Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

domenica 20 ottobre 2013

03/08/2013: ANELLO EDOLO – APRICA – MORTIROLO - EDOLO in bici da corsa


(89 km – 1861 metri di dislivello)

Alle 5,30 di un sabato caldo e afoso di inizio agosto, in seguito alle disposizioni impartite dall’alto, mi ritrovo seduta sul furgone tra Pierino e Roberto. Sull’auto davanti a noi, a fare da apripista, Bruno, il vigile Pagani e il giovane Alessandro. Neanche il tempo di fare due parole e siamo a Edolo, in Valcamonica. Incredibile come voli il tempo a volte. Nel solito caos dei preparativi, mi scappa l'occhio su un borsone nero appoggiato accanto ad una vettura parcheggiata poco distante. Leggo ad alta voce “Team Tex” e tutti si girano ad osservare l'amico Francesco, testimone, suo malgrado, della nostra cagnara. Lui farà un giro molto più impegnativo del nostro: affronterà i due mostri, Gavia e Mortirolo dai versanti più ostici. Noi ci accontentiamo del Passo dell'Aprica e del Mortirolo o Passo della Foppa. Uno scambio di auguri e, poi, partiamo. E' la prima volta che salgo all'Aprica in bici. Questa strada l'ho sempre percorsa in discesa, durante la Granfondo Giordana, ex Pantani, concentratissima tra migliaia di ciclisti, e non ho mai badato alla sua difficoltà. Come al solito, ci pensa Bruno a delineare lunghezze e pendenze. Sa tutto quell'uomo: non per niente è il nostro presidente. Ci mettiamo ordinatamente in fila indiana. 
Qui non si scherza, il traffico è già sostenuto di prima mattina. Il buonumore, però, non manca mai ai miei compagni. Le battute spiritose e le risate si sprecano lungo questa salita, che si addolcisce sempre più man mano procediamo verso il Passo. I 500 metri di dislivello, distribuiti su una lunghezza di 15 km, in effetti, sono una passeggiata e servono, per lo più, come riscaldamento per quello che sarà il vero traguardo della giornata, ovverosia il famigerato Mortirolo. 
Pur non trovandoci ad una quota particolarmente elevata, il clima qui è gradevole. Per noi padani che, in questi giorni, siamo alle prese con la Canicola africana e temperature attorno ai 40° C, è un sollievo poter pedalare con l'aria fresca sulla pelle. Una volta scollinati, dobbiamo attraversare il centro incasinato di Aprica. Alberghi, ristoranti, negozi, auto e turisti a zonzo. Ci togliamo in fretta dalla baraonda e scendiamo verso la Valtellina. Come da copione, rimango presto sola ad affrontare la lunga e contorta discesa. I miei compagni si lasciano andare alla forza di gravità e spariscono alla mia vista. Bruno, però, prima si accerta che io conosca il bivio per Stazzona. No, mi dispiace, fin lì non ci sono mai arrivata. Li ritrovo tutti quanti in attesa all'imbocco della stradina che si stacca sulla destra. Scendiamo ancora e, finalmente, dopo 12 km di sensi di colpa, prima del ponte sull'Adda, giriamo a destra, costeggiando il corso d'acqua per 6 km fino a Tirano. Entriamo nel centro trafficato e, al crocevia, ci immettiamo sulla statale 38 per Mazzo. Percorsi 10 km battutissimi da ogni genere di veicolo e affrontati alcuni odiosi rettilinei in salita, arriviamo ai piedi del mostro. Da qui non si scappa. Certo che sono un'incosciente! L'invito del mio gruppo è arrivato ieri, all'improvviso, ed io, nonostante lo scarso allenamento delle ultime due settimane, non me la sono sentita di rifiutare. Queste salite da leggenda hanno una grande attrazione su di me. Ce la devo fare comunque. Parto decisa, senza indugi, inerpicandomi su per le strette vie del paese, che lascio presto alle mie spalle per entrare nel bosco. 
Davanti a me ho 12,4 km e 1300 metri di dislivello da superare, ma, quello che più fa rabbrividire, è la pendenza media del 10,5%, una delle più alte d’Europa. Mi sorpassa il vigile Pagani e, poco dopo, Roberto, con suo figlio Alessandro. 
