Dopo
una notte travagliata ed insonne, alle 5,15 di domenica mattina
prendo posto sul furgone dell’OMPG, tra Bruno e Roberto:
destinazione Viareggio. Non è da tutti sciropparsi 560 km in un giorno per partecipare ad una gara ciclistica. C’è da
riconoscere al nostro sessantenne presidente, alla guida
dell'automezzo, una grande resistenza fisica alla fatica ed una
grintosità che, a quell’età, pochi hanno. Tempo pessimo fino alla
Cisa, ma le previsioni meteo assicurano una giornata serena in
Versilia e noi ci crediamo. Il viaggio trascorre, come sempre, in
modo piacevole e veloce. Un paio di soste tecniche in autogrill e
verso le 8,30 siamo sul posto. Grande l’abilità di Bruno nel
trovare parcheggio su un largo marciapiede nei pressi del ritrovo,
come pure è grande la sua capacità organizzativa. Mentre io e
Roberto ci cambiamo, lui monta in sella alla sua bici e va alla
ricerca di Francesco e della Patty che ieri ci hanno ritirato i
pacchi gara. Alle 9 entriamo nelle nostre griglie. So che da qualche
parte dovrebbero esserci anche Luis e Stefano, arrivati pure loro
ieri, ma è impossibile individuarli. Siamo circa in 2.300 ….
L’attesa è breve: si parte alle 9,30. Uno scambio di sorrisi con
una giovane collega, che m’inquadra nell’obiettivo della sua
fotocamera, ed ecco che lo speaker inizia il count down. Il suo tono di voce, via via sempre più alto, avrebbe l’ammirevole intento di
accrescere la tensione, ma io, in questo momento, sono
vergognosamente avvolta in un dolce torpore, poco consono alla situazione. Tre secondi … due … uno … pronti
via e che Dio ce la mandi buona! Come non detto! Pochi minuti e tutto
si ferma, nel parapiglia generale. Grida, imprecazioni, agitazione.
Attenzione … uomo a terra! Occhio alla borraccia che rotola
sull'asfalto! Attimi di terrore, ma poi si riparte a grande velocità.
Qualcuno mi sfugge, ma, stranamente, riesco a tenere le ruote di
altri. Il percorso è stato all’ultimo minuto modificato. Saltiamo
la salita di Pedona, a causa di una frana, e svoltiamo a destra,
andando a prendere subito quella di Piantoneto, che troviamo dopo una
decina di chilometri. Intravedo la Patty e la saluto, mentre, con
buon passo, affronto i dolci tornanti tagliati sul fianco della
collina.
Ben sette le “cime” che scaleremo oggi, ma le loro quote non
superano i 400 metri e le salite vanno da uno a sei chilometri di lunghezza.
Scollino abbastanza in fretta e mi lancio nel successivo falsopiano
in discesa, cercando di stare a ruota di qualcuno che mi tagli
l’aria. Non sempre ci riesco: c’è chi va troppo forte o chi
troppo piano. Mi pare, però, di avere un po’ di gente alle spalle
che sfrutta la mia scia. Possibile? Deviazione, quindi, a
sinistra per affrontare la seconda asperità, inedita e molto bella: quella di Orbicciano-Casciana, lunga 4,5 km. Il paesaggio è un incanto. La
natura, appena risvegliatasi dopo un inverno interminabile, si sta
mostrando in tutto il suo splendore, con un trionfo di sfumature di
verde acceso. Il calore del sole sulla pelle è un piacere che da
tempo non provavo. A questo punto il grosso dei ciclisti se ne è
andato. Metto il solito rapporto agile e salgo con il mio
abituale passo. Nel frattempo, mi supera e mi risaluta la Patty.
Mentre pedalo, non posso non ascoltare, divertita, gli sfottò di alcuni ragazzi, preoccupati di dover conservare un po’ delle loro energie per poter
soddisfare, una volta a casa, anche gli assalti focosi delle loro
compagne. C’è chi si offre volontario in caso di necessità,
vantando virtù che i presenti non possono smentire. Ci crediamo
sulla parola … Queste salitelle non fai in tempo
ad iniziarle che già finiscono. Viaggio un po’ in piano e poi
scendo una bella strada a tornanti ravvicinati. Che pace si respira qui! Il silenzio è rotto soltanto dal canto degli uccelli e dal fruscio delle gomme sull'asfalto. Intorno a me, ulivi e
prati; il giallo vivace dei
fiori, che spicca sul verde brillante dell’erba, è un inno alla vita e alla gioia. Bentornata primavera!
