Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)
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martedì 25 aprile 2017

27-31/03/2017: APPENNINO PARMENSE, in camper e bici


Solleticata, da un amico “virtuale”, la mia curiosità intorno alle colline parmensi, una zona che non conosco, propongo a Marco una fuga di qualche giorno (al momento di più non si può) per andarle ad esplorare, ovviamente in bici, il mezzo meccanico ideale per godere al meglio i luoghi e la natura. La logistica comporta la ricerca di aree camper situate in punti strategici, dai quali poter partire agevolmente per le nostre escursioni a due ruote. Essendo la provincia parmense amica del turismo itinerante, non mi è difficile individuare alcune località idonee allo scopo. La prima tappa è prevista a Berceto, che offre una bella area attrezzata e gratuita in Via Francesco Sales - GPS: N44.511320, E009.985820 (si paga soltanto 5 euro al giorno per l'allaccio alla corrente, presso l'edicola in paese). Così, pieni di aspettative, partiamo da casa nel pomeriggio e siamo a destinazione giusto in tempo per contemplare un magnifico tramonto.

 

28/03/2017: VAL BAGANZA - PASSO DEL SILLARA - VAL PARMA 
Anello Berceto - Passo del Sillara – Bosco - Corniglio – Curatico – Signatico – Calestano – Berceto
(85 km – 1.851 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)


Berceto, ore 8: guardo perplessa il termometro che segna 3°C e mi vien da ridere, visto che ho portato con me soltanto l'abbigliamento primaverile ed estivo. Mannaggia, oggi ci sarà da barbellare dal freddo! Per fortuna, una volta attraversata la statale della Cisa ed esser scesi per alcune centinaia di metri, iniziamo subito a salire ed a scaldarci. Seguiamo le indicazioni per Corniglio, imboccando la SP 74 che, in circa 8 km e 450 metri di dislivello+, ci conduce al Passo del Sillara (1200 metri slm), il valico che collega le valli dei torrenti Parma e Baganza. La natura da queste parti stenta a svegliarsi. Gli alberi sono ancora completamente spogli e gli unici colori che ravvivano l'ambiente sono quelli delle primule, delle violette e dei crocus. 
Scendiamo per 7 km, godendoci lo splendido panorama delle montagne innevate, che si stagliano di fronte a noi. A Marra saliamo di nuovo per 3-4 km e, dopo Bosco, scendiamo sulla SP40 in direzione di Corniglio. Proseguiamo, quindi, sulla SP13 e, poco dopo Vestola, deviamo a sinistra per Curatico. Percorriamo 2 ripidi km asfaltati ed altri 2 sterrati, prima di renderci conto di aver sbagliato strada. Torniamo giù, all'incrocio, e continuiamo ancora un po' sulla SP40, finchè notiamo la strada giusta per Curatico, più ampia della precedente, ma altrettanto ripida, con pendenze che oscillano tra il 9 ed il 13%. Finora il traffico è stato davvero irrilevante. Pedaliamo nella pace e nel silenzio di luoghi poco abitati; per lo più si tratta di fattorie o agriturismi. 
Superiamo le piccole frazioni di Costa Venturina, Signatico, Alpisella, Canesano e, dopo 7 km abbastanza impegnativi, planiamo verso Calestano, passando, pertanto, dalla Valle del Parma a quella del Baganza, torrenti dall'alveo ampio, ma asciutto. Non ci resta che svoltare a sinistra ed affrontare gli ultimi 24 km di dolce salita sulla SP15, che ci innalzerà, dagli attuali 417 metri di quota, agli 852 di Berceto. Completiamo, così, un bel giro ad anello nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, dove non è mancato il magico incontro con una famiglia di cervi. Ci siamo osservati attentamente per un breve istante, dopo di ché le bestiole si sono dileguate nella fitta macchia senza darci il tempo di fotografarle. E pazienza se i km da 77 sono diventati 85 ed il dislivello è lievitato a 1850 metri, a causa di quello stupido sbaglio di strada; una scusa in più per dar libero sfogo alla voglia infinita di goduriose cibarie, che mi assale verso la fine di ogni giro in bici: tipiche allucinazioni da fame del ciclista!




