Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

sabato 23 febbraio 2013

10/02/2013: GRAN FONDO LAIGUEGLIA (Liguria) (km 110 - 1865 metri di dislivello)

Quando tutto si accanisce contro di te, ti chiedi se ciò che accade non sia un segno del destino che ti suggerisce di cambiare direzione. Assecondarlo, quindi, oppure far finta di niente e cercare di superare, una dopo l'altra, le varie difficoltà fino ad avere la meglio? Sta di fatto che a gennaio, vuoi per varie vicissitudini personali, vuoi per il maltempo e la mia avversione ai rulli, non avevo fatto un allenamento sufficiente per affrontare una gara di 110 km e 1865 metri di dislivello. Ci mancavano soltanto le elezioni che costringessero gli organizzatori ad anticipare la manifestazione sportiva di due settimane! Già mi pareva presto il 24 febbraio, figuriamoci il 10! E' vero che non sono un'agonista e che per me conta solo portare a termine la gara, ma è proprio questo il punto. Ci sarei riuscita questa volta? Ma, sì, dài, chissene..., vada come vada! 
Ed è così che, libera dall'ansia da prestazione e pronta a godermi una magnifica giornata sulla riviera ligure, venti minuti prima della partenza, raggiungo quatta, quatta il mio angolino in fondo alla griglia. Mi sento tranquilla e rilassata, forse troppo. 
Giornata luminosa, cielo completamente terso, aria frizzante sulla pelle, ma il tepore del sole conforta. Sorrido ascoltando i commenti di chi crede di aver esagerato nell'abbigliamento, peraltro, per nulla paragonabile al mio. Di proposito, mi sono imbozzolata in uno spesso strato di vestiti in perfetto look artico. Sono stanca del freddo patito nelle settimane precedenti. Oggi voglio morire dal caldo!
Lo speaker informa che siamo in 3.300, distribuiti su una lunghezza di circa un chilometro. Apperò! Le solite raccomandazioni e, poi, il Sindaco dà il via: tre … due … uno … vamos!!!
Pedalo tranquilla. Con la partenza controllata, ci fermeremo ancora 27 volte prima di uscire dall'abitato. Non vale neanche la pena diventare matti. Quest'anno non mi faccio fregare. A debita distanza e insieme a pochi altri ciclisti, osservo divertita il continuo inchiodare e ripartire di chi ci precede. Ormai conosco la strada, però i due dossi tra il secondo ed il terzo chilometro non me li ricordavo. Per fortuna qualcuno me li fa notare. Belli e veloci i 20 km sull'Aurelia. Ogni anno che passa sembrano sempre più brevi. Butto l'occhio sull'immensa distesa azzurra del mare e sulla linea di costa baciata dalla luce calda del sole mattutino. Mi sento bene, in armonia con me stessa e con il mondo che mi circonda.
Attraverso la galleria quasi da sola. Alle mie spalle sta sopraggiungendo un grosso plotone che mi fagocita al suo interno, espellendomi, però, nel giro di pochi secondi. Mi aggancio lesta al fanalino di coda, che mi trasporta in un amen al bivio di Ceriale, dove svoltiamo a sinistra verso Cisano sul Neva. Un piccolo strappetto e, poi, un lungo falsopiano in salita, alternato da alcuni tratti di discesa. La strada non è particolarmente larga, ma noto molta prudenza da parte dei numerosi ciclisti che ancora stanno arrivando a frotte. Un po' di attenzione nelle rare curve, qualche rampetta da fare fuorisella per sgranchire le gambe ed anche il bivio per Arnasco giunge in men che non si dica. Quest'anno niente ressa al ponticello. Siamo al 24° km. 
La salitella che segue non mi preoccupa: ormai so che è breve. Subito dopo, la strada spiana e si viaggerà ancora velocemente per circa 3 km. 
