Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 6 ottobre 2015

07/09/2015: LAGO DI IDRO (BS) E CICLABILE DELLA VALLE DEL CHIESE IN CAMPER E BICI

Per raggiungere Ponte Caffaro, sul lago di Idro, percorriamo la A4, usciamo al casello Brescia Ovest e proseguiamo sulla superstrada, seguendo le indicazioni per Lago di Garda – Salò – Lago di Idro e, poi, la SS 237. Da casa nostra sono soltanto 85 km. Parcheggiamo il camper sul lungolago, a sinistra del bar-ristorante (Via Quadri Prima, 6 – GPS: N45° 48.620' – E010° 31.504'). Costo: 10€ per 24/h, solo servizi igienici (un incaricato del Comune si occupa della riscossione). Il posto è carino e tranquillo. Proprio davanti passa la pista ciclabile che, attraversando la valle del Chiese, conduce, in circa 20 km, a Pieve di Bono. E' prevista, nel futuro, la realizzazione di un altro troncone di ciclabile che consentirà di arrivare sino a Tione e di immettersi sulla Ciclabile della Val Rendena. 
Quest'ultima costeggia il Sarca e, in 25 km, collega il lago di Ponte Pià a Carisolo. Da qui, si può fare un'escursione nella Val Genova per ammirare le Cascate del Nardis oppure proseguire, lungo una strada asfaltata chiusa al traffico (la via vecia), fino a Sant' Antonio di Mavignola, affrontando la salita più impegnativa per Madonna di Campiglio. 
Il percorso odierno, dunque, si snoda nella vallata del fiume Chiese, alle porte del Parco Naturale Adamello-Brenta ed al confine tra Lombardia e Trentino. Partiamo dal punto in cui il fiume si getta nel lago di Idro e risaliamo la sponda sinistra del corso d'acqua, fino ad un caratteristico doppio ponte in legno. A questo punto la strada si biforca e si può scegliere se continuare dritto, lungo il Chiese, ed evitare il centro di Storo, oppure deviare a destra, attraversare il paese e rientrare nuovamente nell'altra ciclabile. 
Noi optiamo per quest'ultima via, scoprendo, al ritorno, che era meglio l'altra. Poco male! Dopo il centro abitato, prima di un ponte, svoltiamo a destra. Passiamo accanto ad un'area attrezzata per pic-nic con tanto di cascatella, pedaliamo su una passerella di legno e, poi, proseguiamo, per circa 2 km, lungo una stradina sterrata, che corre in un ambiente naturalistico davvero splendido. Superato un ponticello, fiancheggiamo le rovine di un antico casale, nel pressi del quale si trova un bicigrill. Procediamo ancora verso Condino e Cimego, percorrendo un breve tratto di statale sul marciapiede ed alcune centinaia di metri su una strada secondaria. Infine, ritorniamo sulla ciclabile ed arriviamo a Pieve di Bono, dove termina, di fronte all'Ufficio Informazioni (toilette e tavolino con panche), la facile pista riservata alle bici, adatta anche a chi è poco allenato. 
A questo punto propongo a Marco di continuare ancora un po' sulla statale 237. Acconsente brontolando, perchè la strada non ha lo spazio per le bici, ed imprecando contro il traffico, che a me non pare nemmeno tanto sostenuto. Non c'è niente da fare: lui è un biker e, fuori dai sentieri, gli prende l'ansia. Piano, piano la pendenza si accentua. Un paio di tornanti, un lungo rettilineo ed ecco apparire all'orizzonte la sagoma di un fortino. Sarà la nostra meta finale. Poche centinaia di metri e siamo davanti all'entrata del forte di Larino, alle porte di Lardaro. Essendo la visita gratuita, ne approfittiamo per dare una sbirciatina veloce all'interno, abbandonando per un attimo le bici. Quindi, su consiglio del custode, andiamo alla ricerca del Sentiero della Pace, che dovrebbe riportarci al lago di Idro evitando la statale. 
Il nome è allettante e, con grande curiosità, ci avviamo verso il pugno di case indicatoci come luogo presso il quale avremmo potuto trovare l'accesso al sentiero. Di cartelli segnaletici, però, neanche l'ombra. Non ci resta che chiedere informazioni all'unico essere umano incontrato nel piccolo borgo, il quale, con aria perplessa, ci dice che è abbastanza lontano da lì e che dovremmo pure arrampicarci su per una montagna. Insomma, è un po' complicato arrivarci. Non è proprio il caso di andare allo sbaraglio in posti che non conosciamo. 
Perciò, ritorniamo tranquillamente da dove siamo venuti. Personaggi strani questi custodi di fortini! In conclusione, abbiamo percorso una sessantina di chilometri e 440 metri di dislivello, in una valle da noi mai esplorata prima d'ora, aperta al turismo, dove è possibile praticare sport all'aria aperta, visitare i luoghi della Grande Guerra o semplicemente vivere momenti di relax in un ambiente ancora autentico ed incontaminato. 

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