29/03/2017: TORRECHIARA E MONTECHIARUGOLO (in camper)
In mattinata, con calma, raggiungiamo Torrechiara ed il grande parcheggio gratuito per bus, camper ed auto, situato nel piccolo borgo, ai piedi dello scenografico castello. 
Castello di Torrechiara
Tramite una ripida rampa, guadagniamo l'ingresso all'imponente maniero e paghiamo 4 euro a testa per la visita. E' ben conservato e, seppur privo di arredi, all'interno si possono ammirare bellissimi affreschi. Percorriamo le sue sale e i suoi cortili in lungo e in largo, curiosiamo liberamente in ogni angolo e, sulle torri, ci soffermiamo ad ammirare il paesaggio che da qui si domina: da questa posizione elevata, infatti, si ha una splendida vista su tutta la vallata del Parma e sulle prime propaggini dell'Appennino. Prima di andarcene, passiamo dall'Ufficio Informazioni. Non trovando opuscoli con proposte di itinerari ciclistici nel territorio, mi accontento di una saponetta alla delicata fragranza della famosa Violetta di Parma. Prossima meta: Montechiarugolo. Lasciato il camper nell'ampio parcheggio all'ingresso del piccolo paese, con quattro passi arriviamo davanti al cancello del bel castello, dove scopriamo che, nel mese di marzo, la visita è consentita soltanto durante il fine settimana. Pazienza! E', comunque, un buon posto per trascorrervi la notte.



30/03/2017: SULLE STRADE DEL PROSCIUTTO E DEL PARMIGIANO
Anello Montechiarugolo – Urzano – Capoponte – Lagrimone – Nerviano degli Arduini - Montechiarugolo
(76 km – 1007 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)


Per la serie “Ciclisti allo sbaraglio in quel di Parma”, partiamo dal castello di Montechiarugolo e, in 6 km pianeggianti, raggiungiamo Traversetolo. Proseguiamo, poi, in falsopiano per altri 13 km sulla SP 98, deviando, quindi, per Urzano. Una volta abbandonato il fondovalle, la strada s'inerpica sulla collina inclinandosi paurosamente, con rettilinei che toccano il 15-16% di pendenza. Continuiamo in direzione di Mozzano e Antreola, sempre leggermente piegati in avanti sul manubrio per evitare che le bici si impennino. Finalmente, dopo 4 interminabili km, scolliniamo ed iniziamo a scendere verso Castelmozzano e Capoponte, zona con la più alta concentrazione di prosciuttifici del parmense. Qui, imbocchiamo la SP665R, seguendo le indicazioni per Tizzano (senza arrivarci) e salendo di nuovo per 5 km poco impegnativi. 
Procediamo, infine, ancora in salita, per Bosco, Cisone, Carpaneto e Antognola, pervenendo, dopo circa 6 km ed un paio di saliscendi, a Lagrimone (713 metri slm). Ci concediamo una sosta per recuperare le energie e, senza fretta, ci avviamo verso Neviano degli Arduini, nota per i suoi caseifici che producono il famoso Parmigiano Reggiano. Rimaniamo più o meno in quota per 5 km, osservando i morbidi rilievi che si estendono intorno a noi, dopodiché affrontiamo una lunga, panoramica discesa, interrotta da una breve contropendenza poco prima di Neviano. All'incrocio con la SP98 giriamo a sinistra ed in falsopiano torniamo a Montechiarugolo, ripercorrendo la medesima strada dell'andata. 
Le colline parmensi in questo periodo sono splendide. Qua, a quote più basse, la natura si sta risvegliando e gli alberi da frutto, con i loro rami fioriti, regalano un'atmosfera primaverile di rara bellezza. Purtroppo, non aveva nulla di magico e poetico la bisciona che stava attraversando la strada proprio al nostro passaggio. All'urlo disumano, che non ho saputo trattenere alla sua vista, la malcapitata, disorientata, alzando la sua testolina, è scattata velocemente in avanti con quel tipico movimento ondulatorio dei serpenti. Penso di averla spaventata a morte, poverina!
In serata ci trasferiamo a Salsomaggiore Terme, nell'area camper di Via Antonio Gramsci 1 - GPS: N44.820010, E009.989730. Nonostante si trovi vicino alla stazione ferroviaria, tutto sommato, è tranquilla.




31/03/2017: PASSO DI PELIZZONE E CASTELLO DI BARDI
Anello Salsomaggiore Terme - Pellegrino Parmense - Passo di Pelizzone - Bardi - Varano Dè Melegari - Pellegrino Parmense - Salsomaggiore Terme
(114 km – 1.895 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)


