi! Abbiamo attraversato tante grandi città in vita nostra, ma non ci siamo mai imbattuti in un caos del genere. E, poi, di solito, all'ingresso delle città europee, ci sono le indicazioni di campeggi, alberghi, parcheggi, ecc. Qui non c'è alcun cartello e non sappiamo dove andare. Nemmeno la guida ci aiuta. Avventurarci verso il centro sarebbe una pazzia. Non sembra una città vivibile, aperta al turismo. Riusciamo con fatica ad allontanarci dalla Mosa ed a ritornare in autostrada. Via da questo incubo! 
Huy - vista della Mosa dalla cittadella
E' molto più saggio andare direttamente a Huy! Lungo la strada passiamo dal villaggio di Banneux, dove una moltitudine di pellegrini è in visita ad uno dei santuari più importanti d'Europa. Lo ignoravamo. Costeggiando la Mosa, giungiamo, dopo 53 km, al parcheggio in Avenue du Bosquet n. 18, sulla riva sinistra orografica del fiume. Terminiamo la giornata, passeggiando lungo le vie del centro storico di Huy, dove tutto parla del Tour de France, dato che lunedì è previsto l'arrivo della terza tappa. Nelle vetrine dei negozi il colore predominante è il giallo: magliette gialle, bici gialle, striscioni gialli ... Manifesti e fotografie dei campioni del ciclismo del passato sono esposte un po' ovunque. Si vede proprio che è una manifestazione sportiva molto sentita dai Francesi!

La cittadella di Huy
01/07/2015 – mercoledì: h 10: 27° C - - h. 12: 36° C - - h. 20: 46° C – soleggiato.
Passiamo la mattinata visitando la fortezza che domina la città dall'alto di una rupe (4 euro adulti) e che, nel passato, è stata spesso utilizzata per ospitare i prigionieri politici. Nelle sale interne, imbiancate a calce, è stato allestito un piccolo museo, con fotografie, abiti e cimeli vari. Nel pomeriggio lasciamo Huy e ci dirigiamo verso Jehay per visitare il suo castello. L'abbiamo deciso all'ultimo minuto, ma sarebbe stato più sensato andarci ieri per evitare di tornare indietro di 12 km. Pazienza! La strada è a 4 corsie e ci arriviamo velocemente.
L'apparizione del bel maniero è da effetto WOW. Il castello, purtroppo, è in fase di ristrutturazione e lo sarà ancora per i prossimi 5 anni. Si possono visitare soltanto i giardini (euro 2,50).
Castello di Jehay
Ci accoglie una giovane donna di origini friulane, con la quale scambiamo con piacere quattro chiacchiere. Tra l'altro, ci informa che un cielo azzurro come quello odierno è una rarità da queste parti ed un tal caldo veramente insolito. Ne approfittiamo per passeggiare un po' all'ombra degli alti alberi del grande parco. Non c'è nessun altro, oltre a noi, e ci godiamo la pace del posto. Più tardi partiamo per Namur, che raggiungiamo dopo 46 km. Il parcheggio è in Rue de Souchets, dove troviamo la solita attrezzatura per il carico e lo scarico delle acque bianche e nere, che si attiva pagando euro 7,50 con carta di credito. Man mano che il tempo passa, la temperatura s'innalza sempre più. Dopo cena, guardo esterefatta il termometro che continua a salire: alle 20 tocca i 46° C e alle 23 i gradi scendono soltanto a 38. Il caldo è opprimente e l'aria irrespirabile. Trascorriamo una notte insonne. E noi che pensavamo, venendo in Belgio, di sfuggire alla canicola padana!

Namur - panorama dalla cittadella
02/07/2015 – giovedì = h. 7: 27° C - - h. 14: 38° C - - h. 19: 33° C. Il centro di Namur è a 1,3 km. Ci si può arrivare percorrendo, a piedi o in bici, le sponde della Sambre, che, proprio qui, confluisce nella Mosa, oppure seguendo le indicazioni per il centro. Le vie sono strette e lastricate, per lo più chiuse al traffico, con tanti negozi, chiese e piazze. Fa già molto caldo. Mangiamo un gelato e, poi, c'inerpichiamo lungo la strada che porta alla cittadella, approfittando dei belvedere all'ombra per fare una pausa ed ammirare il panorama che si offre ai nostri occhi. L'esposizione fotografica allestita all'interno è gratuita e anche interessante, ma quel che conta è che c'è l'aria condizionata. Ci sembra di rinascere! Ci attardiamo il più possibile. 
Dinant
Poi ci ributtiamo sotto il sole cocente e scendiamo di nuovo verso la Sambre. Passeggiamo lungo il suo argine, mentre lunghe chiatte solcano le placide acque del fiume. Al loro passaggio, il silenzio viene rotto da una musica assordante, che sfuma man mano si allontanano.
Il caldo è sempre più insopportabile, di quelli che ti fanno chiudere gli occhi e strisciare i piedi per terra. Decidiamo di spostarci subito a Dinant. Se non altro, l'aria che entrerà dai finestrini del camper ci darà un po' di sollievo. 35 km dopo, parcheggiamo all'ombra di frondosi alberi lungo la riva destra della Mosa, vicino alla stazione ferroviaria, non essendoci aree riservate ai camper. Qui, fortunatamente, è abbastanza ventilato e trascorriamo le ore pomeridiane in assoluto relax. 
Dinant
Più tardi ci avviamo verso il centro e, per prima cosa, ci accertiamo, presso l'Ufficio Informazioni, della possibilità di lasciare il nostro mezzo dove l'abbiamo posteggiato, visto che un avviso, notato qualche secondo prima, ci aveva messo nel dubbio. Non ci sono problemi, dice l'impiegata; lì non c'è alcun divieto, ma ci consiglia, per l'eventuale sosta notturna, di trasferirci al parcheggio della cittadella, che sovrasta il paese dall'alto di uno sperone roccioso. E così facciamo, dopo aver fatto due passi lungo le vie commerciali, visitato la bella Collegiata di Notre Dame, con il suo caratteristico campanile a bulbo, la casa di Adolphe Sax (non si visita la sua abitazione, ma solo un luogo che consente di entrare nell'universo di questo grande artista), ammirato dall'esterno il grazioso municipio e attraversato un ponte, sul quale è collocata una serie colorata di enormi sassofoni dedicati ad alcuni Paesi dell'Unione Europea. 

Rocher Bayard nei pressi di Dinant
03/07/2015 – venerdì: = h. 8: 21° C - - h. 15: 38° C - - H. 22: 32°C. Giornata soleggiata e calda, senza un filo d'aria. 
Lasciamo alle nostre spalle Dinant, passando in una stretta apertura (ottenuta tagliando la montagna per consentire la realizzazione della strada N96) e, quindi, a filo della Rocher Bayard, una guglia rocciosa alta 40 metri, che s'innalza dalla sponda della Mosa. Allontanandoci da Dinant, il fiume scorre grande e lento in mezzo a verdi foreste. Splendide dimore, circondate da giardini curati e fioriti, si affacciano sulle sue acque lisce e scure. Adesso la ciclabile è ben visibile sulla sua riva, segnalata con grandi cartelli verdi, sui quali sono indicati i nomi delle località e le distanze. Facciamo una sosta a Hautière-par-delà per visitare la chiesa romanico-mosana dell'IX secolo. Quindi, ripartiamo per Couvin (32 km), imboccando la N99. Abbandoniamo la Mosa e procediamo verso sud-ovest su dolci saliscendi, tra pascoli, piccoli villaggi dalle case in pietra calcarea, fattorie e boschi. A Couvin ci sono diversi parcheggi gratuiti, ma il paese non offre nulla di particolare. Mi era parso di capire ci fosse un castello, ma non è così. Inoltre, all'ufficio turistico, l'impiegata ci spiega che le Grotte di Nettuno non si trovano qui, ma a Petigny (a 3 km di distanza), però sono chiuse. Nel fiume, infatti, c'è poca acqua e non si può effettuare il giro in barca come indicato nella guida. E' prevista soltanto la visita a piedi di un breve tratto di grotta. 
Castello di Chimay
Ci propone in alternativa il bunker a Bruly de Peche, dove Hitler stabilì, per tre settimane, il suo quartier generale durante la Campagna di Francia nel 1940, ma non ci interessa più di tanto. Così procediamo per Chimay. 13 km, sempre sui saliscendi della N99, strada spesso a 4 corsie, non molto trafficata, ma priva di panorami interessanti. Parcheggiamo in Rue des Ormeaux, di fronte al Casino, essendo, di venerdì, il parcheggio per i camper occupato dal mercato. 
Il castello è ancora abitato dai principi, per cui si accede soltanto ad una piccola parte del piano terra ed al teatro, dove si può assistere ad un filmato sulla storia del maniero (costo 9 euro a testa, dai 12 anni in su). I visitatori sono "guidati" da un Ipad che viene consegnato all'ingresso e pare che la principessa in persona dia loro il benvenuto. Sono le 13 e l'inizio delle visite è previsto per le 14,30. Il caldo, la mancanza di ombra e il pensiero che anche il camper è posteggiato nel piazzale in pieno sole, ci fanno desistere. Ci limitiamo a fare qualche foto ricordo. Anche la Collegiata è chiusa. Recuperiamo il camper e ci avviamo verso l'abbazia di Scourmont, presso la quale si produce, ma non si vende, la famosa birra di Chimay. Si tratta di fare una deviazione di 16 km tra andata e ritorno.
Binche
Marco mi chiede se ci tengo tanto; dal che intuisco la sua scarsa voglia di andarci. Forse è a causa di questo caldo infernale che l'interesse per le visite diminuisce.
Proseguiamo, pertanto, verso Virelles e Beaumont, su dolci saliscendi. Attraversiamo campi di frumento e mais, boschi, stagni e prati dove candide mucche pascolano indisturbate.
Lasciamo la Vallonia ed entriamo nella provincia dell'Hinault, fermandoci a Binche, dopo una quarantina di chilometri.
La guida indica un'area camper in Rue des Pastures, con camper service e 50 posti. Le coordinate GPS, però, sono sbagliate e, a quell'indirizzo, c'è solo un grande parcheggio per auto. Notiamo in un angolo il marchingegno per l'erogazione di acqua e corrente, ma è rotto; il pozzetto per lo scarico inutilizzabile. La sensazione è di abbandono. 
Giriamo il paese in lungo e in largo, ma non ci sono alternative. Ormai è sera e decidiamo di rimanere qui ugualmente. Almeno possiamo usufruire di un po' d'ombra e siamo a due passi dal centro. Inoltre, c'è sempre qualcuno che va e che viene, anche un'auto della polizia. Speriamo bene!

