Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)

martedì 6 marzo 2012

10/12/2011: da Riva del Garda alla Capanna Grassi (3° giorno) (45 km – 1.050 metri di dislivello in mountain bike)



(area camper Camperstop Torbole - Via al Còr n. 2a - Nago-Torbole, Italia - GPS: N45.872580, E010.872620 - Link Tariffe (cani ammessi), con corrente e camper service, a 100 metri dalla spiaggia, servizi igienici puliti, bagno per disabili, baby room, lavatrice, piccolo negozio - Tel. +390464548204 - sito web: https://www.camperstoptorbole.com/it).


Panorama dalla pista ciclabile che da Riva conduce ad Arco

Ne beccassimo una giusta! Anche stavolta sbagliamo pista ciclabile. Partiamo con tutte le buone intenzioni, come sempre. Abbiamo studiato bene il percorso sulla cartina, ma, non si sa come, da Riva, imboccando la pista ciclabile per Varone, finiamo di nuovo ad Arco, completamente fuori zona. Vabbè, visto che la nostra meta successiva è Tenno, ci arriviamo via Chiarano e Varignano. 

Tenno
Tenno

Un’occhiata al maestoso castello e al borgo medievale e poi prendiamo la strada a sinistra, per un tratto sterrata, che, dopo una breve discesa, sale a Pranzo. 

Pranzo

Adesso ricordiamo. Siamo passati di qua la scorsa Pasqua per raggiungere il lago di Tenno, ma salendo attraverso sentieri e mulattiere. Dopo il semaforo del senso unico alternato di Pranzo e dopo un paio di tornanti, incontriamo il bivio a sinistra per Campi. Continuando a destra, invece, si arriverebbe al lago di Tenno. 

La strada per Campi che taglia a mezza costa la montagna

La strada per Campi aggira la montagna e s’infila in un’altra valle, dove finalmente il sole riesce a fare capolino tra le cime più basse delle montagne. Due chilometri e arriviamo al piccolo villaggio sperduto tra i monti; anche oggi siamo finiti in c… ai lupi! 


Da Campi la strada si restringe e sale per 4,5 km in mezzo ai boschi con una pendenza costante del 10% circa, eccetto qualche punta all’11-12%. Non ci sono rampe spezzagambe e il paesaggio attorno a noi è una favola già in questa stagione, con gli alberi spogli e il fogliame secco ai bordi della strada. Chissà che meraviglia questi posti in primavera o in estate! La carreggiata si restringe ancor più man mano che si sale; sarà larga poco più di due metri, ma per fortuna non passa nessuno. E’ inverno, chi vuoi che venga quassù se non due svitati in bici? 


Il panorama, più si sale e più diventa grandioso. Scatto qualche fotografia, pur sapendo che non renderanno l’idea di quel che vedono in realtà i miei occhi. Un chilometro prima della Malga Grassi la strada diventa sterrata e la pendenza si assesta su un comodo 5-6%. 

Malga Grassi

Di fronte a noi una bella parete rocciosa. Sulla cartina leggo “Mazza di Pichea”. Mah, questi nomi non mi dicono proprio nulla! 
La malga si trova in uno stretto alpeggio, circondato sui tre lati da alte montagne. 


Continuiamo su per un sentiero fino alla Capanna Grassi, dove d’estate si può mangiare la polenta, mentre oggi, ovviamente, è tutto chiuso. 


Dopo qualche saliscendi nei prati, ci infiliamo nel bosco e scendiamo verso Campi e Riva, ma subito iniziano i guai. Alcuni abeti sono stati abbattuti e abbandonati sul sentiero. Poco male, a piedi riusciamo a passare. 


Risaliamo in sella; pochi metri e poi siamo di nuovo costretti a scendere a piedi. Il sentiero è ripidissimo. Grossi massi sbucano da un alto strato di fogliame che nasconde altre insidie. Non è possibile scendere in bici da qui, eppure ci sono dei cartelli che indicano il contrario. Ma chi può essere tanto pazzo? Comunque, noi ci facciamo almeno un paio di chilometri a piedi e con non poche difficoltà. 


Quando la pendenza si attenua e le pietre rimpiccioliscono, risaliamo in sella, finchè non troviamo un bel tratto in bitume che ci scodella su una stradina asfaltata nei pressi di Campi. 


