Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)

sabato 12 maggio 2012

06/05/2012: GRAN FONDO ALPI (Sondrio – Lombardia) (90 km – 1100 m di dislivello) - 5^ prova valida per la Coppa Lombardia


                                                             
Dopo complesse trattative, riusciamo a strappare a Riccardo un orario più umano per la partenza. Sondrio dista 175 km; con la superstrada ci si arriva in circa due ore e la gara inizierà soltanto alle 9. Così alle 5 ci mettiamo in viaggio: Riccardo e Pierino sul furgone; io, Francesco e la Patty sulla Passat guidata dal nostro simpatico presidente, il quale, con grande positività, ignora la spia luminosa che, tutto ad un tratto, si accende sul cruscotto: “motore in avaria”. Nel cielo poche nuvole fanno ben sperare. Lungo il tragitto Bruno ci fa da Cicerone: ecco alla nostra destra la strada che sale a Valcava; quello che stiamo costeggiando è il lago di Garlate, primo troncone del lago di Como; più avanti, sull’altra sponda, il Ghisallo; là in fondo, a destra, sotto quel cielo tempestoso, la Valsassina e la strada per Culmine San Pietro; alla nostra sinistra i vigneti che producono vini di gran rilievo, quali Sassella, Inferno, Grumello, Prestigio e Sforzato. E’ proprio un pozzo di sapere il nostro presidente ed io non mi lascio sfuggire una parola; come una spugna, assorbo ogni informazione. Quanto vorrei anch'io dare un nome a tutto ciò che vedo! Man mano che risaliamo la Valtellina, però, notiamo che lo scenario attorno a noi non è dei più felici. Nuvole basse ricoprono i pendii delle montagne, il cielo è livido e gonfio di pioggia. All’uscita di una galleria uno scroscio violento e improvviso si abbatte sulla nostra vettura, facendoci sobbalzare. Ho la vaga idea che oggi non ce la passeremo molto bene. Anche la temperatura si è abbassata notevolmente. Il termometro del bar dove ci fermiamo per far colazione segna 7 gradi; questo tempo da lupi non è certo l’ideale per correre una Gran Fondo. Riccardo medita di non partire e vedo Francesco perplesso. Solo in questo momento vengo a sapere che il regolamento della Coppa Lombardia prevede, comunque, lo scarto del minor punteggio conseguito nelle gare del circuito e, quindi, i miei due compagni stanno valutando se effettivamente val la pena di buttarsi sotto la pioggia per una gara che poi, con molta probabilità, verrebbe scartata. 

Io come sempre casco dal pero. Sarà veramente questa la mia peggior corsa? Non che nelle altre io sia stata poi così brillante. Comunque, visto che di punteggi non ci capisco niente e che della classifica non me ne può fregar di meno, per me il problema non si pone. Nello sport come nella vita mi interessa soltanto portare a termine quello che ho iniziato e se le prove sono 7 io cerco di farle tutte e 7, con il bello od il cattivo tempo. Perciò, se l’organizzazione dice che la gara si può fare, io ci provo. Mi dispiacerebbe però lasciare cinque persone ad attendermi per ore solo perché io mi sono impuntata. Ad arginare ogni indecisione dei miei compagni, uno squarcio nel cielo cupo, un triangolo di luce. Inaspettato, uno sprazzo di sole irrompe dalle nuvole, creando un bellissimo arcobaleno; “l’occhio di Dio” scherza la Patty. E se è Dio che lo vuole … 
Ci prepariamo io, Francesco e Riccardo. Bruno e Pierino faranno il giro con l’”ammiraglia”, mentre la Patty attenderà i primi arrivati con le chiavi del furgone. Una mezz’oretta prima della partenza ci avviamo verso le griglie, pressoché deserte. In effetti, del migliaio di partecipanti previsti, risultano iscritti poco più di 700 ciclisti e ne partiranno soltanto 526, tra cui 20 donne, delle quali io devo essere quella con più primavere alle spalle. Di fianco a me Olga Cappiello, ex professionista, non più giovanissima neanche lei, ormai da anni dedita alle Gran Fondo e che si cimenta nei percorsi lunghi, arrivando quasi sempre prima tra le donne. Davvero forte. Oggi, invece, il percorso lungo è stato soppresso a causa dell’impraticabilità della strada che sale a Santa Cristina e tutti correremo il medio di 90 km e circa 1100 metri di dislivello. Nel giro di pochi minuti il cielo si ricompatta e ricomincia a piovere. Che beffa! Non manca molto alla partenza. Ecco Bruno; il suo passaggio è ormai diventato un gesto scaramantico. La colonna sonora di “Sogni di gloria” cattura la mia attenzione: farà da sottofondo al conto alla rovescia. Mi emoziono. Sono qui anch’io, piccola ciclista, in mezzo a tanti campioni. Aggancio il pedale destro: 3, 2, 1 … pronti via. Velocità controllata per 1 km e mezzo. E allora che senso ha partire a manetta? Come a Laigueglia, è tutto un andare e frenare, con la differenza che qui piove e l’asfalto è viscido. Alla prima inchiodata per poco non faccio un testacoda con la bici. Mi basta questo per lasciare andare avanti tutti, che poi non sono molti. Una voce dall'inconfondibile accento milanese precede l'arrivo di Hiroshi. “Dài, la facciamo insieme”, mi dice tranquillo. Ciò significa per me la morte certa. Ci pensa il fato, nella frazione di pochi secondi, a decidere per me, creando un mega ingorgo all'imbocco di una rotonda, nel quale perdo di vista il mio prode cavaliere, che sparisce tra la folla di ciclisti. Grazie, comunque, Hiroshi per le tue buone intenzioni. Com'era prevedibile, rimango sola. Ho davanti a me 24 km di statale, lunghi e in leggera pendenza, che affronto con l'incubo di forare. Domenica scorsa alla Gran Fondo delle Valli Bresciane, poco dopo l'arrivo, le gomme si erano afflosciate improvvisamente con un lungo sibilo e così pure martedì, mentre salivo ai Colli di S. Fermo. Ad ogni imperfezione dell'asfalto, sussulto; con le orecchie tese ascolto il rumore delle ruote. Basta! Devo scacciare il pensiero, non posso fare 90 km con quest'ansia addosso. 
Mi superano alcuni ciclisti. Approfitto dell'occasione e accellero per mettermi a ruota. Poco dopo, il ciclista alla testa del gruppetto cede il suo posto al secondo della fila, mettendosi in coda e così via, finchè, inesorabilmente, arriva anche il mio turno. Cosa faccio, mi defilo ignobilmente come sempre, confidando nella loro comprensione? Quantomeno ci devo provare, giusto per dimostrare la mia buona volontà. Il fatto che mi risuperi subito uno dei miei colleghi non lascia adito a dubbi sulla mediocrità del mio intervento. Mi sposto di lato per lasciar passare gli altri, ma mi accorgo che siamo rimasti solo in tre. Com'è possibile? Non sarà stato per colpa mia … Bravissimi i miei due colleghi; alternandosi regolarmente riescono a raggiungere Tirano in un tempo più che buono, considerato che la pioggia continua a cadere, incessante. Giriamo a sinistra e ci immettiamo su una strada secondaria. Uno dei due ragazzi va più spedito rispetto all'altro, che tende a staccarsi. Io rimango incollata come una sanguisuga a quello che avanza con più energia. Ogni tanto si gira; non capisco se gli dia fastidio la mia presenza oppure se controlli che io ci sia. Scusa, ma ho deciso che sarò la tua ombra. Però è carino, mi segnala le buche e i vari ostacoli sulla strada, segno che mi tollera. Una piccola risalita e poi una breve discesa. Mi sembra di scivolare sul burro. Chissà se saper pattinare mi sarà d'aiuto oggi ... Mi aspetto di venir superata dal gruppetto che, nel frattempo, ci aveva raggiunti e invece nulla. Anche il mio gregario rimane indietro. O sono eccessivamente prudenti loro o io sto osando un po' troppo. 

