Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)

lunedì 25 aprile 2016

21/04/2016: PASSO NOTA DA LIMONE SUL GARDA E FORRA DI TREMOSINE IN MOUNTAIN BIKE





TRACCIA GPS:



Erano mesi che aspettavo questo momento e finalmente è arrivato! E, ovviamente, non sto più nella pelle! Il giro in bici che stiamo per intraprendere, oggi, Marco ed io, non sarà lunghissimo, ma so che ci regalerà sensazioni forti. 
Dal Camping Nanzel (Via IV Novembre 3 - Limone sul Garda - GPS: N45.800450, E010.785250 - sito web: Camping Nanzel), presso il quale abbiamo pernottato, raggiungiamo il centro abitato, imbocchiamo Via Luigi Einaudi e seguiamo le indicazioni per Tremosine. La strada s'inerpica subito ripida sul pendio della montagna con pendenze comprese tra il 13 e il 17%. Pochissimi i tratti in cui poter respirare, tanto che, in 5 km, superiamo un dislivello di circa 530 metri. Continuiamo, più o meno così, fino a Vesio, dove ci aspetta un'ultima, inattesa, rampa di 500 metri al 20%. Dopo 7,5 km di dura salita, perveniamo ad un grande parcheggio con una bella fontana che eroga gratuitamente acqua gasata, naturale e fredda. Davanti a noi si apre la verdissima e ampia valle di Bondo. Il cartello segnaletico per il Passo di Nota ci informa che la nostra meta dista 9 km. Percorriamo in falsopiano, per 4 km, una stradina asfaltata che corre lineare attraverso prati fioriti e campi coltivati, fiancheggiata da un piccolo corso d'acqua. Nei pressi di un'area picnic e di un ponte in pietra, riprendiamo a salire regolarmente con pendenze che si mantengono costanti tra il 9-10%. La sede stradale si restringe ancora un po' ed il percorso diventa tortuoso: 16 i tornanti che scandiscono l'ascesa. Pedaliamo in un ambiente di selvaggia bellezza, ascoltando i rumori della natura, il canto senza sosta degli uccellini e lo scorrere delle nostre ruote sull'asfalto grosso, sporco di rametti e terriccio, tipico delle zone montane. 
Respiriamo l'aria profumata di resina, ma anche tanta pace e tranquillità, che rigenerano corpo e spirito. 
Superati gli ultimi 500 metri di selciato in pietra, arriviamo al Passo Nota (1208 metri), che già conoscevamo per averlo raggiunto, anni fa, dalla strada del Ponale, via Pregasina e Malga Palaer. Dopo una breve sosta all'omonimo Rifugio, ci avviamo verso il sentiero 121 e saliamo ancora un paio di chilometri prima di buttarci in una spettacolare discesa che, in 7 km, ci ricondurrà al parcheggio con il dispensatore d'acqua. Il primo chilometro e mezzo è caratterizzato da tutta una serie di piccole gallerie scavate nella roccia e da panorami da togliere il fiato. L'adrenalina è alle stelle e la concentrazione ai massimi livelli: le ruote della mia mountain bike non hanno le gomme tassellate e devo stare molto attenta a non sfracellarmi sul pietrume. Grosse radici e passaggi difficili mi costringono a scendere alcune volte dalla bici, ma riesco a superare indenne questo tratto un po' ostico. Quando il sentiero si allarga, tutto diventa più facile e divertente. Giunti a Vesio, ci dirigiamo verso Villa e affrontiamo una lunga (9 km) e splendida discesa nel territorio di Tremosine, che, con le sue 18 frazioni incastonate tra il lago e la montagna, è un vero e proprio paradiso paesaggistico. La strada è appena stata asfaltata ed è una goduria sublime farvi scorrere le ruote della bici. All'incrocio di Pieve svoltiamo a sinistra e scendiamo ancora, passando sopra un altissimo ponte in pietra. Ed è a questo punto che il cuore comincia a battere più forte: la forra è proprio lì, sotto i nostri occhi, in tutta la sua magnificenza. Ci portiamo all'ingresso dell'oscura e profonda spaccatura della roccia scavata dal torrente Brasa, in attesa che il semaforo, che ne regola il traffico in transito, diventi verde. Attraversare lentamente la stretta fenditura della montagna, sentirne la fredda umidità e ammirarne le impressionanti pieghe rocciose, mentre le acque rabbiose del torrente scorrono al nostro fianco, sono emozioni indescrivibili: era da troppo tempo che sognavo di vivere questo attimo! 
Se fossi stata sola sarei rimasta qui chissà per quanto! Invece Marco mi richiama all'ordine. Lui certe cose non le capisce.
Da brivido è pure il tratto di strada che, tra alte pareti rocciose e con una bella sequenza di curve e tornanti, si tuffa verso il lago di Garda. Fortunatamente l'unica galleria, priva di illuminazione e lunga circa 700 metri, è aggirabile grazie ad una stradella asfaltata, purtroppo invasa da detriti e arbusti. 
Winston Churchill definì la Strada della Forra "l'ottava meraviglia del mondo". La stessa strada che fu usata come set cinematografico per girare una delle scene più emozionanti del film Quantum of Solace, con il mitico agente segreto 007, James Bond, impegnato in un inseguimento mozzafiato al volante della sua Aston Martin. 
Noi, invece, affrontiamo la leggendaria SP38 con molta prudenza, essendo, questa, abbastanza stretta e protetta, in alcuni punti, soltanto da un basso muretto. 
A Porto di Tremosine percorriamo, infine e con un po' di fastidio, gli ultimi chilometri di Gardesana per ritornare a Limone, da dove siamo partiti questa mattina, completando un anello veramente suggestivo di 47 km e 1300 metri di dislivello.












