Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

venerdì 25 novembre 2011

27/06/2011: anello Pale di San Martino - Dolomiti (Veneto) - (km 100 – 2600 metri di dislivello in bici da corsa)

(Agordo - Cencenighe – Falcade – Passo Valles – Passo Rolle – Passo Cereda – Forcella Aurine – Agordo)


Un'altra splendida giornata di sole, cielo terso, azzurro, senza un baffo di nuvola ... l'animo ben disposto ad affrontare il giro programmato per oggi, che già sulla carta si preannuncia massacrante. Da Agordo, risaliamo la valle fino a Cencenighe. Dopo 9 km di falsopiano in leggera salita incontriamo, alla nostra sinistra, il bivio per Falcade. Da qui al Passo Valles ci dividono 20 km e 1259 metri di dislivello. Superato il paese, entriamo in una galleria dalla quale usciamo, dopo un chilometro, rintronati e irritati dal rumore, scoprendo, poi, con rammarico, che esisteva una via alternativa. Tratti di falsopiano si alternano a ripidi strappi fino a Falcade, dove facciamo una breve sosta per fotografare la bella chiesa parrocchiale.


Superato il centro abitato, affrontiamo un lungo tornante che dà l'avvio alla salita vera e propria. Altri due tornantoni e raggiungiamo il bivio: lasciamo alla nostra destra la strada che sale al Passo San Pellegrino e svoltiamo a sinistra, verso il Passo Valles. Abbiamo già percorso 13 km di salita, ma, da questo punto, iniziano i dolori: la carreggiata si restringe notevolmente ed i successivi 7 km sono formati da interminabili, logoranti, ripidi segmenti al 10-11%. La pineta non ci offre un centimetro di ombra, il sole, a quest’ora, è a picco e si abbatte inclemente su di noi, rendendo ancor più penosa l'ascesa. I nostri sorrisi si spengono via via che saliamo di quota e il mio compare diventa stranamente taciturno. Chissà cosa sta passando nella sua testa! Procediamo chiusi nel nostro silenzio e nei nostri pensieri.


L'arrivo al Passo è un gran sollievo; questa salita mi ha distrutta. Ordiniamo un paio di panini al rifugio e ci accomodiamo fuori in terrazza: ho proprio bisogno di recuperare un po' di energia. Il giro è ancora lungo e non sappiamo cosa ci aspetta. Dopo le foto di rito, rimontiamo in sella e scendiamo dal versante opposto. La strada è stretta e ripida, ma, dopo pochi chilometri, arriviamo ad un bivio: a destra si scende a Paneveggio e a Predazzo, in Val di Fiemme; noi, invece, giriamo a sinistra per salire al Passo Rolle. 6,5 km davvero dolci ed è una fortuna, perché le gambe risentono ancora della salita appena affrontata e i numerosi, brevi tratti all’ombra concedono un po’ di sollievo. I cartelli a bordo strada segnano lo scorrere dei chilometri e il Passo stavolta arriva abbastanza velocemente.


Ci fermiamo al rifugio per bere qualcosa di fresco. Oggi il caldo è impressionante e la sete non ci dà tregua. Il panorama da quassù, però, è meraviglioso e, al cospetto delle maestose Pale di San Martino, iniziamo una lunga, veloce discesa che ci porterà, dapprima a San Martino di Castrozza (dove non manchiamo di fare un'altra sosta per mangiare un gelato e bere un caffè),  poi, a Primiero, da cui inizia la salita al Passo Cereda, che si rivela un vero massacro per i garretti.


E’ davvero un’inaspettata e poco gradita sorpresa, ma dobbiamo rassegnarci. Se vogliamo ritornare ad Agordo dobbiamo per forza arrampicarci per quassù. Le prime rampe sono delle vere e proprie rasoiate nei muscoli, peraltro raffreddati dalla lunga discesa; poi, innestiamo la ridotta da carro funebre e, passettino dopo passettino, centellinando ogni residua energia, raggiungiamo il Passo. Sorrido all’esclamazione di delusione del mio compagno, il quale, giustamente, osserva che i 1369 metri di quota non valevano tanta sofferenza. 


Quando scolliniamo, le ombre sono ormai allungate, ma ci concediamo un'ultima sosta al rifugio per dissetarci. Non abbiamo fretta, il bello di questa vacanza è che non ci sono orari da rispettare. Chiediamo informazioni circa la via più breve per Agordo. Ci spiegano che abbiamo due alternative: una via diretta e veloce oppure un’altra che sale alla Forcella Aurine per 3-4 km e scende, poi, ad Agordo. Due persone sensate avrebbero scelto la prima soluzione, ma siccome noi abbiamo soltanto una vaga idea di quello che sia il buon senso, optiamo masochisticamente per la seconda soluzione. E allora via in discesa, senza ulteriori indugi, fino a Gosaldo e poi di nuovo su, verso il cielo. La sofferenza, però, dura poco, perché, dopo un primo strappetto, la pendenza si assesta su un comodo 4-5% e lo scollinamento arriva senza troppa fatica. Un tratto in falsopiano e, finalmente, ci lanciamo negli ultimi chilometri di discesa. 


Il sole sta tramontando e tinge di rosa le rocce dolomitiche di fronte a noi, creando un’atmosfera magica e surreale. E’ una visione spettacolare, meritato premio per un giro piuttosto impegnativo di 100 km tondi tondi, 2600 metri di dislivello e 3 Passi. Complimenti e sincera ammirazione per il mio coraggioso o incosciente compagno di viaggio, che ha affrontato questo tour de force senza pensarci due volte e senza mai lamentarsi, pur avendo nelle gambe soltanto 150 km di allenamento. Semplicemente superbo!

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