Sbuco nei pressi di un centro abitato e svolto a sinistra. Ecco il lungo falsopiano percorso, l’anno scorso, sulla scia di un purosangue lanciato a velocità supersonica. Mi accodo a tre ciclisti sopraggiunti nel frattempo; con loro sarà meno faticoso affrontarlo. Dopo una decina di chilometri, quando arriviamo al bivio che ci introduce alla terza salitella, il gruppetto si è ingrossato, ma si disperde nel giro di pochi secondi, una volta che riprendiamo a salire. Non di molto, a dir la verità, perché poi scendiamo nuovamente per svoltare, infine, a destra, verso Vigna Ilaria. Breve risalita e altrettanto breve discesa in mezzo al bosco. Prima di entrare nel centro abitato di Mutigliano, deviamo a sinistra. Riconosco l'imbocco del “Piccolo Mortirolo”. Ormai non m’incute più alcun timore, anzi, è la salita di questa gara che prediligo e farla in compagnia dei ciclisti del team di Paperino è uno spasso. La stradina s’inerpica tra splendidi uliveti, in un paesaggio davvero meraviglioso, che rasserena e invoglia a ridere e a scherzare. Tre chilometri ed un dislivello di 239 metri, con una pendenza massima del 14%, che passano veloci.
Quando mi accingo a scendere dall’altro versante, il sole è scomparso dietro una massa grigia e compatta. Cerco di essere prudente. La strada è un po’ sporca, l’asfalto grosso e ci avevano avvisati di fare attenzione: durante la notte un camion si era ribaltato, riversando a terra dell’olio. Arrivo a valle senza problemi e percorro il rettilineo che precede la sesta salitella, breve e dolce: quella delle Gavine. Sobbalzo un paio di volte alla vista, improvvisa, dei fotografi appostati sul ciglio della strada e mi vengono i brividi quando due ambulanze, a sirene spiegate e a poca distanza l’una dall’altra, mi superano mentre sto per scollinare. Discesa corta e sinuosa; svolta a sinistra e i pochi ciclisti rimasti nei paraggi spariscono.
Rimango nuovamente sola ad affrontare, a
ritroso, il lungo falsopiano percorso all'andata e la blanda, ultima
salita verso Pitoro, ma ho ancora forza nelle gambe, tant’è che
raggiungo e supero alcuni fuggitivi in prossimità dell’incrocio con la
strada dalla quale provengono i corridori del percorso lungo. Anche
se, nell’ultimo tratto, la pendenza aumenta leggermente, di certo,
questa, non la si può chiamare salita. Svolto a sinistra. Continuo
ancora in leggera pendenza e, poi, inizio la discesa verso Viareggio.
Devo fare attenzione, la strada è piuttosto trafficata. Curve e
controcurve, mi ritrovo alla quota del mare. Credo che i ciclisti che
mi stanno superando in questo momento siano quelli del percorso
lungo, perché sono giovani e ancora scattanti. Provo a seguirli. Ce
la faccio fino quasi in città. Dopo una curva mi stacco, ma riesco
ad accodarmi ad una ragazza ed al suo gregario, cercando di non
perdere anche loro nel susseguirsi delle rotonde. A tradimento, la
svolta a destra verso l'area riservata all'allestimento dei carri del
famoso carnevale, dove il tratto piastrellato mi crea qualche
problema. Perdo terreno e rimango sola, ma ormai mancano soltanto un
paio di chilometri e le gambe girano ancora bene. Curva a destra. Il
vigile mi dà la precedenza all'incrocio. Svolto a sinistra e percorro il lungo rettilineo che precede il traguardo. Ecco Roberto, in attesa sul viale, nei pressi del furgone. Mi sbraccio nel salutarlo: ormai la sua presenza è diventata familiare e rassicurante. E' così che, sola soletta, ma felice, passo sotto il gonfiabile dell’arrivo. E' andato tutto bene anche stavolta. Guardo
l’orologio; è soltanto l’una. Avevo preventivato di arrivare
verso l’una e mezza … Caspita! Ho fatto un tempo strepitoso!