Castello di Pellegrino Parmense
Avendo come meta il castello di Bardi, partiamo da Salsomaggiore Terme seguendo la SP359R, che ci condurrà, dopo 10 km in falsopiano ed altri 4 di salita al 7-9% di pendenza, dapprima al Valico di S. Antonio (650 metri slm) e, poi, con una discesa di 6 km, a Pellegrino Parmense, borgo dominato da un piccolo maniero medievale, che si erge sulla sommità di un dolce rilievo. Quindi, sempre sulla medesima strada, raggiungiamo Bore, percorrendo 17 km in leggera salita ed alcuni saliscendi. All'incrocio, svoltiamo a sinistra e saliamo ancora per 3 km, scollinando al Passo di Pelizzone (1.021 metri slm), dove una lunga discesa di 10 km ci deposita, infine, all'antico nucleo di Bardi, con la sua imponente fortezza arroccata su uno sperone roccioso alla confluenza dei torrenti Noveglia e Ceno. 
Castello di Bardi
Il castello, purtroppo, in questo periodo dell'anno è aperto soltanto il sabato. Un po' delusi, consumiamo la nostra merenda seduti su una panchina e, poi, ci avviamo verso Varano Dè Melegari, scendendo 4 km sulla SP28 e percorrendone altri 25 in falsopiano lungo la valle del Ceno, torrente che, poco più avanti, confluirà nel Taro. 
Anche qui il castello Pallavicino è chiuso. Non ci resta che tornare a Pellegrino Parmense, deviando sulla SP 30. I 10 km di dolce salita scorrono veloci sotto le nostre ruote, come pure i successivi 2 in discesa, ma soffriamo una sete bestiale, in quanto le fontanelle sono tutte chiuse. Per fortuna riusciamo a rifornirci d'acqua prima di risalire al Valico di Sant'Antonio. Affrontiamo così gli ultimi 7 km di ascesa al 6-9% di pendenza, al termine dei quali rimangono 4 km di discesa ed altri 10 in falsopiano per concludere questo bel giro, su e giù per le colline parmensi. 
Le temperature abbastanza elevate e la mancanza di fontanelle aperte lungo la strada, ci hanno creato, però, qualche difficoltà. Su un percorso di 114 km, siamo riusciti a riempire le borracce solo a Bardi ed a Pellegrino Parmense. 
A questo punto, comunque, non posso esimermi dal fare un elogio agli automobilisti parmensi, sorprendentemente rispettosi dei ciclisti. Tutti, camionisti inclusi, ci sorpassavano ad almeno un metro e mezzo di distanza. 
Castello di Varano dè Melegari
Si sarebbe potuto pensare di essere in Germania o Svizzera, se non fosse stato per le strade dissestate, devastate da profonde crepe sull'asfalto. In ogni caso, il traffico è stato contenuto e abbiamo, per lo più, pedalato in luoghi tranquilli, dove gli unici rumori erano quelli prodotti dalle motoseghe o dai tagliaerba. 
Veder volteggiare nel cielo due bellissimi falchi, a pochi metri di distanza, nei pressi del Passo di Pelizzone, è stata la ciliegina sulla torta di questa magnifica giornata. Un'emozione inaspettata, da togliere il fiato!
(PS: Purtroppo, la visita di Salsomaggiore Terme, salta, dovendo rientrare velocemente a casa, al termine del nostro giro in bici, a causa di un lutto in famiglia. Sarà per un'altra volta!)




mercoledì 5 giugno 2013

QUATTRO GIORNI SULL'APPENNINO EMILIANO in camper e bici (25-28 aprile 2013)



 

