ITINERARIO:
Grumello del Monte/Bergamo – Malojapass (1815 m) – Julierpass
(2284 m) – Vaduz – Basilea – Bonn – Colonia/Köln –
Rotterdam – Lipsia – Ratisbona/Regensburg) – Salisburgo –
Lienz – Bolzano – Peschiera del Garda – Brescia - Grumello del Monte
3.623
km – 13.107 metri di dislivello – 50% sterrato / 50% asfalto –
in mountain bike - 45 giorni
PROLOGO
Un
cicloviaggio, questo, deciso un paio di settimane prima della
partenza e, come è nel nostro stile, senza un programma ben
definito, se non l'idea di percorrere una ciclovia europea non troppo
lunga, visto che l'autunno era ormai alle porte. La Ciclovia del
fiume Reno o Rhine Cicle Route o Rheinradweg, che coincide anche con
Eurovelo 15, poteva fare al caso nostro. Il Reno nasce dalle Alpi
svizzere, vicino al Passo dell'Oberalp, e sfocia nel Mare del Nord
dopo una corsa di 1233 km. L'itinerario protetto della ciclabile
inizia a Disentis (1.130 m), poco prima di Andermatt, e prosegue fino
a Hoek van Holland, 30-35 km ad ovest di Rotterdam, nei Paesi Bassi.
Per quanto ci riguarda, c'immetteremo nella ciclovia nei pressi di
Coira/Chur (593 m.l.s.).
Partenza, quindi, da Grumello del Monte verso Bergamo e Brivio, dove ci infiliamo nella pista ciclabile dell'Adda, che ci conduce a Lecco. Da qui, continuiamo per Colico, Chiavenna e il confine italo-svizzero, superato il quale non ci resta che scalare sia il Malojapass (1.815 m) che lo Julierpass (2.284 m) e scendere a Coira. Più facile a dirsi che a farsi, con la zavorra che ci portiamo appresso, ma si fa. Di caricare le bici sul bus non se ne parla nemmeno. Dopodiché, il percorso diventa più scorrevole: passiamo per Vaduz (nel Liechtenstein), lungo la sponda meridionale del lago di Costanza, per Basilea, Magonza (Mainz), Coblenza (Koblenz), Bonn, Colonia (Köln), Arnhem, Dordrecht e Rotterdam. Una volta raggiunta la nostra meta, dobbiamo però far ritorno a casa. Beh, la prendiamo un po' alla larga. Ci dirigiamo ad est, attraversando, in orizzontale, l'Olanda e la Germania fino alla periferia di Lipsia.
Da lì, cambiamo rotta e puntiamo l'ago della bussola verso sud, viaggiando molto vicino al confine con la Repubblica Ceca e affrontando interminabili, maledette rampe nelle infinite, meravigliose foreste della Turingia. Arriviamo a Ratisbona (Regensburg) e proseguiamo per Salisburgo, in Austria, dove possiamo percorrere la Ciclovia dell'Alpe Adria o dei Monti Tauri (per scalatori puri) fino all'incrocio con la Ciclabile della Drava (più pedalabile, seppur sempre in leggera salita e con numerosi saliscendi), seguendo la quale giungiamo al confine con l'Italia. Da San Candido, la bella pista ciclabile della Val Pusteria ci porta a Bolzano, quella della Valle dell'Adige nei pressi di Peschiera del Garda e la Ciclovia dei laghi a casa. Per fortuna non doveva essere un itinerario troppo lungo! Ma è sempre così: quando si inizia a pedalare ci si fa prendere un po' la mano e, sull'onda dell'entusiasmo, i propositi iniziali alla fine si ampliano a dismisura.
Partenza, quindi, da Grumello del Monte verso Bergamo e Brivio, dove ci infiliamo nella pista ciclabile dell'Adda, che ci conduce a Lecco. Da qui, continuiamo per Colico, Chiavenna e il confine italo-svizzero, superato il quale non ci resta che scalare sia il Malojapass (1.815 m) che lo Julierpass (2.284 m) e scendere a Coira. Più facile a dirsi che a farsi, con la zavorra che ci portiamo appresso, ma si fa. Di caricare le bici sul bus non se ne parla nemmeno. Dopodiché, il percorso diventa più scorrevole: passiamo per Vaduz (nel Liechtenstein), lungo la sponda meridionale del lago di Costanza, per Basilea, Magonza (Mainz), Coblenza (Koblenz), Bonn, Colonia (Köln), Arnhem, Dordrecht e Rotterdam. Una volta raggiunta la nostra meta, dobbiamo però far ritorno a casa. Beh, la prendiamo un po' alla larga. Ci dirigiamo ad est, attraversando, in orizzontale, l'Olanda e la Germania fino alla periferia di Lipsia.
Da lì, cambiamo rotta e puntiamo l'ago della bussola verso sud, viaggiando molto vicino al confine con la Repubblica Ceca e affrontando interminabili, maledette rampe nelle infinite, meravigliose foreste della Turingia. Arriviamo a Ratisbona (Regensburg) e proseguiamo per Salisburgo, in Austria, dove possiamo percorrere la Ciclovia dell'Alpe Adria o dei Monti Tauri (per scalatori puri) fino all'incrocio con la Ciclabile della Drava (più pedalabile, seppur sempre in leggera salita e con numerosi saliscendi), seguendo la quale giungiamo al confine con l'Italia. Da San Candido, la bella pista ciclabile della Val Pusteria ci porta a Bolzano, quella della Valle dell'Adige nei pressi di Peschiera del Garda e la Ciclovia dei laghi a casa. Per fortuna non doveva essere un itinerario troppo lungo! Ma è sempre così: quando si inizia a pedalare ci si fa prendere un po' la mano e, sull'onda dell'entusiasmo, i propositi iniziali alla fine si ampliano a dismisura.
DIARIO
03/09/2018
( lunedì): 98 km – 150 metri di dislivello
Grumello
– Bergamo – Brivio – Lecco – Colico (Italia)
TRACCIA GPS
E'
una partenza molto soft, identica a quella per Capo Nord di quattro
anni fa: senza ansia, senza pubblico o festeggiamenti vari, come se
uscissimo da casa per fare un qualsiasi giro in bici e non per
intraprendere un lungo viaggio che ci porterà ad attraversare cinque
Stati europei. Quando montiamo in sella alle nostre mountain bikes,
sono già le 10,45 e il sole cocente. I primi 22 km, da Grumello a
Bergamo, nonchè i successivi 20 km, da Bergamo a Brivio, sono
infernali, a causa del gran traffico. Una volta guadagnata la pista
ciclabile dell'Adda e un po' di pace, facciamo una pausa, sulla
sponda del fiume, per gustarci la mitica torta paesana preparata ieri
dalla mamma di Marco.
Poi, percorriamo i 20 km mancanti per arrivare
a Lecco. Siamo carichi come muli e, naturalmente, attiriamo
l'attenzione altrui. Un ciclista, cortesemente, ci aiuta ad
attraversare la città, guidandoci lungo stretti vicoli o in riva al
lago per un paio di chilometri. A questo punto dobbiamo farci
coraggio ed affrontare gli inevitabili 3 km sulla superstrada, con
auto e TIR che ci sfrecciano accanto ad una velocità da brivido. Per
fortuna, l'uscita di Abbadia Lariana arriva in fretta (siamo al 67°
km) e finalmente possiamo tornare sul lungolago per gli ultimi 31 km
che ci separano da Colico, nostra meta odierna. Pernottiamo al
Camping Piona (21 euro per due persone e una tenda), in riva al lago.
Alla vicina Pizzeria Legnone (800 metri di distanza), gli avventori
sono tutti stranieri. Riusciamo ad accaparrarci l'ultimo tavolo
disponibile per una pizza che si farà desiderare, ma tanto buona da
farsi perdonare. Ripensando alla giornata appena trascorsa, devo dire
di aver ritrovato, nei gesti delle persone incontrate lungo la
strada, le medesime dimostrazioni di affetto, lo stesso calore umano
del precedente viaggio a Capo Nord. E come dimenticare le numerose,
inaspettate espressioni di ammirazione nei nostri confronti; tra le
più simpatiche, ricordo la signora, che, dall'auto ferma allo stop,
abbassa il finestrino e grida “Bravi, complimenti! Ci vuole un bel
coraggio ad andare in giro così!”, o il motociclista, che ci
sorpassa suonando il clacson e alzando il pollice in segno di
approvazione. Fa sempre piacere, inutile negarlo!
04/09/2018
(martedì): 55 km – 813 metri di dislivello
Colico
- Novate Mezzola (Italia) - Ciclabile per Chiavenna e confine
svizzero – Val Bregaglia (Svizzera)
TRACCIA GPS
Giornata
sempre soleggiata. Partiamo alle 9,30, convinti che siano le 8,30,
dal campeggio di Colico, dirigendoci verso Chiavenna. Non conoscendo
la strada, ci affidiamo ad un ciclista del posto, il quale ci
accompagna gentilmente fino all'imbocco della SS36. Ci saluta
stringendoci la mano e dandoci degli eroi. Ma no, dai, gli eroi sono
altri: il nostro è solo un viaggio in bici e ci stiamo divertendo.
A
Novate Mezzola ci immettiamo nella pista ciclabile e arriviamo a Chiavenna. Sosta gelato e, poi,
ancora un po' su ciclabile e un po' sulla statale, saliamo verso il
confine italo-svizzero. Il caldo oggi è esagerato. Siamo costretti a
fare un sacco di pause per asciugare il sudore che entra negli occhi
e li fa bruciare. Superata la dogana, dopo una breve merenda nei
pressi di Bondo, continuiamo a salire per qualche chilometro.
All'altezza dell'Hotel Pranzaira (102 F, colazione inclusa), anche se
sono più o meno le tre del pomeriggio, decidiamo di fermarci,
approfittando di una camera libera. Affronteremo gli ultimi 10 km di
ascesa al Passo Maloja domani, perchè non sappiamo se ci sono altre
strutture ricettive nella zona e non è il caso di passare una notte
all'addiaccio ad oltre 1800 metri di quota. Oggi, abbiamo percorso 55
km e 813 metri di dislivello, di cui circa 22 di salita.
05/09/2018
( mercoledì): 69 km - 1.026 metri di dislivello
Gli
ultimi 10 km al Passo Maloja, pedalati con le pesanti borse da
viaggio appese alla bici, mi rimarranno impressi nella mente per
tutta la vita: 8 tornanti, seguiti da un falsopiano e da altri 13
spettacolari tornanti, che portano ai 1815 metri di altitudine del
valico. Benedetto il successivo falsopiano in leggera discesa, che
costeggia, prima, il lago di Sils e, poi, quello di Silvaplana, dal
caratteristico colore celeste delle sue acque: le gambe, in questo
modo, hanno qualche minuto per riprendersi dal trauma e prepararsi
alla seconda ascesa della giornata.

Tremo sia per lo sforzo nel salire, che per la
tensione del sorpasso ravvicinato: non devo assolutamente sbandare!
Gli ultimi chilometri sono un po' più dolci, ma il vento contrario
non favorisce la nostra avanzata. Comunque, nonostante tutte le
avversità, in circa un'oretta percorriamo i 7 km che ci permettono
di raggiungere il Passo, posto alla ragguardevole quota di 2.284
metri. A questo punto, non ci resta che lanciarci giù dal versante
opposto. Una discesa interminabile (intervallata da un paio di
contropendenze nei pressi di un lago artificiale), in un ambiente
molto aspro e selvaggio. Sempre seguendo il nostro istinto, arrivati,
dopo 36 km, a Tiefencastel, cerchiamo un albergo dove passare la
notte (Albula & Julier, 145 F, colazione inclusa).
06/09/2018
(giovedì): 70 km – 395 metri di dislivello
Tiefencastel
– Coira (Chur) – Maienfeld - Fläsch (Svizzera)
Da
Tiefencastel, inizialmente saliamo per 1,3 km e, poi, scendiamo lungo
la Statale dell'Albula, in direzione di Thusis, superando 3 gallerie
(circa 700-900-1100 metri di lunghezza e illuminate). Il quarto
tunnel è, invece, vietato alle bici e veniamo dirottati verso il
paese e una strada meno trafficata.
Affrontiamo alcuni brevi
saliscendi, che non creano alcun problema, e, poi, 10 km prima di
Coira (Chur) ci immettiamo sulla pista ciclabile che ci conduce
dritti in centro città. Grazie alle indicazioni di alcuni gentili
passanti, riusciamo a trovare l'ingresso della Rheinradweg o Ciclovia
del fiume Reno, corrispondente anche a Eurovelo 15, ma che in
Svizzera è indicata con il n. 2. La prima parte è un po'
deprimente, perchè, dopo un inizio nel bosco, ci ritroviamo, per
diversi chilometri, ad attraversare anonime zone industriali. La
pista, allontanandosi dal fiume, ci porta, poi, tra frutteti e prati
verdissimi, dove svettano numerosi, enormi alberi di noci. Passiamo
accanto ad un maniero e, quindi, saliamo ai borghi di Jenins e
Maienfeld, scoprendo che quest'ultimo è il villaggio in cui erano
ambientati i racconti di Heidi. E chi non conosce Heidi?
La strada,
che collega questi paesini, corre alta sul versante della collina,
immersa nel verde e in un paesaggio bucolico. I luoghi sono un
incanto, ma, le strette, ripide vie, ci inducono a tornare a pedalare
sulla pianeggiante riva del Reno. Strada facendo, proviamo a cercare
una camera dove passare la notte. Incredibilmente gli alberghi di
Maienfeld sono tutti al completo. Continuiamo allora fino a Fläsch,
dove facciamo un altro tentativo. Fortunatamente, presso il Bistro
WohnenPlus (105 F, colazione inclusa) troviamo un'ottima sistemazione
e un'accoglienza inaspettata, quanto gradita. La proprietaria è
gentilissima, premurosa e disponibilissima. Ci offre anche una birra
e un succo di frutta. La camera è arredata con gusto e fornita di
ogni conforts.
