Non era
in programma, quest'anno, a dir la verità. Avevo, invece, preparato
un itinerario nel Vallese svizzero e tracce GPS per poter esplorare in bici una zona che non conoscevo. L'idea
mi allettava parecchio e già assaporavo la nuova avventura.
Senonché, il giorno prima di partire non trovo la carta d'identità
necessaria per passare il confine elvetico. Dopo aver scandagliato
ogni angolo della casa, rassegnata, vado a denunciarne lo smarrimento
ai Carabinieri e, poi, mi reco in Municipio per chiederne il
duplicato. Fino a poco tempo fa, il documento cartaceo veniva
rilasciato all'istante; oggi, invece – mi riferisce l'addetta –
si deve fare una richiesta al notaio e bla,bla,bla. E' più semplice
ottenere la carta d'identità elettronica, la quale, però, arriverà
direttamente a casa dopo una decina di giorni. Siccome Marco aveva
già caricato sul camper abiti, viveri e bici, per indorargli un po'
la pillola, ho pensato bene di passare al piano B. La Val d'Aosta
avrebbe sostituito egregiamente il Vallese svizzero: sempre montagna,
sempre al fresco. Non dovevo far altro che stampare il nuovo
percorso, preparato nel periodo in cui lavoravo e i viaggi
soprattutto li sognavo; ne percorreremo solo una parte, adesso, per
questioni di tempo, iniziando dal punto più a nord-ovest e, cioè,
dalla Valdigne. E, quindi … La Thuile, stiamo arrivando!
DIARIO
11/07/2018
(mercoledì)
Grumello/Bergamo - La Thuile
Come ormai d'abitudine, viaggiando con il camper ci affidiamo al
navigatore GPS, il quale, una volta giunti in Valle d'Aosta, ci fa
prendere la direzione di Pré-St. Didier. Da qui, cominciamo a salire
verso La Thuile. I primi 8 tornanti sono stretti, ravvicinati e
ripidi, ma la strada è ampia e agevole anche per i mezzi pesanti.
Dopo 10 km arriviamo a destinazione. Vi sono diverse possibilità di
parcheggio: uno di fronte all'Hotel Planibe (sulla riva del torrente
Rutor), uno a fianco della pizzeria (dopo la funivia), nell'area
camper attrezzata “Azzurra” (15 euro, con CS e corrente), un
altro parcheggio oltre l'area camper e uno misto in centro paese, nei
pressi dei bagni pubblici (oggi completamente occupato dalle auto).
Noi ci fermiamo nel primo, dato che, al momento, abbiamo tutto quello
che ci serve. La sosta costerebbe 1 € l'ora, dalle 7 alle 20, e 20
cent. dalle 20 alle 7, tuttavia il parchimetro non funziona e la
sbarra è alzata (può essere che vengano attivati solo d'inverno,
durante la stagione sciistica). Notiamo, inoltre, varie
colonnine per l'allaccio alla corrente (chiuse) e rubinetti che
erogano acqua; se non sbaglio, in questo piazzale, al sabato, si tiene il mercato.
Comunque il posto è tranquillo e la notte trascorre senza alcun
problema.
12/07/2018
(giovedì): percorsi 38 km e 673 metri di dislivello in mountain bike
La Thuile - Colle del Piccolo San Bernardo - cascata di Rutor
Stamattina qualcuno bussa con impeto alla portiera del nostro camper, facendoci sobbalzare. Apriamo e una vigilessa, con tono perentorio, fa presente che, in questo parcheggio, non si può campeggiare. E, infatti, noi non stiamo campeggiando: il camper è parcheggiato regolarmente, con i finestrini chiusi, come fosse un qualsiasi furgone o pulmino. Ma vai a farglielo capire! Marco le dice che abbiamo scaricato le bici, perché siamo in procinto di salire al Colle del Piccolo San Bernardo, aggiungendo che, al ritorno, ce ne andremo da lì. Lasciamo che la vigilessa si allontani e, poi, montati in sella alle nostre mountain bikes, ci avviamo verso il valico. La strada è in ottimo stato e vi passano senza difficoltà anche i camion (pochi, a dir il vero). Grazie ad una serie di tornanti, ci alziamo velocemente di quota. Il panorama è spettacolare, il clima perfetto: né caldo, né freddo e assenza di vento. Per questa vacanza ho portato soltanto la mountain bike, per poter percorrere ogni tipo di strada e, comunque, Marco ha solo quella. La Val d'Aosta, del resto, non consente tanti giri ad anello in bici da corsa. Ad eccezione del Passo del Piccolo San Bernardo, che porta in Francia, o di quello del Gran San Bernardo che conduce in Svizzera, una volta risalita una vallata, non si può proprio scendere dall'altra parte, perchè le strade ad un certo punto terminano e bisogna fare dietro front. Tra un pensiero e l'altro, guadagniamo i 2188 metri di altitudine del Colle del Piccolo San Bernardo. Dopo le foto di rito, torniamo sulle nostre ruote e scendiamo al lago Verney, dove, un tavolo da pic-nic e una fontana d'acqua freschissima, ben si prestano per una merenda.
E, poi, eccoci di nuovo in sella ai nostri fidi destrieri, pronti ad affrontare l'infinita discesa verso La Thuile, tipico paesino di montagna, disteso in una conca circondata da pinete. Non contenti, proseguiamo verso la cascata di Rutor. Altri 3-4 km di salita blanda, con l'incredibile ghiacciaio Rutor ad allietarci la vista e l'omonimo torrente dalle acque turchesi, che scorre, mormorando, al nostro fianco. Alle spalle del parcheggio, però, la strada sale decisa, con rampe da capogiro, per poi scendere verso un successivo parcheggio, dove inizia lo sterrato che porta alla cascata. Poco oltre, il sentiero diventa pedonale. Abbandoniamo le bici per 10 minuti, presso un piccolo borgo disabitato e continuiamo a piedi, finchè il fragore della cascata ci annuncia che siamo arrivati. Davanti ai nostri occhi si apre uno scenario da lasciare a bocca aperta. Ce lo godiamo per qualche minuto, prima di andare a recuperare le bici e tornare a La Thuile. Spostiamo, quindi, il camper, in un posteggio sulla strada che sale al Colle del Piccolo San Bernardo, individuato durante l'odierna scalata in bici. Vi sono alcuni cassonetti per la raccolta differenziata della spazzatura, una fontanella d'acqua fresca e un andirivieni di gente che scarica materiali da riciclo. Trascorreremo la notte qui, sperando di non dare fastidio a nessuno. Oggi abbiamo percorso 38 km e 673 metri di dislivello in mountain bike. Quest'anno, dopo aver pedalato nella piatta Olanda e unicamente camminato in Bretagna, le nostre gambe non sono molto scattanti e soffrono un po' in salita, ma noi non ci arrendiamo e, piano piano, recupereremo.
