Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)

sabato 7 marzo 2026

DRESDA in camper (Sassonia, Germania, 2022)

 



Dresda è stata una tappa del nostro viaggio in Sassonia nel 2022 (link al diario: Sassonia in camper, bici e a piedi).

Abbiamo suddiviso la visita in due giornate, soggiornando in due distinte località e raggiungendo il centro città con due mezzi di trasporto diversi: Pirna (21 minuti di treno) e un sobborgo di Dresda (18 minuti con il tram).


L'area camper di Pirna è in Schlosspark 23 (GPS: N50.960376, E013.950762), 8 posti, tariffa: € 15 per 24 ore, doccia con acqua calda e toilette incluse; elettricità € 1 per 8 ore circa di corrente; € 1 per 100 litri d’acqua; scarico acque nere e grigie solo con cassetta (wc chimico). La sbarra si alza automaticamente all’entrata; poi si va alla reception della clinica accanto all’area per pagare e registrarsi. Viene consegnata una cartelletta con le chiavi dei bagni, la mappa della città, depliant turistici e password per la connessione ad Internet, oltre al gettone per alzare la sbarra quando si uscirà. E’ situata in posizione rialzata rispetto al centro, distante 800 metri. La Bahnhof, invece, dista circa 2 km dall’area camper e la biglietteria è automatica; selezionata la lingua italiana, si procede all’acquisto. Il ticket per la sola andata costa € 4,70 cad. (il biglietto di ritorno lo si deve fare alla biglietteria automatica di Dresda). 


L'area camper di Dresda Schaffer Mobil (sito web: Schaffer-mobil), si trova in Gustav-Schwab-Strasse 8 - GPS: N51.085501, E013.681491 - dispone di 100 stalli - tariffa: € 20 per 24 ore - con comodo camper service e pozzetto per il wc nautico - Acqua € 1 per 100 litri - allaccio alla corrente elettrica € 1 per 1 kw/h con gettone (tolken) ottenibile alla Cassa automatica, la stessa in cui si paga anche la sosta (posta in prossimità della sbarra di ingresso/uscita e dei bagni). Disponibile lavatrice/asciugatrice (a pagamento). Il ticket ricevuto all’ingresso dell’area consente di aprire la porta dei bagni e il cancello piccolo pedonale per entrare/uscire dall’area quando quello principale è chiuso (dalle 19). Presenti nella struttura: officina, lavaggio, shop, bombole del gas, vendita camper, noleggio bici, auto, ecc.

Per andare in centro ci sono varie opzioni:

- il tram n. 9 passa ogni 15-18 minuti (dalle 5 alle 20 nei giorni feriali - dalle 9 alle 20 durante il week-end) e va direttamente in centro. La fermata si chiama “Riegelplatz” e si trova a 300 metri dall’area camper, svoltando a destra sulla  Kötzschenbrodaer Straße;

- il bus n. 64 non è diretto: bisogna cambiare alla stazione “Mickten” e prendere il tram n. 4 per “Laubegast”;

- in bici, pedalando per 9 km sulla pista ciclabile dell'Elba.


Con un po' di fortuna si può sostare anche in centro città, nel parcheggio misto auto/camper in Wiesentorstrasse, (GPS: N51.056800, E013.742690 - 13 posti riservati ai camper, con possibilità di allaccio alla corrente elettrica - tariffa: € 25 per 24 ore - poco distante dall’Augustusbrücke e dalla città vecchia - sito web: Parkplatz-wiesentorstrasse-dresden). PS: attualmente (2026) non è richiesto il bollino ambientale.



DIARIO


01/10/2022 (sabato): Pirna - Dresda in treno

Temperatura max: 14°C - nuvoloso e pioggia

Le previsioni meteo per oggi sono pessime. “E se facessimo una scappata veloce a Dresda in treno?”, butto lì a colazione. “Così, giusto per capire come muoverci quando andremo a visitarla in modo più accurato settimana prossima, si spera, con un tempo migliore”. Detto fatto!

Alle 11,07 saliamo in carrozza e partiamo. Non c’è l’obbligo di indossare la mascherina sui mezzi di trasporto; tuttavia, quasi tutti i passeggeri lo fanno. Il treno impiega 21 minuti da Pirna a Dresda.

All’Ufficio Turistico della stazione centrale di Dresda Hauptbahnhof (Hbf) compriamo la mappa della città (€ 1,50) e constatiamo che l’asse nord-sud: Stazione - Prager Strasse - Schloss Strasse - Ponte di Augusto - dovrebbe condurci direttamente nell’Altstadt (città vecchia).

Quindi, andiamo alla ricerca della Prager Strasse, un rettilineo che, all’incrocio successivo, prende il nome di Seestrasse. Sfioriamo l’Altmarkt (piazza vecchia) - dal 1434 magico scenario di uno dei più antichi mercatini di Natale del mondo - attualmente in restauro, e continuiamo dritto per Schloss Strasse.

