Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)
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domenica 9 maggio 2021

PERIPLO DEL LAGO DI ENDINE IN BICI O A PIEDI (Lombardia, Bergamo)



Il lago di Endine è un gioiello incastonato tra le montagne della Valcavallina, nella provincia di Bergamo. Nonostante la sua bassa quota (solo 337 metri s.l.m.), in inverno le sue acque ghiacciano, attirando numerosi pattinatori e persone impavide che osano avventurarsi sulla sua superficie (i divieti per salirci a piedi sono stati abrogati alcuni anni fa). 
Io abito a pochi chilometri di distanza, ma per molti anni ho ignorato questo specchio d'acqua: il suo fondo fangoso non invitava alla balneazione e, poi, per la gente del posto è tanto bello quanto traditore: dicono che ogni anno vuole il suo tributo in termini di vittime. La sola idea di bagnarmi nelle sue acque mi inquieta tutt'oggi.
Da quando, però, è stato realizzato un percorso ciclopedonale su gran parte delle sue sponde ed io ho iniziato ad allungare gli itinerari in bici, il giro al lago di Endine è diventato uno dei miei preferiti: da casa mia dista più o meno 25 km. Calcolando che il periplo del lago è di circa 14 km, tra andata e ritorno sono una sessantina di chilometri. Riesco a raggiungerlo sfruttando stradine secondarie poco trafficate e percorsi ciclabili con tratti dedicati solo ai pedoni e ai ciclisti, come quello che segue la sponda del torrente Cherio. 
Se si vuole fare il periplo del lago, innanzitutto bisogna evitare di andarci dopo abbondanti piogge che innalzano il livello dell'acqua, in quanto, essendo il sentiero che corre intorno al lago, in molti punti, a filo d'acqua, viene facilmente sommerso. In bici è preferibile effettuarlo in senso orario, in modo che, se alcuni tratti dovessero essere inagibili, si può eventualmente superare l'ostacolo pedalando qualche metro sulla statale, senza doverla attraversare ogni volta (attenzione, perchè è molto trafficata e senza margine di sicurezza laterale). Il fondo del sentiero è in parte sterrato - spesso ricoperto di ghiaietto - e in parte rivestito da una o due file di lastre in cemento, con una fuga di alcuni centimetri che le separa, rendendo odioso e tremolante il passaggio sulle due ruote. Dopo 6-7 km così, braccia e fondoschiena implorano pietà. 
Consiglio anche di evitare i fine settimana e i mesi estivi, soprattutto se si vuole godere la passeggiata in tranquillità e relax, perchè questa è una meta piuttosto gettonata: rappresenta la classica gita fuori porta per gli abitanti dei comuni limitrofi, ideale per pic-nic e barbecue. Novembre è, per me, il mese migliore per una visita: con le tinte autunnali assume un aspetto fiabesco.
Partendo dal piccolo borgo di Monasterolo (coordinate parcheggio: 45.7617, 9.92977), si raggiunge la riva del lago e, procedendo in senso orario, si perviene ad un ponticello, che consente di attraversare il torrente Cherio, emissario del lago di Endine e affluente del fiume Oglio. Quindi, si gira subito a destra, e si procede lungo la sponda occidentale del lago (affiancata sul lato sinistro dalla statale 42), passando accanto ad alcuni punti di ristoro e noleggio pedalò. Numerose panchine sul percorso invitano ad una sosta contemplativa. Giunti a Endine Gaiano, il sentiero termina e si prosegue su un marciapiede abbastanza largo. All'incrocio si gira a destra, seguendo le indicazioni per Monasterolo e così pure a quello successivo. Da qui si costeggia la sponda orientale: la strada è ampia e asfaltata, tranquilla nei giorni feriali e in bassa stagione. Dopo alcuni chilometri si incontra di nuovo il sentiero che corre in riva al lago e in cui ci si può infilare per ritornare al punto di partenza.
In tutta l'area vige il divieto di campeggio libero e sosta camper (ordinanza n. 31 del 07/12/1980 - Comune di Monasterolo del Castello), ma i pescatori possono chiedere la concessione di attendamento abbinato al carp fishing nel Punto Unico Concessione Attendamento che ha sede presso la Casa del Pescatore: http://www.innesto.org/informazioni-e-prenotazioni-p-u-c-a/. 
A quanto mi risulta, l'unica possibilità per un soggiorno en plein air è il Camping "La Tartufaia" - Via Nazionale n. 2519 - Ranzanico al Lago (Bg) - Tel. 035/819.259 - aperto da maggio a settembre (tariffe 2021, bassa e alta stagione: piazzola di diverse dimensioni per tenda o camper da € 11 a 22,50; adulto da € 6 a 9,50; bambini 0-11 anni da € 4 a 5,50; cane da € 1 a 1,50; elettricità inclusa) (sito web: http://www.latartufaia.com).
Non mancano alberghi e Bed&Breakfast.
Nella piazzetta di Monasterolo si trova, oltre al giornalaio, che vende di tutto e di più, anche un fornaio con annesso minimarket e il bar Dama Bianca, gestito da una signora gentilissima, dove solitamente mi fermo per un caffè o per gustarmi un buon gelato artigianale prima di rientrare a casa. E' un giro che mi appaga sempre e in qualsiasi stagione.















venerdì 18 novembre 2016

16/11/2016: MONTE CROCE (Val Gandino - Bergamo) - (85 km - 1354 metri disl+ in mountain bike)


