Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso. (Luis Sepulveda)

domenica 27 giugno 2021

VALLE IMAGNA in camper e bici (Bergamo - Lombardia, 18-21 giugno 2021)


Quattro giorni di pedalate spensierate in Valle Imagna, a pochi chilometri di distanza da Bergamo e dal paese in cui vivo. Ripercorrerò in bici, dopo tanto tempo, quelle strade che, per anni, mi hanno regalato emozioni indimenticabili. Questa vallata, infatti, ha molto da offrire a ciclisti ed escursionisti: un parco naturale quasi incontaminato e circondato dalle Prealpi Orobiche, che si distende dalla piana di Almenno San Salvatore alle cime del Monte Resegone. 

Le mulattiere  (antiche vie di comunicazione realizzate con la Prida, pietra locale) sono una caratteristica di questo territorio - come pure i ponti costruiti nello stesso materiale - e un tempo consentivano i collegamenti tra le contrade della valle (o Cà, come le chiamano qui). Il mulo, da cui deriva il nome, era, infatti, l’unico mezzo in grado di trasportare merci pesanti lungo le impervie stradine di montagna dove sorgevano i borghi valdimagnini.


In verde scuro il territorio della Valle Imagna


Sant'Omobono Terme (427 metri s.l.m.), importante località turistica già dalla fine del XVIII secolo per la presenza di una sorgente di acqua sulfurea, è un punto strategico per esplorare la zona, per due motivi principali: 1°) si trova nel cuore della valle e ad una quota più bassa rispetto agli altri centri disposti a raggiera intorno ad esso; 2°) il Comune ha realizzato, in Via Brancilione n. 35 (GPS: N45.823948, E009.532020), una piccola area di sosta per i camper, gratuita, provvista di Camper Service e colonnina per l’allaccio alla corrente (purtroppo, non ancora ultimata e, quindi, al momento - giugno 2021 - acqua e corrente non sono disponibili), dove abbiamo, comunque, potuto parcheggiare il nostro mezzo (servono i cunei livellatori, perchè il terreno è un po’ in pendenza) e scaricare le acque grigie (non nere) nel pozzetto. 

Da lì, ci siamo mossi giornalmente in mountain bike. 


In alternativa, l'Agriturismo "Scuderia della Valle", in località Valsecca (627 metri s.l.m.), Via Prabuté n. 2 - link: https://www.scuderiadellavalle.it/ Tel. 035 852007 - offre ospitalità anche ai camper ed è ideale per famiglie con bambini.


Davanti all’area camper di Via Brancilione passa il “Percorso Vita”, il quale consente di raggiungere, a piedi o con la bici (circa 1 km), il centro di S. Omobono in sicurezza, seguendo il corso del torrente Imagna; inizia dalla piazza del mercato, nei pressi della sede C.A.I. Valle Imagna - che ne cura la manutenzione - e si snoda, pianeggiante, per circa 2,6 km all’ombra del bosco, tra aree picnic e aree training. C’è anche un parco giochi per bambini e non manca neppure il chiosco del bar per una sosta ristoratrice. 


   



DIARIO


17/06/2021: la Valle Imagna dista soltanto 47 km dal paese in cui viviamo e, con la comoda superstrada, ci arriviamo in breve tempo. Per le nostre escursioni ciclistiche faremo base all’area camper di Sant’Omobono Terme, la quale, oltre a non consentire, al momento, la fruizione dei servizi (seppur presenti), non dispone neppure di uno straccio d’ombra. L'estate non è ancora ufficialmente iniziata, ma le temperature, da una settimana a questa parte, hanno brutalmente fatto un balzo verso l’alto, superando i 32° C di giorno. Speravo di trovare aria più fresca qui che a casa, invece l’afa è altrettanto opprimente. Pazienza! Adesso, non vedo l’ora di ripercorrere in bici le mie amate salite.




18/06/2021: anello S. Omobono - Fuipiano - Brumano - Rota d'Imagna - S. Omobono 

(25 km - 701 metri di dislivello+ in mountain bike)


Stamattina, tanto per gradire e scaldare i garretti, saliremo in bici a Fuipiano (1019 m), lungo la sinistra orografica della valle e passando da Locatello (557 m). La strada è abbastanza ampia e si restringe solo in alcuni punti, ma, con un po’ di attenzione, è fattibile anche con il camper; sale tortuosa per 8 km, completamente esposta al sole per i primi 4 km e prosegue alternando sole e ombra per i rimanenti 4. Le pendenze si mantengono più o meno costanti tra il 6 e l’8%, con punte al 10-11% nel tratto finale in entrata al paese. 



Fuipiano Valle Imagna è un antico centro di tessitura della lana ed ha le caratteristiche del piccolo borgo montano. L’edificio più importante è la chiesa di San Giovanni Battista, che risale al 1561, in posizione dominante sulla valle. Tra questa chiesa e il cimitero c’è una fontanella d’acqua potabile e, volendo, anche un po’ di spazio per sostare con il camper (GPS: N45.849362, E009.525399, Piazza Giovanni Battista n. 2, Fuipiano).

Attraversando l'abitato, notiamo, alla nostra destra, le indicazioni per il “Sentiero dei tre faggi” (traccia GPS: https://www.komoot.it/smarttour/4116739) e ci ripromettiamo di tornare, magari in autunno, per percorrerlo a piedi (1 ora di cammino) - mentre, a sinistra, vi è un ampio parcheggio adatto anche ai camper (utilizzato la domenica per il mercato) e, dopo qualche decina di metri, una pizzeria.

Più avanti la strada si restringe e corre in falsopiano, per circa 3 km, ai piedi del Monte Resegone, passando per il borgo di Arnosto (1033 m), minuscolo insediamento seicentesco fondato dai Veneziani come dogana veneta al confine tra il Ducato di Milano e la Serenissima. Nel 2002 sono stati effettuati interventi di recupero conservativo e mantenuto l'originale, caratteristico impianto edilizio di case in pietra con tetti spioventi. Un luogo suggestivo e silenzioso, dove il tempo pare essersi fermato. 