Ci reimmettiamo, quindi, su una strada trafficata e, dopo circa 8-9 km, giungiamo a Tresenda. Imbocchiamo, poi, il bivio a destra per Teglio, località nota per l'accademia del pizzochero e perchè, pare, abbia dato origine al nome di questa valle. 5 km (pendenza media 7%, max 9%, dislivello 350 metri) che scorrono veloci, chiacchierando con il mio giovane collega, il quale, però, ha un passo più rapido del mio e, quando scolliniamo, mi ha staccata di qualche decina di metri. Come promesso, ecco Bruno e Pierino ad attendermi e a fare il tifo per me sotto la pioggia; che carini! Ti aspettiamo al Triangia, grida Bruno, affiancandosi poco dopo con l’ammiraglia. Passo davanti al ristoro e procedo su un falsopiano, dove mi aggrego ad un gruppo di novatesi. Scendiamo, poi, tutti insieme dall'altro versante e tutti insieme affrontiamo i 22 km di mangia e bevi fino a Sondrio, passando per Ponte in Valtellina, Tresivio, Poggiridenti e Montagna, su una strada panoramica che corre alta sulla valle. Stiamo, infatti, ritornando verso la città, ma, poco prima di giungervi, giriamo a destra per salire a Ponchiera. Piano, piano, i miei compagni si allontanano e mi ritrovo a percorrere i successivi 3 km (pendenza media 9%, max 12%, dislivello 350 metri) in completa solitudine. La strada è stretta e abbastanza ripida; poi, dopo il paese, spiana, ma l'asfalto, per un breve tratto, presenta tante, piccole rosicchiature, che rendono un po' malagevole il passaggio in bici. Supero un ponte in pietra su un impetuoso torrente dalle acque torbide e marroni a causa della terra trascinata durante la sua corsa e, subito dopo, un altro ancora, che attraversa un corso d’acqua più piccolo. Pedalo in mezzo al verde, il canto degli uccellini a farmi compagnia. Che pace e che meraviglia, nonostante il maltempo! Ancora 4-5 km di discesa fino a Mossini e poi, all'improvviso, uno strappo a destra da far paura. Leggo sul cartello: Triangia, 5 km, pendenza media 7,4%, max 9%, dislivello 350 m. Un posto molto bello, tranquillo. Mi accorgo adesso che ha smesso di piovere. A metà strada, però, mi sembra di fare una fatica sproporzionata rispetto alla difficoltà della salita che sto affrontando. Mi affianca un'auto. Un signore mi chiede se voglio riposare. Lì per lì non capisco, ma poi realizzo cosa intende: se con una mano mi aggrappassi al finestrino aperto, potrebbe “darmi un passaggio”. A me??? Non se ne parla nemmeno!!! A costo di arrivare in cima con la lingua per terra. E’ mezzogiorno quando scollino; le campane del paese suonano a festa. Non vedo nè Bruno nè Pierino. Strano, Bruno è uno che mantiene la parola data. Forse che da qualche parte hanno organizzato un ristoro con degustazione di vini e pizzoccheri? Mi guardo in giro, ma non vedo nulla del genere. Mi rammento dell'ambulanza incrociata fra Teglio e Sondrio che correva a sirene spiegate. Non sarà successo qualcosa ai miei compagni ... Ma che vado a pensare! Magari l’ammiraglia sarà in panne da qualche parte. Inizio la discesa, ma m’imbatto all'improvviso in nuvole basse che limitano la visibilità a poco più di 20 metri. Non vedo i tornanti, non vedo niente. Fa freddo e la bici va un po' dove vuole lei. Rallento sensibilmente, finchè, scendendo di quota, la nebbia si dirada. Passo attraverso piccoli, splendidi borghi antichi, dalle strade anguste, fiancheggiate da case in pietra, tipiche della Valtellina e finalmente li vedo, i miei angeli custodi, in piedi e al freddo, ad attendermi con lo scatto pronto. Tiro un sospiro di sollievo. Non è successo niente di quel che immaginavo, per fortuna. Semplicemente ogni accesso a Triangia era sorvegliato dai volontari ed interdetto al traffico motorizzato. Rido nel vedere Bruno venirmi incontro, a passo da bersagliere, con la macchina fotografica. Mi chiede se va tutto bene. A dir la verità mi sento come se m'avesse investito un autotreno, ma, convinta, di arrivare a Sondrio in discesa, rifiuto la barretta che mi offre e che potrebbe ridarmi un po’ di energia. 

Poco dopo la strada spiana e diventa un po' sconnessa. Guado un'immensa pozzanghera che occupa l'intera sede stradale, supero Castione, Andevenno, Postalesio, Berbenno e attraverso il grande ponte sull'Adda. Sono stanca e sola ormai da parecchio tempo. Mancano una dozzina di chilometri a Sondrio e non sono certo in discesa, come stupidamente avevo pensato. Il vento contrario, seppur non fortissimo, a questo punto mi sembra la Bora che soffia a Trieste. Ma ecco la manna dal cielo, che si manifesta sotto forma di un ciclista di Iseo. Mi offre gentilmente le sue ruote. Anche lui, mi dice, non si è mai sentito così stanco. Mi metto al riparo delle sue possenti spalle, finchè non ci imbattiamo in due ciclisti del posto, che prontamente si piazzano davanti a noi. "Se non vi offendete vi diamo una mano". Figurati se mi offendo! Ecco il cartello dei 10 km e poi quello dei 5. L’ingresso in città. Sono così stravolta che a fatica riconosco la Patty, che mi sta aspettando all’arrivo con le chiavi del furgone. Poveretta, chissà da quanto tempo è lì per me … Spero almeno di averla ringraziata. 

Saluto e mando un bacio ai due valtellinesi che ci hanno scortati. Devo dire che, se nella vita di tutti i giorni m’imbatto spesso nell’indifferenza e nella freddezza del genere umano, ciò non avviene, salvo rare eccezioni, nell’ambiente ciclistico ed è anche per questo che amo questo sport.
Ma non finisce qui. Sulla strada di casa, durante una sosta al bar, si apre il sipario ed ha inizio lo spettacolo. Bruno telefona a Roberto, oggi in tutt’altre faccende affaccendato, per comunicargli il suo 5° posto di categoria. La vittima della burla, poco convinta, si affretta a chiamare Pierino per una conferma, il quale, con dovizia di particolari, inizia ad imbastire un racconto molto colorito sulla gara e, rincarando la dose, si assegna pure lui un 3° posto in classifica. Certo che la fantasia non gli manca proprio! Mi metto nei panni del nostro adorabile capitano e immagino la sua espressione sbalordita all’altro capo del filo. Forse sta rimpiangendo di non essere venuto con noi oggi; se Bruno è arrivato 5°, lui, avrebbe potuto ambire sicuramente al primo posto. Si starà rodendo il fegato per questo ed io vorrei che qualcuno alla fine gli dicesse: “Sorridi, sei su scherzi a parte!!!”. Invece quelle simpatiche canaglie glielo lasciano credere … ma fino a quando, povero Roberto?

In conclusione:
77° Gavazzeni Riccardo – 2:42:19 – 5° cat.
147° Belotti Francesco – 2:47:44 – 5° cat.
510^ Tintori Emanuela – 4:01:20 – 8^ cat.




giovedì 3 maggio 2012

29/04/2012: GRAN FONDO VALLI BRESCIANE (Brescia - Lombardia) (108 km - 1393 metri di dislivello)