La Thuile - Colle del Piccolo San Bernardo - cascata di Rutor
Stamattina qualcuno bussa con impeto alla portiera del nostro camper, facendoci sobbalzare. Apriamo e una vigilessa, con tono perentorio, fa presente che, in questo parcheggio, non si può campeggiare. E, infatti, noi non stiamo campeggiando: il camper è parcheggiato regolarmente, con i finestrini chiusi, come fosse un qualsiasi furgone o pulmino. Ma vai a farglielo capire! Marco le dice che abbiamo scaricato le bici, perché siamo in procinto di salire al Colle del Piccolo San Bernardo, aggiungendo che, al ritorno, ce ne andremo da lì. Lasciamo che la vigilessa si allontani e, poi, montati in sella alle nostre mountain bikes, ci avviamo verso il valico. La strada è in ottimo stato e vi passano senza difficoltà anche i camion (pochi, a dir il vero). Grazie ad una serie di tornanti, ci alziamo velocemente di quota. Il panorama è spettacolare, il clima perfetto: né caldo, né freddo e assenza di vento. Per questa vacanza ho portato soltanto la mountain bike, per poter percorrere ogni tipo di strada e, comunque, Marco ha solo quella. La Val d'Aosta, del resto, non consente tanti giri ad anello in bici da corsa. Ad eccezione del Passo del Piccolo San Bernardo, che porta in Francia, o di quello del Gran San Bernardo che conduce in Svizzera, una volta risalita una vallata, non si può proprio scendere dall'altra parte, perchè le strade ad un certo punto terminano e bisogna fare dietro front. Tra un pensiero e l'altro, guadagniamo i 2188 metri di altitudine del Colle del Piccolo San Bernardo. Dopo le foto di rito, torniamo sulle nostre ruote e scendiamo al lago Verney, dove, un tavolo da pic-nic e una fontana d'acqua freschissima, ben si prestano per una merenda.
E, poi, eccoci di nuovo in sella ai nostri fidi destrieri, pronti ad affrontare l'infinita discesa verso La Thuile, tipico paesino di montagna, disteso in una conca circondata da pinete. Non contenti, proseguiamo verso la cascata di Rutor. Altri 3-4 km di salita blanda, con l'incredibile ghiacciaio Rutor ad allietarci la vista e l'omonimo torrente dalle acque turchesi, che scorre, mormorando, al nostro fianco. Alle spalle del parcheggio, però, la strada sale decisa, con rampe da capogiro, per poi scendere verso un successivo parcheggio, dove inizia lo sterrato che porta alla cascata. Poco oltre, il sentiero diventa pedonale. Abbandoniamo le bici per 10 minuti, presso un piccolo borgo disabitato e continuiamo a piedi, finchè il fragore della cascata ci annuncia che siamo arrivati. Davanti ai nostri occhi si apre uno scenario da lasciare a bocca aperta. Ce lo godiamo per qualche minuto, prima di andare a recuperare le bici e tornare a La Thuile. Spostiamo, quindi, il camper, in un posteggio sulla strada che sale al Colle del Piccolo San Bernardo, individuato durante l'odierna scalata in bici. Vi sono alcuni cassonetti per la raccolta differenziata della spazzatura, una fontanella d'acqua fresca e un andirivieni di gente che scarica materiali da riciclo. Trascorreremo la notte qui, sperando di non dare fastidio a nessuno. Oggi abbiamo percorso 38 km e 673 metri di dislivello in mountain bike. Quest'anno, dopo aver pedalato nella piatta Olanda e unicamente camminato in Bretagna, le nostre gambe non sono molto scattanti e soffrono un po' in salita, ma noi non ci arrendiamo e, piano piano, recupereremo.
Courmayeur-Rifugio Elena in Val Ferret.
Ci trasferiamo con il camper a Courmayeur. Il paese,
a 1224 metri di quota, si trova proprio ai piedi del Massiccio del
Monte Bianco, nel bel mezzo di due valli laterali: verso nord-est, la Val
Ferret; verso sud-ovest, la Val Veny. Da entrambe, si può arrivare
in bici fino a località di altitudine superiore ai duemila metri e
ammirare il Gruppo del Monte Bianco da diversi punti panoramici. Per
l'escursione odierna parcheggiamo il camper nel grande piazzale
all'ingresso del paese (GPS: N45.78279 – E6.97042). Inforchiamo
subito le nostre mountain bikes e ci avviamo verso il centro,
deviando, poi, per Entreves e la Val Ferret. Ad un primo tratto di dolce salita, segue un'impennata pazzesca. La strada continua ripida per alcuni chilometri,
restringendosi sempre più. Passiamo dai borghi di La Palud e Planpincieux,
dopodichè le pendenze si riaddolciscono fino ad Arnouva (1765
m.s.l.), consentendoci di godere lo splendido panorama con più
calma.
Al bivio procediamo a sinistra, in piano, sulla riva del torrente Dora di Val Ferret. Quest'ultimo nasce dal monte Tete de Ferret (2.714 m), riceve le acque che provengono dal ghiacciaio di Pré de Bar e percorre tutta la valle, finchè, ad Entrèves, si unisce al torrente Dora di Val Veny, andando a formare il fiume Dora Baltea. Per gli amanti del trekking in montagna, svoltando a destra, invece, ci si può inserire nel sentiero che porta al rifugio Bonatti ed al borgo di La Fouly, una frazione di 66 abitanti del comune svizzero di Orsières, nel Canton Vallese. La strada, ad un certo punto, diventa sterrata e sale, per poco più di 3 km, con pendenze tra il 10 ed il 14%, innalzandoci ai 2.061 metri di quota del rifugio Elena e della sua spettacolare terrazza prospiciente il ghiacciaio Pré de Bar. Dopo una fresca birra e due coccole ad un cagnolino dal musetto simpaticissimo, ci apprestiamo a rientrare alla base. Divertente la discesa ad Arnouva ed anche quella successiva lungo il torrente (un'alternativa alla strada asfaltata), che ci sbocca a La Palud, da cui proseguiamo per Courmayeur. Anche oggi un bel giretto di 38 km e 774 metri di dislivello, breve, ma gratificante. Non potrebbe essere altrimenti, pedalando al cospetto di montagne così maestose.