Binche, presso il Museo Internazionale del Carnevale
04/07/2015 – sabato – h 8 = 28°C - - h. 14: 35° C - - h 21: 30° C - - h. 23: 25° C. 
La giornata già si preannuncia calda, ma la ignoriamo. Un pensiero va a chi sta lavorando in posti privi di aria condizionata oppure sotto il sole cocente o, peggio ancora, sull'asfalto rovente. Noi siamo in vacanza, perciò, gambe in spalla, andiamo a dare un'occhiata a questa Binche, cittadina medievale, circondata da mura dell'XI secolo. E' sabato e giorno di mercato. Una doppia fila di bancarelle occupa le vie del centro storico, ovviamente chiuse al traffico. Compriamo ciliegie, albicocche, pesche e lamponi. Saranno il nostro pranzo, l'unico cibo che riusciamo ad inghiottire con questo caldo. A Binche tutto parla del suo carnevale, famoso e fastoso, inserito dall'Unesco tra i capolavori del patrimonio orale e immateriale dell'umanità. La sua celebrazione culmina il giorno di martedì grasso, quando i partecipanti, dopo aver indossato i costumi tradizionali e gli alti copricapo con le piume di struzzo, si radunano nella piazza principale dove si scatena una divertente battaglia a colpi di arance. Sulla Grand-Place, tra gli altri edifici antichi, si trova l'Hotel de Ville con la sua torre civica (beffroi), che è stata inserita dall'UNESCO nel Patrimonio dell'Umanità. C'incamminiamo verso il Museé International du Carnaval et du Masque (chiuso) ed alla vicina collegiata St-Ursmer del XII secolo, che visitiamo. Tra una cosa e l'altra, la mattinata vola. Ritorniamo al camper, che, riparato dalle fronde di un grande albero, ha conservato all'interno una temperatura gradevole. Consumiamo il nostro pasto a base di frutta fresca e, poi, partiamo in direzione di Beloeil (km 54). Nei giorni scorsi, per raggiungere le nostre mete, a volte, ci affidavamo ciecamente a Simona, che, con voce molto professionale e sicura, ci immetteva in stradine alquanto dubbie. Accettavamo qualsiasi percorso con curiosità e lei, spesso, ci conduceva in luoghi ameni, cui probabilmente non saremmo mai arrivati senza le sue direttive. Altre volte, Marco, si opponeva e la mandava a quel paese, dicendole, in modo tutt'altro che garbato, che a tutto c'era un limite. Ora, dirigendoci verso nord e la regione delle Fiandre, non ci saranno più sorprese. Infatti, le dolci colline e gli altopiani stanno lasciando il posto ad una terra piatta, piatta, attraversata da grandi arterie che collegano i centri principali. Respiriamo, per l'ultima volta, attraverso i finestrini abbassati, l'aria resa piacevolmente profumata dagli alberi fioriti a bordo strada; un profumo che ha caratterizzato il nostro soggiorno in Vallonia e che rimarrà tra i ricordi più vividi. Velocemente copriamo i 13 km che ci separano dalla E42 (direzione Lille/Tournai), della quale percorriamo soltanto un tratto di 33 km. Usciamo sulla N505 e, dopo 8 km, siamo a Beloeil.
Castello di Beloeil
Il parcheggio per i camper è situato subito dopo il castello, sulla destra, in Rue du chateau. Il castello, circondato da giardini alla francese, è definito la Versailles belga. Ospita una fantastica collezione d'arte, tra cui quella del corallo di Trapani dei maestri corallari dei secoli XVI-XVII, acquistata durante un soggiorno in Sicilia da uno dei Principi della casata proprietaria di questo maniero, oltre ad una biblioteca con 20.000 volumi. Queste sono le informazioni che ho letto da qualche parte. Però, dando un'occhiata sommaria dal cancello d'ingresso, a parte l'erba del prato ben tagliata, si ha un senso di decadenza, il che avvalora alcune delle recensioni negative lette al riguardo. Come sempre, gli alti costi dei biglietti (€ 9 adulti, € 4 bambini) ci impongono una valutazione e una scelta. Il nostro badget, purtroppo, non ci permette di visitare tutto quello che le guide consigliano. Pagando un po' meno, avremmo probabilmente appagato la nostra curiosità. Così, invece, preferiamo rinunciare. 
La Grand-Place di Tournai con il beffroi sullo sfondo
Riprendiamo il camper e, attraversando campi di mais e frumento dorato, alternati a piccoli boschi, dopo 35 km arriviamo a Tournai, la più antica città della Vallonia, gioiello medievale. Il parcheggio per i camper è in Avenue o Boulevard des Frères Rimbaut (solo carico/scarico acque), vicino alla Maison de la Culture (50 posti per camper), gratuito. Andiamo subito in centro e, prima che sia troppo tardi, visto l'orario, saliamo sul Beffroi, (la più antica torre civica del Belgio e anch'essa, come quasi tutte quelle belghe, patrimonio mondiale dell'Unesco), sperando in cuor mio di non incrociare altri visitatori. Una scala a chiocciola così angusta non l'avevo mai vista. Dopo 257 gradini, usciamo sulla stretta terrazza panoramica che gira intorno alla torre per ammirare lo spettacolo della città e della sottostante Grand-Place dall'alto dei suoi 72 metri. Il sangue mi si gela nelle vene quando Marco, che si trova qualche passo davanti a me, lancia un grido disumano: “Nooo, non dovevi chiudere la porta!!! Adesso come facciamo a rientrare??? Panico! Non soffro di vertigini, ma l'idea di restare qui a lungo non mi garba per niente. E poi è quasi l'ora di chiusura … potremmo essere dimenticati quassù. Pochi secondi per realizzare che è solo una burla, ma sufficienti per farmi venire un mezzo infarto.
La Grand-Place di Tournai vista dalla terrazza del beffroi
Tappa successiva è la cattedrale di Notre Dame, con le sue cinque torri quadrate, una delle più belle ed immense che io abbia mai visto. Nonostante le opere di ristrutturazione in corso, che non permettono di ammirarla nella sua completezza, si intuisce la sua maestosità e il suo splendore. E' sopravvissuta alle due guerre mondiali, ma un tornado l'ha colpita nel 1999, causandole ingenti danni strutturali. Chissà quanti anni ci vorranno prima di poterla vedere senza impalcature!
C'inoltriamo, poi, nella Grand-Place, grande piazza triangolare, purtroppo aperta al traffico, dove i bambini si divertono con i giochi d'acqua di una grande fontana a pavimento o su una giostra lì accanto. E' racchiusa da bei palazzi con timpano a gradino, dalla chiesa di S. Quintin e dal Municipio. 
Pont des Trous
Passeggiamo lungo le antiche vie acciottolate, queste, sì, chiuse ai mezzi motorizzati, che si diramano alle spalle della cattedrale. Proseguiamo, quindi, lungo le sponde della Schelda (Escaut), il fiume che attraversa la città, fino al Pont des Trous, imponente ponte duecentesco. Non vi si può salire per oltrepassare il fiume e, più ci avviciniamo, più diminuisce la bella impressione che avevamo avuto da lontano. Continuiamo fino a Port des sept fontanes, attraversiamo il Quartier Saint-Jacques e, infine, torniamo al camper.

Le Broeltorens di Kortrijk (Courtrai)
05/07/2015 - domenica: h. 9: 24° C - h. 19: 23° C – nuvoloso
Partenza per Kortrijk (Courtrai). Imbocchiamo la A17 per Bruges/Mouscron e poi la E17 per Rijsel (Lille) / Gent. Dopo 37 km siamo a destinazione, nelle Fiandre Occidentali.
Parcheggio: Broeltorens – Dam (Kaai) - GPS: N50,83120 – E3,26818, munito di barra di chiusura. Euro 10 per 24 ore (carico/scarico + corrente) a 400 metri dal centro. Si trova vicino al ponte con due grandi torri (Broel Towers), simbolo della città, sul fiume Leie. Ci avviamo con calma verso il centro storico, passando accanto al Belfort (il beffroi dei valloni) trecentesco, che troneggia al centro della Grote Markt, la piazza principale. Poi, percorriamo la via che porta alla Onze-Liewe Vrouwekerk o chiesa di Nostra Signora,  eretta vicino al Begijnohof (un insieme di piccole case destinate all'accoglienza), ora in fase di restauro. All'interno ammiriamo il celebre quadro di Van Dyck, raffigurante “L'Elevazione della croce”. Fuori il cielo è grigio e ogni tanto ci butta una secchiata d'acqua. Ci ripariamo all'interno dei negozi. Ce ne sono un'infinità, oltre ad un grande centro commerciale, dove un maxi-schermo sta trasmettendo una tappa del Tour de France. Qui, nelle Fiandre, ahimè, dobbiamo fare i conti con il terribile fiammingo, la lingua ufficiale di questa regione. 
Il belfort di Kortrijk
Cartelli ed informazioni sono completamente incomprensibili per noi. Per fortuna, rivolgendoci agli abitanti in francese, ci rispondono gentilmente. Da queste parti, come in Vallonia, la birra costa poco e si beve a fiumi fin dal mattino. La vita, invece, è un po' più cara rispetto all'Italia, ad eccezione dei carburanti, che costano meno (1,08 euro il prezzo più basso del diesel, 1,40 quello della benzina). Le vie del centro sono chiuse al traffico ed è piacevole passeggiare al ritmo della musica rock suonata da un gruppo che si sta esibendo nella Grote Markt, verso la quale ripassiamo per ritornare alle due torri (Broeltorens). Costeggiando il canale Leie, con le barche ormeggiate sulla sua riva destra (alcune adibite ad abitazione), arriviamo ad un'area verde ricreazionale. Un ponte moderno, dalla forma sinuosa e riservato alle bici, consente di passare da una sponda all'altra della Leie; ha il fondo luccicante e ci vien da pensare che forse il materiale è simile a quello usato in Olanda per realizzare la ciclabile di Van Gogh, con pietre che “raccolgono” la luce solare di giorno per rilasciarla di notte e illuminare la strada. Siccome sono troppo curiosa, torno sul posto quando è buio, ma di effetti luminosi non se ne vedono proprio. Pazienza!

Menin Gate Memorial a Ieper (o Ypres)
06/07/2015 – lunedì: h. 7: 17° C – h.16: 24° C – h. 19: 31° C. - h.  22: 19° C
Giornata soleggiata, aria fresca. Si sta decisamente bene, qui, nelle Fiandre. Questo è il clima che mi immaginavo ci fosse in Belgio. La nostra meta odierna è Ieper (o Ypres), verso la quale ci dirigiamo, imboccando la R8 per Kourne, Menem e, poi, la N8 per Vervik-Geluveld-Zillebeke. Lungo la strada, campi coltivati, pascoli, mucche, paesini curati, case di mattoncini color vermiglio e piste ciclabili evidenziate in rosso ai due lati della strada, nonchè un parco divertimenti a Bellewaerde. Il parcheggio a Ieper si raggiunge percorrendo la via a sinistra del Menin Gate Memorial, luogo davvero commovente, in cui ogni giorno vengono in pellegrinaggio i discendenti dei caduti nella Grande Guerra (54.806) e che costituisce la porta d'ingresso alla città. Ogni sera, alle 20,00, vi si svolge la cerimonia dell'ammainabandiera. E' incredibile come sia ancora così viva, oggi, la memoria di questi eroi attraverso le preghiere e le poesie, recitate o scritte e incollate dai parenti accanto al nome dei soldati che persero la vita in battaglia. 
La Grote Markt di Ieper (o Ypres)
Ieper, nel XIIII secolo, era, insieme a Bruges e Gand, la più potente città fiamminga. 
Quasi completamente rasa al suolo tra il 1914 e il1918, è stata ricostruita alla fine della guerra in modo da riportarla agli splendori pre-conflitto. 
L'immensa Grote Markt è aperta al traffico e, purtroppo, la moltitudine di auto e moto, che vi sono posteggiate, rovinano un po' l'insieme. Sulla piazza spicca il mercato del tessuto (Lakenhalle), uno dei capolavori dell'architettura gotica brabantina e uno dei più grandi edifici civili del Medioevo. Era il mercato coperto e magazzino di stoccaggio dei tessuti prodotti dall'industria cittadina. Oggi rappresenta il simbolo della città e testimonia la potenza economica raggiunta da Ieper nel passato. Ospita al suo interno un museo dedicato ai ricordi della prima guerra mondiale.
Il biglietto d'ingresso (€ 9 adulti, € 4-5 i ragazzi, a seconda delle fasce d'età) comprende Expo e salita al Belfort, alto 70 metri. 
Nieuwpoort
Anticamente, ogni tre anni, da questa torre campanaria, vi si svolgeva il "Getto dei gatti", una cerimonia di scaramanzia, essendo i gatti, nel Medioevo, associati alla stregoneria. Tradizione che continua tutt'oggi, ma con il lancio di peluche al posto di gatti vivi. Altri monumenti importanti di Ieper sono il Municipio, in stile rinascimentale, e la Cattedrale di San Martino, alle spalle del Lakenhalle, anch'essa in stile gotico brabantino. 
Il nostro viaggio prosegue verso Veurne per 34 km sulla N 37b, bella strada a 4 corsie, fiancheggiata da una pista ciclabile aperta anche agli scooter. I soliti campi coltivati a mais, frumento e patate, le mucche al pascolo, i piccoli boschi. Dopo aver constatato che il parcheggio in Kaaiplaats è troppo corto per il nostro camper, come pure quello in Lindendreef (invadiamo con il portabici il passaggio pedonale), decidiamo di continuare per altri 11 km fino all'area camper di Nieuwpoort in De Zwerver, Brugse-steenweg n. 29 (0,50 €/h con camper service-corrente e 0,50 € per 50 litri d'acqua). 
Nieuwpoort
Nieuwpoort, situata lungo la foce del fiume Yser, è una località turistica molto frequentata. Il suo piccolo centro storico, che raggiungiamo dopo una camminata di circa venti minuti, dista un paio di chilometri dal porto - che può accogliere più di 2000 imbarcazioni - e circa 5 km dalle spiagge sabbiose del Mare del Nord di Nieuwpoort-Bad. La cittadina è' piacevole per una sosta e ideale per chi ama pedalare in pianura, essendo collegata ai paesi limitrofi grazie a tutta una serie di percorsi ciclabili. Infiniti cespugli di roselline rosa e rosse, sul ciglio della strada principale, diffondono nell'aria fresca la loro delicata essenza.