Svoltiamo a destra e imbocchiamo il sentiero della Pinza, bellissimo e veloce, che scende a Riva del Garda, più o meno ripido, un po’ bitumato, un po’ sterrato e con una vista spettacolare sul lago. 


Gli ultimi 2-3 km in bitume sono da capogiro. Il Garmin mi segna pendenze tra il 20 e il 33%. Mi ricordo che la scorsa primavera avevo tentato di salire nel senso inverso, ma, pur tenendo il busto chinato sul manubrio per spostare il peso del corpo in avanti e favorire una maggior aderenza del copertone al terreno, la ruota anteriore si staccava dal suolo e le gambe gridavano pietà. 


Arriviamo a Riva quasi al tramonto. Che meraviglia le vie del centro storico con le luminarie di Natale! 

Riva del Garda

Riva è una bella cittadina, mi piace tantissimo e in questo periodo ancora di più.

Riva del Garda

Così come mi piace la pista ciclabile che costeggia il lago fino a Torbole, tra incantevoli stagni e giardini con alberi secolari. Nell’acqua galleggiano eleganti cigni e intere famiglie di anatre. 

Riva del Garda

Tra l'altro, su tutto l’alto Garda è vietata la navigazione alle barche a motore, per cui durante il giorno ci sono soltanto le vele che scivolano veloci sulla sua superficie e tutto l’insieme dà un senso di pace. 

Riva del Garda

Riva del Garda

Torbole

Torbole

09/12/2011: da Torbole a Padaro-San Giovanni al Monte (2° giorno) (35+10 km – 1.050 metri di dislivello in mountain bike)


Il bello delle nostre uscite sul Garda è che si parte con l’idea di andare in un posto e, poi, immancabilmente, si finisce in tutt’altra zona. Del resto un luogo vale l’altro: è tutto territorio da esplorare e sempre, comunque, incredibilmente bello. Così, da Torbole (area camper Camperstop Torbole - Via al Còr n. 2a - Nago-Torbole, Italia - GPS: N45.872580, E010.872620 - Link Tariffe (cani ammessi), con corrente e camper service, a 100 metri dalla spiaggia, servizi igienici puliti, bagno per disabili, baby room, lavatrice, piccolo negozio - Tel. +390464548204 - sito web: https://www.camperstoptorbole.com/it), partiamo alla volta di Arco, lungo la tranquilla pista ciclabile che costeggia il torrente Serchia. Cinque chilometri e siamo già ai piedi dell’imponente castello che domina la cittadina dall’alto di una rupe. 


Ci immettiamo sulla strada principale e giriamo a sinistra, passando davanti alla chiesa e all’ospedale. Continuiamo diritto verso Chiarano, dove un cartello di legno, con il simbolo della bicicletta e una freccia, ci indica la direzione per Padaro-S. Giovanni. Ci inoltriamo nei vicoli stretti del vecchio borgo e, quindi, ci inerpichiamo su per una ripida mulattiera delimitata da muretti a secco. Tutt’attorno ulivi a perdita d’occhio. La pendenza aumenta considerevolmente; raggiunto il 24%, il Garmin entra in agitazione e va in tilt. Ed in tilt ci vado pure io, quando mi avvedo del terribile pavè che ricopre la sede stradale, questo ancora peggiore di quello di ieri. Come se non bastasse, subito dopo una curva a destra, mi si para davanti un muro impressionante, che a me sembra insormontabile: a spanne sarà almeno un 30%. No, no, non ci penso nemmeno. Piedi a terra senza tanti tentennamenti. Spingo con grande fatica il mio pesante cancello per un centinaio di metri e poi risalgo in sella. Poco dopo giungiamo all’incrocio con una bella strada asfaltata. La salita da Chiarano fin qua è lunga soltanto un chilometro e mezzo, ma a me è parsa interminabile. Procediamo a destra, per un altro chilometro, su un ripido rettilineo e, dopo un’ampio curvone a sinistra, giungiamo a Padaro: quattro case circondate da uliveti e vigneti. La strada spiana per poche decine di metri e si restringe, salendo, poi, a tornanti per altri 9 km, con una pendenza costante del 10% (salvo alcuni strappi al 12-13%, soprattutto negli ultimi 2-3 km). Intorno a noi alte pareti rocciose e boschi rinsecchiti. In lontananza il lago di Garda, sempre più piccolo. 