07/09/2018
(venerdì): km 99 – 79 metri di dislivello
Partiamo
un po' tardi (verso le 10): i gestori del Bistro ci hanno preparato
una colazione pantagruelica e non potevamo non onorarla. La
pioggerella iniziale smette quasi subito, ma è a questo punto che mi
accorgo di aver lasciato a casa la copertina impermeabile per coprire
le borse. Marco rimedia con un pezzo di cellophane, prima di cedermi
la sua. Non fa freddo, però c'è tanta umidità e le montagne sono
avvolte da una spessa coltre di nubi. Entriamo ed usciamo velocemente
dal piccolo Stato di Liechtenstein, passando ai piedi del castello di
Vaduz, che domina dall'alto la valle del Reno.
La ciclabile corre
sull'argine sinistro del fiume, quasi lineare per parecchi
chilometri. Siccome ce n'è una parallela anche sull'argine destro,
ma in terra austriaca, tanto per rompere un po' la monotonia, appena
se ne presenta l'occasione, superiamo un ponte e ci trasferiamo
dall'altra parte. In effetti, questa sponda è un po' meno noiosa: se
non altro, ci sono parchi giochi, orti fioriti e campi coltivati.
Qui, l'itinerario è indicato con il n. 1; lo percorriamo fin quasi
al lago di Costanza ed alla cittadina di Lustenau.
Poi,
riattraversiamo il Reno e torniamo a seguire l'itinerario n. 2
svizzero o Eurovelo 15. La ciclabile non sempre rimane in riva al
lago: a volte entra nei paesi e, in alcuni punti, costeggia la
ferrovia. Quando il sole inizia a scendere verso l'orizzonte,
cerchiamo un posto per dormire. Lo troviamo al Camping Buchhorn di
Arbon (30 F), dove piantiamo la tenda e assistiamo ad un pallido
tramonto.
08/09/2018
(sabato): 81 km – 240 metri di dislivello
Anche
stamattina partiamo un po' tardi (verso le 10), perchè Marco ha
voluto far asciugare al sole i teli della tenda bagnati di rugiada.
Oggi viaggiamo a filo della frontiera tedesca e, come mi era successo
ieri con quella austriaca, non riesco più a capire in quale nazione
mi trovi. La maggior parte del percorso si snoda lungo la ferrovia,
quasi sempre su stradine interdette al traffico motorizzato,
alternando asfalto a sterrato, ma non manca un passaggio all'interno
di un fitto bosco e neppure una serie di saliscendi.
E, poi, ogni
tanto, torniamo a pedalare sul lungolago, con i suoi giardini
curatissimi e le ville da nababbi. Il lago di Costanza, che
inizialmente è molto largo, va, via via, restringendosi man mano ci
avviciniamo a Stein am Rhein, località in cui il Reno esce dal lago
e continua la sua corsa verso il Mare del Nord. Questa cittadina
medievale è a dir poco stupenda: le facciate dei suoi antichi
edifici sono completamente affrescate e i bow-windows, uno diverso
dall'altro, dei veri capolavori. Sono impressionata! Verso le 17
iniziamo a guardarci in giro, alla ricerca di una sistemazione per la
notte.
Facciamo un tentativo presso un B&B; alla richiesta di 130
franchi, salutiamo e ripieghiamo verso il Camping Sciaffusa, in riva
al fiume (29 F). In questo periodo, al mattino, l'aria è fresca, ma,
poi, durante il giorno e fino al tramonto, fa ancora molto caldo.
Campeggiare, così, è piacevole, tanto più che, qui, in Svizzera,
bagni e docce pubblici sono puliti e confortevoli. Questa vita non mi
dispiace; almeno finchè la temperatura non si abbassa troppo o non
piove a dirotto, altrimenti diventa disagevole dover montare e
smontare la tenda. Meglio, allora, optare per una struttura calda e
asciutta. In Germania i prezzi di alberghi e B&B sono più
convenienti che in Svizzera e potremo approfittarne maggiormente.
09/09/2018
(domenica): 88 km – 260 metri di dislivello
La
giornata si presenta ancora limpida e soleggiata.

Pranziamo
qui e, poi, seguiamo le indicazioni della ciclovia, che ci porta su
infiniti saliscendi. Forse a causa dei nostri entusiastici slanci in
discesa, perdiamo la numerazione e siamo costretti a percorrere 12 km
in più per ribeccarla da un'altra parte.
Attraversiamo tranquilli
paesini, boschi e zone rurali. Nei pressi di una fattoria,
acquistiamo un cestino di prugne, prelevandolo da un banchetto
incustodito e lasciando 4 euro in una cassettina, come da richiesta
scritta su un foglietto. Bella cosa la fiducia nelle persone!
Arrivati a Laufenburg, cerchiamo un albergo per trascorrervi la
notte. Il Reno attraversa questa bella cittadina medievale, la divide
in due parti e, da oltre 200 anni, segna il confine nazionale: sulla
riva meridionale ci si trova in Svizzera mentre, su quella
settentrionale, in Germania. Un suggestivo ponte sul fiume mette in
comunicazione le due “sorelle”. In pratica: una città, due
Stati. Noi scegliamo quella tedesca, senz'altro più economica e
ricca di attività commerciali (Hotel Brutsches Rebstock - € 98,
colazione inclusa) .
10/09/2018
(lunedì): km 90 – 137 metri di dislivello
Dopo
un'abbondante colazione, siamo pronti per una nuova tappa. Lasciamo
Laufenburg - con le sue caratteristiche case colorate che si
affacciano sul Reno, il vecchio ponte, i vicoli lastricati - e
partiamo alla volta di Basilea, che dista circa 30 km da qui. Abbiamo
deciso di rimanere sulla sponda tedesca del fiume, sia perchè la
ciclabile, contrassegnata, adesso, solo con il n. 15, corre proprio a
fianco del corso d'acqua, ma, soprattutto, in quanto Marco non ha un
grande feeling con la Svizzera.
Oggi siamo alla ricerca di
un raggio per la ruota della bici di Marco (che si è rotto ieri,
all'improvviso), però con scarso successo: non ce n'è uno che vada
bene. Strada facendo, notiamo moltissimi orti pubblici, rallegrati
dai tipici fiori di fine estate: dalie di ogni colore, topinambur
gialli e settembrini azzurri. Attraversiamo Basilea senza troppa
difficoltà (eccetto nella zona portuale, dove manchiamo un cartello
segnaletico di EV15), continuando, poi, su stradine asfaltate o
strade bianche, quasi tutte pianeggianti e lontane dal traffico.
Percorriamo 90 piacevolissimi km, dopodiché iniziamo a cercare un
posto dove pernottare. Al primo tentativo finiamo, senza volerlo, in
un campeggio per nudisti. Appena Marco se ne rende conto, esclama nel
suo dialetto brianzolo: “Ven via de chi; ghe'n gir tropa brota
roba; al me ve de tra so”. In effetti, quei corpi nudi e sfatti di
persone non più giovanissime, che vagano lungo i vialetti del
campeggio, non sono proprio un bel vedere.
Mentre usciamo schifati,
Marco si chiede perchè non esista una legge che vieti alle persone
anziane di mostrare i propri corpi avvizziti, anche in un campeggio
per nudisti. Non ce n'è: è proprio nauseato e la mena su per un bel
po'. Anche il secondo tentativo, a Neueburg, presso un albergo
gestito da una signora cinese, non va a buon fine, ma la brava donna,
dopo aver telefonato a destra e a manca, alla fine ci trova una
camera in una pensioncina a due passi da lì (€ 65, colazione
inclusa).
11/09/2018
(martedì): 80 km – 40 metri di dislivello
Colazione
alle 7 e poi, via, di nuovo a pedalare in direzione di Rhinau:
stamattina, infatti, guardando sulla carta stradale, abbiamo visto
esserci un campeggio da quelle parti e ad una giusta distanza.
Dopo
30 km sulla sponda destra del Reno, spesso all'ombra di una
lussureggiante foresta, arriviamo a Breisach e andiamo nuovamente
alla ricerca di un raggio per la ruota della bici di Marco. Tra una
cosa e l'altra, anche oggi buttiamo via, e invano, un paio d'ore:
purtroppo i raggi in vendita sono sempre troppo lunghi. Approfittiamo
del giro in paese per pranzare e fare la spesa al supermercato. Poi,
affrontiamo i successivi 50 km che ci separano dal campeggio di
Rhinau, per lo più su un alto argine, tipo quello del Po in
Italia, avendo alla nostra sinistra il fiume e alla nostra destra un
susseguirsi di stagni, regno di cigni e aironi.
Nonostante qualche
deviazione nella boscaglia, la tappa odierna è stata un po' noiosa.
Abbiamo pedalato sotto un sole spietato, come i giorni precedenti del
resto (temperatura sui 28-29°C) e, siccome gli 80 km sono stati
pedalati quasi tutti su “strada bianca”, giungiamo a destinazione
completamente impolverati. Il campeggio si trova in Francia, sulla
sponda del Reno opposta a quella percorsa sinora e, grazie ad un
traghetto, in due minuti, siamo oltre confine. Il costo per la
piazzola e due persone è soltanto di 12 euro. Facciamo una bella
doccia rinfrescante e poi ci riposiamo, cenando con quel che è
rimasto.
12/09/2018
(mercoledì): 82 km – 30 metri di dislivello
Appena
usciti dal campeggio, andiamo subito nella vicina
boulangerie-patisserie per fare colazione e scorta di cibarie, tra
cui della buona pasta fredda che mangeremo a pranzo. Quindi,
prendiamo il traghetto e ritorniamo sulla riva tedesca del Reno.
Seguiamo fedelmente la segnaletica di Eurovelo 15, che ci fa
percorrere chilometri e chilometri sulla medesima strada bianca di
ieri, che corre lineare e parallela al fiume. Non c'è un filo
d'ombra e, oggi, il caldo è infernale, soprattutto al pomeriggio
(31°C). Ogni tanto la ciclabile si allontana dal corso d'acqua e dal
suo argine, per aggirare delle cave o per passare all'interno di
riserve naturali; oppure attraversa la campagna coltivata a
granoturco e piccoli, tranquilli villaggi. Tutto ciò aiuta a
spezzare un po' la monotonia. E' dall'inizio di questo viaggio che
soffriamo la sete: un'arsura incredibile e un problema non facilmente
rimediabile a causa della mancanza di fontanelle d'acqua.
A metà
giornata abbiamo già esaurito la scorta d'acqua, succhi e birre
acquistati nel primo supermercato trovato sulla strada e, lungo il
percorso, non c'è altra possibilità di dissetarsi. Senonché,
all'improvviso, appare, come un miraggio nel deserto, un carretto di
gelati. Non mi sembra vero! Il gelataio è siciliano, di Agrigento e
ci offre anche delle prugne donategli da un contadino della zona. Lì,
vicino, su un pannello a margine della ciclabile, vi sono appese
alcune locandine con gli indirizzi delle strutture ricettive in loco.
Così, visto che ormai sono le 16 e siamo tormentati dalla sete,
deviamo verso Greffen e proseguiamo per 6 km, finchè a Schwarzach
troviamo una camera presso una Gasthaus (€ 69, colazione inclusa).
Nella tappa odierna, nulla di importante da segnalare, a parte il
fatto che siamo passati a 5 km da Strasburgo e che, se avessimo
voluto, una bella ciclabile ci avrebbe comodamente condotto in
centro. Ma questa città, che io adoro, l'avevamo già visitata
alcuni anni fa e, adesso, la nostra meta è un'altra. Marco ha,
inoltre, deciso di rinunciare alla ricerca del raggio da sostituire a
quello rotto, visto che ci fa perdere troppo tempo.
13/09/2018
(giovedì): 104 km – 80 metri di dislivello
Da
Schwarzach, percorriamo a ritroso i 6 km che ci riportano sulla
sponda del Reno. Stamattina, il cielo è nuvoloso e ci sono 23°C.
L'idea di macinare, anche oggi, chilometri e chilometri sempre
sull'argine del fiume mi fa venire la nausea, ma, per fortuna, poco
dopo, la segnaletica ci fa deviare verso piccoli, silenziosi
villaggi o campi coltivati e boschetti.
Meno male, non ne potevo più
di pedalare per ore con lo stesso paesaggio davanti agli occhi! Al
momento sembra andare tutto bene, troppo bene. Sono le 11,30 e
abbiamo già percorso 50 km. Di questo passo arriveremo presto a
Philippsburg, nostra meta odierna: mancano soltanto 40 km. Ma non
abbiamo calcolato i numerosi lavori in corso sulle strade tedesche.
Nel tratto dopo Karlsruhe, seguiamo le frecce gialle della
deviazione, ma ad un certo punto, ci ritroviamo di nuovo in direzione
di Karlsruhe. Stiamo girando in tondo, perchè non ci siamo accorti
che le deviazioni erano due: una verso nord e l'altra verso sud. Per
evitare di sbagliare ancora strada, ci affidiamo al navigatore del
cellulare e, in qualche maniera, arriviamo a destinazione. Abbiamo
percorso 14 km in più del previsto e al 90% su “strada bianca”
o, meglio “grigia”. Pernottiamo all'Hotel Philippsburg Hof (€
78, colazione inclusa) e ceniamo in un locale cinese con noodles e
riso fritto.
14/09/2018
(venerdì): 81 km – 80 metri di dislivello
La
cosa positiva del dormire in albergo in Germania è che possiamo fare
colazione alle 7-7,30 e partire prima delle 8,30.
In campeggio,
invece, le operazioni di smantellamento richiedono più tempo e,
siccome, al risveglio, tra l'altro, i teli esterni della tenda sono
bagnati, lasciamo che il sole si alzi un po' e li asciughi con il suo
calore. Così non partiamo mai prima delle 10. Stamattina montiamo in
sella alle 8,15, ma, dalla città, facciamo un po' fatica a trovare
le indicazioni della ciclabile del Reno. Prima tappa: Speyer,
graziosa cittadina con le case color pastello che si affacciano su
una lunga via commerciale, una bella cattedrale e la gigantesca
statua in bronzo "Jacobs pilgrim", di Martin Mayer.
