Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

domenica 20 novembre 2011

19/06/2011: S. Antonio Abbandonato – Salmezza – Passo Zambla (km 176 – 3041 metri dislivello in bici da corsa)


TRACCIA GPS

(Grumello del Monte – Brembilla – Sant’Antonio Abbandonato – Zogno – Miragolo – Salmezze – Selvino – Aviatico – Oltre il Colle – Passo Zambla – Ponte Nossa – Gandino – Leffe – Valrossa – Ranzanico – Solto Collina – Sarnico – Grumello del Monte)

Il tratto di strada da Grumello a Sedrina è, secondo me, il più noioso in assoluto e i 32 km che separano i due centri non sono nemmeno pochi, ma, chiacchierando con Antonio, almeno il tempo passa più velocemente. Con il mio passo lento mattutino li copro in circa un’ora e mezza. Per molti forse sarebbe già tempo di rientrare; per me è solo l’inizio del mio vagabondare. Da Sedrina ci dirigiamo verso Brembilla e, poco prima del paese, seguiamo le indicazioni per Sant’Antonio Abbandonato. E’ una salita di soli 6 km, ma con un dislivello di 586 metri; una delle più dure che io conosca e ormai di salite posso dire di averne fatte parecchie. Gia dai primi tornanti si capisce che non sarà per niente facile e, strada facendo, ci si rende conto che non molla mai, non concede respiro. Del resto la pendenza media è dell’8,7%, ma c’è da mettere in conto un tratto di circa 4 km dove la pendenza media è del 12%. E’ preferibile farla all’inizio del giro, quando le gambe sono ancora gagliarde, e va presa con una certa cautela, se non si vuole pregiudicare il resto dell’uscita in bici. A quest’ora è quasi tutta all’ombra, fresca e il panorama è davvero notevole, soprattutto dalla sommità del colle, dove non manchiamo di fare una sosta al bar per goderci una buona tazza di caffè. Scendiamo, quindi, dal versante opposto, verso Zogno e attraversiamo il paese, abbattendo tutti i santi del calendario sull’odioso acciottolato. Alla rotonda procediamo dritto verso Miragolo. Superato il ponte sul Brembo, giriamo a sinistra e poi subito a destra, imboccando la salita che, in circa 11 km abbastanza impegnativi, conduce al piccolo borgo. Anche qui le pendenze sono di tutto rispetto e non c’è molto margine per respirare, ma la strada è tranquilla, sale in mezzo ai boschi e ai prati fioriti, concedendo pure agli occhi, di tanto in tanto, di cogliere panorami più vasti e lontani. Al bivio ignoriamo le indicazioni per Miragolo San Marco e prendiamo la via alla nostra sinistra, leggermente in discesa. Procediamo per un paio di chilometri, fino al bivio per il Santuario della Madonna di Perello, che pure ignoriamo, continuando dritti, in salita, per Salmezza. La strada s’inerpica per circa 4 km al 9-10% ed è resa un po’ disagevole dall’asfalto grosso. Antonio piano piano acquista vantaggio e sparisce dalla mia vista. Come nelle due salite precedenti, oltre a noi, non c’è un’anima viva. Procedo tranquilla, senza affanno, tanto so che Antonio come al solito mi aspetterà alla piccola cappella dalla quale, tra l’altro, si gode un magnifico panorama a 180 gradi sulle Prealpi Orobie. Nel silenzio mi pare di percepire un leggero ansimare alle mie spalle. Sento una presenza che si avvicina, mi affianca, mi supera di poco. Ci guardiamo sorpresi: è un ciclista che indossa il mio stesso abbigliamento, ma non ci conosciamo. E’ l’occasione giusta per rimediare e, tra una chiacchiera e l’altra, scolliniamo. Raggiungiamo Antonio, che invece conosce Hiroshi e con il quale ci intratteniamo ancora qualche minuto a conversare. Poco dopo il nostro collega riparte. Pure noi ci rimettiamo subito in sella e scendiamo verso Selvino. Al bivio, come sempre, sbaglio strada e scendo verso il centro abitato di Salmezza: un pugno di case attraversato da una strada medievale che un tempo collegava la città di Bergamo con l’alta Val Brembana, la Via Mercatorum, un nome antico e affascinante, che racconta di viandanti, di carovane di muli carichi di merci, di fontane, di osterie, di portici, di santuari, di borghi sperduti divenuti importanti grazie a questi traffici. Non era una normale mulattiera, ma una strada larga oltre un metro e mezzo, con tanto di muretto di contenimento e canaletti di scolo per le acque piovane. Partiva da Nembro, in Val Seriana, saliva a Salmezza, scendeva a Selvino e, attraverso Aviatico e Dossena, raggiungeva la Val Brembana a Grumo, dopodiché risaliva a Cornello dei Tasso e ad Oneta. Era lunga 70 km e si manteneva per gran parte del percorso ad un’altezza superiore ai 1000 metri s.l.m. Oggi, purtroppo, alcuni tratti di questa strada sono stati asfaltati, ma è possibile percorrerla sia a piedi che in mountain bike, anche a tappe, visto che lungo il percorso non mancano i posti dove passare la notte. Si ha così la possibilità di visitare borghi storici come quello medievale di Camerata Cornello oppure la casa di Arlecchino ad Oneta, tappa finale dell’itinerario.  