Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)

sabato 13 febbraio 2016

VALCAMONICA - VALSAVIORE - VALSALARNO in camper e bici (Lombardia, novembre 2015)

(50 km - 1100 metri di dislivello+)

Approfittiamo degli ultimi scampoli di alta pressione africana, e del conseguente bel tempo, per andare ad esplorare, in mountain bike, le piccole valli laterali della Valcamonica. La Val Saviore e la Val Salarno, nel cuore del Parco regionale dell'Adamello, distano soltanto 80 km da casa nostra e, con la comoda SS42, ci si arriva velocemente. Facendo base a Capo di Ponte, presso l'area camper comunale attrezzata "Concarena" di Via Santo Stefano - GPS: N46.024170, E010.343310 - raggiungiamo, prima, Cedegolo e, quindi, Demo (porta d'accesso alla Val Saviore), in 8 km poco trafficati, grazie alla presenza della vicina superstrada, sulla quale si riversa la maggior parte dei veicoli. 12 sono i km di salita e 800 circa i metri di dislivello+ per conquistare la nostra prima meta, Saviore dell'Adamello (1.070 m s.l.m.), passando per i piccoli borghi di Berzo Demo, Monte e Cevo. 
Continuando per altri 3,5 km e 250 metri di dislivello+, e percorrendo, dopo una deviazione a sinistra, la suggestiva e panoramica Val Salarno, giungiamo al Rifugio Stella Alpina di Fabrezza (1424 m s.l.m.). Superata, con un'impennata e il batticuore, una rampa al 25%, intercalata da tre canaletti ampi una spanna, approdiamo ad un'area pic-nic. Qui finisce l'asfalto e inizia la mulattiera acciottolata che conduce al lago di Salarno (2070 m s.l.m.) ed al rifugio Prudenzini (2.225 m s.l.m.). Non ci sembra il caso di salire a quote così alte in questa stagione, tra l'altro senza neppure sapere quanti chilometri restano ancora da macinare. Così, abbandoniamo questo incanto e ridiscendiamo in Valcamonica, passando però da Fresine e Andrista, lungo una strada incassata tra alte montagne e in gran parte all'ombra, ma circondati da un ambiente naturale ricco di fascino. Inutile dire che mi sono innamorata di questi luoghi e che sto già sognando di tornarci.





























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martedì 6 ottobre 2015

LAGO DI IDRO E CICLABILE DELLA VALLE DEL CHIESE in camper e bici (Brescia, Lombardia, settembre 2015)

Per raggiungere Ponte Caffaro, una frazione di Bagolino (Bs), sul lago di Idro, percorriamo la A4, usciamo al casello Brescia Ovest e proseguiamo sulla superstrada, seguendo le indicazioni per Lago di Garda – Salò – Lago di Idro e, poi, la SS 237. Da casa nostra sono soltanto 85 km. Parcheggiamo il camper sul lungolago, a sinistra del bar-ristorante (Via Di Quadri I – GPS: N45.810300, E010.524800): tariffa 10 € per 24/h, solo servizi igienici (un incaricato del Comune si occupa della riscossione). Il posto è carino e tranquillo. Proprio davanti passa la pista ciclabile che, attraversando la valle del Chiese, conduce, in circa 20 km, a Pieve di Bono. E' prevista, nel futuro, la realizzazione di un altro troncone di ciclabile che consentirà di arrivare sino a Tione e di immettersi sulla Ciclabile della Val Rendena (per Ciclabile Val Rendena clicca qui).
Quest'ultima costeggia il Sarca e, in 25 km, collega il lago di Ponte Pià a Carisolo. 
Il percorso odierno, invece, si snoda nella vallata del fiume Chiese, alle porte del Parco Naturale Adamello-Brenta ed al confine tra Lombardia e Trentino. Partiamo dal punto in cui il fiume si getta nel lago di Idro e risaliamo la sponda sinistra del corso d'acqua, fino ad un caratteristico doppio ponte in legno. A questo punto la strada si biforca e si può scegliere se continuare dritto, lungo il Chiese, ed evitare il centro di Storo, oppure deviare a destra, attraversare il paese e rientrare nuovamente nell'altra ciclabile. 
Noi optiamo per quest'ultima via, scoprendo, al ritorno, che era meglio l'altra. Poco male! Dopo il centro abitato, prima di un ponte, svoltiamo a destra. Passiamo accanto ad un'area attrezzata per pic-nic con tanto di cascatella, pedaliamo su una passerella di legno e, poi, proseguiamo, per circa 2 km lungo una stradina sterrata, che corre in un ambiente naturalistico davvero splendido. Superato un ponticello, fiancheggiamo le rovine di un antico casale, nel pressi del quale si trova un bicigrill. Procediamo ancora verso Condino e Cimego, percorrendo un breve tratto di statale sul marciapiede ed alcune centinaia di metri su una strada secondaria. Infine, ritorniamo sulla ciclabile ed arriviamo a Pieve di Bono, dove termina, di fronte all'Ufficio Informazioni (toilette e tavolino con panche), la facile pista riservata alle bici, adatta anche a chi è poco allenato. 
A questo punto propongo a Marco di continuare ancora un po' sulla statale 237. Acconsente brontolando, perchè la strada non ha lo spazio per le bici, ed imprecando contro il traffico, che a me non pare nemmeno tanto sostenuto. Non c'è niente da fare: lui è un biker e, fuori dai sentieri, gli prende l'ansia. Piano, piano la pendenza si accentua. Un paio di tornanti, un lungo rettilineo ed ecco apparire all'orizzonte la sagoma di un fortino. Sarà la nostra meta finale. Poche centinaia di metri e siamo davanti all'entrata del forte di Larino, alle porte di Lardaro. Essendo la visita gratuita, ne approfittiamo per dare una sbirciatina veloce all'interno, abbandonando per un attimo le bici. Quindi, su consiglio del custode, andiamo alla ricerca del Sentiero della Pace, che dovrebbe riportarci al lago di Idro evitando la statale. 
Il nome è allettante e, con grande curiosità, ci avviamo verso il pugno di case indicatoci come luogo presso il quale avremmo potuto trovare l'accesso al sentiero. Di cartelli segnaletici, però, neanche l'ombra. Non ci resta che chiedere informazioni all'unico essere umano incontrato nel piccolo borgo, il quale, con aria perplessa, ci dice che è abbastanza lontano da lì e che dovremmo pure arrampicarci su per una montagna. Insomma, è un po' complicato arrivarci. Non è proprio il caso di andare allo sbaraglio in posti che non conosciamo. 
Perciò, ritorniamo tranquillamente da dove siamo venuti. Personaggi strani questi custodi di fortini! In conclusione, abbiamo percorso una sessantina di chilometri e 440 metri di dislivello, in una valle da noi mai esplorata prima d'ora, aperta al turismo, dove è possibile praticare sport all'aria aperta, visitare i luoghi della Grande Guerra o semplicemente vivere momenti di relax in un ambiente ancora autentico ed incontaminato. 