Bruges (Brugge) Belfort e l'antico mercato coperto
07/07/2015 – martedì: h. 9: 18°C nuvoloso - h. 12: 23° C - h. 19: 23° C - soleggiato.
La strada N34 corre parallela alla costa del Mare del Nord ed è fiancheggiata da una pista ciclabile. Tra le due corsie passano le rotaie del Kusttram, il tram che fa la spola dal confine con la Francia a quello con i Paesi Bassi, toccando 14 località balneari lungo tutto il tratto costiero che va da Panne a Knokke. Il tram passa ogni 15 minuti dalle 5 alle 23 ed il percorso di 67 km viene coperto in circa due ore, con 70 fermate. Il biglietto costa € 5 ed è valido per l'intero giorno. Pertanto, si possono fare soste intermedie ed usufruire di autobus o treni per i vari collegamenti ai centri urbani. 
La strada però è una delusione, fiancheggiata com'è da obbrobriosi palazzoni che celano, quasi ininterrottamente, la vista del mare e delle spiagge. Ostenda, poi, è orribile, almeno da quel che si può vedere dal camper, con tutti quei brutti casermoni, che incombono sul litorale, da una parte, e sul centro, dall'altra. Poi, finalmente, intravediamo qualche scorcio di mare e grandi spiagge di sabbia fine, intervallate da lingue di scogli artificiali che si allungano nell'acqua. A destra, sulle dune ricoperte di erba essiccata, una sfilata di cannoni puntati verso il mare. A sinistra, gente che pedala sul lungomare, bambini e ragazzi che giocano sulla spiaggia, aquiloni che volano nel cielo.
Bruges - Case delle Corporazioni
Via, via che procediamo verso est, ritornano le anonime cittadine con gli inguardabili condomini. Un pallido sole si apre la via nel cielo grigio. C'è chi cammina a dorso nudo e chi con il golfino. Di certo non si può fare a meno di notare il rispetto degli automobilisti verso ciclisti e pedoni, i cui comportamenti da noi, in Italia, sarebbero accolti a colpi di clacson e insulti. Qui, invece, riscontro una grande pazienza e tranquillità da parte di tutti. La costa è tutta uguale: palazzoni su palazzoni. Anche spingendoci verso il centro delle città la situazione non migliora molto. Avvicinandoci a Zebbrugge e a Brugge, la zona diventa fastidiosamente caotica. Passiamo dalla R31 alla E403. Strade a quattro corsie, fiancheggiate da piste ciclabili, belle e in ottimo stato, ma il paesaggio è noioso ed il traffico insopportabile. 
Groenerei, il luogo più fotografato di Bruges
Volendo, le Fiandre si potrebbero visitare facilmente in bici, ma, sinceramente, non sono tanto entusiasta di fare questa esperienza. Dopo 72 km arriviamo all'area camper di Bruges (o Brugge) in Bargeweg (custodita) GPS N. 51,19633 – E3,22544 - di fianco al parcheggio dei pullman: € 15 da ottobre a marzo, € 19 in bassa stagione, € 25 euro in alta stagione, 59 posti, corrente, scarico acque grigie e nere, carico acqua 50 cent. Centro raggiungibile a piedi con una bella passeggiata nel parco di 1,5 km circa.
Scopriamo, poi, che c'è un altro parcheggio al di là della strada, che non avevamo notato. Stessi prezzi, soltanto che il pozzetto è più facilmente accessibile. In ogni caso, nel piazzale dei pullman, davanti alla Cassa dove si va a pagare il ticket per uscire dall'area camper, c'è un rubinetto per il carico dell'acqua ed un altro comodo pozzetto per lo scarico di quelle grigie e nere. 
Bruges
Ci avviamo verso il centro, attraversando il Minnewater Park e l'omonimo laghetto, chiamato anche “lago dell'amore”, immersi in una rigogliosa natura. Iniziamo già a respirare quell'atmosfera romantica che finirà per permeare ogni istante della nostra visita a Bruges. Seguendo il flusso dei turisti, arriviamo proprio di fronte alla cattedrale gotica del Santissimo Salvatore, che visitiamo, per poi entrare, subito dopo, nella vicina chiesa di Nostra Signora. Facciamo appena in tempo ad ammirare la “Madonna col bambino”, famosa e magnifica scultura in marmo di Michelangelo (ingresso adulti 3 €), in quanto alle 17 chiude.
Continuiamo, quindi, fino al Markt, la piazza del mercato, dominata dall'alta mole del Belfort, che svetta dalle Hallen, l'antico mercato coperto. 
Bruges
Sul Markt si affacciano le colorate case dei mercanti e delle corporazioni, con le belle facciate dai frontoni triangolari, oltre all'ottocentesco palazzo della Provincia in stile neogotico. La visione delle  piazze fiamminghe mi lascia sempre a bocca aperta. Sono veramente splendide! Bruges, in particolare, è una cittadina molto caratteristica, che ha ben conservato il suo aspetto medievale, con un centro storico comodamente visitabile a piedi. Ovunque si volga lo sguardo, c'è qualcosa di bello da vedere, angoli suggestivi da fotografare. Passeggiare lungo le sue viuzze lastricate a ciottoli e fiancheggiate da pittoreschi canali, ha un fascino indescrivibile ... riempie l'animo di serenità.  
Bruges
Purtroppo, parte del centro storico è aperto al traffico e bisogna stare attenti, non solo alle auto, ma anche alle motorette, alle bici e alle carrozze trainate da cavalli. Una breve strada unisce il Markt al Burg, altra piazza importante, dove troviamo, oltre al Palazzo di Giustizia e ad altri edifici storici, lo Stadhuis - il municipio in stile gotico più antico di tutto il Belgio – e la Basilica del Sacro Sangue, composta da due chiese sovrapposte, una romanica sotto e la Basilica cinquecentesca sopra. Con calma, proseguiamo fino al Groenerei, il punto più fotografato di Bruges. Numerose barche a motore solcano le acque ferme e scure dei canali, mentre, al piccolo molo, una lunga coda di turisti è in attesa di imbarcarsi.

Bruges
Camminiamo ancora per ore, senza una meta precisa, addentrandoci nel dedalo di vicoli che trasudano storia e riportano ad epoche lontane. 
Bruges è da prendere così, senza fretta, immergendosi, poco a poco, nella sua particolare atmosfera. 
Le vie che conducono al Markt, invece, portano pure alla perdizione, con le cioccolaterie che si susseguono, una dietro l'altra, senza fine, perfette ed invitanti. Marco mi segue paziente, come faccio io quando lui va a curiosare nelle birrerie. Ce ne è una che ha, addirittura, 500 marchi diversi di birra belga. 
Tra una cosa e l'altra, il tempo vola e si è fatta l'ora di cena. Mi sarebbe piaciuto rimanere in centro fino a tardi, aspettare il crepuscolo per godermi questa romantica città con la luce calda e soffusa dei lampioni. Ma Marco è stanco e la notte, in questa stagione e a queste latitudini, arriva intorno alle 23. Perciò, torniamo al camper, mentre si è alzato un forte vento che, velocemente, spazza via le nuvole.



08/07/2015 – mercoledì: h. 8: 16° C – h. 15: 20° C – h. 22: 16° C. Nuvoloso, con pioggia ad intermittenza.
Stamattina iniziamo la visita dal Begijnhof, un complesso di 13 case, raggruppate attorno ad un bel giardino, costruite nel 1245 per le beghine (una confraternita di donne che vivevano come suore, senza aver preso i voti) e oggi abitate da monache benedettine. La cinta muraria, che racchiude questa sorta di cittadella, le garantisce un certo isolamento dal resto della città e vi regnano pace e silenzio assoluti. Costeggiando un canale abitato da colonie di cigni, andiamo direttamente alla Grote Markt. Dopo aver fatto la fila alla biglietteria (€ 8 adulti – € 5 ragazzi 12-26 anni, chiuso il lunedì), saliamo i 366 gradini del Belfort, per ammirare il panorama dall'alto dei suoi 83 metri, mentre le campane suonano a festa, grazie ad un campanaro pazzerello. 
Bruges (la Grote Mark dalla torre del Belfort)
Saltiamo l'Historium museo (12,50 € adulti), il museo del cioccolato (8 € adulti) e quello delle patatine fritte (8 € adulti). Andiamo, invece, alla ricerca del vecchio quartiere anseatico, luogo in cui, tra il XIV ed il XV secolo, si intrattenevano i più strani commerci, dopodiché torniamo sulla grande via commerciale per acquistare qualche cioccolato. Ci concediamo un giro in barca di mezz'ora sul canale principale (8 € ciascuno) ed infine torniamo al camper, sfuggendo appena in tempo ad un violento acquazzone.