Partita da Grumello, percorro la ciclabile della Valcavallina fino a Spinone al Lago. Quindi, attraverso la statale 42, salgo a Bianzano e, poi, scendo 3 km verso Cene. Al bivio, devio a destra per Leffe e la Val Gandino, salendo dolcemente per 1,3 km. A questo punto, imbocco una via che si stacca sulla destra e mi preparo a soffrire. Infatti, subito dopo la curva, la strada s'impenna e la pendenza arriva velocemente al 18%, sfiorando il 23% in circa un chilometro. Nessun tornante, soltanto un paio di piccoli cambi di direzione ad interrompere il lungo, terribile rettilineo, alla fine del quale posso brevemente respirare, prima di affrontare il secondo chilometro, suddiviso in tre gradini che raggiungono rispettivamente il 14, il 20 ed il 16% di pendenza. Poi, procedo in piano fino al bivio, dove scendo a sinistra. Supero un pugno di case e riprendo a salire. Un tornante, ancora un po' di sofferenza e, al crocevia, prendo la stradina alla mia sinistra. Una calda luce autunnale illumina il fogliame di giovani betulle dai tronchi dritti e bianchi, che regnano, solitarie, nella quiete dei monti. Non posso che concedermi pochi attimi di distrazione, perchè, subito dopo, scendo verso un'azienda agricola e prendo la rincorsa per risalire l'ultimo ripido rettilineo. Prego in cuor mio di non incrociare alcun veicolo: anche volendo, con questa tremenda inclinazione della strada, non riuscirei a sganciare le scarpe dai pedali per mettere i piedi a terra. Alla fine della lunga rampa, il Garmin segna 23% di pendenza. Termina anche l'asfalto ed inizia un tratto di sterrato, che percorro finché anch'esso finisce davanti ad un cancello chiuso da una catena. Oltre non si può andare. L'ultima volta che sono arrivata sin qui c'era un bel po' di neve ed il paesaggio era fiabesco. Adesso, nella sua veste autunnale, non è meno affascinante. Ora, non mi resta che girare la bici e godermi i 7 km di bellissima discesa.












lunedì 25 aprile 2016

21/04/2016: PASSO NOTA DA LIMONE SUL GARDA E FORRA DI TREMOSINE IN MOUNTAIN BIKE





TRACCIA GPS:



Erano mesi che aspettavo questo momento e finalmente è arrivato! E, ovviamente, non sto più nella pelle! Il giro in bici che stiamo per intraprendere, oggi, Marco ed io, non sarà lunghissimo, ma so che ci regalerà sensazioni forti. 
Dal Camping Nanzel (Via IV Novembre 3 - Limone sul Garda - GPS: N45.800450, E010.785250 - sito web: Camping Nanzel), presso il quale abbiamo pernottato, raggiungiamo il centro abitato, imbocchiamo Via Luigi Einaudi e seguiamo le indicazioni per Tremosine. La strada s'inerpica subito ripida sul pendio della montagna con pendenze comprese tra il 13 e il 17%. Pochissimi i tratti in cui poter respirare, tanto che, in 5 km, superiamo un dislivello di circa 530 metri. Continuiamo, più o meno così, fino a Vesio, dove ci aspetta un'ultima, inattesa, rampa di 500 metri al 20%. Dopo 7,5 km di dura salita, perveniamo ad un grande parcheggio con una bella fontana che eroga gratuitamente acqua gasata, naturale e fredda. Davanti a noi si apre la verdissima e ampia valle di Bondo. Il cartello segnaletico per il Passo di Nota ci informa che la nostra meta dista 9 km. Percorriamo in falsopiano, per 4 km, una stradina asfaltata che corre lineare attraverso prati fioriti e campi coltivati, fiancheggiata da un piccolo corso d'acqua. Nei pressi di un'area picnic e di un ponte in pietra, riprendiamo a salire regolarmente con pendenze che si mantengono costanti tra il 9-10%. La sede stradale si restringe ancora un po' ed il percorso diventa tortuoso: 16 i tornanti che scandiscono l'ascesa. Pedaliamo in un ambiente di selvaggia bellezza, ascoltando i rumori della natura, il canto senza sosta degli uccellini e lo scorrere delle nostre ruote sull'asfalto grosso, sporco di rametti e terriccio, tipico delle zone montane. 
Respiriamo l'aria profumata di resina, ma anche tanta pace e tranquillità, che rigenerano corpo e spirito. 
Superati gli ultimi 500 metri di selciato in pietra, arriviamo al Passo Nota (1208 metri), che già conoscevamo per averlo raggiunto, anni fa, dalla strada del Ponale, via Pregasina e Malga Palaer. Dopo una breve sosta all'omonimo Rifugio, ci avviamo verso il sentiero 121 e saliamo ancora un paio di chilometri prima di buttarci in una spettacolare discesa che, in 7 km, ci ricondurrà al parcheggio con il dispensatore d'acqua. Il primo chilometro e mezzo è caratterizzato da tutta una serie di piccole gallerie scavate nella roccia e da panorami da togliere il fiato. L'adrenalina è alle stelle e la concentrazione ai massimi livelli: le ruote della mia mountain bike non hanno le gomme tassellate e devo stare molto attenta a non sfracellarmi sul pietrume. Grosse radici e passaggi difficili mi costringono a scendere alcune volte dalla bici, ma riesco a superare indenne questo tratto un po' ostico. Quando il sentiero si allarga, tutto diventa più facile e divertente. Giunti a Vesio, ci dirigiamo verso Villa e affrontiamo una lunga (9 km) e splendida discesa nel territorio di Tremosine, che, con le sue 18 frazioni incastonate tra il lago e la montagna, è un vero e proprio paradiso paesaggistico. La strada è appena stata asfaltata ed è una goduria sublime farvi scorrere le ruote della bici. All'incrocio di Pieve svoltiamo a sinistra e scendiamo ancora, passando sopra un altissimo ponte in pietra. Ed è a questo punto che il cuore comincia a battere più forte: la forra è proprio lì, sotto i nostri occhi, in tutta la sua magnificenza. Ci portiamo all'ingresso dell'oscura e profonda spaccatura della roccia scavata dal torrente Brasa, in attesa che il semaforo, che ne regola il traffico in transito, diventi verde. Attraversare lentamente la stretta fenditura della montagna, sentirne la fredda umidità e ammirarne le impressionanti pieghe rocciose, mentre le acque rabbiose del torrente scorrono al nostro fianco, sono emozioni indescrivibili: era da troppo tempo che sognavo di vivere questo attimo! 
Se fossi stata sola sarei rimasta qui chissà per quanto! Invece Marco mi richiama all'ordine. Lui certe cose non le capisce.
Da brivido è pure il tratto di strada che, tra alte pareti rocciose e con una bella sequenza di curve e tornanti, si tuffa verso il lago di Garda. Fortunatamente l'unica galleria, priva di illuminazione e lunga circa 700 metri, è aggirabile grazie ad una stradella asfaltata, purtroppo invasa da detriti e arbusti. 
Winston Churchill definì la Strada della Forra "l'ottava meraviglia del mondo". La stessa strada che fu usata come set cinematografico per girare una delle scene più emozionanti del film Quantum of Solace, con il mitico agente segreto 007, James Bond, impegnato in un inseguimento mozzafiato al volante della sua Aston Martin. 
Noi, invece, affrontiamo la leggendaria SP38 con molta prudenza, essendo, questa, abbastanza stretta e protetta, in alcuni punti, soltanto da un basso muretto. 
A Porto di Tremosine percorriamo, infine e con un po' di fastidio, gli ultimi chilometri di Gardesana per ritornare a Limone, da dove siamo partiti questa mattina, completando un anello veramente suggestivo di 47 km e 1300 metri di dislivello.