Da qui in poi, è meglio non inoltrarsi con il camper: la strada, già di per sè stretta, è anche parzialmente occupata dalle auto degli escursionisti parcheggiate sui suoi cigli. Infatti, poco dopo, incontriamo l'imbocco del sentiero per il Resegone e il rifugio Azzoni (traccia GPS: https://www.komoot.it/smarttour/1720540)


Scendiamo, quindi, in modo deciso, per altri 3 km, in direzione di Brumano (911 m). Situato alle pendici della Costa del Palio e del Resegone, è il più piccolo comune della vallata e tra i più minuscoli d’Italia. Nei pressi dell’abitato, si possono ammirare numerosi bassorilievi rupestri scolpiti negli anni ’30 dal maestro Carlo Vitari e raggiungere la Tomba dei Polacchi: una grande grotta usata per scopi rituali nell’età del Bronzo e del Ferro (per approfondimenti: https://vallimagna.com/tomba-dei-polacchi-testimonianza-antica/)




Ulteriori 10 km di discesa ci portano a Rota d’Imagna - dove nacque il famoso architetto Giacomo Quarenghi, operante al servizio degli zar di Russia - ed infine a Sant'Omobono Terme. 

Nonostante il caldo, sono riuscita ad apprezzare la semplice bellezza dei paesaggi naturali attraversati durante questo breve giro; nulla è cambiato rispetto al passato.

Una volta giunti all’area camper, decidiamo di proseguire in bici lungo il Percorso Vita ancora per qualche centinaia di metri, fino al ponte medievale in pietra di Cà Prospero, che scavalca il torrente Imagna in un ambiente boschivo e fresco; sotto, l’acqua scorre tra le rocce, formando una serie di cascatelle. Appoggiamo le bici al muro, togliamo scarpe e calze, e mettiamo le gambe in ammollo. La sensazione di sollievo è immediata, intensificata dalla dolce brezza generata dai salti dell’acqua. Non potevamo chiedere di meglio. 





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19/06/2021: anello S. Omobono - Bedulita - Costa Imagna - laghetto del Pertus - Valsecca - S. Omobono 

(km 34 - 883 metri di dislivello + in mountain bike)


Stamattina, sempre in bici, saliremo a Costa Valle Imagna, passando per Bedulita e, poi, continueremo verso il laghetto del Pertus. 



Pedalando lungo il Percorso Vita e passando davanti agli impianti sportivi, sbuchiamo sulla Sp 21, di fianco all’Ufficio Informazioni, dove ci fermiamo per reperire opuscoli turistici e mappe della zona. Quindi, ci dirigiamo a sinistra sulla Sp 14, che seguiamo solo per 1 km, deviando, al bivio successivo alla nostra destra, verso Bedulita. Dopo un iniziale tratto in salita, la strada spiana, tornando a salire dopo la biforcazione per il santuario della Madonna della Cornabusa, che, al momento, ignoriamo.



Poco oltre, alla piccola rotonda, prendiamo la prima via a destra e proseguiamo, nella pace più assoluta, tra pascoli e boschi senza troppa fatica: la pendenza, infatti, si mantiene tra il 6 e l’8% per tutti i 10 km dell’ascesa (i primi 5 al sole e i rimanenti 5 alternando ombra e sole). La salita termina all’incrocio con la strada che proviene dalla Roncola, meta prediletta dai ciclisti milanesi e brianzoli; ci andremo domani, salendo da Almenno San Salvatore. Oggi, invece, procediamo dritto davanti a noi. Dopo 1,5 km in piano, arriviamo a Costa Valle Imagna (1014 metri s.l.m.), piccolo borgo disteso lungo il terrazzo quasi pianeggiante del versante nord-est del Monte Tesoro, in posizione panoramica sulla vallata.



Uscendo dall’abitato, incontriamo alla nostra sinistra la diramazione per Valcava (5 km) e per il laghetto del Pertus (4 km). Andiamo, pertanto, in quella direzione e, dopo 2 km, lasciamo a sinistra la strada per Valcava, continuando verso destra per altri 2 km. In un tripudio floreale di colori, giungiamo al minuscolo specchio d'acqua, che spicca nel verde di una conca prativa: un posticino ameno, situato ad una quota di 1300 metri. 



Siamo in località Forcella Alta, poco sotto il Monte Tesoro (m. 1431), il quale fa da spartiacque tra la Val S. Martino (LC) e la Valle Imagna (BG). E' un luogo tranquillo, ideale per rilassarsi. Ci sediamo all’ombra di un bellissimo biancospino per consumare la nostra merenda, in compagnia di due simpatici pelosetti. 





Prima di tornare sui nostri passi, ci gustiamo un gelato nel vicino bar. La successiva discesa è una goduria sublime: l'aria rinfresca la pelle accaldata, donando un senso di benessere. In pochi minuti siamo di nuovo a Costa Imagna e, dopo altri 7 km lungo la Valsecca, a S. Omobono. Questa strada è più ampia rispetto a quella che sale da Bedulita; seppur non proprio in buono stato e presentando alcuni stretti tornanti, vi passano anche i pullman di linea.

Preleviamo dal camper un paio di birrette ghiacciate e, come ieri, andiamo a scolarcele al ponte di Cà Prospero. C'è un gran bisogno di reintegrare liquidi e minerali persi!



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20/06/2021: anello S. Omobono - Mazzoleni - Roncaglia - Cà Personeni - Bedulita - Capizzone - Strozza - Almenno San Salvatore - Roncola - Valsecca - S. Omobono 

(km 44 - 938 metri di dislivello+ in mountain bike)


Il terzo giorno lo dedichiamo alla salita della Roncola, nota ai ciclisti bergamaschi, milanesi e brianzoli. Partendo da S. Omobono e per evitare buona parte della trafficata Sp14, una volta sbucati, come ogni mattina, sulla Sp21, ci dirigiamo a destra e ne percorriamo circa 1,5 km, fino all’incrocio con la strada per Mazzoleni, che si stacca a sinistra, nei pressi del River Pub. Seguiamo Via S. Omobono, Via Kennedy e Via Stoppani e, poi, ancora, a destra, Via Papa Giovanni, in un continuo saliscendi che ci porta, dopo altri 2,5 km, alla diramazione per Bedulita. Continuiamo, quindi, sulla strada già percorsa ieri, lasciando a destra il bivio per il santuario della Cornabusa e, più avanti, anche quello per Bedulita, procedendo sempre dritto e in salita per 3 km, finchè iniziamo a scendere.  Dopo 4 km, ci troviamo a Capizzone, sulla Sp 14. 



Svoltiamo a destra e, in leggera discesa, passando per Strozza, dopo altri, veloci 4,5 km, arriviamo ad Almenno San Salvatore (328 metri s.l.m.), dove seguiamo le indicazioni per la Roncola. Pedaliamo nel centro abitato per circa 1,5 km e, giunti ad una rotonda, giriamo a destra verso quella che, all'evidenza, non è solo la nostra meta, visto il flusso di auto e ciclisti. D'altra parte, è quasi ora di pranzo e i ristoranti di quella località pare siano molto apprezzati, soprattutto per la loro posizione panoramica. Nei primi 3 km la pendenza è blanda (tra il 2 e il 6%) mentre nei successivi quattro diventa leggermente più aspra (tra l’8 e il 10%). Non è una salita particolarmente impegnativa, ma, farla in una giornata afosa come quella odierna, sfianca un po’ e il traffico acuisce ancor più il senso di disagio. Finalmente superiamo i 500 metri di dislivello e scolliniamo agli 850 metri di quota della Roncola, dove facciamo una sosta per riempire di acqua le borracce alla fontanella della piazzetta e mangiare i nostri panini. 