Ripartiamo
in direzione di Worms. Per fortuna, da ieri il paesaggio è
cambiato. La ciclovia non segue più l'argine del fiume, ma belle
stradine di campagna, insinuandosi in fitte foreste e attraversando
alcuni centri abitati. A dir il vero, il Reno lo costeggiamo ancora
per un breve, brutto tratto sterrato e ghiaioso, a causa di una
segnaletica che andrebbe rimossa, perchè conduce ad un pontile in
disuso. Riprendiamo la retta via e, una volta a Worms, troviamo una
camera in un'antica Winehouse (€ 70, colazione inclusa). Cena
sempre cinese e gelato italiano.
15/09/2018
(sabato): 94 km – 100 metri di dislivello
![]() |
Usciamo
da Worms e prendiamo la direzione di Osthofen, ma, come succede ormai quasi ogni mattina alla partenza, pur prestando molta
attenzione, perdiamo i piccoli cartelli con le frecce verdi della
ciclovia e andiamo a finire da tutt'altra parte. Grazie al navigatore
del cellulare, troviamo un percorso alternativo, sempre su ciclabile,
ma non quella del Reno. E a noi va bene così: alla lunga il fiume
risulta monotono, mentre i paesini sono carini e più interessanti,
oltre che tranquilli.
Dopo Osthofen, seguiamo la “Strada dei vini”,
pedalando tra vigneti, cantine e case a graticcio. Proseguiamo
nell'antico centro vinicolo di Oppenheim ed infine torniamo sulla
sponda del Reno. Passiamo da Magonza (Mainz) - che visitiamo
velocemente per via della moltitudine di turisti che l'affollano - e
da Bingen, un grande centro abitato, nella speranza, vana, di trovare
una camera per trascorrervi la notte. Però, c'è un campeggio sul
fiume e, qui, un buco per piantarvi una tenda lo si trova sempre,
soprattutto in questo periodo dell'anno (Campingplatz Hynder
Burgbrucke, € 15).
Siamo
nella Renania-Palatinato, una delle regioni più affascinanti e
romantiche della Germania. La luce, al tramonto, è qualcosa di
indescrivibile.
16/09/2018
(domenica): 94 km – 65 metri di dislivello
Stamattina,
al risveglio, per la prima volta da quando siamo partiti, troviamo i
teli esterni della tenda asciutti. Una bella sorpresa! Man mano che
passano i giorni, l'aria diventa sempre più fresca al mattino, ma
nel pomeriggio fa ancora caldo. Pertanto, dobbiamo avere l'accortezza
di fare quotidianamente scorta di acqua o succhi di frutta presso i
supermercati, perchè continuano a mancare le fontanelle e spesso
anche i supermercati per decine di chilometri. In questo punto, il
Reno scorre tra dolci rilievi coltivati a vigneti; sulla loro sommità, qua e là, spunta un castello o una fortezza.
Lunghe chiatte o
battelli fluviali navigano lentamente sulle sue acque calme e
l'insieme dona un senso di pace e serenità. Uno scenario incantevole!
Non per niente, questo tratto, in cui la valle si restringe per
formare la Gola del Reno, è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità
dall'Unesco. Un
grande viale alberato, sulla riva del fiume, ci introduce nella città
di Coblenza. Non entriamo nel centro storico, in quanto, essendo oggi
domenica, c'è una marea di gente a spasso.
Anche la pista ciclabile
è molto più trafficata del solito. Uscendo da Coblenza in direzione
di Andernach, attraversiamo un lungo ponte, ritrovandoci, però,
sempre a pedalare sulla sponda sinistra del fiume; cosa, questa, che
fa disorientare Marco. Ad Andernach troviamo un albergo in riva al
Reno (Hotel RheinKrone: € 83, colazione inclusa). La tappa odierna,
con i suoi bei paesaggi fluviali e la vegetazione che inizia ad
assumere i caldi colori autunnali, mi ha lasciato buone sensazioni.
17/09/2018
( lunedì): 72 km – 64 metri di dislivello
![]() |
Bohn |
Partiamo
da Andernach alle 8,40 e subito l'itinerario si stacca dalla sponda
del Reno; pur correndo parallelo allo stesso, ci dividono i binari
della ferrovia e una strada a doppia corsia. Dopo una decina di
chilometri, ritorniamo a fianco del corso d'acqua e, a meno di 20 km
da Bohn, un bel viale alberato ci conduce alle porte della città.
Quando mancano 5 km, entriamo in un parco lussureggiante ed, infine,
raggiungiamo il centro di quella che è la capitale della Germania.
Fin qua abbiamo pedalato in sede protetta. Giriamo per un'oretta, con
la bici a mano, tra le sue piazze e le vie ridondanti di attività
commerciali, passando davanti alla cattedrale, alla casa di
Beethoven e al municipio. Ne approfittiamo per acquistare, presso le
bancarelle del mercato, qualcosa da mangiare e, poi, andiamo a
consumare il nostro pasto sulla riva del fiume.
Quindi, proseguiamo
per Colonia (Köln),
non potendo evitare una grande area industriale. Giusto per non
smentirci, perdiamo la segnaletica della Ciclovia del Reno, ma,
seguendo le indicazioni per Köln,
sempre su pista ciclabile, arriviamo facilmente in città,
percorrendo un grande viale ciclopedonale. Visto che ormai è tardi,
terminiamo la tappa odierna qui. Troviamo una camera doppia presso lo
Youth Hostels a Koln-Riehl (€ 90 la doppia, colazione inclusa).
18/09/2018
(martedì): 85 km – 70 metri di dislivello
![]() |
Colonia |
Percorriamo una ventina di chilometri
sulla statale trafficata - ma su corsia riservata ai ciclisti - senza
rinvenire la segnaletica di EV 15. Non ci resta che affidarci al
navigatore GPS del cellulare di Marco, il quale, attraverso strade
secondarie, anche sterrate, ci guida verso Moers, dove arriviamo
intorno alle 17. Troviamo un bell'albergo in centro (Hotel Moerser
Hof, € 89, colazione esclusa). Nel bagno della nostra camera c'è
persino l'asse del wc che si alza automaticamente ogni volta ci si
passa davanti e si abbassa, dopo qualche secondo, se non viene usato.
All'inizio mi sono pure spaventata; poi ho cominciato a parlare con
lui e a rimproverarlo, perchè non si alzava quando serviva.
Maledetto!
19/09/2018
(mercoledì): 99 km – 96 metri di dislivello
Moers
– Rheinberg – Xanten – Kalkar – Kleve (Germania -
Renania Settentrionale-Vestfalia) – Millingen aan Rijn (Paesi Bassi)
TRACCIA GPS
Renania Settentrionale-Vestfalia) – Millingen aan Rijn (Paesi Bassi)
TRACCIA GPS
Gran
bella invenzione il GPS. Seguendo la traccia in direzione di
Rheinberg e Xanten, dopo 10 km incontriamo di nuovo la segnaletica di
EV15 e non l'abbandoniamo fino a poco prima di Wesel, la quale si
trova sulla sponda opposta del Reno, quella destra. Preferendo noi
rimanere sulla riva sinistra, non attraversiamo il fiume e
continuiamo a farci guidare dal navigatore, che sceglie delle
ciclabili alternative. Dopo una lunga, ventosa, giornata sui pedali,
passando per Kalkar e Kleve, arriviamo al “Camping De Zeelandsche
Hof” di Millingen aan Rijn, dove affittiamo una casetta in legno,
provvista di cucina, a soli 30 euro.
Marco torna in paese per fare la
spesa al supermercato e, finalmente, possiamo cucinarci mezzo chilo
di spaghetti al pomodoro. Nella tappa odierna il Reno non si è visto
molto, seppur si intuiva che non era distante. Pedalando in una
campagna molto simile a quella olandese, con mucche e pecore al
pascolo, ad un certo punto ci era venuto il dubbio di non essere più
in Germania. E, in effetti, la proprietaria del campeggio ce l'ha
confermato: siamo già in Olanda, appena al di là del confine. Gli
unici segnali di cambiamento notati, sono state le scritte sui cartelli delle ciclabili, che sono passate dal verde al rosso.
Lungo il percorso abbiamo incontrato molte persone anziane con
l'e-bike, in gruppo o in coppia; alcune di esse avevano un binocolo
al collo e si fermavano nei pressi delle riserve naturali ricche di
volatili; altri raggiungevano dei punti d'incontro e si sedevano
sulle panchine dell'argine a godersi il panorama del fiume. Modi
ammirevoli per trascorrere attivamente la giornata.
20/09/2018
(giovedì): 103 km – 218 metri di dislivello
Partenza
ritardata alle 9,30, ma non per colpa nostra. La proprietaria del
campeggio ci aveva detto che la colazione sarebbe stata pronta non
prima delle 8, che poi sono diventate le 8,20. Ripercorriamo a
ritroso 3 km, per riprendere la segnaletica lasciata ieri sera. Qui,
in Olanda, Eurovelo 15 utilizza le ciclovie nazionali LF, le quali
hanno diverse numerazioni. Adesso seguiamo LF4 e arriviamo ad un
molo. Possiamo soltanto prendere il traghetto (€ 1,80 cad.) e
sbarcare sulla riva opposta del fiume, che ora è una diramazione del
Reno e prende il nome di Waal. Procediamo per un po' sul suo argine.
Poi, traghettiamo una seconda volta (€ 1 cad.), continuando,
quindi, sempre sulla LF4 fino ad Arnhem, dove le piste ciclabili sono
larghe almeno 6 metri e colorate di rosso, cosicchè è facile
individuarle. Usciamo dalla città e attraversiamo lo splendido Parco
De Hoge Veluwe, dagli immensi alberi secolari; l'itinerario alterna sentieri
asfaltati ad altri sterrati, per ciclisti e pedoni, ma offre, altresì, numerosi saliscendi e un reticolo di strade più ampie per i mezzi a
motore, affiancate da ciclabili. Anche qui, nonostante la costante
attenzione, manchiamo un cartello della Ciclovia, che, però,
ritroviamo più avanti.
Tra una cosa e l'altra, si sono fatte le tre
del pomeriggio e rimangono più di 50 km per giungere al campeggio.
Nel frattempo il vento è aumentato d'intensità; ci soffia
spietatamente contro, rallentando parecchio la nostra marcia. Per non
rischiare di sbagliare nuovamente strada e di perdere troppo tempo,
decidiamo di abbandonare la segnaletica di EV15 e di seguire
definitivamente il navigatore del cellulare. Attraverso paesaggi
rurali ed accompagnati dalla bella luce olandese, che si va piano
piano spegnendo, arriviamo al campeggio di Leerdam intorno alle 19.
Per la precisione è un Natuurcamperterrein ed è davvero
caratteristico, essendo formato da diverse casette in legno con il
tetto coperto d'erba, immerse nel verde e collegate tra loro da
sentierini illuminati da piccole lanterne. Costerebbe 60 euro, ma il
simpatico gestore ci fa un prezzo “last minute” di € 50. E
anche stasera possiamo cucinarci il nostro mezzo chilo di pasta.
21/09/2018
(venerdì): 57 km – 183 metri di dislivello
Lasciamo
questo piccolo paradiso verso le 9,45: Marco ha cambiato i freni
della sua bici, nella speranza che, nel frattempo, smettesse di
piovere. E così è stato!
Da subito siamo investiti da un vento
violento, che ci impedisce di avere un buon controllo sulle bici; la
cosa positiva è che, nella sua corsa veloce, libera il cielo dalle
nubi, facendo riapparire il sole. Le raffiche del vento sono talmente
feroci che persino le placide mucche olandesi muggiscono infastidite.
A Gorinchen facciamo un po' di spesa, mentre attendiamo la partenza
del veloce battello che ci porterà a Werkendam, sulla riva opposta
(€ 2 cad.) del fiume, il quale oggi ha onde simili a quelle del
mare. Quando sbarchiamo, il vento è sempre contrario e ci sballotta di qua e di là, mentre il Waal scorre alla nostra
destra. Questa è una zona ricchissima di acquitrini, abitati da
varie specie di volatili.
Traghettiamo una seconda volta per mezzo di
una chiatta (€ 1,60 cad.) e continuiamo a seguire EV15 verso ovest
e contro vento. Alle 16, scoraggiati per i soli 40 km percorsi e per
i 40 che ancora mancherebbero alla destinazione odierna, cambiamo
programma e andiamo direttamente al Natuurkamperterrein di Dordrecht,
distante una quindicina di km, però in direzione nord. Il vento,
adesso, ci colpisce lateralmente, buttandoci fuori strada; braccia e
spalle dolgono nel tentativo di mantenere la bici sulla carreggiata.
Abbiamo scelto ancora un Natuurkamperterrein, perchè soggiornare in
mezzo alla natura è piacevole, ma non potevamo immaginare che questo
campeggio si potesse raggiungere soltanto con una barchetta a motore.
Dopo essere quasi impazziti a causa del navigatore che non riusciva a
trovare l'accesso, arriviamo ad un molo dove alcune persone sono in
attesa di essere trasportate, armi e bagagli, su quella che
sembrerebbe essere un'isoletta. Conosciuta la nostra intenzione di
passare la notte al campeggio, gentilmente il barcaiolo telefona alla
reception per accertarsi che ci sia posto. Non avevamo pensato,
infatti, che, essendo venerdì, intere famiglie avrebbero trascorso
il fine settimana lì. Oltre ad una grande struttura, che ospita
camere e vari locali di ricreazione, vi sono alcune casette di legno
e piazzole per piantare la tenda. Per noi sono a disposizione solo
queste ultime. Sperando di trovare un posto un po' riparato dal
vento, a questo punto (si sono fatte ormai le 18) accettiamo e
togliamo le borse dalle bici per facilitare le operazioni di
imbarco/sbarco. Neppure avevamo previsto l'arrivo di un tornado, che
avrebbe spazzato via noi e la tenda in due secondi, se la fortuna non
ci avesse affidati al buon barcaiolo. Il nostro angelo custode
convince la proprietaria del campeggio ad affittarci una casetta in
legno piena di cianfrusaglie, una specie di ripostiglio, però
provvista di due comodi letti e una piccola cucina. C'è un po' di
polvere e disordine, ma abbiamo tutto il tempo per dare una
sistemata. Nelle vicinanze ci sono i servizi comuni, puliti,
profumati e riscaldati. Non potevamo chiedere di più, alla modica
cifra di 17 euro. Facciamo appena in tempo a mettere tutto al riparo,
che si scatena l'inferno. La temperatura, oggi, è scesa
drasticamente: la massima era di 15°C, addirittura 10 in meno di
ieri. Si preannuncia una notte gelida. Ci è andata di lusso!