Il cielo plumbleo, stamattina, è un’amara sorpresa. Le previsioni meteo, per oggi, davano nuvole e un po’ di pioggia soltanto tra le 14 e le 15. Chissà se il tempo terrà veramente fino a quell’ora! Francesco mi dice che a Milano sta già piovendo; infatti, guardando verso ovest, il cielo è quello tipico dei temporali primaverili, scuro e minaccioso. Ecco, il temporale mi mancava proprio! Come di consueto, ci ritroviamo da Riccardo, per poi partire tutti insieme alla volta di Brescia, dove, alle 9,15, avrà luogo la Gran Fondo delle Valli Bresciane, 5^ prova valida per il circuito del Giro delle Regioni e 4^ per quello della Coppa Lombardia. 
Dalla Valcamonica, attraverso il Passo Tre Termini, si accederà alla Val Trompia; da lì, passando per Lodrino, raggiungeremo la Val Sabbia e, dopo aver affrontato le salite di Preseglie e del Colle S. Eusebio, approderemo di nuovo a Brescia, per un anello di 108 km e 1393 metri di dislivello. Il percorso è molto bello, si pedalerà in mezzo al verde e le salite non presentano alcuna seria difficoltà. Avevo fatto un giro di ricognizione mercoledì scorso, 25 aprile, ma quel giorno splendeva il sole ed avevo potuto cogliere i colori della primavera in tutto il loro splendore. Oggi sarà completamente diverso. Alla gara partecipiamo soltanto io, Francesco, Riccardo, Mirko e Roberto. Bruno, nonostante due antidolorifici, ha ancora male alla schiena e non si fida a salire in bici. Sostiene, il nostro caro presidente, che, se la schiena gli si bloccasse, soltanto un argano a motore riuscirebbe a smontarlo dalla sella. Così, ha deciso di seguirci con l’”ammiraglia”, mettendosi a nostra completa disposizione e lo farà con grande impegno e solerzia. Con noi anche Pierino e Vincenzo, che ci precederanno fuori gara. Il nostro viaggio è veloce: Brescia dista soltanto 30 km da Grumello. Nell’immenso parcheggio del Centro S. Filippo c’è posto per tutti. Come al solito, le operazioni di preparazione avvengono in un clima disteso e brioso. Roberto, poi, questa mattina è pimpante e carico più che mai. Appoggio due dita al suo braccio a mo’ di spina nella presa della corrente, perché mi trasmetta un po’ della sua energia e poi ci avviamo verso le nostre griglie. Anche in questa occasione sono più o meno in pole position, insieme a Riccardo e Francesco. Non so con che criterio avvenga l'assegnazione dei pettorali, ma, oggi, parto addirittura con il n. 81. Puntualmente, Bruno passa per assicurarsi che i suoi figliocci siano tutti ben sistemati ai loro posti; è un modo per darci la sua benedizione. Il tempo all’interno delle griglie trascorre sempre troppo lentamente. Gli ultimi minuti, però mi piacciono da matti. Musica a manetta, adrenalina che schizza da tutti i pori, conto alla rovescia, 3 … 2 …1… Pronti via! Si parte subito a razzo. Curva secca a sinistra, un’altra a destra. Qualcuno urla. Evito per un pelo una ragazza caduta in mezzo alla strada. Mamma mia! Ok, concentrazione! Ci sono un’infinità di rotonde e spartitraffico nei 30 km di quasi pianura da qui ad Iseo; non devo distrarmi. Una mano si appoggia delicatamente sulla mia spalla destra e mi fa uscire dallo stato di trance. Che bello il sorriso di Marcello! E’ un toccasana per il mio umore, che stava andando di pari passo con il grigiore del tempo. Lo saluto con entusiasmo mentre si allontana lesto. Sorrido a mia volta ad una ragazza che mi sta superando. Mi fa cenno di seguirla. E’ molto robusta, ma viaggia sorprendentemente veloce. Mi dispiace, non ce la faccio. Le dico di non preoccuparsi per me, ma lei continua a girarsi, mi aspetta. Non è giusto, lei deve fare la sua gara. Quando, però, si rende conto che sono un caso disperato, per fortuna se ne va con il resto della ciurma. 
Arrivo ad Ome. Comincio a riconoscere i luoghi e finalmente trovo un gruppetto che fa al caso mio. Mi tranquillizzo; questi non li perdo di sicuro e non rimarrò sola a metà strada come temevo. Incredibile, però, come i chilometri scorrano rapidi sotto le nostre ruote; gli ultimi dieci, poi, ce li mangiamo in un soffio. Ad Iseo, poco prima del passaggio a livello, un’altra ragazza a terra, ma questo è un “incidente annunciato”. Ero convinta che il Comune avrebbe chiuso quei profondi crateri almeno nell’imminenza della gara e, invece, sono ancora lì e da tempo immemorabile. Io ci ravviserei un bel reato di  tentato omicidio o, meglio, di tentata strage. Ma bisogna proprio attendere che ci scappi il morto per provvedervi? Ci vuole così tanto a riempire le buche con del catrame? Per non parlare del tratto di strada all’ingresso del paese, con quegli orribili rattoppi dei rattoppi. Una vera vergogna per un rinomato centro turistico! Arriva l’ambulanza a sirene spiegate. Mi viene la pelle d’oca. Spero che alla malcapitata non sia successo niente di grave. Qualche imprecazione nell’aggirare la nuova, mini rotondina e, al semaforo, giro a destra. Inizia qui la salita al Passo Tre Termini, meglio conosciuto come "Polaveno": 8 km dolci, una pendenza media del 5,7% e 500 metri di dislivello. Decido di farla quasi tutta fuori sella; mi costa meno fatica che pedalare seduta. Raggiungo la ragazza robusta, che in salita sta pagando un po’ l’eccesso di peso, ma è ammirevole la sua volontà. La saluto, vorrei fare qualcosa per aiutarla, ma è lei che mi incita ancora: “Vai che sei grande!”. Mi consola il fatto che Mirko le stia facendo compagnia. Questa volta non lo richiamo all’ordine, va bene così.
Ad un tratto una voce alle mie spalle: “Hai visto come vai forte oggi?”. Guardo stralunata Marcello, quasi avessi visto un fantasma. “Ma che ci fai qui?” gli chiedo. “Ho forato!”. Accidenti, come mi dispiace! Si era preparato così bene per questa gara … Ma, a questo punto, ha perso i treni più veloci e recuperarli sarà dura. Si alza sui pedali e sparisce in un amen. Che tipo Marcello! E che autocontrollo! Un altro al suo posto sarebbe nero di rabbia, mentre lui ha ancora voglia di fare lo spiritoso. Una personalità da leader. E’ giovane, ma è sempre stato molto più maturo della sua età. Marcello può fare grandi cose nella vita, perché è intelligente e la sua sensibilità gli attira il bene delle persone. Sono così immersa nei miei pensieri che mi accorgo all’ultimo minuto di Luis che sta scendendo dall’altra parte della carreggiata con Ezio. Negli ultimi tempi il troppo lavoro non gli ha permesso di allenarsi e non se l’è sentita, oggi, di gareggiare, ma, conoscendolo, non credo che la cosa gli dispiaccia più di tanto; e poi, in questo momento, al centro della sua vita c’è la sua splendida bimba, Estel, che lo gratifica più di ogni altra cosa al mondo.