Presa una via a sinistra, ecco aprirsi davanti a noi l’immensa Theaterplatz, impreziosita da opere imponenti: la Semperoper, antico teatro di corte, la Cattedrale con la torre campanaria alta 85 metri, e lo Zwinger. Quest’ultimo è un sontuoso palazzo barocco (commissionato da Augusto il Forte tra il 1709 e il 1733) e racchiude o, meglio, racchiuderebbe al suo interno un enorme cortile abbellito da giardini e fontane. Ahimè, tanto per cambiare, sono in corso lavori di riqualificazione degli stessi e tutta l’area è transennata (il cortile è stato riaperto nel novembre 2025, dopo un restauro magistrale iniziato nel 2021, ndr). Sui giardini affacciano eleganti padiglioni, collegati da ampie gallerie, sedi di tre importanti musei: la Gemäldegalerie Alte Meister (Pinacoteca degli antichi Maestri - sito web: Gemaeldegalerie.skd.museum/), con opere di Raffaello, Canaletto, Botticelli, ecc., la Porzellansammlung, una delle più grandi collezioni di porcellane al mondo, appartenuta ad Augusto il Forte (sito web: Porzellansammlung.skd.museum/, e il Mathematisch-Physikalischer Salon (Museo degli strumenti di matematica e fisica - sito web: Mathematisch-physikalischer-salon.skd.museum/).




Anche il vicino Residence Schloss (sito web: Residenzschloss) è parzialmente chiuso per ristrutturazione (i lavori termineranno nel 2027, ndr). Il castello fu residenza della dinastia dei Wettin dal 1485 e ospita sia l’Historisches Grünes Gewölbe (Volta Verde Storica - sito web: Historisches-gruenes-gewoelbe) che la Neues Grünes Gewölbe (Volta Verde Nuova - sito web: Neues-gruenes-gewoelbe); i due musei, prima del furto perpetrato nel novembre 2019, contenevano la più grande raccolta di gioielli d’Europa. Il nome del museo deriva dal colore verde di alcune stanze al pianterreno dell’ala ovest, ritenute sicure contro incendi e furti per via dei muri spessi, delle inferriate di ferro alle finestre e del soffitto a volta, quindi adatte per custodire le preziose collezioni di Augusto il Forte. Portate in salvo durante la Seconda guerra mondiale, al termine del conflitto vennero custodite dai russi fino al 1958, anno in cui tornarono a Dresda, dove furono esposte per decenni in luoghi diversi in attesa di essere ricollocate definitivamente nella sede originaria.

I biglietti della prima collezione oggi sono in “sold out”, mentre ce ne sono ancora per la seconda. Paghiamo € 14 cad., ma ne vale veramente la pena, perchè le sale da visitare sono molteplici (armi e armature, arredi ed abiti d’epoca, ecc.) e quelle del Tesoro stupiscono per la quantità e la bellezza delle opere presenti. Per ragioni di sicurezza si devono depositare giacche e oggetti ingombranti al guardaroba (per borse, macchine fotografiche, ecc. ci sono degli armadietti sulla destra: il meccanismo di chiusura funziona inserendo un euro, che si recupera al ritiro). Potrò fare soltanto delle foto con il cellulare. Pur senza attardarci troppo nelle varie sale, rimaniamo all’interno del museo per circa due ore, mentre fuori diluvia.











Quando usciamo ha smesso di piovere e un pallido sole si sta facendo largo tra le nuvole. Sicché, ne approfittiamo per dare un’occhiata alla Neustadt (città moderna). Oltrepassiamo lo storico ponte sull’Elba, l’Augustusbrücke (in restauro, neanche a dirlo) e c’incamminiamo lungo l’Haupstrasse, che si apre davanti alla Neustädter Markt (la piazza in cui troneggia la statua equestre dorata di Augusto I il Forte). Il viale alberato è oggi occupato da ogni sorta di bancarelle e di chioschi. Dopo uno spuntino all’Ice Café Venezia, c’inoltriamo nel dedalo di stradine tranquille del quartiere barocco, tra alteri edifici signorili.



Tornati alla Neustädter Markt, una calda luce serale, comparsa all’esaurirsi della perturbazione, accende le cupole delle chiese e le punte dei campanili: è un’occasione da non perdere per fare qualche scatto allo skyline di Dresda, prima di riprendere la via di “casa”. Il nostro treno per Pirna parte alle 18,29 e alle 18,50 arriviamo puntualmente a destinazione. 



12/10/2022 (mercoledì): Dresda 

Temperatura: 4°C alle 8 - 18°C alle 16 - soleggiato

Stamattina, comprati i biglietti per il tram nel negozio annesso all’area camper (€ 10,60 per 2 persone andata/ritorno dal centro), raggiungiamo in pochi passi la fermata Riegelplatz. La pensilina è collocata davanti ad una scuola in mattoncini rossi (basta seguire le rotaie e la si vede). Il tram n. 9 parte ogni 15-18 minuti e ne impiega circa 18 (15 fermate) per arrivare in centro, nella Neustädter Markt, riconoscibile dalla statua equestre dorata del re Augusto I il Forte, dove scendiamo. Nei pressi c'è l’Augustusbrücke, il ponte sull’Elba che collega la città nuova (Neustadt) con quella vecchia (Altstadt), ma con il tram si può continuare fino alla stazione ferroviaria di Dresda Hauptbahnhof.