Al 27° km inizia la prima vera salita, che ci porterà, con qualche saliscendi e dopo una ventina di chilometri, fino a Costa Bacelega, passando per i borghi di Arnasco, Vendone ed Onzo. D'ora in poi ognuno sale col proprio passo. Il mio è quello da crociera, regolare e agile. Ogni tanto mi alzo sui pedali e porto avanti la mia danza per alcuni minuti, riuscendo a rimontare facilmente diverse posizioni. Supero piccoli paesini e attraverso boschi ancora rinsecchiti, ma il paesaggio è gradevole. Una volta scollinato, affronto, con attenzione e prudenza, la bella discesa di circa 5 km in mezzo agli ulivi, le curve secche ed il susseguirsi di stretti tornantini. Finora tutto bene. Nel mio abbigliamento invernale ci sto a meraviglia, sia in salita che in discesa e, come al solito, non ho né fame né sete.  
Nel successivo tratto di pianura mi ritrovo in un bel gruppetto. Il forte vento non ci consente di viaggiare particolarmente veloci, ma da sola sarebbe stato un dramma percorrere i 7 km fino ad Ortovero. Ed ecco il bivio a destra, che ci immette su una stradina secondaria. Un paio di chilometri in una zona periferica e, dopo una svolta a destra, imbocchiamo la strada che ci porterà, dopo 4 km di salita ed altrettanti in falsopiano, prima a Ligo e, poi, a Casanova Lerrone. Mi ricordo che qui l’anno scorso avevo più energia; oggi comincio ad accusare un po’ di stanchezza. Il panorama però è grandioso. Man mano che si sale di quota, la vista spazia lontano, su tutta la costa ligure. Allo scollinamento, dove è posto il secondo ristoro, c'è una calca infernale. Non mi voglio fermare, ma per passare sono costretta a scendere dalla bici e fare qualche passo a piedi. Nessuno si sposta dalla strada, nonostante le mie gentili richieste. La carreggiata è invasa da decine e decine di ciclisti fermi a ruminare. Con non poca difficoltà, supero la barriera umana e risalgo in sella. 
La strada, adesso, corre in piano, per poi scendere di nuovo in mezzo agli uliveti, andando, infine, ad incrociarsi, dopo un'ampia curva a sinistra, con quella principale che ci condurrà, in circa 8 km, a Garlenda. Continuando, invece, verso destra si raggiungerebbe il Passo del Cesio. Sono sola già da un po' di tempo e il vento contrario è davvero fastidioso. Al paese c'è la deviazione a destra per il passo del Testico. Siamo più o meno intorno al 78° km. Dopo il campo sportivo la strada s'inclina subito verso l'alto. Arranco con fatica, sono stanca, ma l'ambiente che mi circonda è splendido e mi aiuta a distrarre la mente. A bordo strada cespugli di mimosa, lavanda e rosmarino. Nei boschi una profusione di narcisi bianchi e gialli. La primavera è già alle porte. Eppure, quelle cime innevate, che si stagliano all'orizzonte, non sembrano molto distanti da qui. Passo per i borghi di Paravenna e Caselle. Dopo circa 7 km la strada spiana e s'incrocia con quella che, a sinistra, scende ad Alassio. Io, invece, svolto a destra e percorro altri 5 km in falsopiano, facendo attenzione ai polli che attraversano la strada nei pressi di un'azienda agricola. Il primo tratto di contropendenza inganna. La vera discesa, infatti, inizia dopo un altro breve tratto di salita, al 90° km. Poi, finalmente, giù, a rotta di collo. Ancora venti chilometri. Le curve, ampie e dolci, invitano a mollare un po' i freni. Gli ultimi dieci chilometri sono, neanche a dirlo, controvento. Mi rassegno alla solita tribolazione, in attesa che arrivi l'ennesimo treno cui agganciarmi. Il primo disponibile è proprio piccolo, ma meglio di niente. Procediamo a testa bassa lungo il rettilineo che porta ad Andora e, alla deviazione per Colla Micheri, non essendoci alcun volontario a presidiare l'incrocio, segnaliamo la manovra di svolta col braccio sinistro. Le auto rallentano e ci permettono di imboccare la stradina che, dopo 2 km, ci condurrà al traguardo.
Per la cronaca, ho impiegato 17 minuti in più dell'anno scorso, ma quest'anno i tempi si sono dilatati un po' per tutti, perciò, come si dice, "mal comune, mezzo gaudio". Se, poi, consideriamo che, dei 3300 ciclisti al via, 1000 si sono ritirati, non posso che essere soddisfatta di aver percorso, ai primi di febbraio e con scarso allenamento, 110 km e 1865 metri di dislivello in 4 ore e 56 minuti. 



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