1° giorno - GIOVEDI’: Verso la Valle del Panaro e il Monte Cimone

Il ponte del 25 aprile è un’occasione da cogliere al volo per trascorrere qualche giorno sull’Appennino Emiliano. Già pregustando aria di vacanza, imbocchiamo la “Serenissima”, direzione Venezia, per poi deviare, a Brescia, sull'“Autostrada dei vini”, verso Piacenza ed immetterci, quindi, sulla più famosa e battuta “Autostrada del Sole”. Cielo limpido e azzurro, aria frizzante e venticello primaverile. Chiacchiera, chiacchiera, arriviamo quasi a Bologna, mentre saremmo dovuti uscire al casello di Modena Sud. Alla faccia della distrazione! Dietro front, giusto in tempo per evitare l’infinita coda dei vacanzieri diretti verso le spiagge romagnole. Una veloce consultazione della cartina ci consente di individuare la via più breve per Vignola. La cittadina, famosa per le sue ciliegie, si trova all’imbocco della Valle del Panaro, ampia e luminosa, che risaliamo con circospezione, alla ricerca di un posteggio per il camper, poichè l’intenzione sarebbe quella di raggiungere, da qui e in bici, il Monte Cimone (2.165 metri di alt.). Non troviamo nulla adatto allo scopo, perciò continuiamo, costeggiando il Panaro e dirigendoci verso Fanano e Sestola (scopriremo, tre giorni più tardi, che ci era sfuggito il parcheggio posto all’ingresso del Parco dei Sassi di Roccamalatina, dall’altra parte del fiume). 
Magnifico lo scenario di cime innevate che si apre davanti ai nostri occhi. Siamo nel Parco Regionale dell’Alto Appennino Modenese, detto anche Parco del Frignano. La bellezza del luogo è, però, deturpata da un orrendo edificio, forse un albergo, che si erge sul fianco della montagna: un pugno nell’occhio, ma anche nello stomaco; è davvero disgustoso. 
Anziché entrare nel centro di Sestola, al bivio svoltiamo a sinistra e proseguiamo per un paio di chilometri verso le piscine, dove troviamo l'area comunale, attrezzata e gratuita, per i camper, alla fine di Via Guidellina, dopo la piscina e il campo da calcio - per info clicca qui - (GPS: N44.225990, E010.773700.
E’ già quasi l’una del pomeriggio, ma c’è tutto il tempo per fare un giretto prima del calar del sole. Inforcate le nostre bici, partiamo alla conquista della vetta. La strada, oltre ad essere dissestata, s’impenna subito, costringendomi, almeno per i primi chilometri, ad affrontare pendenze a doppia cifra. 
Un occhio a terra, per evitare l’asfalto infido, e un altro al cielo, per cercare di capire le intenzioni di quelle nuvole grigie che si stanno ammassando sopra la mia testa. Quest’anno la primavera è più bizzarra del solito: si concede con il contagocce. Il freddo non ha ancora mollato del tutto la sua morsa e la pioggia ormai è diventata una quotidianità. Quando la pendenza si addolcisce, posso indugiare un po’ più a lungo con lo sguardo anche sul meraviglioso paesaggio circostante. A sinistra, il Monte Cimone, ammantato di neve, a destra, le dolci propaggini dell’Appennino. Lungo il cammino notiamo diversi sentieri segnalati, dai nomi fiabeschi, che s’inoltrano nei boschi. Qui è stato istituito il Cimone Bike Park, un parco progettato per offrire il massimo divertimento ai bikers, in un'area facilmente accessibile e immersa in scenari da sogno. 
Peccato che la neve e le piogge persistenti degli ultimi giorni li rendano ancora inagibili. Scolliniamo dopo circa 12 km e, alla biforcazione della strada, prendiamo la via a sinistra, scendendo al lago della Ninfa, ancora coperto dal ghiaccio. Da qui, sempre a sinistra, uno sterrato conduce a Fanano, ma anch’esso è occupato dalla neve e impraticabile. L'area ai piedi della seggiovia è invasa da auto e moto. In molti hanno approfittato di questo giorno di festa per fare la classica gita “fuori porta” e divertirsi nell'Adventure Park Cimone. Notiamo un'area attrezzata per i camper, purtroppo aperta soltanto da giugno a settembre. Ritorniamo, pertanto, sulle nostre ruote e ripercorriamo gli ultimi 4 km fatti all’andata. 
Ci infiliamo, quindi, in una stradina secondaria, ripida e dall’asfalto quasi inesistente, che scende a Fanano. Superato il primo tratto dissestato, il manto stradale migliora. Valeva la pena deviare di qua. Posso godermi, in tutta tranquillità, il panorama dei monti e della valle anche da quest'altra angolazione. 
Giunti in paese, dopo circa 11 Km, riprendiamo a salire verso Sestola. Sei chilometri dolci e in buono stato, attraverso distese di prati fioriti. Ecco la rotonda, il bivio e, dopo le piscine, il piazzale con il camper che ci attende paziente. Abbiamo percorso circa 33 km e mille metri di dislivello, inclusa l’escursione al centro storico di Sestola, raggiunto prendendo, all’incrocio, la strada che sale a destra, in direzione di Castelnuovo Garfagnana. Un paesino grazioso, sovrastato da un castello medievale, che domina le valli sottostanti dall'alto di uno sperone roccioso. Spettacolare la Pasticceria-croccante-cioccolateria Turchi di Marisa Tognarelli in Corso Umberto I n. 40 (https://www.pasticceriaturchi.it/), fornita di ogni ben di Dio. Impossibile resistere alla tentazione di saccheggiare il negozio!

2° giorno - VENERDI’: Parco Regionale del Corno alle Scale

L’indomani, con calma, scendiamo di nuovo a Fanano con il camper. Giunti al fondovalle, dopo aver attraversato il ponte sul Panaro, che qui è ancora allo stato di torrente e prende il nome di Leo, ci immettiamo sulla SS 324, salendo dolcemente, ma in modo tortuoso, verso Lizzano in Belvedere, dove facciamo una breve sosta per visitare un’antica pieve. Ci troviamo nel Parco Regionale del Corno alle Scale, una bellissima zona di montagne e foreste, attraversata da una fitta rete di sentieri escursionistici. Riprendiamo il nostro viaggio sotto una leggera pioggerellina. Superiamo il torrente Dardagna e scendiamo verso Silla, seguendo l’omonimo corso d’acqua. Qui, deviamo sulla SS 64, svoltando, poi, a destra, verso Porretta Terme e Sambuca