Oltrepassato il ponte, accediamo al centro storico della città, lentamente risorta dalle ceneri dopo i bombardamenti del 13 e 14 febbraio 1945, tra i più devastanti e con il maggior numero di vittime della Seconda guerra mondiale. Le centinaia di migliaia di bombe al fosforo scaricate crearono un gigantesco rogo. L’incendio impiegò una settimana a spegnersi, causando un numero considerevole di morti e distruggendo tesori d’arte d’inestimabile valore. Rimasero solo cumuli di macerie. E tanto dolore. 



Foto reperite sul web


Andiamo sparati alla biglietteria della Historisches Grünes Gewölbe o Volta Verde Storica, ubicata all’interno del Residence Schloss. Quando siamo venuti qui il 1° ottobre, i biglietti erano esauriti (entrammo solo nella Neues Grünes Gewölbe o Volta Verde Nuova), cosa prevedibile, essendo sabato: durante il week-end e nei periodi di alta stagione, l’afflusso di visitatori è altissimo e la Volta Storica è più richiesta della Nuova. Oggi, invece, che è un qualsiasi mercoledì di ottobre, la situazione è migliore (sul display della cassa sono indicati gli orari e i posti disponibili). Pagati € 14 a testa, ci viene assegnato l’ingresso delle 13. 

Per ingannare l’attesa, ritorniamo nei luoghi già visti giorni addietro con la pioggia. La soleggiata giornata odierna rende luminose le vie e le piazze della città, esaltando la magnificenza degli edifici fedelmente ricostruiti. La volta precedente ci era sfuggita la Frauenkirche e oggi è impossibile entrare nella chiesa simbolo della rinascita di Dresda, perchè è in corso un concerto. Amen!

Giriamo la città per un paio d’ore, dallo Zwinger (sfarzoso palazzo barocco per le feste di corte e odierna sede di tre musei) alla Piazza del Teatro, dal Fürstenzug (il murale più lungo del mondo composto da 24.600 piastrelle di ceramica e raffigurante il Corteo dei principi) alle stalle reali, dalla Brühlsche Terrasse (il romantico balcone sull’Elba con giardini, statue e fontane) alla Schlossplatz, la piazza del castello brulicante di gente. 

















Dopo tanto girovagare, è tempo di reintegrare le calorie bruciate e, in una caffetteria, cogliamo l’occasione per acquistare anche lo Stollen, tipico dolce di Dresda, simile al nostro panettone (infatti nasce come dolce natalizio col nome di Christollen), fatto di pasta lievitata molto ricca di burro, uva passa, cedro e arancio candito, mandorle dolci e amare, spesso ricoperto di zucchero a velo. 



Foto reperite sul web


Poco prima delle 13 ci rechiamo al guardaroba del Residence Schloss. Depositati zaino e macchina fotografica, entriamo al Museo. Probabilmente il tesoro qui esposto è più prezioso di quello visto alla Neues Grünes Gewölbe (Volta Verde Nuova). Tuttavia, noi abbiamo apprezzato maggiormente quest’ultima. Usciti, ci incamminiamo verso la Neustadt, la Città Nuova che si distende al di là del ponte Augustusbrücke. Di fronte alla statua del Cavaliere dorato si dispiega un viale alberato affiancato da negozi e locali di ogni tipo, oggi libero da bancarelle e chioschi.



Giunti alla rotonda in fondo al viale, seguiamo lungamente la Bautzner Strasse, finchè troviamo, al civico 79, la Pfunds Molkerei (sito web: Pfunds Molkerei), nota latteria risalente al 1879, bella, luminosa e raffinata, con il rivestimento di piastrelle di ceramica dipinte a mano in stile neorinascimentale.; fu realizzata da un agricoltore, Paul Gustav Leander Pfund, che ebbe l’idea di aprire una latteria dalla quale si poteva assistere alla mungitura delle mucche dell'azienda. La latteria non fu distrutta dai bombardamenti del febbraio 1945 e, nel dopoguerra, riavviò la sua attività.




Non lontano da qui, il Kunsthofpassage dà accesso ad una serie di cinque cortili interconnessi (Corte degli Elementi, Corte delle creature mitologiche, Corte degli animali, Corte della Luce, Corte delle Metamorfosi), resi particolari dalla creatività di alcuni artisti. Il Passaggio non è ben individuabile, ma, guardando bene, si nota la scritta all’ingresso, che può avvenire da  Alaunstraße 70 oppure da Görlitzer Straße 21-25. Sicuramente il cortile più originale è quello con il Funnel Wall (parete imbuto): la facciata è dotata di grondaie e pluviali a forma di strumenti musicali che, amplificando il suono della pioggia, producono una musica naturale quando l’acqua piovana scorre al loro interno: per tale motivo, è chiamata “la casa che suona”. 



