Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

domenica 4 novembre 2012

ALVERNIA in camper e bici (Francia 2012) - 3° giorno

27/08/2012: Alla ricerca del Meandre de Queuille 

(61 km – 1150 metri di dislivello in mountain bike)

Il Meandre de Queuille
Da Miremont raggiungiamo Les Ancizes, prima sulla D 121 e poi sulla D61 che incrociamo dopo 7 km. Le strade sono tutte in ottimo stato; non ci sono buche o crepe e sembra siano state asfaltate di recente. Anche i bordi sono ben curati, puliti e con l’erba tagliata. Dopo 15 km giungiamo a Les Ancizes, imbocchiamo la D62 e procediamo per altri 6,5 km, prima in piano e poi in discesa, verso il Viaduc des Fades, costruito nel 1901. Impressionante visto da quaggiù, con quegli enormi piloni che si lanciano verso il cielo. E’ altissimo e costruito tutto in pietra nera, quella tipica delle costruzioni della regione, che utilizza il materiale lavico per ogni edificio. Sopra ci passa la ferrovia, ma credo sia ormai in disuso. Nei pressi c’è anche un’enorme diga, che limita il corso della Sioule. 
Continuiamo adesso sulla D513, più stretta, ma sempre in buono stato. Finora non abbiamo incontrato anima viva, a parte uno scoiattolone dal pelo fulvo che ha attraversato la strada proprio pochi metri davanti a noi. Intorno, solo immense foreste. Arriviamo ad un piccolo monumento alla Resistenza, che lasciamo alla nostra destra e proseguiamo in salita per qualche chilometro fino all’incrocio con la D523. La nostra destinazione sarebbe il “Meandre de Queuille”, un meandro impressionante della Sioule, che in questo punto si allarga per via di una diga, ma finora non abbiamo incontrato alcuna indicazione segnaletica per quel luogo. Forse l’abbiamo superato. Ritorniamo indietro. Nei pressi del piccolo monumento c’è una radura, due tavoli di legno e uno sterrato che costeggia il fiume; lo seguiamo finchè ci rendiamo conto che il sentiero muore nel nulla poco prima di un'ansa. Forse il "meandre" è questo minuscolo angolo di paradiso, ma dalla nostra posizione il campo visivo è limitato (scoprirò, in seguito, che lo stesso si può ammirare in tutta la sua bellezza dall'alto di un belvedere nei pressi del villaggio di Queuille). 
Ne approfittiamo, comunque, per rifocillarci, prima di ritornare verso il Viaduc des Fades e Les Ancisez. 
Fa caldo adesso. Siamo passati dai 6 gradi di stamattina ai 33 del primo pomeriggio. Questa è una terra di altopiani; anche se non ce ne si rende conto, siamo sempre a quote superiori agli 8-900 metri, nel centro della Francia, dove il clima continentale causa forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Mi fermo per togliere una delle due magliette che avevo indossato alla partenza e appoggio il casco su un’aiuola. 
Riparto con una sensazione di gran benessere. Dopo circa 5 km, Marco, che mi segue a ruota, nota i miei capelli al vento. “Dov’è il tuo casco?”, mi chiede sorpreso. Azzzz … ecco spiegato il fresco alla testa. 
Di corsa ritorniamo sul luogo del misfatto. L’erba dell’aiuola è appena stata tagliata, ma il mio casco non c’è più. Porca paletta … non c’era in giro nessuno, si sentiva soltanto in lontananza il ronzio della tagliaerba. Adesso tutto tace e il silenzio acuisce il mio dispiacere, non certo per il valore del casco, ma perché, senza di esso, mi sento vulnerabile e insicura. Inutile e vana si rivelerà, poi, la ricerca di un sostituto. Con maggior cautela del solito, riprendo a pedalare e da lì, attraverso la D19, dopo circa 14 km di saliscendi, siamo di nuovo a Miremont.
Decidiamo di spostarci con il camper, subito dopo la doccia, verso il Puy de Dome. Prendiamo, quindi, la D987 verso Pontaumur e, poi, la D941 per Pontgibaud fino al parcheggio, gratuito e con camper service, del Puy più celebre della regione. 

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