Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 9 ottobre 2012

NEL SALISBURGHESE in camper (Austria 2012) - 10° giorno

31/07/2012: Dal Castello di Hohenwerfen alla Gola di Liechtensteinklamm e arrivo a Fusch, sulla Grossglockner Alpenstrasse, con il camper (56 km)

Foto reperita sul web

Ovviamente al castello ci saliamo a piedi (10 euro a testa; con l’ascensore euro 14,50). 


Non perdiamo mai l’occasione per fare un po’ di movimento e poi il sentiero, oltre ad essere panoramico, sale all’interno di un bel bosco, fresco ed ombroso. Un cartello indica una camminata di 20 minuti. Ce la prendiamo con calma, visto che lo spettacolo dei rapaci inizia soltanto verso le 11. Abbiamo anche il tempo per visitare questa imponente fortezza, cinta da alte mura e per ammirare lo splendido paesaggio che si estende tutt’intorno. All’ora stabilita, insieme ad altri turisti, ci raduniamo nel prato antistante il castello. Aquile e falchi, trasportati sulle robuste braccia di giovanotti in abiti d’epoca e poi lasciati liberi, spiccano il volo con un battito d’ali che mostra tutto il loro vigore. Mi affascina la loro potenza, la loro energia. Senza volerlo mi sono messa in una posizione tale da vedermeli passare accanto o pochi metri sopra la testa. 
Devo dire che, pur sapendo che sono ammaestrati, fanno una certa impressione. Provo a fare qualche scatto, ma fotografarli in movimento è un’impresa ardua. Lo spettacolo finisce con un vecchio e grosso rapace che passeggia, stordito, tra gli spettatori. Povero animale, mi fa una tenerezza! Ritorniamo al camper e partiamo, passando nei pressi della Eisriesenwelt, la grotta di ghiaccio più grande del mondo.
Ha un’estensione interna di 42 km, dei quali solo un piccolo tratto di 1 km viene percorso dai visitatori ed il suo ingresso è posto a 1.641 metri di altezza. Ci eravamo saliti un paio d'anni fa con la funivia e, dopo una bella scarpinata, eravamo giunti all'entrata della grotta insieme a decine di altre persone, tutti ben imbacuccati, con guanti, berrette e calzettoni, perché all’interno la temperatura era di 0° C. Ancora oggi, non riesco ad immaginare cosa possano aver provato coloro che, invece, calzavano le infradito. Una guida ci aveva consegnato una torcia a petrolio e un foglio, nella lingua che preferivamo, compreso l’italiano, con la descrizione della grotta. Eravamo entrati a piccoli gruppi. Un vento gelido ci aveva investiti all’improvviso, prima che la porta si chiudesse alle nostre spalle. Ci eravamo, quindi, incamminati alla luce delle torce; io davanti a guidare la fila, mentre la guida correva di qua e di là ad illuminare i punti più suggestivi di quell’antro immenso. Dopo un giro circolare, avevamo guadagnato l’uscita, mentre un’altra lunga fila di persone attendeva il proprio turno. Beh, sì, era valsa la pena; non capita tutti i giorni di vedere un luogo così singolare.
Adesso, invece, ci dirigiamo verso St. Johann, sulla n. 311. Lungo la strada notiamo i cartelli marroni con l’indicazione della gola di Liechtensteinklamm. 
Li seguiamo ed arriviamo ai parcheggi. Ce ne sono quattro piccoli: due ai piedi della salita che precede l’ingresso della gola (a circa 2 km di distanza) e due proprio davanti all’entrata. 
Per sicurezza parcheggiamo il bestione al secondo parcheggio, più in piano rispetto al primo. Una breve passeggiata ed eccoci alla cassa: 4 euro a testa. Seguiamo, in senso inverso, il corso del torrente che scende tumultuoso tra scoscese, alte pareti rocciose, facendosi strada tra enormi massi bianchi dalle forme più strane; alcune sembrano musi di animali. 
Camminiamo su passerelle e ponticelli di legno o lungo passaggi scavati nella roccia, che in certi punti gocciola in modo fastidioso. Certo sarebbe stato utile un k-way con cappuccio. 
La temperatura è molto più bassa qui; il sole non riesce a penetrare nell’orrido e l’acqua fredda, che scorre pochi metri più in basso, provoca l’effetto del condizionatore. Salendo una serie di scale, ci alziamo di quota e, attraverso un lungo cunicolo, sbuchiamo su una radura dove una cascata si lancia, con un fragore assordante, da un’alta rupe. Un luogo idilliaco, dove il sole illumina l'acqua nebulizzata dalle cascate con i colori dell'arcobaleno e la potenza del getto, agitando le fronde degli alberi, provoca una leggera brezza. 
Impossibile restare indifferenti di fronte ad un tale spettacolo della natura e, come sempre, mi è difficile staccarmene. 
Ritorno sui miei passi e, a malincuore, mi allontano da questo incanto. 
Recuperato il camper, ci portiamo di nuovo sulla n. 311, dirigendoci verso Zell am Ziller. Sulla strada seguiamo le indicazioni per la Grossglockner Alpenstrasse, che percorriamo fino a Fusch, dove troviamo un parcheggio, antistante un campeggio, per passare la notte. 

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