Ci troviamo in una zona multietnica, un po’ trasandata, ma tranquilla. Fatto uno spuntino in una backerei, torniamo nella Neustädter Markt per riprendere il tram n. 9 e rientrare all’area camper. 


Dresda, nonostante sia una delle città più popolose della Sassonia, è, tutto sommato, a misura d’uomo, con vaste aree verdi e il fiume Elba, che attraversa placido la città, affiancato da una bella passeggiata. E' un po' snobbata rispetto alle altre città tedesche, eppure possiede un fascino unico, un centro storico interessante, splendidi edifici barocchi e musei incredibilmente ricchi, nonostante abbia subìto uno dei più devastanti bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale.


ALTRI DIARI DI VIAGGIO IN GERMANIA:








lunedì 22 dicembre 2025

DOLOMITI in camper e a piedi (Italia, settembre 2020)


PREMESSA


Le Dolomiti sono gruppi montuosi che si estendono nell’Italia nord-orientale, tra il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia; devono il loro nome allo scienziato francese Déodat de Dolomieu, che per primo identificò il minerale predominante di queste montagne, battezzato in suo onore "dolomite". 

Il 26/06/2009, nove aree dolomitiche sono state iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco per la loro unicità paesaggistica e la straordinaria bellezza delle imponenti formazioni rocciose, scolpite da pinnacoli, guglie, pale, campanili, denti e torri, che contrastano con le verdi praterie da cui s'innalzano.

Il loro fascino è, inoltre, accresciuto da un fenomeno naturale, noto con il nome di Enrosadina: la dolomia, ovvero la roccia costituita dal minerale dolomite, grazie alla sua composizione chimica, all’alba e al tramonto, riflettendo la luce solare bassa e obliqua, cambia colore e si tinge di rosa-arancio-rosso-viola. Al crepuscolo, invece, assume una colorazione argentea, che le dona un aspetto freddo e lunare. Per tale motivo, le Dolomiti sono altresì chiamate Monti Pallidi.





Ma la cosa più interessante è che, studiando queste rocce sedimentarie, gli scienziati hanno potuto sviluppare alcune teorie sull’evoluzione della Terra.  

Le Dolomiti, infatti, non sono sempre state montagne. Nel Permiano erano una pianura solcata da fiumi, nel Triassico un ampio mare tropicale punteggiato da isole e vulcani. Quando si formò l’Oceano Atlantico, tutta l’area sprofondò. Poi, l’Africa, staccatasi dalla Pangea, ruotò verso l’Europa e, scontrandosi con essa, produsse l’emersione dei sedimenti calcarei che formarono la catena montuosa delle Alpi. Le Dolomiti affiorarono, dunque, dal mare e si sollevarono per migliaia di metri, conservando le rocce fossili e gli ambienti tropicali del Mesozoico. La loro geologia può essere letta nel tempo (verticalmente) e nello spazio (orizzontalmente): la lettura verticale delle pareti di pietra permette di scoprire, strato dopo strato, la storia della Terra, mentre quella orizzontale consente di identificare l’antica geografia di quei mari e quelle isole.

Il lato occidentale del gruppo del Catinaccio rappresenta una delle scogliere tropicali meglio preservate.


MAPPA ITINERARIO:


 


DIARIO


La bozza di questo diario è rimasta nel cassetto per cinque anni. Mi sarebbe piaciuto integrarlo con ulteriori escursioni a piedi, soprattutto quelle alle Tre Cime di Lavaredo (raggiunte, però, in bici un decennio fa) e al lago di Sorapiss, che a causa del maltempo non abbiamo potuto effettuare. Sfortunatamente, non c’è stata più l’occasione di tornare in quei luoghi e, pertanto, ho deciso di pubblicare il diario così come era.


15/09/2020 (martedì): Grumello del Monte - Siusi (240 km)

Siamo nella “fase 2” della pandemia da coronavirus, che prevede un graduale allentamento delle misure di contenimento in precedenza adottate dal Governo italiano, in quanto la curva epidemica è in discesa. Il periodo di quarantena è ormai alle spalle, gli studenti sono tornati a scuola ed è permessa la libera circolazione fra regioni. Insomma, seppur continuando ad indossare la mascherina, sembra che ci stiamo avviando alla normalità (purtroppo durerà solo fino all’8 ottobre). 

Dopo settimane e settimane chiusi in casa, il desiderio di immergersi nella natura è incontenibile. La nostra casetta viaggiante ci consentirà, peraltro, di evitare il contatto con gli altri umani e di trascorrere una vacanzina tranquilla.

La prima tappa dell’itinerario è l’Alpe di Siusi, nella provincia di Bolzano, in Trentino Alto Adige. Posto a 2000 metri di altitudine, è l’altopiano più elevato d’Europa e sicuramente tra i più suggestivi, essendo circondato da gruppi dolomitici davvero scenografici, come il Sassolungo, il Sassopiatto, il Catinaccio, lo Sciliar, il Sella e il Puez-Odle.