venerdì 14 dicembre 2012

25/11/2012: LUNGO LE SPONDE DEL SERIO (da Seriate a Casale Cremasco in mountain bike)

(104 km e 112 metri di dislivello)




Per pura combinazione, mi ritrovo ancora, nel giro di pochi giorni, a percorrere in bici gli argini di un fiume. Il Serio non è certo paragonabile al Po, ma ha anch'esso le sue attrattive. Ben venga, dunque, qualche variazione ai soliti percorsi, soprattutto in questo periodo autunnale. Sono numerosi i ciclisti che, con il sopraggiungere della stagione fredda, abbandonano l’asfalto o le lunghe salite per dilettarsi in veloci incursioni nei boschi o piacevoli pedalate lungo strade sterrate con la mountain bike. Il cambiamento aiuta a rinnovare lo stimolo e, per quanto mi riguarda, queste piccole avventure mi regalano tanta spensieratezza. E' come se tornassi indietro nel tempo, a quei momenti dell'infanzia in cui il gioco era l’occupazione predominante delle mie giornate, la mente ancora libera e lontana da altri pensieri. E così, dopo aver captato gli accordi tra Marco, Davide e Francesco sulla loro escursione in mountain bike lungo la sponda del Serio, animata da grande curiosità, mi aggrego al piccolo gruppo senza troppa preoccupazione. L’itinerario che affronteremo si svolge, infatti, nella provincia bergamasca ed io conosco più o meno i luoghi; nel momento in cui mi rendessi conto che la mia andatura fosse d’impiccio alla corsa dei miei ben più scattanti compari, posso staccarmi da loro quando voglio e continuare il giro da sola. Pertanto, alle 8,00 di una fredda mattinata domenicale, agganciamo le tacchette delle scarpe ai pedali e, da Grumello del Monte, ci dirigiamo verso Seriate attraverso vie secondarie o piste ciclabili deserte e tranquille. Nei pressi dell'Iper siamo costretti a pedalare per qualche minuto sulla statale. Seguiamo il cartello con l’indicazione del Parco Regionale del Serio Nord e raggiungiamo la stradina con cui vi si accede, situata nelle vicinanze del canile municipale. Il Parco si sviluppa da Seriate fino allo sbocco del Serio nell'Adda, quindi da nord verso sud. Decidiamo di percorrere la sponda destra del fiume, la quale, a differenza di quella sinistra, non è fiancheggiata da una larga e facile pista ciclabile, ma da un sentiero che, seguendo la conformazione del terreno, permette dei single track più spassosi. Per coloro che, invece, preferiscono fare una pedalata più rilassante, l'ingresso alla ciclovia si trova nei pressi delle piscine comunali di Seriate (si percorre Via Francesco e Canetta e Torquato Decò, una sola via con tanti nomi, per 400 metri e poi Via Lazzaretto). Si attraversa il parco e in fondo, a sinistra, si stacca la pista che costeggia tutto il fiume fino a Ghisalba per una dozzina di chilometri; una “strada bianca”, bella e adatta a tutti. La sponda destra, come dicevo, è più da scavezzacollo.