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30/08/2015: PASSO DI MALOJA (1815 metri alt.) da Chiavenna





32 km da Chiavenna – 1500 metri di dislivello+ (pendenza massima 13%)

Salita piuttosto lunga, ma senza grosse difficoltà. La parte più impegnativa, ma forse anche la più divertente, si concentra negli ultimi 2,5 km: 13 tornanti ravvicinati, con pendenze comprese tra l'8 e il 13%. Tutto il percorso, comunque, è molto suggestivo e si svolge in un ambiente naturale incantevole. Decidiamo di percorrere la pista ciclabile n. 6 che, da Chiavenna, in circa 13-14 km, ci porta al confine svizzero. Boschi, torrenti, ponti, cascate e anche un po' di sterrato … non c'è proprio da annoiarsi! Dalla dogana, la strada continua a salire sempre dolcemente, con morbide curve e lunghi rettilinei, tanto che, nei primi 22 km, superiamo meno di 800 metri di dislivello. Nonostante sia domenica, il traffico è meno sostenuto di quel che pensavo. 
Automobilisti e motociclisti sono, comunque, rispettosi e silenziosi. Così, quel giro infernale, ipotizzato da Marco, si sta rivelando, invece, una piacevole passeggiata tra le bellezze alpine svizzere. Nei pressi di Promontogno siamo obbligati a deviare verso il caratteristico paesino ed a percorrerne le vie acciottolate per evitare una galleria vietata alle bici. Sbuchiamo, poco dopo, sulla strada principale; affrontiamo un altro, lungo rettilineo, un paio di tornanti e, finalmente, arriviamo ai piedi dell'incredibile serpentone d'asfalto, che si snoda sinuoso sul ripido fianco della montagna. Tornante dopo tornante, lasciamo alle nostre spalle i 2 impervi km che, con un balzo di 200 metri, ci innalzano ai 1815 metri di quota del Passo. Lo splendido panorama sulla Val Bregaglia, che si gode da quassù, ripaga di ogni fatica. 
La strada, contrariamente a quanto si può pensare, continua, poi, in falsopiano nella valle dell'Engadina, verso Saint Moritz, e consente di raggiungere l'imbocco di ulteriori vie per altri Passi alpini, quali lo Julierpass, a 12 km (7 km di salita da Silvaplana, 39 da Tiefencastel), l'Albulapass a 30 km (9 km di salita da La Punt, 31 da Tiefencastel), il Passo del Fuorn da Zernez a 50 km (22 km di salita), il Fluelapass a 57 km (13 km di salita da Susch, 14 da Davos), o semplicemente di scendere a Tirano, passando dal Passo Bernina, e tornare a Chiavenna sulla ciclabile asfaltata e denominata "Sentiero Valtellina", completando un anello di circa 200 km. Io, intanto, mi accontento così, grata a Marco per la compagnia che mi fa, nonostante lui non sopporti di pedalare sull'asfalto. Perciò, dopo la foto di rito, giriamo le bici e ci accingiamo a tornare a Chiavenna. Il rientro avviene velocemente: il vento a favore, i lunghi rettilinei e l'ottimo stato del manto stradale, invogliano anche un brocco come me a mollare un po' i freni in discesa. Una volta rimpatriati, evitiamo la ciclabile e ci dirigiamo direttamente a Borgonuovo, dove ci aspettano le maestose cascate dell'Acquafraggia: uno spettacolo della natura! La giornata non poteva finire in modo migliore.


















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