Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

sabato 21 settembre 2013

15/06/2013: PASSO DI CAMPOGROSSO da Recoaro Terme e PASSO ZOVO da Schio, in bici da corsa


(70 km – 1.650 metri di dislivello in bici da corsa)

1° week-end nel vicentino

Il pensiero corre a Marina, al nostro colloquio telefonico di ieri sera e alla nostra amicizia che dura da oltre trent’anni, nonostante non ci si frequenti più come un tempo. Il bene di una persona lo percepisci anche a distanza, non è necessario vedersi. Le sue telefonate, seppur rare, sono sempre graditissime e arrivano, neanche a farlo apposta, proprio in particolari momenti della mia vita, come se un filo telepatico ci unisse. Quello che rimane, quando chiudiamo la conversazione, è un fluido magnetico, un’energia positiva che ancora stamattina mi accompagna mentre pesto sui pedali su questa salita impervia, che tra circa 12 Km e 1.000 metri di dislivello mi porterà al Passo di Campogrosso, a quota 1.457 metri s.l.m. E’ una fra le più dure ascese che si possano trovare nel vicentino, avendo una pendenza media dell'8,4%. 
Ieri sera, dopo il lavoro, siamo partiti da Grumello per Recoaro Terme. Il viaggio sulla A4 fino al casello di Montecchio, poco prima di Vicenza, è stato veloce. Da lì, percorrendo la SP 246 e attraversando i centri di Trissino e Valdagno, abbiamo raggiunto la nostra meta. L’area camper si trova sulla sinistra, all’ingresso del paese e ci si arriva dopo aver superato una bella rampetta (€ 5,00 per 24 ore di sosta ed € 1,00 per il pieno dell’acqua; per l’erogazione della corrente, se servisse, € 0,50 all’ora). Si paga in un bar del centro di cui non ricordo il nome. Il gestore rilascia un gettone che consente di alzare la sbarra quando si esce. 
Recoaro, oltre ad essere una famosa località termale e a trovarsi in una verdissima conca circondata da boschi e montagne, è un buon punto d’appoggio per accedere a tutta una serie di Passi e salite abbastanza impegnative di cui la zona è ricca. Quella che sto affrontando in questo momento non concede un attimo di tregua. Sale subito rabbiosa ed ostile, senza dare il tempo di abituarsi gradualmente alla fatica. Il fiato è già corto e i muscoli doloranti, ma non mi lamento; l’ho voluta io e adesso me la godo fino in cima. Il panorama è fantastico, con i gruppi rocciosi delle Piccole Dolomiti che si estendono tutt'intorno. Giorgetti, Frizzi, Merendaore, sono i nuclei che incontriamo lungo la strada, che, via via, si restringe e, poco prima di Merendaore, s'impenna al 15%. A parte un breve tratto pianeggiante a metà salita, la pendenza si mantiene quasi sempre al di sopra del 10%. 
Il sole picchia inclemente già dalle prime ore del mattino e i pochi alberi incontrati lungo il cammino non riparano dai suoi raggi cocenti. Solo quando inizia una serie di 11 tornanti possiamo pedalare qualche minuto all'ombra del bosco. Poi il paesaggio si fa sempre più brullo. Superate due brevi gallerie e un paio di tornanti, scorgiamo il Rifugio Campogrosso. Gli passiamo accanto e continuiamo dritto per circa 200 metri fino ad un bivio privo di segnaletica. Per raggiungere Pian delle Fugazze ci sembra ovvio scendere a sinistra, essendoci un divieto di accesso per la strada che abbiamo di fronte. Per un paio di chilometri non incontriamo nè auto nè ciclisti. 
Guardiamo sconcertati le pietre che invadono sempre più la carreggiata man mano che perdiamo quota e un dubbio ci assale. I due podisti che incrociamo confermano i nostri sospetti. La strada a fondovalle è chiusa; bisogna ritornare al bivio e scendere da quella col divieto di accesso, aperta però ai pedoni ed ai ciclisti. Ecco, dunque, spiegata la scarsità di traffico: i veicoli a motore possono salire al Passo di Campogrosso soltanto da Recoaro Terme e poi sono costretti a tornare indietro per la stessa strada. Quindi, è fuori dai circuiti battuti dai motociclisti che amano valicare i colli. Risaliamo al Passo e imbocchiamo l’altra stradina. Nel primo tratto aperto, il panorama è una meraviglia; poi il fitto bosco in cui penetriamo poco dopo ci sottrae alla vista il paesaggio. 
Sbuchiamo su un’altra strada, dove un gruppo di escursionisti sloveni è alle prese con una cartina. Vorrebbero raggiungere Cima Carega, ma non trovano indicazioni stradali. Non mi sorprendo. Purtroppo non possiamo essere loro di aiuto. Anche noi stiamo andando a naso. Destra o sinistra? Proviamo a destra e siamo fortunati. Ci troviamo a Pian delle Fugazze (1.163 m s.l.m.), un valico che mette in comunicazione la Vallarsa con la valle del Pasubio e quindi Rovereto con Schio. Svoltiamo di nuovo a destra e scendiamo verso il comune di Valli del Pasubio. 
I primi 5-6 km sono ripidi e caratterizzati da 14 tornanti; poi, attraversata la frazione di S. Antonio, la pendenza si addolcisce. Dopo 20 km arriviamo a Schio e, alla biforcazione della strada, teniamo la destra, dirigendoci verso la stazione, dove troviamo le indicazioni per il Passo di Zovo, che seguiamo. 
Sarà il caldo, ma questa salita di soli 6 km mi pesa un po’. Ci fermiamo ad una fontanella per rinfrescarci e poi, finalmente, scolliniamo, dopo aver superato 400 metri di dislivello complessivi. 
La discesa verso Novale è bella e tranquilla. Mi godo con calma il panorama e la piacevole sensazione che mi procura l’aria sulla pelle. 
Al fondovalle giriamo a destra e ritorniamo a Recoaro. La strada è in leggera salita e trafficata, ma i 10 Km passano in fretta, soprattutto perché il pensiero è già alla gelateria che avevo adocchiato stamattina, alla partenza di questo gradevole, seppur breve, giro ad anello tra l’alta valle dell’Agno e la valle del Pasubio. 


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