Il percorso è caratterizzato da sentieri pietrosi o in terra battuta; a volte sono solo tracce sul greto ghiaioso del fiume, altre volte sono sottili solchi che penetrano in piccoli boschetti con divertenti saliscendi ed un susseguirsi di curve e controcurve. Insomma, un percorso più tecnico ed adrenalinico, che, dopo un'oretta, ci scodella alla località Basella di Ghisalba. Attraversiamo la statale, giriamo a sinistra, passando sopra il ponte e poi svoltiamo subito a destra, per portarci sulla sponda sinistra del fiume. Poco dopo, a destra, inizia lo sterrato che entra nel Parco Regionale del Serio Sud. Il percorso abbraccia paesaggi diversi tra loro: terreni coltivati, boschetti, lande desolate e spoglie. Arriviamo a Romano di Lombardia e continuiamo alternando stradelle di campagna - dove giovani amazzoni lanciano i loro cavalli al galoppo - a sentieri, più o meno visibili, che tagliano tra i campi arati. Dopo 55 km giungiamo a Casale Cremasco. Accipichia ... siamo sconfinati in un’altra provincia. Entriamo in paese, passiamo davanti alla chiesa e percorriamo un tratto di ciclabile asfaltata, dirigendoci a destra, verso Sergnano, per portarci sull'altra sponda del fiume. Poco prima del cartello della frazione di Trezzolasco, imbocchiamo una stradina a destra che diventa subito sterrata. Abbiamo già macinato una quarantina di chilometri da Seriate; per arrivare alla confluenza del Serio con l'Adda ne mancano ancora circa 25, ma per noi è giunta l'ora di ritornare. Seguiamo, quindi, lo sterrato per 5-6 km e, dopo aver superato un ponticello in legno su un piccolo canale, ci troviamo a pedalare lungo una bella stradina che ci porta a costeggiare la riva sinistra del Serio, dal quale ci eravamo un po' allontanati nell'ultimo tratto. Presto, però, ricomincia il sentierino e dobbiamo prestare molta attenzione quando lo stesso si avvicina troppo al bordo del fiume, dove il terreno tende a cedere. 

Al ponte di Romano di Lombardia siamo costretti a salire sulla statale per attraversarlo e ritornare sull'argine opposto, dove riprendiamo lo sterrato percorso all'andata. Usciamo dal Parco Sud e giriamo a sinistra, ritrovandoci di nuovo nei pressi della Basella. Alla rotonda continuiamo dritto e, dopo poche decine di metri, svoltiamo sempre a sinistra, passando davanti alla cava della ditta Testa. Ci infiliamo, quindi, nella Ciclovia dei Castelli, la strada bianca di cui avevo accennato all'inizio e che costeggia la sponda orografica sinistra del Serio. In pratica l’itinerario di oggi si è sviluppato seguendo un tracciato ad “8”. Pedaliamo veloci ed agili fino a Seriate, dove termina la pista ciclabile. Continuiamo, poi, verso destra, in direzione delle piscine e da qui torniamo a casa via Brusaporto, Montello e Chiuduno. Un bel giro, abbastanza faticoso, almeno per me, perchè ho voluto “tenere le ruote” di Davide e Francesco, due saltamartin poco più che trentenni, ma che, oltre ad avermi regalato tanta serenità e delle belle scosse di adrenalina, è stato effettuato, per la maggior parte, lontano dal traffico. E ogni tanto ci vuole!

giovedì 16 febbraio 2012

25/09/2011: Colli di San Fermo da Tavernola via Bratta (68 km – 1400 metri circa di dislivello in mountain bike)

(Grumello del Monte – Villongo - Tavernola Bergamasca – Vigolo – San Fermo – Villongo – Gandosso – Grumello del Monte)