Scollino praticamente da sola e scendo subito verso Ponte Zanano. Cavoli, sta iniziando a piovigginare! L’asfalto potrebbe diventare scivoloso; devo stare attenta. A metà discesa mi supera Mirko e, poco dopo, altri ciclisti. Mi ricordo della necessità di aggrapparmi a qualcuno per risalire più agevolmente la Val Trompia fino a Brozzo, dove c’è il bivio per Lodrino. Perciò, metto da parte ogni cautela e vado all’inseguimento delle mie lepri. Ne trovo una di verde vestita, che corre spedita, forse un po’ troppo per me, ma ci provo e poi il verde di solito mi porta bene. Sorpassiamo di gran carriera alcuni colleghi, tra cui Mirko. La strada è in leggera salita, ma stringo i denti. Preferisco tener duro piuttosto che dovermi sciroppare questi 7,5 km da sola. Al bivio per Lodrino mollo la presa; voglio salire con il mio passo i successivi 5 km e mezzo, dalla pendenza media del 5,1% e dal dislivello di 288 metri. Nel frattempo mi raggiunge Mirko. Saliamo un po’ insieme, ma il mio compare odia le salite quanto io odio i falsopiani e, piano piano, rimane indietro, ma vedo che è in buona compagnia. Sarò io una pensamale o è una combinazione che Mirko si stacchi sempre quando nei paraggi c’è una donzella? Vabbè, non sono affari miei. Mi affianca un ciclista un po’ su d’età; parla uno strano dialetto, però è simpatico. Mentre chiacchieriamo, sento qualcuno fare il mio nome. Mi giro appena in tempo per scorgere Massimo, Paolo e Antonella. Quanti incontri! Beh, è normale: oggi sto giocando quasi in casa. Quando scollino, trovo Bruno ad attendermi con il K-way che gli avevo consegnato alla partenza, ma per ora la pioggerellina non mi dà problemi, perciò decido di lasciarglielo. Mi chiede gentilmente se ho bisogno di qualcosa, facendomi un elenco dettagliato di tutto ciò che offre il ristoro. Gli rispondo che sto bene così. Lo ringrazio e passo oltre. Ma dove lo troviamo un altro presidente tanto premuroso? La strada corre per un tratto in quota, prima di scendere verso Nozza e la Val Sabbia. Nel giro di pochi minuti la pioggerellina si trasforma in pioggia torrenziale. Mi pento di non aver preso con me la mantellina, ma ormai è tardi per rimediare. L'acqua batte inclemente su braccia, schiena e gambe, appiccicando gli abiti alla pelle; s'infila fastidiosamente nelle scarpette e inzuppa i calzini. 
Comincio ad avere freddo e a sentire un certo disagio. La discesa è lunghissima, interminabile. Mi maledico per la mia imbecillità. Poco prima del bivio per Barghe, mi supera una ragazza, che mi esorta a seguirla; era tra le prime quattro, ma ha forato pure lei. E' davvero carina: si gira più volte per vedere se riesco a starle a ruota, vorrebbe aiutarmi. Purtroppo, nonostante io spinga come una forsennata sui pedali, proprio non ce la faccio: è troppo veloce. Credo sia più dispiaciuta lei di me, ma questa è una gara ed è giusto che ognuno pensi per sé. La lascio andare. Mi basta il suo gesto a rincuorarmi e continuo tranquilla da sola. Mi riacchiappa il simpatico ciclista, che si era fermato al ristoro di Lodrino, e procediamo insieme fino al bivio per Preseglie. Poi, quando la strada inizia a salire, io innesto la ridotta da carro funebre e perdo terreno. Il pover’uomo si gira più volte, ma anche lui sta facendo la sua gara e, piano piano, si allontana. La pioggia, adesso, è diminuita d’intensità. Passa Bruno in auto e rallenta per dirmi che mi aspetterà al Colle S. Eusebio. Scollino dopo 2,4 km di salita ad una pendenza media del 4%. Supero il piccolo paese e scendo dall’altro versante fino ad una rotonda. Giro a destra, imboccando una strada larga e trafficata. Poi, finalmente, salgo verso Odolo ed il Colle S. Eusebio, dove mi aspettano 7,4 km di salita alla pendenza media del 3,2%, con un dislivello di 258 metri. Mi supera il primo del percorso lungo, preceduto da due moto della scorta. E’ magro da far paura e sale agilissimo, apparentemente senza alcuno sforzo. Mi riferirà più tardi Bruno, mentre assistiamo alle premiazioni, che molti dei ragazzi premiati oggi sono ex professionisti, come pure la prima donna del lungo, che scoprirò, in seguito, essere stata sospesa dalle gare per due anni, in un passato non molto lontano, perché trovata positiva all’antidoping. Diceva proprio un'istante fa il mio anziano collega: "meglio ultimi, ma puliti". Poco prima di scollinare, vengo raggiunta da una ragazza; ha la bellezza di due gregari, eppure non riesce a superarmi. Ed io non sono certo una saetta. Scambio due parole con i suoi ragazzi, ma lei mi snobba sdegnosamente. 
Saluto Bruno, fermo a bordo strada. Grida che dopo la curva è finita. Mi lancio, quindi, nella discesa e stavolta il verbo è appropriato. Credo di non essere mai scesa così bene in vita mia. Affronto le curve quasi come i ciclisti veri, con i gomiti che sfiorano le ginocchia. L’asfalto è bagnato, ma sono molto concentrata, mi sento sicura. Arrivo a Nave dopo 10 km. Prendo di petto lo strappetto nel centro del paese, giro a sinistra e, poi, giù di nuovo. Mancano altri 10 km all'arrivo. Quando la strada diventa pianeggiante, mi superano i due gregari e la ragazza. Mi metto a ruota, ma, ad ogni rotonda, lei rimane indietro ed io, pur senza intenzione, non posso fare a meno di usurparle il posto, che, poi, le ricedo. Cerco di scherzare, di fare delle battute su quelle maledette rotonde, ma lei niente, mi ignora, se ne sta sulle sue. Siamo ormai in città. Una curva a destra, un cavalcavia, un lungo tratto sulla superstrada a 48 km/h. Un’altra curva a destra ed ecco in fondo al rettilineo il gonfiabile dell’arrivo. Uno dei gregari si sposta, mi lascia il suo posto. Che occasione! Prendo a raccolta tutte le mie residue energie e, con impeto gioioso, passo in volata davanti alla mia rivale. Se solo mi avesse fatto un accenno di sorriso, me ne sarei stata buona, buona alle sue spalle e, invece, il suo comportamento ha suscitato in me un irresistibile bisogno di darle una lezione. 
Mi cambio e mi precipito al pasta party. Marcello mi aveva avvertita: “Chi di noi arriva prima, si sbafa tutto quello che c’è”. Devo fermarlo prima che ponga in atto il suo proposito. Non posso permettere che riacquisti di nuovo quegli 8-9 kg persi con tanta fatica. E, comunque, ho una fame da lupi! Invece, lo trovo ancora in perfetta linea e, per fortuna, ha lasciato un po’ di pasta anche per noi. Dio sia lodato! 
Al ritorno, la sosta in Autogrill per un caffè è soltanto una scusa per un'ulteriore merenda. Oggi dobbiamo ringraziare la moglie di Vincenzo per l'ottima torta di mele e Bruno per le sue pregiate bottiglie di Bonarda e di Pinot Bianco dei Colli Piacentini. Questo è il momento più bello della giornata. Guardo i miei compagni prendersi in giro scherzosamente e scambiarsi battute degne di artisti di cabaret. Le simpatiche bagarre tra Bruno e Roberto, poi, mi ricordano tanto quelle di Don Camillo e Peppone … due eterni avversari, ma, in fondo, grandi amici. 
Roberto, il nostro addetto al taglio