Ci fermiamo alla piccola borgata di Taviano, racchiusa in una stretta valle, tranquilla e lussureggiante: un piccolo paradiso! Davanti al Municipio c’è un parcheggio, al quale si accede oltrepassando uno stretto ponticello. Non vediamo alcun divieto di sosta per i camper e, comunque, il luogo pare deserto. Siamo sconfinati in Toscana, nella provincia di Pistoia. Approfittando di una tregua della pioggia, scarichiamo le nostre mountain bikes e andiamo ad esplorare la zona. Risaliamo per pochi minuti la SS 64 e poi seguiamo le indicazioni per il Castello di Sambuca. Ci arriviamo dopo un paio di chilometri, inerpicandoci su per una stradina che taglia il fianco della montagna. 
Due passi e due foto al piccolo, ma suggestivo, borgo in pietra e poi ritorniamo a Taviano. Qui giunti, imbocchiamo la strada per Treppio, che percorre il versante opposto della valle. Sulla cartina avevo visto che si sarebbero potuti raggiungere i laghi di Suviana e Brasimone, nell'omonimo parco, ma un cartello informa che c’è un’interruzione al km 2,8. Andiamo a verificare di persona la situazione. In effetti, una rete è tirata da un lato all’altro della carreggiata. Qualche goccia riprende a cadere dal cielo. C’è aria di temporale. Forse non è il caso di avventurarci oltre in una zona che non conosciamo. Il neurone saggio consiglia di ritornare al camper!

3° giorno – SABATO: nei luoghi della Granfondo Dieci Colli

La pioggia, che tamburella sul tetto del camper, è tutto un programma. Inutile attendere un miglioramento del tempo: il cielo è tutto uniformemente coperto. Continuiamo, pertanto il nostro viaggio con il camper e ci dirigiamo verso Porretta Terme e Silla, sulla SS 64. Da qui, deviamo a sinistra verso Gaggio (623 metri alt.), su strada inizialmente ripida, che sale in mezzo ai prati. Alcuni volontari stanno affiggendo i cartelli della Granfondo Dieci Colli, che si correrà domani. Seguiamo, senza averlo voluto, il percorso della gara, il quale prosegue su dolci e sinuosi saliscendi fino a Castel d’Aiano
Procediamo verso Zocca, sempre su un tracciato ondulato, che attraversa boschi, prati e piccoli borghi. Da queste parti non sembra aver piovuto. Siamo intorno ai 900 metri di quota. Scendiamo, poi, in direzione di Samone e Ponte Samone, lungo i numerosi tornanti che si susseguono uno dietro l’altro, in un paesaggio veramente splendido, fino al ponte sul Panaro, che oltrepassiamo. Su indicazione di una persona del posto, svoltiamo a destra e fiancheggiamo il corso del fiume fino a Casona. Ignorando il primo ponte in ferro, dopo il piccolo paese attraversiamo di nuovo il fiume su un altro ponte, in mattoni questa volta. 
Eccoci, dunque, all’ingresso del Parco dei Sassi di Roccamalatina, dove parcheggiamo il camper nell’apposita area, priva di qualsiasi servizio (Via Pieve di Trebbio n. 1346 - GPS: N44.397730, E010.950930). Leggiamo sulla bacheca che oltre 100 km di sentieri sono fruibili dai visitatori: a piedi, in bici o a cavallo. 14 gli itinerari possibili da seguire, tutti numerati. Un peccato davvero avere i giorni contati!
Siamo accolti con affetto da una dolcissima micetta dal pelo fulvo, ben avvezza, a quanto pare, ai visitatori. Dopo uno scambio di fusa e coccole, si accomoda, con fare dignitoso, sul prato fiorito lì accanto. Grazie del benvenuto e della compagnia!