E’ un regno naturale interdetto ai veicoli a motore. Anche la strada di accesso all’Alpe è chiusa tra le 9 e le 17. A partire dalle 17 si può salire e posteggiare in località Compaccio, ma alle 23 bisogna lasciare l'altopiano, perchè è vietata la sosta tra le 23 e le 6. Se si arriva prima delle 9 e si desidera rimanere fino alle 23, la tariffa giornaliera, nel 2025, è di 30 euro.

(PS: sito web per gli orari e le tariffe della funivia:  https://www.seiseralm.it/it/info/mobilita/cabinovia-alpe-di-siusi-inverno.html).

Percui, raggiunto il parcheggio gratuito giorno e notte presso funivia di Siusi (GPS: N46.540275, E011.566751), in attesa dell’orario di apertura della strada, facciamo quattro passi in paese.



Dopodiché, a bordo del nostro camper, partiamo: 2 km al bivio e 9 km per Compaccio. Alle 18 la Cassa del parcheggio 2 (quello più in alto - GPS: N46.539880, E011.617360) è chiusa.  



C'incamminiamo, quindi, di buon passo verso un noto punto panoramico, con bella vista sul Sassolungo e il Sassopiatto (GPS: N46.552010, E011.654170). 




Vi perveniamo in circa un’ora, intorno alle 19, proprio nel momento in cui il sole sta tramontando e le pareti di dolomia si colorano di rosso. 




Ci sono altri fotografi sul posto, però se ne vanno all’imbrunire, mentre noi vi rimaniamo fin quasi alle 21, in quanto nostro figlio vorrebbe fotografare il cielo stellato e provare tecniche nuove di scatto. Abbiamo avuto il buon senso di portarci una felpa e un berretto, nonostante la giornata torrida, perchè al calar del sole l’aria diventa pungente. Ma ne è valsa la pena: lo spettacolo offerto dalla volta celeste è meraviglioso ed emozionante. Non lo dimenticherò mai!

Con le pile frontali, completamente avvolti dall'oscurità, torniamo al camper, avvistando, lungo il percorso, due cervi nel prato. 

Passeremo la notte nel parcheggio della stazione inferiore della funivia.



16/j09/2020 (mercoledì): Siusi - Santa Maddalena (30 km) 

Lasciamo Siusi e affrontiamo la lunga discesa sulla LS24, per poi immetterci nella SS12. Siamo diretti a Santa Maddalena, in Val di Funes, un po' più a nord: strada di montagna, larga e a due corsie, con alcuni tornanti. Nel frattempo il cielo si annuvola e si scatena un bel temporale.

Proseguiamo, poi, ancora per 6 km verso Malga Zannes. La carreggiata è stretta e tortuosa, percorsa anche dai pullman gran turismo, ma sono presenti piccoli slarghi per agevolare l’incrocio con altri veicoli. Bisogna comunque prestare molta attenzione. 

Al parcheggio (GPS: N46.635211, E011.763248) si può stare pure di notte (senza campeggiare). Tariffa: € 12 per 24 ore (€ 6 le auto), solo con banconote o moneta. Se non ci sono gli addetti alla cassa (che se ne vanno prima delle 18), si paga lo stesso, apponendo il ticket sul cruscotto.



Ci troviamo nel Parco Naturale Puez-Odle, che tutela un’area protetta di circa diecimila ettari nella provincia di Bolzano, comprendente il sistema Puez-Odle, un gruppo montuoso racchiuso fra tre splendide valli: la Val di Funes a nord, la Val Badia a est e la Val Gardena a sud.

Il Parco Naturale Puez-Odle viene definito "il libro di storia della Terra" per l’importanza geologica rivestita dal suo territorio. Qui, infatti, si possono osservare tutti i tipi di roccia, le stratificazioni, gli sconvolgimenti tettonici e le forme erosive tipiche di questa catena. 



17/09/2020 (giovedì): Malga Zannes - Rifugio Odle (anello di 9 km a piedi e 350 metri di disl+ lungo il sentiero Adolf Munkel)

Stamattina mi sono alzata piena di entusiasmo: l’escursione odierna è una delle più belle delle Dolomiti e non vedo l’ora di partire. 

Dal parcheggio di Zannes (1680 metri s.l.m.) imbocchiamo il sentiero n. 6 e in seguito il sentiero n. 36 Adolf Munkel, che corre ai piedi della impressionante parete nord delle Odle. E’ un percorso abbastanza facile, consigliato anche a famiglie con bambini, e conduce al Rifugio Odle (1996 metri s.l.m.). Camminiamo inizialmente su strada sterrata e, poi, su sentiero stretto, a tratti pietroso.