Poi, proseguiamo per altri 5 km verso Costa Valle Imagna, in dolce salita e senza più il caos che ci aveva accompagnato fino a poco fa. Non consideriamo la strada che si stacca a destra per Bedulita e procediamo sempre dritto e in piano per altri 3 km. Una volta attraversato il paese, scendiamo a Valsecca e, dopo 9 km ci ritroviamo al punto di partenza. 




Come ogni giorno, trascorriamo qualche ora di relax al Ponte di Cà Prospero. Anche qui c’è una fontanella con acqua potabile, dove, più tardi, dopo aver scaricato le acque grigie nel pozzetto dell’area camper, torniamo con il nostro mezzo per riempire i serbatoi ormai vuoti (GPS: N45.829824, E009.530405 - Via Cà Prospero n. 11, S. Omobono Terme), previo permesso chiesto ad un gruppetto di persone del posto.


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21/06/2021: anello S. Omobono - Percorso ciclopedonale di Valle - Sentiero Ambientale del Chitò - Ciclovia della Valbrembana - Sedrina - Brembilla - Gerosa - Blello - Berbenno - S. Omobono 

(km 44 - 790 metri di dislivello+ in mouontain bike)


Quarto e ultimo giorno. A S. Omobono Terme, in Via Mager, di fianco al Cafè Deor e quasi di fronte allo sbocco del Percorso Vita sulla Sp21, c'è l'ingresso al Percorso ciclopedonale di Valle, segnalato da un piccolo cartello rosso con il disegno di una bici. L'ho scoperto consultando una mappa fornitami dall'Info Point e, visto che abbiamo le mountain bikes, vogliamo approfittarne. Seguiamo l'itinerario in un'alternanza di sterrato, asfalto e scale, pervenendo, in circa 5,5 km, a Ponte Giurino, in località Le Grate.



Se l'avessimo saputo prima, dopo aver attraversato un bellissimo ponte in pietra, saremmo usciti sulla Sp 14; invece, oltrepassiamo un cancello aperto e continuiamo lungo una labile traccia di sentiero nel prato, ritrovandoci ai piedi di un'irta scalinata. Spingendo le bici, con immane fatica, gradino dopo gradino, superiamo l'ostacolo e sbuchiamo sulla provinciale alla fine di una galleria. Comunque, non ci sono alternative: il tunnel (200 metri senza impianto di illuminazione, previsto, però, per la fine di aprile 2022) o le scale.


Qui, proseguiamo in leggera discesa per un chilometro; poi, prima del supermercato MD,  ci spostiamo sull'altro lato della strada e, tenendo la destra, ci immettiamo nel Sentiero ambientale del Chitò, il quale, snodandosi per 3 km tra i boschi del Monte Ubione e il torrente Imagna, conduce al borgo di Clanezzo. Questa ciclopedonale è stata realizzata sul sedime di una vecchia condotta che portava acqua a Clanezzo e ne alimentava  la centrale idroelettrica; pertanto, è pianeggiante e adatta a tutti.


Pochi giri di pedale ed ecco l’imponente Ponte del Chitò, realizzato nel 1897 e composto da sei arcate in pietra calcarea. Supero l’iniziale senso di vertigine, che mi assale nel pedalarci sopra, guardando dritto davanti a me ed evitando di pensare al baratro sottostante: sono troppo curiosa di vedere com’è questo percorso e col cavolo che torno indietro.





ll sentiero, quasi sempre delimitato da una staccionata o da una ringhiera in ferro, si snoda all’interno di un fitto, fresco bosco e corre a mezza costa lungo il fianco della montagna, terminando con una rampetta su Via Belvedere, a Clanezzo (296 metri s.l.m.). 




Qui, svoltiamo a destra, affrontando una ripida discesa e un paio di tornanti. All’incrocio con la Sp 23 per Ubiale, giriamo ancora a destra e attraversiamo un moderno ponte a senso unico alternato, regolato da semaforo. Da quassù, si ha una splendida vista sul medievale ponte in pietra di Attone, che scavalca il torrente Imagna nel punto in cui quest'ultimo si immette nel fiume Brembo. 



Subito dopo il ponte, a sinistra del parcheggio, c'è un piccolo viottolo in cui ci infiliamo per poi scendere una lunga scalinata in ciottoli di fiume. Passiamo, quindi, sul pittoresco ponte di Attone, giungendo, infine, curva dopo curva, all'antico porto di Clanezzo sul fiume Brembo. 


Un tempo, qui, c'era un traghetto che collegava le due sponde del fiume, ma fu distrutto da una piena nel 1878 e, pertanto, venne sostituito, nel 1925, con un ponte sospeso. La passerella sul fiume, conosciuta come “il ponte che balla”, per il fatto che "ondeggia" un po' durante il passaggio, è tuttora in uso.


Proprio in corrispondenza del ponte ballerino si trova la torretta della Dogana, dove risiedeva il custode preposto alla riscossione del pedaggio. 



Al di là del ponticello sospeso, a metà circa di un’altra scalinata, un sentierino nell’erba consente di inserirsi nella Ciclovia della Val Brembana, senza dover tornare indietro per accedervi dall’ingresso principale. Ci dirigiamo a sinistra e percorriamo solo 5 dei 31 km di questa meravigliosa pista, la quale, passando all'interno di numerose gallerie illuminate, risale la valle sul sedime di una ex ferrovia. Eccetto un tratto di 3 km nel Comune di Zogno (non so quando verrà completato: nel 2025 i lavori erano ancora in corso), è pedalabile da Piazza Brembana alla frazione Sombreno di Paladina, dove ci si può collegare alla Greenway del torrente Morla per raggiungere la città di Bergamo quasi interamente in sede protetta. 





Arrivati a Sedrina, usciamo dalla pista, attraversiamo la SP23 e deviamo a destra sulla SP24 della Val Brembilla. Da qui, 13 km ci separano da Gerosa (760 m sl.m), un piccolo borgo situato alle pendici della Forcella di Bura.