Dopo 4-5 km, la strada cambia direzione e si inoltra decisa verso l’interno della valle. Procediamo, adesso, lungo il fianco della montagna, paralleli al fiume Serchia, con la differenza che lui scorre 7-800 metri più in basso. Di colpo la strada riprende a salire a tornanti, via via sempre più ripidi.



Passiamo attraverso un bosco da favola e una verde pineta. Abbiamo ormai superato i 1000 metri di quota e l’aria è frizzante, ma ce ne accorgiamo soltanto quando arriviamo alla chiesetta di S. Giovanni, dove ci fermiamo giusto il tempo per mangiarci un panino. 


Riprendiamo, quindi, la via del ritorno. La discesa è meno dolorosa del previsto: il freddo non è così pungente come immaginavo; soffro meno scendendo da qui che pedalando in pianura, a casa mia. Evidentemente, la vicinanza del lago influisce sul clima di queste montagne, mitigandone le temperature e permettendo, anche nei mesi invernali, di affrontare lunghe discese in bici senza rischiare di arrivare a valle ibernati. E così, in men che non si dica, siamo ad Arco. E’ presto e c’è tempo per curiosare un po' tra i mercatini di Natale. 


E’ bella l’atmosfera che si respira in questi paesi sulle sponde e nei pressi del lago di Garda. E’ stata una piacevole sorpresa. Ogni Comune ha dato il meglio di sè per offrire ai turisti, grandi e piccini, momenti magici, utili a farci dimenticare per un po’ le conseguenze amare della manovra varata dal nostro Governo in questi giorni.


ALTRI DIARI DI VACANZE IN CAMPER+BICI SUL LAGO DI GARDA:



LA VALTENESI IN CAMPER E BICI (DA DESENZANO A SALO')




08/12/2011: da Torri del Benaco a S. Zeno di Montagna in mountain bike (Lago di Garda)

(18 km – 600 metri di dislivello in mountain bike)


Visto che quest’anno l’inverno tarda ad arrivare, cosa che a me non dispiace affatto, perché non sfruttare il “ponte” dell’Immacolata per le ultime scorribande in mountain bike sul Lago di Garda? Detto, fatto! Siamo a Torri del Benaco, sulla sponda veronese del grande bacino lacustre. Per oggi mi accontenterò di un giro breve - giusto per sgranchirmi le gambe e ritrovare un po’ di familiarità con la mia vecchia mountain bike - sulle antiche vie che collegano piccole contrade. Partiamo dal grande parcheggio davanti al castello scaligero di Torre del Benaco, gratuito nei mesi invernali (Via Gardesana 60 - GPS: N45.606650, E010.685520 - PS: negli anni successivi, la sosta sarà permessa solo ai mezzi inferiori ai 5,5 metri di lunghezza e sempre a pagamento, ndr) e ci immettiamo sulla Gardesana veronese. E’ una bella giornata di sole, ci sono ben 15 gradi. Al semaforo svoltiamo a destra e iniziamo a salire per Albisano, ma, dopo circa cento metri, prendiamo una stradina asfaltata che si stacca a sinistra, seguendo le indicazioni per Coi e Loncrino. 


La pendenza, intorno al 20%, è una vera rasoiata per i miei poveri garretti da ciclista prevalentemente di strada, i quali non hanno ancora avuto la possibilità di riscaldarsi. Mi auguro che la sofferenza duri poco. Invece un’amara sorpresa mi aspetta dietro l’angolo: un orribile pavè! La bici rimbalza sulle pietre, il mio equilibrio è molto precario e la ruota anteriore tende a staccarsi dal suolo. Piego il busto in avanti sul manubrio per ottenere una maggiore aderenza dei copertoni e spero che questa tortura finisca presto. Purtroppo, faccio l’errore di alzare gli occhi dopo una curva. Argh ... non vedo la fine della salita. E’ un attimo, perdo fiducia in me stessa e metto il piede a terra. Poi mi pento, mancavano soltanto 20 metri e potevo resistere. E' così, quando non si conosce il percorso si pensa sempre al peggio. Arriviamo nei pressi di una fontana, che lasciamo alla nostra destra, e poi ad un bivio. Provvidenziale l’arrivo di un pescatore che ci spedisce su per la rampa a destra, anche se io avrei preferito scendere a sinistra. Un altro bivio, ma noi sappiamo di dover continuare a sinistra, finchè la strada diventa sterrata e successivamente sentiero. 