09/07/2015 – giovedì - h. 8: 15° C - - h. 12: 16° C - - h. 14: 22° C - - h. 19: 20° C.
Questo dev'essere il cane più famoso del Belgio. 
Non c'è turista che non l'abbia fotografato. 
E' lì da anni, affacciato a quella finestra, 
più o meno nella stessa posizione, 
a tutte le ore del giorno. Di notte non so ....
Approfittando della bella giornata di sole, di buon'ora ritorniamo in centro per scattare un sacco di foto con una luce migliore di quella dei due giorni precedenti e, soprattutto, senza l'invasione dei turisti. Che dire … Bruges è semplicemente meravigliosa! Non vorresti lasciarla mai, ma il nostro viaggio deve continuare. Perciò, tornati al camper, eseguite le operazioni di carico e scarico delle acque, paghiamo e partiamo per Gand (o Gent), immettendoci sulla N9 per Maldegen (17 km), Eeklo (10 km) ed infine Gand (20 km).
E' sorprendente constatare come uomini e donne, giovani e anziani del posto, usino, per i propri spostamenti, principalmente le biciclette, tra l'altro tutte munite di portapacchi e borse posteriori, percorrendo in totale sicurezza le belle piste ciclabili che fiancheggiano le strade, queste ultime in ottimo stato. E' proprio un'altra cultura e non posso non provare un pizzico d'invidia. 
Campi di mais, prati con mucche e pecore al pascolo, minuscoli boschetti, si alternano a lunghi e dritti viali alberati che introducono a piccoli paesi dalle case semplici, in mattoncini rossi, bianchi, ocra o bruni, con tetti molto spioventi, segno che da queste parti piove abbastanza. A Gand parcheggiamo il camper presso Autocars in Yachtdref, nei pressi di un laghetto ed a circa 3 km dal centro. 
Gent (Gand)
La Korenlei "Riva del Grano" a Gand
Quest'ultimo si raggiunge percorrendo la riva della Leie,  alla nostra destra, dopo aver attraversato la Verenigde Natlesiaan ed il quartiere residenziale che si estende di fronte. Prima di approdare qui, con il camper avevamo girato la città in lungo e in largo per trovare un posto meno periferico dove sostare. Siamo passati anche in prossimità del centro, cosa che volevamo evitare, senonché una serie di sensi unici ci ha scodellati proprio lì dove non desideravamo arrivare. Purtroppo tutti i parcheggi sono riservati alle auto. In una mezz'oretta a piedi giungiamo sulla Graslei, letteralmente “Riva delle Erbe”, banchina sul fiume Leie, alla quale si contrappone la Korenlei, “Riva del Grano”. 
Su queste banchine, comprese tra il Ponte delle Erbe ed il Ponte San Michele, a partire dal XIII secolo sorsero le splendide case delle potenti Corporazioni locali e ben presto questa parte del fiume divenne il vero centro economico e pulsante di Gand. Malauguratamente, oggi, proprio davanti a questi magnifici edifici, che si specchiano nelle acque della Leie, si stanno allestendo giganteschi palchi, che ospiteranno, nei prossimi giorni, i musicisti del Gent Jazz Festival. Difficile scattare belle foto, ma cerco di fare del mio meglio. Il centro storico è uno splendore: sorge su alcune isole fluviali ed è ricco di edifici medievali. 
Het Gravensteen (castello dei Conti di Fiandra) a Gand
Come Bruges, si gira agevolmente e con piacere a piedi. Dall'Het Gravensteen, scenografico castello feudale dei Conti di Fiandra (€ 7,50 l'ingresso), che si trova di fronte all'Ufficio Turistico (presso il quale recuperiamo il solito materiale informativo), percorrendo una via che pullula di caffè e ristoranti, arriviamo alla cattedrale di San Bavone. Accediamo subito alla prima cappella a sinistra, dove è conservato il “Polittico dell'Agnello Mistico”, una delle opere più importanti della pittura fiamminga, realizzato dai fratelli Jan e Hubert van Eyck (€ 4 adulti, con audioguida in italiano). Una meraviglia! La cattedrale ospita tante altre opere di famosi pittori fiamminghi, tra i quali Rubens, Frans Pourbus il Vecchio, ecc. All'uscita abbiamo un bel colpo d'occhio sulla torre del Belfort, sulla piazza, sul mercato coperto dei tessuti e sul Teatro reale fiammingo dal bel frontone affrescato. 
Il Limburgo a Gand
Imboccando una via laterale di quest'ultimo, giungiamo di fronte al municipio; tornando, invece, sui nostri passi e superando la Braunplein, arriviamo alla scenografica Chiesa di San Nicola. Ci riposiamo un po' nei giardini ai piedi del Belfort e, poi, ripercorriamo il Limburg, ampia ma breve strada che, passando accanto alla cattedrale, ci porta al Castello di Gerardo il Diavolo, antica dimora dei castellani di Gent, purtroppo chiuso. Infine, costeggiando di nuovo la Leie, ritorniamo al camper. Gand si gira bene anche in bici, ma bisogna prestare attenzione ai binari del tram, che tagliano le carreggiate in ogni direzione, con il rischio di finirci dentro con le ruote e farsi male. 

L'Atomium di Bruxelles
10/07/2015 – venerdì – h. 9: 23° C - - h. 13: 25° C – cielo azzurro, aria fresca.
L'idea di raggiungere Bruxelles evitando l'autostrada non si rivela delle migliori. Del resto il paesaggio è anonimo e sulla N9 i semafori e le code in prossimità dei paesi sono un vero strazio. 
Dopo 58 km arriviamo a Bruxelles e parcheggiamo il camper presso l'Atomium in Boechoutlaan, nel quartiere Heizel, vicino allo stadio (uscita 8 tangenziale). In alternativa c'è un secondo parcheggio in Dikkelindelaan.
Secondo la guida, a Bruxelles ci sarebbe un'area camper in Rue dell'Elephant n. 4, ma ha solo 5 posti ed è molto probabile che sia piena. 
Marco sostiene che, se una città è tourist-friendly, lo vedi subito, già sulle sue vie principali d'accesso, quando trovi la segnaletica utile per trovare hotels, campeggi, parcheggi o aree sosta per camper. Qui in Belgio non è così, ad eccezione di Bruges.
Il Boechoutlaan è un grande viale alberato proprio a fianco dell'Atomium. Quest'ultimo è stato inaugurato nel 1958 e rappresenta una molecola di ferro cristallizzata ingrandita 160 miliardi di volte (ingresso 11 € adulti, 6 € bambini). 
Panorama di Bruxelles dall'Atomium
La tariffa del parcheggio, sul ciglio della strada, varia in base al tempo di permanenza. Più tempo si rimane e maggiore è il costo (50 cent mezz'ora, 4 euro 2 ore, 7 euro 3 ore, ecc., 25 euro l'intera giornata, ed è applicabile dalle 9 alle 18; quindi, dalle 18 alle 9 non si paga nulla. Pertanto, visto che sono le 16, paghiamo soltanto 2 ore e restiamo qui anche la notte. Certamente 11 € per la visita all'Atomium sono un'esagerazione e non ne varrebbe la pena, senonchè, venire a Bruxelles senza entrare all'Atomium sarebbe, forse, un po' come andare a Parigi e non salire sulla Torre Eiffel, essendo entrambi i simboli delle rispettive città. Dopo una breve coda, veniamo accompagnati da un addetto, insieme ad un gruppetto di una decina di persone, all'interno di un ascensore che, velocemente, (è uno dei più veloci al mondo) ci eleva ai 92 metri della sfera più alta, dalla quale si gode di un panorama a 360° su Bruxelles, il cui centro si trova a circa 7 km di distanza. Siamo fortunati, perchè oggi il cielo è limpido e la vista può spaziare molto lontano. Poi, ci rimettiamo in coda per scendere di nuovo a pianterreno con l'ascensore, dove, una serie di lunghe scale mobili e non, ci consentono di raggiungere altre 5 delle 9 sfere, nelle quali sono allestite mostre espositive e spazi con telecamere collegate a computer che creano effetti speciali sui visitatori. Scale mobili, con giochi di luci colorate, ci portano, infine, all'uscita.

Lo Stadhuis (Municipio) ed il Belfort di Bruxelles
11/07/2015 – sabato. Bella giornata di sole, calda, ma ventilata, sui 28° C la massima temperatura. 
Ci spostiamo con il camper nel parcheggio dello stadio di Heyzel (Avenue Hoba de Strooper), già occupato da numerosi camion, che stazioneranno qui tutto il fine settimana. Il costo del ticket è identico a quello dell'Atomium, ma un camionista ci dice che nessuno di loro paga e la polizia passa per controllare, però non si azzarda a dare multe a nessuno. Ci assicura che non ci sono problemi neppure per noi. Il posto, poi, è sicuro: i ladri qua non ci vengono, perchè rischierebbero una bella legnata dai camionisti. A cento metri da qui, dirigendoci a destra verso il paese, di fronte al distributore della Total, c'è l'ingresso della metro (stazione di Roi Baudouin - linea 6 blu - euro 2,10 a testa), che in 22 fermate e circa 40 minuti (più o meno, perchè non mi sono ricordata di controllare il tempo impiegato) ci porta in centro (fermata Rogier). Usciamo sulla Rue Neuve e la percorriamo fino a Place della Monnaie, piena di esercizi commerciali. Da lì, proseguiamo sempre dritto, finchè scorgiamo, in alto a sinistra, la guglia del Belfort, che si staglia contro l'azzurro del cielo. 
Grand-Place - Case delle Corporazioni a Bruxelles
Grand-Place - Case delle Corporazioni a Bruxelles
Andiamo in quella direzione, dopo aver acquistato presso l' “Ufficio Turistico” - una sorta di bancarella trovata sulla via - per 1 euro, la mappa della città. La Grand Place, cuore pulsante di Bruxelles, è gremita di gente e letteralmente circondata dalle Case delle Corporazioni, costruite dalle associazioni che, in un epoca ormai lontana, regolavano e tutelavano le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale. Più le case erano sfarzose, più importante era la Corporazione. E' stata questa rivalità a rendere le facciate degli edifici sempre più curate nei dettagli e adorne di sculture, alcune delle quali placcate in oro. Di case se ne contano 39 e le più belle sono: quella dei panettieri, con il busto del re di Spagna Carlo II, e quella degli ebanisti, decorata con cariatidi. 
La maggior parte di esse sono di proprietà privata, alcune adibite ad attività commerciali. Purtroppo quelle sul lato ovest sono in fase di restauro e coperte da teloni, mentre quelle sul lato sud sono parzialmente nascoste da un grande palco, essendo questa la settimana della danza e della musica. Sul lato nord si erge l'Hotel de Ville, il municipio, in stile gotico-brabantino, con l'alta torre del Belfort. E' una delle più belle piazze del mondo, patrimonio mondiale dell'Unesco. 
Galeries Royales a Bruxelles
Spostandoci sul suo lato nord-ovest, ci infiliamo nella via che conduce alla fontana barocca del Manneken Pis, una statua di bronzo alta 50 cm, rappresentante un bambino che sta urinando, simbolo dell'indipendenza di spirito degli abitanti di Bruxelles. Un'antica usanza vuole che gruppi e corporazioni omaggino la statuetta con le proprie uniformi, però, in questo momento, il bimbo non indossa alcunchè. 
Ritorniamo nella Grand Place ed imbocchiamo la via a sud-ovest, che conduce alla Rue du Marché aux Erbes. Entriamo subito nelle ottocentesche Galeries Royales (sono due: una del re e una della regina) dal soffitto in vetro, con bellissimi e lussuosi negozi, che si contrappongono a quelli più economici, tipo souk, dell'Agora, visti poco prima lungo la strada.
Museo della Musica
(ex Grandi Magazzini Old England) a Bruxelles
All'uscita della seconda Galleria, andiamo a destra e, percorrendo Rue d'Arenberg, sbuchiamo di fronte alla grandiosa Cattedrale di San Michele, che rimane un po' appartata rispetto al centro. Dopo averla visitata, ritorniamo sui nostri passi, entriamo di nuovo nelle Gallerie Reali e, all'uscita, svoltiamo a sinistra in Rue de la Madeleine. Passando accanto alla Maison du Musique, bell'edificio in vetro e ferro (un tempo Grandi Magazzini Old England), raggiungiamo i giardini di Mont des Arts. Ci sediamo sulla scalinata ad ascoltare una gradevole musica, credo andina, suonata da un ragazzo che utilizza un particolare strumento rotondo in ferro.  Dopo una mezz'oretta, ci avviamo verso la Piazza Reale alle nostre spalle. Continuando a sinistra, arriviamo all'ingresso del grande parco che si estende di fronte alla dimora del re, dove un lungo vialetto alberato conduce a due laghetti con fontana. Riposiamo un po' all'ombra dei grandi alberi frondosi e, quindi, ritorniamo nel centro pieno di vita, colore e suoni. Una folla multietnica e ben integrata, a quanto pare, passeggia tranquillamente, allietata dalle note allegre di una banda che marcia al ritmo della musica, spostandosi da una via all'altra della città. La gente balla, canta e applaude al loro passaggio. Ad ogni angolo spuntano acrobati, danzatrici, musicisti, ballerini di Hip Hop, mentre i cantanti si esibiscono sul palco della Grand-Place. 
Parco di fronte al Palazzo Reale
Insomma, è proprio una bella festa! Non c'è proprio da annoiarsi! Senza volerlo, rimaniamo imbottigliati nell'affollatissima Ilot Sacré, con i suoi numerosi ristorantini ed i maîtres che invitano i turisti ad accomodarsi. Ricorda un po' il Quartiere Latino a Parigi. Si passa a fatica. Le vie sono ingombre di sedie e tavolini, dove gli avventori stanno degustando le famose Moules et frites (cozze e patatine fritte, che, da queste parti, pare sia una prelibatezza), indifferenti alla fiumana di gente che cammina intorno a loro.
Waffels (in fiammingo) - Gaufres (in vallone)
Mi piace Bruxelles: affollata, ma tranquilla. Non c'è nessuno che ti importuna per strada. L'atmosfera è molto rilassata. La polizia c'è, vigila con discrezione e le persone si divertono: entrano ed escono dagli eleganti negozi, siedono ai tavolini di cafè e brasseries, mangiano, bevono e passeggiano. Nell'aria aleggia il dolce profumo dei waffels, tipico dolce belga venduto un po' dappertutto: una sorta di cialda calda servita in mille modi diversi, con tanta fantasia (fragole, banane, kiwi, cioccolato, panna e chi più ne ha più ne metta). Viene servito su un vassoietto di cartone e si mangia per strada. Dopo aver girato e rigirato come un calzino la città, capitale del Belgio, nonchè sede della Commissione Europea, del Consiglio dell'UE e di una Camera parlamentare, la lasciamo con un arrivederci a presto!