I primi 7-8 km sono quasi pianeggianti, ma anche gli ultimi 5-6, per fortuna, hanno pendenze dolci, perchè, pur essendo la valle rigogliosa, non v'è un filo d'ombra sulla strada e già, oggi, basta il caldo a farci soffrire. Al bivio per la Val Taleggio, ci dirigiamo dalla parte opposta e proseguiamo per Blello, lungo un falsopiano panoramico, approdando, dopo 7 km, a Berbenno. Da qui, una discesa di 7 km ci riporta a San Omobono Terme. 


Blello



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Domani rientreremo all’ovile. E’ stato bello tornare in questa valle a distanza di anni, rivedere i luoghi conosciuti e scoprirne di nuovi. Ma c’è molto ancora da esplorare e spero di aver la possibilità di venirci più spesso in futuro, non foss'altro che per deliziarmi con una strepitosa torta Quarenghi, nata, nel 2017, per celebrare il bicentenario della morte dell’architetto bergamasco, che lavorò alla corte dell’imperatrice di Russia Caterina la Grande: una ciambella fatta con il mais della tradizionale polenta bergamasca, pere, fichi secchi, scaglie di cioccolato e vodka. 
La si può acquistare presso la Pasticceria Acquario di Sant’Omobono Terme o l’Hotel Resort & SPA Miramonti di Rota d’Imagna, che la creò per mano della chef Nella Gritti, vincitrice del concorso indetto per l'occasione. 


Immagine reperita sul web

Come al solito, sulla strada di casa, ci fermeremo al Camper Service di Seriate per scaricare le acque nere e grigie (ingresso da Corso Europa - GPS: N45.680572, E009.724942). Si trova in mezzo ad un grande parcheggio di fronte a quello del Supermercato U2; è gratuito e molto comodo da usare.



ATRI LUOGHI INTERESSANTI DA VISITARE:


A Corna Imagna: 

Cà Berizzi, è una dimora nobiliare del XVIII secolo, edificata in pietra locale con pregevoli elementi architettonici, che si erge su un piccolo poggio attorniata da una cinta muraria; è stata recuperata e oggi ospita una BibliOsteria: uno spazio in cui è possibile trovare un’osteria con camere e la biblioteca del Centro studi Valle Imagna. La struttura permette l’organizzazione di banchetti per cerimonie e ritiri, oltre che di cene con eventuale pernottamento (Ostello Il Sentiero - Via Castagni n. 14 - Corna Imagna (BG) - Tel. +39 334 5743963.

Cà Gavaggio è, invece, un antico nucleo che conserva ancora le strutture agricole originarie.

Cà Roncaglia (700 metri s.l.m.), si sviluppa su una verde collinetta, lungo un’antica mulattiera, la quale, provenendo da Locatello, si dirige verso le Valli Taleggio e Brembilla. L’aggregato di case, stalle e fienili, circondato dal verde dei pascoli e dalle selve di castanili, un tempo era abitato da famiglie di bergamini che si dedicavano alla coltivazione della terra, all’allevamento delle mucche e alla produzione degli stracchini. La Contrada conserva ancora una struttura difensiva caratterizzata da una casa torre con aperture, iscrizioni e simboli risalenti al periodo tardo medievale.

Da qualche anno, all’interno della Contrada è stata inaugurata l’Antica Locanda Roncaglia, nata con lo scopo di far rivivere e valorizzare questi luoghi. 

Il Sentiero del Castagno: dedicato al progetto di rilancio della coltivazione dei castanili, permette belle passeggiate attraverso luoghi ricchi di storia, natura e cultura. Collega Cà Roncaglia con altre antiche contrade, in particolare con Cà Berizzi e Contrada Finiletti, dove ha sede la Casa dello Stracchino (https://giteinlombardia.it/sentiero-del-castagno/)

Casa dello Stracchino: in località Finiletti, dove viene prodotto e offerto lo stracchino a «chilometro zero» nonchè altri prodotti provenienti dalle produzioni dei piccoli allevatori e delle aziende agricole locali.


A Strozza:

Borgo di Amagno 

Per scoprire la parte più suggestiva di Amagno, occorre percorrere la via principale e inoltrarsi su per l’androne che sottopassa la Cà del Maestro. Qui, c’è il vero cuore del borgo: la piazzetta lastricata del lavatoio, sulla quale si affacciano costruzioni risalenti all’epoca medievale e la seicentesca Cà del Maestro, dove si trova la famosa ghiacciaia, oltre  all’ampia finestrata del Museo Valdimagnino ed a case fortificate o in stile rustico.

Cà Campo è un borgo molto suggestivo con angoli medievali, case torri e l’oratorio quattrocentesco di San Pantaleone.


A Locatello

Nella “Stall dei Bugada” (frazione Buonanome), si trova la raffigurazione di un uccello notturno in rilievo su un sasso di notevoli dimensioni: il “loc” (allocco) era il simbolo dei Locatelli, una tra le famiglie più illustri del periodo medievale.

Nella frazione di Cà Prospero: un’antica banderuola segnavento in ferro battuto, posta sul caratteristico tetto in piode, raffigurante l’arcangelo Gabriele con la spada, lo scudo e la corazza.

La grotta naturale “Corna Coegia”, costituita da due sale collegate tra di loro. Ha reso diversi resti umani con vari strumenti in pietra e in ferro nonchè molti resti faunistici, soprattutto artigli e un cranio di orso.


A Fuipiano Imagna

Il Sentiero dei Tre Faggi ricalca in parte l’antico confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Partendo da Fuipiano si prende il sentiero CAI 579A (segnalato), attraverso il quale si raggiungono gli spettacolari “Tre Faggi”. Riprendendo a salire sul sentiero CAI 571 si raggiunge, prima la Croce del Zuc di Pralongone e, proseguendo, la Madonnina dei Canti  (1563 m), a circa 30’ dai Tre Faggi. Da quassù, attorniati dalla Grigna e dal Monte Resegone si gode uno scenario spettacolare.



INDIRIZZI UTILI:


Info Point Valle Imagna 

Piazza Nani Frosio n. 1 - Sant’Omobono Terme (Bg) 

Tel. 035 852613

(aperto dal giovedì alla domenica dalle 9 alle 12)



Pizzeria che effettua consegne a domicilio (o al camper):

Pòta. Che Pizza - Viale Vittorio Veneto n. 182 - Sant’Omobono Terme (Bg) - Aperto tutte le sere e a pranzo da giovedì a venerdì. Chiuso il martedì.