Pedaliamo tra lago e montagna, attorniati da centinaia di ulivi. Proseguiamo, poi, all’interno di un fitto bosco, facendo attenzione alle insidie che si nascondono sotto il fogliame. Risaliamo, quindi, a piedi quello che sembra il letto di un torrente asciutto, superiamo un altro paio di punti difficili e poi, finalmente, arriviamo alla contrada di Crero, un pugno di case in pietra affacciate sul lago. 


Dopo una breve sosta, ci inerpichiamo su per una stradina che serpeggia fra le antiche case della borgata. La pendenza è del 24%, ma ce la faccio; procedere su asfalto, seppur un po’ sconnesso, è meno difficoltoso. Andiamo avanti così per un lungo tratto, poi la strada “spiana” al 15% per impennarsi, poco più avanti, di nuovo al 24%. 


Da Crero ci fanno compagnia quattro giovani bikers. Procediamo insieme su bitume con grande fatica; questa rampa non finisce più. Uno alla volta i baldi giovanotti gettano la spugna. Io soffio come uno stantuffo, ma non voglio mollare. Mi infilo in una via laterale piana, propizia per recuperare fiato e poi continuo fino alla contrada Schena di S. Zeno. 


Siamo all’incrocio con la strada principale che scende ad Affi. Ne percorriamo una manciata di chilometri. Poi, al bivio per Albisana, svoltiamo a destra e, attraverso tranquille stradine che s'insinuano tra uliveti e vecchie case, perdiamo velocemente quota, ritrovandoci, poco dopo, nuovamente sul lungolago di Torri del Benaco. Ecco, questo è stato soltanto un assaggio di quello che può offrire il lago di Garda, perché qui c’è veramente tanto da scoprire.


Caricate le bici sul camper, partiamo alla volta di Torbole e dell'area camper Camperstop Torbole - Via al Còr n. 2a - Nago-Torbole, Italia - GPS: N45.872580, E010.872620 - Link Tariffe (cani ammessi), con corrente e camper service, a 100 metri dalla spiaggia, servizi igienici puliti, bagno per disabili, baby room, lavatrice, piccolo negozio - Tel. +390464548204 - sito web: https://www.camperstoptorbole.com/it), dove soggiorneremo nei prossimi giorni.



venerdì 2 marzo 2012

LANGHE E ROERO in bici (Piemonte, 30/10 - 02/11/2011)





30/10/2011: 1° giorno: anello Alba – Benevello – Tre Croci – Rodello – Alba (Langhe)

(km 42 – 616 metri di dislivello)



Aspettavo giusto l'autunno per fare qualche giretto in bici nelle Langhe e nel Roero, perchè desideravo vedere quei luoghi con i colori caldi di questa stagione e, soprattutto, avvolti dalla sottile, malinconica nebbiolina. Il “ponte” dei morti capita a fagiolo e così partiamo, Marco ed io, alla volta di Alba. Per nostra comodità, decidiamo di parcheggiare il camper all'Alba Village in Corso Piave n. 219 (tel. 0173-280972), adiacente all'area di sosta per camper, la quale, oltre ad essere sfornita di colonnine per l'attacco della corrente, ha anche il marchingegno per il carico e lo scarico dell'acqua non funzionante. Eventualmente, si può sostare anche presso il parcheggio della Ferrero, ampio e gratuito, distante 10 minuti a piedi dal centro (GPS: N44.6972890 - E08.0227120). Per una serie di antipatiche circostanze, arriviamo al campeggio nel primo pomeriggio di domenica. Sprecati il sabato e parte della domenica, non ci perdiamo d'animo, pronti, comunque, a goderci i restanti giorni di vacanza con cuor sereno, nonostante tutto. E appunto per non perdere ulteriore tempo, inforchiamo subito le nostre bici per un assaggio di questa splendida terra di langa. Da Corso Piave, in cui ci troviamo, per evitare alcuni tratti a senso unico ci portiamo sul parallelo Corso Europa, e in circa 4 km siamo nel centro di Alba. Un intenso profumo di cioccolato mi penetra nelle narici e, in un nano secondo, realizzo che proprio qui ci sono gli stabilimenti della Ferrero, nota produttrice, tra l’altro, della mitica Nutella. Superati senza svenimenti il ponte della ferrovia e Piazza Savona, usciamo dalla città seguendo le indicazioni per Neive. Al bivio svoltiamo a destra per Manera.