22/09/2018
(sabato): 40 km – 65 metri di dislivello
La
giornata promette bene. Al nostro risveglio, l'alba è infuocata e
non fa proprio freddo. Nel prato antistante la casetta, alcuni
coniglietti si rincorrono l'un l'altro, per niente intimoriti dalla
nostra presenza, e c'è già qualcuno che pesca o va in canoa.
Il gentile barcaiolo, ieri, ci aveva dato appuntamento alle ore 9 per
riportarci, con la sua barchetta a motore, sulla terraferma.
Pertanto, all'orario concordato, riportiamo bici e bagagli sul molo.
La traversata è breve e, dopo aver rimesso le borse sui portapacchi,
siamo pronti per pedalare.
Nel frattempo il cielo si annuvola e, dopo soli 4 o 5 km inizia a piovere. Fortunatamente, smette poco prima di Kinderdijk, giusto in tempo per consentici di
fotografare i suoi famosi mulini, dichiarati Patrimonio dell'Umanità
dall'Unesco. Man mano ci avviciniamo a Rotterdam, il cielo diventa
sempre più plumbeo. In città siamo accolti da tuoni e fulmini, ai
quali fa seguito una pioggia torrenziale. Troviamo rifugio in una
pizzeria e, una volta passato il grosso della perturbazione,
ripartiamo. Ci sono soltanto 11°C e l'aria è pungente. Previdentemente, ieri abbiamo prenotato un albergo a Vlaardingen (Bastion Hotel, €
116, colazione inclusa), a circa 7-8 km di distanza da Rotterdam; un
po' caro, ma il suo costo si compensa con i 17 euro spesi ieri e,
comunque, sempre più conveniente di quelli del centro città.
Durante il fine settimana le strutture ricettive sono, in genere, al
completo, perciò, d'ora innanzi, è preferibile avere una
“reservation”, per non correre rischi. Arrivati a destinazione, purtroppo, scopriamo che non c'è un
garage per le bici e dobbiamo lasciarle fuori, sotto la pioggia ed
incustodite; per gli olandesi è normale, per noi un po' meno. Anche
oggi abbiamo percorso soltanto 40 km. Dato che le previsioni meteo
erano buone per la giornata odierna, avevamo programmato una tappa
breve per poter visitare Rotterdam con calma. Invece, con questo
tempaccio, ci siamo limitati ad attraversare la città (sempre su
ciclabile e non sarebbe nemmeno il caso di dirlo), senza fare
deviazioni, dirigendoci direttamente, qui, in albergo.
23/09/2018
(domenica): 30 km – 45 metri di dislivello
Partiamo
sotto una leggera pioggerellina, che, nel giro di pochi chilometri,
si trasforma in un vero e proprio diluvio. Procediamo imperterriti
verso il delta del Reno, seguendo la ciclabile LF12 sulla sponda
destra del fiume e, dopo circa 25 km, giungiamo a Hoek van Holland,
capolinea della Ciclovia del Reno.
Avevo immaginato il nostro arrivo
con un tempo migliore. Ma tant'è! Il cielo è livido e tira un vento
gelido. Ci sono soltanto 2°C e la pioggia continua a scendere
copiosa, senza darci un attimo di tregua. Zuppi come pulcini,
entriamo, con un po' di imbarazzo da parte mia, nel primo bar
incontrato sulla strada. Nessuno pare far caso al nostro stato
pietoso e, dopo aver lasciato all'ingresso gli indumenti fradici,
ordiniamo due fette di torta e del caffè. A questo punto, dobbiamo
decidere il da farsi. L'idea sarebbe quella di tornare a casa in
bici, però tutto dipende dall'evolversi di questa perturbazione nei
prossimi giorni. Si potrebbe percorrere un tratto di Eurovelo 2 (o
Ciclovia delle capitali), che ci consentirebbe di attraversare Olanda
e Germania in linea orizzontale, più o meno, per poi scendere verso
sud e raggiungere Salisburgo, dove, grazie alla Ciclovia dell'Alpe
Adria, prima, e alla Pista ciclabile della Drava, poi, sarebbe
possibile rientrare in Italia. Questo è un itinerario di massima,
non fattibile se la burrasca persiste. Andremo avanti finchè le
condizioni meteo lo consentiranno. Il nostro obiettivo è stato
raggiunto; tutto il resto sarà, eventualmente, regalato da un clima
benevolo. Vedremo se saremo fortunati. Non dobbiamo darci per vinti:
oggi piove, domani è un altro giorno. Chissà! Ci ributtiamo sotto
la tempesta e proseguiamo sulla LF1 in direzione di Den Haag (L'Aia)
per altri 5 km, senonchè l'insegna di un campeggio (Camping Hoek van
Holland) attrae la nostra attenzione. Se disponesse di una casetta di
legno, ci si potrebbe anche fermare qui. Questo tempo da lupi non è
proprio l'ideale per pedalare e noi non abbiamo alcuna pena da
scontare. Chiediamo, speranzosi, alla reception. Evviva! Si libererà
una (l'unica) “trekker shut” (cabina per escursionisti) nel giro
di un'ora. E' nostra! Nell'attesa, facciamo la spesa al vicino
supermercato, già pregustando il mezzo chilo di pasta che cucineremo
per cena. La casetta è accogliente e costa 45 euro. C'è anche la
stufetta elettrica, così tiriamo due fili e stendiamo i vestiti
bagnati ad asciugare. Oggi è andata così: un po' di riposo in più
non fa male.
24/09/2018
(lunedì): 90 km – 135 metri di dislivello
Quanti
arcobaleni ho visto tra ieri sera e stamattina! Il cielo in queste
ore è mutevolissimo. Un momento sembra si stia schiarendo, ma, poi,
all'improvviso, arrivano, trasportati dal forte vento, enormi nubi
nere, le quali lasciano cadere qualche secchiata d'acqua, prima di
andarsene via velocemente. Intanto, fa un po' meno freddo di ieri ed
è già una cosa positiva. Lasciamo il campeggio verso le 9,30 e ci
dirigiamo verso L'Aia (Den Haag) seguendo la ciclabile LF1, che si
snoda lungo la costa del Mare del Nord, in un paesaggio fatto di dune
di sabbia e cespugli fioriti di rosa canina.
A
Scheveninge, perdiamo la segnaletica, cosa che si ripeterà più
volte, durante la giornata e non certo perchè siamo distratti; forse
non sappiamo dove guardare. Come al solito, grazie al navigatore del
cellulare, la ritroviamo poco dopo. Andando verso nord, il vento è
sempre forte e contrario. Fortunatamente, una volta deviato verso
l'interno, sulla LF4, sarà quasi sempre a favore o, al massimo,
laterale nei cambi di direzione. Con il trascorrere del tempo, le
nuvole nere se ne vanno definitivamente e riappare la bella luce
argentea, che io adoro. Per ora, la buona sorte è dalla nostra
parte.
Anche il paesaggio muta aspetto e diventa
rurale. Incontriamo piccoli villaggi circondati da canali solcati da
placidi cigni e simpatiche paperelle: scenari tipici dell'Olanda.
Qualche chilometro prima di arrivare al campeggio di Woerden,
(Camping Batenstein), fiancheggiamo un canale molto ampio, sul quale
si affacciano splendide dimore, ognuna con il proprio molo e la barca
ormeggiata allo stesso. Sono le 17 e la reception del campeggio sta
per chiudere. Grazie a Dio, c'è la solita trekkershut a nostra
disposizione (€ 45). Quindi, doccia calda, cena e relax. Che vuoi
di più dalla vita?
25/09/2018
(martedì): 107 km – 102 metri di dislivello
Se
il buongiorno si vede dal mattino, quello odierno fa ben sperare.
Quando, alle 8,45, lasciamo il campeggio, l'aria è frizzante, il
cielo sgombro da nubi e il sole abbagliante. Seguendo LF4 in
direzione di Utrecht e di Arnhem, incontriamo molti studenti che, in
bici, si recano a scuola. Abbandoniamo i piccoli centri abitati e
c'inoltriamo nella tranquilla campagna, dove pecore e capre stanno
già brucando l'erba ancora bagnata di rugiada. Una deviazione, ci
porta in una zona più isolata.
La ciclabile è larga poco più di
mezzo metro e costeggia uno dei tanti canali in cui vivono intere
famiglie di cigni. Ci sono anche aironi, corvi ed anatre, mentre le
oche selvatiche le avevamo viste migrare nei giorni scorsi in
numerose formazioni a V. In seguito, passiamo accanto al castello
di De Haar e raggiungiamo la
periferia di Utrecht. Le ciclabili qui sono molto ampie. Con tanta
facilità attraversiamo la città, fermandoci in centro per uno
spuntino.

26/09/2018
(mercoledì): 92 km – 100 metri di dislivello
Riprendiamo
a pedalare sempre all'interno dell'immenso Parco De Hoge Veluwe.
Decine e decine di chilometri nella foresta, qualche piccolo
villaggio, un po' di campagna e ancora tanta foresta. Come già
accennato, la nostra idea era quella di percorrere un tratto di EV2,
ovvero la Ciclovia delle Capitali, da L'Aia alle porte di Berlino.
Tuttavia, non rinvenendo alcuna segnaletica riguardante la stessa,
onde evitare di perderci nuovamente, ci affidiamo al navigatore del
cellulare, scegliendo come meta odierna Wreden, in Germania, località
che so trovarsi sulla rotta della “ciclovia R1 Arnhem-Berlino”.
L'ingresso al paese mi sorprende positivamente. Percorriamo uno
sterrato sulla riva di un fiumiciattolo, sul quale si protendono i
rami di numerosi salici piangenti; ponticelli e cascatelle d'acqua
completano questa località idilliaca. Mi ritrovo a pensare che i
paesaggi ammirati oggi, in sella alle nostre bici, siano preclusi a
chi viaggia sui comodi sedili di un'autovettura. Alla fine, un po' di
fatica è ampiamente ripagata. Ci rechiamo all'Ufficio Informazioni e
prenotiamo una camera presso il B&B Lisa Nemet (€ 54, colazione
inclusa). Pizza da Adriano e gelato alla Gelateria Venezia.
27/09/2018
(giovedì): 86 km – 200 metri di dislivello
Giornata
ancora soleggiata, cielo senza nuvole e un bel caldo secco.
Stamattina,
Marco ha deciso che torneremo a casa affidandoci definitivamente al
navigatore GPS del cellulare e attivando l'opzione “strade per
bici”. Secondo lui, l'itinerario “R1 Arnhem-Berlino” non è ben
segnalato e, comunque, ci porta in zone troppo lontane dai centri
abitati, con la conseguenza che diventa difficile reperire cibo e
alloggi per la notte. Comincio a percepire un po' d'ansia da parte
sua: è ingiustificata o sono io troppo incosciente? Nel dubbio, lo
assecondo.
Dopo
un tratto iniziale pedalato sulla ciclabile che affianca una strada
principale, deviamo verso una campagna disseminata di fattorie e
scuderie, con cavalli che brucano l'erba all'interno di grandi
recinti. Attraversiamo terreni coltivati e campi gialli di colza, per
poi tornare sulla strada principale. Neanche 70 km e arriviamo a
Munster, una grande città piuttosto caotica. Però, la pista
ciclopedonale è una meraviglia: si inoltra in un ampio viale
alberato, sotto una volta naturale formata dalle chiome di
lunghissimi rami. E' unicamente riservata a ciclisti e pedoni. Troppo
bella! Gli ultimi 15 km prima di Telgte, li percorriamo di nuovo
sulla ciclabile che fiancheggia la statale. Troviamo una camera,
ampia e colorata, in una gasthaus in centro (Altes Gasthaus
Pohlmeier, € 66 + 12 per colazione). Il paese è carino e curato.
Nella piazza centrale vi sono diversi ristoranti che offrono piatti
della cucina locale, ma noi non amiamo molto il cibo tedesco e non
c'è altra alternativa che quello turco. Oggi, non ho scattato alcuna
fotografia: non ero in vena. A Munster abbiamo fatto un tentativo di visita della
città, ma il traffico ci ha dissuaso dal continuare e ci siamo
limitati a mangiare un gelato. Ovviamente, la gelataia era italiana,
originaria di Benevento e ci ha confidato di trovarsi molto bene qui
in Germania; non ha né rimpianti né alcuna intenzione di tornare in
Italia.
28/09/2018
(venerdì): 70 km – 76 metri di dislivello
Partiamo
alle 9,30 sotto un cielo color piombo e, dopo pochi minuti, inizia a
piovere. Una pioggerellina fitta fitta e fastidiosa. Ci dirigiamo
verso la sponda del fiume Ems, con l'intenzione di costeggiarlo, ma
l'idea non si rivela buona: la strada è sterrata, divisa in due da
una striscia d'erba centrale che forma due sentierini stretti e
malconci, non proprio ideali per pedalare. Non ci resta che tornare
sulle ciclabili che affiancano le strade principali. Nel frattempo
smette di piovere, ma dovremo attendere fino a mezzogiorno per
rivedere un po' di sole.