sabato 13 febbraio 2016

VALCAMONICA - VALSAVIORE - VALSALARNO in camper e bici (Lombardia, novembre 2015)

(50 km - 1100 metri di dislivello+)

Approfittiamo degli ultimi scampoli di alta pressione africana, e del conseguente bel tempo, per andare ad esplorare, in mountain bike, le piccole valli laterali della Valcamonica. La Val Saviore e la Val Salarno, nel cuore del Parco regionale dell'Adamello, distano soltanto 80 km da casa nostra e, con la comoda SS42, ci si arriva velocemente. Facendo base a Capo di Ponte, presso l'area camper comunale attrezzata "Concarena" di Via Santo Stefano - GPS: N46.024170, E010.343310 - raggiungiamo, prima, Cedegolo e, quindi, Demo (porta d'accesso alla Val Saviore), in 8 km poco trafficati, grazie alla presenza della vicina superstrada, sulla quale si riversa la maggior parte dei veicoli. 12 sono i km di salita e 800 circa i metri di dislivello+ per conquistare la nostra prima meta, Saviore dell'Adamello (1.070 m s.l.m.), passando per i piccoli borghi di Berzo Demo, Monte e Cevo. 
Continuando per altri 3,5 km e 250 metri di dislivello+, e percorrendo, dopo una deviazione a sinistra, la suggestiva e panoramica Val Salarno, giungiamo al Rifugio Stella Alpina di Fabrezza (1424 m s.l.m.). Superata, con un'impennata e il batticuore, una rampa al 25%, intercalata da tre canaletti ampi una spanna, approdiamo ad un'area pic-nic. Qui finisce l'asfalto e inizia la mulattiera acciottolata che conduce al lago di Salarno (2070 m s.l.m.) ed al rifugio Prudenzini (2.225 m s.l.m.). Non ci sembra il caso di salire a quote così alte in questa stagione, tra l'altro senza neppure sapere quanti chilometri restano ancora da macinare. Così, abbandoniamo questo incanto e ridiscendiamo in Valcamonica, passando però da Fresine e Andrista, lungo una strada incassata tra alte montagne e in gran parte all'ombra, ma circondati da un ambiente naturale ricco di fascino. Inutile dire che mi sono innamorata di questi luoghi e che sto già sognando di tornarci.





