E questi i numeri
(totale arrivati nel corto 1151; 402 nel lungo):
    62° Gavazzeni Riccardo – 3° cat. - 2:56:26
  119° Belotti Francesco – 3° cat. - 3:02:07
  914° Seghezzi Roberto – 59° cat. - 3:51:26
1051^ Tintori Emanuela – 34^ su 45 cat. - 4:13:57 
1078° Paris Mirko – 204° cat. - 4:20:19












sabato 28 aprile 2012

22/04/2012: GRAN FONDO “IL DIAVOLO IN VERSILIA” (Viareggio -Toscana) km. 94 – 1169 metri di dislivello


Viareggio
E se il Diavolo ci mette lo zampino ... allora possiamo stare certi che ne succederanno di tutti i colori.
Ma andiamo con ordine. Viareggio ore 3,30: mi sveglia lo scrosciare della pioggia sbattuta dal vento. Oggi si mette davvero male. Se alla Coppa Piacentina correre, lottando contro il vento, non era stata un’impresa semplice e alla Tre Laghi la pioggia mi aveva creato non poche difficoltà, che ne sarà di me oggi che i due elementi si sono riuniti? Ma è ancora presto per disperarsi, magari più tardi il tempo migliora. Alle 7,30 guardo sconsolata attraverso i finestrini del camper: la situazione non è cambiata. Che faccio, inizio lo stesso a prepararmi? D'accordo, ho tanta buona volontà e forse un pizzico di incoscienza, ma sarò in grado di mantenere il controllo della bici? Non si tratta di pioggerellina e venticello, ma di una signora pioggia e di un signor vento, che farebbe, quest'ultimo, la gioia dei surfisti più scatenati, ma che ribalterà me per terra ancor prima che abbia finito di agganciare i pedali. Decido di non pensarci. Mi preparo e chi vivrà vedrà!
Alle 8 arrivano al nostro parcheggio anche Francesco e la Patty. I miei amici sono sullo stravolto andante. Non sono riusciti a chiudere occhio durante la notte: la loro camera d’albergo dava su un disco-bar dal quale proveniva una musica assordante e martellante, che li ha letteralmente storditi. Nello stesso albergo alloggiavano anche Luis, che stamattina ha pensato bene di girarsi dall’altra parte, e Massimo-Freezone, che, invece, è qui intorno.
Direttamente da casa, arrivano, poi, Bruno, Riccardo, Roberto, Giorgio e Mirko.
Riccardo (il primo a sinistra)
Verso le 8,30, miracolosamente, cessa di piovere e anche il vento si placa un po’. Attendo ancora qualche istante e vado alla ricerca della mia griglia. Mancano circa 50 minuti alla partenza. Scorgo Francesco e Riccardo un paio di metri davanti a me. Mi fanno cenno di raggiungerli, ma già m'immagino le lamentele degli altri ciclisti. Sono, questi, momenti di massima tensione e basta una piccola scintilla per provocare un'esplosione. Non è proprio il caso. Piano piano arrivano altri corridori, anche quelli che hanno i numeri superiori al 2000, nonostante la nostra griglia possa ospitare soltanto quelli dal 400 al 1000. Qualche clandestino viene beccato e cacciato dagli assistenti, i quali purtroppo non riescono a far fronte ai continui salti dei canguri; entrano da ogni parte e si infilano in qualsiasi buco, con la bici verticale, orizzontale e obliqua, uomini e donne indifferentemente, sollevando le proteste dei presenti. Ma quelli se ne straciucciano, hanno una tale faccia di tolla … io al loro posto sprofonderei. Per far passare il tempo scambio due parole con un mio vicino ligure, inferocito, come tutti i tesserati UDACE, obbligati a sborsare la somma di 5 euro per un supplemento di assicurazione nelle gare FCI. 
Francesco (il primo a destra)
A nulla sono valse le numerose rimostranze; s’ha da pagare, punto e basta. Intanto lo speaker ci informa che con il n. 2 partirà il campione olimpionico Jury Chechi, ospite d’onore insieme ad Andrea Lucchetta e simpaticamente ci fa notare che la sella del secondo arriva all’ascella del primo, suscitando le nostre risa. 
Ed ecco che sulle note di With or without you degli U2, via via sempre più in crescendo, inizia il conto alla rovescia: 5 .. 4 .. 3 .. 2 .. 1 .. Via! Si parte! Ormai  so cosa mi aspetta e mi rassegno  ad essere sorpassata dal mondo intero; oltre i 42-43 km/h non riesco ad andare, anche se sono trascinata dal gruppo. 
In prima linea il nostro capitano Roberto
E’ inutile che mi mettano nella griglia insieme a quelli che viaggiano a 55 km/h, perché in pochi secondi rotolo ancora in fondo. Infatti mi raggiunge poco dopo Giorgio, seguito da Bruno, partiti un bel pezzo dietro di me. “Tutto bene?”, chiede Bruno, gridando per farsi sentire. Scherzando, gli rispondo che non capisco perchè oggi vadano tutti così di fretta. Una curva secca a destra e Bruno, danzando leggiadro sui pedali, s'invola sulla prima delle sette salitelle del percorso corto, quella di Pedona, scomparendo dietro un tornante. Non lo rivedrò più fino all'arrivo. 
La strada si restringe notevolmente, si sale gomito a gomito. La cosa mi preoccupa non poco: c’è chi vuole sorpassare ad ogni costo, anche se manca lo spazio. Chissà come avranno fatto i primi! Sarà che i muscoli sono ancora freddi, sarà per l'aria così carica d'umidità che la si potrebbe tagliare con il coltello, ma soffro più del dovuto. La salita, lunga 4 km, non è particolarmente impegnativa, anche se, a tratti, il Garmin mi segna pendenze intorno al 12-13%. Intanto, curva dopo curva, si sale di quota. A bordo strada un'infinità di ciclisti alle prese con il cambio delle camere d'aria. Mi viene il sospetto che la strada sia stata disseminata di puntine e prego in cuor mio che non mi tocchi la medesima sorte. Verso la fine della salita sono quasi praticamente da sola e, a rendere ancor più difficoltosa la mia risalita, una fila di auto, sebbene il divieto di transito alle vetture fosse indicato in un'ora e siamo soltanto al 45° minuto di gara. Esterno la mia preoccupazione ad un ciclista del posto, che mi raccomanda la massima cautela anche nella discesa, in quanto sembra che da queste parti ognuno faccia quello che gli pare e, infatti, mentre scendo, ne ho subito la riprova. 
Dopo qualche chilometro arrivo ad un incrocio e svolto a sinistra. Imbocco un rettilineo, al termine del quale inizia la seconda ascesa, quella di Piantoneto: 2,5 km abbastanza tosti, ma che scorrono velocemente. Casualmente avevo letto sul sito bdc-forum dell’importanza di non rimanere soli sul rettilineo che segue la discesa da questo colle, essendo lungo 15 km e battuto da un forte vento contrario. Mi aggrappo, dunque, ad un ciclista non particolarmente giovane, ma con una buona gamba, dopo aver esortato una ragazza a fare altrettanto. Poco dopo altri elementi si accodano e un tipo con la maglietta verde pisello prende posto alla testa del gruppetto. Il nostro capo banda marcia a 40 km/h col vento contrario; come faccia non lo so. 
Io, sul Piccolo Mortirolo
Fatico un po’ a stargli alle calcagna, ma non mollo; quando mai mi ricapiterà un'occasione come questa. Trovare un cavallo che galoppa ad una tale velocità nelle retrovie è una fortuna che non capita tutti i giorni. Non so da dove sia spuntato fuori, ma non voglio farmelo scappare. In men che non si dica, il veloce destriero ci porta all’imbocco della terza, breve salitella, quella di S Quirico, di 1 km, che introduce alla quarta ascesa, di 2 km, verso Vigna Ilaria. La ragazza è sempre con noi, ha più o meno il mio stesso passo e procediamo insieme, mentre il gruppetto pian piano si disperde. Si chiama Elena ed è di Firenze, una mamma come me, dolce e simpatica, con la quale entro subito in sintonia. 
Io ed Elena sul Piccolo Mortirolo
Dopo una bellissima discesa in mezzo al verde, inizia la salita del Piccolo Mortirolo, che già dal nome incute timore. E invece è bella da morire. La stradina sale tra boschi e uliveti; tosta al punto giusto, ma non impossibile, con pendenze mai superiori al 13% e il paesaggio intorno è davvero splendido. Devo dire che il percorso di oggi è una meraviglia dal punto di vista naturalistico e le strade sono, tutto sommato, in buono stato. Quando scolliniamo, Elena si ferma al ristoro ed io inizio a scendere piano, ma al termine della discesa il mio cuore cessa di battere. Argh!!! Il mio Garmin!!! Non c'è più, non è più sul suo supporto! Sto per ritornare sui miei passi quando sopraggiunge Elena. Mi rassicura; ha appena superato un gruppo di ciclisti mentre lo stavano raccogliendo da terra. Che sollievo e che gioia! Attendiamo che il gruppetto ci passi accanto per informarli che il Garmin è mio, ma, con sommo stupore, uno di loro ci dice di non aver trovato nulla, allontanandosi, quindi, di buon passo insieme agli altri e lasciandoci lì con un palmo di naso. Alla fine del rettilineo ci raggiunge anche Mirko, che conferma quanto riferitomi da Elena. Sono amareggiata e delusa. Mentre pedalo penso che queste cose tra noi ciclisti non dovrebbero accadere. 
Quante volte mi sono commossa leggendo storie di solidarietà nel ciclismo ... mi ero convinta che ci fosse una specie di codice non scritto di reciproco rispetto e aiuto. E invece ora mi devo ricredere. Affronto con Elena e Mirko la salita di Gavina, la sesta, di soli 1,5 km. E’ breve, ma Mirko, reduce da un’influenza, ha finito la benzina. Durante la discesa lo perdo di vista. Verrò poi a sapere che, recuperate le residue energie, e in un atto di estrema generosità, riuscirà addirittura a portare al traguardo una giovane fanciulla in leggera difficoltà. Certi miracoli sono veramente inspiegabili! Nel frattempo Elena ed io procediamo da sole. Dopo un falsopiano di circa 2 km in leggera salita, andiamo all’attacco dell’ultima “asperità”; altri 2 km e scolliniamo al Monte Pitoro. Scendiamo e ci immettiamo sulla medesima strada percorsa all'andata, ma in senso inverso. Ancora qualche chilometro di falsopiano, in cui soffro terribilmente, ed ecco anche l’ultima discesa prima del lungo rettilineo che ci condurrà sul lungomare dov’è posto l’arrivo. Ci aiutiamo a vicenda, Elena ed io, alternandoci nella lotta contro il vento che, man mano ci avviciniamo al mare, soffia sempre più forte. Una fatica disumana e, mentre sto per esalare l'ultimo respiro, aguzzando la vista, scorgo davanti a noi due figure massicce che potrebbero offrirci un ottimo riparo. Con uno sforzo disperato li raggiungiamo e ci piazziamo alle loro spalle. “Se permettete, noi approfitteremmo del vostro taglio d'aria”. E non sia mai che due donne non riescano a coinvolgere nelle loro chiacchiere due poveri diavoli, tra l’altro, neanche a farlo apposta, bergamaschi doc come me. Nasce subito una simpatica alleanza. 
Ad ogni chilometro guadagnato echeggiano le nostre urla di gioia. Ecco il cartello dei 10 km e a seguire tutti gli altri … 3, 2, 1. Che bello il tifo degli amici a bordo strada! Evvai! Ci prepariamo per il gran finale. Aggancio la mano di Elena, la sollevo sopra le nostre teste e sfiliamo tutti e quattro affiancati sotto il gonfiabile. Un'emozione indimenticabile! Il sorriso sulle labbra mi si spegne non appena raggiungo i miei compagni di squadra. Sfogo con loro la rabbia per la beffa subìta, ma poi tutto passa in secondo piano alla notizia che Francesco è volato dalla bici a 55 km/h, poco dopo la partenza. Un idiota, cercando di inserirsi nello spazio di sicurezza lasciato da Francesco per un'eventuale improvvisa frenata, l'ha agganciato al manubrio, l'ha trascinato con sé, facendogli perdere il controllo della bici e scaraventandolo fuori strada. Niente di rotto per fortuna, ma la caduta gli ha provocato profonde escoriazioni e una violenta botta alle ginocchia. Ciònonostante, si è rialzato e, incurante del dolore, con non poca difficoltà ha recuperato la bici rimasta in mezzo alla carreggiata invasa dai corridori, è risalito in sella ed è andato a recuperare le posizioni perdute, riuscendo comunque a guadagnarsi il terzo posto di categoria. Però ha perso l'occasione di arrivare primo sia in questa gara che nel circuito del Giro delle Regioni ed è dispiaciuto, anche se cerca di non darlo a vedere. 
Beh, il diavolo oggi ci ha messo un po' i bastoni tra le ruote e, non ancora completamente soddisfatto, ci fa pure trovare un barbone nel furgone. Come abbia fatto ad entrarvi non si sa, però non vuole uscire, né con le buone né con le cattive. E' troppo stanco, non ha un posto dove andare, ha fame e sete. Gli si offre pane e salame, diversi bicchieri di vino, e alla fine si scopre che altri non era che Roberto, il nostro capitano. Che ragazzacci!!! Hanno sempre voglia di scherzare. C'è anche un felice epilogo: il Garmin ritornerà a casa, con mia grande gioia e sollievo …. ma questa è un'altra storia. 