Chissà .. magari un giorno lo farò. Intanto devo ritornare sui miei passi e rimediare alla mia sbadataggine. Salgo una breve rampa, al termine della quale ricomincia la discesa e dove trovo Antonio ad aspettarmi. Qui il mio amico mi saluta. Per lui è giunta l’ora di rientrare e, comunque, a Selvino le nostre strade si sarebbero in ogni caso divise: infatti lui scenderà a destra, verso Nembro, mentre io salirò a sinistra, verso Aviatico e il Passo Zambla. Il chilometro e mezzo di discesa da Salmezza a Selvino è ripidissimo, con una pendenza che arriva al 19-20%. Non ho mai avuto il coraggio di farlo in senso inverso; già mi crea dei problemi in discesa, figuriamoci in salita .. All’incrocio con la provinciale giro a destra e poi a sinistra, seguendo le indicazioni per Aviatico. Mi vien male all’idea di affrontare la rampaccia all’uscita di Selvino. Sono soltanto 500 metri, ma sono durissimi e a questo punto le mie gambe sono già abbastanza provate dalle salite precedenti. Mi alzo sui pedali e cerco di non pensare alle stilettate nei garretti; dài, Manu, è corta, resisti, tra poco spiana. Ecco è finita. Mi accascio con sollievo sulla sella e approfitto della leggera discesa per recuperare. Mi piace questa strada panoramica che, sfiorando i fianchi del Monte Cornagera e del Monte Alben, raggiunge Serina in 12 km di saliscendi, dopo aver attraversato i due piccoli borghi di Trafficanti e Cornalba. Arrivo all’incrocio con la strada provinciale che sale da Ambra verso Serina e giro a destra per salire, prima ad Oltre il Colle e, poi, al Passo Zambla, che mette in comunicazione la Val Brembana con la Val Seriana. Questa strada è di solito trafficata e battuta soprattutto dai motociclisti. E’ ampia, a due corsie e, a parte i primi tre o quattro chilometri un po’ impegnativi, i successivi dieci sono pedalabili, intervallati da alcuni tratti pianeggianti. Si attraversano boschi, prati e pinete. Il panorama giustifica tutto questo via vai di auto e moto. Ovviamente non posso pretendere di essere l’unica ad avere il privilegio di godermelo … Ho percorso diverse volte questa strada, ma, non so se per sfortuna o per una caratteristica propria di questi luoghi, ho sempre trovato il cielo coperto e nuvole basse che nascondevano il paesaggio circostante. Oggi, invece, l’aria è limpida e posso ammirare in tutto il suo splendore il Pizzo Arera, che mi occhieggia dall’alto dei suoi 2500 metri di quota. Al Passo Zambla, oltre al “rifugio” e ai vari sentieri che si diramano in ogni dove, c’è una bella fontana di acqua fresca, luogo ideale per rifocillarmi e recuperare un po’ di energia prima di lanciarmi nella lunga, veloce discesa che in 14 km mi depositerà a valle, sulla strada che costeggia il fiume Serio. A sinistra si va a Clusone, a destra a Bergamo. Io giro a destra. Il traffico qui è davvero sostenuto e così decido, lì per lì, di tornare a casa passando per Gandino, Leffe e la Valrossa, anziché proseguire per Cene. Non posso, comunque, evitare di percorrere circa 5 km in mezzo alla baraonda. In questi casi l’istinto di sopravvivenza mi porta ad isolarmi dal resto del mondo. Mi concentro sui pochi metri di asfalto davanti a me, sulla musica, sui miei pensieri e, quando arrivo alla rotonda, l’aggiro, imboccando l’ultima via a sinistra che sale a Casnigo. Da qui alla Valrossa sono costretta a chiedere informazioni ai passanti; sbaglio strada un paio di volte, ma, alla fine, mi ritrovo all’incrocio della strada che da Cene sale a Bianzano. Ormai non posso più sbagliare. Raggiungo Ranzanico, Endine, Solto Collina e Riva di Solto, costeggio il lago d’Iseo e, voilà, les jeux sont fait! Eccomi nuovamente a Grumello. Sana, salva e superaffamata.  

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