Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

lunedì 13 febbraio 2012

21/08/2011: Col de Jafferau (2801 metri alt.) in mountain bike da Bardonecchia (Piemonte) (km 25 x 2 -
Dislivello: 1500 metri)


Perchè non sfruttare appieno il fine settimana a Bardonecchia per scalare un altro spettacolare colle? Meno alto e meno inquietante del Sommeiller (anche se 2800 metri di quota non sono uno scherzo), ma senza dubbio altrettanto affascinante. Al Colle di Jafferau si può accedere attraverso diverse vie: mulattiere, sentieri, strade militari che dipartono da differenti località (Rochemolles, passando per la Decauville; Moncellier, attraverso la Galleria dei Saraceni; Bardonecchia, via Gleises e i Bacini; infine Savoulx).

Sempre nell'estate del 2006, agli albori della mia passione ciclistica, con Marco e Corrado ero salita al Jafferau, partendo da Exilles, via Pramand e Moncellier, completamente ignara di quello che mi avrebbe aspettato. A quei tempi non mi curavo di conoscere distanze e dislivelli, andavo così, allo sbaraglio. Adesso mi chiedo come potessi riporre così tanta fiducia in me stessa. Beata incoscienza! Ricordo la calura del fondovalle, il largo sentiero ingombro di sassi e ghiaia, la strada scavata nella roccia, gli strapiombi, la claustrofobica e buia galleria dei Saraceni, realizzata tipo ferro di cavallo e lunga 850 metri, completamente invasa dall'acqua e da noi attraversata in fila indiana, con le pile sul casco, seguendo il cerchio di luce che a malapena illuminava la ruota posteriore di chi ci precedeva. La soddisfazione di aver superato senza figuracce un paio di strappi assassini, seguita dagli sguardi attenti di alcuni escursionisti. Non importa se c'è mancato poco che morissi per asfissia! Gli ultimi chilometri polverosi ed interminabili, con i quad impazziti ed il forte all'orizzonte che sembrava irraggiungibile. La gioia per la conquista e l'incredulità per aver percorso una distanza ed un dislivello così ragguardevoli per me all'epoca.
E adesso ci riproviamo, ma da un altro versante.


Usciamo da Bardonecchia seguendo la stessa via di ieri e le indicazioni per Millaures e Gleises. Passiamo sotto il ponte dell'autostrada, procedendo lungo una bella strada asfaltata che sale tranquilla tra case e giardini. Superiamo Millaures e raggiungiamo, dopo 4 km, le prime abitazioni di Gleises, piccolo borgo ben ristrutturato. Proseguiamo oltre, ignorando il sentiero per il Forte Foens e, dopo pochi chilometri, sulla nostra destra, notiamo un cartello con l'indicazione dei Bacini. Siamo circa a 7 km da Bardonecchia. Lasciamo l'asfalto e imbocchiamo questa strada sterrata che sale bruscamente, per un tratto, con rampe e tornanti in mezzo al bosco, continuando, poi, quasi in piano, fino al Forte Foens (12° km). Pedaliamo, quindi, a mezzacosta sul fianco della montagna. Il lungo traverso ci permette di riposare e di godere con calma il panorama che si estende davanti ai nostri occhi. Non consideriamo la deviazione a destra per Savoulx e giungiamo al bivio per Pramand e Moncellier (17° km). Da qui in avanti la strada che sale al colle è la medesima percorsa nel 2006. Teniamo sempre la sinistra e continuiamo a salire con pendenze abbastanza severe lungo la vecchia strada militare. In basso, le grotte dei saraceni, un tempo covi dei predoni che infestavano la valle di Susa, e, nei pressi, l'imbocco della famigerata galleria, costruita nel primo dopoguerra per evitare la strada esterna, soggetta alla caduta di massi dalla montagna.



Affrontiamo una serie di tornanti e lunghi drittoni fino al col Basset (20° km), dopo il quale procediamo in falsopiano, sul crinale della montagna. E' un déjà vu. Qualche saliscendi ed ecco gli ultimi quattro, tremendi tornanti finali. Come sempre la cima va conquistata con dolore ... e ognuno ha i propri peccati da espiare.  



La pendenza di questo tratto, in verità, è modesta, ma il fondo è stato realizzato, a suo tempo e dai militari, con pietre disposte trasversalmente e sporgenti in maniera terribile. Sobbalzo ad ogni piè sospinto, impreco ed abbatto uno ad uno tutti i santi del calendario. Cerco di mantenermi sul bordo esterno, dove le pietre sporgono meno, ma ogni tanto sono costretta a mettere il piede a terra. Due passi e poi riparto. 


Finalmente raggiungo la cresta, seguo il sentiero a sinistra, affronto le ultime rampette e arrivo proprio sul cucuzzolo della montagna, dopo 25 km e 1500 metri di dislivello. Le rovine del forte non suscitano in me alcuna attrazione. Sono, invece, perdutamente presa dal panorama: immenso e grandioso, si estende in ogni direzione. Come spesso accade, la mia ignoranza non mi permette di distinguere e dare un nome alle vette che mi circondano, ma ciò non significa che io ami meno la montagna.


Anche qui, oggi, come ieri sul Col de Sommeiller, la temperatura è gradevole, nonostante ci si trovi ad una quota prossima ai 3000 metri. A questo punto, i kamikaze potrebbero scendere da un altro versante del Monte Jafferau, attraverso i ripidi prati della pista da sci o seguendo una stradina altrettanto ripida, segnata da profondi solchi e invasa da grosse pietre, fino agli impianti di risalita e all'albergo Jafferau e, poi, da lì, raggiungere Bardonecchia, via Gleises o Rochemolles. Questa stradina noi l'avevamo già percorsa a piedi e non è possibile pensare di farla in bici in salita. Per me è anche pericoloso buttarvisi in discesa; ho visto un Panda che per poco non si catapultava e delle moto in serie difficoltà. Comunque ognuno è libero di fare quello che vuole. Perciò noi scegliamo quella che riteniamo la via più divertente, che è la stessa fatta all'andata. Veloce, panoramica, più sicura e non meno entusiasmante. 


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