Al bivio procediamo a sinistra, in piano, sulla riva del torrente Dora di Val Ferret. Quest'ultimo nasce dal monte Tete de Ferret (2.714 m), riceve le acque che provengono dal ghiacciaio di Pré de Bar e percorre tutta la valle, finchè, ad Entrèves, si unisce al torrente Dora di Val Veny, andando a formare il fiume Dora Baltea. Per gli amanti del trekking in montagna, svoltando a destra, invece, ci si può inserire nel sentiero che porta al rifugio Bonatti ed al borgo di La Fouly, una frazione di 66 abitanti del comune svizzero di Orsières, nel Canton Vallese. La strada, ad un certo punto, diventa sterrata e sale, per poco più di 3 km, con pendenze tra il 10 ed il 14%, innalzandoci ai 2.061 metri di quota del rifugio Elena e della sua spettacolare terrazza prospiciente il ghiacciaio Pré de Bar. Dopo una fresca birra e due coccole ad un cagnolino dal musetto simpaticissimo, ci apprestiamo a rientrare alla base. Divertente la discesa ad Arnouva ed anche quella successiva lungo il torrente (un'alternativa alla strada asfaltata), che ci sbocca a La Palud, da cui proseguiamo per Courmayeur. Anche oggi un bel giretto di 38 km e 774 metri di dislivello, breve, ma gratificante. Non potrebbe essere altrimenti, pedalando al cospetto di montagne così maestose.
14/07/2018 (sabato)
Courmayeur - Pré St. Didier - orrido - Morgex
Casualmente scopro che, oggi e domani, si corre il Gran Trail Courmayeur. Centinaia di runners si riverseranno sui sentieri ai piedi del Monte Bianco e sarà per noi impossibile risalire la Val Veny in mountain bike, come avevamo pensato. Perciò, soprassediamo, per ora, a questo giro, e traslochiamo nell'area camper di Pré-St.-Didier (Strada Statale 26, GPS: N 45.763210, E 6.989380 - 3 € la prima ora, 50 cent. le ore successive, provvista di camper service e corrente), per dedicarci alle operazioni di pulizia e carico/scarico dell'acqua. Così, ne approfittiamo anche per vedere l'orrido e le terme. Un sentiero segnalato risale l'irto versante della montagna, portandoci ad una strepitosa passerella in ferro che sporge sul precipizio. La vista è vertiginosa sulla stretta e profonda gola, scavata dalle acque impetuose del torrente Dora di Verney, provenienti dalla soprastante valle del Piccolo San Bernardo. Davvero uno scenario naturale di grande suggestione. Scendiamo e restiamo un po' in riva al torrente a goderci la frescura dell'orrido, il quale, tra l'altro ospita la sorgente dell'acqua termale, che sgorga ad una temperatura media di 33-34 gradi. A pochi metri di distanza c'è lo stabilimento termale.
![]() |
Pré St. Didier |
![]() |
Morgex |
Camminiamo lungo la via del centro, curiosando, qua e là, tra le bancarelle che espongono lavori d'artigianato e prodotti locali, giusto per tirare l''ora di cena. All'imbrunire si scatena un bel temporale, con tuoni, fulmini e scrosci violenti. Rivolgo un pensiero a quei poveri cristi che, in questo momento, stanno correndo il Gran Trail di Courmayeur, provando tanta ammirazione per il loro coraggio e lo spirito di abnegazione con cui perseguono uno sport tanto faticoso quanto pericoloso: trovarsi a quote superiori ai 2000 metri, di notte, mentre imperversa un feroce temporale e magari da soli, non dev'essere troppo divertente.
15/07/2018
(domenica): percorsi km 35 e 975 metri di dislivello in mountain bike
Morgex-La
Salle-Planaval
Con
le mountain bikes ci avviamo, da Morgex, lungo la pista ciclabile che
costeggia la Dora per un paio di chilometri, al termine della quale un ponte ci consente di
attraversare il fiume e di portarci sulla SS26.
Alla rotonda, prendiamo la direzione di La Salle (1000 metri s.l.m.), un borgo di 2000 abitanti, sapientemente ristrutturato mantenendo l'originale struttura delle case preesistenti. Nel territorio circostante, digradante e soleggiato, vengono coltivati vitigni di qualità, che producono vini di alto livello. Procedendo in salita verso il comune di Château, notiamo, su un picco roccioso, la torre cilindrica del castello di Châtelard, il quale domina strategicamente il paese e la Valdigne. Le pendenze non scendono mai al di sotto del 9-10% e la vista è sempre panoramica. Dopo 15 km di ascesa, arriviamo a Planaval (1785 metri di quota). Passiamo davanti ad un ristorante e ci immettiamo su una stradina sterrata, continuando a risalire la valle per un paio di chilometri. Attorno a noi, prati con coloratissimi fiori, migliaia di farfalline ed alte pareti rocciose, dalle quali si gettano lunghe cascatelle d'acqua. Nei pressi di una malga, dopo una lotta estenuante contro odiosissimi, quanto inutili, tafani, alzo bandiera bianca e ritorno velocemente verso il ristorante, allontanandomi a malincuore da quel piccolo paradiso. A questo punto, ripercorriamo a ritroso la strada fatta all'andata, con una piccola variante e l'immancabile sosta gelato a Morgex, il migliore finora assaggiato in Valle d'Aosta.