Finalmente una bella domenica soleggiata! Accetto volentieri l’invito di Marco per un giro in mountain bike ai colli di San Fermo, via Bratta. A causa dei suoi impegni, partiamo alle 13,30. Percorriamo la riva bergamasca del lago d’Iseo, sul quale, al pomeriggio, i surfisti lasciano il posto ai velisti. L'acqua blu cobalto è punteggiata da una miriade di triangolini bianchi che filano veloci sulla superficie increspata, spinti dal vento. Dopo 20 km arriviamo a Tavernola e seguiamo le indicazioni per Vigolo. Saliamo dolcemente fino al paese per circa 6 km, superando un dislivello di 400 metri. Attraversiamo il centro abitato e continuiamo l'ascesa, lasciando alle nostre spalle le ultime case, i giardini fioriti e gli orti. Grosse mele rosse e pere giallo-verdi pendono, invitanti, dai rami di piccoli alberelli. Nell’aria, profumo di mosto e di erba appena tagliata. La strada, adesso, taglia trasversalmente il fianco della montagna, inoltrandosi verso l’interno della valle. Il lago non si vede più. Prati, con mucche e cavalli al pascolo, si alternano a boschi di castagni e a pinete. Scendiamo leggermente, passando davanti ad un’azienda agricola. Quanto mi piace quella nonnina col grembiule stretto in vita e il foulard sulla testa! Se ne sta sempre seduta sulla soglia della sua cascina con in mano la solita paletta ammazza mosche. Saluto l’anziana signora con calore e lei mi ricambia con un bel sorriso radioso. Proseguiamo dritto fino al bivio nei pressi della Bratta (12° km) e giriamo a sinistra, imboccando la salita per i Colli di San Fermo. Ecco, da qui si comincia a soffrire un po’, vuoi per la pendenza più accentuata, vuoi per lo sterrato che inizia dopo alcune decine di metri e che, almeno per un tratto, mi crea qualche difficoltà, essendo il fondo completamente invaso da grossa ghiaia e pietre. Provo ad alzare gli occhi per osservare il paesaggio e per poco non faccio un capitombolo. Forse è meglio concentrarsi e lasciar perdere il panorama; non voglio lasciar qui qualche brandello di pelle o rimetterci gli incisivi (negli anni successivi questa stradina è stata quasi completamente asfaltata, ndr). 
E così, rampetta dopo rampetta, percorsi altri 6-7 km e circa 600 metri di dislivello da Bratta, arriviamo al culmine dei Colli di San Fermo, intorno ai 1.285 metri di altitudine, in mezzo a verdi e sconfinati pascoli. Pedaliamo ancora lungo un panoramico falsopiano, viaggiando quasi sulla cresta della montagna e, poi, ci lanciamo in discesa, con acrobatici salti che non ci è possibile evitare a causa della strada, devastata da immensi e profondi crateri (anche qui, in seguito, è stata effettuata una nuova asfaltatura, ndr). Ci dirigiamo verso il villaggio, sbucando, dopo circa 3 km, proprio davanti alla chiesetta. Svoltiamo a sinistra e, percorsi altri 2 km in falsopiano, affrontiamo la lunga discesa di 15 km fino a Villongo, passando per i piccoli borghi di Adrara S. Rocco e Adrara S. Martino. Mi sarebbe piaciuto scendere dal sentiero, ma è tardo pomeriggio e Marco sostiene che la scarsa luce nel bosco ci potrebbe creare qualche problema. Amen, sarà per la prossima volta. Visto che non abbiamo alcuna intenzione di rovinarci la giornata in mezzo al traffico domenicale, torniamo a Grumello via Gandosso, preferendo asfissiare per i 2,5 km di dura salita (200 metri di dislivello e due rampe al 17%), piuttosto che per l’aria satura di monossido di carbonio emesso dalle vetture. Ed eccoci, poco dopo, a planare verso casa. La luce calda della sera, il tepore del sole sulla pelle del viso ... che sensazione meravigliosa!

MAPPA:

domenica 16 ottobre 2011

Alla croce di Predore in mountain bike: 35 km - 850 m di dislivello (Lombardia, BG)

(foto scattata in un altro periodo)


Grumello del Monte, 24/10/2010
Un’altra domenica di pioggia e un’altra notizia sconvolgente. Che faccio? Mi chiudo in casa e mi piango addosso o reagisco ed esco ugualmente? Scelgo la seconda soluzione, anche se sarà dura ... il morale è in fondo ai calzini. Comincio la giornata con due ore e mezza di camminata veloce in collina e sto già meglio. Al ritorno, arriva, a fagiolo, un invito di Marco e Giuseppe per un giro in mountain bike nel primo pomeriggio. Pioviggina, ma non percorreremo sentieri infangati. Perciò, accetto volentieri: servirà a distrarmi. La nostra meta è la croce di Predore (che è situata in cima al Col d’Oregia, 892 metri slm) da Viadanica. Partiamo tranquilli, senza fretta e ci dirigiamo verso Villongo. Dopo circa 7 km, al bivio per Viadanica, svoltiamo a sinistra e seguiamo le indicazioni fino al paese. L’atmosfera è distesa, ci si prende in giro a vicenda. Sono grata ai miei compagni: è proprio quello di cui avevo bisogno! Procediamo su asfalto ancora per 4-5 km in leggera salita e arriviamo ad una biforcazione. A sinistra si sale alla chiesetta degli alpini, mentre a destra si può raggiungere il Monte Bronzone (1334 m slm) o la croce di Predore. Pertanto, svoltiamo a destra, inerpicandoci su per una stradina in bitume che si insinua in un bellissimo bosco avvolto dalle nuvole basse. Tutt’intorno è silenzio. Nessuno fiata, adesso; forse per non rompere l’incantesimo, forse per risparmiare ossigeno, visto che nei due chilometri successivi la pendenza non ci darà respiro, mantenendosi sempre tra il 20 e il 25%. Dopo un tornante, il bitume lascia il posto allo sterrato e la pendenza scende all’8%. Procediamo con un po’ di difficoltà a causa delle rocce rese scivolose dalla pioggia. Una breve discesa e, poi, riprendiamo a salire. Ecco alla nostra sinistra il sentiero che porta al Monte Bronzone, ma noi lo ignoriamo e continuiamo su per lo sterrato fino ad un’azienda agricola. Siamo quasi arrivati alla nostra meta.
Imbocchiamo una brutta stradina, che sale a destra del fabbricato e, dopo pochi metri, raggiungiamo il pianoro con l’imponente croce di ferro. Ai suoi piedi c’è una tavola di orientamento con incisi i nomi di alcune vette. Marco sostiene siano le montagne che si possono osservare da qui in una limpida giornata di sole: Presolana, Monte Guglielmo, Ortles ... e dài, addirittura Monte Bianco, possibile? Mah, faccio fatica a crederlo! In ogni caso, il panorama da qui dev’essere davvero eccezionale, ma non oggi. Mi sembra di essere sospesa su un mare di bambagia! L’aria è gelida, quindi non perdiamo tempo o rischiamo di beccarci un accidente! Giriamo le bici e iniziamo a scendere. Al primo bivio, però, svoltiamo a destra e scendiamo verso Predore. Non è una bella idea. Lo sterrato è ripidissimo, con stretti tornanti, fango e pietre viscide. I freni bagnati non fanno un buon lavoro; prendo velocità, non riesco ad avere il controllo della situazione. Scendo e risalgo dalla bici più volte. Nel bosco non va meglio, con quel tappeto di foglie bagnate e scivolose. In un modo o nell’altro, riesco a sbucare sull’asfalto, convinta che il peggio sia passato. Povera illusa! Ma che razza di strada è mai questa! Cerco di spostare indietro il corpo il più possibile al di là della sella per evitare di ribaltarmi. L’asfalto è bagnato e i freni non tengono. Anche qui tornanti stretti e pendenze intorno al 30%. Otto, nove chilometri di terrore! Che sollievo giungere sul lungolago! E chissenefrega se adesso piove a dirotto! Sono in salvo! 15 km e sarò a casa, al calduccio, ma la cosa più importante è che, almeno per alcune ore, ho dimenticato le mie preoccupazioni.