La strada sale dolcemente, guadagnando una vista spettacolare sulla città di Alba. Queste pendenze sono del tutto nuove per me, ma che piacevole sensazione! Abituate ad affrontare i pendii impervi e le rampe assassine dei colli bergamaschi, qui, finalmente, le mie gambe girano che è una meraviglia e senza reclamare. 


In breve lo scenario cambia. Dolci colline dai contorni sfumati si susseguono una dietro l'altra, come pure i filari ordinati di vite dalle colorate geometrie: paesaggi da fiaba che sembrano emergere da un mondo incantato. 


E’ in questa zona, in questa terra argillosa, che si producono i rossi più corposi, i vini più famosi del mondo ed è proprio così che me l’immaginavo. Sono estasiata, completamente rapita da questi luoghi da sogno. Viaggiamo ora in cresta, osservando il panorama che si estende da entrambi i lati della carreggiata. 


Procediamo sempre lungo strade tranquille, rigagnoli d’asfalto fiancheggiati da vecchie case abbandonate, da peri che lasciano cadere a terra i loro frutti maturi che nessuno raccoglie, da vaste coltivazioni di nocciole di alta qualità, tra cui la pregiata varietà Tonda Gentile delle Langhe. E, mentre mi chiedo dove si nascondano i famosi tartufi di Alba, arriviamo ad un bivio. Un cartello a bordo strada informa che ci troviamo sulla Strada Romantica delle Langhe e del Roero. 
Giriamo a destra, seguendo le indicazioni per Benevello e continuiamo a salire dolcemente in mezzo ad una natura dai colori accesi, infuocati. Arriviamo, quindi, all’incrocio con la strada che, a destra, scende ad Alba mentre, a sinistra, conduce alla Pedaggera. Le prime ombre della sera stanno ormai calando. Consapevoli del fatto che non conosciamo nè la zona nè le distanze, decidiamo di ritornare al campeggio e di rimandare al giorno seguente la perlustrazione di questo straordinario territorio. Quanto vorrei fosse già domani!


31/10/2011: 2° giorno: anello Alba – Baldissero – Montaldo Roero – S. Grato – S. Lorenzo – S. Rocco – Montà – S. Stefano Roero – Alba (La regione dei Roeri)
(km 84 – 786 metri di dislivello)




Non sto più nella pelle! Oggi Langhe o Roero? Sono combattuta, come i bimbi indecisi nella scelta tra due leccornie. Le vorrei entrambe, ma, pur essendo, queste, due terre gemelle, sono opposte: la Langa si trova a Sud del fiume Tanaro, il Roero a Nord e, quindi, risulta scomodo riunirli in un solo giorno. Vada allora per il Roero. Agganciamo i pedali e ci dirigiamo verso il centro di Alba. Purtroppo ci fidiamo delle indicazioni forniteci da alcuni cittadini, i quali, per raggiungere Scaparone, anziché consigliarci di attraversare il ponte della ferrovia e il vecchio ponte sul Tanaro per prendere, poi, la direzione di Bra, ci indirizzano verso il cimitero e la tangenziale, assicurandoci che dovremo percorrerla solo per un breve tratto. Minuti da incubo, con i Tir che ci sfrecciano a pochi centimetri di distanza. Mai più!


Riusciamo ad arrivare illesi a Scaparone e, da lì, seguiamo le indicazioni per Corneliano d’Alba.  Attraverso stradine secondarie e tranquille raggiungiamo Baldissero d’Alba, entriamo nel centro abitato e saliamo verso il castello, inerpicandoci su per una ripida vietta acciottolata. Quindi, scendiamo dalla parte opposta e usciamo dal paese. 