Tel.: 342 583 0510



Panifici: 

“Il Forno”

Viale Vittorio Veneto n. 112/A - Selino Basso/S. Omobono (Bg)

Tel. 035 852602


“F.lli Frosio”

Via Giuseppe Verdi n. 6 - Sant’Omobono Terme (Bg)

Tel. 035 851270



Pasticceria:

“L’Acquario” - Viale V. Veneto n. 60/b - Sant’Omobono Terme (Bg)

Tel. 

Sito web: https://www.pasticceriaacquario.it/



Gelateria:

“Tuttigusti” - Viale V. Veneto n. 138 - Sant’Omobono Terme (Bg)



Locanda dove assaggiare piatti tipici:

Antica Locanda Roncaglia

Via Roncaglia, 21 - Corna Imagna (Bg) 

Tel: +39 349 421 6170

Inserita nell’omonimo e caratteristico borgo medievale della Roncaglia, rappresenta un luogo autentico, dove è possibile assaporare i cibi di una volta e i piatti tipici bergamaschi a base di prodotti locali, in un ambiente molto suggestivo, in cui vi sembrerà di tornare indietro nel tempo. 

La struttura mette a disposizione 4 caratteristiche camere ispirate alla cultura contadina, ma dotate di ogni confort (bagno privato con doccia e connessione internet), con la formula del B&B oltre ad una sala lettura e ad un’ampia corte esterna dove godersi il verde e la tranquillità.

A richiesta anche piatti preparati appositamente per vegetariani. 

L’osteria può ospitare fino a 40 persone. Dispone di una sala principale con il caratteristico pavimento fatto di piöde e mattoni in cotto, il soffitto in legno originario e le tipiche nicchie in pietra sulle pareti, che rendono l’atmosfera ancor più accogliente.

Tutt’intorno alla Locanda Roncaglia, l’antico borgo rurale, risalente al XII secolo, conserva numerose testimonianze storiche, iscrizioni e simboli risalenti al tardo medioevo; è stata, inoltre, la casa natale degli antenati di Papa Giovanni XXIII.

Nei dintorni: 

Cà Berizzi: dimora nobiliare del XVIII secolo, restaurata e valorizzata, che oggi ospita la BibliOsteria, la quale offre camere per il pernottamento, sale ristorazione, sala  multimediale, sala convegni, biblioteca e un’ampia corte esterna.

Casa dello Stracchino: in località Finiletti, dove viene prodotto e offerto lo stracchino a «chilometro zero» nonchè altri prodotti provenienti dalle produzioni dei piccoli allevatori e delle aziende agricole locali.

- Sentiero del Castagno: dedicato al progetto di rilancio della coltivazione dei castanili, permette belle passeggiate attraverso antiche contrade, luoghi ricchi di storia, natura e cultura (https://giteinlombardia.it/sentiero-del-castagno/).



Per i formaggi e i prodotti tipici della tradizione bergamasca:

Caseificio CASERA MONACI 

Sito web: https://www.caseramonaci.it/

Presso il  punto vendita di Almenno San Salvatore (Via Clanezzo, 2/b -Telefono: +39 035 643020) si possono acquistare formaggi e latticini di loro produzione oltre a ben 50 tipi di formaggi del territorio e formaggi DOP. Offre anche un’accurata selezione di salumi di alta qualità nonchè una vasta scelta di prodotti tipici bergamaschi e specialità regionali. Tutti i giorni pane e latte freschi.

Aperti dal lunedì al sabato con orario continuato dalle 8 alle 19 e alla domenica mattina dalle 8 alle 12,30.


Ostello

Ostello Il Sentiero

Via Castagni n. 14 - Corna Imagna (Bg)

Tel.: 334 5743963

Sito web: https://www.ostelloilsentiero.it/

Moderno ed accogliente, l’ostello è gestito da una cooperativa di giovani e si fonda su principi di eco-sostenibilità e valorizzazione del territorio.

36 posti letto in camere con bagno e doccia, ampi spazi comuni, accesso wi-fi gratuito, cucina attrezzata con refettorio, giardino attrezzato.



Per le cure termali: 

Villa delle Ortensie - Viale delle fonti n. 117 - Sant’Omobono Imagna (Bg) - Tel. 035 851114

Sito web: https://www.federterme.it/

E’ un’elegante villa di fine Ottocento in stile liberty, immersa in un parco.


Hotel e Spa:

Hotel Resort & Spa Miramonti

Via alle Fonti n. 5/6 - Rota d’Imagna (Bg)

Tel. 035 - 868000

Sito web: https://hotelmiramontibergamo.com/

A conduzione familiare, dispone di 35 camere e suite con vista sulla valle. Unisce tradizione e modernità.



Agriturismo Scuderia della Valle

Via Prabuté n. 2 - Loc. Valsecca - Sant’Omobono Terme (Bg)

Tel. 035 852007 

Sito web: https://www.scuderiadellavalle.it/

Offre: area sosta per camper, 7 camere dotate di ogni confort e una cucina a base di specialità tipiche della tradizione bergamasca. Ristorante con camino e un’ampia veranda chiusa da vetrate con servizio bar. Trekking a cavallo con accompagnatore, scuola di equitazione per tutti e passeggiate in compagnia dei lama nei boschi della valle. Percorsi didattici in fattoria per i bambini. Location per cerimonie ed eventi, con possibilità di celebrazioni civili e religiose all’interno della struttura stessa.



Piscina:

“Cittadella dello Sport” - Via Elia Frosio - Selino Basso / S. Omobono Terme - Tel. 035 0393099



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domenica 6 giugno 2021

VIGEVANO E LA LOMELLINA in camper (Pavia - Lombardia, 25-27 maggio 2021)


Descrizione 


La Lomellina è una pianura alluvionale racchiusa tra il Sesia (ad ovest), il Ticino (ad est), il Po (a sud) e la fascia delle risorgive (a nord). Una terra, pertanto, ricca d’acqua e fertile, conosciuta per le sue risaie, che affascina proprio per quel particolare paesaggio plasmato dall’uomo, il quale si è adoperato per creare le condizioni adatte alla coltivazione non solo di pregiati risi, ma anche di cipolle rosse, zucche, asparagi, fagioli, ecc. Convogliando rogge e canali, rialzando argini e camminamenti, ha disegnato un mosaico naturale sorprendente. 

Un territorio suggestivo, che conquista gli amanti della vita campestre e della quiete, dove le corti rurali, i piccoli borghi e le fortezze in mattoni rossi si fondono armoniosamente con l’ambiente.

Quindi, non solo natura, ma anche cultura e storia: la Lomellina, infatti, è uno scrigno di tesori d’arte, attraversata per un lungo tratto dalla Via Francigena, l’antica strada percorsa dai pellegrini diretti a Roma.