Inizialmente il paesaggio è campestre:
fattorie, pascoli e, come ieri, numerose scuderie, con i cavalli
chiusi all'interno di grandi recinti. Poi, pedaliamo al limite della
Teutoburger Wald, una foresta che ci accompagna per diversi
chilometri e dove, finalmente, cominciamo a vedere i primi dolci
rilievi, dopo giorni e giorni di infinite pianure. Passiamo davanti
ad un castello, che si specchia nelle acque di un laghetto, e
continuiamo in direzione di Bielefeld, una città davvero caotica.
Impieghiamo una vita ad attraversarla (sempre in sede protetta) per raggiungere l'albergo, presso il quale, strada facendo, avevamo
prenotato una camera (Hotel Hillegosser, € 61, colazione esclusa).
29/09/2018
(sabato): 77 km – 256 metri di dislivello
Ma
dove sono i tedeschi il sabato mattina? Ce lo domandiamo ogni volta.
Se in Olanda, nonostante il gelo e le intemperie, trovi sempre
qualcuno che porta a spasso il cane o sta praticando qualche disciplina
sportiva, qui in Germania, anche nelle giornate soleggiate come
quella odierna, non c'è in giro un'anima. Usciamo tranquillamente
dalla periferia di Bielefeld, in direzione di Hehlen, dove abbiamo
prenotato una camera presso l'Hotel Road-House, € 62 + 12 per
colazione): pratica, questa, che stiamo iniziando ad apprezzare. Un
pensiero in meno! Di campeggiare non se ne parla più: le temperature
si sono abbassate parecchio, tanto che, quando espiriamo, il fiato si
trasforma in nuvolette di fumo.
Percorriamo sempre lunghe ciclabili
ai lati di strade, oggi, deserte, attraversando estese coltivazioni
di rape o campi gialli di colza. Questi ultimi danno sempre una nota
di colore al paesaggio, che si presenta leggermente ondulato. A volte
passiamo all'interno di silenziosi paesini, le cui case sono,
perlopiù, costruite con mattoncini rossi. Prima di arrivare ad
Hehlen, compare, alla nostra sinistra, un corso d'acqua (la Weser)
dalle sponde disegnate come un merletto. Mi chiedo se sia opera della
natura o dell'uomo. E con questo dilemma nella mente, arriviamo a
destinazione. L'hotel si trova dietro un distributore di carburanti
ed è gestito da un giovanotto gentile, dalla barba e dai capelli
rossi.
30/09/2018
(domenica): 96 km – 329 metri di dislivello
Stamani
il sole splende in un cielo limpido e azzurro; non fa nemmeno tanto
freddo. Dopo un breve tratto su una strada larga e deserta,
imbocchiamo uno sterrato, tracciato, immaginiamo, di una ex ferrovia,
ancora con i binari a terra, che porta nel folto di una boscaglia e
termina nei pressi di quello che sembrerebbe essere un museo dedicato
alle locomotive (una volta a casa, scoprirò trattarsi del
Kultur-Bahnhof Bodenwerder, dove è possibile fare un'escursione di 5
km a bordo di una specie di “carrello” che si muove sui binari
“pompando” a mano).
Proseguendo, quindi, su asfalto e in sede
protetta tra campi arati o coltivati, delimitati da dolci colline
boscose, giungiamo ad Einbeck. Questa cittadina anseatica mi lascia
letteralmente a bocca aperta: conserva antichi edifici a graticcio
splendidamente decorati. Mai visto niente di simile prima d'ora!
Nell'ampia piazza del mercato si affacciano la chiesa di St. Jakopi,
il municipio e alcuni caffé con i tavolini all'aperto. Mi ripropongo
di tornarci in futuro con il camper, per visitarla con più calma.
Usciamo dalla città e continuiamo ancora su morbidi saliscendi, per,
poi, finire in aperta campagna. Una ventina di chilometri sterrati,
altri 6-7 km d'asfalto, ed eccoci finalmente a Bad Lauterberg im
Harz. Abbiamo prenotato una camera presso il B&B Pangea (€ 66),
una casa nascosta nel bosco, in mezzo alla natura, con molti arredi
vintage, che trasmettono calore. I proprietari - una coppia di mezza
età - sono olandesi e vivono lì con due grossi cagnoni dal
carattere vivace.
01/10/2018
(lunedì): 77 km – 255 metri di dislivello
Bad
Lauterberg im Harz - Nordhausen – Sangerhausen (Germania - Turingia /
Sassonia Anhalt)
TRACCIA GPS
TRACCIA GPS
Ci
siamo talmente abituati alle belle giornate di sole, da mal digerirne
qualcuna grigia e nuvolosa. Dopo neanche 10 minuti dalla partenza, inizia a piovere, ma smetterà nel giro di una mezz'oretta. Anche
oggi, dolci saliscendi sugli altrettanti dolci rilievi a cavallo
della Turingia e della Sassonia Anhalt. Immense distese di terra
arata color ocra o terra di Siena si aprono davanti ai nostri occhi:
sembrano i colori della Toscana.
Strade poco trafficate,
battute solo da enormi mezzi agricoli, eccetto nei pressi della città
di Nordhausen, dove il traffico si intensifica. Siamo nella ex
Germania dell'Est, il “granaio” tedesco, come dichiara Marco, e
si vede: chilometri e chilometri di campagna punteggiata da aziende
agricole ed enormi macchinari. Rari i villaggi, non proprio perfetti
e curati come quelli della Germania occidentale.
Non sempre l'asfalto
è in ottimo stato e non tutte le strade sono fiancheggiate da piste
ciclabili; cose, queste, che, invece, non mancano mai ad ovest del
Paese. Durante la giornata il cielo si apre e lascia passare qualche
raggio di sole, per poi richiudersi e riannuvolarsi poco prima di
arrivare all'Hotel Akzent Rosen di Sangerhausen (€ 60 + 12 per
colazione), dove siamo colti da uno scroscio d'acqua. La temperatura
odierna è oscillata fra i 3 e i 13°C.
02/10/2018
(martedì): 68 km – 367 metri di dislivello
Sangerhausen
- Allstedt – Querfurt – Mucheln – Beuna - Leuna (Germania - Sassonia
Anhalt)
TRACCIA GPS
TRACCIA GPS
Tempo
da lupi, stamattina! Temperature previste: 3°C la minima, 10°C la
massima. Usciti da Sangerhausen, mentre stiamo attraversando una zona
boscosa e affrontando pendenze intorno al 6%, inizia pure a piovere.
Eh, vabbè, non è sempre festa! Segue una lunga discesa, dove il
bosco lascia il posto alla campagna e a piccoli, caratteristici
villaggi, le cui strade hanno una copertura in pietra sporgente, che
ci fa sobbalzare e avanzare con fatica. Due, in particolare, sono
dominati da un bel castello e non manca il solito laghetto, sul quale
si tuffano i lunghi rami dei salici piangenti. Peccato non riuscire a
scattare neppure una foto, ma piove a dirotto e c'è poca luce. Più
avanti, torniamo a pedalare su strade sterrate, in mezzo alla
campagna. Percorriamo chilometri e chilometri nel nulla, mentre
comincia a soffiare un forte vento laterale, che ci fa penare
parecchio, ma parecchio davvero; il suono che produce è spaventoso,
da far rabbrividire. Per fortuna, poi, cambiamo direzione e
ce lo troviamo alle spalle, perchè continua ad aumentare
d'intensità. Raggiungo, senza quasi pedalare e nonostante il peso
complessivo di 95 kg, i 30 km/h; la qual cosa mi inquieta non poco.
Negli ultimi chilometri attraversiamo alcuni centri abitati, con
strade rattoppate peggio che in Italia. Anche le case sono semplici,
spesso con gli intonaci grezzi. Sempre con un tempaccio, arriviamo
all'Altes Guesthaus di Leuna (€ 45 la camera doppia + 12 per la
colazione). Devo precisare che le colazioni in Germania, ma anche in
Austria e Svizzera, sono abbondanti e comprendono, oltre a pane, marmellata,
crema di nocciole, the o caffè, succo di frutta, latte e yogurt,
anche salumi, formaggi, uova, frutta; si rimane sazi per molte ore.
Il proprietario ci viene incontro cordiale e ci fa portare le bici
all'interno. Finalmente una doccia calda e relax. Il vento odierno è
stato devastante.
03/10/2018
(mercoledì): 77 km – 677 metri di dislivello
Non
è prevista pioggia per oggi, mentre il vento ci dà filo da torcere
già alla partenza. Almeno non fa freddo. Il percorso odierno si
presenta ondulato, con tutta una serie di saliscendi, perlopiù
dolci, tuttavia non manca qualche impennata al 14%. Incontriamo
ancora strade pavimentate con grosse pietre sporgenti, che rendono
difficoltosa la pedalata e ci fanno procedere a singhiozzo; le
troviamo soprattutto nei paesi, piccoli o grandi che siano.
Il
paesaggio è, come i giorni precedenti, prevalentemente rurale, ma
con molte variazioni e, quindi, per niente monotono. Marco mi fa
notare un enorme macchinario per l'irrigazione del terreno, lungo
circa 200 metri. Davvero stupefacente! E' evidente che i vasti spazi
di questa regione consentono un'agricoltura di tipo estensivo.
Essendo, però, oggi, festa nazionale, sono pochissimi i contadini al
lavoro. Troviamo strade deserte, negozi e supermercati chiusi.
Soltanto nel pomeriggio vedremo qualche anima a spasso.
A Bad
Dürrenberg, una strana costruzione attira la nostra attenzione: è
una specie di muraglia, risalente al 1700, alta 12 metri e lunga 636
metri, sostenuta da pali. Le informazioni trovate in Internet sono
tutte in tedesco. Dovrebbe trattarsi di una struttura per la
produzione di salamoia, ma la traduzione non è buona.
Successivamente,
il navigatore del cellulare ci porta spesso lungo sterrati, a volte
persino su piccoli sentieri nel bosco.
Costeggiamo un tratto di
fiume, un laghetto, verdi pascoli e attraversiamo lussureggianti
foreste, nonché villaggi dalle dimore semplici, come semplice è la
gente che ci vive. Sicuramente la vita qui, nell'est della Germania,
è meno stressante che all'ovest, anche se tutto è meno curato e
perfetto. L'attività principale è senz'altro l'agricoltura: non si
vedono industrie, ma solo immense distese di campi coltivati, grandi
fattorie e giganteschi macchinari agricoli.
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Zeitz |
Per un'infinità di
chilometri, sui bordi delle strade che percorriamo, ci sono alberi di
mele, pere, susine e noci, con i frutti maturi a terra, che dobbiamo
schivare come in una gimcana; sembra siano lì per chiunque voglia
raccoglierli. Passiamo per altre cittadine fantasma, come Zeitz e
Gera. Chissà dove sono tutti! Il nostro albergo (Apart Hotel, € 45
+ 12 per colazione) si trova a Gera e ci arriviamo, dopo ripide rampe
nel bosco, storditi da un vento che, oggi, era rabbioso quanto quello
di ieri; visti i continui cambi di direzione, un po' era contro o
laterale, un po' a favore. Però, a differenza di ieri, splendeva il
sole e l'aria fresca, quasi primaverile, era piacevole sulla pelle.
04/10/2018
(giovedì): 80 km – 865 metri di dislivello
Usciti
dall'albergo di Gera, ci aspettano ripidi saliscendi, con pendenze al
9-10% e punte al 15%. Dapprima, attraversiamo terreni coltivati e, poi,
immense foreste di abeti, intervallate da piccoli villaggi. Scene di
vita semplice e tranquilla: orti, pecore e cavalli nei pascoli
recintati, galline che razzolano nel pollaio, oche starnazzanti,
contadini al lavoro nei campi. Solo a Zaudeldorf, un centro abitato
un po' più grande degli altri, riusciamo a fare la spesa e a
mangiare qualcosa. Dopodiché, affrontiamo un'altra serie infinita di
saliscendi, più o meno irti, nonchè lunghi sterrati nella fitta
foresta.
Ci allontaniamo sempre più dalla civiltà e Marco si fa
prendere dalla solita ansia. Certo che, se mi tiri fuori, proprio
adesso, la storia degli orsi, l'ansia la fai venire pure a me,
accidenti! Comincio a sentire la stanchezza: oggi non abbiamo
trovato un metro di pianura. In compenso, la temperatura è
gradevole, il vento moderato e il sole tiepido. Superando una collina
dietro l'altra, non più circondati dalla foresta, adesso, ma da una più tranquilla campagna, arriviamo, con un senso di liberazione da parte
mia, all'Hotel Ambiente di Hof (€ 75, colazione inclusa); ci
attende una bella camera color grigio perla e una vista impagabile su
uno splendido tramonto.
05/10/2018
(venerdì): 106 km – 1.124 metri di dislivello
Ieri,
scrutando l'altimetria della tappa odierna sul navigatore del
cellulare, abbiamo notato che presentava parecchio dislivello e,
quindi, si è deciso di partire prima del solito, stamattina,
approfittando del fatto che la colazione è servita dalle 7 in poi.
Pertanto, alle 8 siamo già in sella alle nostre bici. Temperatura di
4°C: un freddo becco, amplificato dalla brina che riveste di bianco
il paesaggio circostante.
Purtroppo, la traccia GPS cerca di portarci,
nuovamente, su strade sterrate, in mezzo alle foreste. Marco non ne
vuole più sapere e attiva l'opzione “percorso per auto”,
escludendo le autostrade. Così, percorriamo strade trafficate, prive
di ciclabili o spazi a bordo strada, affidandoci alla buona sorte.
Tantissimi ups and downs, alcuni ripidissimi, altri infiniti, con i
quali accumuliamo un dislivello di 1.124 metri, tra pinete, pascoli e
campi coltivati, pedalando, comunque, sempre ad una quota compresa
tra i 550 e i 750 metri. Al 78° km, ecco i penultimi 5 km al 7%,
seguiti da una breve contropendenza e dagli ultimi 3 km di salita.