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martedì 6 ottobre 2015

LAGO DI IDRO E CICLABILE DELLA VALLE DEL CHIESE in camper e bici (Brescia, Lombardia, settembre 2015)

Per raggiungere Ponte Caffaro, una frazione di Bagolino (Bs), sul lago di Idro, percorriamo la A4, usciamo al casello Brescia Ovest e proseguiamo sulla superstrada, seguendo le indicazioni per Lago di Garda – Salò – Lago di Idro e, poi, la SS 237. Da casa nostra sono soltanto 85 km. Parcheggiamo il camper sul lungolago, a sinistra del bar-ristorante (Via Di Quadri I – GPS: N45.810300, E010.524800): tariffa 10 € per 24/h, solo servizi igienici (un incaricato del Comune si occupa della riscossione). Il posto è carino e tranquillo. Proprio davanti passa la pista ciclabile che, attraversando la valle del Chiese, conduce, in circa 20 km, a Pieve di Bono. E' prevista, nel futuro, la realizzazione di un altro troncone di ciclabile che consentirà di arrivare sino a Tione e di immettersi sulla Ciclabile della Val Rendena (per Ciclabile Val Rendena clicca qui).
Quest'ultima costeggia il Sarca e, in 25 km, collega il lago di Ponte Pià a Carisolo. 
Il percorso odierno, invece, si snoda nella vallata del fiume Chiese, alle porte del Parco Naturale Adamello-Brenta ed al confine tra Lombardia e Trentino. Partiamo dal punto in cui il fiume si getta nel lago di Idro e risaliamo la sponda sinistra del corso d'acqua, fino ad un caratteristico doppio ponte in legno. A questo punto la strada si biforca e si può scegliere se continuare dritto, lungo il Chiese, ed evitare il centro di Storo, oppure deviare a destra, attraversare il paese e rientrare nuovamente nell'altra ciclabile. 
Noi optiamo per quest'ultima via, scoprendo, al ritorno, che era meglio l'altra. Poco male! Dopo il centro abitato, prima di un ponte, svoltiamo a destra. Passiamo accanto ad un'area attrezzata per pic-nic con tanto di cascatella, pedaliamo su una passerella di legno e, poi, proseguiamo, per circa 2 km lungo una stradina sterrata, che corre in un ambiente naturalistico davvero splendido. Superato un ponticello, fiancheggiamo le rovine di un antico casale, nel pressi del quale si trova un bicigrill. Procediamo ancora verso Condino e Cimego, percorrendo un breve tratto di statale sul marciapiede ed alcune centinaia di metri su una strada secondaria. Infine, ritorniamo sulla ciclabile ed arriviamo a Pieve di Bono, dove termina, di fronte all'Ufficio Informazioni (toilette e tavolino con panche), la facile pista riservata alle bici, adatta anche a chi è poco allenato. 
A questo punto propongo a Marco di continuare ancora un po' sulla statale 237. Acconsente brontolando, perchè la strada non ha lo spazio per le bici, ed imprecando contro il traffico, che a me non pare nemmeno tanto sostenuto. Non c'è niente da fare: lui è un biker e, fuori dai sentieri, gli prende l'ansia. Piano, piano la pendenza si accentua. Un paio di tornanti, un lungo rettilineo ed ecco apparire all'orizzonte la sagoma di un fortino. Sarà la nostra meta finale. Poche centinaia di metri e siamo davanti all'entrata del forte di Larino, alle porte di Lardaro. Essendo la visita gratuita, ne approfittiamo per dare una sbirciatina veloce all'interno, abbandonando per un attimo le bici. Quindi, su consiglio del custode, andiamo alla ricerca del Sentiero della Pace, che dovrebbe riportarci al lago di Idro evitando la statale. 
Il nome è allettante e, con grande curiosità, ci avviamo verso il pugno di case indicatoci come luogo presso il quale avremmo potuto trovare l'accesso al sentiero. Di cartelli segnaletici, però, neanche l'ombra. Non ci resta che chiedere informazioni all'unico essere umano incontrato nel piccolo borgo, il quale, con aria perplessa, ci dice che è abbastanza lontano da lì e che dovremmo pure arrampicarci su per una montagna. Insomma, è un po' complicato arrivarci. Non è proprio il caso di andare allo sbaraglio in posti che non conosciamo. 
Perciò, ritorniamo tranquillamente da dove siamo venuti. Personaggi strani questi custodi di fortini! In conclusione, abbiamo percorso una sessantina di chilometri e 440 metri di dislivello, in una valle da noi mai esplorata prima d'ora, aperta al turismo, dove è possibile praticare sport all'aria aperta, visitare i luoghi della Grande Guerra o semplicemente vivere momenti di relax in un ambiente ancora autentico ed incontaminato. 