Tenendo la destra, proseguiamo verso Montaldo Roero ed eccoci finalmente nella terra dei Roeri, i quali, a differenza delle Langhe, oltre che da manciate di colline, sono caratterizzati anche dalle “rocche”, profonde forre tra alte pareti rocciose, molto suggestive. La vegetazione è a tratti selvatica, a tratti ordinatamente coltivata. Boschi di conifere si alternano ai campi di fragole, i castagneti ai frutteti, i noccioleti ai vigneti. La terra dei Roeri, più soffice e sabbiosa rispetto a quella delle Langhe, offre vini bianchi e fruttati. Anche qui è tutto un saliscendi; ora pedaliamo ai piedi delle colline, ora sulle creste di quest’ultime, ammirando il paesaggio. Sbuchiamo sulla Sommariva-Canale, giriamo a sinistra e, dopo un chilometro, svoltiamo a destra per San Grato. La lingua d'asfalto sale, impennandosi, verso il piccolo borgo, per poi procedere sui crinali, attraverso boschi e frutteti, fino a San Lorenzo. Scendiamo a Pralormo e, passando per Cellarengo, San Rocco e Montà lungo un percorso tortuoso, arriviamo alla località Madonna delle Grazie. Continuiamo ancora per Santo Stefano e, superato il paese, prendiamo la via che si stacca a destra e scende con ampi tornanti all'incrocio con la strada per Canale. Da qui seguiamo le indicazioni per Alba, che raggiungiamo velocemente, destreggiandoci, senza intoppi per fortuna, nel traffico caotico dell’ora di punta.


01/11/2011: 3° giorno: anello Alba – La Pedaggera – Serralunga d'Alba – Grinzane Cavour – La Morra – Barolo – Alba (La regione del Barolo - Langhe)
(km 66 – 1.026 metri di dislivello)





Anche oggi il cielo è azzurro, ma con l'immancabile nebbiolina che io adoro. Ormai raggiungere il centro di Alba è diventato un gioco da ragazzi. Sono bastati un paio di giorni per riuscire ad orientarci e a capire quali strade imboccare per iniziare i vari itinerari. Si deve sempre attraversare il ponte sulla ferrovia e raggiungere Piazza Savona. Da lì, poi, è semplice trovare le vie che interessano. Stamattina prendiamo la direzione di Montelupo Albese e della Pedaggera. E' davvero piacevole pedalare su queste dolci pendenze, senza fretta, concedendo al tempo i suoi ritmi naturali. Mi sento, ogni giorno che passa, sempre più rilassata. Il percorso odierno, poi, è particolarmente suggestivo. Attraversiamo borghi pittoreschi, mentre sullo sfondo, in lontananza, si intravedono le sagome di antichi manieri. 


Come sempre, viaggiamo in parte sulla cresta delle colline, in parte ai loro piedi. 
Superata la Pedaggera, al bivio imbocchiamo la strada per Roddino e Serralunga d'Alba, con i loro castelli pittoreschi, che dominano immene distese di vigneti. 


Siamo nella terra del Barolo e tutt'intorno si estendono sconfinati vigneti dai caldi e differenti colori. 


Spettacolari quelli verso Fontanafredda. 
Procediamo in discesa fino a Gallo d'Alba, dove seguiamo le indicazioni per La Morra, cui perveniamo in breve tempo, dopo un tratto in piano e una bella salitella.


Il panorama a 180° che ammiriamo dal belvedere, conquistato con una rampetta spezzagambe, è di quelli che lasciano a bocca aperta per la meravigliosa bellezza. 


Scendiamo, quindi, a Barolo e ci portiamo ancora sulla strada per Gallo d'Alba. Con una piccola deviazione saliamo al castello di Grinzane Cavour, in cui visse il conte Camillo Benso, ora sede di un'enoteca (che visitiamo), dove, ogni anno, si svolge l'asta mondiale del tartufo bianco. Siamo a 5 km da Alba e dal nostro campeggio, situato nei pressi della piscina e di altri impianti sportivi, verso il quale ora, ci dirigiamo.



02/11/2011: 4° giorno: anello Alba – Neive – S. Stefano Belbo - Neive – Alba (La valle del Belbo -Langhe)
(km 65 – 794 metri di dislivello)





Ultimo giorno di vacanza e, come i precedenti, raggiungiamo il centro di Alba, seguendo, poi, le indicazioni per Neive. La strada sale dolcemente per una manciata di chilometri, durante i quali la vista spazia sull’intera città. Dopo una breve discesa e un ampio curvone a sinistra, riprendiamo a salire tra i vigneti, continuando, infine, su falsopiano fino all’antico borgo, uno dei più belli d’Italia, come ci informa una targa. 