4° giorno - DOMENICA: Parco dei Sassi di Roccamalatina in mountain bike

Le colazioni che precedono un’uscita in bici sono uno dei piaceri più grandi della vita o almeno della mia. Posso appagare i miei peccati di gola senza avvertire alcun senso di colpa, tanto poi ci pensa il mio inceneritore a bruciare tutto. Mentre osservo, attraverso i finestrini del camper, ciclisti e bikers che si avviano all’interno del parco, attacco con golosità la stecca di cioccolato fondente acquistata l’altro ieri a Sestola, in quell’indimenticabile bottega della ghiottoneria. 
Bici da corsa o mountain bike? La strada, per quel che possiamo vedere da qui, è asfaltata, ma chissà se è tutta così! Come sempre, nel dubbio, la mountain bike ha la meglio, adattandosi a qualsiasi terreno. E allora, partenza! Andiamo a cercare i famosi “sassi”, seguendo l’itinerario n. 3.
Saliamo un primo tratto agevole, seguito da uno strappo assassino; l’unico, comunque, incontrato lungo i circa 30 chilometri percorsi. Al bivio proseguiamo dritto. Poco dopo la strada spiana e l’asfalto lascia il posto allo sterrato. Ecco davanti a noi le gigantesche e spettacolari guglie. 
Ci arrampichiamo su per la collina e poi scendiamo, seguendo le indicazioni poste ad ogni biforcazione della strada, che adesso si restringe e si infila nel bosco, con una ripida discesa. Grosse pietre rendono malagevole il nostro procedere. Un ponticello in legno ci consente di superare un ruscello e ci scodella in una piccola radura provvista di un’area attrezzata per picnic, già occupata dai gitanti. Continuiamo, quindi, su un piccolo sentierino in terra battuta. Una curva secca a sinistra e mi blocco con il pedale a mezz’aria. E adesso come ci arrivo io lassù? Me lo sentivo, era ineluttabile, logico, naturale. Non poteva filare tutto liscio! Mi sa che abbiamo sbagliato percorso. Probabilmente questo è solo per podisti ... e capre. Pazienza, ormai siamo qui. Trascino la bici su per il pendio impervio. Una fatica immane, per circa un paio di chilometri. Finalmente sbuchiamo sull’asfalto. Tenendo sempre la sinistra, arriviamo al centro visite, dove il custode ci propone la scalata alla sommità della rupe. Quando gli mostriamo le nostre scarpette, munite di tacchette di ferro, l’ometto conviene che le stesse non siano proprio adatte a camminare sulla roccia. A questo punto non ci resta che tornare al camper. Ci avviamo verso lo sterrato che si addentra nel bosco, ma il custode ci dissuade dal prendere questa via, più adatta ai pedoni, consigliandoci, invece, la carrozzabile. Tentenniamo un po’, ma visto i precedenti, ci lasciamo convincere. 
E così, planando dolcemente verso valle, raggiungiamo il parcheggio. Un giro breve, visto che s’ha da rientrare a casa prima di rimanere intrappolati in autostrada, ma piacevole. Quattro giorni sono volati, ma, si sa, in vacanza il tempo scorre sempre troppo in fretta.










sabato 1 dicembre 2012

FERRARA, FIUME PO E DINTORNI in camper e bici (01-04/11/2012)



01/11/2012: FERRARA. Il meteo per il prossimo “ponte dei morti” è sconfortante. Non mi scoraggio: c’è sempre una via d’uscita. Ma dove posso andare senza sprecare troppo tempo per il viaggio, visto che ho a disposizione soltanto quattro giorni? Procedo per gradi. Un’occhiata generale alle previsioni dell’Italia mi consentono di individuare due aree meno piovose per quel periodo, raggiungibili con il camper in meno di tre ore: la provincia di Cuneo e il delta del Po, due regioni diverse e opposte. Per la prima sono annunciate temperature massime intorno ai 7° C, mentre, per la seconda, più vicine ai 19°C. Nessuna indecisione sulla destinazione, dunque: per gelare dal freddo ci sarà tutto il tempo nei mesi a venire. La zona nei pressi del delta del Po offre molto, sia dal punto di vista naturale che culturale; non c’è che l’imbarazzo della scelta. Se, poi, consideriamo che questi luoghi sono “amici” dei ciclisti … un motivo in più per andare a conoscerli. E allora perché non cogliere due piccioni con una fava e combinare la visita ad una città d’arte con qualche scorribanda in bici nei suoi dintorni? Ferrara mi entra nella testa come un tarlo; non ci sono mai stata, ma so che è un piccolo gioiello. Già mi vedo passeggiare lungo i suoi vicoli stretti, che trasudano storia da ogni pietra. 

Dal sogno alla realtà, il passo è breve e, come per magia, mi ritrovo nel'area camper di Via Darsena n. 138, Rampari di San Paolo (GPS: N44.835151, E011.610370), 31 posti, videosorvegliata, vicina al centro storico, il quale, chiuso al traffico motorizzato, si raggiunge in 10 minuti a piedi (aggiornamento: ora, per accedere all’area camper, bisogna registrarsi on line sul sito http://www.ferraratua.it e pagare anticipatamente, con carta di credito o prepagata, blocchi di 12 ore a 5€ (00-12 e 12-24) fino ad un massimo di 72 ore. Una volta pagato si riceverà una mail di conferma della prenotazione contenente un QR CODE che può essere stampato, o in alternativa salvato su smartphone, che consente l’ingresso alla struttura. Oppure, negli orari di apertura al pubblico del front office di via Kennedy n. 6/8 (orari: 8.30–12.30 /13.30–16.30), è possibile effettuare l’operazione di prenotazione e pagamento direttamente allo sportello).

Dedichiamo il pomeriggio alla visita dei tesori artistici e storici della città, quali il Palazzo dei Diamanti, la cattedrale di S. Giorgio ed il castello degli Este, dopo aver attraversato immense piazze, passeggiato sotto infiniti portici e tra antiche mura, respirato secoli di storia e ammirato capolavori d’arte, nonchè degustato, con il medesimo piacere, quelli culinari.












02/11/2012: DA FERRARA A CENTO E RITORNO in mountain bike

(99 km - 77 metri di dislivello)

Stamattina montiamo in sella alle nostre mountain bikes e andiamo alla scoperta anche delle bellezze naturalistiche del posto.