Dulcis in fundo, la lunga discesa di 20 km fino
all'Hotel Post di Weiden (€ 88, colazione inclusa). Temevo non
saremmo riusciti ad arrivare prima dell'imbrunire e, invece, ce
l'abbiamo fatta. Sono leggermente sfinita, ma soddisfatta.
06/10/2018
(sabato): 89 km – 166 metri di dislivello
Tappa
di recupero: ci voleva, dopo il dislivello di ieri! A parte alcuni
saliscendi iniziali, poi incontriamo solo pianura e piste ciclabili o
percorsi ciclabili. Paesaggi fluviali e campestri si alternano ai
piccoli centri abitati, i quali, diventano sempre più numerosi man
mano scendiamo verso il sud della Germania. Aumentano anche le
attività commerciali e diventa, per noi, più facile trovare cibo e
alloggi. Da quando abbiamo lasciato la Turingia per entrare in
Baviera, le cose sono un po' cambiate.
Le differenze tra queste due
regioni saltano subito all'occhio: i campanili hanno la copertura a
punta e non più a cipolla, gli automobilisti si fermano 20 metri
prima, quando vedono arrivare un ciclista (come accade nella Germania
occidentale), tutte le strade principali sono affiancate da piste
ciclabili, si vedono podisti e ciclisti che si allenano, mentre le
fitte e buie foreste di conifere hanno lasciato il posto ai boschi
di latifoglie dalle calde tinte autunnali. L'ingresso a Ratisbona (Regensburg) avviene lungo il fiume Regen, affluente del Danubio, alla confluenza
dei quali sorge la città. Pedaliamo in un meraviglioso e
lussureggiante parco, al cui interno corre la ciclabile che ci porta
dritti in albergo (Ami Hotel, € 62 + 12 per colazione), distante 2
km dal centro storico. Ceniamo con pizza e spaghetti da Carmine:
ottimo ristorante e personale gentilissimo.
07/10/2018
(domenica): 84 km – 442 metri di dislivello
Lasciato
l'albergo, ci dirigiamo verso il centro di Ratisbona.
Nell'attraversare il ponte sul Danubio, mi fermo un attimo per
scattare un paio di foto da quello che, secondo me, è un buon punto
panoramico sulla città. Sento Marco bofonchiare “Oggi non
arriviamo più da nessuna parte” e la cosa mi irrita, perchè,
conoscendo la sua impazienza, sono sempre velocissima: trovandosi la
macchina fotografica nel borsello anteriore, la tolgo, scatto e la
ripongo nel giro di pochi secondi. Faccio finta di niente e procedo verso la Ostentor, dalla quale si accede alla parte storica della
città, proseguendo fino al Duomo di S. Pietro. Sto per riprendere la
fotocamera e Marco, di nuovo, incalza: “C'è ancora tanto da vedere
qui?”. E' ovvio che in una città fondata dai Romani nel 179 d.c.
ci sia ancora qualcosa da vedere, per esempio: lo Steinerne Brücke
(ponte in pietra sul Danubio del XII sec, lungo 310 metri), l'Altes
Rathaus (antico municipio), le torri patrizie, ecc. Però, mi limito
a rispondere tristemente: “lasciamo perdere”.
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Inserisco nel
navigatore del cellulare l'indirizzo del prossimo albergo che ci
ospiterà questa sera e, seguendo le sue indicazioni, esco dalla
città. L'ansia di Marco sta diventando pesante. Ero così contenta
di poter finalmente visitare Ratisbona, soprattutto di domenica
mattina, quando non c'è in giro nessuno. Peccato davvero! Fuori
città il paesaggio è sempre agricolo: immense distese di terreni
arati, ma anche campi gialli di colza o girasoli e viola di fiori
profumatissimi, la cui essenza ricorda un po' quella del garofano.
E,
poi, ancora fattorie o piccoli villaggi, con l'immancabile campanile
che spunta dai tetti delle case. Pedalando senza fretta ed
effettuando un paio di soste per mangiare e cambiare le pastiglie dei
freni della bici di Marco, nonostante la lunga serie di ripidi
saliscendi, giungiamo a destinazione intorno alle 15,30. Fino alle 19
c'è luce: avremmo avuto tre comode ore per visitare Ratisbona. E
allora chiedo a Marco, con l'amaro in bocca, perchè mai, ieri,
abbiamo fatto tappa a Ratisbona, se non aveva intenzione di
visitarla.
Non capisco tutta questa fretta di arrivare, tanto meno
adesso che abbiamo deciso di prenotare sempre una camera con un
giorno di anticipo, essendo le ore di luce diminuite (come pure le
temperature notturne) e, sapere di avere già un luogo in cui
rifugiarci alla sera, ci dà più tranquillità. Risposta non
pervenuta. La Guesthaus Hundhammer di Geisenhausen (€ 65, colazione
inclusa), in cui pernottiamo, è accogliente, la nostra camera
luminosa e le lenzuola profumate. Dopo la solita doccia calda e
corroborante, andiamo in paese per divorarci una buona pizza, “da
Peppone”, ad un paio di chilometri di distanza.
08/10/2018
(lunedì): 57 km – 280 metri di dislivello
Al
risveglio, guardando fuori dalla finestra della Guesthaus,
osserviamo, sorpresi, la fitta nebbia che avvolge il paesaggio;
fortunatamente, si dissolve prima della nostra partenza, lasciando
soltanto una leggera foschia. Continua la serie di saliscendi, tra i
dolci rilievi coltivati della Baviera, disseminati di aziende
agricole e piccoli villaggi. Prima di arrivare alla Guesthaus
Pfennigmann di Altotting, un lungo ponte ci consente di attraversare
l'ampio letto del fiume Inn, proveniente dal Tirolo austriaco e che,
nella non lontana Passau (Passavia), confluirà nel Danubio. Per la
prima volta, dopo tanti giorni, rivedo le montagne - quelle vere,
alte e maestose - e mi emoziono. Oggi ce la siamo presa comoda: i
chilometri da percorrere erano pochi, in quanto non avevamo trovato
altre sistemazioni più convenienti alle solite distanze giornaliere
programmate (80-90 km, più o meno). Il proprietario della Guesthaus
ci affitta, per 70 euro, un piccolo appartamento, composto da
camera da letto, soggiorno, cucina e bagno.
Facendo due passi in
paese, scopriamo che questa località è un centro religioso molto
importante, meta di pellegrinaggi: oltre all'imponente cattedrale, a
varie chiese e basiliche, nel mezzo di una vasta piazza sorge la
piccola Cappella delle Grazie, che rappresenta il punto focale di
tutti i luoghi di culto della cittadina. Vi si percepisce una forte
spiritualità, soprattutto nell'oscuro interno, dove è custodita
un'immagine, in stile gotico e su legno di tiglio, della Madonna nera
con il Bambino. L'edificio è rivestito esternamente da numerosi “ex
voto”, i quali testimoniano
la riconoscenza dei fedeli che hanno ottenuto dalla Madonna la grazia
richiesta: pare siano più di 2.000, tra cui scarpe ortopediche,
stampelle e oggetti simili, alcuni antichissimi.
09/10/2018
(martedì): 68 km – 244 metri di dislivello
Anche
stamattina c'è un po' di nebbiolina, che si diraderà nel giro di
qualche ora. Usciti dalla città, percorriamo tranquille strade
secondarie, le quali ci conducono in zone campestri, con i soliti
terreni coltivati e il consueto, ma gradevole profumo dei fiori della
colza. Procedendo verso sud, purtroppo incappiamo in una strada
trafficatissima, affiancata solo per alcuni chilometri da una pista
ciclabile; poi, diventa un incubo, ma non riusciamo a trovare
alternative (se ricapitassi da queste parti un'altra volta,
all'altezza di Tittmoning, attraverserei l'unico ponte disponibile sul fiume Salzach da qui alla città di Laufen - che segna il
confine tra Germania e Austria - provando a percorrere le strade
austriache, forse meno pericolose).
Con un sospiro di sollievo
giungiamo a Laufen e, dopo aver superato lo scenografico ponte della
città, ci ritroviamo in Austria. Subito, incontriamo la segnaletica
della ciclabile per Salisburgo, la quale ci porta a pedalare, per 14
km, sulla riva del fiume e, quindi, in città. Grazie al navigatore
del cellulare, arriviamo senza problemi all'albergo prenotato, che si
trova a 2,5 km dal centro (Snooze Guesthouse (€ 63, colazione
esclusa).
10/10/2018
(mercoledì): 66 km – 366 metri di dislivello
Salisburgo
- Sankt Johann im Pongau (Austria)
Riguadagniamo
la riva destra della Salzach, il fiume che attraversa Salisburgo.
Percorrendo l'ampia pista ciclopedonale, che corre lungo la sua
sponda, usciamo dalla città. Il fondo diventa sterrato e prosegue in
tal modo per una ventina di chilometri, tornando, quindi, asfaltato
nei pressi di un centro abitato. Dopodiché, ci allontaniamo dal
corso d'acqua e saliamo sul versante boscoso di una montagna. Stiamo
seguendo le frecce verdi della Tauernradweg, che è, in parte, lo
stesso percorso della Ciclovia dell'Alpe Adria, la quale, in circa
400 km, collega Salisburgo a Grado, in Italia.
Non mi aspettavo,
però, così tanti saliscendi e soprattutto queste pendenze da urlo!
Procediamo così per 7-8 km, finchè l'ultima discesa, abbastanza
lunga, ci porta in fondo ad una grande vallata circondata da alte
montagne. Pedaliamo sotto un sole cocente (23°C a metà ottobre sono
anomali), lottando contro un forte vento contrario, tra prati
verdissimi, dove pascolano mucche e cavalli. Superiamo altri paesi e,
poi, saliamo al Passo Lueg, il più breve mai scalato in vita mia: 1
km al 6%. Segue 1 km di discesa, al termine della quale la strada si
infila in una stretta e fredda gola, tra alte pareti di roccia.
La
Salzach, che scorre alla nostra destra, in senso contrario a quello
in cui noi stiamo marciando, a questo punto della sua corsa, è allo
stato di torrente. Continuiamo per oltre 20 km sul ciglio di una
strada trafficata, non sempre provvista di spazio al margine,
incontrando ancora alcuni saliscendi mentre passiamo davanti alla
fortezza di Hohenwerfen
e alla grotta di ghiaccio Eeisriesenwelt,
che ben conosciamo, avendole già visitate anni fa con i nostri
figli. Dopodiché, torniamo sull'argine del fiume per gli ultimi 8 km
che mancano alla Steakhaus und Pension Rauchkuchl (€ 66, colazione
inclusa) di Sankt
Johann im Pongau.
Devo dire che la tappa odierna mi ha un po' deluso. Siamo partiti da
Salisburgo pensando di pedalare su piste ciclabili o lungo tranquille
strade secondarie, ma non è stato così. Visto che la Ciclovia
dell'Alpe Adria, nel 2015, era stata premiata come “Pista ciclabile
dell'anno” alla fiera “Fiets en Wandelbeurs” di Amsterdam, le
aspettative erano alte. Niente a che vedere con il tratto italiano,
da Tarvisio a Chiusaforte, percorso l'anno scorso: quello merita
senz'altro il riconoscimento, ma questo appena lasciato alle spalle
proprio no.
11/10/2018
(giovedì): 43 km - 586 metri di dislivello
Sankt
Johann im Pongau - Bad Gastein (Austria)
Usciamo
da Sankt Johann im Pongau e, prima dell'incrocio, prendiamo una
stradella che scende a sinistra e ci porta a pedalare lungo la
Salzach, per circa 7-8 km, su buon sterrato. Ritroviamo la
segnaletica verde della Taueradweg e la seguiamo, mai immaginando ciò
che ci aspettava. La strada, ad un certo punto, abbandona il fiume,
salendo subito ripidissima sul versante della montagna, con pendenze
tra il 12 ed il 16%.
Questo primo tratto ci coglie di sorpresa e lo
affrontiamo con indosso la giacca più pesante; essendo lo stesso
esposto al sole, quando scolliniamo siamo ovviamente sudati,
cosicchè, nei successivi 8 km di saliscendi all'ombra, veniamo
scossi da fastidiosi brividi causati dal freddo. Il paesaggio, però,
è meraviglioso: montagne ricoperte di boschi dalle calde tinte
autunnali, verdi pascoli, piccoli borghi e fattorie. Quando,
finalmente, i raggi del sole riescono a raggiungere la valle e a
riscaldarla, Marco si ferma a raccogliere le belle e sane noci cadute
in gran numero sulla strada, dicendo, giustamente, che è un peccato
lasciarle lì. Dopo aver riempito due sacchetti, scendiamo a livello
della trafficata strada 311, dove, una pista ciclabile l'affianca per
alcuni chilometri, prima di lasciare la valle della Salzach (corso
d'acqua che nasce presso Krimml, sulle Alpi di Kitzbuhel)
e
di proseguire in quella di Gastein, accanto alla 167.
La ciclabile è
in sede protetta anche all'interno di una lunga, rumorosa galleria di
2,5 km. Poi, attraversiamo alcuni paesini e continuiamo sulla sponda
del torrente Gastein Ache, affluente della Salzach. Nel frattempo,
cambiando valle, il vento si intensifica e, come se non bastasse, nei
pressi di Bad Gastein, la strada s'impenna maledettamente: 3 km in
cui soffriamo parecchio. Penso che il tracciato austriaco di questa
ciclovia sia fattibile solo per ciclisti ben allenati e non per tutti
i cicloturisti, perchè sono davvero numerosi i tratti con pendenze a
doppia cifra.
Chi scrive che “è ideale per famiglie”, o non l'ha
mai percorsa oppure dovrebbe specificare “munite di e-bikes”.
Insomma, tra strappi tremendi, vento contrario e gli ultimi 3 km con
pendenze da capre, questa tappa è stata davvero faticosa anche per
noi che siamo allenati e amanti delle salite. Pure la Guesthaus
Golker si trova alla fine di un'irta rampa: era quella più
conveniente e forse un motivo c'era. Infatti, avevamo prenotato con
Booking una camera al prezzo di € 36, ma la proprietaria,
scusandosi, dice che si è trattato di un errore e che il costo
effettivo è di € 69, tasse di soggiorno e colazione incluse.