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30/08/2015: PASSO DI MALOJA (1815 metri alt.) da Chiavenna





32 km da Chiavenna – 1500 metri di dislivello+ (pendenza massima 13%)

Salita piuttosto lunga, ma senza grosse difficoltà. La parte più impegnativa, ma forse anche la più divertente, si concentra negli ultimi 2,5 km: 13 tornanti ravvicinati, con pendenze comprese tra l'8 e il 13%. Tutto il percorso, comunque, è molto suggestivo e si svolge in un ambiente naturale incantevole. Decidiamo di percorrere la pista ciclabile n. 6 che, da Chiavenna, in circa 13-14 km, ci porta al confine svizzero. Boschi, torrenti, ponti, cascate e anche un po' di sterrato … non c'è proprio da annoiarsi! Dalla dogana, la strada continua a salire sempre dolcemente, con morbide curve e lunghi rettilinei, tanto che, nei primi 22 km, superiamo meno di 800 metri di dislivello. Nonostante sia domenica, il traffico è meno sostenuto di quel che pensavo. 
Automobilisti e motociclisti sono, comunque, rispettosi e silenziosi. Così, quel giro infernale, ipotizzato da Marco, si sta rivelando, invece, una piacevole passeggiata tra le bellezze alpine svizzere. Nei pressi di Promontogno siamo obbligati a deviare verso il caratteristico paesino ed a percorrerne le vie acciottolate per evitare una galleria vietata alle bici. Sbuchiamo, poco dopo, sulla strada principale; affrontiamo un altro, lungo rettilineo, un paio di tornanti e, finalmente, arriviamo ai piedi dell'incredibile serpentone d'asfalto, che si snoda sinuoso sul ripido fianco della montagna. Tornante dopo tornante, lasciamo alle nostre spalle i 2 impervi km che, con un balzo di 200 metri, ci innalzano ai 1815 metri di quota del Passo. Lo splendido panorama sulla Val Bregaglia, che si gode da quassù, ripaga di ogni fatica. 
La strada, contrariamente a quanto si può pensare, continua, poi, in falsopiano nella valle dell'Engadina, verso Saint Moritz, e consente di raggiungere l'imbocco di ulteriori vie per altri Passi alpini, quali lo Julierpass, a 12 km (7 km di salita da Silvaplana, 39 da Tiefencastel), l'Albulapass a 30 km (9 km di salita da La Punt, 31 da Tiefencastel), il Passo del Fuorn da Zernez a 50 km (22 km di salita), il Fluelapass a 57 km (13 km di salita da Susch, 14 da Davos), o semplicemente di scendere a Tirano, passando dal Passo Bernina, e tornare a Chiavenna sulla ciclabile asfaltata e denominata "Sentiero Valtellina", completando un anello di circa 200 km. Io, intanto, mi accontento così, grata a Marco per la compagnia che mi fa, nonostante lui non sopporti di pedalare sull'asfalto. Perciò, dopo la foto di rito, giriamo le bici e ci accingiamo a tornare a Chiavenna. Il rientro avviene velocemente: il vento a favore, i lunghi rettilinei e l'ottimo stato del manto stradale, invogliano anche un brocco come me a mollare un po' i freni in discesa. Una volta rimpatriati, evitiamo la ciclabile e ci dirigiamo direttamente a Borgonuovo, dove ci aspettano le maestose cascate dell'Acquafraggia: uno spettacolo della natura! La giornata non poteva finire in modo migliore.


















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