La stazione ferroviaria di Anversa
12/07/2015 – domenica: h. 8: 17° C. - - h. 20: 19° C. - - nuvoloso.
Riprendiamo il nostro itinerario, dirigendoci verso Anversa (Antwerpen), prima sulla E19 e, poi, sulla A12. La raggiungiamo dopo 36 km. L'area camper si trova in Vogetzanglaan n. 7/9, presso Expo, grande e piantumata: € 10 + € 1 per 1 kw corrente + € 0,50 per sacco spazzatura, con carico/scarico e corrente.
Usciamo dall'area camper, svoltiamo a destra e, nei pressi nell'Expo 2, c'è la fermata del tram. Le linee 2 e 6 portano alla Stazione Centrale in 11 fermate; € 3 il costo del biglietto a testa per ogni tratta. Queste informazioni, insieme alla mappa della città, ce le fornisce il gestore dell'area camper. 
La Grote Markt di Anversa (sullo sfondo il Municipio)
I biglietti vengono rilasciati dal conduttore del tram. Avvicinandoci alla Stazione Centrale, il tram abbandona la superficie ed entra nelle viscere della terra, come se fosse una metro. Essendo la stazione disposta su tre livelli, una serie di scale, mobili e non, ci permette di salire nell'elegantissima hall. Strabuzzo gli occhi dallo stupore: la stazione centrale di Anversa è un vero capolavoro architettonico.
Grote Markt di Anversa
Una cupola, alta 75 metri, consente alla luce di illuminare la monumentale sala d'attesa, maestosa e curata nei minimi dettagli, facendo risaltare i marmi dei rivestimenti. Un grandioso soffitto a volta, in ferro e vetro, sovrasta i binari.  Nonostante il grande afflusso di passeggeri, è pulitissima, organizzata ed efficiente.
La cattedrale di Anversa vista dallo Suikerrui
Ci sono negozi e venditori di cibo, tra i quali una ragazza che prepara spiedini con le fragole, immergendole nel cioccolato fondente. Una goduria! Non male come benvenuto: il turista, che arriva in treno ad Anversa, rimane impressionato. Uscendo sulla piazza Astrid, pedonalizzata e munita di parcheggi coperti per le biciclette, non possiamo fare a meno di ammirare anche la facciata esterna, altrettanto monumentale. 
Subito a destra si trova l'ingresso allo zoo, mentre a sinistra si stacca una strada (De Keyserlei) che, più avanti, si immette nella Leysstraat e, quindi, nel Meir. Quest'ultima è una larga arteria commerciale, che porta alla Groenplaats (Piazza Grande), punto d'incontro delle vie principali. Qui, sono stati allestiti un palco per concerti ed alcune bancarelle.
In due passi arriviamo alla Cattedrale di Nostra Signora, in stile gotico brabantino. E' la più grande del Belgio, come pure la sua torre, una tra le più alte d'Europa, anch'essa nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco. All'interno, tesori inestimabili, tra cui varie opere di Rubens. E' domenica ed è in corso la Messa. Fino alle 13 non si può entrare. 
Steen, castello e antica porta d'entrata della cittadella ad Anversa
Ci dirigiamo verso il Grote Markt (la piazza del mercato). Sul lato nord sorgono i palazzi delle Corporazioni, sormontati da statue dorate, mentre, al centro, si erge una grande fontana, che rappresenta il legionario romano Silvius Brabo. Secondo la leggenda, costui vinse il feroce gigante che perseguitava i marinai della Schelda, gli tagliò una mano e la gettò nel fiume. Da qui deriva l'origine del nome di Anversa (Antewerpen, cioè mano tagliata). Tutto il lato ovest, invece, è occupato dal rinascimentale Stadhuis, municipio, sulla cui facciata sventolano decine di bandiere. Si può visitare gratuitamente l'ingresso, riccamente decorato. Attraverso la strada Suikerrui (canale dello zucchero), dalla quale si ha la migliore veduta della torre della cattedrale, raggiungiamo la Schelda.
Passeggiando sul lungofiume, arriviamo allo Steen, castello molto pittoresco e antica porta d'entrata della cittadella.
Casa dei Macellai ad Anversa
Dietro lo Steen sorge l'antica Casa dei Macellai, edificio gotico bianco e rosso, con torri angolari, nel quale si trovano il museo della musica e della danza. Proseguendo, giungiamo al Mas-Museum. Si tratta di una torre di 65 metri, formata da 10 blocchi in pietra arenaria rossa, alternati a parti in vetro ondulato, che salgono a spirale verso il cielo. 
I vari piani sono collegati tra loro da un percorso, sempre a spirale, lungo una serie di scale mobili. Dalla terrazza panoramica si ha una vista a 360° sulla città. Vengono custodite opere provenienti da altri musei cittadini (della Marina, etnografico e del folklore). Ingresso 10 €.
Ritornando verso il centro, passiamo accanto alla bella Chiesa di S. Paolo. Per entrare si attraversa un giardino con un grande calvario del XVIII secolo.
Anversa
Poi, ci perdiamo tra le stradine del centro storico, più animato, adesso che è ora di pranzo, rispetto a questa mattina. Ristoranti, fritterie, basseries, cioccolaterie, gelaterie, ecc., sono gremite di gente. Nonostante non amiamo le fritture, acquistiamo una porzione di patatine fritte, giusto per capire perchè siano così rinomate in Belgio. In effetti sono buonissime: croccanti fuori e morbide dentro. 
Ancora quattro passi e anche la curiosità dei waffels viene finalmente soddisfatta. Mi ero trattenuta sinora, in quanto mi sembrava un dolce pesante da digerire. Però, non potevo lasciare il Belgio senza togliermi questo sfizio. Me lo faccio preparare con panna, fragole e cioccolato fondente: una bomba calorica. Lo mangio lentamente, gustandone ogni singolo boccone. E' una goduria sublime ed anche il mio stomaco gradisce, eccome! 
Diamo ancora uno sguardo attorno e, poi, ci avviamo verso la stazione centrale dei treni per riprendere il nostro tram-metro.
Ad Anversa, come a Bruxelles, convivono tranquillamente popolazioni di razze diverse. Nel “quartiere dei diamanti”, ad ovest della Stazione centrale, si incontrano, inoltre, molti ebrei, con i loro tradizionali abiti scuri e i cappelli neri a larghe tese. 
Mas-Museum ad Anversa
Anversa, però, pur essendo altrettanto ricca di edifici storici ed opere d'arte, non ha il fascino di Bruxelles, la stessa vitalità. Tutto è più spento, le facciate dei palazzi sono grigie e fredde come il cielo e l'aria odierni.
In ogni caso, nelle città belghe visitate finora non abbiamo visto venditori di cianfrusaglie o persone che ti importunano per strada. Nessun mendicante, ubriaco, gruppo chiassoso o perditempo che dir si voglia. Solo musicisti sistemati in angoli appartati, ai quali si può lasciare un obolo a piacimento. I più bravi ricevono anche gli applausi e, comunque, è piacevole passeggiare al suono della loro musica. Eccoci, dunque, alla stazione centrale. Scendiamo nei sotterranei, seguiamo le indicazioni per la linea 6 e prendiamo i biglietti all'apposita macchinetta.
Tutto sommato, sono contenta di aver visitato questa particolare città, cosmopolita ed internazionale grazie al suo grande porto, ricca, ordinata e civilizzata, dove, mi par di capire, si vive più che bene. 