Usciamo dall’area camper, giriamo a sinistra e poi subito a destra verso Corso Cavour, che percorriamo sino in fondo sul largo marciapiede riservato alle bici. Svoltiamo, quindi, di nuovo a destra in Viale Po, restando sempre sul marciapiede. Attraversiamo l'incrocio e proseguiamo alla nostra sinistra su pista ciclabile, seguendo i cartelli che indicano FE 101 del Burana. 

Dopo circa 4 km usciamo dalla città e ci portiamo sull'altro lato della strada, immettendoci sul “Percorso ciclopedonale del Burana”, che costeggia il canale omonimo; 14 km di puro relax nelle campagne ferraresi. Prima della sua inaugurazione, nel 2004, questo percorso era il semplice argine di un anonimo canale sperduto tra le nebbie. Oggi, invece, è un paradiso per chi ama praticare sport all’aria aperta, a due passi dalla città. A parte un piccolo tratto finale, la ciclabile corre tra due filari di pioppi ed è, quindi, ombreggiata; ideale in estate, ma sconsigliata a chi soffre di allergia, nel periodo primaverile, durante la fioritura di queste piante; la si può percorrere sia a piedi che in bicicletta ed è adatta a tutti, anche ai più piccoli. Sulla strada ci sono pure aree attrezzate con panchine e tavoli ove poter sostare, ma è presente una sola fontanella, situata nei pressi della località di Vigarano Pieve. 

Poco dopo aver attraversato il Cavo Napoleonico (un canale artificiale, lungo 18 km, che collega il Reno al Po) sul vecchio ponte della ferrovia, usciamo dalla pista ciclabile e svoltiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per il centro di Bondeno, che raggiungiamo attraversando il ponte sul Panaro. Da qui si può raggiungere anche la pista ciclabile "Delta Po", che fa parte di un altro itinerario. Noi, però, siamo diretti a Cento. Percorriamo, quindi, un lungo viale, alla fine del quale giriamo a destra e, al semaforo, a sinistra, verso Santa Bianca, uscendo velocemente dall’abitato. Nei pressi di un’idrovora, e appena superato l’ennesimo ponte sul canale, giriamo a destra, ritrovandoci sull’argine sinistro di quest’ultimo, molto alto rispetto al corso d’acqua che scorre a destra ed ai terreni coltivati che si estendono a sinistra. 

Percorriamo una strada aperta al traffico, ma si tratta di una via secondaria poco battuta dalle auto. Il paesaggio è tutto uguale e, a dir la verità, un po' monotono, cosicché il tempo scorre troppo lentamente nel silenzio della campagna. Dopo una dozzina di chilometri, giungiamo a Finale Emilia. All'incrocio giriamo, prima, a sinistra e, poi, a destra. Mancano 14 km alla nostra meta e li facciamo su strada un po’ trafficata, attraversando Alberone, Dodici Morelli e Rezzato. Quando arriviamo a Cento abbiamo percorso 46 km. 

La cittadina, piano piano, si svela in tutta la sua bellezza. Il centro storico, nonostante sia stato gravemente danneggiato dal sisma dello scorso mese di maggio, è magnifico, con i suoi lunghi portici tipicamente padani. Osservo con dispiacere le lunghe e profonde crepe negli edifici che, con tanta cura, erano stati ristrutturati e recuperati. Che peccato! 

Un brivido lungo la schiena mi riscuote dai tristi pensieri: è ora di ritornare a Ferrara. Usciamo dal centro città dalla via principale e continuiamo dritto verso il cimitero, a destra del quale troviamo la stradina che conduce a Dosso. 

Improvvisamente la nebbia si dirada e, come d’incanto, mi ritrovo circondata da un paesaggio ridente e luminoso. Così è tutto un altro mondo! Costeggiando un piccolo canale e dopo aver superato i borghi di Dosso e Molino Albergati, ci troviamo ad un crocevia. Giriamo a sinistra, continuando dritto per un paio di chilometri fino ad una grande rotonda, dove prendiamo la prima via a destra per S. Agostino. Dopo il ponte svoltiamo subito a sinistra verso S. Carlo, sbucando di nuovo sulla statale. Deviamo, quindi, a sinistra, passando davanti ad un altro cimitero e, poco dopo, imbocchiamo, sempre a sinistra, Via Risorgimento per raggiungere il centro di S. Carlo. 

Procediamo dritto per alcuni minuti e, prima del ponte, al bivio, viriamo a destra sulla stretta carreggiata che costeggia il Cavo Napoleonico. Dopo 8 km ci ritroviamo nuovamente a Bondeno, all’incrocio con la strada principale. 