Raggiungo Roberto e insieme facciamo un tifo da stadio a Bruno,
mentre arriva sparato e gasatissimo al traguardo. La più grande
soddisfazione per tutti è quella di essere giunti alla fine della
gara con ancora sufficiente energia, segnale, questo, che la nostra
forma fisica sta migliorando. Una granfondo, questa, che mi
piace tantissimo, sia per l’ambiente, che ci ha permesso di fare
una full immersion nella natura, sia per il buono stato delle strade,
sia per la capillare sistemazione delle frecce direzionali, a prova
di imbecille più imbecille e, soprattutto, per l’ottimo menu del
pasta party, distribuito con classe ed eleganza dai ragazzi della
scuola alberghiera; la coda era interminabile, ma è valsa la pena
aspettare. Una giornata fantastica, trascorsa in allegria e
spensieratezza, come dev’essere una competizione per ciclisti come
noi, che danno il massimo senza, tuttavia, superare certi limiti,
dove l'unica sfida è quella verso se stessi, lontani da
quell’accanimento esasperato che non ha alcun senso, se non quello,
sciocco e puerile, di dimostrare qualcosa a qualcuno. Quel
che più conta è fare sport sentendosi parte di un gruppo affiatato,
con cui condividere esperienze, luoghi ed emozioni, in accordo e
amicizia. Con questo spirito è nato il nostro gruppo, per tali motivi ho chiesto di farne parte ... per gli stessi motivi sono stata accolta … ed è così che,
mi auguro, continui a rimanere.
I tempi:
Francesco: 2:33:08
Stefano Biella: 2:47:42
Luis: 2:54:56
Roberto: 3:03:11
Patty: 3:23:43
Emanuela: 3:30:02
Bruno: 3:39:02

Sbuco nei pressi di un centro abitato e svolto a sinistra. Ecco il lungo falsopiano percorso, l’anno scorso, sulla scia di un purosangue lanciato a velocità supersonica. Mi accodo a tre ciclisti sopraggiunti nel frattempo; con loro sarà meno faticoso affrontarlo. Dopo una decina di chilometri, quando arriviamo al bivio che ci introduce alla terza salitella, il gruppetto si è ingrossato, ma si disperde nel giro di pochi secondi, una volta che riprendiamo a salire. Non di molto, a dir la verità, perché poi scendiamo nuovamente per svoltare, infine, a destra, verso Vigna Ilaria. Breve risalita e altrettanto breve discesa in mezzo al bosco. Prima di entrare nel centro abitato di Mutigliano, deviamo a sinistra. Riconosco l'imbocco del “Piccolo Mortirolo”. Ormai non m’incute più alcun timore, anzi, è la salita di questa gara che prediligo e farla in compagnia dei ciclisti del team di Paperino è uno spasso. La stradina s’inerpica tra splendidi uliveti, in un paesaggio davvero meraviglioso, che rasserena e invoglia a ridere e a scherzare. Tre chilometri ed un dislivello di 239 metri, con una pendenza massima del 14%, che passano veloci.
Quando mi accingo a scendere dall’altro versante, il sole è scomparso dietro una massa grigia e compatta. Cerco di essere prudente. La strada è un po’ sporca, l’asfalto grosso e ci avevano avvisati di fare attenzione: durante la notte un camion si era ribaltato, riversando a terra dell’olio. Arrivo a valle senza problemi e percorro il rettilineo che precede la sesta salitella, breve e dolce: quella delle Gavine. Sobbalzo un paio di volte alla vista, improvvisa, dei fotografi appostati sul ciglio della strada e mi vengono i brividi quando due ambulanze, a sirene spiegate e a poca distanza l’una dall’altra, mi superano mentre sto per scollinare. Discesa corta e sinuosa; svolta a sinistra e i pochi ciclisti rimasti nei paraggi spariscono.


I tempi:
Francesco: 2:33:08
Stefano Biella: 2:47:42
Luis: 2:54:56
Roberto: 3:03:11
Patty: 3:23:43
Emanuela: 3:30:02
Bruno: 3:39:02