giovedì 13 ottobre 2011

Alle pendici del Misma in mountain bike: 44 km – 757 m di dislivello (Lombardia, BG)


Grumello del Monte, 13/10/2010
Giornata calda, cielo terso: l'occasione è ghiotta per un'escursione in mountain bike sul Misma! Ovviamente dovrò accontentarmi di un percorso breve, quello che mi consente di fare la pausa pranzo. Il Misma è un monte "situato a pochi km da Bergamo, a cavallo tra la Val Seriana e la Val Cavallina. Ha un'altitudine di 1160 metri ed è, tra le montagne delle Prealpi Bergamasche, quella che offre il panorama più ampio e completo sulle principali vette orobiche". Ormai conosco tante stradine secondarie che mi permettono di raggiungerlo evitando il traffico dell’ora di punta. Da Grumello mi dirigo verso Chiuduno e, dopo un km, mi immetto su una stradina di campagna in località Rovera. Guado un piccolo ruscello, attraverso un vigneto e mi trovo sulla via per Cicola e Gorlago. Qui, attraverso la SS 42 e imbocco uno sterrato che mi scodella a Cenate Sotto, ai piedi del Colle dei Paste. Salgo su asfalto per alcune centinaia di metri e poi devio a destra, affrontando una rampetta in bitume, un tratto di sterrato in discesa e, poi, di nuovo una rampa in bitume a piccoli solchi trasversali. Il particolare non è irrilevante se la pendenza è del 25%, perché la salita diventa più difficoltosa, anche se, in seguito, “spiana” al 15 e al 18%. Sono soltanto 500 metri, ma che dolore! Scollino, percorro un paio di chilometri in falsopiano su asfalto e, al bivio, procedo a destra, godendomi il panorama di rilievi a perdita d’occhio. Al successivo incrocio, svolto a sinistra, scendendo verso la Tribulina e, giunta al crocevia, prendo la prima strada a destra “Via Monte Misma”, continuando per 1,5 km in salita (pendenza dal 10 al 13%). Arrivo al tratto in bitume, che s'impenna al 16%, ed entro nel bosco. Dopo 560 metri inizia lo sterrato e la pendenza si mantiene tra l'8 ed il 10% per circa 1,2 km. Passo, quindi, attraverso una grande cancellata e mi inerpico su per un’altra rampa tremenda al 25%. Un lungo ramo spinoso con annesso fogliame mi si infila, non so come, nella ruota anteriore. Proprio qui!!! Mi rassegno a trasportarlo fino in cima, quando scorgo un raccoglitore di castagne, munito di falcetto. Gli chiedo gentilmente se ce la fa a sfilare il ramo senza che io mi fermi, altrimenti con questa pendenza non riesco più a ripartire. Detto fatto, in un attimo il problema è risolto. Ringrazio il mio provvidenziale soccorritore e continuo a salire ancora per 400 metri, fermandomi nei pressi di un altro cancello. Da qui partono diversi sentieri. Il Misma è un vero labirinto e, se non lo conosci bene, rischi di vagare per ore senza trovare la giusta via d’uscita, come è successo a me un po' di tempo fa. Però era domenica e non dovevo tornare al lavoro come adesso. Perciò, dietro front. Ritorno sui miei passi, scendo alla Tribulina, risalgo il Colle dei Paste e, dulcis in fundo, mi voglio proprio godere una divertente discesa nel Parco dell’Argon. Mi è sempre piaciuto scendere a manetta da questo bellissimo sterrato, che si insinua nel fitto di uno splendido bosco. E' inebriante e arrivo in un baleno a S. Paolo d’Argon. Riprendo la via di casa con un’espressione beata stampata sul volto, ma un’amara sorpresa mi aspetta al guado del ruscello. Un contadino mi si para davanti con fare minaccioso. "Questa è una proprietà privata", sostiene. E da quando? Io non ho mai visto alcun cartello ed è una vita che passo di qua! "Sì, ma da questo momento non si passa più!" E, così dicendo, piazza un bel tronco di traverso sulla via, ostruendone completamente il passaggio. Benedetto uomo! Che fastidio ti può dare una donzella in bici su una stradina di campagna? A questo punto, non mi resta altro da fare che tornare indietro ed immettermi sul provinciale trafficato. Per fortuna sono di indole pacifica e non permetto a nessuno di rovinarmi il buonumore, ma certe cose proprio non le capisco!