Zimmertoren a Lier
13/07/2015 – lunedì: h. 10: 17° C - - h. 15: 18° C - - h. 23: 19° C.
Partiamo da Anversa sotto una leggera pioggerellina e ci dirigiamo verso Lier, che dista 17 km. Lasciamo il camper nel parcheggio in Aarschotsesteenweg, munito del solito marchingegno per il carico e lo scarico delle acque, stavolta gratuito. Visto che ha smesso di piovere, ne approfittiamo subito per visitare questa affascinante cittadina di aspetto antico, ricca di monumenti e situata alla confluenza di due rami del fiume Nete. E', altresì, rinomata per la lavorazione dei pizzi e la fabbricazione di strumenti musicali in metallo. All'ingresso c'imbattiamo subito nella Zimmertoren, torre facente parte delle antiche mura, sulla cui facciata fa bella mostra di sé un orologio astronomico, con 13 quadranti, costruito dall'orologiaio locale, Zimmer, nel 1930. L'orologio batte l'ora di tutti i continenti, mostra le fasi lunari, le maree e anche vari fenomeni atmosferici. Passando dalla porta dei prigionieri del XIV secolo, arriviamo alla Grote Markt, piazza principale, circondata da edifici antichi, fra i quali spicca lo Stadhuis, il municipio, con l'originale Belfort gotico del 1369 (patrimonio dell'Umanità dell'Unesco). 
Grote Markt e Belfort a Lier
Continuando verso sud, incontriamo il Begjinhof e la chiesa di San Gennaro. E' tutto chiuso, come pure il museo locale. Di lunedì, musei, chiese e negozi del Belgio non sono aperti. Facciamo, quindi, quattro passi lungo i canali e le vie lastricate del centro. L'atmosfera che vi si respira è molto romantica. Non c'è in giro quasi nessuno. Poco traffico e tanta pace. Forse anche a causa del brutto tempo. Del resto, Lier non rientra nei più importanti circuiti turistici ed è un peccato. Acquistiamo in una rosticceria tre tipi diversi di insalata e una macedonia calda (di quest'ultima me ne pentirò amaramente, scoprendovi, all'interno, dei rametti di rosmarino che le danno un sapore molto forte e poco gradito al mio palato).
Lier
Ricomincia a piovere e noi ci rifugiamo sul camper. Pranziamo e riprendiamo il nostro viaggio verso Mechelen, storica città situata su diversi rami della Dyle o Dijle, che dista 16 km da qui. Lungo la strada, tra un paese anonimo e l'altro, prati con piccole greggi al pascolo, qualche cavallo, piccoli boschi e il fiume che ogni tanto si intravede alla nostra sinistra.
A Mechelen piove abbastanza forte. Facciamo un giro intorno alla città con il camper e verifichiamo che, effettivamente, non ci sono parcheggi per il nostro mezzo. Sostiamo nei pressi della dogana, in Zandpoortvest, ma è in periferia e il posto non ci convince molto. Pertanto, decidiamo di tornare a Lier e di passare lì il pomeriggio e la notte. Non è proprio la giornata ideale per andare a scoprire le bellezze fiamminghe.
Lier
Strada facendo, però, scorgiamo una specie di stagno ed un cartello che segnala l'ingresso al Fort Van Duffel. Seguiamo la freccia e ci troviamo nel piccolo, ma carino e deserto, parcheggio di uno strano fortino, situato all'interno di un laghetto e camuffato da isoletta, così che, sorvolando la zona, dall'alto non lo si nota. Ci piace ed istintivamente ci ispira fiducia. Perciò tiriamo sera in questo piccolo angolo verde, a pochi chilometri da Mechelen, che speriamo di poter visitare domani con un tempo migliore.

Cattedrale e Grote Markt a Mechelen
14/07/2015 – martedì: h. 8: 18° C. - - h. 13: 22° C
Ritorniamo a Mechelen, città europea delle campane: se ne contano 197 raggruppate in quattro carillon del suo centro storico. Anche oggi è nuvoloso e pioviggina. Lasciamo il camper in un parcheggio sulla circonvallazione. Purtroppo, avendo soltanto 2,50 euro di moneta, non potremo rimanere più di un'ora e mezza. A passo svelto ci dirigiamo verso la Grote Markt, la piazza del mercato, sulla quale si affacciano eleganti edifici gotici, rinascimentali, barocchi e dove sorge la bella cattedrale di S. Romualdo, ricca di opere d'arte. Da quest'ultima si potrebbe accedere all'altissimo campanile (patrimonio dell'umanità dell'Unesco), se non fosse chiuso. 
Municipio di Mechelen
Marco si rende conto solo ora di aver lasciato la guida sul camper. Pazienza! Reperiamo una mappa all'Ufficio Turistico (che si trova a destra del bel municipio) e continuiamo a passeggiare fino al caratteristico quartiere del Grote Begijnohof, lungo le sue stradine tortuose, tra antiche case fiamminghe con i tipici frontoni a gradoni. Proseguiamo, quindi, sulla Ijzerenleen, una lunga piazza alle spalle della Grote Markt, con le sue ringhiere in ferro del 1728. Giunti al ponte duecentesco che attraversa il fiume, torniamo verso il centro, percorrendo a passo rapido le vie commerciali, poco animate a causa del brutto tempo. Torri, torrette, chiese, negozi e una musica allegra che si diffonde nelle strade attraverso piccole casse acustiche collocate sui muri degli edifici.
Mechelen
Il tempo vola e, quando torniamo al camper, non troviamo alcuna multa, seppur abbiamo sforato di un quarto d'ora. Facciamo un salto alla Kazerm Dossin, in Goswin de Stassartstraat n. 153, museo e centro di documentazione sull'Olocausto, con storie ed immagini che testimoniano la discriminazione, prima, e la deportazione, dopo, di ebrei e zingari (250.000 persone furono deportate da Mechelen ad Auschwitz-Birkenau). Parcheggiamo il camper lungo il canale ed in zona a disco orario, ma non c'è l'indicazione del tempo di sosta. Sarà un'ora? Velocemente visitiamo il memoriale, che è gratuito, e poi attraversiamo la strada per accedere al museo. L'ingresso costa 10 euro ciascuno. Non ce la sentiamo di spendere 20 euro per una visita frettolosa. Così saltiamo e ci trasferiamo a Lovanio.
Municipio di Lovanio
La bella cittadina dista 24 km ed ha un comodo parcheggio vicino allo stadio in Kardinaal Mercierlaan, a meno di 1 km dal centro, che raggiungiamo in pochi minuti, camminando lungo la Naamsestraat. Questa strada, dritta e fiancheggiata da numerosi collegi, sfocia proprio sulla Grote Markt. Su questa  antica piazza del mercato vi si eleva l'imponente e superba sagoma del municipio, le cui facciate sono un trionfo di guglie, torri, merletti, nicchie e statue, nel tipico stile architettonico medievale fiammingo. Passiamo accanto alla bella chiesa di S. Pietro e, svoltando a sinistra, accediamo  alla Oude Markt, la piazza definita "il più lungo bancone d'Europa", per via dei suoi 45 bar e ristoranti che si allineano lungo tutto il suo lato destro.
Oude Markt a Lovanio
La piazza non ha uno sbocco, perciò, giunti in fondo, ritorniamo sui nostri passi. Ci gustiamo ancora un po' l'atmosfera del centro storico, passeggiando sulle vie acciottolate attorno alla Grote Markt, ridondanti di negozi e locali vari. 
Da quando siamo in Belgio, abbiamo fatto una full immersion tra cattedrali, chiese, municipi, piazze e belfort. Adesso desidero veramente rifugiarmi nel verde della natura. Troviamo, a 18 km di distanza, a Rotselaar, un'area camper che fa al caso nostro. Parcheggiamo nei pressi degli impianti sportivi del piccolo e tranquillo paese, in Vakenstraat n. 18. Acqua gratuita, 1 € per 1 kw di corrente, ma solo wc chimico con cassetta.

Maastricht
15/07/2015 – mercoledì: h. 9: 19° C - - h. 15: 23° C – h. 23: 22° C - nuvoloso
Continuiamo il nostro viaggio verso Maastricht sulla E313 e poi sulla N79. Lungo la strada, piccoli paesi con belle case in mattoncini rossi, bianchi e ocra, campi di mais e frumento, boschi e l'immancabile pista ciclabile. La Mosa segna il confine tra il Limburgo belga e il Limburgo olandese. Quando oltrepassiamo il ponte che mette in comunicazione queste due regioni, la differenza salta subito all'occhio: asfalto ottimo, cigli stradali puliti, erba tagliata, belle e larghe ciclabili di color rosso, ben segnalate. Non c'è niente da fare: gli Olandesi, in questo campo, sono un passo avanti.
Maastricht
Arriviamo a Maastricht Marina, dove si trova l'area camper in Hoge Weerd n. 20, dopo 85 km. L'area è chiusa da un cancello. Per entrare dobbiamo telefonare al numero indicato su un cartello (preceduto da 0031). Il gestore apre e ci fa strada. Sistemiamo il camper sulla riva del fiume, le cui acque sono solcate, oltre che da piccole imbarcazioni, anche da cigni ed anatre. Nel prato antistante scorgiamo anche una famiglia di coniglietti. Insomma, un bel posticino. Paghiamo € 17,50 per 24 ore di sosta, comprensivi di corrente, carico e scarico acqua, wifi, toilette e docce sul pontile, pulite e moderne. Per uscire è necessario comporre un codice fornito dal gestore. 
Maastricht
Scarichiamo le bici e voliamo verso il centro sulla bella pista ciclabile, che condividiamo anche con le motorette; quest'ultime filano veloci e bisogna prestare molta attenzione. Qui non c'è tanto da incantarsi o da stare in gruppetti  in mezzo alla carreggiata come da noi in Italia. La gente del posto usa le ciclabili per andare al lavoro, a scuola, o per fare commissioni varie e non ha tempo da perdere. Costeggiamo la Mosa per un paio di chilometri, passiamo sull'altra sponda, grazie ad un ponte riservato a pedoni e ciclisti, e siamo nel Markt, la grande piazza del mercato. Andiamo a curiosare, quel tanto che basta, tra le vie acciottolate del suo centro storico, che possiede ben 1450 edifici tutelati, dopodiché ritorniamo sul lungo fiume, avviandoci verso la marina.
Maastricht
Ma è ancora presto, perciò continuiamo sulla ciclabile, finchè notiamo un pannello informativo a bordo strada, con una mappa della zona ed alcuni itinerari ciclabili contraddistinti da punti numerati. Sono i knooppunt (incroci in olandese), che permettono di creare percorsi a piacere. Infatti, ad ogni incrocio è stato assegnato un numero specifico. Basta memorizzare o scrivere la sequenza di numeri, seguire le frecce e si arriva dove si vuole. Così, scegliamo il nostro giro, che ci porta, prima, lungo stradine secondarie, che attraversano piccoli villaggi, e, poi, alla bella periferia di Maastricht. Torniamo di nuovo sul lungo fiume ed infine all'area camper.
Giornata calda, umida e nuvolosa, senza pioggia, ma con uno strano vapore nell'aria che rinfresca e non inzuppa.

Maastricht
16/07/2015 – giovedì: ore 10: 19° C - - h. 17,30: 30°C (sole ed aria fresca) - h. 23: 26° C
Ripartiamo, facendo rotta verso Eindhoven (che, però, non raggiungeremo), seguendo le indicazioni di Simona, alla quale abbiamo chiesto di evitare le autostrade. La via più breve ci porta a rivarcare il confine con il Belgio. Ne approfittiamo per fare l'ultimo pieno di gasolio ad € 1,08/l: in Olanda non costerà mai meno di € 1,20/l. Dalla rigogliosa e verde Maastricht, passiamo alla solita campagna, con le coltivazioni di mais e frumento. E' lo stato delle strade e delle piste ciclabili, quest'ultime sempre presenti e mai interrotte, a farci capire di essere di nuovo in Olanda. Qui, molti edifici sono realizzati in mattoncini marrone scuro con profili, decorazioni e contorni delle finestre color nocciola. Poco traffico e piccoli paesi tranquilli, con case dai tetti altissimi e spioventi (forse adibiti a magazzino), circondate da giardinetti curati e privi di recinzione.
Brabante olandese
Su un canale alla nostra destra, piccole imbarcazioni scivolano silenziose e lente sulla superficie dell'acqua. A volte il canale è celato da alti canneti, a volte s'intravedono le sue sponde ricoperte da ninfee ed affollate da anatroccoli. Grazie alle indicazioni di Simona, finiamo su piacevoli strade di campagna, tutte alberate e spesso fiancheggiate da canali e belle case a doppio tetto realizzato con tegole e paglia. Siamo a circa 20 km da Eindhoven, nel Brabante olandese, ed il parcheggio per camper più vicino è a Neunen, in Oude Landen-Pastoorsmast 12, nei pressi degli impianti sportivi. Ci sono 5 posti sull'erba riservati ai nostri mezzi. E' gratuito, ma non c'è alcun servizio. Il paese dista un paio di chilometri. Visto che è presto, ci dirigiamo lì. Lasciamo il camper su un'area sabbiosa all'ingresso del villaggio in cui Vincent Van Gogh visse dal 1983 al 1985 e ci avviamo a piedi verso l'ufficio informazioni. 
Brabante olandese
Quest'ultimo si trova al Vincentre, dove vi sono pannelli interattivi sulla natura del Brabante, la stessa che Van Gogh impresse sulle sue tele e che ancora oggi si può ammirare percorrendo la lunga pista ciclabile, inaugurata nel 2014, che compie un anello di 335 km, toccando i paesaggi che hanno ispirato l'artista da ragazzo. Acquistiamo la mappa n. 18, con le ciclabili del posto. La commessa, gentilissima, ci spiega anche come raggiungere Eindhoven ed il tratto di pista pavimentato dall'artista Dan Roosegaarde, quella con migliaia di pietre luminose che accumulano luce solare di giorno e la rimettono di notte, creando “un tessuto luminoso che cala il viaggiatore nell'ambiente della Notte Stellata dipinta da Van Gogh”. Il problema nostro è che non siamo attrezzati per pedalare con il buio.
Torniamo al parcheggio degli impianti sportivi, dopo aver dato un'occhiata in giro e fatto la spesa. Mappa alla mano, tracciamo alcuni itinerari, ma, tra una cosa e l'altra, si sono fatte le 17,30. Perciò rimandiamo il giro in bici all'indomani.