Pierino evidentemente ha deciso di farmi compagnia, mentre Bruno vuole gestire al meglio le sue risorse. Dopo qualche minuto, al nostro richiamo non fa più seguito l'eco del presidente. Nessuno si preoccupa: è un osso duro, del tipo “barcollo, ma non mollo” e non è uno sprovveduto, sa quello che fa. La strada è quasi deserta e, a quest'ora, quasi tutta all'ombra. Si sta bene, a parte il fiato un po' corto. Il cielo è limpidissimo e, strano ma vero, ogni tanto riesco anche ad alzare gli occhi dall'asfalto per guardare il panorama, che è meraviglioso. L'anno scorso ero arrivata qui con 120 km e un Gavia già nelle gambe … il panorama era l'ultimo dei miei pensieri. Oggi, invece, me lo posso godere con più tranquillità, sebbene le rampe non diano tregua. I tornanti sono 33 e numerati in ordine decrescente. Pedalo sempre seduta, dosando le forze e mantenendo regolare il respiro, finchè, come una liberazione, lascio dietro di me il tratto più duro, che, più o meno, va dal 3° al 9° chilometro, con pendenze che, in alcuni tratti, toccano il 20%. 
In corrispondenza del monumento dedicato a Pantani, ritroviamo Roberto e Alessandro ad attenderci. Pierino si ferma per una foto. Io, invece, tiro dritto; della serie “chi si ferma è perduto”. Vengo, comunque, riacchiappata e sorpassata nel giro di pochi minuti. Per la verità, i miei compagni non si allontanano di molto, tant’è che, ad un certo punto, li vedo alzarsi sui pedali e partire per lo sprint finale. Ma dove vanno che mancano ancora due chilometri? Per forza poi arrivano al traguardo stravolti! Non che io stia meglio, però ce l’ho fatta anche stavolta. E’ il mio terzo Mortirolo e ogni volta dico che sarà l’ultima. Ritroviamo il vigile intento a scambiare due chiacchiere con altri ciclisti; lui al Passo ci è arrivato tre quarti d'ora prima di noi. C'è chi può … Abbandonate le bici sul prato, ci stendiamo al sole scrutando l'orizzonte. Passa il tempo e tutto tace. Pierino non ha dubbi: il nostro uomo ce la farà e senza mettere piede a terra. E, infatti, ecco spuntare un casco dietro la curva. E' lui, è lui. Ci alziamo di slancio e andiamo ad accoglierlo a bordo strada. Peccato non ci siano i campanacci ad accompagnare il nostro tifo. Bruno … uno uno uno. Risponde all'eco ed ha ancora fiato per mandarci a quel paese. Anche lui dice, convinto, che questo sarà il suo ultimo Mortirolo. Gli crediamo? Foto e video ricordo, custoditi gelosamente da Alessandro, e poi scendiamo verso Monno. Caspita, 18 km di discesa! Per i miei compagni sarà un supplizio aspettarmi. Una fontanella a metà strada viene in mio soccorso e, mentre loro si fermano a rinfrescarsi, io riesco quasi a raggiungere il fondovalle prima che mi riacciuffino. Uno spostamento d'aria mi annuncia l'arrivo di Bruno. Non provo neanche a seguirlo: in discesa non lo batte nessuno. Ma è lui che ci attende in paese e insieme andiamo a recuperare il furgone. Alessandro, che si è aggregato quest’oggi unicamente dietro promessa di una super porzione di pizzoccheri, ci mette il fuoco al sedere e, in men che non si dica, ci ritroviamo con le gambe sotto il tavolo di un ristorante. Ovviamente questa non è la patria dei pizzoccheri, ma i miei amici non si scompongono e trovano subito un’alternativa. Loro sono di bocca buona, io un po’ meno. Però, a questo punto, l’appetito ha raggiunto livelli esorbitanti e quegli gnocchi fumanti che mi ritrovo nel piatto hanno un profumo davvero invitante. Quel che conta, alla fine, è che tutto sia condito con una buona dose di risate ed allegria, e quelle ci sono sempre in abbondanza.

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