Vista
la nostra stanchezza e l'imbarazzo della donna, facciamo buon viso a
cattivo gioco, pagando la differenza. Siamo comprensivi anche quando
sbaglia nel darci il resto e neppure fiatiamo nel dover lasciare le
bici all'aperto e fare 2 piani di scale carichi come muli, con tutte
le borse che, ovviamente, non possono restare sul portapacchi. Come
fai a prendertela con una donna che sorride sempre?
12/10/2018
(venerdì): 78 km – 454 metri di dislivello
Bad
Gastein – Mallnitz – Obervellach – Möllbrücke –
Oberdrauburg (Austria)
Stamattina,
a colazione, abbiamo la spiacevole sorpresa si trovare 3 panini per 3
commensali e 2 ciotoline di marmellata quasi vuote, non sufficienti a
coprire completamente una fetta di pane. Marco “se la cava” con
un uovo, una fettina di formaggio e latte con cereali. La
proprietaria, che il giorno prima aveva detto “vi porto io domani
mattina alla stazione”, ci ha salutati frettolosamente mentre noi
stavamo per entrare nella sala da pranzo e lei si apprestava ad
uscire dalla guesthaus, lasciando l'anziana madre alla reception. Si dimentica persino di restituirci i documenti consegnatile ieri
e, grazie al cielo, me ne ricordo quando stiamo per partire! No
comment! Per fortuna, ieri sera, ci siamo recati alla stazione
ferroviaria di Bad Gastein per chiedere informazioni, venendo a
sapere che il treno, sul quale vengono caricate le bici e le auto per
l'attraversamento del tunnel dei Monti Tauri, lungo 8,5 km e
collegante la Val Gastein con la Val Mallnitz, parte da Böckstein, 5
km più avanti (ogni ora, dalle 7 alle 23).
Così, lasciamo la Guesthaus alle 8,50 con l'intenzione di prendere il treno delle 9,50. Costeggiamo, per quasi tutto il tragitto, il torrente Gasteinbach, senza variazioni di pendenza, salvo nelle ultime decine di metri. Dal treno, arrivato con una mezz'oretta di ritardo, scende un addetto e apre la biglietteria. Paghiamo € 5 e percorriamo la pensilina fino al convoglio per le bici, il cui accesso è facilitato da porte scorrevoli che si aprono a filo del pavimento. Dopo 11 minuti siamo dalla parte opposta del tunnel, a Mallnitz, dove notiamo il pannello informativo della Ciclovia dell'Alpe Adria, riportante tutte le tappe dell'itinerario.
La temperatura è buona e, nella successiva discesa di 8 km, con pendenze anche del 12%, non soffro il freddo. Non c'è spazio per le bici a bordo strada, perciò scendiamo con molta prudenza. Al paese di Obervellach, le acque del torrente Gasteinbach incontrano quelle della Möll, provenienti dal ghiacciaio del Grossglockner, e scorrono insieme verso sud, fino a sfociare nella Drava, nei pressi di Möllbrücke. Dopo un tratto di pista ciclabile lungo la statale, seguiamo la segnaletica della Ciclovia (che corrisponde a R8), deviando verso l'interno.
Saliamo sul versante di sinistra della montagna, affrontando, poi, per circa 8 km, tutta una serie di ups and downs abbastanza impegnativi, per spostarci, quindi, sul versante di destra e percorrerne altrettanti, ma più morbidi. E pensare che, alla partenza, l'altimetria del cellulare mostrava una linea completamente in discesa. Vista la sfacchinata di ieri, già pregustavamo una tappa di tutto relax e, invece, anche oggi s'ha da tribolare non poco. Finalmente, a Möllbrücke, dopo circa 28 km, lasciamo la Ciclovia dell'Alpe Adria (che prosegue per Villach) e la valle del Möll, per spostarci sulla Pista ciclabile della Drava (Drauradweg) in direzione di Lienz.
Siamo in Carinzia e, da questo punto, mancano 45 km per raggiungere la bella Gasthaus Pontiller di Oberdrauburg (€ 78, colazione inclusa). La valle della Drava è ampia e luminosa, racchiusa tra alte montagne. La ciclabile, che attraversa verdi pascoli, boschi e pinete, presenta anch'essa parecchi saliscendi, ma brevi; li affrontiamo con slancio e velocità, nonostante la nostra pesante zavorra e i numerosi tratti sterrati. E' un bel pedalare, lontano dal traffico e con un clima perfetto: 20°C e assenza di vento. Siamo partiti da Mallnitz alle 10,30 ed arriviamo alla gasthaus intorno alle 17, con i raggi del sole che inondano di una luce dorata la valle, essendo quest'ultima aperta verso ovest. Ricordo che in questo paese avevamo fatto una sosta con il camper, qualche anno fa, per effettuare un giro ad anello di 100 km, in mountain bike, nella bellissima valle d'alta quota di Lesachtal, definita “la valle più ecologica d'Europa”.
Così, lasciamo la Guesthaus alle 8,50 con l'intenzione di prendere il treno delle 9,50. Costeggiamo, per quasi tutto il tragitto, il torrente Gasteinbach, senza variazioni di pendenza, salvo nelle ultime decine di metri. Dal treno, arrivato con una mezz'oretta di ritardo, scende un addetto e apre la biglietteria. Paghiamo € 5 e percorriamo la pensilina fino al convoglio per le bici, il cui accesso è facilitato da porte scorrevoli che si aprono a filo del pavimento. Dopo 11 minuti siamo dalla parte opposta del tunnel, a Mallnitz, dove notiamo il pannello informativo della Ciclovia dell'Alpe Adria, riportante tutte le tappe dell'itinerario.
La temperatura è buona e, nella successiva discesa di 8 km, con pendenze anche del 12%, non soffro il freddo. Non c'è spazio per le bici a bordo strada, perciò scendiamo con molta prudenza. Al paese di Obervellach, le acque del torrente Gasteinbach incontrano quelle della Möll, provenienti dal ghiacciaio del Grossglockner, e scorrono insieme verso sud, fino a sfociare nella Drava, nei pressi di Möllbrücke. Dopo un tratto di pista ciclabile lungo la statale, seguiamo la segnaletica della Ciclovia (che corrisponde a R8), deviando verso l'interno.
Saliamo sul versante di sinistra della montagna, affrontando, poi, per circa 8 km, tutta una serie di ups and downs abbastanza impegnativi, per spostarci, quindi, sul versante di destra e percorrerne altrettanti, ma più morbidi. E pensare che, alla partenza, l'altimetria del cellulare mostrava una linea completamente in discesa. Vista la sfacchinata di ieri, già pregustavamo una tappa di tutto relax e, invece, anche oggi s'ha da tribolare non poco. Finalmente, a Möllbrücke, dopo circa 28 km, lasciamo la Ciclovia dell'Alpe Adria (che prosegue per Villach) e la valle del Möll, per spostarci sulla Pista ciclabile della Drava (Drauradweg) in direzione di Lienz.
Siamo in Carinzia e, da questo punto, mancano 45 km per raggiungere la bella Gasthaus Pontiller di Oberdrauburg (€ 78, colazione inclusa). La valle della Drava è ampia e luminosa, racchiusa tra alte montagne. La ciclabile, che attraversa verdi pascoli, boschi e pinete, presenta anch'essa parecchi saliscendi, ma brevi; li affrontiamo con slancio e velocità, nonostante la nostra pesante zavorra e i numerosi tratti sterrati. E' un bel pedalare, lontano dal traffico e con un clima perfetto: 20°C e assenza di vento. Siamo partiti da Mallnitz alle 10,30 ed arriviamo alla gasthaus intorno alle 17, con i raggi del sole che inondano di una luce dorata la valle, essendo quest'ultima aperta verso ovest. Ricordo che in questo paese avevamo fatto una sosta con il camper, qualche anno fa, per effettuare un giro ad anello di 100 km, in mountain bike, nella bellissima valle d'alta quota di Lesachtal, definita “la valle più ecologica d'Europa”.
13/10/2018
(sabato): 63 km – 567 metri di dislivello
Oberdrauburg
(Austria) - San Candido (Italia)
Stamattina
l'umidità è al 90% e la si può tagliare con un coltello, però non
fa freddo. Ritorniamo sulla Pista ciclabile della Drava, che corre a
fianco della ferrovia. Dopo 20 km, ignorando il bivio a destra per
Lienz, proseguiamo dritto verso Sillian e il confine italiano,
attraversando boschi e pinete. In questo punto la valle si presenta
più stretta e la Drava, man mano ci si avvicina alla sua sorgente,
nella Conca di Dobbiaco, si riduce ad un gorgogliante torrentello. La
strada sale leggermente, ma costantemente, con pendenze lievi (1-3%)
e i vari saliscendi non ci danno alcun problema.
Troviamo un paio di strappi cattivi soltanto poco prima del confine con l'Italia ed arriviamo a San Candido tranquilli, attraversando una vallata ampia e ridente. La Garni Patzleiner (€ 76, colazione inclusa) è molto carina e la proprietaria davvero amabile. Visto che è presto e ancora splende un bel sole caldo, ne approfittiamo per fare due passi in centro. Vi torniamo anche per cenare e festeggiare in bellezza il nostro rientro in Italia.
Troviamo un paio di strappi cattivi soltanto poco prima del confine con l'Italia ed arriviamo a San Candido tranquilli, attraversando una vallata ampia e ridente. La Garni Patzleiner (€ 76, colazione inclusa) è molto carina e la proprietaria davvero amabile. Visto che è presto e ancora splende un bel sole caldo, ne approfittiamo per fare due passi in centro. Vi torniamo anche per cenare e festeggiare in bellezza il nostro rientro in Italia.
14/10/2018
(domenica): 91 km – 385 metri di dislivello
San
Candido - Chiusa/Klausen (Italia)
Stamattina, la sola vista della sala per la colazione, mi mette di buonumore; quando,
poi, i miei occhi si posano su due grandi torte dall'aspetto
invitante, mi elevo al settimo cielo. Carichi di energia, montiamo in
sella alle nostre bici e ci dirigiamo verso la pista ciclabile della
Val Pusteria, che, in 65 km, collega S. Candido a Rio di Pusteria. E,
subito, riaffiorano i ricordi di lontane vacanze trascorse in questi
luoghi con i nostri figli, sia d'estate che in inverno: le sciate, le
passeggiate a piedi, i giri in bici o con gli sci da fondo, le
escursioni ai laghi di Braies, Anterselva e Dobbiaco, la Val Casies,
la Val di Tures (laterali alla Val Pusteria), il Passo Furcia e tanto
altro. Che bei tempi! E quanta malinconia! Gli anni sono passati
velocemente e i miei figli sono cresciuti senza che me ne accorgessi:
troppo in fretta.
Sono quasi le 9 e, nonostante ci si trovi a circa 1200 metri di quota, la temperatura è gradevole. Oggi il cielo è limpido e il sole illumina, da est, la cresta dolomitica del Monte Baranci. La nostra meta odierna è Chiusa (Klausen), distante una novantina di chilometri. Non è tutta discesa, come si potrebbe pensare: ci sono numerose contropendenze ed alcuni strappi assassini. In circa 20 km si perdono non più di 400 metri di dislivello.
Inoltre, nei successivi 40 km, si continuerà a salire e scendere, rimanendo, comunque, sempre ad una quota compresa tra gli 800 e i 900 metri, alternando asfalto e sterrato (poco). La Val Pusteria è molto aperta e soleggiata, ma la ciclabile rimane per parecchi chilometri sul versante di sinistra, cupo e ombroso, correndo all'interno di fitte pinete e umidi boschi, nonché di due gallerie. Passiamo dai centri abitati di Villabassa, Brunico, Valdaora e S. Lorenzo.
Ad un certo punto, attraversiamo la statale. La freccia per Rio Pusteria, che dovremmo seguire, ci vorrebbe mandare su per una rampa tremenda, ma Marco afferma, deciso, che non è in quella direzione che dobbiamo andare. Senza darmi il tempo di ribattere, si avvia dalla parte opposta, lungo la ciclabile che affianca la SS244, ma che termina, poco dopo, nei pressi di un incrocio. Non volendo mettere a repentaglio le nostre vite, lasciamo la statale e svoltiamo a destra, inerpicandoci su per una strada secondaria, che sale al borgo di Mantana.
Qui, un pannello informativo, con mappa della zona, ci è d'aiuto nel ritrovare la Ciclabile per Rio Pusteria. Scendiamo, quindi, dall'altro versante, in una piccola, graziosa valle, passando davanti al bel castello di Casteldarne. Poco oltre, rivediamo la segnaletica per Bressanone, seguendo la quale, arriviamo, prima, a Chienes e, poi, a Rio Pusteria. Inaspettatamente, la strada sale di nuovo, ripidissima, sconnessa e sterrata, portandoci in un bel castagneto. Dopo aver pedalato una settantina di chilometri da est verso ovest, lungo il torrente Rienza, affluente del fiume Isarco, adesso ci stiamo dirigendo verso sud. Segue una ripida discesa, che ci avvicina a Bressanone, dove, manco a dirlo, perdiamo le indicazioni della ciclabile. Le ritroviamo più avanti e, quindi, torniamo a pedalare in sede protetta, sulla sponda destra dell'Isarco.
Superato Bressanone (siamo all'ottantesimo chilometro),
sempre costeggiando il fiume, proseguiamo per Chiusa e, dopo 11 km,
arriviamo al Gasthof Walther von der Vogelweide (€ 109, colazione
inclusa), dove ci aspetta una splendida camera. La tappa di oggi è
stata, ovviamente, molto piacevole, ma anche un po' faticosa,
probabilmente a causa dei nostri bagagli. Però, non è, secondo me,
un percorso per persone non allenate, essendo caratterizzato da molte
salite e discese.