ITINERARIO IN CAMPER

Vigevano - Gravellona Lomellina - Robbio - Palestro - Rosasco - Langosco - Sartirana Lomellina - Lomello - Tramello - Valeggio - Scaldasole - Sforzesca - Vigevano (142 km)



 



DIARIO

25/05/2021 - 1° giorno: Vigevano


Area camper a Vigevano, in Corso G. di Vittorio n. 48 (GPS: N45.311925, E008.866466), tel. 375 646 2800 per prenotazioni, vicino al liceo Caramuel, rinnovata, cani ammessi (15 posti, tariffa 2026: € 18 per 24 ore, comprensiva di carico/scarico acqua, corrente elettrica, wc, smaltimento rifiuti), gestore cordiale e disponibile, sempre presente).


In questi giorni di fine primavera, le risaie della Lomellina, allagate e trasformate in tanti specchi d'acqua, in cui si riflettono le nuvole di passaggio, i voli degli uccelli e la luce dorata del sole al tramonto, possono regalare immagini piene di magia. E poi c’è Vigevano, il suo capoluogo; la “città ideale” immaginata da Leonardo da Vinci e resa splendida da Ludovico il Moro. A soli 100 km da casa. Non serve altro per convincerci a partire.



Primo punto di appoggio è la cittadina di Vigevano, capoluogo della Lomellina e località che dispone di un’area camper attrezzata. 

Il centro dista circa 1,5 km e ci andiamo subito, a piedi. Uscendo dal parcheggio, giriamo a sinistra e, poi, ci infiliamo nella prima via a destra (via Cararola), la quale va ad incrociarsi con Corso Piave. Svoltando ancora a destra e superando un passaggio a livello, perveniamo ad una rotonda. Qui, proseguiamo dritto su Via Cairoli e, passando davanti all’antica chiesetta di San Giorgio, incastonata tra due case (all’interno vi è l’affresco “S. Giorgio uccide il Drago” del XIV sec.), arriviamo al "Portone" sottoposto alla sopraelevata “Strada coperta”, varcando il quale sbuchiamo in Via XX Settembre, che immette sul lato sud di Piazza Ducale.



La città nacque nell'alto medioevo come borgo fortificato a guardia del Ticino, ma divenne fastosa a partire dal XIV secolo, prima con i Visconti e, dalla metà del XV secolo, con gli Sforza. Il suo fulcro è la Piazza Ducale, una delle più belle d’Italia, ideata dal Bramante e fatta erigere da Ludovico il Moro come atrio del castello. E’ uno dei primi modelli di piazza rinascimentale; lunga 134 metri e larga 48, è circondata da portici ad arcate, sorretti da 84 colonne con capitelli tutti differenti fra loro. Originariamente i portici si interrompevano ai piedi della torre e una rampa, percorribile anche a cavallo, consentiva di accedere al castello. Nel 1680 la rampa fu abbattuta e sostituita da una scalinata, il giro dei portici ultimato ed il quarto lato della piazza venne chiuso dalla facciata concava e barocca del duomo. 


Visto che ormai si sono fatte le 18,30, passando accanto alla statua di S. Giovanni Nepomuceno, eretta dagli austriaci durante l’occupazione del 1799 (in quanto patrono dell'esercito imperiale asburgico), usciamo da Piazza Ducale e seguiamo Via del Popolo, la quale, fiancheggiata da palazzetti borghesi, aggira da ovest il Castello. Dopo aver gironzolato ancora un po’ per le stradine acciottolate, acquistato formaggi e dolci nelle botteghe incontrate sul nostro cammino, non ci resta che tornare al camper. Completeremo la visita domani, con calma.


26/05/2021 - 2° giorno: alle 5 del mattino, con mio figlio Andrea, sgaiattolo fuori dal camper per recarmi nuovamente in centro e scattare qualche foto alla splendida Piazza Ducale nella versione notturna. Una bella sensazione poter godere della città silenziosa e deserta!







Più tardi, verso le 9, ci torniamo con Marco. Beviamo un caffè, visitiamo il Duomo e, quindi, ci dirigiamo in fondo alla piazza, dove, a sinistra, una ripida scalinata, nascosta dai portici, permette il passaggio sotto la Torre del Bramante e l’ingresso al vasto cortile della reggia. 

Dopo aver pagato il ticket (€ 3 cad.), saliamo i 100 gradini della Torre per ammirare la città dall’alto e, poi, continuiamo la visita del Castello.







Un po' di storia: Luchino Visconti, nominato podestà di Vigevano, nel 1341 iniziò una grande trasformazione del borgo medievale sorto su un castro romano. Realizzò, all'esterno del castro e a guardia della strada per Milano, la Rocca Vecchia e una strada coperta (1347) per poterla raggiungere, mentre, nel 1345, eresse il castello vero e proprio, a forma quadrilatera.

Gian Galeazzo Visconti, a partire dal 1390, trasformò il castello da fortezza militare a dimora principesca e costruì due scuderie capaci di contenere quasi mille cavalli. 

Con la dominazione degli Sforza e grazie al contributo artistico di Donato Bramante, il castello raggiunse il suo massimo splendore, divenendo una delle più ricche corti rinascimentali d'Europa. Ludovico, detto il Moro, aggiunse l’ala residenziale riservata alla duchessa Beatriche d’Este, l’elegante loggia delle Dame, la Torre e la Falconiera (collegata ad una delle due ali del Palazzo Ducale mediante una loggia di 11 arcate sostenute da esili colonne), dove venivano allevati e addestrati i falconi per la caccia. 

Con la fine della dinastia sforzesca (1535), iniziò il lento declino del castello: fu conteso tra francesi e spagnoli, usato come caserma dall'esercito austriaco, occupato dall'esercito sardo e poi dal regio esercito italiano. Nel 1968 venne sgombrato dai militari e dato in concessione, dal Demanio dello Stato, al Comune di Vigevano con l'obbligo di restaurarlo e manutenerlo. Invece fu abbandonato per anni, fino a raggiungere uno stato di degrado e pericolo tali da indurre il Demanio a provvedervi a proprie spese.



Al momento le visite non sono permesse a causa delle restrizioni correlate alla pandemia, per cui ci accontentiamo di dare un'occhiata all’interno di una delle tre scuderie ducali, i cui fabbricati si susseguono dalla Falconiera alla Torre: il primo è, oggi, sede del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina; il secondo viene attualmente utilizzato per mostre temporanee, mentre il piano superiore ospita il Museo Internazionale della calzatura; il terzo è il più recente e fu fatto edificare nel 1490 da Ludovico il Moro.