giovedì 6 ottobre 2011

Montorfano e Monte di Capriolo in mountain bike: 44 km – 707 m dislivello (Lombardia, BG-BS)



TRACCIA GPS SCARICABILE

 


Grumello del Monte, 21/09/2010
Montorfano e Monte di Capriolo sono tra le mete più gettonate dei bikers bergamaschi e bresciani. Da Grumello raggiungo Capriolo e continuo per Adro. Alla rotonda, seguo le indicazioni per Zocco. Supero un cavalcavia e, 50 metri prima che la strada compia una curva a destra, io giro a sinistra, procedo dritta e svolto alla prima via a destra. Passo accanto ad un vigneto e ad un campo di mais. Subito dopo, a sinistra, inizia lo sterrato che sale a Montorfano. Non c’è alcuna indicazione, perciò non è facile da individuare. E’ un peccato che nessuno abbia mai pensato di mettere dei cartelli segnaletici anche per i bikers.
Poche decine di metri e la pendenza sale vertiginosamente. Il cuore schizza subito in mezzo alle orecchie. Resisto, in quanto so che, poco dopo, la strada spiana e posso riprendere fiato, ma solo per una manciata di secondi, perché poi si riprende a salire in modo deciso. Entro in un fitto bosco di castagni. Il fondo in terra battuta del largo sentiero rende più agevole il mio procedere, ma, dopo la curva a gomito, le cose si complicano. Qui, il modo migliore per superare i massi che sporgono dal terreno è quello di spostarsi a destra sull’unico passaggio accessibile. Continuo per un tratto davvero scosceso e malagevole, che non sempre riesco a fare in sella. Poi, però, posso recuperare un po’ prima di affrontare un altro tratto ripido su ghiaia. Dopo l’ampia curva a destra, il fondo ritorna in terra battuta, anche se la pendenza non molla. Arrivo all’ultima curva e, qui, su questa rampa da capre ricoperta da una spanna di sabbia, mi pianto sempre: a metà salita i pedali non girano più. Solo un argano a motore riuscirebbe a portare su il cancello su cui sono seduta! Comunque, in un modo o nell’altro, scollino su una radura dove si trova una grande croce in ferro e un’area picnic. Proseguo dritto fino a sbucare su una stradina asfaltata. Scendo a destra poche centinaia di metri e, prima della chiesetta degli alpini, prendo un sentiero che mi riporta sullo sterrato poco sotto la croce di prima e che, quindi, ripercorro in discesa. Accidenti! Con tutti questi moscerini che mi danzano davanti agli occhi faccio fatica a vedere dove metto le ruote. Speriamo bene! Ritorno sull'asfalto e mi avvio verso il centro di Adro. Lasciando la parrocchiale alla mia sinistra, salgo poche decine di metri. Subito dopo la grande croce in legno, giro a sinistra. Percorro la ripida rampa in bitume, supero la torre in pietra e mi trovo sullo sterrato che sale al Monte di Capriolo e che, in confronto a quello di Montorfano, è un velluto, seppur  abbia anche lui le sue belle rampette. La strada, lunga circa 4,5 km, è quasi tutta in terra battuta e attraversa un fitto bosco di castagni. Scollino abbastanza velocemente e percorro un tratto in falsopiano. In questo punto, purtroppo, le piogge di domenica scorsa hanno lasciato il segno. Il sentiero è diventato un pantano e non c’è modo di arginarlo. Ahimè, ci devo per forza entrare in mezzo! Le ruote scivolano paurosamente. Dio, ti prego, non farmi mettere i piedi a terra proprio qui! Grazie al cielo riesco ad uscire indenne da questo fiume di melma, ma io e la bici siamo davvero inguardabili. Pazienza! La discesa è facilissima, perché di recente i cacciatori della zona hanno pensato bene di ricoprire tutto lo sterrato con bitume e asfalto, togliendo a noi bikers tutto il divertimento. Arrivo così in un baleno a Capriolo e, dopo pochi chilometri, sono a casa. Non vedo l’ora di farmi una doccia per rendermi di nuovo presentabile. Chissà cosa direbbero in ufficio se mi vedessero conciata così!

lunedì 3 ottobre 2011

In mountain bike a S. Giovanni delle Formiche e Grena: 36 km - 1150 m di dislivello (Lombardia, Bergamo)