Sono quasi le 9 e, nonostante ci si trovi a circa 1200 metri di quota, la temperatura è gradevole. Oggi il cielo è limpido e il sole illumina, da est, la cresta dolomitica del Monte Baranci. La nostra meta odierna è Chiusa (Klausen), distante una novantina di chilometri. Non è tutta discesa, come si potrebbe pensare: ci sono numerose contropendenze ed alcuni strappi assassini. In circa 20 km si perdono non più di 400 metri di dislivello.
Inoltre, nei successivi 40 km, si continuerà a salire e scendere, rimanendo, comunque, sempre ad una quota compresa tra gli 800 e i 900 metri, alternando asfalto e sterrato (poco). La Val Pusteria è molto aperta e soleggiata, ma la ciclabile rimane per parecchi chilometri sul versante di sinistra, cupo e ombroso, correndo all'interno di fitte pinete e umidi boschi, nonché di due gallerie. Passiamo dai centri abitati di Villabassa, Brunico, Valdaora e S. Lorenzo.
Ad un certo punto, attraversiamo la statale. La freccia per Rio Pusteria, che dovremmo seguire, ci vorrebbe mandare su per una rampa tremenda, ma Marco afferma, deciso, che non è in quella direzione che dobbiamo andare. Senza darmi il tempo di ribattere, si avvia dalla parte opposta, lungo la ciclabile che affianca la SS244, ma che termina, poco dopo, nei pressi di un incrocio. Non volendo mettere a repentaglio le nostre vite, lasciamo la statale e svoltiamo a destra, inerpicandoci su per una strada secondaria, che sale al borgo di Mantana.
Qui, un pannello informativo, con mappa della zona, ci è d'aiuto nel ritrovare la Ciclabile per Rio Pusteria. Scendiamo, quindi, dall'altro versante, in una piccola, graziosa valle, passando davanti al bel castello di Casteldarne. Poco oltre, rivediamo la segnaletica per Bressanone, seguendo la quale, arriviamo, prima, a Chienes e, poi, a Rio Pusteria. Inaspettatamente, la strada sale di nuovo, ripidissima, sconnessa e sterrata, portandoci in un bel castagneto. Dopo aver pedalato una settantina di chilometri da est verso ovest, lungo il torrente Rienza, affluente del fiume Isarco, adesso ci stiamo dirigendo verso sud. Segue una ripida discesa, che ci avvicina a Bressanone, dove, manco a dirlo, perdiamo le indicazioni della ciclabile. Le ritroviamo più avanti e, quindi, torniamo a pedalare in sede protetta, sulla sponda destra dell'Isarco.

15/10/2018
(lunedì): 71 km – 77 meri di dislivello
Chiusa/Klausen
– Bolzano – Ora – Mezzocorona (Italia)
Riprendiamo
la pista ciclabile in direzione di Bolzano, che dista 26 km. La valle
dell'Isarco non è molto ampia ed è racchiusa tra alti rilievi
ricoperti da lussureggiante vegetazione. Alla nostra sinistra scorre
il fiume, parallelamente alla A22 (autostrada del Brennero), più in
alto, mentre alla nostra destra ci sono i binari della ferrovia e la
SS12. Devo dire che, però, tutte queste vie di comunicazione non
danno particolare fastidio. Dopo gli iniziali saliscendi, la pista
corre in piano o scende impercettibilmente, superando diverse
gallerie illuminate e ponti coperti in legno.
Il passaggio da Bolzano avviene tranquillamente, sempre su bella pista ciclabile, affiancata da numerose aree di svago e ricreazione. Qui, pedaliamo avendo l'Adige a destra e l'Isarco a sinistra. Più avanti, quest'ultimo s'immetterà nell'Adige, le cui acque, dalla sorgente a monte del Passo Resia, sfoceranno nel Mar Adriatico dopo una corsa di 410 km. Piano, piano la valle si allarga e pedaliamo a lungo su un argine rialzato, tra il fiume, i meleti e i vigneti. Tutto il percorso odierno avviene su asfalto.
Ci fermiamo al Bicigrill di Ora per pranzare e, poi, continuiamo in direzione di Trento, città, però, che raggiungeremo domani. Questa notte dormiremo a Mezzocorona, nello stesso albergo, modesto, ma pulito, profumato e con ogni confort, in cui eravamo scesi nel nostro viaggio a Capo Nord, 4 anni fa (Hotel Cantaleone, € 60, colazione inclusa). Si sarebbe potuto pedalare ancora qualche ora, ma non avremmo trovato una struttura altrettanto conveniente e di buona qualità lungo la strada. E, comunque, noi non abbiamo fretta.
Il passaggio da Bolzano avviene tranquillamente, sempre su bella pista ciclabile, affiancata da numerose aree di svago e ricreazione. Qui, pedaliamo avendo l'Adige a destra e l'Isarco a sinistra. Più avanti, quest'ultimo s'immetterà nell'Adige, le cui acque, dalla sorgente a monte del Passo Resia, sfoceranno nel Mar Adriatico dopo una corsa di 410 km. Piano, piano la valle si allarga e pedaliamo a lungo su un argine rialzato, tra il fiume, i meleti e i vigneti. Tutto il percorso odierno avviene su asfalto.
Ci fermiamo al Bicigrill di Ora per pranzare e, poi, continuiamo in direzione di Trento, città, però, che raggiungeremo domani. Questa notte dormiremo a Mezzocorona, nello stesso albergo, modesto, ma pulito, profumato e con ogni confort, in cui eravamo scesi nel nostro viaggio a Capo Nord, 4 anni fa (Hotel Cantaleone, € 60, colazione inclusa). Si sarebbe potuto pedalare ancora qualche ora, ma non avremmo trovato una struttura altrettanto conveniente e di buona qualità lungo la strada. E, comunque, noi non abbiamo fretta.
16/10/2018
(martedì): 120 km – 380 metri di dislivello
Mezzocorona
– Trento – Rovereto – Belluno Veronese - Peschiera del Garda
(Italia)
Partiamo
da Mezzocorona alle 9. Il cielo è nuvoloso, ma si sta bene.
Continuiamo a seguire la ciclabile dell'Adige, che, fino a Belluno
Veronese, non presenta difficoltà, eccetto a Rovereto, dove c'è una
rampa ripidissima.
Viaggiamo con passo regolare sulla riva del fiume, allontanandoci dallo stesso soltanto una volta, nei pressi di Lavis, per aggirare la zona del Biotopo Foci dell'Avisio. I primi 80 km scorrono veloci. Poi, a Rivoli Veronese, affrontiamo la prima salitella al 10% di pendenza, che ci porta in centro paese. Scendiamo e saliamo di nuovo per un totale di 4 km, sempre con punte al 10%. Scendiamo definitivamente per 1,5 km e continuiamo a fianco di un canale ancora per alcuni chilometri. Al secondo ponte, lasciamo la Pista ciclabile dell'Adige (piccolo tassello della Ciclovia del Sole o EV7), che prosegue per Verona. Noi, invece, ci dirigiamo verso Pastrengo e Castelnuovo del Garda, andando ad incrociare la SR11, che seguiamo fino a Cavalcaselle. Infine, raggiungiamo l'Hotel Johnson di Peschiera del Garda (€ 65, colazione inclusa).
Viaggiamo con passo regolare sulla riva del fiume, allontanandoci dallo stesso soltanto una volta, nei pressi di Lavis, per aggirare la zona del Biotopo Foci dell'Avisio. I primi 80 km scorrono veloci. Poi, a Rivoli Veronese, affrontiamo la prima salitella al 10% di pendenza, che ci porta in centro paese. Scendiamo e saliamo di nuovo per un totale di 4 km, sempre con punte al 10%. Scendiamo definitivamente per 1,5 km e continuiamo a fianco di un canale ancora per alcuni chilometri. Al secondo ponte, lasciamo la Pista ciclabile dell'Adige (piccolo tassello della Ciclovia del Sole o EV7), che prosegue per Verona. Noi, invece, ci dirigiamo verso Pastrengo e Castelnuovo del Garda, andando ad incrociare la SR11, che seguiamo fino a Cavalcaselle. Infine, raggiungiamo l'Hotel Johnson di Peschiera del Garda (€ 65, colazione inclusa).
17/10/2018
(mercoledì): 97 km – 438 metri di dislivello
Peschiera
del Garda – Brescia – Grumello del Monte (Italia)
Ormai
si sente aria di casa. Da Peschiera procediamo spediti sulla pista
ciclabile in direzione di Desenzano. Qui, l'itinerario ciclistico ci
porta a Maguzzano e alla sua incantevole abbazia, dove pedaliamo tra
gli ulivi ed i cipressi, nell'assoluta pace di questo luogo.
Poco dopo, affrontiamo tre ripide rampe e superiamo il suggestivo ponte romano di Pontenove, prima di accedere alla città di Brescia, purtroppo sulla statale trafficata (c'è un po' di spazio per le bici a margine). Stiamo per entrare in centro, quando accade una scena sorprendente. Una macchina ci sorpassa e accosta alla nostra destra. Un uomo scende, venendoci incontro con un bel sorriso. Ferma uno sbigottito Marco e gli mette nella mano 20 euro, dicendo “sono un alpino, e so cosa significhi fare sacrifici”. E, poi, in dialetto, vista la riluttanza di Marco ad accettare quel denaro, insiste: “non rompere i coglioni e prendili”. Stringendoci la mano, si presenta: “Io sono Riccardo e voi siete dei grandi”. Sarà che oggi sono già emozionata di mio, perchè stasera arriveremo a casa e riabbraccerò i miei figli, però questo gesto di generosità mi commuove (naturalmente i soldi li abbiamo devoluti in beneficenza).
Con gli occhi ancora lucidi, procedo alle spalle di Marco nell'attraversamento della città, che avviene in sede protetta e senza problemi. Siamo già passati di qua, ma, l'ultima volta la pista ciclabile era delimitata soltanto da una striscia gialla, mentre ora è stata ben messa in sicurezza e ciò ci fa ringraziare mentalmente l'amministrazione comunale di Brescia per l'ottima opera realizzata. Dopodiché, seguendo la Ciclovia dei laghi e la Pista ciclabile del fiume Oglio, arriviamo a casa.
Poco dopo, affrontiamo tre ripide rampe e superiamo il suggestivo ponte romano di Pontenove, prima di accedere alla città di Brescia, purtroppo sulla statale trafficata (c'è un po' di spazio per le bici a margine). Stiamo per entrare in centro, quando accade una scena sorprendente. Una macchina ci sorpassa e accosta alla nostra destra. Un uomo scende, venendoci incontro con un bel sorriso. Ferma uno sbigottito Marco e gli mette nella mano 20 euro, dicendo “sono un alpino, e so cosa significhi fare sacrifici”. E, poi, in dialetto, vista la riluttanza di Marco ad accettare quel denaro, insiste: “non rompere i coglioni e prendili”. Stringendoci la mano, si presenta: “Io sono Riccardo e voi siete dei grandi”. Sarà che oggi sono già emozionata di mio, perchè stasera arriveremo a casa e riabbraccerò i miei figli, però questo gesto di generosità mi commuove (naturalmente i soldi li abbiamo devoluti in beneficenza).
Con gli occhi ancora lucidi, procedo alle spalle di Marco nell'attraversamento della città, che avviene in sede protetta e senza problemi. Siamo già passati di qua, ma, l'ultima volta la pista ciclabile era delimitata soltanto da una striscia gialla, mentre ora è stata ben messa in sicurezza e ciò ci fa ringraziare mentalmente l'amministrazione comunale di Brescia per l'ottima opera realizzata. Dopodiché, seguendo la Ciclovia dei laghi e la Pista ciclabile del fiume Oglio, arriviamo a casa.
EPILOGO
Per
chi, come me, ama unire il piacere della pedalata a quello
dell'esplorazione di posti nuovi, un cicloviaggio è quanto di più
soddisfacente ed appagante possa esistere. Sono
cresciuta, negli anni '60-'70, leggendo i libri di Salgari e
canticchiando le canzoni dei Dik Dik, che parlavano di strade da
percorrere, di paesi da scoprire. Ho viaggiato per tanto tempo con la
fantasia, prima di poterlo fare realmente. Il desiderio di avventura
e scoperta è stato il perno centrale sul quale è ruotata la mia
vita. Volevo realizzare i miei sogni di ragazzina ed ho lavorato per
questo. La passione per il ciclismo e la mountain bike è arrivata
molto più tardi, a 44 anni circa, e in quel periodo ancora non
sapevo di poter abbinare i viaggi con la bici. Entrando in questo
universo a pedali, ho imparato molte cose. Se è vero che viaggiare
arricchisce sempre, farlo usando come mezzo di trasporto la
bicicletta è ancora meglio, perchè si ha il privilegio di
attraversare luoghi spesso inaccessibili ai veicoli a motore e di
goderseli con calma, in santa pace.
E, poi, si incrociano sguardi, si ricambiano sorrisi, ci si sorprende e rallegra per una disponibilità inaspettata, per un aiuto offerto. Così, come cantava quel tale, che “girando paesi e città … aveva capito cosa conta di più”, anch'io, pedalando, ho acquisito nuove consapevolezze e coltivo la speranza di un mondo migliore.
E, poi, si incrociano sguardi, si ricambiano sorrisi, ci si sorprende e rallegra per una disponibilità inaspettata, per un aiuto offerto. Così, come cantava quel tale, che “girando paesi e città … aveva capito cosa conta di più”, anch'io, pedalando, ho acquisito nuove consapevolezze e coltivo la speranza di un mondo migliore.
Ciao Emanuela, ho scoperto da poco il tuo blog e ho visto che è complementare al mio Girly Bike. Mi piacerebbe ospitarti con un'intervista o un guest post sul cicloturismo.
RispondiEliminaCiao Paola! Ti ringrazio ma non sono interessata.
EliminaGrazie lo stesso e buone pedalate :)
RispondiElimina