Davvero non mi aspettavo tanta raffinatezza in una stalla: sono colpita dal bel soffitto con volta a crociera, dalle due lunghe file di colonne adorne di capitelli corinzi e dalla sua luminosità. Una reggia per cavalli! 


Nel castello si trova anche la Leonardiana, un museo unico al mondo, in cui, oltre a conoscere la biografia di Leonardo da Vinci, il visitatore può ammirare tutte le opere che il geniale maestro riuscì a pensare e a realizzare nel corso della sua vita (per info cliccare qui: Leonardiana).

Ciò che più cattura il mio interesse, però, è la “Strada Coperta”. Vi accediamo attraverso un portale aperto sulla facciata del Palazzo Ducale. Che meraviglia! Questa sorprendente via acciottolata, lunga 167 metri e larga 7 - possente opera di ingegneria militare medievale, concepita come un ponte fortificato - scavalcando il borgo, raccordava il Castello alla Rocca Vecchia, posta più in basso, per consentire ai duchi di entrare e uscire senza essere visti o di fuggire rapidamente verso la campagna in caso di pericolo. 


La percorriamo fino in fondo e ci troviamo nel luogo in cui sorgeva la Rocca Vecchia, sui resti della quale venne costruito il grandioso edificio della Cavallerizza, struttura in legno  utilizzata come maneggio coperto per i cavalli. Qui, c’è un giardino pubblico, dove notiamo l’entrata alle due “vie sotterranee” (purtroppo chiuse a causa del covid): sembrano essere molto suggestive, almeno da quel che si vede sbirciando attraverso la rete metallica che ne impedisce l’ingresso; percorrendole in successione, portano nelle immediate vicinanze di Piazza Ducale.



Vigevano è una piccola cittadina, che concentra i suoi tesori in un’area ristretta e si visita tranquillamente a piedi, in poche ore. Da anni desideravo conoscerla e, adesso, sono felice di essere riuscita a soddisfare, in parte, la mia curiosità; mi riprometto, comunque, di tornarci a fine pandemia, quando sarà possibile accedere anche alle aree oggi chiuse.

Prima di salutarla per andare ad esplorare i suoi dintorni con il camper, ne approfittiamo per fare gli ultimi acquisti mangerecci.



Lasciamo Vigevano per dirigerci verso ovest, oltre Gravellona Lomellina (da non perdere in autunno lo spettacolo offerto dal Parco dei Tre Laghi https://www.parcodeitrelaghi.it/), conosciuta come “paese d’arte” (a partire dal 1996, i muri delle sue case si sono riempiti di murales), dove iniziamo a vedere le prime risaie, attraversate da un fitto reticolo di rogge, i tipici canali della campagna lombarda che servono per irrigare i campi. Papaveri rossi, fiori di malva e camomilla sulle loro sponde annunciano l'arrivo della stagione estiva. Intorno a noi, immense distese coltivate a riso si perdono all'orizzonte, interrotte, qua e là, da piccoli pioppeti. Geometrie create dall’uomo, appezzamenti delimitati da lievi bordi di terra e allagati periodicamente per consentire la coltura di questi buonissimi chicchi, nei quali trovano nutrimento anche numerose specie di uccelli. Scorgiamo un’infinità di aironi cenerini, aironi guardabuoi, garzette e Ibis sacri, bianchi e bellissimi, con i loro lunghi becchi neri e ricurvi, adorati dagli Egizi come simbolo del dio Thot.


Percorriamo strade di campagna, spesso strette (ma con piccoli slarghi laterali in cui spostarsi in caso di incrocio con altri mezzi), accompagnati dal gracidare delle rane. Incontriamo minuscoli nuclei rurali, silenziosi e sonnacchiosi, spesso privi dello spazio sufficiente per parcheggiare il camper. Così ci accontentiamo di osservarli passandogli lentamente accanto, senza disturbare la loro quiete.

Si è fatta l’ora di pranzo quando giungiamo nei pressi del fiume Sesia e, appena riusciamo a scovare un luogo adatto alla sosta, facciamo una pausa per rifocillarci e sgranchire le gambe. 




Poi, proseguiamo verso sud. 

Da Palestro, la strada corre parallela al fiume Sesia, che segna il confine  tra Piemonte e Lombardia. Intersecando rogge e canali, passiamo per i borghi di Rosasco e Langosco. 

All’altezza di Breme, il Sesia confluisce nel Po. In questo paesino, nell’area sosta per camper indicata dalla nostra applicazione (Via Po, 24 - GPS: N45125736, E008.621311), c’e solo la fontanella per l’acqua, mentre il pozzetto è stato chiuso. E' presente un altro ampio parcheggio, vicino ad un parco giochi e ad un’area picnic, in Via Giuseppe Verdi n. 84 (GPS: N45.129499, E008.621998), adatto ai camper.

Breme è sede dell’Abbazia di San Pietro, danneggiata e rimaneggiata nei secoli; la cripta è l’unica parte originale rimasta, risalente al decimo secolo. 

Il paese è, inoltre, rinomato per la dolcissima “cipolla rossa DeCo di Breme”, la cui coltivazione avviene ancora come da tradizione millenaria tramandata dai monaci dell’abbazia.

La seconda domenica di giugno si tiene la Sagra della cipolla rossa,  dove si può degustare un menu “dall’antipasto al dolce-gelato” a base di questo dolcissimo bulbo o acquistare marmellate e composte di mostarda.

Maggiori info su Breme: http://www.comunebreme.it/

Per chi ama pedalare, vi sono tre percorsi (rosso, giallo e verde), tracciati e adatti a tutti, che si sviluppano dalla selvaggia golena del Po alla Garzaia del Bosco Basso (Itinerari in bici).

Questa zona è ricca di fortezze difensive, come quella di Sartirana Lomellina, poco distante da Breme e che raggiungiamo velocemente. Il grande parcheggio del piccolo borgo accoglie anche i camper ed è fornito sia di una fontanella di acqua potabile che di pozzetto per lo scarico di acque nere e grigie (Via Camillo Benso di Cavour n. 220 - GPS: N45.113404, E008.669285). Di fronte c’è la Coop: ne approfittiamo per fare la spesa, visto che il castello è chiuso. 

Il Castello dei duchi di Sartirana fu fatto costruire da Gian Galeazzo Visconti ed è uno dei più interessanti della Lomellina: presenta, oltre al fossato, un torrione angolare a più piani sovrapposti di forme diverse e un cortile con finestre decorate in cotto. 

In questo paesino, dal 1972, il 1° fine settimana di settembre, si svolge la Sagra della rana. Il giorno clou della festa è la domenica, con possibilità di visitare le mostre allestite nel trecentesco castello.