I numeri:
 81 - Gavazzeni Riccardo - 10°  cat. - 2:44:32
185 - Belotti Francesco - 3° cat. -        2:52:28
734 - Seghezzi Roberto - 35° -            3:30:06
919 - Marchetti Bruno - 52° cat. -         3:51:33
977 - Paris Mirko - 162° cat. -               4:05:33
979 - Tintori Emanuela - 22^ cat. -       4:03:59

881 - Cancelli Giorgio (Asd GC Valcalepio) - 190 ° cat. - 3:47:45
716 - Bonardi Massimo (Freezone) - 125° cat. - 3:28:35

giovedì 19 aprile 2012

15/04/2012: GRAN FONDO 3 LAGHI (Lombardia) 96 km – 1121 metri di dislivello


Sono le 3 e mezza e piove, piove governo ladro ed ho pure il mestruo. Peggio di così … Vabbè, inutile farsi le paranoie, tanto la situazione non cambia e tu sai, cara Manu, che alle 8, caschi il mondo, sarai dentro la tua griglia insieme a tanti altri scriteriati come te. Alle 5 raggiungo l'abitazione di Riccardo. L'amico è già a bordo del furgone stivato di bici, che non tutti, oggi, avranno il “piacere” di cavalcare, insieme a suo fratello Pierino e a Roberto. Bene, siamo  pronti per partire alla volta di Polpenazze del Garda, nei pressi di Salò, dove stamattina si correrà la Gran Fondo 3 Laghi, terza prova valida per il circuito della Coppa Lombardia. Con noi anche Francesco e la Patty. Imbocchiamo l'autostrada e facciamo subito una sosta in Autogril per un caffè. Si ride e si scherza già di primo mattino, ma sentiamo la mancanza del nostro Presidente. Purtroppo ieri è venuta meno sua mamma e oggi Bruno non sarà dei nostri, ma noi tutti gli siamo vicino col pensiero. E' ancora buio quando giungiamo a destinazione; la luce tarda ad arrivare. Nel cielo cupo si intravedono grossi nuvoloni neri, gonfi di pioggia. Piano piano il parcheggio si riempie, ma non troppo. Già si intuisce che stamattina molti hanno dato forfait. Infatti, dei circa 1500 iscritti, ne arriveranno soltanto 616. Con calma mi preparo e mi avvio verso la griglia che anche stavolta condivido con Francesco e Riccardo. Al nostro fianco, quattro vallette d'eccezione a ripararci con l'ombrello dalla pioggia: io la Patty, Francesco la Roberta, Riccardo beato tra la Pierina e la Federica, che ci ha raggiunti, quest'ultima, con la vana speranza di un miglioramento del tempo. Guardo sorpresa, ma con piacere, Riccardo che scambia battute spiritose con altri ciclisti. In genere lo vedo serio e pensieroso, ma è un bravissimo “ragazzo” di cinquant'anni, anche se ne dimostra dieci di meno. Crede molto in quello che fa e non trascura nulla. Pur avendone diritto, non si vanta mai dei suoi ottimi risultati e, cosa rara nel genere umano, si fa sempre gli affari suoi. Non l'ho mai sentito spettegolare o parlare di qualcuno, sia nel bene che nel male. Però s'incavola di brutto con coloro che “fanno il gioco sporco” o giocano a fare i professionisti e si lanciano, all'arrivo, in volate pericolose che non hanno alcun senso nelle classifiche delle Gran Fondo. La partenza mi coglie alla sprovvista; mi pare che lo speaker non l'abbia annunciata. O ero così distratta da non averlo sentito? Do una gomitata al mio vicino, anch’esso girato a chiacchierare coi suoi compari. Siamo in pole position, non possiamo tirarci dietro le madonne di chi scalpita alle nostre spalle. Ma oggi nessuno schizza via come un razzo. Sono tutti molto prudenti e attenti, soprattutto nelle odiose rotonde. Però nei primi 4-5 chilometri in leggera pendenza la velocità è sempre troppo alta per me e faccio fatica a stare a ruota di qualcuno. A dir la verità non faccio nemmeno lo sforzo di attaccarmici, non ne ho tanta voglia. Chi mi precede solleva spruzzi d'acqua che mi schiaffeggiano il viso, inondandomi dalla testa ai piedi. Ho i gambali inzuppati e nelle scarpe già ci sguazzano i pesciolini rossi. Prendo atto, con rammarico, che i nuovi copriscarpe impermeabili valgono zero. Maldestramente cerco di togliere le gocce di pioggia dagli occhi, non vedo quasi nulla, e, al primo accenno di frenata, mi rendo conto che i freni non fanno proprio il loro dovere. Massima concentrazione, dunque. Adesso devo pensare soltanto a portare a casa la pellaccia e pazienza se arriverò ultima. Percorro in 41 minuti i 24 km fino a Gargnano, dove inizia la salita per la Valvestino, una valle che si trova tra il Lago di Garda e il Lago di Idro. Poco prima del bivio, due bici a terra e un'ambulanza in mezzo alla strada mi costringono ad un'improvvisa inchiodata e mi convinco ancor di più che oggi la prudenza non sarà mai troppa. Si comincia a salire: 25 km da qui a Capovalle, passando dai 100 metri di quota ai 933. I primi 7 km non sono particolarmente impegnativi, ma i muscoli freddi rispondono male e i piedi, bagnati e ghiacciati, sono diventati insensibili. Butto lo sguardo sul sottostante, immenso specchio d'acqua, che intravedo appena dietro il velo di una sottile nebbiolina: l'umidità è alle stelle. La strada piega, poi, verso l'interno, inoltrandosi in una valle cupa e un po’ angosciante. Pedalo avvolta dalle nuvole; sembra una malinconica giornata autunnale. Non ci sono abitazioni, non c’è in giro un’anima, a parte qualche sparuto ciclista. Ormai siamo rimasti in pochi. Arrivo al lago artificiale di Valvestino, formato da una grande diga e incastonato tra alte montagne. Mentre attraverso i due ponti in ferro, osservo le sue acque color smeraldo che si insinuano in ogni anfratto della valle, creando un suggestivo effetto fiordo. La strada si restringe e sale alta sul lago; nessuna costruzione sulle sue rive scoscese e boscose. Percorro un falsopiano che serpeggia lungo il fianco della montagna fino ad un bivio, dove svolto a sinistra per Capovalle. Dopo 6 km abbastanza impervi, con una pendenza media del 6,5% e massima dell’11%, scollino. Non mi fermo al ristoro e mi lancio subito nei 10 km di discesa, verso il Lago di Idro. Un cartello informa che la strada è pericolosa, con pendenze al 13%. Scendo con molta cautela, ma soffro terribilmente il freddo agli arti inferiori; i piedi sono “stinchi”, non li sento più. Che tortura! Cerco di non pensarci, tanto non serve a niente. Sicuramente sto meglio di quelli che, partiti senza k-way, in maglietta e calzoncini, sono stati, poi, raccattati dall’ambulanza in stato di ipotermia. Tutto sommato, la maglia tecnica invernale, la felpina e il k-way da 10 euro, ormai collaudato, stanno mantenendo abbastanza asciutta almeno la parte superiore del mio corpo. Passo attraverso il paese di Idro e mi ritrovo sul provinciale trafficato. Continuo di nuovo a sinistra per altri 10 km verso Lavenone e Vestone, ma, nei pressi di Nozza, inizia il calvario. La pioggia aumenta ancor più d'intensità e l'asfalto, che sinora era in buone condizioni, comincia a presentare buche e crepe più o meno profonde, che l'acqua trasforma in insidie occulte. Ogni tanto qualche ciclista mi supera. Lo lascio andare, mi sento più sicura se procedo da sola. Mancano 30 km pianeggianti al traguardo, mi sembrano un'infinità. Sono circa le 11, il traffico è caotico adesso e con gli occhi appannati dalla pioggia battente fatico a mettere a fuoco i cartelli gialli con le frecce di direzione. Barghe, Sabbio Chiese. Finalmente gli ultimi 10 km. Inizio il conto alla rovescia, ormai ci siamo. Una fortuna non aver forato. Saluto con allegria i volontari che presidiano le ultime rotonde e li ringrazio; sono stati ore fermi sotto la pioggia e al freddo per noi ... davvero degli eroi. E' più o meno mezzogiorno quando imbocco la bella stradina che corre in mezzo agli ulivi e che conduce al traguardo. Passo sotto lo striscione rosso dell'arrivo mentre lo speaker fa notare al pubblico presente il mio stato provato, subito immortalato da una fotografa che mi apostrofa con un bel “brava”. Sarà la stanchezza, sarà quel che sarà, ma mi commuovo. Forse sono l'ultima arrivata, ma non importa, per me è come se avessi vinto. E che bello trovare la Patty ad attendermi con le chiavi del furgone per consentirmi un cambio veloce degli abiti fradici. Oggi, poi, mi ha premurosamente aiutata e viziata: quel bicchierone di the fumante non lo dimenticherò mai, come non dimenticherò mai l'espressione gioiosa del suo viso nel comunicarmi il mio 5° posto di categoria. Grazie Patty, sei un’amica!
Anche oggi i miei due compagni sono andati fortissimo. Francesco si è guadagnato il 1° posto di categoria M6 che gli consente di mantenere la maglia rosa ed è raggiante. Riccardo, invece è, giustamente, un po’ deluso: è arrivato 4° di categoria M5 e solo per un secondo non è riuscito a salire sul podio, ma è sempre un grande!

Questi i numeri:
Riccardo: 49° - 2:49:27 - 4° cat.
Francesco: 55° - 2:52:06 - 1° cat.
Emanuela: 439^ - 4:06:55 - 5^ cat.




mercoledì 4 aprile 2012

01/04/2012: GRAN FONDO COPPA PIACENTINA (Emilia Romagna) Percorso Medio: km 95 - 1440 metri di dislivello