Alla rotonda, prendiamo la direzione di La Salle (1000 metri s.l.m.), un borgo di 2000 abitanti, sapientemente ristrutturato mantenendo l'originale struttura delle case preesistenti. Nel territorio circostante, digradante e soleggiato, vengono coltivati vitigni di qualità, che producono vini di alto livello. Procedendo in salita verso il comune di Château, notiamo, su un picco roccioso, la torre cilindrica del castello di Châtelard, il quale domina strategicamente il paese e la Valdigne. Le pendenze non scendono mai al di sotto del 9-10% e la vista è sempre panoramica. Dopo 15 km di ascesa, arriviamo a Planaval (1785 metri di quota). Passiamo davanti ad un ristorante e ci immettiamo su una stradina sterrata, continuando a risalire la valle per un paio di chilometri. Attorno a noi, prati con coloratissimi fiori, migliaia di farfalline ed alte pareti rocciose, dalle quali si gettano lunghe cascatelle d'acqua. Nei pressi di una malga, dopo una lotta estenuante contro odiosissimi, quanto inutili, tafani, alzo bandiera bianca e ritorno velocemente verso il ristorante, allontanandomi a malincuore da quel piccolo paradiso. A questo punto, ripercorriamo a ritroso la strada fatta all'andata, con una piccola variante e l'immancabile sosta gelato a Morgex, il migliore finora assaggiato in Valle d'Aosta.
Courmayeur - Rifugio
Elisabetta in Val Veny.
Con il
camper torniamo a Courmayeur e parcheggiamo nel piazzale delle
“Funivie Skyway Monte Bianco” (Strada Statale 26 dir. n. 48 - Entrèves (AO) - GPS: 45.81584, 6.95623 - Tariffe (2018):
Da 0 a 30 minuti: gratuito
Da 1 a 4 ore: 1 euro all'ora
Da 5 a 12 ore: 5 euro
Da 13 a 24 ore: 10 euro
Da 1 a 14 giorni: 10 euro al giorno)in
quanto era rimasta in sospeso la risalita della Val Veny. Così,
oggi, il caffè lo berremo ai 2195 metri di quota del rifugio
Elisabetta.
Dal parcheggio scendiamo, per 1,5 km, in direzione del centro e, poi, al bivio, svoltiamo a destra, iniziando subito a salire in modo deciso, per alcuni chilometri, con pendenze che arrivano al 14%. Pedaliamo al cospetto del Monte Bianco (4.810 metri di quota) ed è una grande emozione. La strada spiana solo nei pressi di alcuni campeggi, riprendendo ad inclinarsi poco dopo ed offrendoci lunghi, infiniti rettilinei che tolgono il fiato. L'asfalto lascia il posto ad un tratto sterrato, per poi ritornare brevemente asfaltato nei pressi di un laghetto. Alla successiva biforcazione, svoltiamo a sinistra. Superato un ponticello, procediamo in piano tra distese fiorite e montagne maestose, rivestite da lingue di ghiaccio e ghiacciai più estesi. Più avanti, la stradina si restringe e sale attorcigliandosi sul fianco di una montagna. Il fondo stradale si fa, via via, sempre più pietroso. Mi concentro e mi impegno per percorrerne il più possibile, ma l'ultimo tratto è davvero troppo brutto per me e mi vedo costretta a spingere la bici a mano. Marco, invece, riesce a rimanere in sella fino al rifugio Elisabetta.
Dopo il meritato caffè,
con cautela, ma gran divertimento, ci lanciamo giù dal ripido pendio
rivestito da enormi cespugli di azalee rosse, per poi ridiscendere definitivamente al
fondovalle. Io, però, non posso non fermarmi ogni tanto ad
immortalare il magnifico paesaggio circostante e le incredibili
varietà di fiori. Ed è affrontando la strada in discesa, che
capisco il motivo della fatica fatta all'andata, in salita. Mi
compiaccio con me stessa per ciò che sono riuscita a fare alla mia
veneranda età. Ricordo, con piacere, i complimenti ricevuti, su al
rifugio, da due coppie di escursionisti, i loro sguardi stupefatti
nel venire a sapere che ho 57 anni e ancora mi arrampico come una
capretta sui monti. Sono le piccole soddisfazioni di una biker che ha
ormai fatto il suo tempo. Essendo ancora presto, con il camper
scendiamo ad Aymavilles, soleggiata località adagiata in una conca
verdeggiante, a 646 metri di quota, e dominata da un castello dalle
torri cilindriche, nonché provvista di un parcheggio per camper (Strada Comunale del Moulins, GPS: N 45.70131, E 7.23968):
posto tranquillo e strategico, proprio vicino all'imbocco della
strada per Cogne (tariffa: 6 euro al giorno, con Camper Service, da
pagarsi presso il bar di fronte).
Dal parcheggio scendiamo, per 1,5 km, in direzione del centro e, poi, al bivio, svoltiamo a destra, iniziando subito a salire in modo deciso, per alcuni chilometri, con pendenze che arrivano al 14%. Pedaliamo al cospetto del Monte Bianco (4.810 metri di quota) ed è una grande emozione. La strada spiana solo nei pressi di alcuni campeggi, riprendendo ad inclinarsi poco dopo ed offrendoci lunghi, infiniti rettilinei che tolgono il fiato. L'asfalto lascia il posto ad un tratto sterrato, per poi ritornare brevemente asfaltato nei pressi di un laghetto. Alla successiva biforcazione, svoltiamo a sinistra. Superato un ponticello, procediamo in piano tra distese fiorite e montagne maestose, rivestite da lingue di ghiaccio e ghiacciai più estesi. Più avanti, la stradina si restringe e sale attorcigliandosi sul fianco di una montagna. Il fondo stradale si fa, via via, sempre più pietroso. Mi concentro e mi impegno per percorrerne il più possibile, ma l'ultimo tratto è davvero troppo brutto per me e mi vedo costretta a spingere la bici a mano. Marco, invece, riesce a rimanere in sella fino al rifugio Elisabetta.

Aymavilles - Lillaz - Valeille - Cogne - Valnontey
Stamattina, ci spostiamo all'area camper di Lillaz (1610 m), situata 3 km dopo il paese di Cogne (1544 m) e a 20 km da Aymavilles (GPS: N45.59620, E007.38798, tariffa: 15 euro con corrente e CS), previa sosta lungo la strada per fare scorta dei buoni formaggi valdostani.
Stamattina, ci spostiamo all'area camper di Lillaz (1610 m), situata 3 km dopo il paese di Cogne (1544 m) e a 20 km da Aymavilles (GPS: N45.59620, E007.38798, tariffa: 15 euro con corrente e CS), previa sosta lungo la strada per fare scorta dei buoni formaggi valdostani.
Siamo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso: 70.000 ettari di estensione, cinque valli, tre delle quali (Cogne, Valsavarenche e Rhemes) nel lato valdostano e due in quello piemontese (Valle dell'Orco e Val Soana).