Ci dirigiamo, quindi, a sinistra, verso il centro del paese, ma adesso ignoriamo il ponte sul Panaro attraversato questa mattina e ci infiliamo nella stradina a destra, dalla quale eravamo usciti all’andata e che ci riconduce sulla Ciclovia del Burana. Ripercorriamo quest'ultima a ritroso e con buon passo, godendoci il tepore del sole. Dopo circa un’oretta, ci rituffiamo nel centro storico di Ferrara per riassaporarne ancora un po’ la  sua magia alla luce calda del tardo pomeriggio. 

Ecco, però, che, dopo aver pedalato per 99 km, altri desideri si fanno impellenti e prendono il sopravvento. Abbandono, quindi, senza sensi di colpa, i capolavori rinascimentali per dedicarmi a quelli più seducenti, in questo momento, della pasticceria “Il gusto dell’arte”. Non nutriranno l’anima, non coinvolgeranno le emozioni, ma vuoi mettere? E, poi, chi l’ha detto? Sempre di arte di tratta.













03/11/2012: DA FERRARA ALLA CICLOVIA "DESTRA PO", CON RITORNO VIA BONDENO E CICLOVIA DEL BURANA, in mountain bike

(70 km - 30 metri di dislivello)


Terzo giorno in quel di Ferrara. Stamattina il cielo è un po’ lattiginoso e leggermente offuscato dall’inevitabile nebbiolina autunnale. Siamo fortunati, visto che, in questo momento, dalle mie parti sta piovendo. Anche oggi abbiamo la possibilità di fare un bel giro in mountain bike, seppur su strade asfaltate. Salvo imprevisti, compiremo un piccolo e facile anello di circa 70 km che include un breve tratto della ciclovia Destra Po: inizia a Stellata di Bondeno e termina a Gorino Ferrarese, alla foce del fiume che le dà il nome. Un percorso di 124 km attraverso ambienti naturali unici, borghi antichi e città d'arte. La “Destra Po”, tra l’altro, è inserita nel progetto Eurovelo, una rete di 12 itinerari ciclabili paneuropei che collegano tutti i Paesi del continente e costituisce il tratto centrale del percorso n. 8 che parte da Atene, in Grecia, e arriva a Cadice, in Spagna.

Dal Castello Estense di Ferrara, lungo l'antico Corso Ercole I d'Este, con un po' di fastidio da parte mia, a causa della pavimentazione in sassi che mi fa tremare come un budino, raggiungiamo le alte mura della città, che la cingono per 9 km. Con grande sorpresa, scopro che si può salire sul terrapieno alberato che copre la cortina muraria, accessibile soltanto a piedi o in bici. Come se pedalassi sul crinale di una collina, osservo il centro storico che si dispiega alla mia sinistra e la periferia alla mia destra. Dopo pochi chilometri, però, lo sterrato sulle mura termina e siamo costretti a scendere. Tanto per cambiare, abbiamo sbagliato direzione. Torniamo indietro sulla strada asfaltata e andiamo alla ricerca della ciclabile FE202 per la Destra Po. Non è difficile da trovare, le indicazioni ci sono, ma noi eravamo distratti o, forse, attratti da quella particolare cinta muraria. La pista appena imboccata, invece, ci porta all'esterno delle mura.

Pertanto, lasciamo alle nostre spalle la città, passiamo accanto al Campeggio Estense e ci dirigiamo verso Francolino, che raggiungiamo dopo circa 10 km. Qui, saliamo sull'alto argine del Po e pedaliamo, per circa 25 km, attraverso le tipiche atmosfere rarefatte della campagna, ammirando il paesaggio fluviale che scorre lento davanti ai nostri occhi. Dopo un’oretta, arrivati a Bondeno, usciamo dalla ciclovia, che, seppur poco trafficata, è comunque aperta ai veicoli motorizzati. Superiamo il ponte sul Cavo Napoleonico (grande canale che collega il Reno al Po) e seguiamo le indicazioni per il centro del paese. Riconosco le strade già percorse ieri e adesso è facile individuare, alla nostra sinistra, appena attraversato il ponte sul Panaro, il “Percorso ciclopedonale del Burana”, che ci riconduce a Ferrara dopo una ventina di chilometri. 

E' presto, perciò ci arrampichiamo di nuovo sulle mura della città. 

Mi piace questa strada sopraelevata, che corre tra due filari di alberi: sembra di essere in un immenso giardino, dove la gente passeggia, pedala o fa jogging. 

Ad un certo punto dobbiamo scendere dai bastioni per risalirvi, qualche metro più avanti, attraverso un piccolo sentiero, al termine del quale ci lanciamo giù per un ripido pendio erboso. 

Ci infiliamo subito nella pista che aggira le mura all’esterno, in un bel parco, dove coppiette e intere famiglie passeggiano indisturbate: un'oasi di pace in mezzo al verde. Non ho mai desiderato vivere in una città, ma Ferrara è davvero bella, a misura d’uomo, vivibile di giorno e vivace quando calano le ombre della sera.