Alle 5,45 siamo già tutti radunati da Riccardo. Tutti tranne Roberto, che arriva trafelato alle 6 con il suo carico di uova, salame bollito, pane e beveraggi vari. Che personaggio! Mi fa una tale tenerezza quest'uomo ... buono come il pane e, soprattutto, molto generoso; ad ogni gara ama condividere con noi i prodotti dei suoi allevamenti. Penso che di una persona così ci si possa fidare ciecamente e tutti gli vogliono bene, anche se, a volte, si divertono a fargli qualche scherzetto. Oggi partiamo in 15, però solo in 12 partecipiamo alla gara. Sosta all'Autogrill di Ghedi, dove scatta l'operazione “pesce d'aprile”. Vittima, naturalmente, Roberto, a cui viene mostrata la classifica del Giro delle Regioni manomessa, nella quale risulta essere di sole due posizioni davanti a Bruno. Mi dispiace un po' vedere l'espressione sconcertata di Roberto; non riesce proprio a capacitarsi di come ciò sia avvenuto. Eppure ha praticato tutto l'inverno, con grande impegno, la rotopress, mentre Bruno si è dedicato con cuor leggero ai piaceri della tavola. Che mascalzoni!
Arriviamo a Carpaneto Piacentino intorno alle 8. L'aria è gelida stamattina, ci sono soltanto 8 gradi, ma il cielo è limpido, senza una nuvola. Ritiro veloce dei pettorali e dei pacchi gara, scarico e preparazione delle bici, gli ultimi accordi, un giretto per sgranchirci le gambe e poi ognuno se ne va alla ricerca della propria griglia. Sono purtroppo costretta a separarmi dalla Patty, perchè qui non c'è una griglia riservata alle donne ed essendosi lei iscritta al percorso corto soltanto qualche giorno fa, correrà con il n. 2118, mentre io con il n. 316. Per far passare il tempo, attacco bottone con un sessantottenne cremonese; 60 anni di bici, una vita spesa sui pedali, una grande passione, tante storie da raccontare ed io mi sento piccola, piccola, con la mia breve carriera quinquennale. Lo rivedrò alle premiazioni sul primo gradino del podio. Beh, se non se lo merita uno così … Qualcuno mi batte sulla spalla. Che ci fa Luis qui e soprattutto come ha fatto ad arrivarci? Durante il giro di riscaldamento con la Patty avevo avuto dei problemi alla catena, ma trovare Luis tra 2500 ciclisti sarebbe stato come cercare un ago in un pagliaio e così vi avevo rinunciato. E invece lui, grazie alla segnalazione della Patty, ha trovato me e credo sia stata un'impresa ciclopica, peggio che risalire un fiume controcorrente. Però, che bello avere un meccanico nel proprio team! In due secondi il problema è risolto e adesso mi sento più sollevata. Quanti debiti di riconoscenza sto accumulando con i miei compagni di squadra! Sono sempre molto gentili e disponibili a darmi una mano. Grazie Luis. Mi trovo alcuni metri dietro Claudio Chiappucci ed altri ciclisti del suo calibro, che, tra pochi secondi, mi faranno mangiare la polvere. Inizia il conto alla rovescia: tre, due, uno … partenza e si fa subito il vuoto davanti a me. Siamo in aperta campagna, una campagna spazzata da un vento violento. Sopraggiungono gli altri plotoni, a cadenza regolare, man mano che le griglie vengono aperte. La strada è dissestata e pericolosa e, seppur segnalata, si manterrà in queste condizioni per la maggior parte del percorso. Percorro un lungo falsopiano in salita, forse una quindicina di chilometri. Odio i falsopiani e odio il vento. Ho già voglia di mollare. Giorgio e Mirko si fanno riconoscere passandomi accanto come razzi, ma mi rifiuto di seguirli; ho le gambe dure come il legno e mi devo sciroppare ancora oltre 90 km. Sarebbe un'idiozia. Con mio grande stupore, però, poco dopo distinguo davanti a me una maglia dell'OMPG. Qualcuno del mio gruppo è alle calcagna di una giovane ciclista. Non può che essere Mirko. E allora corrisponde al vero che, come un segugio, non appena fiuta la sua preda, le si incolla alla ruota. Mi sento in dovere di richiamarlo all'ordine e lo faccio forse con troppa veemenza. Sussulta, ma ottengo l'effetto desiderato, perchè molla la presa e ritorna sulla giusta via. Ecco finalmente la salita per Gropparello. La velocità si ridimensiona repentinamente ed il ritmo di pedalata si fa più regolare.
La pendenza non è elevata, però ogni tanto mi alzo sui pedali per sgranchire le gambe. Scollino e inizio la discesa, ma, poco dopo, la strada riprende a salire e poi di nuovo a scendere. Ancora i soliti saliscendi spezzagambe. Basta! Voglio le salite alpine!!! Lunghe, dure e strabordanti di tornanti. Ignoro il bivio del percorso corto e proseguo per il medio. La strada continua a salire sul crinale delle colline. Caratteristica di questa Gran Fondo sono gli spazi aperti, che offrono un'ampia visuale tutt'attorno, cosicchè, mentre pedalo, posso comodamente tener d'occhio la situazione ed osservare la serpentina di ciclisti davanti e dietro me. Il panorama è gradevole, però non c'è alcun riparo dal vento. Salgo piegata sul manubrio e spingo con forza sui pedali, ma il risultato è scadente. Poco distante da me, una coppia di ciclisti sale abbracciata. In questa circostanza, simili manifestazioni d'affetto mi puzzano un po'. Scendiamo su un tratto di strada in pessime condizioni. “E quando pensi che sia finita … è proprio allora che ri-comincia la salita … che fantastica storia è la vita”, canta il grande Venditti, ma in questo momento di fantastico c'è ben poco. Infatti una curva secca a destra ci immette subito su una rampa assassina. Che rasoiata per i garretti! Questa proprio non ci voleva dopo circa 1400 metri di dislivello. Arranchiamo tutti, soffiando e brontolando nei vari dialetti; per fortuna c'è sempre chi trova, anche nella sofferenza, il lato umoristico della situazione. Ancora qualche centinaia di metri e arrivo al ristoro di Prato Barbieri. Rispondo al saluto di Mirko, che sventola i suoi panini come trofei, ma procedo oltre. Ho mangiato qualche pezzetto di mango essiccato mentre salivo e, comunque, adesso non ho fame. Continuo ancora un po' su e giù; poi inizia la lunga discesa, di circa 30 km, verso Castell'Arquato. La strada scende dolcemente, prima con tornanti e poi con curve sempre più ampie. Come al solito sono sola. Il vento contrario mi costringe a pedalare, ma riesco a mantenere una buona velocità. All'improvviso sento il rumore assordante di un elicottero che si avvicina e, contemporaneamente, la sirena di un'ambulanza. Il primo atterra sul ciglio della strada proprio mentre passo io, provocando un vortice d'aria che mi spinge dalla parte opposta della carreggiata. Poco avanti vedo un gruppetto di ciclisti, di cui uno sta scendendo tenendo nella mano destra una bici che nessuno per oggi monterà più; è chiaro che il suo proprietario ha avuto dei problemi, speriamo non gravi (verrò a sapere, più tardi, che si è scontrato con un cervo). Continuo la discesa, cercando di stare a ruota di tre ciclisti sopravvenuti nel frattempo; le mani in presa bassa e il busto quasi aderente alla canna per tagliare l'aria il più possibile. Pedalo come una forsennata, ma ad ogni curva perdo un po' di terreno, che il vento mi impedisce di recuperare e, alla fine, il distacco è troppo. Li lascio andare e scendo come posso. Una voce alle mie spalle mi esorta: “Andiamo!”. Non me lo faccio ripetere due volte. Mi accodo ad un bel gruppetto e sono salva: se fossi rimasta sola nel tratto prima di Castell'Arquato, il vento mi avrebbe ributtata indietro. Nei pressi di un cavalcavia veniamo inglobati nel primo gruppo del lungo, che marcia ad una velocità pazzesca. Accidenti come filano! Qui devo stare attenta a non combinare casini, soprattutto nella curva a sinistra che introduce nell'antico borgo. Per fortuna quei folli scatenati spariscono sulla rampa in pavé del centro storico e rimaniamo in due gatti due: io e, combinazione, un altro bergamasco di Lovere. Ci facciamo il tifo a vicenda mentre saliamo, in equilibrio precario, lungo una lingua di piastrelle malmesse larga una spanna, cercando di non sconfinare sull'acciottolato che la delimita, pena una brutta caduta o la foratura assicurata. Una tortura di oltre un chilometro. Non riesco neppure a staccare gli occhi da terra per osservare ciò che mi sta attorno e che so essere meraviglioso, per aver già visitato il posto anni addietro. Un turista si offre di spingermi, come ha fatto con altri. No, grazie, scusi, ma per me sarebbe un disonore. Finisce l'acciottolato, ma inizia un'altra rampa asfaltata. Il Loverese, che mi precede, m'incoraggia: “Dài Grumello, è finita” e, quando m'illudo di aver trovato un alleato per l'ultima dozzina di chilometri pianeggianti, quello devia al ristoro e mi lascia sola di nuovo ad affrontare la desolazione della campagna, a lottare come una dannata contro un vento beffardo che cambia continuamente direzione, ma che evita accuratamente di soffiare alle mie spalle. Nella mia, seppur breve, carriera ciclistica, non ho mai visto un vento così tremendo. Provo disperatamente ad accodarmi ad alcuni ciclisti del percorso lungo che mi hanno raggiunta, ma riesco a tenere le loro ruote soltanto per pochi metri. Li guardo, impotente, mentre si allontanano sul quel rigagnolo d'asfalto che corre in mezzo ai campi coltivati.
Ma ecco che, anche stavolta, le mie preghiere vengono esaudite. Poco distante, un ciclista di larga stazza sta viaggiando ad una buona velocità per me. Non potrei avere un riparo migliore. Con un immenso sforzo mi avvicino e mi metto a ruota; nonostante ciò, il vento mi dà ancora del filo da torcere, soprattutto quando m'investe obliquamente o lateralmente, facendomi sbandare. L'omone si accorge di me, mi sorride bonario e, piano piano, mi porta al traguardo. Trionfanti, passiamo insieme sotto il gonfiabile dell'arrivo. Grazie di cuore anonimo ciclista: mi hai permesso di arrivare 848^ su 1015 e, 46^ su 70 nella classifica femminile. Risultato di cui mi sento molto orgogliosa, perchè frutto della mia fatica, ottenuto in modo leale, senza trucchi e senza inganni ... magari con un pizzico di fortuna. Dopotutto ho 50 anni suonati e mi alzo tutte le mattine alle 5, destreggiandomi tra lavoro, figli e mestieri casalinghi, per ritagliarmi qualche ora di allenamento. Di più non posso fare ed oltre un certo livello non potrei mai andare.
Ma il bello deve ancora venire. Dopo la premiazione di Francesco e Riccardo, inizia la festa. Dal frigorifero portatile, Roberto estrae, come il prestigiatore dal suo magico cilindro, ogni ben di Dio. I panini vengono velocemente tagliati, imbottiti e divorati. La torta di mele preparata dalla moglie di Massimo (davvero è sposato? Sembra un ragazzino!), così come le brioches con nutella e marmellata, uscite dalle amorevoli mani della moglie di Mirko, spariscono nelle fauci dei lupi. Il tutto annaffiato con qualche buon bicchiere di Gutturnio e Malvasia dei Colli Piacentini, saccheggiati da Bruno al mercato, per dimenticare un po' la stanchezza. 

Le battute e le risate si sprecano, l'atmosfera è allegra e serena ... è proprio di questo che avevo bisogno. Grazie ragazzi per avermi accolta tra di voi!

Percorso Medio:
  53° Gavazzeni Riccardo – 4° cat. - 2:47:42
107° Belotti Francesco – 2° cat - 2:53:04
218° Loda Federico – 46°cat. - 3:02:00
483° Brevi Luis – 88° cat. - 3:20:55
705° Seghezzi Roberto – 46° cat. - 3:39:29
848° Tintori Emanuela – 23^ cat. - 3:55:53
884° Paris Mirko – 133° cat. - 4:04:05
917° Marchetti Bruno – 64° cat. - 4:10:41

392° Bonardi Massimo (Asd Freezone) – 70° - 3:13:09
788° Cancelli Giorgio (Asd Gc Valcalepio) – 84° - 3:47:22

Percorso Corto
Donati Patrizia - 264^ su 315 – 2:38:20 (14^ su 20 nella classifica femminile)






venerdì 30 marzo 2012

25/03/2012: GRAN FONDO LAIGUEGLIA (Liguria) (km 111 - 1683 metri di dislivello)