Scarichiamo le bici e andiamo subito a perlustrare i sentieri che, d'inverno, innevati diventano piste da sci
di fondo, per cui la zona è rinomata, mentre d'estate si prestano
per divertenti escursioni in mountain bike. Prima, però, facciamo
una deviazione per vedere l'imponente cascata di Lillaz, a meno di 1
km dal paese. Poi, c'inoltriamo lungo la Valeille, risalendola fino
al punto in cui degli sfasciumi ci impediscono di proseguire.
Ritornati a Lillaz, scendiamo a Cogne, dove scoviamo un
localino che sforna pizze, focacce e farinate di ceci buone quanto quelle
liguri. Il paese sorge in un'ampia conca ai limiti dei "Prati di
Sant'Orso", considerati tra le più vaste praterie di montagna in
Europa e, dal 2012, ufficialmente riconosciuti come “Meraviglia
italiana”. A stomaco pieno c'infiliamo in una stradella che, dopo
aver costeggiato la grande prateria alpina, sale a Valnontey (1667
m), alternando tratti dolci a strappi assassini. Superato un ponte in
legno, procediamo sulla sponda sinistra del torrente, fino ai
casolari di Pra-Su-Pia, al cospetto del Monte Gran Paradiso, che
svetta altissimo, con i suoi 4.061 metri di quota, davanti ai nostri
occhi. Entusiasmante e veloce la discesa verso Cogne. Solita sosta
gelato in paese, che anche stavolta non delude. Dopodiché torniamo a
Lillaz. Tra una cosa e l'altra si sono fatte le 17 e un po' di relax,
a quest'ora, è quel che ci vuole. Oggi abbiamo pedalato soltanto
per 22 km e 357 metri di dislivello: tutti i chilometri in salita dei
giri precedenti cominciano a farsi sentire. Parlo per me,
ovviamente, perchè Marco non sembra accusare cedimenti. La cosa
buffa è che c'è sempre qualcuno che si complimenta con noi ed è
spassoso leggere lo stupore nei loro occhi quando notano che, le
nostre, non sono bici elettriche, ma normali mountain bikes in
alluminio; non siamo più giovanotti e si vede benissimo.
Lillaz - Rifugio
Sogno di Berzdé
Ancora
una splendida giornata di sole. Aria limpida e fresca qui, ai 1600
metri di Lillaz. Oggi il caffè lo berremo al rifugio Sogno di
Berzdé, a 2.530 metri di quota, seguendo l'itinerario n. 10. La
strada parte proprio di fronte all'area camper e sale subito
impervia, con una serie di tornanti. I primi 3-4 km sono asfaltati,
ma la sede stradale è piuttosto stretta (ci passa a malapena
un'auto) e le pendenze si mantengono costanti tra il 12 ed il 14%.
Poi, inizia un buon sterrato, che alterna, nei successivi 8-9 km,
tratti dolci ad altri più impegnativi ed ancora alcuni asfaltati.
Durante l'ascesa ci superano soltanto due ragazzi stranieri in mountain bike, i quali, dopo uno sguardo furtivo al mio mezzo per verificare che non sia una bici elettrica – e a me, che, si vede, non sono più una ragazzina – mi fanno un sacco di complimenti. Ed io rido e gongolo. La strada è deserta, tranquilla ed immersa in uno scenario da sogno, come il nome del rifugio: non gli sarà stato dato per caso! Tutt'intorno, splendide montagne, dalle quali echeggiano i fischi delle marmotte. Ne vediamo tantissime: alcune scappano al nostro passaggio, altre rimangono immobili. Al ritorno, in discesa, dovremo fare attenzione, poichè potrebbero tagliarci la strada all'improvviso. Un torrente scende impetuoso verso valle, alimentato da meravigliose, imponenti cascate, che si lanciano da altezze vertiginose. E quanti fiori! Di tutti i colori. Mi mandano in visibilio, ma li fotograferò al ritorno, in discesa: se mi fermo adesso, con queste inclinazioni della strada, non riparto più. Dopo 12,5 km e un paio d'ore di puro paradiso, arriviamo al rifugio. Oltre al caffè, mi pappo, senza sensi di colpa, una fetta di torta al cioccolato: me la sono proprio meritata, ecchecavolo! Due chiacchiere con il rifugista, uno scambio di battute con il personale preposto al controllo dei sentieri ed è ora di ritornare al fondovalle. La discesa è bellissima. Seppur in alcuni punti richieda prudenza e concentrazione, in altri mi consente di ammirare il panorama, oltre che a soffermarmi con lo sguardo sui particolari e scattare qualche foto ricordo.
Per me, tutto questo è felicità: non posso chiedere di più. Persino il clima è favorevole e ci permette di scendere dai 2.530 metri di quota con la sola maglietta a maniche corte. E per non interrompere la tradizione, una volta a Lillaz, vado alla ricerca di una gelateria; anche questa si dimostra all'altezza delle altre.
Durante l'ascesa ci superano soltanto due ragazzi stranieri in mountain bike, i quali, dopo uno sguardo furtivo al mio mezzo per verificare che non sia una bici elettrica – e a me, che, si vede, non sono più una ragazzina – mi fanno un sacco di complimenti. Ed io rido e gongolo. La strada è deserta, tranquilla ed immersa in uno scenario da sogno, come il nome del rifugio: non gli sarà stato dato per caso! Tutt'intorno, splendide montagne, dalle quali echeggiano i fischi delle marmotte. Ne vediamo tantissime: alcune scappano al nostro passaggio, altre rimangono immobili. Al ritorno, in discesa, dovremo fare attenzione, poichè potrebbero tagliarci la strada all'improvviso. Un torrente scende impetuoso verso valle, alimentato da meravigliose, imponenti cascate, che si lanciano da altezze vertiginose. E quanti fiori! Di tutti i colori. Mi mandano in visibilio, ma li fotograferò al ritorno, in discesa: se mi fermo adesso, con queste inclinazioni della strada, non riparto più. Dopo 12,5 km e un paio d'ore di puro paradiso, arriviamo al rifugio. Oltre al caffè, mi pappo, senza sensi di colpa, una fetta di torta al cioccolato: me la sono proprio meritata, ecchecavolo! Due chiacchiere con il rifugista, uno scambio di battute con il personale preposto al controllo dei sentieri ed è ora di ritornare al fondovalle. La discesa è bellissima. Seppur in alcuni punti richieda prudenza e concentrazione, in altri mi consente di ammirare il panorama, oltre che a soffermarmi con lo sguardo sui particolari e scattare qualche foto ricordo.
