Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

giovedì 23 febbraio 2012

16/10/2011: Polaveno o Passo Tre Termini – Val Trompia - Piani di Vaghezza (125 Km – 1800 metri di dislivello in bici da corsa)

(Grumello del Monte – Iseo - Polaveno - Ponte Zanano - Tavernole sul Mella - Marmentino - Piani di Vaghezza - Tavernole sul Mella - Ponte Zanano - San Giovanni - Ome - Monterotondo - Torbiato - Adro - Capriolo - Grumello del Monte)


Non c’è bisogno di guardare il termometro per capire che la temperatura si è abbassata sensibilmente rispetto ai giorni scorsi. Lo posso dedurre tranquillamente anche dagli occhi che lacrimano come fontane non appena metto il naso fuori di casa. Non sono poi tanto convinta che la spedizione in Val Trompia programmata per oggi sia una buona idea, però ormai ho deciso così e perciò mi avvio. Durante il percorso vengo, mio malgrado, fagocitata in un gruppo numeroso di ciclisti che procede invadendo l’intera corsia di marcia. Inevitabili gli strombazzamenti ed i gestacci da parte di autisti e motociclisti. Come dar loro torto? Anch’io disapprovo un simile schieramento, soprattutto su strade battute dal traffico. Mi ricorda il gioco dei birilli, se ne si sfiora uno, si provoca una caduta a catena e, siccome ho cara la pelle, lascio che i birilli mi scorrano sul fianco sinistro, sottraendomi così all’onda trasportatrice. Raggiungo Iseo via Porto di Castelli Calepio, Capriolo e Clusane, costeggiando la sponda bresciana del lago, a quest’ora del mattino completamente all’ombra e freddissima. Se penso che settimana scorsa si moriva dal caldo ... Oggi, invece, la temperatura è siberiana e la salita al Polaveno o Passo Tre Termini arriva come una benedizione. Ho a disposizione circa 8 km e 500 metri di dislivello per scaldarmi. La strada, ampia e a dolci tornanti, è sempre stata molto amata dai motociclisti, ma negli ultimi tempi, per frenare le loro evoluzioni, è stata disseminata di colonnine arancioni per il rilevamento della velocità, che adesso deve essere contenuta nei 70 km/h. Come sempre, vengo superata da mezzo mondo .. mi chiedo se riuscirò mai a salire anch’io così. Un giorno un ciclista mi disse, forse per consolarmi, di pensare a coloro che rimangono indietro, ma io non vedo mai nessuno alle mie spalle. Beh, comunque, i miei colleghi sono sempre carini, perché, nonostante tutto, mi fanno ogni volta i complimenti, chissà perché? Scollino e mi preparo psicologicamente ad affrontare la lunga, gelida discesa a Ponte Zanano. La conosco, so già che è quasi tutta all’ombra e che soffrirò terribilmente. E’ stata una buona idea indossare i guanti invernali, ma i polpacci nudi cominciano a dolere per il freddo. Al semaforo di Ponte Zanano giro a sinistra per la Val Trompia e percorro gli 11 km di falsopiano che mi separano da Tavernole sul Mella. Anche qui la strada è quasi tutta all’ombra; non mollo il k-way, non riesco a scaldarmi. I lobi delle orecchie sono cristallizzati e nei piedi non circola più una goccia di sangue; ho una gran voglia di togliermi le scarpe e massaggiarli per sentire un po’ di calore. Non vedo l’ora di arrivare al bivio per Marmentino. Mai come oggi ho agognato una salita! Eccolo, finalmente! Svolto a destra e inizio subito a salire in modo deciso. 


Ci vuole un po’ di tempo prima che mi decida a togliere il k-way. La strada è sempre all’ombra, ma lo sforzo dell’ascesa comincia a restituirmi un po’ di tepore. E’ una bella salita, tranquilla, di 6 km e 350 metri di dislivello, quindi molto dolce.


La strada sale in mezzo alle montagne, i cui versanti alla mia destra sono ricoperti di boschi, mentre da quelli alla mia sinistra spuntano strane rocce aguzze. 


La pendenza nei primi chilometri è intorno all’8-9%, poi si addolcisce molto. Al paese di Marmentino (875 metri s.l.m.) seguo le indicazioni per Vaghezza e imbocco la via che si stacca alla mia sinistra. La salita ai Piani di Vaghezza è lunga soltanto 4 km, ma con un dislivello di circa 300 metri; in effetti i primi 3 km sono piuttosto impegnativi, con una pendenza costante al 10-11%. 


La strada si snoda all’interno di una fitta pineta ed è pure questa tutta all’ombra, perché sale sul versante della montagna esposto a nord; lo si può dedurre anche dal bel muschio verde che ricopre le pietre del muretto di sostegno sui lati della carreggiata. Il pendio della montagna è ripidissimo. Supero facilmente una frana; per il resto la strada è in buone condizioni, eccetto un tratto un po' dissestato all'inizio e uno alla fine. Percorro l’ultimo chilometro in falsopiano e arrivo ai piani di Vaghezza (1.200 metri s.l.m.). Vedo del fumo in lontananza e sento profumo di costine alla brace. Oddio, chi sono quei pazzi seduti attorno al tavolo di legno? D’accordo, è una bella giornata, il cielo è limpido, ma quassù fischia un’aria gelida da far accapponare la pelle, tant’è che mi fermo giusto il tempo di infilarmi il k-way. Giro la bici e ritorno sulle mie ruote.


Durante la discesa noto che i colori della vegetazione sono già autunnali. Piano piano il sole si alza sopra le cime delle montagne e invade con la sua luce il paesaggio. Così è tutto un altro mondo!


Che bello sentire il suo calore sulla schiena! Scendo lentamente per godermi con calma l’ambiente circostante. Un intenso profumo di funghi mi prende a tradimento. Chissà quanti ce ne sono qui! L’immagine di un fumante piatto di risotto ai porcini mi scatena una terribile acquolina in bocca. Devo scacciare subito il pensiero. A quest’ora ho già le allucinazioni da fame per conto mio, senza bisogno di essere sollecitata da stimoli esterni. 


Arrivo a Tavernole sul Mella e svolto a sinistra verso Gardone e Ponte Zanano. Ripercorrerò ancora un tratto del Polaveno fino al bivio per San Giovanni e, poi, attraverserò la Franciacorta, per ritornare a casa via Ome, Monterotondo, Torbiato, Adro e Capriolo. Ma prima mi fermo ad un bar per una sosta tecnica ed un caffè. La barista rimane esterefatta quando, rispondendo alla sua domanda, le racconto il giro che sto facendo, oltretutto meno lungo di tanti altri. Ed ho ancora il sorriso sulle labbra mentre esco dal locale e rimonto in sella. L’espressione della donna non lasciava adito a dubbi. Mi ha senz’altro presa per pazza! 

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