(da
Oberdrauburg: 115 km - 1800 metri di dislivello in mountain bike)
L’ultimo
giorno in terra austriaca ci regala un cielo sereno e un sole
splendente. Che bellezza! Sono proprio curiosa di attraversare la
Lesachtal, una piccola valle compresa tra le Dolomiti di Lienz, a
nord, e la Carnia friulana, a sud. Un angolo d’Austria ancora
piuttosto isolato, ideale per chi ama la natura intatta e per me
tutto ancora da scoprire. E’ un ambiente raccolto tra valli e vette, pochi
paesini, niente complessi turistici o vita mondana.
E allora via,
si parte alla scoperta di un territorio che già si preannuncia interessante. Ci immettiamo sulla strada n. 110 e, superato il ponte sulla Drava,
affrontiamo subito una salita, a dolci tornanti, di 6 km, seguita da
una discesa di altrettanti 6 km, che ci deposita a Kotschach. Deviamo, quindi, a destra, sulla n. 111, infilandoci nella Lesachtal, in direzione
di St. Lorenzen e, dopo un tratto di pianura, ricominciamo a salire di nuovo,
in modo molto irregolare.
Alternando blande pendenze a strappi più
ripidi, stretti tornanti a curve più ampie, e raggiunta una quota intorno ai 1500 metri, procediamo, poi,
lungo un interminabile saliscendi, dove perdiamo e recuperiamo
continuamente dislivello, rimanendo, comunque, più o meno, sempre
tra i 1000 e i 1500 metri di altezza.
Non avevo mai affrontato prima
d’ora un percorso simile … è sfibrante. 45 km di su e giù, con
tratti all’11-12% … infiniti. Il paesaggio, però, merita tanta
fatica. Una sfilata di cime rocciose ci accompagna per tutta la
lunghezza della valle che stiamo attraversando. Dalla nostra posizione possiamo intravedere il Lesach, che scorre
laggiù, distante, quasi nascosto dalla fitta vegetazione. Lungo la strada,
piccoli borghi, fontanelle per riempire le borracce ed un numero
incredibile di chiesette con il tetto a punta. Tutto è ordinato e armonioso, come in una bella cartolina: i prati dove pascolano indisturbate le mucche, le case con i fiori ai balconi e, poi, boschi e montagne alte più di duemila metri. A Maria Laggau
facciamo una deviazione di 100 metri per vedere i famosi, antichi
mulini e , dopo uno sguardo preoccupato al cielo, proseguiamo.
Non
riuscirò mai ad abituarmi ai repentini cambi di tempo della
montagna. Com’è possibile che alcuni sbuffi di nuvole bianche, in un cielo terso, si trasformino, nel giro di qualche minuto, in un
ammasso nero che avanza minaccioso, pronto a sconquassare la terra da
cima a fondo? Non è tanto la pioggia a darmi fastidio, quanto i
fulmini ed il timore che, ad uno di essi, venga la malaugurata idea
di scaricarsi proprio sulla mia bici. L’animo sereno lascia il posto ad
una leggera inquietudine ed è con un certo sollievo che raggiungo S.
Oswald. Ricordo, per averlo notato sulla cartina, che, poco distante
da lì, dovremmo incrociare un altro segmento della pista ciclabile
che costeggia la Drava e, avvicinandoci alla civiltà, avremo maggior possibilità, all’occorrenza, di trovare riparo in un luogo più
sicuro.
Dopo una discesa più lunga delle precedenti e poco prima
della ferrovia, imbocchiamo, a destra, la pista ciclabile R1 per
Lienz, quasi tutta in mezzo al bosco e completamente asfaltata. Ci troviamo, ora, nell'Osttirol.
Marco vuole
continuare fino ad Oberdrauburg, è convinto che ce la possiamo fare.
Io insisto per fermarci. Com’è possibile evitare il putiferio nei
prossimi 20 km? Già stanno scendendo i primi goccioloni! Entro
decisa nel campeggio. Il bar è all’aperto, ma i tavolini sono
protetti da enormi ombrelloni. Man mano che il temporale si avvicina,
il rombo dei tuoni diventa via via più potente e lo scrosciare della
pioggia sempre più assordante. I pochi avventori del bar se ne vanno
e pure le due ragazze al banco. Siamo soli in balia degli eventi. A
questo punto non resta che lasciar passare la tempesta e sperare che
gli ombrelloni resistano all’urto travolgente del vento. Sopravviviamo ad un’ora di burrasca e, quando la turbolenza si allontana,
ripartiamo.
Procediamo dritto verso il centro di Lienz, percorrendo
un breve tratto sterrato e poi, prima del ponte sul fiume e della
stazione ferroviaria, giriamo a destra. In fondo alla via ricompaiono
i piccoli cartelli verdi della R1. Visto che dobbiamo tornare in Carinzia, seguiamo la direzione di "Kärnten" e, successivamente, quella di Oberdrauburg per circa 20
km, avendo alla nostra destra la Drava e alla sinistra i binari della
ferrovia. Gli ultimi 3 km prima di Oberdrauburg diventano sterrati, ma,
c’è anche la possibilità di deviare sulla strada principale
asfaltata.
Arriviamo al paese cinque minuti prima della chiusura dei
negozi. Già pregustando qualche gustosa prelibatezza, entro felice
nella forneria-pasticceria del centro e saluto radiosa il commesso
che sta dietro il banco, che, invece, mi guarda torvo. “It’s
closed … closed … closed”. Eh, che diamine! Ho capito! Questa
sera niente gratificazione del palato. Ci si deve accontentare degli
gnocchi. Avrei voluto lasciare l’Austria con un ultimo bel ricordo
… pazienza. Domani si torna in patria e già sogno i magnifici
gelati italiani ….