Un'alba meravigliosa ci accoglie stamattina a Laigueglia. La giornata si preannuncia splendida: cielo limpido, temperatura gradevole, vento assente. Ingredienti, questi, tutti favorevoli alla buona riuscita della Gran Fondo che partirà da Corso Badarò alle 9,30. Oggi mi fa compagnia la Patty, moglie di Francesco “la moto”, che, per un errore di compilazione del modulo, si è ritrovata iscritta, suo malgrado, a questa competizione anziché al percorso corto della GF Coppa Piacentina. E' alla sua prima gara e non è allenata per un giro di 111 km e 1683 metri di dislivello, ma molto coraggiosamente decide di provarci comunque. Dopo un breve riscaldamento, ci avviamo verso la griglia riservata alle donne, posizionata proprio dietro quella dei Vip. La cosa è di per sé spaventosa e vantaggiosa, perchè i 3200 ciclisti iscritti alla gara si troveranno quasi tutti alle mie spalle e mi stireranno senza pietà; in compenso, se sopravvivo, avrò migliaia di ruote cui attaccarmi per percorrere velocemente i 20 km sull'Aurelia fino a Ceriale. L'ingresso nelle griglie è tranquillo e ordinato, se non fosse per un paio di ciclisti che stanno per venire alle mani proprio nel momento in cui passo loro accanto. E che diamine, siamo qui per trascorrere una bella giornata, datevi una calmata! Mancano circa 40 minuti alla partenza. Ecco Bruno che richiama la nostra attenzione, sfilando in bici lungo le griglie, come suo solito, per accertarsi che vada tutto bene. Che carino! Ci troviamo in una griglia mista. Oltre alle donne, ci sono anche circa 400 ciclisti maschi, tra cui Francesco, tre metri davanti a noi. Riccardo, invece, ha il privilegio di partire tra i primi 50. Roberto, Bruno, Mirko, Luis e Massimo-Freezone sono sparpagliati in mezzo alla baraonda. Il tempo passa mentre cerco di risolvere importanti dilemmi, del tipo: “tengo o tolgo il gilet senza maniche?”. Ci pensa Vittorio Mevio, presidente della Gs Alpi, a distogliermi dai miei demenziali pensieri. Il suo tono paterno e le sue rassicurazioni hanno il potere di stemperare un po' la tensione e trasformare una competizione in una bella festa, dove quel che conta è, appunto, divertirsi. Si sente proprio che ci vuole bene e che gli sta a cuore la nostra incolumità. Il percorso è ben segnalato e le strade saranno ottimamente presidiate da ben 300 volontari fino al termine della gara. E' bello partire senza la preoccupazione di sbagliare strada o il rischio di rimanere imbottigliati nel traffico, anche per chi, come me, correrà nelle retrovie. Insomma, Vittorio Mevio è garanzia di sicurezza; con lui noi possiamo stare tranquilli e pensare soltanto a pedalare, perchè a tutto il resto ci ha pensato lui con molta serietà. Le ultime raccomandazioni, il taglio del nastro e schizzano via tutti come schegge impazzite. Sono concentrata al massimo. Devo cercare assolutamente di conservare la pellaccia almeno fino al bivio di Ceriale e non voglio combinare guai. Velocità controllata fino all'uscita del paese, ma corrono già tutti come matti. Anche la Patty si fa prendere la mano e, dopo un “in bocca al lupo”, sparisce tra la folla variopinta. Gente che grida “destra”, “sinistra” e poi “aaaaalt”; inchiodo, tutti fermi. Si riparte. Le dita pronte sulle leve dei freni, gli occhi attenti a lasciare il giusto spazio tra me e chi mi precede. Via veloci e, poi, di nuovo altra inchiodata. Urla, imprecazioni. Cerco di controllare il panico. Riparto, accellero e reinchiodo. Poi, finalmente, si esce dall'abitato e la corsa prosegue sull'Aurelia, costeggiando il mare. Mi lascio trasportare dall'onda umana, senza forzare. Non voglio fare lo sbaglio della volta scorsa e arrivare alla prima salita con le gambe di legno. Come sempre mi sorpassa il mondo intero eppure sto viaggiando ad oltre 40 km/h. Rimango in mezzo alla carreggiata per sfruttare al meglio la scia delle altre bici, che sfrecciano velocissime ai miei fianchi. Mi stanno letteralmente passando tutti sulle orecchie, ma non importa, il flusso dei ciclisti è a getto continuo. Massima attenzione nelle curve,  che non ho mai preso a questa velocità. Supero indenne la buia, piccola galleria e, dopo il saluto incoraggiante di Massimo-Freezone, che, non so come, mi ha individuata in mezzo a quel fiume in piena, arrivo al bivio per Cisano sul Neva. Uno strappetto e un lungo falsopiano prima della salita di Arnasco pongono fine al grande incubo. La folla dei ciclisti, a questo punto, si è ridotta notevolmente e posso continuare con più tranquillità. Ciononostante, al ponticello sul torrente Neva, mi ritrovo imbottigliata con decine di colleghi. Qualche minuto di attesa e, quindi, inizia l’ascesa. La prima salita è quella di Costa Bacelega, che alterna tratti più decisi a falsopiani, passando tra i borghi di Arnasco ed Onzo. 

Ma quanto è bello pedalare tra gli ulivi?

Lo squillante saluto di Bruno, sopraggiunto nel frattempo, mi distoglie all'improvviso dai miei pensieri. Che piacere sentire una voce familiare in mezzo a tutti quegli accenti “stranieri”! Premuroso come sempre, si informa sul mio stato psico-fisico e mi dà qualche indicazione sul percorso, ma, come arriva la discesa, si lancia come un razzo e scompare alla mia vista, lasciandomi lì a frenare ad ogni curva. Non c'è niente da fare, in discesa sono proprio un disastro: tiro i freni e mi ritrovo sola soletta. Però, che bella questa stradina che scende a stretti tornanti tra i muretti a secco e le immense distese di ulivi! Forse è una fortuna che sia rimasta sola; non oso immaginare il casino che avrei combinato scendendo da qui in compagnia di centinaia o anche solo decine di ciclisti. Nel successivo tratto di pianura arriva a fagiolo un bel trenino che mi porta all'imbocco della seconda salita, quella di Ligo e Casanova Lerrone, lunga 8 km e un po' più tosta della precedente. Comincia a far caldo sul serio, adesso, ma le gambe girano ancora bene, tant'è che, piano piano, riacchiappo qualcuno di quelli che mi avevano lasciata indietro in discesa, tra cui il mitico Bruno, e con i quali sarà tutto un tira e molla fino al Testico: loro mi seminano in discesa ed io li ripasso in salita. Anche oggi, come a Cecina, non riesco a mangiare, ma questo è un percorso più impegnativo e non posso rischiare di andare in crisi di fame. Approfitto di un tratto in falsopiano, prima di quella che intuisco essere la salita a Testico, per ingoiare un boccone di crostata. Finalmente, una salita degna del suo nome. 

Non è lambrusco ...

Il caldo è asfissiante, mi sfianca un po’, ma le gambe rispondono ancora bene. Sul ciglio della strada, ciclisti distesi a terra o seduti con la testa tra le mani, sono in preda a crampi e a malesseri vari. Ad un certo punto mi imbatto in Mirko, che, dopo aver centrato una buca, si è ritrovato con una ruota sbilenca ed il compiuterino di bordo, sbalzato dal supporto sul manubrio a seguito dell’urto, ormai fuori uso. 

Bruno sorride sotto i baffi ... le salamelle sono vicine

Percorro un tratto di strada con lui e con Bruno; poi mi distraggo e, all’improvviso, mi accorgo di essere rimasta sola. Saranno andati avanti o rimasti indietro? Scollino e arrivo al “salsiccia party”. Do una rapida occhiata in giro, ma non riesco a scorgerli. Vabbè, continuo da sola, tanto a me la salsiccia non andrebbe giù neanche a spingerla con la forza, mentre sono certa che Bruno non saprà resistere al canto delle sirene. Grande Bruno, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo! 

Felicità, è un bicchiere di vino con un panino la felicità ...

M’involo, pertanto, nella bella discesa verso Stellanello, con un po’ di attenzione in più. A quest’ora avranno dato via libera al traffico e non vorrei finire incollata al parabrezza di qualche vettura. Invece, a parte un’Ape, non incontro nessuno. Vuoi vedere che alla popolazione indigena è stato raccomandato di uscire in macchina solo in caso di necessità? E qui accade quel che temevo. Mi ritrovo sola e controvento ad affrontare gli ultimi piatti chilometri che precedono la salita a Colla Micheri, dove è stato posto il traguardo. Pedalo ad una velocità indecente per qualche minuto, sperando nella divina provvidenza, che non tarda a manifestarsi. Alle mie spalle sopraggiunge un piccolo trenino e mi ci infilo sollevata. La locomotiva è un ciclista non più giovanissimo, eppure marcia a 35 km/h anche col vento contrario. Niente da dire, i maschi sono comunque sempre più forti. Ormai ci siamo, ecco la curva secca a sinistra e gli ultimi 2 km di salita al piccolo, antico borgo che domina Laigueglia. Una ragazza mi supera in volata proprio sotto il gonfiabile dell’arrivo. Ma dove vai? 2136 o 2137 che differenza fa? Non c’è nessun altro in giro. Chissà che fine hanno fatto gli altri miei compagni. 
Riusciamo a riunirci al pasta party proprio durante le premiazioni. Francesco e Riccardo, sono entrambi quinti di categoria. Tenendo presente che al percorso di oggi, essendo unico, partecipavano anche quelli che di solito si cimentano su quello lungo, il loro risultato è eccezionale. Bravissimi anche Luis e Massimo, che hanno corso insieme e, pur essendosi divertiti e straffogati ai ristori, hanno realizzato comunque una buona media. E' andato forte anche Roberto, il nostro simpatico capitano. Bruno e Mirko hanno invece pagato i loro peccati di gola, ma senza dubbio sono quelli che hanno tratto maggior godimento dalla manifestazione sportiva. E che dire della Patty? Ha superato se stessa, portando a termine la sua gara nonostante i crampi, resistendo stoicamente sul Testico e conquistando la sua bella 2324^ posizione. Complimenti!!! L'acquazzone all'uscita dal pasta party ci coglie di sorpresa, ma non ci impedisce di finire splendidamente la giornata con un'altra grande abbuffata. 

Ed ecco i nostri tempi:

Riccardo:  3:14:23
Francesco: 3:20:30
Luis:  4:01:26
Roberto:  4:22:44
Emanuela:  4:38:59
Mirko:  5:02:18
Bruno:  5:02:55
Patty:  5:04:14