Brabante olandese (Boxtel)
17/07/2015 – venerdì: h. 8: 26° C - - h. 15: 28° C - - h. 19: 26° C - - h. 22: 24° C
Ci spostiamo a Boxtel con il camper (30 km) dove c'è una bella area di sosta in Dennenoord (località) Dennendreef (indirizzo): posto tranquillissimo, in mezzo alla campagna, un po' distante dal centro. Costo: 12,50 € per camper e due adulti + 1 € a testa per tasse. Ogni piazzola ha il rubinetto per il carico dell'acqua ed il pozzetto per lo scarico acque nere e grigie (serve un tubo per l'attacco), corrente + servizi, docce con acqua calda e utilizzo piscina del vicino campeggio. Possibilità di aprire tendalino ed utilizzare sedie e tavolini.
Scarichiamo le bici e andiamo subito in  paese, dove troviamo il cartello con il primo knooppunt del percorso scelto ieri. A dir il vero, avevo proposto a Marco di unire almeno due itinerari al fine di percorrere almeno una settantina di chilometri, ma Marco era stato irremovibile, segnando sul foglio soltanto i knooppunt del n. 1. Mi aveva accusato di vedere tutto facile, “ma non è così. Ci sono troppe ciclovie, vedrai che ci perderemo e andrà a finire che di chilometri ne faremo il doppio … e bla, bla, bla ...”. Così, seguiamo le frecce e i numeri del nostro percorso. L'Olanda è un paradiso per i ciclisti. 
Knooppunt
Tornare a pedalare in Italia, dopo averlo fatto qui, sarà un vero incubo. Bisogna provare per capire quale abisso ci separi. Purtroppo, l'abitudine ad essere prudente mi fa sembrare un'idiota. Là dove tutti, dai nonnini ai ragazzini, filano sicuri sui pedali, affrontano rotonde, incroci e attraversamenti stradali con grande disinvoltura, aprendo le braccia a destra e a manca per segnalare la svolta, senza nemmeno voltarsi indietro, conoscendo probabilmente l'attenzione degli automobilisti verso i ciclisti, io rallento o mi fermo anche se ho la precedenza e mi accerto che la strada sia libera, come faccio in Italia. Non riesco proprio a farne a meno, ormai è una pratica consolidata per sopravvivere. Lasciamo subito il centro abitato e ci inoltriamo nella bellissima campagna brabantina. Quasi tutte le stradine sono fiancheggiate da filari di alberi dal fusto alto e dritto, che, con le loro grandi fronde, regalano una piacevole frescura. Oggi il sole picchia forte, ma il caldo non è torrido. Ci sono 28° C e un bel venticello che non fa sudare. A volte la pista diventa sterrata e s'inoltra in un fitto bosco; altre volte serpeggia tra coltivazioni di mais e prati dove pascolano mucche e cavalli. Costeggiamo un laghetto con pochi bagnanti e un fiume sulle cui rive siedono pazienti, vecchi pescatori. 
Brabante olandese
Attraversiamo ponti di legno e piccoli villaggi con case di mattoncini marroni, dai grandi tetti di paglia scura, tipici delle abitazioni medievali della campagna olandese; quasi celate da grandi salici piangenti e cintate con cespugli di ortensie blu, azzurre e viola, danno un senso di grande armonia. Paesaggi sempre diversi, seppur non ci sia altro che pianura, che riempiono gli occhi e rasserenano lo spirito. Non posso evitare esclamazioni di stupore e meraviglia. E poi questi sono i luoghi dipinti da Van Gogh sulle sue tele, luoghi di grandi suggestioni ed emozioni. Ecco, penso che starei bene qui. Non in Vallonia, non nelle Fiandre, non nei paesi e nelle città che ci siamo da poco lasciati alle spalle, ma nel Brabante olandese potrei viverci …. almeno per un po', perchè forse, col tempo, potrei sentire la mancanza delle mie montagne. Magari solo per un ciclo di stagioni, per vedere come cambia il paesaggio, giorno dopo giorno in questi luoghi pieni di poesia. Tra un pensiero e l'altro, 30 km passano in fretta. Completiamo in un paio d'ore, con calma e senza alcun problema, il nostro breve giro in bicicletta. La segnaletica è così capillare che è impossibile perdersi. E mi rimane il rimpianto di non aver insistito per continuare sull'itinerario n. 2. Ma Marco è un testone e, quando s'impunta, non c'è verso di fargli cambiare idea. Però un buon gelato non me lo toglie nessuno!

Waalwijk (Brabante olandese)
18/07/2015 – sabato: h. 8: 19° C - - h. 17: 28° C – soleggiato
Partiamo alla volta di Waalwijk, dove vivono i nostri amici (km 31).
Simona e Patrick ci accolgono a braccia aperte, come sempre, e dopo pranzo facciamo tutti insieme un breve giro in bici nei dintorni.
La cittadina di circa 45.000 abitanti è tranquilla. Poche auto in circolazione, perchè la maggioranza della gente si sposta sulle due ruote.
Waalwijk (Brabante olandese)
Lunghi viali alberati, giardini ornati da siepi ben tenute, ampi spazi verdi cintati con caprette, galline e vari animali domestici, creati apposta per i bambini affinché possano avere un contatto diretto con gli stessi.
Dopo aver attraversato,  grazie ad una pista ciclabile che costeggia laghetti e canali, un immenso bosco (intersecato da tutta una serie di sentieri atti alla pratica della mountain bike), giungiamo in un luogo incredibile: una vasta distesa di sabbia fine come quella del mare, sebbene il mare sia a parecchi chilometri di distanza. Trascorriamo una piacevole giornata in compagnia dei nostri amici, che si conclude con una cenetta in un ristorante cinese. L'Olanda, infatti, non ha piatti tipici da gustare.

Heusden (Brabante olandese)
19/07/2015 – domenica: h. 8: 17° C – nuvoloso (ha piovuto durante la notte)
Simona e Patrick avrebbero in programma un altro giro in bici con noi, oggi. 
Visto che le previsioni meteo danno bel tempo a partire dalle 14, nell'attesa andiamo al mercatino dell'usato, allestito in un parco grandioso, fitto fitto di alberi secolari. 
Qui, a volte, si possono fare piccoli affari, in quanto le bancarelle sono gestite da gente comune, che libera le proprie soffitte o vuol disfarsi di qualcosa che non usa più. I prezzi sono bassissimi. Così può capitare di comprare una bella chitarra a 7 euro, come è accaduto a Patrick, o 2 zuccheriere anni 60 ad 1 euro l'una, come ho fatto io. 
Di solito non vado ai mercatini, però devo dire che è divertente. Ci sono decine e decine di bancarelle e la coda per entrare (si paga 1,50 a testa l'ingresso), in quanto questi marché aux puces attirano molti visitatori. 
Torniamo a casa sotto il diluvio, ma, come previsto, a metà pomeriggio il tempo migliora. 
Così, inforchiamo le nostre bici e partiamo. La pista ciclabile si snoda in una zona idilliaca, tra laghetti ricoperti di ninfee ed estese praterie dove pascolano mucche e cavalli. Attraversiamo piccoli canali, fiancheggiamo per un tratto la Mosa e arriviamo a Heusden, un pittoresco e antico borgo fortificato, costruito su una isoletta del fiume e collegato alla terraferma per mezzo di ponti. 
Heusden (Brabante olandese)
Bellissimi i mulini a vento che si stagliano contro il cielo grigio, accattivanti i negozietti del centro, in particolare la forneria/pasticceria, una sorta di museo, con il forno, la cucina e gli arredi di un'epoca lontana. E dopo esserci tolti qualche sfizio, aver passeggiato in lungo e in largo sulle vie acciottolate di questo grazioso villaggio, ritorniamo a Waalwijk sulla stessa pista ciclabile percorsa all'andata (per chi volesse raggiungere Heusden con il camper: parcheggio Ravellijn – Wijkse Poort. GPS: N 51°44'06' E 5°08'02'').

20/07/2015 – lunedì: h. 8: 15° C - - h. 22: 19° C
Oggi il nostro programma prevede la ricerca di una bici per Andrea. Il modello che nostro figlio desidera acquistare, qui in Olanda è chiamato Opa o Omafiets (la bici del nonno o della nonna). E' la bici più popolare tra gli olandesi ed è molto usata per gli spostamenti in città. Ha la caratteristica di non avere freni (si rallenta o ci si ferma pedalando all'indietro). Ha, inoltre, un grande manubrio e un telaio grosso e pesante. Nonostante l'aiuto di Simona e Patrick, non troviamo quello che fa al caso nostro. Peccato! Domani inizia il nostro viaggio di rientro. Abbiamo già approfittato troppo della cortesia dei nostri amici.

Germania
21/07/2015 – martedì: h. 18: 35° C - - h. 23: 28° C
Prima tappa di rientro: Reichelsheim (Odenwald) (Germania) = 440 km
Imbocchiamo la A61 per Coblenza e poi la A60 per Darmstadt/Mainz.
I chilometri scorrono veloci. Dai finestrini del camper, osserviamo vigneti e campi di grano sfilare davanti ai nostri occhi. Attraversiamo la Mosella su un lungo ponte e una zona ricoperta di foreste, mentre il sole si è fatto largo tra le nuvole e adesso picchia implacabile nel cielo azzurro.
In Germania la temperatura aumenta sensibilmente. Riponiamo negli armadi l'abbigliamento autunnale e ripeschiamo quello estivo. Superiamo il Meno nei pressi di Francoforte, deviamo sulla A67 – K75 e, quindi, arriviamo all'area camper in Beerfurhterstrasse (colonnina con carico e scarico acqua ad 1 €, ma l'acqua scende anche senza; colonnina con 8 attacchi per corrente che funziona soltanto con monete da 50 cent.). Reichelsheim è un piccolo paese, tranquillo. Andiamo a fare la spesa in centro e approfittiamo dell'aria condizionata di una backerei per rinfrescarci e gustarci una fetta libidinosa di torta, seduti ad uno dei suoi tavolini. Adoro le bacherei tedesche! Ogni volta che vi entro ci lascio gli occhi.

