Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 8 novembre 2011

22/05/2011: dalla Valle Imagna al Lago d'Iseo (km 172 – 2011 metri dislivello in bici da corsa)


(Grumello - Bergamo - Gerosa - Berbenno - Valsecca - Costa Imagna - Almenno San Salvatore - Bergamo - Villa di Serio - Cene - Valrossa - Ranzanico - Endine - Solto Collina - Tavernola - Grumello)


Luogo designato per l’incontro con Antonio, come al solito, il cimitero di Seriate, alle porte di Bergamo. Impiego circa mezz’ora per coprire in bici i 13 km che separano casa mia dalla piccola cittadina. Il mio compagno di avventura è già in attesa e, quando mi scorge, mi viene incontro, affiancandomi senza darmi la possibilità di fermarmi. E’ tipico di Antonio non perdere tempo, né sul lavoro e neppure nel tempo libero. Tra una chiacchiera e l’altra raggiungiamo il grande e critico rondò delle Valli. Percorrerlo in bici mi incute sempre un certo timore, ma non c’è alternativa, almeno per me, per accedere alla Val Brembana o alla Val Imagna, se non scalando il Selvino o il Passo di Ganda oppure il Passo Zambla. Sarebbe anche vietato percorrere la circonvallazione in bici, ma lo fanno tutti e noi non siamo da meno. Superiamo Sorisole, Ponteranica, Almè. Questa strada è trafficata già dalle prime ore del mattino e sempre battuta da un forte vento contrario, ma è l’inevitabile prezzo da pagare per l’ingresso in Paradiso, le cui porte, in questo caso, si aprono a Sedrina, che raggiungiamo in circa 40 minuti. Dopo una breve discesa, imbocchiamo la strada a sinistra, prima della galleria, che sale con dolci pendenze a Gerosa, attraversando, dapprima, una stretta valle percorsa da un bel torrente e, poi, il centro abitato di Brembilla. Qui, possiamo pedalare affiancati e chiacchierare tranquillamente. La strada è deserta. Nel silenzio, echeggiano soltanto le nostre risate, accompagnate dal canto degli uccellini. Antonio ha sempre un aspetto così serioso che incute soggezione solo a guardarlo; eppure, quando mi racconta certi aneddoti che lo riguardano, mi fa piegare in due dalle risate. E, tra una risata e l’altra, eccoci al bivio per Gerosa. Procedendo a destra si raggiungerebbe Taleggio e l’omonima magnifica valle, ma noi svoltiamo a sinistra e, dopo aver superato il piccolo borgo e una breve rampetta, continuiamo per qualche chilometro su falsopiano. La strada entra, quindi, in un bosco da favola. Mi scuso con Antonio, ma, sono così presa dalla bellezza del posto, che non riesco a seguire i suoi discorsi. Scendiamo a Berbenno e da qui a S. Omobono Imagna, sbucando sulla strada provinciale. Giriamo a destra e seguiamo le indicazioni per la Valsecca e Costa Imagna. Dopo un paio di chilometri in falsopiano, la strada comincia a salire con una pendenza costante e regolare tra l’8 e il 10%. Scolliniamo dopo circa 9 km e ci fermiamo qualche minuto per fare il pieno di carburante. Siamo in anticipo sui tempi di marcia e così ce la possiamo prendere comoda. Ci sediamo su una panchina ad ammirare il panorama che si apre davanti ai nostri occhi e, mentre io sbrano il mio panino con la marmellata, Antonio ingoia in un sol boccone un piccolo Bounty al cioccolato e al cocco. Come al solito non ha con sé nemmeno una borraccia d’acqua. Come faccia a farsi oltre 100 km e 2000 metri di dislivello senza quasi mangiare e senza bere un goccio d’acqua rimarrà sempre un mistero per me, che mi porto minimo 3 panini e 3 tre fette di crostata, più qualche barretta ai cereali (non si sa mai ... avessi un calo di zuccheri), oltre a due borracce di acqua che mi curo di riempire ad ogni fontanella. Rimontiamo in sella un po’ di malavoglia, attraversiamo Costa Imagna e, al bivio, svoltiamo e destra per la Roncola, proseguendo, poi, ancora su falsopiano, per qualche chilometro. Attorno a noi prati, fiori e farfalle, placide mucche distese al sole e cavalli al pascolo. Arriviamo in paese. Mamma mia quanta gente! Via di qua alla svelta! Ci lanciamo in picchiata verso Almenno San Salvatore. Antonio sparisce in un amen, mentre io scendo in compagnia di altri ciclisti meno scavezzacollo di lui. Sulle loro magliette leggo nomi di paesi appartenenti ad un’altra provincia, Seregno, Brugherio .. Evidentemente questa zona è battuta anche dai brianzoli. Sto talmente bene nella loro scia che non mi accorgo nemmeno di Antonio, fermo, in attesa, al bivio in fondo alla discesa. Per fortuna il suo richiamo mi riporta sulla retta via, altrimenti avrei seguito come un’oca i miei colleghi e chissà dove sarei finita. Ad Almenno San Salvatore finisce la pacchia. Procediamo in fila indiana per evitare di farci stirare dal traffico, che qui è davvero caotico. Mi concentro sulla ruota posteriore di Antonio e mi isolo da tutto il resto per un tempo indefinito, fino a Bergamo. Poco dopo, a Gorle, le nostre strade si dividono. Antonio deve rientrare; io, invece, continuo da sola verso Villa di Serio, Albino, Cene e la Valrossa. Mi concedo un’altra sosta per un gelato e due chiacchiere con i gestori del bar; poi riprendo a pedalare. La strada ritorna tranquilla e, dopo 7-8 km di dolce pendenza, scollino. Altro rifornimento di carburante e, quindi, mi lancio nella dolce, bella e veloce discesa con vista sul lago di Endine. Al bivio, imbocco la strada per Ranzanico, scendo ad Endine Gaiano e, dopo pochi chilometri di provinciale, giro a destra, per Solto Collina. Ancora un paio di chilometri di salita e scollino di nuovo. Poi scendo dal versante opposto, verso il lago d’Iseo, sempre molto scenografico; non mi stancherò mai di guardarlo. Eccomi a Riva di Solto. Svolto a destra per Tavernola, costeggiando il lago e, dopo circa un’oretta, m’infilo nel cancello di casa. Che bello essere accolta dall’abbaiare festoso del mio piccolo e fedele amico a quattro zampe! Chi altri mi verrebbe incontro saltando e scodinzolando con altrettanta gioia?

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