Decidiamo, però, di visitarlo al ritorno; perciò procediamo in direzione di Neive bassa e, poi di Bricco di Neive, costeggiando la ferrovia. La strada si restringe e sale per circa 6 km, sempre in mezzo alle vigne, fino ad un bivio sprovvisto di segnaletica. Nei dintorni non c’è anima viva a cui chiedere informazioni; dunque, teniamo la destra e, ad una successiva biforcazione, svoltiamo a sinistra. Le pendenze si fanno più accentuate. Mi ero disabituata a soffrire, ma, a dir la verità, un po’ la fatica mi mancava. Scolliniamo nei pressi di una cascina e, dopo una bella discesa a tornanti, andiamo verso Santo Stefano Belbo. La nostra intenzione sarebbe stata quella di vagare un po’ nella valle del Belbo, terra del Barbaresco, del Dolcetto e del Moscato. Purtroppo le indicazioni stradali non ci aiutano a trovare la strada per Canelli e proseguire, quindi, per Loazzolo, attraverso stradine secondarie. Ci rassegniamo, pertanto, a percorrere la trafficatissima strada principale per Asti, deviando, infine, nuovamente verso Neive, il cui centro guadagniamo superando una breve rampa. 


Facciamo un giretto tra i vicoli del villaggio e, una volta messi a tacere anche i morsi della fame, con calma riprendiamo la strada per Alba. 


Prima di ritornare a casa, però, non possiamo non visitare il caratteristico centro storico della città che ci ha ospitato in questi giorni: la romana Alba Pompeia e la medievale “città dalle cento torri”. Cammino lungo le strette vie lastricate con il naso all'insù per ammirare le innumerevoli torri ben ristrutturate e i magnifici palazzi decorati, cercando di non andare a sbattere contro la marea di gente che si accalca davanti ai negozi, da me completamente ignorati: da tempo, ormai, non provo più alcun interesse per lo shopping. Mi concedo soltanto una sosta golosa alla bancarella delle caldarroste e un’altra alla pasticceria per acquistare una torta di nocciole appena sfornata ed i tipici tartufi dolci di Alba, che spazzolerò con vergognosa voracità non appena metterò piede sul camper. Eh sì, bici e cibi, davvero un binomio perfetto!





sabato 25 febbraio 2012

23/10/2011: S. Vigilio e Boario Terme con Marcello & C. (120 km e 997 metri di dislivello in bici da corsa)

(Grumello del Monte – Lovere – San Vigilio – Angolo Terme – Boario Terme – Lovere – Grumello del Monte)