Per me, tutto questo è felicità: non posso chiedere di più. Persino il clima è favorevole e ci permette di scendere dai 2.530 metri di quota con la sola maglietta a maniche corte. E per non interrompere la tradizione, una volta a Lillaz, vado alla ricerca di una gelateria; anche questa si dimostra all'altezza delle altre.
Decidiamo
di trasferirci con il camper ad Introd. Troviamo un parcheggio
gratuito, appena fuori paese, sulla destra, lungo la strada che sale
in Valsavaranche e Val di Rhemes. Introd è situato ad una quota di
880 metri, tra la Dora di Rhemes e il torrente Savara. E' un borgo
pittoresco: conserva un castello risalente al 1260, un granaio del
'400, la Cascina L'Ola e un ardito ponte in pietra del 1916 (che sarà
oggetto di manutenzione straordinaria nel 2019), dal quale si ha una
vista vertiginosa sul sottostante orrido. Nella vicina località di
Villes-Dessus, invece, si trova la Maison Bruil, una casa rurale
disposta su tre piani, oltre ad un interessante (soprattutto per i
bambini) parco faunistico “Parc Animalier”, dove si possono
ammirare gli animali tipici dell'arco alpino, inseriti nel loro
habitat naturale.
19/07/2018
(giovedì): km 46 e 1.033 metri di dislivello in mountain bike
Introd - Valsavaranche
Indovina,
indovinello: dove berremo oggi il caffè? Salvo imprevisti, lo
prenderemo ai 1955 metri di quota di Pont, risalendo, per 23 km e
1.033 metri di dislivello, la valle del torrente Savara, cuore del Parco
Nazionale del Gran Paradiso.
La strada è ampia, a due corsie e le 7 gallerie, brevi ed illuminate (eccetto 2 un po' buie), non ci danno alcun problema (è sempre meglio, comunque, tenere il faretto posteriore acceso). La valle, inizialmente stretta e racchiusa tra alte pareti rocciose, si allarga man mano ci avviciniamo al borgo di Valsavaranche, a circa 1500 metri di quota. Soltanto adesso il Savara abbandona il suo pudore e si mostra in tutta la sua gorgogliante bellezza, accompagnandoci per i chilometri restanti. Lungo il percorso attraversiamo piccoli villaggi dalle case in pietra e i tetti rivestiti di piode. Dai balconi in legno scendono cascate di fiori: un'incredibile esplosione di colori. Quando arriviamo a La Pont, che si trova alla testa della valle, il piazzale è invaso da decine e decine di autovetture. Del resto, da questa località partono numerosi sentieri, tra cui quello che conduce al Rifugio Vittorio Emanuele II.
La strada è ampia, a due corsie e le 7 gallerie, brevi ed illuminate (eccetto 2 un po' buie), non ci danno alcun problema (è sempre meglio, comunque, tenere il faretto posteriore acceso). La valle, inizialmente stretta e racchiusa tra alte pareti rocciose, si allarga man mano ci avviciniamo al borgo di Valsavaranche, a circa 1500 metri di quota. Soltanto adesso il Savara abbandona il suo pudore e si mostra in tutta la sua gorgogliante bellezza, accompagnandoci per i chilometri restanti. Lungo il percorso attraversiamo piccoli villaggi dalle case in pietra e i tetti rivestiti di piode. Dai balconi in legno scendono cascate di fiori: un'incredibile esplosione di colori. Quando arriviamo a La Pont, che si trova alla testa della valle, il piazzale è invaso da decine e decine di autovetture. Del resto, da questa località partono numerosi sentieri, tra cui quello che conduce al Rifugio Vittorio Emanuele II.
Il
caffè, al bar dell'Hotel Gran Paradiso, è uno dei migliori bevuti in vita mia. Mi
mangio anche un gran paninazzo, perchè la fame è tanta. Poi, a
panza piena, scendiamo nuovamente ad Introd, da dove eravamo partiti
stamattina. Nonostante ci si trovi a 900 metri di altitudine, fa
piuttosto caldo. Marco propone di risalire, con il camper, la Val di
Rhemes e trascorrere la notte ad una quota più elevata. Accetto
volentieri. L'area camper si trova a 15 km di distanza e a circa 1725
metri s.l.m. Sicuramente si starà meglio di qua. Alla fine, si
rivela un'ottima scelta, soprattutto perchè ci rendiamo conto che,
se avessimo risalito la Val di Rhemes in bici, come era in programma
per l'indomani, avremmo dovuto superare 5 gallerie molto più lunghe
(e neppure tutte illuminate) di quelle della Valsavaranche appena
percorsa. La strada è pure un po' stretta, ma oltremodo
tranquilla e, all'inizio, attraversa un vallone selvaggio e
suggestivo, scavato dalle acque impetuose del torrente
Dora di Rhemes. Più avanti, la valle si apre e diventa luminosa e ridente.
Superiamo il borgo di Rhemes St. Georges (1218 m), con la sua bella
chiesetta isolata su uno sperone roccioso, nonché le frazioni di
Vieux e Coveyrand, dalle caratteristiche vie coperte, tipiche di
queste parti. Continuiamo a salire in un ambiente naturale
meraviglioso. Dopo infinite curve, appaiono all'orizzonte, imponenti,
due cime montuose innevate: non conosco il loro nome, ma sono uno
spettacolo. Siamo quasi arrivati al culmine della vallata. L'area
camper si trova in Località
Chanavey (GPS: N45.579600, E7.123920) poco
prima di Rhemes Notre-Dame (che
raggiungiamo più tardi a piedi con una bella passeggiata); costa
0,50 cent. l'ora, con corrente e CS. Silenziosa e con il piacevole
mormorìo dell'acqua che scorre nel vicino torrente. L'aria è freschina e mi
sa che stanotte si dormirà bene.
Val di Rhemes - Bergamo/Grumello
L'ultimo giorno lo dedichiamo ad una camminata rilassante nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Da Rhemes Notre-Dame seguiamo il bel sentiero 9B, che, in 50 minuti, ci porta ad una scenografica cascata. Poi, ritorniamo sui nostri passi, fino ad un bivio, provvisto di segnaletica sentieristica. Non c'è che l'imbarazzo della scelta.