Una volta a destinazione, il paesaggio che si presenta davanti ai nostri occhi è grandioso; lo ammiriamo in tutta la sua bellezza comodamente seduti ad uno dei tanti tavoli di legno all’esterno della struttura, mentre ci rifocilliamo con un buon tagliere di salumi e formaggi, annaffiati da abbondante birra per gli ometti, e un’ottima torta di grano saraceno con succo di lampone per me.




Rimessici in marcia, prendiamo il sentiero alle spalle del rifugio, che ci permette di tornare a Malga Zannes attraverso il bosco, completando un anello di 9 km. 




E’ ancora presto, la giornata è splendida e, siccome nella zona ci sono un paio di spot fotografici che non vogliamo perdere, ne approfittiamo. Con il camper, scendiamo di nuovo a Santa Maddalena, previa sosta nel parcheggio (GPS: N46.636940, E011.720820) a pagamento (€ 2 x 2 ore) per immortalare la chiesetta di San Giovanni in Ranui, incorniciata dai magnifici bastioni granitici delle Odle. E' vietato entrare nel prato e pure far volare il drone. Più avanti c’è un ingresso che consente di avvicinarsi un po' alla chiesetta (€ 4 per persona).



Poi, lasciato il camper nel parcheggio del Centro Visite di Santa Maddalena (GPS: N46.642550, E011.709970), seguiamo la segnaletica del percorso “Panoramica Weg”. In circa 2 km arriviamo alla postazione da cui è possibile scattare la classica foto da cartolina, con il piccolo borgo incastonato tra le montagne lussureggianti e sullo sfondo le guglie aguzze delle Odle. 




Per la sosta notturna a Santa Maddalena c’è un’area camper presso l’Agriturismo Zum Gletscherhans di Mantingen Johann, in Ruefenweg n. 12, località Villnoss - GPS: N46.642530, E011.720190 - Tel. 347 7965986 - produzione di salumi, carne affumicata, marmellate, verdure, uova. 

Noi, invece, continuiamo per Chiusa e pernottiamo in un parcheggio in Via Prato dell’Ospizio (GPS: N46.645848, E011.577870), vicino agli impianti sportivi.



18/09/2020 (venerdì): Chiusa - Ortisei (km 20)

L’obiettivo di oggi sarebbe quello di salire al Seceda (2519 metri s.l.m) - un altopiano soleggiato della Val Gardena, nel Parco Naturale Puez-Odle - a piedi (7,6 km, 1264 m disl+, durata 4 h), ma trovare un parcheggio ad Ortisei è impossibile: solo divieti per noi camperisti. Non c’è speranza. Nei pressi della funivia per l’Alpe di Siusi, chiediamo a un custode se ci permette di lasciare il nostro mezzo solo il tempo necessario per l’escursione al Seceda. Non so se a causa del periodo infelice (Covid) o perchè mosso a pietà vedendo i nostri volti affranti, ma acconsente, in via eccezionale, e ci trova uno spazio alle spalle del parcheggio dei pullman.

A questo punto sono rimaste poche ore a disposizione e il Seceda lo raggiungiamo con la funivia (tariffa adulti 2020: € 25 cad, solo andata, € 34 A/R - sito web: https://www.seceda.it/it/estate). Il primo tratto si supera con la cabinovia mentre l’ultimo, più ripido, con funivia (un’unica cabina - orario estivo: prima corsa: 8:45, ultima corsa: 17:30; orario invernale: 16:30). 

Da lassù, il panorama abbraccia a 360° le cime più spettacolari delle Dolomiti: dalle Odle al Gruppo Sella, dal Sassolungo e Sassopiatto allo Sciliar sull’Alpe di Siusi. Una vista mozzafiato!

L’altopiano presenta pareti scoscese e friabili nel versante nord-occidentale, e pascoli blandamente digradanti in direzione sud-est. I suoi prati sono solcati da vari sentieri, che conducono ad alcune malghe. 








Puntiamo dritto verso la Malga Pieralongia: in linea d’aria non sembra molto distante, ma l'occhio inganna e il sentiero si rivela più lungo del previsto. Abbiamo a malapena il tempo di fare un veloce spuntino: dobbiamo ritornare alla funivia prima dell’ultima corsa delle 17:30. 







A passo svelto risaliamo la china e riusciamo a salvarci in corner.

Scesi dalla cabinovia, facciamo due passi nelle vie pedonali di Ortisei, una piccola bomboniera dove tutto trasuda ordine, pulizia ed eleganza.




Recuperato il nostro mezzo, andiamo alla ricerca di un'area camper. La salita al Passo Gardena, nell’ora del tramonto, ci regala uno scenario stupefacente: le possenti pareti del Sella e del Sassolungo, tinte di rosa, sono uno spettacolo che tocca l’anima. Lungo il percorso e anche in cima al Passo, ampie rientranze della strada sarebbero idonee alla sosta (il parcheggio Sassolongo a pagamento di Pian de Gralba nel 2025 ha un limite di altezza di 2,30 metri), ma abbiamo bisogno di fare camper service. Pertanto, proseguiamo fino all’area camper automatizzata di La Villa in Ninz Strasse 49 - GPS: N46.589010, E011.900610 -  sito web: https://www.camperparkingaltabadia.it/it/) - tariffe 2020: € 15 solo Camper Service (si fa il biglietto all’ingresso e si ha mezz’ora di tempo per scaricare e caricare l’acqua), € 28 compresa la sosta per 24 ore (la cassa non accetta carte di credito o bancomat). La tariffa ci pare un po’ esosa, ma non abbiamo alternative . 