L’invito di Marcello per un giro in bici a San Vigilio con il suo gruppetto è allettante: la compagnia è buona e per loro sarà giornata di scarico, quindi, in teoria, non dovrebbero “tirarmi il collo”. Saranno due anni che non esco in gruppo, ma ci voglio provare, perché, adesso che conosco le strade, alla peggio posso sempre staccarmi e continuare da sola. Non voglio essere di peso a nessuno. Per uscire in gruppo e andare d’accordo bisogna avere più o meno lo stesso passo, perché, se c’è troppa differenza tra i partecipanti, è inevitabile che nascano dei malcontenti. Dopo aver rimuginato qualche istante, decido di accettare: il giro mi piace e ormai, con l’arrivo del primo freddo, non mi è più possibile fare uscite in bici troppo lunghe. Man mano che si entra nel periodo invernale è normale diminuire i tempi di allenamento: dopo tre o quattro ore di brividi, di piedi e mani congelati, comincio a sognare il tepore di una casa e una tazza di cioccolata bollente. E così ci diamo appuntamento alle 8 di mattina alla "rotonda delle bottiglie", così chiamata perché, essendo il paese in cui vivo rinomato per il vino, l’amministrazione comunale ha pensato bene di creare dei rondò a tema e uno di questi è stato realizzato con siepi a forma di bottiglie di vino. A quest’ora del mattino c’è già un gran via vai di ciclisti sulla strada. Che bello! Saluti e sorrisi, l’animo allegro e sereno. Sono soprattutto queste cose che mi piacciono nel ciclismo, quel clima cameratesco che nasce anche tra persone che non si conoscono o che si conoscono solo di vista. Oltre a Marcello c’è anche Nicola, suo padre ed Enzo, che raccoglieremo qualche chilometro più avanti, a Capriolo. La prima sensazione è buona, mi sento bene e non faccio fatica. Merito anche dei miei compagni che, cavallerescamente, tengono un’andatura regolare, non mandandomi subito in affanno come temevo. Realizzo già alla partenza, però, che questa sarà una giornata fatta soprattutto di sensazioni, più che di osservazione del paesaggio come è mio solito, perché i miei occhi sono per la maggior parte occupati a fissare le ruote di chi mi precede, per evitare voli rocamboleschi miei e di chi mi segue. Vabbè, del resto conosco a memoria i luoghi che attraverseremo e quindi mi fa piacere dedicare anche qualche uscita in bici unicamente a socializzare e a chiacchierare, almeno questo riesco a farlo senza provocare disastri. Sul lago i ciclisti cominciano ad essere più numerosi; sento il loro chiacchiericcio alle mie spalle. L’atmosfera è rilassata e godereccia. Nessuno ci supera, non certo perché andiamo come razzi, ma perché questo è il periodo in cui si tirano i remi in barca, le gare sono finite e tutti, o quasi, se la prendono comoda. L’andatura fra i 30 e i 35 km/h, tenuta da Marcello ed Enzo, che si alternano alla testa del gruppo, ormai gonfiatosi a dismisura, si confà anche agli altri, che non sentono la necessità di passare oltre e così questa formazione rimarrà invariata fino al bivio per Ceratello, meta dei colleghi che ci seguono. Da qui in poi restiamo di nuovo soltanto noi quattro. Procediamo dritto verso Rogno ancora per circa 3 km, fino alla diramazione per Castelfranco e San Vigilio. Svoltiamo quindi a sinistra, imboccando la salita che in circa 6,5 km ci innalzerà ai 750 metri di altitudine del piccolo borgo e che già intravediamo alzando gli occhi al cielo. In effetti, pur non trovandosi ad una quota elevata, guardandolo da quaggiù fa una certa impressione, ma in realtà la scalata è meno terribile di quel che sembra, anche se abbastanza impegnativa. Ci avviamo con calma, parlando un po’ di noi, soprattutto Enzo ed io che non ci conosciamo, così la pendenza, per la maggior parte a doppia cifra, si sente di meno. Scolliniamo e con altrettanta tranquillità, sempre conversando, ci rifocilliamo. Superato brillantemente, grazie all’abilità dei miei compagni, un piccolo problema tecnico alla cerniera del mio k-way, ripartiamo alla volta di Angolo Terme, che raggiungiamo dopo un paio di chilometri di saliscendi e 6 km di discesa. L’asfalto è piuttosto sconnesso, ma sarebbe un’utopia aspettarsi un manto di velluto da queste parti. Al bivio giriamo a destra, scendiamo per altri 3 km verso Boario Terme e, infine, svoltiamo di nuovo a destra per ritornare a Lovere, dove, nel frattempo, si stanno radunando decine e decine di motociclisti. Lungo la strada ne incontriamo ancora una marea; arrivano alla spicciolata o a gruppi numerosi, ma a flusso continuo e nel senso di marcia opposto al nostro. Nell’aria risuona soltanto il rombo dei loro motori; un frastuono infernale, amplificato durante il passaggio nelle gallerie, che non concede tregua alle nostre povere orecchie. E così fino a Predore, per una ventina di chilometri che sarebbero potuti anche essere rilassanti, nonostante si viaggiasse intorno ai 35 km/h, e che, invece, ci hanno letteralmente “tirati scemi”. Da Predore a casa il traffico, poi, è inevitabile, soprattutto a mezzogiorno, ma a questo ormai ci siamo abituati. Ringrazio di cuore i miei compagni di viaggio, premurosi e cavalieri, che si sono alternati alla testa del nostro gruppetto, consentendomi di sfruttare, nella loro scia, il taglio dell’aria. Li ho apprezzati in particolare al ritorno, quando, vedendomi in “leggera” difficoltà sulle ultime salitelle, mi hanno aspettato per “offrirmi le loro ruote” e agevolare così la mia risalita. Sono anche questi piccoli gesti che fanno capire quanto sia grande l’animo delle persone. Alla prossima!