Germania
22/07/2015 – mercoledì: h. 8: 23° C - - h. 17: 34° C - - h. 14: 37° C
Seconda tappa di rientro: Ottobeuren (km 321)
(Germania: diesel: €1,20/l – benzina € 1,50/l)
Ci dirigiamo verso Stoccarda sulla A5, poi deviamo sulla A8 per Ulm. Immersi nei nostri pensieri, lasciamo alle nostre spalle dolci colline boscose e  distese coltivazioni di mais e frumento. Lungo il percorso, tutta una serie di lavori in autostrada rallentano notevolmente la nostra marcia, tant'è che impieghiamo 5 ore e mezza per fare poco più di 300 km. L'ultimo tratto lo percorriamo sulla A28 per Fussen, ma noi ci fermiamo prima, al parcheggio riservato ai camper di Ottebeuren presso Sportwelt in Galgelberg n. 4, gratuito e vicino agli impianti sportivi. Elettricità: 50 cent/kw/h con gettoni da acquistare nella vicina pizzeria. Per sicurezza ne prendiamo 3. Il camper service si trova 200 metri più avanti, sulla strada per il centro. Quest'ultimo dista 6-700 metri, andando nella direzione opposta agli impianti sportivi. Ottebeuren è un paese di 8.000 abitanti, ma vi si erge uno dei più monumentali complessi religiosi della Germania, così imponente da ricevere l'appellativo di “Escorial bavarese”. Si tratta di un'abbazia benedettina, con annessa basilica dedicata ai Santi Alessandro e Teodoro, che si estende, per quasi mezzo chilometro, dal portale principale della chiesa agli edifici di servizio. Alla sua sinistra si apre una bella piazzetta, sulla quale si affacciano case ben ristrutturate dai colori pastello, oltre alla super gelateria Pedro Eis, gestita da italiani, il cui mastro gelataio è veneto - che varrebbe da sola una deviazione in questo luogo - ed alla trattoria “El Canavon”, anch'essa inequivocabilmente a gestione veneta. Altre strutture ricettive dal nome italiano fanno intendere che qui sono emigrati parecchi nostri connazionali.
In serata arriva un bel temporale a rinfrescare l'aria e la temperatura scende a 24° C. Si sta decisamente meglio.

Austria
23/07/2015 – giovedì: h. 9: 20° C - - h. 19: 28° C - - h. 22: 22° C - nuvoloso
Terza tappa di rientro: Silandro (233 km)
Percorriamo la A7 fino a Fussen, poi la B179, i tornanti del trafficatissimo Fernpass e la B189 per Imst. 
Deviazione sulla B171 per Landeck e, quindi, sulla B180 per Pfunds e Nauders (Tirolo). 
Dopo il Passo Resia, procediamo sulla SS 40 e, infine, sulla SS38 fino a Silandro. Parcheggiamo in Via Lido, vicino agli impianti sportivi (seguire indicazioni per Campo delle feste). Il costo è di 3 euro al giorno. Dalle 18 alle 8 è gratuito. Se si prende il biglietto alle 8 del mattino, si può rimanere ancora tre ore, e cioè fino alle 11, senza pagare. Così, arrivando dopo le 18, si può sostare gratuitamente fino alle 11 del giorno dopo. Tappa tutt'altro che noiosa, svolgendosi tra le montagne dell'arco alpino.
(Austria: diesel: € 1,18/l – benzina € 1.33/l)

24/07/2015 – venerdì – h. 9: 20° C
Quarta tappa: Grumello del Monte (Bergamo): 229 km, lungo la Val Martello, con i suoi meleti, i castelli e i bei paesini di montagna, fino a Merano. Poi, superstrada fino a Bolzano e, di seguito, A22 e A4.

Considerazioni finali: il Belgio si è rivelato una vera sorpresa, soprattutto la zona delle Ardenne - con i suoi tranquilli paesini immersi nel verde di rigogliose foreste - e quella delle Fiandre, con le sue pittoresche e affascinanti cittadine, ricche di arte, storia e poesia. Per non parlare di Bruxelles, che ci ha piacevolmente stupito per la sua vivacità e la sua bellezza. Questo viaggio lascia un ricordo dolce e appagante, non solo per lo strepitoso cioccolato ed i sublimi waffels divorati, ma anche per le atmosfere magiche e romantiche che ci ha saputo offrire.

RIEPILOGO DEI LUOGHI IN CUI ABBIAMO SOSTATO:
FUSSEN (Germania): Camper's Stop (Abt-Hafner-Str.9 – tel: 08362/940104): 13 euro + 2 euro per 3 kw di corrente e camper service;
ORVAL, nel parcheggio antistante l'abbazia;
BOUILLON, parcheggio gratuito in Rue de la Poulie, con camper service, ma priva di elettricità. E' una bella zona, tranquilla, in mezzo al verde, distante circa 1,5 km dal centro;
SOHIER, parcheggio nei pressi della Chiesa;
HANS SUR LESS, parcheggio gratuito in Rue de la Lesse (GPS: N 50.12722, E 5.18638);
MARCHE-EN-FAMENNE, parcheggio gratuito presso impianti sportivi a 500 metri dal centro;
ROCHE-EN-ARDENNE, parcheggio gratuito in Rue de Harsè n. 18, a fianco della piscina;
HUTTON, parcheggio gratuito lungo il fiume (segnalato) o dietro la chiesa (a pagamento con carta di credito: € 10 per 24 ore), camper service ed elettricità (segnalato);
DURBUY, area camper in Rue Fond de Vedeur (21 euro al giorno) o in Allée Louis de Loncin (parcheggio per auto, poco più di un euro all'ora);
HUY, parcheggio gratuito in Avenue du Bosquet n. 18, sulla riva sinistra orografica della Mosa;
CASTELLO DI JEHAY, parcheggi in costruzione davanti al castello oppure di fronte al ristorante, 500 metri prima;
NAMUR, parcheggio gratuito in Rue de Souchets (dietro centro sportivo). Dispone di camper service a pagamento;
DINANT, di giorno parcheggio gratuito lungo la Mosa; di notte parcheggio gratuito della cittadella;
CHIMAY, parcheggio gratuito in Rue des Ormeaux, di fronte al Casino;
BINCHE, parcheggio gratuito in Rue des Pastures;
CASTELLO DI BELOEIL, parcheggio gratuito in Rue du Chateau;
TOURNAI, parcheggio gratuito in Avenue o Boulevard des Frères Rimbaut (solo carico/scarico acque), vicino alla Maison de la Culture (50 posti per camper);
KORTRIJK (COURTRAI), parcheggio: Broeltorens – Dam (Kaai) - GPS: N50,83120 – E3,26818, munito di barra di chiusura. Euro 10 per 24 ore (carico/scarico + corrente) a 400 metri dal centro, vicino al ponte con due grandi torri (Broel Towers);
IEPER (YPRES), parcheggio gratuito a sinistra del Menin Gate Memorial;
NIEUWPOORT, area camper di De Zwerver, Brugse-steenweg n. 29 (0,50 €/h con camper service-corrente e 0,50 € per 50 litri d'acqua), distante dal centro un paio di km;
BRUGES (BRUGGE), area camper in Bargeweg: GPS N. 51,19633 – E3,22544 di fianco al parcheggio dei pullman: € 15 da ottobre a marzo, € 19 in bassa stagione, € 25 euro in alta stagione, 59 posti, corrente, scarico acque grigie e nere, carico acqua 50 cent. Centro raggiungibile a piedi con una bella passeggiata nel parco di 1,5 km circa.
GENT (GAND), parcheggio gratuito presso Autocars in Yachtdref, nei pressi di un laghetto ed a circa 3 km dal centro, che si raggiunge percorrendo la riva della Leie;
BRUXELLES, parcheggio a pagamento presso l'Atomium in Boechoutlaan, nel quartiere Heizel, vicino allo stadio (uscita 8 tangenziale). In alternativa c'è un secondo parcheggio in Dikkelindelaan. La tariffa del parcheggio sulla strada varia in base al tempo di permanenza. Più tempo si rimane e maggiore è il costo (50 cent mezz'ora, 4 euro 2 ore, 7 euro 3 ore, ecc., 25 euro l'intera giornata) ed è applicabile dalle 9 alle 18; quindi, dalle 18 alle 9 non si paga nulla. Pertanto, visto che sono le 16, paghiamo soltanto 2 ore e restiamo qui anche la notte.
Parcheggio dello stadio di Heyzel (Avenue Hoba de Strooper), prezzi come sopra.
Secondo la guida, a Bruxelles ci sarebbe un'area camper in Rue dell'Elephant n. 4, ma ha solo 5 posti.
ANVERSA (Antwerpen), area camper in Vogetzanglaan n. 7/9, presso Expo, grande e piantumata: € 10 + € 1 per 1 kw corrente + € 0,50 per sacco spazzatura, con carico/scarico e corrente;
LIER, parcheggio gratuito in Aarschotsesteenweg, munito del solito marchingegno per il carico e lo scarico delle acque, anch'esso gratuito;
MECHELEN, parcheggio a pagamento sulla circonvallazione (poco più di 1€/h;
MAASTRICHT (Olanda), area camper in Hoge Weerd n. 20, presso la marina, sul fiume. € 17,50 per 24 ore di sosta, comprensivi di corrente, carico e scarico acqua, wifi, toilette e docce sul pontile, pulite e moderne (chiamare il numero indicato sul cancello);
NEUNEN (Olanda), parcheggio gratuito in Oude Landen-Pastoorsmast 12, nei pressi degli impianti sportivi;
BOXTEL (Olanda), area di sosta per camper in Dennenoord (località) Dennendreef (indirizzo): posto tranquillissimo, in mezzo alla campagna. Costo: 12,50 € per camper e due adulti + 1 € a testa per tasse. Ogni piazzola ha il rubinetto per il carico dell'acqua ed il pozzetto per lo scarico acque nere e grigie (serve un tubo per l'attacco), corrente + servizi, docce con acqua calda e utilizzo piscina del vicino campeggio. Possibilità di aprire tendalino ed utilizzare sedie e tavolini;
HEUSDEN (Olanda): parcheggio in Ravellijn – Wijkse Poort. Coord. GPS: N 51°44'06' E 5°08'02'' (non usufruito);
REICHELSHEIM (Germania), parcheggio in Beerfurhterstrasse (colonnina con carico e scarico acqua ad 1 €, ma l'acqua scende anche senza; colonnina con 8 attacchi per corrente che funziona soltanto con monete da 50 cent.);
OTTOBEUREN (Germania), parcheggio presso Sportwelt in Galgelberg n. 4, gratuito e vicino agli impianti sportivi. Elettricità: 50 cent/kw/h con gettoni da acquistare nella vicina pizzeria. Il camper service si trova 200 metri più avanti, sulla strada per raggiungere il centro. Quest'ultimo dista 6-700 metri dal parcheggio, andando nella direzione opposta degli impianti sportivi.
SILANDRO (Italia), parcheggio in Via Lido, vicino agli impianti sportivi (seguire indicazioni per Campo delle feste). Il costo è di 3 euro al giorno. Dalle 18 alle 8 è gratuito. Se si prende il biglietto alle 8 del mattino, si può stare ancora tre ore, e cioè fino alle 11, senza pagare. Così, parcheggiando dopo le 18, si può sostare gratuitamente fino alle 11 del giorno dopo.