Grumello del Monte, 14/09/2010
Nella zona in cui vivo gli sterrati hanno pendenze assassine. Non solo. Spesso i sentieri sono ingombrati da massi e radici, a volte viscidi e scivolosi. Perciò, in discesa, è necessario mollare i freni, se non ci si vuole catapultare e questo l’ho imparato a mie spese. Purtroppo, a causa della forte pendenza, la bici acquista subito velocità e, pertanto, serve la massima concentrazione per evitare di fare voli acrobatici. Sono perlopiù percorsi difficili, ma non c’è molta alternativa. La pausa pranzo è lunga, ma non abbastanza da permettermi di allontanarmi troppo. O così o pomì. Ma sì, un pizzico di adrenalina non può che far bene!
Oggi, per esempio, ho fatto un giro di circa 36 km e 1.150 m di dislivello, metà su asfalto e metà su sterrato e sentieri. 
Appena uscita da casa, imbocco la salita che porta alla chiesetta del Calvario. Sono circa 2 km di sterrato, con un tratto iniziale pavimentato. Subito una rampa al 15%, seguita da un'altra al 18% e da una successiva al 15%. Adoro questo luogo. A sinistra, la vista spazia sulle Prealpi Orobiche e, a destra, su Montorfano e la piana che lo circonda. Al tramonto lo spettacolo che si gode da quassù è davvero impagabile.
Proseguo su asfalto fino al campo sportivo della caratteristica frazione di S. Pantaleone e, poi, tiro dritto su per un’altra rampa di 700 metri al 16%, passando poi ai piedi della chiesetta degli Alpini. Da qui, nelle giornate limpide, si vedono gli Appennini. Continuo per Gandosso, scendo a Villongo e mi dirigo verso Foresto Sparso, dove inizia la salita per San Giovanni delle Formiche, lunga circa 3,5 km. Le pendenze sono sempre di tutto rispetto, con tre rampe che variano dal 14 al 16%.  Arrivo alla cappelletta e svolto a destra in direzione Entratico.
2,5 km in leggera salita, con brevi tratti al 9-11%. Che bella questa strada che corre in mezzo a prati e boschi in totale silenzio! Inizio la discesa, ma, poco dopo, svolto a sinistra e imbocco uno sterrato che scende a Zandobbio, passando per la località Grena. Arrivo alla cava e faccio dietro front, perché voglio percorrere questi 3 km di sterrato anche in salita. Mi piace tantissimo, perché la strada, oltre ad essere all’ombra, è abbastanza ampia e i primi 2 km facili. Pendenza blanda e buon fondo. Poi, però, arriva il bello: una rampa di 700 metri, metà in bitume che sembra un gruviera e metà in terra compatta e rocce. Mi chino sul manubrio per evitare che la bici si impenni e pedalo velocemente con il cuore a mille. Sono così presa dallo sforzo che ogni volta mi dimentico di guardare la pendenza, ma di certo supera il 20%. 
Sbuco di nuovo sull’asfalto e risalgo a San Giovanni delle Formiche. Alla cappelletta svolto a destra e percorro il durissimo chilometro e mezzo che mi separa dalla piccola chiesa. I tornanti sono stretti, non c’è possibilità di respiro. Do una sbirciatina al Garmin: segna 24%. Accipicchia! Poi inizio la discesa nel bosco; è lunga circa 3 km e mi riporterà a Gandosso. Il sentiero nel primo tratto è abbastanza ampio, ma completamente ricoperto di pietre; poi risale per pochi metri fino ad un capanno di caccia, ridiscende e, quindi, migliora leggermente. Ora c’è terra compatta, ma le moto da cross, che passano di qua pur essendoci un cartello di divieto, vi hanno scavato al centro un lungo e profondo solco, dove ristagna l’acqua piovana. Procedo con cautela ed equilibrio precario su uno dei bordi della fenditura, cercando di non scivolare dentro la stessa. Poco più avanti incontro grosse rocce che devo saltare. E’ facile, perché sono larghe, non troppo alte e la pendenza dolce.
Quando, però, l'inclinazione aumenta, scendo dalla bici. E’ più forte di me. Fosse una roccia sola, potrei anche provare a superarla, ma qui è tutto un susseguirsi di massi e, con la bici che acquista velocità, mica sono sicura di riuscire a mantenere l’equilibrio! E poi sono da sola. Se mi succedesse qualcosa, passerebbero ore o giorni prima che qualcuno mi trovi. No, no, meglio non rischiare. Il sentiero sbuca, poi, su una radura, sale leggermente, ridiscende e rientra nel bosco. Anche in questo punto c'è un tratto che non mi fido a percorrere in bici, perché è stretto, irto e viscido. Ma la cosa più inquietante è il bel burrone che si apre alla mia destra e, se cadessi, rotolerei giù fino a valle. Ritorno in sella e affronto l’ultima ripida, orribile discesa. Mollo i freni e mi lascio andare, implorando l’aiuto di Dio, mentre le ruote corrono sulle pietre, facendomi sussultare e sbandare. Sono alla località Pitù di Gandosso e la strada adesso è asfaltata. 
Salgo al cimitero e, poco dopo, svolto a destra. Un’ultima rampetta al 19% ed ecco a sinistra il sentiero che scende alla chiesetta degli Alpini di Grumello. Percorro un tratto pianeggiante su terra battuta, supero due pozzanghere, scivolo nel fango viscido e, poi, giù. Saranno un paio di chilometri di discesa, ma qui vedo i sorci verdi. Non sapevo di trovarmi nel regno dei tafani. Questo sentiero l’ho percorso diverse volte, in periodi più freddi, senza problemi. Allora, l’unica mia preoccupazione era stata quella di concentrarmi sulla scelta della migliore traiettoria, che mi avrebbe permesso di superare una serie di sassi che occupavano l’intera sede del sentiero. 
Oggi, invece, la faccenda si complica. Non potendo staccare le mani dai freni, tenere a bada i tafani diventa un'impresa da circo. 
Sono letteralmente presa d’assalto. Non vedo l’ora che questo inferno finisca. Basta! Mai più di qua! Riemergo, stravolta, sull’asfalto, alle spalle della chiesetta degli Alpini e ripercorro a ritroso la strada fatta all’andata. Nonostante tutto, sono soddisfatta del giro appena fatto.
Mi sento felice e spensierata mentre scendo a manetta verso casa. Una doccia veloce e via, di corsa in ufficio, ma col sorriso sulle labbra.