Sarebbe bello seguire l'Alta Via n. 2 (parte del tracciato del TOR des Giants), ma quella è roba per gente tosta. Il sentiero per il Rifugio delle Marmotte, invece, dovrebbe essere alla nostra portata. Altri 50 minuti di salita e arriviamo in una bellissima conca prativa, chiusa da un anfiteatro di montagne. Il rifugio si trova sulla sinistra ed è gestito da giovani volontari - che, a turno, vi prestano servizio – pro Mato Grosso. Facciamo una veloce merenda e beviamo una tazza di the caldo, gentilmente offertaci dai ragazzi, con i quali scambiamo qualche chiacchiera. Subito dopo ci rimettiamo in marcia per scendere all'area camper, dato che il cielo si è, nel frattempo, annuvolato e alcune gocce di pioggia cominciano a cadere sulle nostre teste. Devo, comunque, dire che siamo stati fortunati: durante i 9 giorni di vacanza in questa valle incantata, il meteo è stato davvero benevolo. Possiamo tornare a casa pienamente soddisfatti.
L'ultimo giorno lo dedichiamo ad una camminata rilassante nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Da Rhemes Notre-Dame seguiamo il bel sentiero 9B, che, in 50 minuti, ci porta ad una scenografica cascata. Poi, ritorniamo sui nostri passi, fino ad un bivio, provvisto di segnaletica sentieristica. Non c'è che l'imbarazzo della scelta.
Sarebbe bello seguire l'Alta Via n. 2 (parte del tracciato del TOR des Giants), ma quella è roba per gente tosta. Il sentiero per il Rifugio delle Marmotte, invece, dovrebbe essere alla nostra portata. Altri 50 minuti di salita e arriviamo in una bellissima conca prativa, chiusa da un anfiteatro di montagne. Il rifugio si trova sulla sinistra ed è gestito da giovani volontari - che, a turno, vi prestano servizio – pro Mato Grosso. Facciamo una veloce merenda e beviamo una tazza di the caldo, gentilmente offertaci dai ragazzi, con i quali scambiamo qualche chiacchiera. Subito dopo ci rimettiamo in marcia per scendere all'area camper, dato che il cielo si è, nel frattempo, annuvolato e alcune gocce di pioggia cominciano a cadere sulle nostre teste. Devo, comunque, dire che siamo stati fortunati: durante i 9 giorni di vacanza in questa valle incantata, il meteo è stato davvero benevolo. Possiamo tornare a casa pienamente soddisfatti.
VALLE
D'AOSTA (07-12 agosto 2018) – seconda parte
Continua
l'esplorazione della Valle d'Aosta; questa volta, però, con figlio
minore e pelosetto al seguito. Trasferta non in programma ad agosto,
a dir il vero, ma la canicola padana ci ha fatto fuggire a gambe
levate dal paesello verso luoghi più freschi. Il vecchio Toby, tra
l'altro, si stava spegnendo ogni giorno di più: a casa non faceva
che dormire, tant'è che, spesso, lo scuotevamo per accertarci che
fosse ancora vivo.
DIARIO
07/08/2018
(martedì)
Grumello/Bergamo - Breuil-Cervinia
Il traffico, in
autostrada, è abbastanza sostenuto e l'afa insopportabile. Tra le
varie aree di sosta per camper della bassa Valle d'Aosta, scegliamo
quella di Arnaud, paese situato a 461 metri di altitudine ed
a 4 km di distanza dal forte di Bard. L'aria, qui, è un po' meno
soffocante, grazie ad un bel venticello, ma il caldo è torrido come
a casa nostra e nel piazzale non c'è un filo d'ombra. Forse è meglio salire un po' di quota. Evitando le valli già, in parte,
conosciute, optiamo per la Valturnanche, in quanto c'è un parcheggio per camper 1
km prima di Breuil-Cervinia
(GPS:
N 45.925830, E 7.620040 – tariffa: di
7.80 euro al giorno, con Camper Service, acqua potabile, senza
allaccio alla corrente).
L'imbocco della valle è a Chatillon
(549 m), dove inizia
la lunga, meravigliosa ascesa (28 km e circa 1.500 metri di
dislivello), che ci innalza ai 2.050 metri della nota località
sciistica; salita che non vedo l'ora di percorrere anche in bici,
appena possibile e in un periodo più tranquillo. La fortuna è dalla
nostra parte, riservandoci un posteggio vuoto e una vista impagabile
su Sua Maestà, il Cervino. Ottimale anche la temperatura: siamo
passati dai 34° C del fondovalle ai 23° C di Cervinia. Speriamo che
Toby ne tragga giovamento.
Grumello/Bergamo - Breuil-Cervinia

08/08/2018
(mercoledì)
Breuil-Cervinia
Ieri notte ho fatto un po' fatica ad addormentarmi: lampi, tuoni e scrosci violenti non davano pace. Ma, poi, il sonno ha avuto il sopravvento e sono caduta tra le braccia di Morfeo.
Stamattina, al risveglio, l'aria era
limpida e il Cervino libero da nubi. Uno spettacolo! Lasciamo Toby
sul camper - visto che non riesce neppure a reggersi sulle zampette -
e facciamo un salto in centro per fare la spesa. La passeggiata passa
accanto al Golf Club e costeggia il torrente Marmore, le cui sponde
sono adornate da tappeti di valeriana color fucsia. Il Cervino è sempre in
primo piano. A Breuil-Cervinia non vedo niente di particolare, se non
il busto in bronzo di Mike Bongiorno all'ingresso del paese. Ci sono
tanti negozi, bar e ristoranti. Sicuramente, d'inverno, con la neve,
l'atmosfera sarà migliore. Questa è una località di fama
internazionale e i suoi impianti di risalita conducono ai ghiacciai
del Plateau Rosa, sui quali si può sciare anche d'estate. Tutto il
comprensorio del Matterhorn Sky Paradise offre 350 km di piste e la
possibilità di raggiungere Zermatt (nel versante svizzero) con gli
sci ai piedi.
Breuil-Cervinia
Ieri notte ho fatto un po' fatica ad addormentarmi: lampi, tuoni e scrosci violenti non davano pace. Ma, poi, il sonno ha avuto il sopravvento e sono caduta tra le braccia di Morfeo.