Procediamo sempre verso sud, adesso vicino al Po (che, però, non si vede), in direzione di Frascarolo, superando, poi, Suardi, Gambarana e Pieve di Cairo, dove il grande fiume piega ad est.

Da qui, risaliamo verso l’interno, passando per Lomello e San Giorgio in Lomellina.

Continuando la nostra esplorazione, giungiamo a Valeggio. Lungo la strada, di fianco al castello, c’è un po’ di spazio per parcheggiare (Via Vittorio Emanuele II n. 9, Valeggio - GPS: N45.149638, E008,863217). Anche questo trecentesco, pittoresco maniero in mattoni rossi è chiuso e sembrerebbe pure abbandonato a se stesso. Un vero peccato! Le grandi corti coloniche ottocentesche, su cui si affaccia, potrebbero essere recuperate ed utilizzate per mostre o eventi.

Mi allontano a piedi di alcune centinaia di metri e individuo un punto in cui poter almeno scattare una foto panoramica al castello, che si erge imponente in mezzo alle risaie (per la storia del borgohttp://www.comune.valeggio.pv.it/index.php?mod=Storia).




Poi, continuiamo il nostro viaggio. Pochi chilometri ci separano da Scaldasole. Dopo aver varcato il torrente Terdoppio, approdiamo in Piazza del Castello; troviamo subito un posto per una breve sosta (GPS: N45.125160, E008.909271), ma c'è anche un ampio parcheggio in Via Alberto Salvadeo, accanto ad un parco giochi. 
Il castello, sempre in mattoni rossi, è tra i più interessanti della Lomellina (di proprietà privata). Si tratta di un complesso monumentale composto da un castello e da un ricetto racchiudente un vasto cortile. Tale tipologia edilizia, unica nel panorama lombardo, è, invece, molto frequente nel vicino Piemonte.  Il nucleo originario del castello fu eretto alla fine del X secolo mentre il ricetto all'inizio del XV; con le sue torri medievali, il ponte levatoio, i camini rinascimentali e alcune sale di rappresentanza decorate, è una delle fortificazioni viscontee di pianura più significative della provincia di Pavia e dell'intera regione. Del fastoso giardino, non rimangono che due enormi magnolie sul lato settentrionale del fossato, colmato per l'occasione, nonché una scalinata in pietra, adornata da due statue. A poca distanza dall'ingresso settentrionale furono costruite bellissime scuderie, ancor oggi ben conservate (per maggiori info e visite guidate: https://www.castellodiscaldasole.it/)

Scatto una foto ricordo all'esterno del castello, sotto lo sguardo incuriosito dei pochi avventori del bar situato di fronte, dopodiché risaliamo sul camper e, passando per Tromello, concludiamo il nostro itinerario ad anello, raggiungendo in serata Sforzesca



Non vediamo parcheggi: l’unico posto adatto al nostro camper è di fronte al Ristorante Ludovico il Moro, ora chiuso, e, se non daremo fastidio a nessuno, trascorreremo la notte qui (Via Battaglia della Sforzesca n. 8, Vigevano - GPS: N45.288230, E008.884443). 



27/05/2021: 3° giorno: stamattina, il saluto caloroso del gestore del ristorante mi fa capire che siamo i benvenuti. Se oggi non avessimo dovuto proseguire il nostro viaggio, a mezzogiorno avremmo pranzato qui (pranzi di lavoro a 12 euro). A dir il vero, già ieri sera eravamo in cerca di un locale in cui cenare, ma, in questo periodo di restrizioni per il Covid, in zona solo alcuni ristoranti sono aperti su prenotazione. 

Dopo essersi assicurato che avessimo dormito bene, il brav’uomo ci informa che il complesso della Sforzesca non è visitabile. Pazienza! Se non altro, adesso so che esiste e ne conosco la storia.



Alcuni cenni su Sforzesca, frazione di Vigevano: nel 1463, il Comune di Gambolò donò 2000 pertiche di terreno incolto a Ludovico il Moro, il quale decise che ne avrebbe ricavato una tenuta modello. La rete di irrigazione fu progettata da Leonardo da Vinci, ospite di Ludovico alla fine del Quattrocento; vennero, quindi, introdotte le coltivazioni del gelso da bachi, della vite e di altre colture; infine fu edificato il "Colombarone", una struttura rurale a corte chiusa, arricchita da quattro torrioni angolari. Facevano parte della costruzione, i magazzini, le stalle, i fienili e le case dei lavoratori, che si affacciavano sulla Via dei Fiori, così chiamata per le fioriture che abbellivano gli ingressi e le finestre. La Sforzesca nacque, dunque, come azienda agricola, per favorire la produzione e nuove sperimentazioni e non per il diletto di Ludovico, il quale vi dimorava nei periodi della caccia.



Questa magnifica cascina rinascimentale, nel 1494 fu regalata da Ludovico alla moglie Beatrice d’Este, la quale morì nel dare alla luce un bambino, nel 1497, a soli 23 anni.

Beatrice venne sepolta nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Milano, retta dai Padri Domenicani, ai quali Ludovico donò Villa Sforzesca. Con la soppressione dei beni ecclesiastici, la tenuta passò ai genovesi Saporiti, che sostituirono le colture dei cereali con il riso.



Nel corso dei secoli la Sforzesca fu teatro di vari passaggi di proprietà. Verso la metà dell’800, sorsero nuove costruzioni, come la villa padronale, la Chiesa di Sant’Antonio e un edificio scolastico. All’interno di quest’ultimo, attualmente, si trova il Centro Parco Ticino “La Sforzesca” (Via dei Ronchi, 5 - Vigevano, fraz. Sforzesca - PV - Tel: 0381.346451).

Sito web: https://ente.parcoticino.it/visita-il-parco/i-centri-parco/centro-parco-la-sforzesca/

La struttura, oltre alla funzione di Centro Informazione per i turisti, si offre come punto di partenza per escursioni a piedi o in bicicletta lungo i numerosi percorsi che si snodano all’interno del Parco del Ticino. 

Sentieri in prossimità del Centro Parco: Vie Verdi


Ciò che si presenta oggi davanti ai nostri occhi è un piccolo borgo, un po' decadente, circondato da una distesa di terre coltivate e canali d’irrigazione, testimonianze di un periodo florido maturato sotto il dominio dei signori di Milano. Con un pizzico d'immaginazione, posso ancora respirare l'atmosfera operosa di quell'epoca lontana, udire i canti e le risate dei contadini, ne percepisco la fatica. Per un attimo il tempo si ferma e mi restituisce un frammento di quel passato che non esiste più.




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