19/09/2020 (sabato): La Villa - Passo Valparola (14 km) - Passo Falzarego (1,2 km) - Cortina d’Ampezzo (16) - Passo Giau (15 km) = km 46

Da La Villa saliamo al Passo di Valparola per circa 14 km e scendiamo al passo Falzarego per poco più di 1 km, parcheggiando, infine, davanti al Rifugio Col Gallina (N46.519735, E012.019313), dove inizia il sentiero n. 419 per il lago di Lìmides (in direzione Forcella di Averau). Circondato da boschi di larici e pini cembri, è uno spot imperdibile per gli amanti della fotografia: al tramonto, la cima della Tofana di Rozes, inondata dalla luce dorata del sole, riflette la sua bellezza nel lago in un contesto fiabesco.

E’ un’escursione facile, tant’è che in mezz’ora di cammino siamo sul posto. 

La giornata è soleggiata e trascorriamo il tempo in totale relax, in attesa del tramonto. Purtroppo, con il passare delle ore, le nuvole sopraggiungono di soppiatto e avvolgono il paesaggio in un abbraccio spettrale. Pazienza! Scattiamo qualche foto ricordo e, poi, torniamo al camper.




Decidiamo di partire subito per la meta successiva. Dal Passo Falzarego puntiamo su Cortina d’Ampezzo e, prima del paese, deviamo verso il Passo Giau. Nei pressi della località “Ponte de Ru Curto” inizia il sentiero CAI 437, che porta al lago di Federa, al rifugio Croda da Lago / Gianni Palmieri, e alla Forcella di Ambrizzola, escursione in programma per domani. C’è anche un parcheggio sul lato della strada (GPS: N46.507252, E012.080097), senza divieti; pertanto, pernotteremo qui. 



20/09/2020 (domenica): escursione al lago di Federa e alla Forcella di Ambrizzola = 18 km

Un’altra bella camminata ci attende stamani. Il meteo promette bene e siamo euforici. Senza fretta, ci infiliamo nel sentiero 437, che, all’inizio, si sviluppa dolcemente all’interno di un fitto bosco di conifere, diventando, via via, sempre più ripido, a tratti sassoso e ghiaioso. 



Impieghiamo quasi un’ora e mezza per salire al lago di Federa, nel quale si riflette il Becco di Mezzodì. Fatto il periplo del laghetto, ci fermiamo al rifugio Croda da Lago / Gianni Palmieri, che si trova sulla sponda del piccolo specchio d'acqua, per pranzare.




Dopodichè, ci avviamo verso la Forcella di Ambrizzola, cui perveniamo in meno di un’ora di cammino, con varie pause per osservare le ripide, maestose pareti della Croda da Lago alla nostra destra e il panorama di creste alla nostra sinistra, in parte nascoste dalle nuvole, che nel frattempo hanno offuscato il cielo  (da quassù si vedrebbe il Pelmo, l’Antelao, il Cristallo, le Tre Cime, ecc.). 






Stamattina, al nostro risveglio, splendeva il sole, ma, con il trascorrere delle ore, si sono ammassate nubi minacciose e, adesso, le raffiche di vento preannunciano l'arrivo imminente di un temporale. Torniamo velocemente al lago e ci ripariamo nella rientranza di una roccia, prima che infuri la tempesta. Sono le 16,30. Pioggia e grandine non danno tregua. Aspettiamo pazientemente e speranzosi che la perturbazione passi, per poter scattare qualche foto con la luce del tramonto. Alle 18,30 smette di piovere e il cielo sembra aprirsi, però non abbastanza per far trapelare i raggi del sole. Ormai è tardi e la sera incombe. A malincuore, lasciamo questo piccolo paradiso. Il buio ci sorprende sulla via del ritorno, ma siamo stati previdenti e abbiamo portato con noi le pile frontali. 





21/09/2020 (lunedì): Cortina d’Ampezzo - Passo Tre Croci (8 km) - lago di Misurina (6 km) - Passo Giau 29 km = km 43 km

Dopo una breve sosta all’Eurospin di Cortina d’Ampezzo (GPS: N46.508521, E012.151228) per acquistare alcuni generi alimentari, prendiamo la direzione del Passo Tre Croci, con l’intenzione di fare un’escursione al lago di Sorapiss (parcheggio lungo la strada: GPS: N46.555800, E012.201100). Sarebbe una camminata di circa 2 ore (la sola andata); purtroppo, il nostro proposito viene annullato dalla pioggia scrosciante e inaspettata, data la bella giornata iniziale. 