Passiamo
il resto della mattinata con Toby e, dopo aver pranzato, lo lasciamo solo ancora un'oretta a riposare sul camper, mentre noi facciamo due passi
fino al Lago Blu. Siamo preoccupati per il nostro piccolo amico:
mangia poco e soltanto se imboccato.
09/08/2018
(giovedì)
Breuil-Cervinia - Chatillon
Abbiamo deciso di portare Toby da un veterinario, nonostante stamattina sembri più reattivo di ieri. Il dottore, a cui telefoniamo, gentilissimo, ci riceve nel pomeriggio. Perciò, dai 2050 metri di quota di Cervinia, scendiamo ai 549 di Chatillon. Al nostro scricciolo viene diagnosticata una forte infiammazione delle gengive e, quindi, prescritto un antibiotico oltre ad un antidolorifico, che andiamo subito a richiedere in farmacia. Dato che le medicine non sono disponibili e dovremo tornare domani a ritirarle, approfitteremo dell'area camper in Località Perolle (GPS: N 45.748611, E 7.623889 – tariffa: 5 euro per 24 ore, con CS e corrente) per passarvi la notte. Oggi è piovuto incessantemente per tutta la giornata e la calura si è attenuata. Sarà un dolce dormire!
Breuil-Cervinia - Chatillon
Abbiamo deciso di portare Toby da un veterinario, nonostante stamattina sembri più reattivo di ieri. Il dottore, a cui telefoniamo, gentilissimo, ci riceve nel pomeriggio. Perciò, dai 2050 metri di quota di Cervinia, scendiamo ai 549 di Chatillon. Al nostro scricciolo viene diagnosticata una forte infiammazione delle gengive e, quindi, prescritto un antibiotico oltre ad un antidolorifico, che andiamo subito a richiedere in farmacia. Dato che le medicine non sono disponibili e dovremo tornare domani a ritirarle, approfitteremo dell'area camper in Località Perolle (GPS: N 45.748611, E 7.623889 – tariffa: 5 euro per 24 ore, con CS e corrente) per passarvi la notte. Oggi è piovuto incessantemente per tutta la giornata e la calura si è attenuata. Sarà un dolce dormire!
10/08/2018
(venerdì)
Chatillon - Saint Vincent - Fenis
Dall'area camper di Chatillon raggiungiamo a piedi la farmacia di Saint Vincent: 4 km lungo una stradina alternativa alla statale, tra vigneti, frutteti ed orti coltivati su terrazzamenti delimitati da muretti a secco. Cielo limpido e azzurro, sole cocente, ma l'aria fresca e l'assenza di afa rendono gradevole la passeggiata. Dopo aver ritirato i farmaci per Toby e, una volta tornati al camper, ci trasferiamo a Fenis, nell'area camper in Località Chez Sapin (GPS: N 45.739250, E 7.485550), a fianco del cimitero, con CS e vista sullo scenografico castello, che visitiamo nel pomeriggio. Trascorriamo la notte qui, in compagnia di altri camperisti, soprattutto spagnoli.
Chatillon - Saint Vincent - Fenis
Dall'area camper di Chatillon raggiungiamo a piedi la farmacia di Saint Vincent: 4 km lungo una stradina alternativa alla statale, tra vigneti, frutteti ed orti coltivati su terrazzamenti delimitati da muretti a secco. Cielo limpido e azzurro, sole cocente, ma l'aria fresca e l'assenza di afa rendono gradevole la passeggiata. Dopo aver ritirato i farmaci per Toby e, una volta tornati al camper, ci trasferiamo a Fenis, nell'area camper in Località Chez Sapin (GPS: N 45.739250, E 7.485550), a fianco del cimitero, con CS e vista sullo scenografico castello, che visitiamo nel pomeriggio. Trascorriamo la notte qui, in compagnia di altri camperisti, soprattutto spagnoli.
11/08/2018 (sabato)
Fenis - Fontainemore - Gaby
Stamattina non c'è un alito di vento, però non si suda. Con il camper raggiungiamo il borgo di Verrès, che vorremmo visitare insieme al suo castello, ma l'area di sosta in Via Duca d'Aosta (GPS: N 45.66224, E 7.69378) è tutta esposta al sole, su asfalto e lontana dal centro (6 euro per 24 ore). Ci sono 36° C e, anche se non c'è afa, fa terribilmente caldo. Non ci sembra un bel posto per trascorrere la giornata. Pertanto, proseguiamo fino a Pont Saint-Martin, deviando, poi, verso la Valle del Lys.
Breve sosta per visitare Fontainemore, bel borgo antico con un suggestivo ponte in pietra ad arco unico, e, dopo 15 km di salita, ci fermiamo a Gaby, presso l'area camper in Loc. Serta Desor (GPS: N 45.701460 – E 7.872820), situata a fianco di una grande area pic-nic. E' un posto carino, ma, soprattutto, fresco. Toby sembra gradirlo e, nel pomeriggio, lo portiamo con noi in paese, distante 1,5 km, il quale si raggiunge grazie ad una bella stradina, in parte sterrata, che costeggia il torrente Lys. Un po' zampettando, un po' in braccio, Toby regge: l'antidolorifico sta facendo effetto e l'aria fresca gli dà una sferzata di energia. A Gaby compriamo qualche prodotto tipico al mercatino dell'artigianato e immortaliamo il bel ponte romano in pietra, a doppia arcata, di fronte al cimitero. C'è da dire che, nonostante sia, questa, la settimana che precede il ferragosto, non si vedono in giro troppi turisti … e per fortuna!
12/08/2018
(domenica)
Pochi giorni sono bastati a rigenerarci. Adesso siamo abbastanza carichi e pronti per affrontare l'inferno padano. Con calma, scendiamo verso il fondovalle e, poi, su un'autostrada praticamente deserta, torniamo al paesello.
Dal
canto mio, sono felice di aver aggiunto altri piccoli tasselli al
puzzle valdostano che sto cercando di comporre, ma, soprattutto, di constatare che, ora, Toby sta meglio: sembra resuscitato e, per i
suoi 14 anni, è ancora bello arzillo.
Davvero complimenti per l'entusiasmo,la semplicita' e la naturalezza con cui riesce a condividere meravigliosi e invidiabili momenti di vita. Grazie, un saluto. Davide
RispondiEliminaGrazie di cuore, Davide: i suoi complimenti mi fanno sinceramente piacere! Un caro saluto anche a lei!
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