Quindi, procediamo per Auronzo e l’area camper nei pressi del lago di Misurina in Via Guide Alpine (tariffe 2020: € 3 l’ora, € 20 / 24 ore - GPS: N46.585260, E012.256720), in quanto abbiamo bisogno di fare camper service e nella speranza di un miglioramento del meteo, che ci consentirebbe di salire alle Tre Cime di Lavaredo (il casello di accesso alla strada a pagamento è poco distante; dal 2025 è obbligatoria la prenotazione e il pagamento online, previa registrazione al seguente  Portale prenotazione accesso Strada Tre Cime di Lavaredo). Per maggiori infomazioni clicca qui: Info parcheggio Tre Cime di Lavaredo).

In effetti, nel giro di un'ora la pioggia cessa; tuttavia, ci chiediamo se valga la pena spendere una cifra considerevole (€ 45 i camper, € 30 le auto, che nel 2025 aumenteranno rispettivamente a € 60 e € 40 per 12 ore) e rischiare, una volta lassù, di trovare il paesaggio nascosto dalle nuvole. Conveniamo sia meglio tornare in una giornata limpida e soleggiata.

Perciò, effettuate le operazioni di carico/scarico acque nere e grigie, torniamo al Passo Giau, nei pressi del quale vi è un altro interessante spot fotografico. Da Cortina, dunque, in 5 km arriviamo a Socol; al bivio, ignorando la strada a destra che in 10 km sale al passo Falzarego, prendiamo quella a sinistra, la quale, in altrettanti 10 km, ci innalza ai 2.236 metri di quota del Passo Giau (parcheggio: GPS: N46.483021, E012.055152).



Giusto il tempo di fare due passi e fotografare la Ra Gusela che si specchia in una pozza d’acqua: nel giro di pochi minuti siamo inghiottiti da una nebbia fittissima, cui segue un acquazzone, tanto improvviso quanto violento. Gambe in spalle, torniamo di corsa al camper!







22/09/2020 (martedì): Passo Giau - Longarone (63 km) - Refrontolo (39 km) - Molinetto della Croda (2 km) = 104 km

Ci svegliamo al Passo Giau sempre circondati da una fitta nebbia. Volevamo scattare alcune foto con la luce e i colori dell’alba, ma anche questa possibilità è sfumata.

E' così giunto il momento di salutare le Dolomiti.

La discesa verso Selva di Cadore è impegnativa: 10 km, 29 tornanti, 3 gallerie e pendenze che mettono a dura prova non soltanto freni e pneumatici. Continuiamo per Fosca e Pescul, risalendo, quindi, fino a Forcella Staulanza, per poi ridiscendere a Palafavera (dove notiamo un’area di sosta per camper - GPS: N46.403160, E012.101320; tariffa 2025: € 20 la sosta; € 10 solo camper service; si paga alla reception del campeggio di fronte) e percorrere la lussureggiante Val di Zoldo. La strada è ampia e in ottimo stato. Passiamo da Zoldo Alto e Dont, proseguendo per Forno e Ospitale (piccoli e bei borghi di montagna, con case in legno e pietra). Il traffico aumenta nei pressi di Longarone; del resto è ora di punta, essendo mezzogiorno. Parcheggiamo il camper prima di entrare nel centro abitato e a piedi andiamo alla ricerca di un panifico. “Il Forno”, in Via Roma n. 117, è ben fornito e facciamo scorta di leccornie. 

Riprendiamo il viaggio e, immettendoci sulla SS51, scorgiamo l’impressionante diga del Vajont, tristemente famosa per la catastrofica frana che, il 9 ottobre 1963, si staccò dal soprastante Monte Toc e, precipitando nel bacino formato dalla diga, generò un’onda devastante che cancellò gli abitati del fondovalle, causando 1917 vittime, tra cui 487 bambini. Mi viene la pelle d’oca solo a pensarci!

Facciamo una deviazione per pranzare sulla riva del lago di Santa Croce (Strada Statale Alemagna n. 7 - GPS: N46.095033, E012.327109); ne avevo sentito parlare ed ero curiosa di vederlo, ma con il maltempo probabilmente non dà il meglio di sè. 



Più tardi, inserita nel navigatore la nuova destinazione, giungiamo al Molinetto della Croda di Refrontolo e al parcheggio in Via San Zuanet (GPS: N45.936837, E012.191426), ampio e gratuito. Visitiamo l’interno del mulino (€ 3 a testa) e, visto che non vi sono divieti per i camper, pernotteremo qui. 

Dopo cena, avendo smesso di piovere, riesco a fare una foto al mulino anche nella sua veste notturna.






23/09/2020 (mercoledì): 234 km a casa

Tra poche ore saremo a casa. Sono bastati alcuni giorni di vacanza per ritemprare corpo e mente. Avevamo proprio bisogno di cambiare aria e un tuffo nelle bellezze della natura è sempre un ottimo toccasana.





DOLOMITI IN BICI DA CORSA